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giovedì 19 maggio 2016

LA RASATURA DEI CAPELLI



L’acconciatura è da sempre uno dei modi principali di espressione personale. Fin dai tempi antichi, ogni foggia di capigliatura veicola dei significati più o meno espliciti.
Nel passato, ad esempio, portare i capelli sciolti era normalmente un segno di lutto, o di sottomissione. Eppure, in altri contesti come ad esempio quelli rituali, lasciare liberi i capelli costituiva un elemento fondamentale di certe danze sciamaniche, irruzione del sacro che selvaggiamente spazza via convenzioni e limitazioni sociali.
Se pensiamo alle donne, per le quali i capelli costituiscono una delle principali armi di seduzione, il fatto che essi fossero nascosti o esibiti, raccolti o sciolti, era frequentemente inteso come segno della disponibilità o delle riserve della femmina; su questa scia, si è arrivati in alcune culture a proibire alle donne sposate di mostrare i capelli (ad esempio in Russia, dove il proverbio recita “una ragazza si diverte solo finché ha il capo scoperto“), o a imporre di nasconderli all’entrata in Chiesa (occidente cristiano), per inibirne la funzione di provocazione sensuale.

I capelli sono associati a certi poteri – come la forza e la virilità, si pensi a Sansone – ma soprattutto al concetto di identità.

Nei secoli passati una chioma fluente era indizio di potenza e nobiltà. Così, il privilegio aristocratico di portare i capelli lunghi in Francia era appannaggio esclusivo di Re e Principi, mentre in Cina vigeva addirittura l’interdizione a certi pubblici uffici per chiunque portasse i capelli corti, che erano visti come una vera e propria mutilazione. E mutilazione definitiva, segno di sommo disprezzo, era per i nativi americani tagliare lo scalpo dei nemici in guerra. Parallelamente, in alcune civiltà vigeva il tabù del taglio di capelli per i neonati durante i primi anni di vita, per non rischiare che perdessero l’anima. Innumerevoli popoli fanno del primo taglio di capelli di un bambino un vero e proprio rito di passaggio, con tanto di feste e operazioni propiziatorie per allontanare gli spiriti malefici – dato che il piccolo, privato assieme ai capelli anche di una parte della sua forza vitale, è più esposto ai pericoli. È il caso degli indiani Hopi dell’Arizona, che procedevano al taglio soltanto collettivamente, una volta all’anno, durante i festeggiamenti per il solstizio d’inverno. Altrove, il taglio dei capelli è sospeso durante una guerra, o in conseguenza a un voto: gli Egizi non si radevano quando erano in viaggio, e in tempi più recenti i barbudos di Fidel Castro avevano giurato di non toccare né barba né capelli fino a che Cuba non fosse liberata dalla tirannia.



Rasate erano le “streghe”, in segno di punizione prima del rogo (perché, nei capelli lunghi, c’era il male). Le monache, prima di entrare in convento. Le bambine povere, che vendevano i capelli per soldi. Poi, il ‘900. Il corto rasato diventa simbolo di tortura, dolore, sopruso, disperazione.
Nel 1944, dopo la liberazione della Francia, le donne Francesi colpevoli di aver cooperato, fatto amicizia o aiutato i Nazisti, sia in maniera volontaria o forzata, ricevettero una punizione che consisteva nella rasatura della testa in modo da rendere pubblico il loro “tradimento”.
Si presume che le vittime di questo atroce fenomeno di tipo sessista furono oltre 20000 ed agli orrendi spettacoli che si svolgevano in piazze pubbliche assistettero anche i bambini.

Ecco dunque perché il taglio forzato dei capelli del nemico è una punizione terribile fin dall’antichità, utilizzata talvolta come pena ancora più bruciante della morte. Ogni minimo aspetto della realtà, per l’uomo, si riveste sempre di significati profondi, e anche oggi una semplice cattiveria fra ragazzi che potrebbe sembrare tutto sommato innocua (i capelli comunque ricresceranno in breve tempo) indigna particolarmente l’opinione pubblica; forse perché vi si può riconoscere, fatte le dovute proporzioni, l’eco di riti e pratiche crudeli di ancestrale portata simbolica.


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mercoledì 16 dicembre 2015

LE TRECCINE AFRO



Le treccine afro sono un’acconciatura divertente e glamour davvero perfetta per l’estate. I capelli fermati in tante piccole treccine sono facilissimi da gestire e non richiedono tempi lunghi per la messa in piega, ma non per questo ci privano del piacere di divertirci a creare acconciature diverse: con le african braids possiamo sbizzarrirci nel realizzare una miriade di raccolti diversi. Le trecce sono iper trendy in questa stagione e quelle di ispirazione afro sono una versione alternativa e divertente, sfoggiate spesso da celebrities e da sportive attente al look.

Le treccine africane sono bellissime da vedere, ma realizzarle correttamente richiede una buona manualità. L’ideale è rivolgersi ad un centro specializzato e ricordate che molte ragazze africane sono delle vere e proprie maghe dell’intreccio.

Per prima cosa è importante sapere con precisione di cosa si parla, infatti è bene distinguere le treccine africane dalle treccine cornrows. Le treccine afro sono realizzate dividendo i capelli in tante piccole ciocche e pur partendo all’attaccatura della cute non sono aderenti al capo: in questo modo lasciano respirare i capelli e permettono di giocare con diverse acconciature. Le treccine cornrows, o alla francese, differiscono dalle afro perchè sono aderenti alla nuca e creano ghirigori particolari sul capo, mentre si sviluppano in lunghezza a partire da metà testa. Queste treccine rimangono sempre in posizione e sono molto pratiche, ma permettono di sbizzarrirsi meno con acconciature divertenti.

Realizzare le treccine afro richiede molta pazienza e un po’ di tempo a disposizione. Per prima cosa dovete dividere con cura i capelli in tante piccole ciocche.

A questo punto se i vostri capelli sono lunghi potete semplicemente iniziare ad intrecciarli, avendo cura di mantenere l’intreccio piatto e soprattutto di stringere molto e tenere le ciocche ben tese. Se i vostri capelli sono piuttosto corti per fare un bel lavoro è necessario utilizzare delle extension specifiche: sceglietele con cura perchè dalla loro qualità dipende gran parte del risultato, e qui il lavoro si complica, perchè la ciocca sintetica va fissata a quelle naturali con un nodo e deve poi essere intrecciata alla perfezione con queste.

I capelli vanno lavati e asciugati normalmente con lo shampoo e il phon. Infine, è possibile che i primi giorni possano creare qualche fastidio alla cute: chi le ha provate, però, assicura che dopo un paio di giorni il dolore va via. Per mantenere idratato il cuoio capelluto puoi passare un olio idratante e lucidante.



Amanti delle treccine a rischio calvizie. In aumento i casi, soprattutto giovani donne, con problemi di alopecia da trazione dovuta alle acconciature stile afro. Comode, pratiche e molto di tendenza in estate, salvo poi, al ritorno dalle vacanze, l'amara sorpresa di ritrovarsi senza capelli.

Secondo Marco Toscani, presidente della Società Italiana di cura e chirurgia della calvizie «il problema è causato dalla continua trazione esercitata dalle treccine che, a lungo andare, possono determinare danni irreversibili». Un rischio cui non sembrano dar peso le tante emule dell' attrice Bo Derek. Sui lidi italiani da qualche anno, donne africane, o talvolta caraibiche, realizzano treccine per 35/40 euro (dal parrucchiere i costi possono lievitare fino a 600 euro).

A sentire loro «nessun problema, solo vantaggi» per un' acconciatura glamour per l'estate: pettinatura sempre in ordine, si soffre meno il caldo e addio al fastidio di nuotare con i capelli davanti agli occhi. Molte anche le mamme che sottopongono i figli a interminabili sedute per le treccine, da tre a sei ore. I capelli dei bambini sono, però, più a rischio perché più delicati e sottili. Inoltre, intrecciare i capelli espone il cuoio capelluto all' azione diretta dei raggi solari ustionando e seccando l' epidermide.

Al sole, non solo durante le ore trascorse in spiaggia, meglio applicare sul cuoio capelluto una protezione solare e coprire il capo con cappelli e bandane. «Il sole, il sudore, la sabbia e l'acqua del mare - mette in guardia l'esperto - possono determinare l'alterazione del Ph naturale della cute con un aumento della produzione di sebo, e - aggiunge Toscani - l'impossibilità di lavare e asciugare accuratamente la chioma intrecciata può causare la proliferazione batterica, alla base di fenomeni come forfora, micosi e dermatiti».

Tra le varie tipologie di treccine (rasta, africane, alla francese), con o senza applicazione di extension, sembrano essere meno dannose quelle aderenti al capo, dalla fronte alla nuca, perché la trazione viene distribuita su una porzione di capelli più ampia. «Quando si decide di toglierle, però, gli inconvenienti sono gli stessi» chiarisce Roberto Carminati, hair stylist delle star, «capelli indeboliti, cute irritata e sensibile, follicoli sofferenti. Il diradamento dei capelli e la difficoltà a districarne i nodi costringe spesso a tagliarli». Unanime il consiglio post vacanza: tenere le treccine al massimo per una settimana, ogni giorno lavare con cura la cute con shampoo delicato e asciugare bene l'intera capigliatura.



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lunedì 14 dicembre 2015

I RASTA



I rasta, o dreadlocks, non sono solo un tipo di acconciatura per non passare inosservati, ma una filosofia di vita.

I dreadlocks o dreads (Jata in Hindi, o erroneamente chiamati rasta) sono formati aggrovigliando i capelli su se stessi, e si possono ottenere in diversi modi, uno dei quali sta nel non pettinarsi per lungo tempo: in questo modo si formeranno dei locks (nodi) che con il tempo sarà impossibile sciogliere. Nel Rastafarianesimo - movimento religioso principalmente giamaicano che ha portato maggiormente in vista questo tipo di capigliatura - i dreadlocks possono ricordare la criniera del leone, simbolo della tribù di Giuda da cui discende Ras Tafari.

La parola dreadlock non possiede una traduzione precisa. Sappiamo che dread, in inglese, è un sostantivo che significa "paura","timore", mentre lock significa "bloccare" o, più precisamente, "intrecciare", poiché i dredlocks sono delle vere e proprie trecce di capelli. Il termine, pertanto, potrebbe voler dire "intrecciare con timore" (sottinteso "di dio", in quanto nata come pratica religiosa) o, più liberamente, "rigido intreccio".

Il nome rasta, invece, deriva dalla contrazione di "Ras Tafari", espressione etiopica che descrive Tafari Makonnen, imperatore d'Etiopia dal 1930 con il nome di Hailé Selassié.

Oltre che nel Rastafarianesimo – dove rappresentano un'adesione alla naturalità dell'uomo donata da Dio, un mantenimento della forza divina che si esprime attraverso la lunghezza dei capelli (si pensi a Sansone, per esempio), uno degli elementi che costituiscono il voto di Nazireato, nonché un rifiuto dell'ordine mondano e delle convenzioni appartenenti a Babilonia –, i dreadlocks sono presenti in altre religioni, come l'Induismo (Sanatanadharma): gli asceti erranti definiti sadhu, infatti, portano dreadlocks spesso estremamente lunghi come segno della rinuncia al mondo e alla mondanità, essendo la loro esistenza ormai rivolta a moksha, la fine del ciclo di nascite-morti-rinascite.

Regole base per una buona riuscita dell’opera sono una media lunghezza del capello (almeno 15 cm) e  una giornata libera da qualsiasi impegno, per riuscire ad avere una testa veramente “rasta” ci si impiegano dalle 6 alle 12 ore, se vi mettete nelle mani di un buon professionista. L’ideale sarebbe avere un capello di partenza secco, sfibrato, possibilmente privo di forfora che potrete facilmente ottenere facendo una vera e propria decolorazione con ossigeno puro  e poi ritingendo i capelli del vostro colore naturale.


Non un uncinetto qualsiasi, ce ne vuole uno preciso di misura 0,55-0,60. Fondamentale, prima di iniziare a bistrattare i capelli, è suddividere la chioma in ciocche ben ordinate e definite. Quindi, isolate una ciocca di capelli sulla nuca alla base del collo, in modo che sulla cute risulti un quadratino di 2 per 2 cm (o piu o meno grande in base allo spessore che si desidera per il dread). Cercate di effettuare la divisione su una base quadrata, e non circolare questo permettera ai dread durante la ricrescita di agrovigliarsi meglio.

Procedete con la classica cotonatura: si prendono i capelli e si spazzolano al contrario, con un pettine a denti stretti in modo da creare i nodi che sono l’anima del dread, per finire con la fase “grattugia”, grattando la ciocca con l’uncinetto e stringendo il pizzico tra pollice e indice.

Fase terminale: sempre con l’uncinetto, partendo dalla base della ciocca, tirate dentro al corpo di nodi nodi tutti i capelli che escono fino a compattarli insieme per formare il dread.

Lavateli dopo almeno un mese che li avete fatti. Se lo fate prima, anche solo con l’acqua,rischiate di rovinarli. Ovviamente non è sempre così, dipende da persona a persona,può anche essere che il dreadmaker vi abbia fatto un lavoro così perfetto da farli reggere da subito al primo lavaggio, potrete capirlo dalla compattezza che percepite quando li tastate. 2 settimane di attesa per il secondo e per il terzo lavaggio.
A questo punto potete cominciare a fare shampii più frequenti, una volta a settimana può andare bene, e se proprio non resistete al richiamo della pulizia, fate lavaggi con acqua.

Assolutamente sconsigliato l’utilizzo di shampoo, balsamo, e prodotti schiumogeni, poichè tendono a rovinare i dreadlocks e anche il sapone di marsiglia, è una legenda metropolitana è molto irritante per la cute.

È consigliato l'utilizzo di olii shampoo a base di erbe facilmente reperibili nelle erboristerie, i quali risultano avere un'azione meno aggressiva sul cuoio capelluto. La manutenzione avviene tramite uncinetto, che va fatta senza abusarne, poiché il capello corre il rischio di spezzarsi, e soprattutto se stringiamo troppo spesso le basi nel corso del tempo potranno incorrere fenomeni di perdita dei capelli, più o meno ingenti a seconda della condizione del soggetto; piuttosto si aggiusta la porzione soprastante la base del dreadlocks, ma senza abusare di questo processo per via del fatto che comunque i capelli si spezzano, e a furia di aggiustarli, ad esempio nelle punte, c'è il rischio di perdere centimetri. Nei "corpi" spezziamo solo i capelli, con il rischio di creare delle zone più deboli nel dread, che possono indebolirsi troppo e spezzarsi anch' esse. La crescita avviene in modo del tutto naturale e spontaneo, ed è quindi inutile cercare di forzarla a "dreaddificarsi" con colle, cere o uncinetto, anche per avere dei dreadlocks con un aspetto più naturale possibile.

Il dreadlock può essere rasato del tutto, o semplicemente tagliato alla base, lasciando così i 2-3 centimetri di base sciolta che si hanno normalmente quando non si interviene nella base con l'uncinetto (pratica sconsigliata, poiché strappa i capelli aggredendo il cuoio capelluto indebolendolo e causando, nei soggetti più predisposti, la calvizie). È possibile variare la colorazione del capello naturale.




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venerdì 11 dicembre 2015

IL TAGLIO DEI CAPELLI



“Radersi volontariamente è un’esperienza che ogni donna dovrebbe provare almeno una volta nella vita”, ha pubblicato Catalogue Magazine, una delle testate più seguite in Australia.

La biologia, spezza una lancia a favore: probabilmente, gli uomini e le donne del futuro considereranno i capelli come annessi inutili (quanto i peli). A quanto pare, infatti, motivazioni funzionali di una bella chioma in dotazione alla nostra specie non ce ne sono. Sarà prassi depilarsi in tutte le parti del corpo, testa compresa, fin dall’adolescenza. Siamo avvisate.

Nel 1400 rasate erano le “streghe”, in segno di punizione prima del rogo (perché, nei capelli lunghi, c’era il male). Le monache, prima di entrare in convento. Le bambine povere, che vendevano i capelli per soldi. Poi, il ‘900. Il corto rasato diventa simbolo di tortura, dolore, sopruso, disperazione. Lo scarto a look da “tipa tosta” scatta dagli anni ’70 in poi, con il capitolo rivoluzione sessuale.

E oggi? Niente da fare, appena si taglia, specie se cortissimo, scatta la domanda. “È successo qualcosa?”. Fine di un amore, di un lavoro. Un brutto momento superato. È dai tempi di Sansone, infatti, che tagliare i capelli significa staccarsi da qualcosa di sè, perdere addirittura un pezzo di anima. Sognare di radersi, per la Smorfia, rappresenterebbe la paura di una perdita dolorosa. Il capello lungo, insomma, resta e resterà per sempre – almeno, fino all’avvento delle preannunciate pronipoti cyborg  – il “filo dell’anima”, la proiezione per eccellenza della femminilità dichiarata.

A ben guardare, però, nei rituali d’iniziazione lunghi secoli rasare i capelli accomuna tribù e culture. In un gesto – positivo – che simbolizza il  ricominciare da tabula rasa, il ritorno alla nascita, alla purezza e il superamento del vissuto contingente. Bando alle angosce, quindi.

Radersi riporta un po’ alla condizione infantile, quando, proprio per la mancanza di capelli, gli status maschio-femmina non sono ben differenziati. Il che non significa eliminare la femminilità. Rasarsi vuol dire metterci la faccia. Nel vero senso della parola. Una chioma “annullata” mette in risalto gli occhi, le labbra, la forma del viso, il sorriso. Una sorta di zoom su tutto ciò che è femminile in un viso. E non si escludono scoperte.

Una testa rasata fa di una donna una creatura rara ed esotica che spicca dalla massa, sostiene Catalogue Magazine. Ce lo conferma anche lo psicologo Luca Roussau: “Oggi il corto drastico è un simbolo di forza femminile, e non solo. Una donna che rasa a zero – usanza solita del maschio – cambia le carte in tavola nei canoni di distinzione e identità di genere. Lo scombussolamento inconscio è tale da poter avere un fortissimo richiamo sensuale“. D’altronde, fino a metà 900, amputare la femminilità delle lunghezze era una perversione così voga da definire una categoria di maniaci d’antan, i “tagliatori di trecce”…

Il corto è universale. Non servono lineamenti alla Demi Moore. La vera “conditio sine qua non” del rasato è la giusta predisposizione d’animo. Anche perché, fa e farà sempre parlare.

A chi rasa corto, qualche domanda, appena dopo, viene. Soprattutto se non scatta il pentimento. “Ma se mi sento femminile anche con una testa rasata, perchè dovrei farmi ricrescere i capelli? Perchè dovrei spendere tempo e soldi dal parrucchiere? Ma poi, il capello lungo, è bello davvero o è solo un clichè?”. Non lo sapremo mai.



L'inverno 2016 si sta avvicinando e molte donne sono alla ricerca di un nuovo taglio di capelli da sfoggiare. La nuova tendenza della stagione invernale, saranno i tagli rasati. Si avete proprio capito bene, i tagli rasati saranno molto trendy e saranno scelti da moltissime donne. In questi mesi si sono viste molte star sfoggiare questo taglio di capelli molto particolare e ultimamente alla tv è apparsa skin con la sua chioma. Molte ragazze pensano giustamente, che il taglio rasato non sia femminile, invece è sbagliatissimo, perché anche questo tipo di chioma ha il suo fascino. Questo taglio è molto femminile e per renderlo tale, basta rasare un lato della testa o entrambi, a vostro piacere. La cosa importante è quella di lasciare i capelli sulla parte superiore della nuca, molto voluminosi.In questo modo potete realizzare molti tipi di acconciatura, a seconda dell'occasione che vi si presenta.Se invece volete osare e rasare entrambi i lati, optate per un bel ciuffo lungo, così in questo modo potete acconciare all'indietro i capelli.

Dopo avere scelto questo tipo di taglio, dovete anche scegliere una nuova tonalità sui capelli. Di tendenza ci saranno il rosso e il nero corvino. Se invece volete osare, per voi sono adatti il viola e il biondo platino. In questo modo, la vostra chioma sarà molto curata e super femminile. Invece se non volete utilizzare fin da subito la classica tinta, potete utilizzare quelle colorazioni che vanno via dopo alcuni lavaggi. In questo modo vi abituerete un po' alla volta al nuovo colore e se non vi piace, la volta successiva potete cambiarlo senza problemi. La cosa importante è che vi recate dal vostro parrucchiere di fiducia, ogni dieci giorni, per la lunghezza del rasato e per il colore.





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