giovedì 31 dicembre 2015

TIPI DI SENO



Le bocce, le zinne, il davanzale, i galleggianti, passando per il politically correct e biologissimo seno, fino all’elegante décolleté: come le vogliate chiamare tra di voi o farle chiamare dal vostro compagno mentre ve le strapazza, sempre di tette si sta parlando.

Da un sondaggio tra uomini, a discapito di tutte le aspettative, la risposta più frequente non è stata “mi piacciono le tette grandi”, ma è stata una non-risposta: “dipende dalla forma”, lo hanno detto l’80% degli interpellati.

Il motivo antropologico dell’attrazione maschile (ed eventualmente anche femminile) verso il seno è che ricorda il sedere e il sedere è il primo a essere visto (ed a essere usato) nell’accoppiamento animale.
Il motivo psicologico dell’attrazione verso il seno è presto spiegato: le tette ricordano l’allattamento materno, quindi il nutrimento, la vita, l’affetto, il calore. In questo caso le forme non è che contino molto, ma quando si cresce si diventa di gusti difficili: ed ecco quindi che non basta avere il cruccio di averle troppo grandi oppure la fissazione di averle inesistenti, la delusione di averle cadenti già a 25 anni, il pallino di farsele ritoccare con la chirurgia, o il più economico espediente di preoccuparsi di comprare sempre reggiseni imbottiti o maglie larghe; ora c’è anche la questione della forma.
E lì, oltre la chirurgia plastica, non esiste rimedio: madre natura regna sovrana e una volta tolti vestiti e reggiseni superaccessoriati, siamo proprio così come la mamma ci ha fatte e la vita ci ha cresciute.
Pesche, limoni, angurie, cachi, manghi, papaie, uva passa, pere, ciliegine, mele verdi?
Oppure trampolini, taschini, vulcani, palloni, bustine?

Le tette si possono dividere in 100 categorie ben definite. E fortunato colui che avrà la possibilità di tastarle tutte. .
Cosa c'è di più provocante, a livello di stimolo sessuale, dell'ampio davanzale che lei ti sbatte in faccia per tutta la serata?

E che dire, infine, dell'orgasmica possibilità di farsi fare una sega con le tette?

In principio fu la coppa di champagne, poi la lobby degli outlet di intimo ridusse tutto a dei codici asettici e ben poco evocativi tipo 90 coppa C. Qualche nostalgico ovviamente non ha mai dimenticato le poppe a pera di nutiana memoria, ma la verità è che la migliore delle tette possibili non esiste, anche perchè ci sarebbe solo l'imbarazzo della scelta, visto che le tette possibili sono sono un bel po'.




VERY BIG BOOBS: vedi anche: maggiorata. Sono veramente delle grosse bocce, dalla quinta in su, di forma tonda e di consistenza un po’ molle e flaccida. Alcune delle massime esponenti della categoria sono infatti obese (in questi soggetti è completamente svalutato l’aggetto del seno rispetto all’addome, che cade a zero, svalutando irrimediabilmente il davanzale), conseguenza o causa, secondo recenti studi, della comodità che queste donne raggiungono stando a tavola, momento in cui trovano sollievo appoggiando i due airbag sulla tovaglia. In generale, assunta per vera la tesi secondo cui la stupidità è direttamente proporzionale alla grandezza del seno, questa classe è rappresentata da donne tremendamente stupide, salvo poche eccezioni che ovviamente confermano la regola. Le altre maggiorate, se non obese, hanno avuto un colpo di culo. Malauguratamente queste donne muoiono giovani: per gravi problemi di ipercifosi della colonna vertebrale, dato il peso insostenibile delle due bocce; per soffocamento durante il sonno in posizione prona; per problemi cardiovascolari (nel caso delle obese).

Piacciono a: calciatori, contadini, spettatori del grande fratello, uomini di bocca buona a cui non serve parlare di relativismo culturale con la propria donna, e in generale all’universo maschile che su youjizz guarda esclusivamente la categoria big tits.

COPPA DI CHAMPAGNE: queste tette sono indubbiamente le vincitrici per forma, eleganza, leggiadria e sostegno. Sobrie, contenute (una seconda abbondante) e mai volgari. Le ritroviamo trasversalmente nel mondo femminile, ma la frequenza è di circa una donna ogni due milioni.

Piacciono a: pochi uomini che capiscono qualcosa di tette oltre alla quantità e ai pervertiti che amano infilare parti del corpo in utensili da cucina (oltre alla coppa di champagne, che non crea problemi, il flute per il pene di lui ha spesso qualche effetto collaterale: sono molteplici, negli ultimi anni, gli episodi di cazzi in cancrena presentatisi in pronto soccorso; il ricavato ha fornito nel 2011 il necessario per il brindisi di fine anno all’ospedale di Trapani).

PICCOLE E INSIGNIFICANTI: queste tette sono una via di mezzo tra le coppe di champagne (per grandezza) e le tette inesistenti delle piatte. Solitamente la taglia ufficiale è una prima, ma spesso la donna è portata a comprare una seconda per autoconvincimento o appagamento personale. A volte la beffa è doppia, in quanto hanno delle madri con una terza circa e sperano così di diventare per ereditarietà genetica come loro, ma non sanno che lo saranno solo dopo aver partorito almeno tre figli o dopo la menopausa, ingrassando circa duecento chili. Di solito le appartenenti a questa classe non vivono troppo male il fatto di avere un seno insignificante. Il percorso però è lungo, e al liceo soffrono molto perché tutti fanno il filo alla tettona. Risolvono il problema in due modi diversi: o diventando amiche dei maschi, per poi farsi quello che non ha mai scopato e ci sta; oppure diventano navi-scuola, vincendo definitivamente contro la tettona della classe, che alla fine si rivela una figa di legno. Il QI è in generale medio-alto: per colmare il deficit anatomico infatti leggono molto o apprendono aneddoti, così da inculare l’uomo con eloquenza sofistica e azzerando irrimediabilmente la sensualità. Il rapporto con il partner diventa frustrante (egli è costretto ad appiattire la concavità del palmo della mano quelle rarissime volte – due o tre l’anno – che è mosso dalla voglia di toccare il seno della compagna, probabilmente per la speranza che qualcosa sia cambiato). Spesso è lui a suggerirle la chirurgia plastica, ma essendo assoggettato alla compagna, l’ipotesi svanisce in un istante (la donna con poche tette sviluppa infatti una forte attitudine al comando, un po’ come i nani quella al potere).

Piacciono a: i depressi, i deboli, chi sostiene che nel punteggio attribuito a una donna valga di più il culo (a proposito dell’eterno scontro tette-culo), chi guarda per prima cosa gli occhi, i gay, i gay non ancora dichiarati.

FORUNCOLI: la situazione è drammatica, la donna distesa sembra un ragazzo glabro, e in piedi un ragazzino che durante la crescita sviluppa per un certo periodo capezzoli leggermente sporgenti. Appartengono alla categoria: le anoressiche, le modelle da passerella (quindi anoressiche), chi ha la sfiga di nascere così e le bambine fino ai 12 anni. Gli esiti sono tra i più vari e interessanti, studiati da molti esperti di sociologia:  l’uso perenne di reggiseni push-up, compreso quello del costume da bagno, riuscendo a prendere per il culo non certo le donne, bensì i cattivi osservatori. Il rischio, però, è di deludere irrimediabilmente la vittima che, caduta nel tranello, cercherà disperatamente di smascherare il trucco.

Piacciono a: praticamente nessuno, se non hipster e fattoni.

RIFATTE: dopo lo stile Pamela Anderson, che segnò l’inizio di una nuova concezione della donna come un infinito di possibilità, la mastoplastica additiva ha fatto passi da gigante, e oggi un seno rifatto può sembrare nature, anche se voci di corridoio dicono che sia comunque freddo al tatto e poco mobile nel movimento di inerzia che compie seguendo quello del resto del corpo (in tanti ripiangono le moviole che romanticamente immortalavano il ballonzolare delle tette nelle partite di tennis o di beachvolley amatoriale). Si rivolgono alla chirurgia plastica: ragazzine yankee che vogliono partecipare a programmi di MTV con le proprie madri (dal titolo non troppo dissimile da: Mom, buy me two new bigger tits cause I want to fuck); ragazze costrette dal fidanzato, che vanno in Tunisia fingendo una vacanza studio in Inghilterra, rubando qualche migliaio di euro dal bancomat del babbo e vendendo qualche gioiello preso dalla borsetta di mammà.

Piacciono a: Papponi, diciassettenni nerd, Tommy Lee.






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mercoledì 30 dicembre 2015

IL PIERCING ANALE



Si tratta di un piercing che, piuttosto inspiegabilmente in realtà, ha una certa popolarità tra le donne statunitensi. Si tratta di un abbellimento, si crede, per il lembo di pelle che copre dalla fine della vagina all’inizio dell’ano e che in genere viene inserito a complemento di altri piercing nell’area genitale.

Per gli specialisti si tratta comunque di uno dei più estremi fori che potreste praticare sul corpo e da valutare bene prima di procedere all’applicazione dello stesso.

Chi si vuole prestare a questo tipo di pratiche ha sicuramente un prezzo da pagare e ovviamente non parliamo di quanto dovrete versare allo specialista che si occuperà dell’operazione.

Il prezzo da pagare è in disagio e igiene, dato che si tratta comunque di una parte del corpo sollecitata molto di frequente e dove il passaggio di feci può creare delle autentiche emergenze di carattere sanitario e igienico.

Con un piercing proprio lì, diventa difficile pulirsi e lavarsi e questo costituisce un altro motivo che porta anche i professionisti più estremi a sconsigliare questa pratica sempre e comunque.

Si tratta di un foro trasversale che si fa da un lato all’altro dell’ano. Tendenzialmente si sceglie di uscire verso il basso, ovvero verso la vagina per le donne e verso lo scroto per gli uomini, per motivi principalmente logistici: lasciare un gioiello tra i glutei non sarebbe né pratico né igienico (anche se su questo punto i due lati sono pressoché identici).

In genere si posiziona un cerchietto, tipo quelli che si usano sul frenulo, sullo scroto o sulle grandi labbra, seguendo nozioni e idee stilistiche che vengono ripetute anche sui genitali.

Il piercing viene praticato con un ago a cannulla ed è relativamente doloroso, perché mentre viene perforato l’ano potrebbe contrarsi, andando a rendere l’intera operazione ancora più difficile.





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martedì 29 dicembre 2015

IL LATO B



Una credenza antica sostiene che gli uomini sono attratti dalle donne che hanno la vita stretta e i fianchi larghi, perché evocano fertilità e giovinezza nella loro mente. Ebbene, questa credenza è stata demolita grazie a uno studio che avrebbe scoperto perché il culo è diventata ossessione di alcuni uomini.
Il motivo sta nella curva naturale, la quale si crea naturalmente. Più di 300 uomini sono stati valutati per capire l’esatta curvatura del culo, la quale farebbe scattare negli uomini eccitazione e desiderio. I profili del culo femminile variavano da una gradazione dai 26 ai 61. Praticamente, la curvatura perfetta è di circa 45,5 gradi, ma non è solo il sedere a farla da padrone. Gli esperti hanno scoperto che è grazie alla struttura della colonna vertebrale è il punto cardine della seduzione, e della formazione delle curve. Non sono quindi le chiappe e la loro struttura fatta di muscoli e grasso a donare ai vari sederi la loro caratteristica forma.

Questa ricerca comunque non ha fatto che confermare una tesi sostenuta da autorevoli antropologi: la curvatura preferita dai maschi è l’ideale per ridistribuire la massa sui fianchi in caso di gravidanza della donna.
Eppure agli uomini piace il culo, il quale è stato classificato in tre categorie importanti:
La prima è quella del culo sporgente, ossia quello aggettante all’indietro. E’ il culetto più diffuso e simpatico, quello dei veri intenditori che se lo spupazzerebbero per ore.
Seconda categoria, il culo largo, perché praticamente lo formano i fianchi larghi: tipico esempio, l’insegnante sexy che scrive alla lavagna.
Terzo e ultimo, il culo grosso, non solo perché grasso, ma la causa può essere lo sviluppo eccessivo dei glutei, i quali sono muscoli.

Un'altra suddivisione del culetto femminile è contraddistinta dalla FORMA. Avremo allora il culo piatto, nel quale la linea della natica è inesistente, il culo tondo, in cui la chiappa è ben visibile e gradevole, ed infine il così detto culo a collina, nel quale le natiche sono molto pronunciate

Teniamo presente che non sempre un culo non perfetto è un brutto culo.... in quanto basta una semplice posizione diversa per renderlo irresistibile. Ad esempio, un culo grosso esposto a 90 gradi diventa un culo eccezionale. E che dire del culo basso tanto bistrattato, che, sempre a 90 gradi, fa impazzire tantissima gente per la sua particolare inclinazione.
La consistenza di un culo ha la sua rilevanza perchè nella passione dell'uomo non è coinvolto solo il senso della vista ma anche quello del tatto......
Secondo uno studio non ben identificato, proveniente dal Brasile, dove i culi si modellano a ritmo di samba, si possono ridurre a 5 tipi fondamentali: disteso e schiacciato, quadrato, a mela, a pera, all’insù.

Ma del culo maschile mai nessuno se ne interessato..... Certamente non tutti i culi sono belli, insomma vederli col jeans stretto sembrano bellissimi, poi, denudati sono mosci, ringrinziti ed inappetibili. Esistono vari tipi di culo maschile:

Culo muscoloso ( solitamente sono di marmo ed al tatto sono impenetrabili anche stringendoli con forza)

Culo ringrinzito (anche detto burroso e la penetrazione è molto facilitata visto che è facile da prendere..le mani si affondano)

Culo moscio (anche detto cadente sono soliti degli anziani)

Culo atletico (il più bello con cui puoi divertirti a fare di tutto senza essere stritolato)



La gluteoplastica , un intervento di chirurgia estetica, consente di raggiungere risultati straordinari, potendo cambiare in modo significativo la silouette delle pazienti, creando delle belle curve evidenti sia con, che senza abiti. Vestiti, jeans, gonne ed ogni altro indumento aderente non farà altro che evidenziare ancora di più le curve del gluteo. Diventerà motivo di orgoglio e non di imbarazzo anche l'effetto bikini.

La gluteoplastica, oggi è eseguita nel mondo da pochissimi chirurghi estetici. Infatti, tanto in italia che in tutta europa si ha poca familiarità con questa procedura per cui, moltissimi professionisti, sbagliando, creano una sorta di terrorismo psicologico verso i pazienti che invece vorrebbero approcciarsi con serenità a questo intervento.

La gluteoplastica è sicura e non è in alcun modo più rischiosa di tutte le altre metodiche di chirurgia estetica, a patto che si adotti la tecnica più appropriata.
L'intervento di gluteoplastica dura circa 1h e 30 min e lo si può eseguire tanto in anestesia locale che in anestesia generale (a seconda delle preferenze della paziente). La cicatrice si trova nella piega interglutea, ovvero tra i due glutei, per cui risulta invisibile sia in piedi che sdraiati.

La gluteoplastica non è un intervento doloroso, e ci si può sedere il giorno stesso dell'intervento. Come unica raccomandazione, dopo una gluteoplastica si deve evitare attività sportiva per almeno 5 settimane e si deve dormire a pancia in su per una settimana.

Sono richiesti controlli post-operatori settimanali e si deve indossare una guaina specifica per 4 settimane. Le protesi attuali utilizzate per la gluteoplastica non vanno sostituite ma nel tempo si consiglia di eseguire dei controlli ecografici.
Importante ricordare che dopo l'intervento di gluteoplastica, eventuali iniezioni dovranno essere praticate nel braccio.

Molto spesso, associo alla gluteoplastica una liposuzione dei fianchi e ad un trasferimento del grasso prelevato in vari punti per ottimizzare ancora di più il risultato ottenuto.
Il cambiamento che possiamo ottenere con le protesi dei glutei è straordinario edi in grado di cambiare in modo significativo la propria immagine.



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lunedì 28 dicembre 2015

TRUCCO INDIANO



Occhi da cerbiatta, occhi da pesce -non è un insulto ma un grande complimento, si intende occhi allungati dalla forma a pesce, come quelli della dea Minakshi (min=pesce, akshi=occhi). Occhi grandi, scuri, profondi e sottolineati da ciglia folte e ricurve: così sono gli occhi che piacciono agli indiani e che, effettivamente, si incontrano ogni giorno per strada. Ci sono, per fortuna, anche i trucchi. L’India ne usa uno da secoli: il kajal, una passata e lo sguardo ammaliante e caldo sarà vostro.
Esistono numerosi kajal o kohl in commercio in India, in polvere da inumidire, della consistenza di una crema in piccole scatole, a forma conica o in matita. Ma, sostengono le donne indiane, non c’è nulla di meglio del kajal fatto in casa. Una ricetta semplice, senza piombo o altre sostanze chimiche spesso presenti nei prodotti sul mercato. Le donne indiane apportano varianti per ottenere kajal più profumati e curativi. Si ritiene infatti che il kohl protegga gli occhi dal sole e dalle malattie, e che abbia il potere di allontanare le energie negative e il malocchio. I bambini indiani hanno spesso gli occhi cerchiati di nero e una macchia sul volto, qualche mamma sostiene che sia per bellezza, altre che sia per scaramanzia: sciupando la perfezione naturale si allontana l’invidia che attira il malocchio. Quasi tutte preferiscono affidarsi alla tradizione e preparare a casa il kajal per i figli, ecco come:

Ingredienti:
Olio di ricino (o sesamo) per il lumino; ghee o olio di mandorla; un piatto metallico (meglio se di ottone); lampada di argilla.
Opzionale: Pasta di sandalo o estratto di pianta dalle proprietà curative (in India spesso l’astolnia)

Il kajal si ottiene annerendo una superficie metallica su una lampada a olio (solitamente olio di ricino).
Per ottenere un kohl dalle proprietà rinfrescanti e curative immergete un quadrato (10 cm circa di lato) di mussolina naturale in pasta di sandalo e/o essenze di piante curative (quelle usate in India sono  difficilmente reperibili in Italia). Lasciate asciugare per un giorno intero in ombra, quindi arrotolate la stoffa a formare lo stoppino per la lampada.
Accendete la lampada a olio sotto un piatto di ottone, posto su un piedistallo per consentire la circolazione dell’aria. Lasciate bruciare completamente lo stoppino. Il fumo nero si deposita sulla superficie metallica. Togliete dal fuoco e, quando si è raffreddato, grattate via il nero con un cucchiaino depositandolo in un contenitore metallico. Aggiungete alcune gocce di ghee o olio di mandorla e mischiate fino a ottenere una pasta morbida e densa: il kajal è pronto all’uso.
Le indiane lo applicano con la punta del dito, tracciando una linea spessa che tende ad allargarsi con il passare del tempo.
Conservate lontano da fonti di calore per un periodo non troppo lungo.


La storia del Make Up parte già dall’antichità.

L’India, già dall’antichità, è stata sempre caratterizzata per i suoi colori accentuati e per le sue stravaganti decorazioni corporee: khol, kajal ed henné hanno caratterizzato la storia del make up femminile.

Oggi come allora, le donne dedicano molto tempo alla cura del corpo. In India, il corpo è una parte fondamentale dell’uomo, per questo viene curato e coccolato con oli profumati, bagni caldi e massaggi terapeutici, sia dagli uomini che dalle donne. Inoltre, il trucco è qualcosa che fa parte delle abitudini sia maschili che femminili. Non è affatto raro incontrare uomini indiani con il viso decorato e truccato, in maniera simile a quello delle donne.

Il make up indiano rimane comunque una prerogativa di alcune donne, non tutte. Moltissime indiane non si truccano, ma si decorano il viso utilizzando il tilak, cioè il rituale simbolo tondeggiante posto in fronte, creato anticamente con una polvere rossa, che oggi viene semplicemente attaccato come adesivo.

Il giorno delle nozze, il tilak viene disegnato dal marito stesso, che utilizza il rosso per segnare la sua sposa, in mezzo ai capelli.

I cosmetici indiani sono molto diversi dai nostri cosmetici occidentali. In comune abbiamo l’uso e la tipologia di rossetto, molto utilizzato durante le feste e tendenzialmente dia colori che vanno dal rosso al rosa.

Dato il colore particolarmente scuro di pelle, le donne indiane raramente usano fondotinta o cipria. Gli occhi vengono invece curati e decorati, grazie al khol. La decorazione, che consiste nella sottolineatura del contorno occhi, con piccoli disegni che possono terminare la riga finale, viene fatta anche sui bambini.

Molta cura viene dedicata anche ai capelli: solitamente lunghi, questi vengono legati con eleganti trecce ed ornati di perline colorate. I capelli sono una parte fondamentale del corpo, per gli indiani, tanto che, in caso di disgrazie, essi vengono completamente rasati, come simbolo di lutto.



Queste sono le caratteristiche di base del trucco indiano, rimasto invariato per secoli.

Difficilmente il make up dell’India può essere influenzato dalle tendenze occidentali. Forse, le uniche eccezioni che si possono trovare sono all’interno delle grandi città o nei quartieri più industrializzati.

Secondo la cultura indiana, niente e' concluso o completo o semplicemente bello se non provvisto dei giusti ornamenti. Per questo, la donna indiana appare sempre riccamente adornata da gioielli ed esibisce un make-up all’apparenza piuttosto pesante. Senza contare poi che ogni oggetto e cosmetico ha spesso anche un valore magico o scaramantico. L’insieme degli ornamenti di una donna prende il nome di Solah Shringar, ed e' composto in totale da 16 elementi , numero che indica anche l’eta' della maturazione di una ragazza e della sua perfezione secondo la tradizione Hindu.
Il classico puntino rosso, chiamato tika che di solito si porta sulla fronte, e' uno di questi. Storicamente nasce con lo scopo di comunicare la condizione di non vedovanza, e viene quindi praticato sia alle donne sposate che alle nubili. Si effettua al centro della fronte, dove secondo antiche credenze sarebbe situato il terzo occhio. Il Sindoor, al contrario, e' un pigmento in polvere, rosso, che si applica al centro dei capelli e ha valore di appartenenza a un uomo e quindi e' utilizzato solo dalle donne sposate. Il Kajal (solfuro di antimonio), che qui da noi sta a indicare sia il cosmetico vero e proprio che il bastoncino o la matita che serve per applicarlo, ha la funzione di allontanare gli influssi negativi. Il ruolo propiziatorio di cui si ritiene sia investito fa si che esso venga applicato sia a donne che a uomini oltre che ai bambini molto piccoli.
Passando ai gioielli, il Mang Tikka e' un pendente con catenella che si aggancia alla sommita' del capo e cade al centro della fronte. Ad usarlo di solito sono le ragazze fidanzate, poiche' esso poggia sul Chakra che rappresenta l'unione. Il tipico anello al naso si chiama Nath. Fondamentale tra i gioielli da sposa il suo valore poggia sulla credenza che vuole il naso strettamente collegato agli organi genitali femminili. Non per niente la rimozione dell’anellino indica la prima notte di nozze. L’Haar e' invece il girocollo, cui puo' essere appeso un amuleto, un mantra o un incantesimo al suo interno.
Con altri ornamenti indica le donne sposate. Gli orecchini si chiamano Karn phool, e solitamente ricoprono l'intera superficie disponibile. Esibire grandi orecchini e' molto importante per una donna, primo perche' l’allungamento dei lobi, che ne deriva, rappresenta la sua saggezza e il livello di spirituualita' raggiunto, secondo perche' si crede che la perforazione dei lobi temperi il carattere. Non c'e' un numero di orecchini prescritto ma si predilige l'abbondanza. Anche i disegni applicati con l’Henne' hanno un significato particolare: essi sono considerati altamente propizi per una sposa e a volte includono, tra gli arabeschi, il nome del fidanzato; una volta soli lo sposo dovra' riuscire a trovarlo. I Braccialetti costituiscono uno degli ornamenti piu' antichi e amati della civilta' indiana. Anche questi sono simbolo di matrimonio anche se naturalmente essi sono indossati anche dalle ragazze nubili, ma senza la valenza che rappresenta per la donna sposata. Si portano da 8 a 12 bracciali per polso. Alla morte del marito, le donne indiane li spezzano e non li indosseranno mai piu'. I Bazubandh sono i bracciali da schiava, a fascia, portati al braccio a pressione o legati. A seconda della comunita' di appartenenza e del suo stato civile le donne possono indossarne uno solo o ricoprire l'intero braccio dalla spalla al gomito. Una curiosita' e' che l'ascella femminile rappresenta una zona molto erotica nella donna e di conseguenza e' sempre coperta. L’Arsi e' l’anello da pollice con specchio. Si indossa da sposa e nelle occasioni speciali. Ha forma rotondeggiante, a volte a cuore, con al centro uno specchietto nascosto, che permette alla ragazza di controllare il proprio aspetto di nascosto. Con il termine Keshpasharachna si indica l'acconciatura dei capelli. I capelli sciolti indicano un atteggiamento irrispettuoso delle tradizioni e sono visti come una sfrontatezza. Unti con oli profumati e intrecciati, vengono adornati, specie al sud, con ghirlande di fiori profumati. L’acconciatura preferita e' quella che li vuole raccolti in tre parti, come per una treccia, rappresentando l'unione della trimurti Brhama Shiva e Vishnu, così come la confluenza dei tre fiumi sacri Gange, Yamuna e Saraswati. Elemento immancabile per ogni donna e' la Kamarband: la cintura. Essa si appoggia sui fianchi per tenere le pieghe della sari e sottolineare la curva dei fianchi. Spesso la cintura ha un piccolo aggancio per le chiavi e viene offerta alla sposa dalla suocera che le attribuisce così il ruolo di nuova padrona di casa. Le Payal e i Bichua sono le cavigliere e gli anelli per i piedi. Spesso le cavigliere hanno grossi sonagli, per allontanare i serpenti, ma anche per poter essere facilmente rintracciabili. Concludiamo con l’Itra: profumo. Ogni donna in India profuma il suo corpo con decine di tipi di essenze. Ne esistono, infatti, di adatte a diverse ore del giorno, a diversi tipi di abbigliamento, a seconda del tipo di fisico e di carattere oltre che per ogni stagione.



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domenica 27 dicembre 2015

IL COLORE DEGLI OCCHI



Gli occhi scuri sono quelli più diffusi in tutto il mondo. In molte popolazioni gli occhi scuri sono l'unica colorazione dell'iride osservabile. Il marrone è il colore dominante nella specie umana e in molte aree del mondo è pressoché l'unico colore presente nell'iride. È meno comune nei paesi attorno al Mar Baltico e in Scandinavia.

Gli occhi neri o castano scuro sono quelli più scuri in assoluto. Sono dotati di una grande quantità di melanina che li fa apparire di un colore prossimo al nero, avendo delle tonalità marrone molto scuro. Tendono a scolorire traslando il colore verso un marrone meno scuro con l'avanzare dell'età; possono essere presenti nei fototipi dal 3 in su. Un occhio nero con assenza totale o parziale di iride è affetto da aniridia.

Un marrone con pigmentazione piuttosto scura da sembrare nero, è comune in Asia orientale, nel Sud-est asiatico, in Oceania (fra gli aborigeni), Africa, Sud America e in molte aree del Medio oriente.

Gli occhi marrone o castano contengono una grande quantità di melanina. Possono essere di un marrone medio o più scuro come il cioccolato fondente.

Un marrone con pigmentazione sulla media è comune in Europa meridionale, Caucaso e nel nord dell'India, e pure in alcune aree del Nord Africa e del Medio oriente come Turchia, Iran e Iraq.

Negli occhi marrone degli esseri umani, la grande quantità di melanina contenuta all'interno dello stroma dell'iride ha la funzione di assorbire la luce sia alle lunghezze d'onda corte sia intermedie.

Gli occhi intermedi, castano chiaro, nocciola o ambra, contengono una minore quantità di melanina rispetto agli occhi scuri. Gli occhi di colorazioni intermedie, esclusa l'ambra, sono abbastanza diffusi in Europa, in alcune aree dell'Asia occidentale, centrale e meridionale e del Nord Africa e presso le popolazioni europee del Nord America, Sud America e Oceania.

Gli occhi castano chiaro sono caratterizzati da una minore quantità di melanina rispetto agli occhi marrone (o castano) di tonalità medio-scura, appaiono perciò più chiari.

Gli occhi nocciola sono dovuti a una combinazione dello scattering Rayleigh e a un moderato quantitativo di melanina nel bordo anteriore dell'iride. Gli occhi nocciola danno a volte l'impressione di variare la loro tonalità dal marrone chiaro al verdastro-oro scuro. Derivano perlopiù da una combinazione di marrone e verde e il colore dominante può essere sia il verde sia il marrone chiaro o l'oro. Ne può anche risultare un'iride multicolore, cioè un occhio che osservato in piena luce solare appare di colore ambrato vicino alla pupilla e di colore verde scuro o quasi carbone nella parte esterna dell'iride (o il contrario).

La definizione di "occhi nocciola" non ha un'interpretazione univoca, e in qualche caso è un sinonimo di marrone chiaro/oro, come il guscio delle nocciole.

Gli occhi ambra (a volte considerati anche gialli) sono caratterizzati da un colore pieno e da una forte tinta giallo/oro e rame/rossastra. Questo potrebbe essere dovuto alla deposizione di un pigmento giallo detto lipocroma nell'iride (similmente a quanto accade negli occhi verdi). Gli occhi ambra non sono da confondere con gli occhi nocciola; anche se questi ultimi possono contenere puntini ambra o oro, in genere includono anche altri colori come il verde e il marrone, mentre il colore ambra è una tonalità piena.

Gli occhi chiari, ossia quelli verdi, grigi e azzurri rappresentano le colorazioni più rare al mondo, essendo in maggioranza rispetto agli occhi scuri solamente in Europa centrale, settentrionale ed orientale e presso le popolazioni di ascendenza centro-nord europea di Nord e Sud America e Oceania, mentre sono abbastanza comuni nelle aree più settentrionali di Italia, Spagna e Balcani (e in minor misura nelle aree più meridionali); sporadicamente sono osservabili in alcune zone di Asia e Nord Africa (in particolare nel Rif). Le mutazioni che causano il colore chiaro dell'iride sono presenti in Europa sin dal mesolitico, essendo riscontrabili nel genoma dell'uomo di La Braña (Spagna) e dell'uomo di Loschbour (Lussemburgo).

Gli individui che possiedono occhi di colore azzurro, verde o grigio sono più esposti ai danni causati dai raggi ultravioletti rispetto ad individui con occhi di colore scuro.

Gli occhi verdi sono il prodotto di una scarsa quantità di melanina e probabilmente rappresentano l'interazione del gene OCA2 con altri geni incluso il gene dei capelli rossi. Uno studio su una serie di adulti olandesi e islandesi ha dimostrato che gli occhi verdi sono molto più comuni fra le donne che fra gli uomini.

Gli occhi grigi contengono una maggiore quantità di melanina rispetto agli occhi blu. Un occhio che diventa grigio può indicare la presenza di una uveite, anche se questa è associata ad altri segnali più evidenti. Il colore grigio, come anche il blu, sembra più soggetto al rischio di melanoma uveale.

Gli occhi blu o azzurri sono dovuti ad una ridotta quantità di melanina e legati alla densità di proteine nello stroma.

Nel gennaio 2008 uno studio danese ha dimostrato che una specifica mutazione nel gene HERC2 che regola l'espressione OCA2 causa gli occhi azzurri. Gli occhi azzurri con macchie o con aureola marrone attorno alla pupilla non sarebbero invece dovuti a questa mutazione.

Nella mitologia greca la dea Atena era famosa per i suoi occhi azzurri, o meglio glauchi, cioè azzurro/verdi, color del mare.



Gli occhi rossi sono dovuti ad una mancata pigmentazione, caso frequente nell'albinismo, o a una ridotta presenza di melanina, il che porta a rendere visibile la retina e i vasi sanguigni dell'occhio, conferendogli la caratteristica colorazione rossa.

Un caso diverso è l'effetto occhi rossi nelle fotografie con il flash, in cui l'intensa luce emessa dal flash viene riflessa dalla superficie fortemente vascolarizzata del retro dell'occhio, facendo così apparire gli occhi momentaneamente rossi.

L'eterocromia dell'iride è la condizione oculare che si ha quando uno dei due iridi ha un colore diverso dall'altro (eterocromia completa) o quando una parte dell'iride ha un colore diverso dal rimanente (eterocromia parziale o settoriale).

È il risultato di un relativo eccesso o mancanza di pigmento nell'iride o in un suo settore e può essere ereditata biologicamente o acquisita in seguito a una malattia o a una lesione di fragilità assolutistica. L'effetto risultante è una distribuzione non omogenea del contenuto di melanina.

Le cause possono essere di tipo genetico come il chimerismo, la sindrome di Bernard-Horner e la sindrome di Waardenburg.

Nel chimerismo si possono avere occhi di colori totalmente diversi, come può accadere in due fratelli, in quanto ogni cellula ha geni diversi responsabili del colore degli occhi. Si può anche avere una colorazione a mosaico se le differenze nel DNA avvengono a livello del gene legato al colore.

Tra le altre cause responsabili dell'eterocromia ci possono essere infezioni virali a livello del feto, che possono provocare variazioni dei geni legati al colore in un solo occhio. L'eterocromia può anche indicare la presenza di qualche malattia.

L'eterocromia femminile può anche essere legata all'inattivazione del cromosoma X, responsabile della pezzatura del pelo in alcuni esemplari femmina di gatto. Anche i traumi e alcuni farmaci, come gli analoghi delle prostaglandine, possono provocare un aumento o una diminuzione della pigmentazione in uno degli occhi. Un'eterocromia occasionale può derivare dal versamento di sangue in un occhio a seguito di un trauma.

Ci sono un paio di situazioni diverse che possono far sembrare gli occhi viola. Quando non c’è abbastanza pigmento nell’ iride per coprire i vasi sanguigni, la luce che si riflette su questi vasi può far sembrare gli occhi viola. Ciò accade anche quando una persona che ha gli occhi blu ha gli occhi iniettati di sangue, facendoli sembrare viola. Se siamo di fronte alla seconda situazione, il colore viola negli occhi è temporaneo.

Alcune persone credono che gli occhi neri non esistano davvero e che il colore sia solo un marrone estremamente scuro. Ci sono stati alcuni casi, tuttavia, che indicano degli occhi puramente neri in esseri umani secondo il libro “Evolution of the Eye”.

Il colore degli occhi è un tratto determinato da più di un gene. Due geni maggiori ed altri minori contribuiscono alla variazione del colore fra le differenti iridi degli esseri umani. I colori degli occhi possono subire variazioni nel corso dell'esistenza a causa di cambiamenti ormonali nell’organismo, in particolare durante la prima infanzia, la pubertà e la maternità, così come in seguito ad alcuni traumi.

La percezione del colore dell'iride può cambiare a seconda di fattori quali la luce e la tonalità cromatica dell'ambiente circostante. I colori degli occhi variano entro una gamma che spazia dal marrone molto scuro sino alla più tenue tonalità dell’azzurro. Gli occhi hanno inoltre un certo grado di cangianza.
L'iride può essere bicolore, ovvero può avere una parte interna di un determinato colore e la parte esterna di un altro.

I colori degli occhi possono variare entro una gamma piuttosto estesa che va dal marrone molto scuro fino alla più tenue tonalità di blu. Sono stati proposti vari sistemi di classificazione, dai più semplicistici che catalogavano semplicemente occhi chiari o scuri, fino a proposte di griglie di classificazione di tipo oggettivo che impiegano riferimenti fotografici come standard di confronto o altri standard oggettivi di riferimento.

Nel tentativo di ottenere una classificazione standardizzata, sono stati sviluppati anche sistemi di gradazione basati sul colore predominante dell'iride e sul quantitativo di pigmento giallo o marrone.

I pigmenti che in base alla proporzione in cui sono presenti, determinano la tonalità dell'iride umano sono due: marrone e giallo. In altre specie, diverse dall'Homo sapiens, il colore è influenzato anche da altri parametri.

Gli occhi hanno un certo grado di cangianza, in base a vari fattori (luce, stato di salute, stato meteorologico ecc.) tendono a variare la percezione del proprio colore entro un certo gamma.

L'iride può essere bicolore, cioè avere una parte interna di un colore e una parte esterna di un altro. Ad esempio un'iride di colore verde o azzurra con aureola gialla o marrone attorno alla pupilla. Negli occhi bicolore il colore dominante è quello che risalta di più alla vista della persona.

Il colore degli occhi può subire leggere variazioni nel corso dell'esistenza legate a cambiamenti ormonali nel corpo, in particolare durante periodi quali la prima infanzia, la pubertà, la maternità o in seguito ad alcuni traumi. Nei bambini il colore si stabilizza in genere attorno a un anno di età, anche se in alcuni casi può continuare a modificarsi fino ai tre anni di età.

In uno studio condotto su 3839 individui, i ricercatori hanno potuto riportare che il 74% del totale delle variazioni del colore degli occhi è dovuto da un polimorfismo a singolo nucleotide (SNPs) vicino al gene OCA2. Il gene OCA2 era precedentemente conosciuto perché, quando mutato, può provocare un tipo di albinismo. Recenti studi hanno dimostrato che differenti SNPs sono fortemente associati con gli occhi verdi e blu e anche con le lentiggini, il colore dei capelli e della pelle.





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giovedì 24 dicembre 2015

LA BARBA



La cute dei giovani che si apprestano per la prima volta a radersi - spiega Corinna Rigoni, dermatologa all' Università degli Studi di Milano - è spesso caratterizzata da foruncoli o produzione eccessiva di grasso. Si tratta, in genere, di disturbi lievi che si manifestano intorno ai 14 anni e tendono a scomparire o a ridursi durante la crescita. «Di tutt’ altro genere - prosegue la dottoressa Rigoni - sono gli inconvenienti causati proprio dalle prime rasature: tagli, arrossamenti, irritazioni, allergie da contatto, eritemi, desquamazione. In genere dovuti all’ inesperienza nella scelta e nell’ impiego degli "strumenti da lavoro""». «Se sono presenti acne, foruncoli, ipersebborrea si consiglia di utilizzare anche come dopo barba sostanze dermo-purificanti, come, per esempio, quelle che contengono l' olio dell' albero del tè, per ridurre sia l' eccessiva produzione di sebo sia il rischio di infezioni batteriche» dice l' esperta. «In caso le infezioni ci siano già: usare rasoi usa e getta». Ci sono, poi, regole valide per tutti. Quando la barba cresce lentamente, in modo non omogeneo e basta una rasatura settimanale, è preferibile usare il rasoio manuale, da passare nel senso del pelo, poi in senso contrario solo dove occorre. Utile applicare una lozione prebarba, in crema o fluida, conforme alla tipologia della cute (anti-arrossamento, lenitiva e così via). Successivamente, applicare un prodotto da barba di buona qualità (le formulazioni in gel sono tra le più delicate), in grado di produrre una schiuma densa e di facile assorbimento. Ottimi anche i lubrificanti (in sapone o crema), a base di oli vegetali e glicerina. Per le pelli più sensibili: schiume a base di aloe. Il dopobarba sarà a base di sostanze calmanti (camomilla) per pelli che si arrossano, a base di allantoina per proteggere dalle irritazioni, specifico per chi soffre di acne.

Per i nostri padri la barba era il simbolo della ribellione, della trasandatezza ostentata per dispetto. Oggi è diventata un’arma di seduzione, un vezzo che si concede anche l’uomo meno attento alle mode e che fa gioire i pigri del rasoio. Vero e proprio must, il viso irsuto è in grado di cambiare completamente l’aspetto di un uomo, rendendolo più attraente e sensuale. Tutto sta nell’individuare i tipi di barba che meglio si adattano al proprio volto.

La Mutton chops o Friendly mutton chops è la barba che cresce in corrispondenza delle basette, delle guance e dei baffi, ad eccezione del mento. Un effetto-Wolverine, per intenderci, che dona equilibrio a chi ha la fronte e il mento allungati.

Chin Curtain è ottimo per un viso rettangolare, questo taglio è quello che ci vuole per ammorbidire le spigolosità e mettere in risalto lo sguardo. Da provare anche le varianti Short Boxed beard, Ducktail e French Fork, più folte e con pizzetto incluso.

Chin Puff, insieme alle varianti Van Dyke, Balbao, Sparrow, Pizzetto, Zappa e Mosca, aggiunge un po’ di durezza ad un viso rotondo. Se avete un viso da ragazzino o paffuto anche a 30 anni suonati e volete darvi un tono, è quello che fa per voi. Vi basterà modellare la peluria su mento e baffi, scegliendo la lunghezza che preferite.

Petit Goatee insieme ai modelli Anchor e Hollywoodian è quello che ci vuole per ammorbidire i visi quadrati. Fate crescere la barba sul mento, con o senza baffi e basette, e mantenete la lunghezza per acquistare profondità.

Fu Manchu dona a chi ha gli zigomi pronunciati ed il mento piccolo. Basterà modellare la lunghezza di mosca e baffi che vanno ad incorniciare la bocca e lasciare il mento sbarbato per ottenere maggiore simmetria.

Pizzetto è la scelta ideale per chi ha il viso triangolare e a diamante. Fatevi crescere la barba sul mento e regolatene con cura la lunghezza. Valide alternative sono anche gli stili Anchor e Van Dyke.

Gli uomini dal viso ovale sono i più fortunati perché qualsiasi tipo di barba sceglieranno gli starà a pennello, avranno solo l’imbarazzo della scelta..



Ma se (ancora) non avete ben chiaro che forma abbia il vostro viso e volete andare a colpo sicuro, optate per la barba incolta. Sta bene praticamente a tutti e dona quell’aspetto un po’ selvaggio che piace tanto alle donne. Occhio però alla lunghezza, che va mantenuta sui 2-3 millimetri al massimo per evitare l’effetto-clochard.

Che la virilità corra sul filo del pelo che ammanta viso e corpo di uomini maturi è elemento di difficile sorpasso per i sensi femminili, che potranno anche lasciarsi influenzare dalle mode che vogliono il maschio liscio come una pesca, ma che, alla fine, tornano sempre all’ancestrale attrazione della selvaggia orsaggine.

L’uomo con la barba piace. Punto. C’è poco da fare.
Ma il fascinoso dettaglio, oltre ad essere un apprezzato orpello che attira le estimatrici e apportare benefici salutari al soggetto che se ne fregia, può essere anche utilizzato come indicatore caratteriale della sua personalità, stando a quanto sostenuto dall’esperto in psicologia Dr. Allan Peterkin che ha stilato una sorta di ‘prontuario psicologico del barbuto’ a seconda del taglio di barba che usa portare.

1- La barba folta è tipica dell’uomo maturo: "Penso che molti la associno a una barba da accademico. Hanno anche delle connotazioni religiose (basti pensare a Mosé e Gesù). È un po' ‘old-fashioned’, ma sono in molti i giovani che la portano oggi".

2- Il pizzetto a punta è per un uomo bloccato nel passato: "Andava di moda negli anni '90, quando era un gesto dimostrativo. Alcuni uomini ancora lo portano, ma qualcuno che ho intervistato mi ha detto: 'se tuo padre o il tuo dentista la portano, forse è ora di cambiarla".

3- Barba corta per un uomo alla moda: "Se dai un'occhiata ai magazine per uomo quasi tutte le pubblicità hanno un uomo con la barba tenuta corta. Ogni tanto la si vede completa di baffi. La gente pensa sia semplice, che basti uscire così come si è dal letto e invece richiede cura".

4- ‘Alla Elvis’: si tratta di un uomo autoironico. "Tutti pensano ad Elvis, io invece ho in mente gli hipster di Brooklyn e i campus delle università dove gli uomini sperimentano molto con il proprio look. È un look giocoso".

5- Barba ‘sottogola’ è di un uomo che richiede attenzione che vuole che gli vengano fatte domande a proposito della sua barba. Per chi vuole sentirsi speciale e avere un look che non trova in ufficio o per strada".

6- Baffi sono tipici dell’uomo un po' presuntuoso. "Storicamente, è sempre stato il più chiacchierato dei tipi di barba. Negli anni '70, ha preso una connotazione sessuale, c'era il baffo da scambista, da attore porno e quello gay/bisex. Recentemente ha perso un po' questa connotazione. Credo che i giovani che portano i baffi siano abbastanza sicuri da sé da non interessarsi al giudizio altrui".

7- A forma di ferro di cavallo. Un uomo che si sente ribelle: “È sempre stato il baffo dei motociclisti e poi dei pugili".

8- ‘A manubrio’ è per un uomo piacevole e affascinante. "Viene in mente un barbiere, un gentiluomo di altri tempi... un uomo un po' vecchio stampo che beve tè sul portico".

9- Il pizzetto è per un uomo un po' anticonvenzionale. "Durante le guerre mondiali in America andava di moda il look pulito. Poi, ogni decina d'anni si aggiungeva un po' di barba. Negli anni '50 è diventato il pizzetto e negli ani '60 è stato adottato dagli hippies".

10- Il "Mutton chop" è del gentiluomo dal cuore grande. "Quello che viene in mente è un gentiluomo vittoriano con un monocolo o un generale d'altri tempi. È molto vittoriano come stile".



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mercoledì 23 dicembre 2015

ACCONCIATURE E PARUCCHIERI



Presso l'antica Roma, le signore romane utilizzavano per la loro toletta catini, specchi di rame, d'argento o di vetro ricoperto di piombo e, se ricche, avevano addirittura una loro personale vasca da bagno (lavatio) potendo così fare a meno dei bagni pubblici. Potevano poi adornarsi con pettini, spille (fibulae), unguenti e gioielli.

L'uso di questi oggetti presupponeva di aver soddisfatto la prima necessità della matrona, che era quella dell'acconciatura dei capelli affidata alle schiave ornatrices. Operazione questa molto complicata al tempo dell'impero.

In epoca repubblicana la donna divideva semplicemente i capelli a metà con una scriminatura e poi li legava dietro la nuca, oppure si faceva delle trecce raccolte in un cercine sulla fronte.

In tutta l'iconografia femminile al tempo dei Flavi le donne usavano acconciare i capelli in complicatissimi riccioli e quando in seguito ci rinunciarono, prevalse la moda di lunghe trecce disposte come torri sulla sommità della testa che non potevano non essere oggetto della presa in giro di poeti come Giovenale che evidenzia l'aspetto ridicolo di una signora di bassa statura che ostenta sulla testa un'acconciatura più alta di lei.

Le matrone condividevano con i loro mariti le lunghe sofferenze che essi sopportavano per farsi radere dai tonsores, e le serve pettinatrici (ornatrices) correvano il rischio, molto presente, di essere duramente punite se l'acconciatura non soddisfaceva la signora. Più fortunate quelle parrucchiere che rimediavano alla calvizie della padrona con posticci e parrucche, bionde o nere, come quelli di capelli veri fatti venire dall'India.

Gli Egizi rasavano il cranio per ricoprirlo con voluminose parrucche che soprattutto le donne solevano ornare con cerchi metallici o nastri colorati che circondavano il capo all'altezza della fronte. Gli uomini usavano anche coprire il capo con il KLAFT, un rettangolo di stoffa , spesso a righe, fissato alla fronte con un cerchio metallico e lasciato ricadere , a piombo, ai lati del viso. Sontuosi erano i copricapo dei faraoni e delle immagini delle divinità: un casco dorato o una mitra o un serpente, anch'esso dorato, la cui testa prominente incombeva sulla fronte del sovrano o del dio: i tre tipi di acconciatura erano i simboli della regalità.

Tra i popoli del Mediterraneo orientale gli uomini usavano arricciare i loro capelli in ondulazioni orizzontali in contrasto con l'arricciatura verticale della barba; le donne, invece, li raccoglievano alla sommità del capo in pettinature spesso complicate, ornate con diademi d'oro, argento e pietre dure.

Molto semplici e naturali le acconciature degli Ebrei dopo la liberazione dalla schiavitù in Egitto: Mosè vietò alle donne di pettinarsi alla maniera delle Egiziane.

Assai eleganti sono le pettinature che i Cretesi ci esibiscono negli affreschi dei palazzi di CNOSSO e FESTO: le donne arricciavano i capelli e li appuntavano sulla nuca intrecciati con nastri e perline o li lasciavano ricadere sulle spalle, come facevano anche gli uomini, in lunghi riccioli.

In Grecia, nell'epoca arcaica, le acconciature delle donne non erano diverse da quelle degli uomini: riccioli corti e piatti sulla fronte e, sulla nuca e sul collo, lunghi boccoli ottenuti artificialmente con spirali di metallo (negli scavi ne sono state trovate anche d'oro!), il tutto trattenuto spesso da nastri, cerchietti di metallo o corone di foglie. Nell'Italia pre-romana, tra gli Etruschi, gli uomini portavano ai lati del viso lunghi riccioli trattenuti sulla fronte da un cerchio metallico e lasciavano ricadere il resto della chioma ondulata morbidamente sulle spalle. Le donne, oltre ai riccioli sulla fronte e a due lunghi boccoli laterali, solevano raccogliere sulla nuca il grosso della chioma in una treccia lunga anche fino a terra oppure in un mazzo di molte trecce sottili.

In GRECIA, in epoca classica, al passaggio dall'infanzia all'adolescenza, i giovani tagliavano le loro chiome e le consacravano, secondo il sesso, a Febo o ad Artemide ed acconciavano i capelli in riccioli corti; le fanciulle poi, in occasione del loro matrimonio, si rasavano completamente il capo. Le donne greche di epoca classica segnavano una scriminatura al centro del capo e raccoglievano morbidamente sulla nuca le due bande di capelli legandoli con nastri o trattenendoli con reti, diademi, trecce, spilloni o cerchi metallici ornati anche di pietre preziose. Spesso intorno al capo portavano la CALANTICA, un tessuto leggero che poteva essere usato sia come fascia che come velo.

Gli uomini sceglievano prevalentemente la pettinatura detta a giardino: capelli a riccioli corti che circondavano la testa; i più vanitosi, nel VI secolo, portavano un nodo di capelli alto sulla fronte che piaceva anche alle signore: esse lo adottarono spostandolo sulla sommità del capo e chiamandolo CORIMBOS. Le donne greche amavano anche tingere i loro capelli in nero-blu con riflessi metallici. Le vittorie militari dei ROMANI e la costituzione del loro immenso impero, li posero in contatto con tutti i popoli del Mediterraneo da cui appresero, tra l'altro, anche l'arte dell'acconciatura. Fino al III secolo a.C., infatti, a Roma non si conosceva la professione degli acconciatori e i primi tonsores (parrucchieri) vennero dalla MAGNA GRAECIA appena conquistata. Nel periodo precedente, le donne portavano capelli raccolti sulla nuca e legati con nastri o fermati da spilloni o divisi in trecce e gli uomini, austeri e sobri, tagliavano corti i loro capelli senza alcun artificio. Il contatto con le più raffinate civiltà dei popoli conquistati modificò il gusto: anche gli uomini della Roma bene si fecero acconciare i pur corti capelli (se ne avevano) in riccioli a giardino e adottarono,specialmente durante i banchetti, corone di foglie e fiori. Secondo la tradizione, nel giorno del loro matrimonio, le fanciulle romane avevano un'acconciatura particolare: la chioma, divisa con l'ago crinale in sei ciocche o trecce, veniva rialzata e trattenuta con bende di color porpora oppure con una corona di rose e mirto.



Nelle case patrizie non mancavano le ORNATRICES, schiave addestrate alla cura delle sempre più sofisticate pettinature delle matrone: reticelle d'oro e pietre preziose, diademi, gioielli e fiori servirono a contenere e completare acconciature di capelli veri o di parrucche vistose: vere e proprie architetture di riccioli e trecce disposti a più ordini sul capo ed intorno ad esso. Lo stesso poeta OVIDIO (I sec. D.C.) si preoccupa che le sue concittadine possano perdere i loro capelli a furia di usare ferri per arricciarli e tinture per colorarli di rosso sempre più acceso, come la moda esige. Con il Cristianesimo torna una certa sobrietà: una scriminatura centrale divide morbidamente la chioma che viene poi raccolta sulla nuca in una treccia piatta arrotolata; spesso un velo incornicia il viso.

La morale cristiana impone costumi rigorosi che influiscono anche sullo stile delle acconciature: gli uomini tagliano corti e in tondo i loro capelli mentre le donne avvolgono intorno al capo le bende che nascondono le chiome come ancor oggi fanno le suore di alcuni ordini monastici di origine medievale. Solo in epoca feudale regine e signore dell'aristocrazia portano i capelli sciolti sulle spalle e fermati, sul capo, da un diadema.
Dalla fine del XIII sec., uomini e donne del popolo minuto coprono il capo ed i capelli con semplici cuffie annodate sotto il mento mentre gli uomini della borghesia e dell'aristocrazia portano berretti morbidi a cencio. Tra i giovani, uomini e donne, delle classi sociali più ricche è diffusa l'abitudine di schiarire, arricciare e profumare i capelli che scendono fino alle spalle e spesso sono decorati con ghirlande di foglie e fiori. Gli uomini con capelli corti, a Firenze e Venezia, sono guardati con sospetto e considerati dei malfattori. Una lunga treccia di capelli e nastri orna spesso il dorso delle gentildonne che altre volte raccolgono sulla nuca i loro capelli in un nodo trattenuto in una reticella d'oro o di seta e circondano il capo con la LENZA o FERRONIERE, un nastro che lascia scendere sulla fronte una perla o un'altra pietra preziosa.

Dopo il XVI sec. le acconciature di uomini e donne diventano sempre più vistose: architetture di riccioli, spesso su parrucca, coprono il capo degli uomini di classe sociale elevata mentre le dame adottano pettinature molto gonfie, ricce e decorate da nastri ad incorniciare il viso e annodate poi piatte sulla nuca. Ben presto le parrucche diventano un inevitabile complemento dell'eleganza maschile e femminile: incipriate, raccolte in un codino (legato con nastro di seta nera), e in ampi riccioli orizzontali sulle tempie per gli uomini mentre le signore preferiscono appuntare sulla nuca e poi lasciar ricadere sulle spalle lunghi boccoli dominati da toupets che si innalzano di volume e diventano luogo di esposizione di preziosi gioielli.

La RIVOLUZIONE FRANCESE elimina, tra l'altro, anche l'uso di acconciature sfarzose ed esagerate: i capelli femminili sono raccolti in un nodo sulla nuca e spesso coperti da una cuffia come sogliono fare le donne del popolo; tra gli uomini si diffonde il taglio alla Brutus, corto, con frangia irregolare sulla fronte. Dopo la parentesi del NEOCLASSICISMO che porta in auge anche le pettinature ispirate all'antica Grecia, per tutto il secolo le signore alla moda preferiscono acconciature più ricche e artificiose: lunghi boccoli si inanellano dalle tempie alle spalle o, a volte, sbucano da uno chignon fermato sulla nuca. Gli uomini scelgono spesso un taglio corto, sopra l'orecchio, con scriminatura centrale e lunghe basette (favoriti), ma non mancano quelli che lasciano fluire fino alle spalle le loro chiome in una zazzera libera.

Saranno gli anni Venti del XX sec. a portare la più grande rivoluzione nella storia dell'acconciatura femminile: i capelli corti alla garçonne e alla Bob, mentre gli uomini adotteranno il taglio all'Umberto. Più tardi, con l'invenzione della permanente, a caldo prima e poi anche a freddo, ritorna la moda dei riccioli, lunghi o corti che siano, a volte solo limitati ad incorniciare il viso mentre il grosso della chioma è raccolto sulla nuca magari ancora in reticelle di seta o di velluto. Dalla fine della seconda guerra mondiale saranno i personaggi del cinema e dei rotocalchi a rappresentare i modelli a cui ispirarsi. La coda di cavallo di Brigitte Bardot sarà bandiera per le teenagers di tutto il mondo mentre le signore chiederanno ai loro parrucchieri acconciature e colori come quelli di Grace Kelly, di Liz Taylor o di Audrey Hepbourn. Poi verranno i capelli a caschetto e quelli cotonati, le parrucche e le mèches e, col '68, le lunghe chiome incolte e inghirlandate delle figlie dei fiori.
Gli uomini si ispireranno a Clark Gable o a James Dean, sceglieranno scriminature laterali e basette, useranno retine notturne e brillantina per dar forma ai loro capelli corti, lisci o ondulati che siano, ma poi, anche per loro, il '68 sarà determinante. Nascerà la moda unisex ed i capelli degli uomini si allungheranno come quelli femminili e sarà capellone ogni giovane che vorrà sentirsi libero dai condizionamenti della tradizione. punk Il vorticoso passar di moda del gusto degli ultimi decenni del XX secolo, tra nostalgiche rivisitazioni e ricerca del nuovo, ha aperto scenari di possibilità mai immaginati: capelli d'ogni colore e pettinature di ogni forma convivono tranquillamente nelle nostre città dove le razze e le culture vanno mescolandosi creando nuovi gusti: lo stile afro piace a molti europei che adottano treccine anche artificiali e multicolori mentre il piacere ormai realizzabile di avere capelli lisci, facili da pettinare, contamina gli africani immigrati in Europa.

Oggi più che mai la scelta della pettinatura diventa espressione di integrazione o di disagio sociale e, tra le acconciature molto bon ton e le creste punk sono riconoscibili le variegate e multicolori sfaccettature di una società sempre più complessa e forse insoddisfatta.



La prima apparizione della parola “parrucchiere” è nel 1600 in Europa, e il parrucchiere era considerata una professione. La moda dei capelli del periodo suggeriva che le donne ricche portassero grandi, complesse e fortemente ornate acconciature, che sarebbero state mantenute dai loro cameriere personali e altre persone. I capelli di un uomo ricco venivano spesso gestiti da un cameriere.

In passato il parrucchiere era addetto al confezionamento di parrucche per coloro che volessero ricoprire la propria calvizie o usare capelli già acconciati in sostituzione dei propri.

Un parrucchiere è una persona la cui occupazione è quella di tagliare o acconciare i capelli, per cambiare o mantenere l’immagine di una persona. Ciò si ottiene mediante una combinazione di colorazione dei capelli, taglio dei capelli, e tecniche di texturing.
La maggior parte dei parrucchieri sono oggi professionalmente riconosciuti con una licenza, sia come parrucchieri che come barbieri.

Il parrucchiere come occupazione risale a migliaia di anni. Disegni e dipinti antichi sono stati scoperti raffiguranti persone che lavorano sui capelli di altre persone. Scrittori greci come Aristofane e Omero menzionano parrucchieri nei loro scritti.
In Africa, in alcune culture si riteneva che lo spirito di una persona risiedesse nei suoi capelli, dando ai parrucchieri elevato status sociale all’interno di queste comunità. Questo status del parrucchiere incoraggiava molti a sviluppare le loro capacità, e stretti rapporti sono stati costruiti tra parrucchieri ed i loro clienti. Ore ed ore venivano spese nel lavaggio, pettinatura, oliatura, styling e ornamento dei capelli. Gli uomini lavoravano in particolare sugli uomini, e donne su altre donne. Prima di morire, un parrucchiere maestro dava i suoi pettini e strumenti a un successore scelto nel corso di una cerimonia speciale.
In Egitto, i parrucchieri avevano custodie appositamente decorate per tenere i loro strumenti, tra cui lozioni, forbici e materiali per lo styling. I barbieri lavoravano anche come parrucchieri, e gli uomini ricchi spesso avevano barbieri personali all’interno della loro casa.
In Grecia e nell’antica Roma il ruolo di parrucchiere era svolto in casa da schiavi e servi, che si occupavano di varie mansioni, tra cui la tintura e la rasatura. Gli uomini che non potevano permettersi i propri servizi per capelli o trucco privati andavano dal barbiere locale. Le donne avevano i capelli mantenuti e curati a casa loro.
La domanda di servizi di cura dei capelli è cresciuta dopo un decreto papale nel 1092 che chiedeva che tutti i sacerdoti rimuovessero i loro peli del viso.

Ai nostri tempi oltre al taglio e al lavaggio dei capelli, il parrucchiere può effettuare lavorazioni particolari come la colorazione con una tintura per capelli, il brushing, utilizzare apparecchi elettrici per stirare i capelli o fare una permanente ed inoltre, su richiesta della cliente, può prescrivere, consigliare e raccomandare dei prodotti specifici per la sua capigliatura. Nella bottega del parrucchiere, quando è attrezzato come "salone di bellezza", possono essere presenti lavoranti assistenti addetti alla depilazione, alla cura della pelle e delle unghie (manicure).





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martedì 22 dicembre 2015

I TATUAGGI IN FACCIA




"Sembra proprio mio figlio". Su Facebook si dice soddisfatto del lavoro finale, Christian Sechrist, ventenne di Houston (Texas). In onore del figlio ha deciso di tatuarsi la faccia del suo pupo sulla guancia. Un tattoo che ha diviso la rete per l"'imbarazzante" originalità. Da una parte del volto il viso del figlio Perseus dall'altra un coloratissimo disegno. Dopo la pubblicazione su Facebook delle foto gli amici provano a farlo ragionare: "Perchè in faccia? E ora come troverai un vero lavoro per sfamare tuo figlio?". Ma Chris sembra non preoccuparsene: del resto l'altro lato della faccia era già stato riempito.

Ormai i tattoo sono diventati normali. Una scritta cinese sul braccio oppure un delfino sulla caviglia non destano ormai alcuno scandalo.

È rimasto però ancora una parte del corpo che tatuata fa scandalo, quando non fa orrore, la faccia.

C'è chi mostra fieramente le proprie origini con la scritta "tradizione famigliare" e chi mette in mostra la propria fede con la scritta "Dio" stampata sulla fronte. Ma non finisce qui. Alcuni non nascondono le proprie preferenze politiche dicendosi anche razzisti, mentre altri sfoggiano il patriottismo con il tattoo del proprio Stato. C'è anche chi punta al marketing con il tatuaggio della propria bevanda preferita piuttosto che dei siti porno visitati più di frequente. Ma c'è spazio anche per la creatività con tribali o la riproposizione dei segni dello scheletro. Qualcuno, però, preferisce lasciare la faccia pulita, magari optando per una faccia urlante sulla nuca.

Il ventiquattrenne Vin Los, modello di Montreal,  ha un grande desiderio: diventare l’uomo più famoso del mondo. E per raggiungere il risultato è disposto a qualunque cosa: compreso tatuarsi in faccia 24 parole, con “fame” (“fama”) scritto in grande in fronte.



Tra le altre parole tatuate, “Scream my name” (“urla il mio nome”) e “Icon face” (“faccia iconica”), in caso si fossero sul perché Vin ha deciso di tatuarsi il volto.

Bisogna dargli atto che l’idea ha certamente funzionato, e sicuramente la sua storia ha fatto notizia e gli ha procurato una certa notorietà, anche è ben lontano dall’essere l’uomo più famoso del mondo come desidera.

Alcuni però l’hanno criticato per la scelta di tatuarsi il volto, perché giudicano il risultato un danno estetico (tanto che alcuni dicono di aver faticato a credere a prima vista che i tatuaggi fossero veri), che va a ridurre la sua bellezza anziché ad aumentarla.

I tatuaggi tribali sono  concepiti per marcare non solo il rango sociale e lo status, ma anche il coraggio. In altri casi sono invece effettuati come rito di passaggio dall’adolescenza all’età adulta. Se gli antichi romani cominciavano vestirsi di porpora una volta diventati adulti, molte popolazioni fuori dall’Europa usano tatuare i loro appartenenti per mostrare il raggiungimento della maturità. In altri casi i tatuaggi, soprattutto per le donne, sono segni di fertilità e bellezza. E non mancano i tatuaggi visti come segni negativi. Nella cultura cinese e nella cultura giapponese si era soliti infatti marchiare con tatuaggi criminali abituali e persone che vivevano di fatto di fuori della società: il tatuaggio come marchio della bestia affinché nessuno si avvicini a persone di questo genere.

I significati dei tatuaggi tribali dunque sono tra i più disparati e sicuramente non sono adatti a farsi categorizzare in modo superficiale.

Stesso discorso per i tatuaggi facciali, tipici di questa tradizione: possono voler dire di tutto e necessitano di un’indagine approfondita per comprenderne il significato. Prendiamo il caso dei tatuaggi Maori, dove la pelle più che essere punta viene scavata realizzando sulla faccia dei bellissimi motivi a rilievo. Questi tatuaggi vengono effettuati durante tutta la vita del tatuato: vengono infatti migliorati e abbelliti, o estesi, a significare eventi speciali della propria vita.




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lunedì 21 dicembre 2015

I DENTI DA VAMPIRO



Non si tratta solo di moda, ma di una condizione esistenziale. La ventiduenne romana appassionata di libri e storie sui vampiri che si è sottoposta all’intervento di un dentista per avere i denti superiori allungati, non voleva solo seguire una tendenza. Molto di più. Voleva sentirsi a suo agio con il proprio aspetto. Voleva quei canini diversi per riconoscersi finalmente in una immagine. Ecco perché mamma e papà hanno accettato. Una scelta per farla stare bene. Niente capelli più lunghi o decolté più prosperoso. Solo un sorriso diverso. La famiglia si è così rivolta ad un amico odontoiatra, dentista romano regolarmente iscritto all’Andi, l’ Associazione Nazionale Dentisti Italiani che, dopo qualche perplessità iniziale, si è reso disponibile per la particolare operazione. Il medico sottolinea di aver proceduto come un intervento assolutamente  indolore e che non creerà nessun problema masticatorio alla giovane. La ragazza, infatti, aveva dei piccoli spazi nell’arcata inferiore della dentatura che hanno ospitato la punta dei nuovi canini e permesso una normale masticazione. L’allungamento artificiale di circa un millimetro e mezzo è stato realizzato grazie all’ utilizzo ed al modellamento di resine composite del colore del dente, che si induriscono con il calore di  una lampada. Importante sottolineare la totale reversibilità dell’applicazione. Quando la ragazza vorrà toglierla, basterà intervenire con la fresa, garantendo un risultato eccellente senza alcun danno o alterazione.

Pelle pallida come la luna. Occhi rossi come il sangue. Ma soprattutto denti aguzzi, fatti apposta per succhiare il delizioso sangue umano. La leggenda dei vampiri è vecchia centinaia d’anni, ma mai come negli ultimi anni essere un succhia sangue è stato così di moda. Con l’uscita di saghe come Twilight e di serie televisive come True Blood, la vampiro mania si è diffusa in tutto il mondo, incantando teenager e adulti con il suo alone di mistero. Al punto da portare i ragazzi a farsi impiantare dei canini appuntiti permanenti, ricorrendo alla chirurgia estetica.



La moda dei denti da vampiro è nata negli Stati Uniti, attraverso cult hollywoodiani e serie televisive. Se una volta l’ispirazione arrivava dal film “Intervista col Vampiro” e dagli episodi di “Buffy, l’ammazzavampiri”, oggi al loro posto ci sono “Twilight” e “True Blood”. Il ritorno della cultura vampiresca ha così portato alla creazione di gadget e travestimenti impeccabili, addirittura irreversibili. Perché i veri appassionati sono pronti a sottoporsi alla chirurgia estetica, e trasformarsi nei loro idoli dal sangue freddo permanentemente. Si tratta dell’impianto di denti da vampiro. Ortodontisti estetici eseguono operazioni vere e proprie, solo che al posto di capsule e ponti, utilizzano lunghi canini aguzzi, sia sull’arcata superiore che quella inferiore.
Lo studio dentistico Smile Designers, nella città di Portland, in Oregon, è uno dei pochi centri che effettuano questo tipo di intervento. L’assistente del laboratorio, ha spiegato che riceve circa 200 richieste all’anno, e che le operazioni hanno un costo medio di 3,5 mila dollari.
Alcuni degli effetti collaterali sono la malformazione e l'alterazione della mascella, il cui funzionamento è compromesso dall'aumento della lunghezza dei denti. Inoltre, la nuova dentatura può richiedere molto esercizio per abituarsi a mangiare e parlare correttamente.
Per i meno coraggiosi, esistono denti rimovibili di ogni genere, da quelli che prendono lo stampo della propria dentatura a quelli retraibili, che scendono e scompaiono quando si desidera. Il sito americano vampfangs.com domina il mercato vampiresco, con dentiere e canini tradizionali, metallici o impreziositi da Swarosky.

Così, se la moda della chirurgia dentale non è scoppiata in Italia, dall'altra parte, i siti di costumi online confermano la vampiro mania come ossessione nostrana. Ossessione che si è evoluta, diventando più realistica che mai; infatti, invece della tradizionale dentiera in plastica, ora i più venduti sono i singoli denti.
Da un importante portale di travestimenti,hanno ribadito che negli ultimi due anni la vendita dei canini da vampiro è quasi triplicata, mentre secondo un altro sito del settore le dentiere intere stile anni ’80 hanno un fatturato che è aumentato solo del 10%.
Immedesimarsi nei propri idoli diventa quindi sempre più facile per gli adolescenti, soprattutto se i modelli da imitare sono i vampiri.




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domenica 20 dicembre 2015

I TRIBALI



I tribali sono quella categoria di tatuaggi, diffusa dai prima anni novanta del novecento, basati sui tatuaggi tradizionali delle tribù di varie isole del Pacifico, dei Nativi Americani, e dei Maori in Nuova Zelanda.

Lo stile di questi tatuaggi è caratterizzato da disegni astratti, solitamente composti da tratti esclusivamente di colore nero. Questi tatuaggi venivano disegnati in modo tale da poter enfatizzare la muscolatura e le linee naturali del corpo.

Il tatuaggio tribale è la prima forma di tatuaggio che troviamo nella storia, presente nelle culture tribali di varie parti del mondo. Il più antico corpo tatuato di cui si è a conoscenza è quello di un uomo dell’età del bronzo del 5000 a.C., ritrovato su un ghiacciaio italiano. In questo corpo sono stati trovati tatuati entrambi i bracci, le gambe e il tronco con rappresentazioni di creature mitiche.

I tatuaggi venivano praticati da entrambi i sessi, allo scopo di decorare ed abbellire il proprio corpo, oltre che per esprimere la propria personalità. Solitamente venivano utilizzati anche per identificare la persona alla proprie origini, alla propria identità locale e alle proprie credenze religiose.

Si utilizzavano per simboleggiare diverse cose: motivi religiosi, talismani contro i demoni, talismani d’amore e di charme, indicatori di status e di posizione sociale, o semplicemente come adornamento del corpo.
Non era dunque, come oggi, solo un modo per abbellire il corpo, ma principalmente qualcosa dal significato molto profondo, che prevedeva divieti e permessi a seconda della classe sociale di chi andava a tatuarsi, o veri e propri rituali magici per tenere fuori la cattiva salute, i demoni, gli spiriti e l’invidia degli altri consociati.

Anche alcuni guerrieri erano adornati con questi tatuaggi, che ne indicavano l’appartenenza al rango, l’esperienza nel combattimento e anche particolari più truculenti e macabri, come il numero di nemici uccisi.



I tatuaggi che oggi si ritengono tribali appartengono ad un numero quasi sconfinato di culture: partiamo dai Maori, passando per i Samoani, i Filippini, gli abitanti del Borneo, i Nativi Americani, i popoli della Micronesia, gli Egizi, i Maya, gli Aztechi e le altre culture centro e sudamericane, Eschimesi e Hawaiani, Thaithiani e Celti. Una lista particolarmente impressionante, che come avrete capito, include praticamente ogni tipo di cultura tribale e di disegno/tema in circolazione.
I tatuaggi tribali sono spesso davvero appariscenti e in grado di catturare l’attenzione di chi li guarda. Sono in genere composti da linee e disegni astratti, che rappresentano a grandi linee disegni primitivi ma dal significato profondo e intenso.

I tatuaggi tribali, oltre che attirare l’attenzione per i loro disegni particolari, la attraggono grazie alla loro posizione. In alcune civiltà, come quella Maori, si arrivava addirittura a farseli in faccia. Altri luoghi comuni per farsi i tatuaggi tribali sono i bicipiti, il petto, il collo e la schiena, sempre ben in vista per la guerra, che, ricorderà chi è appassionato di storia, si combatteva in quei tempi rigorosamente senza armatura.

Al giorno d’oggi, il tatuaggio tribale è utilizzato come un segno per rimarcare la propria individualità, al di fuori dei ruoli imposti dalla società, che tende ad annullare le identità delle varie persone.

I disegni tribali raffigurano oltre che figure astratte, anche immagini di draghi, uccelli o bracciali, sempre con uno stile particolare. È altrettanto diffuso l'utilizzo di linee molto intricate e con disegni geometrici ripetuti, allo scopo di rappresentare elementi naturali come il fuoco, l'aria e l'acqua.

Uno dei disegni più richiesti dal pubblico femminile è la rosa tribale, un disegno molto elegante e raffinato.




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