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mercoledì 5 ottobre 2016

DONNE TATUATE



Il tatuaggio è ormai un elemento sdoganato nella nostra cultura ma conserva ancora la sua carica potenziale di comunicazione interpersonale. In campo sessuale il tatuaggio sembra avere un posto d’onore fra gli elementi che fungono da richiamo, a questo viene infatti attribuito, dagli uomini, il significato di indicare la disponibilità delle donne, sopratutto in termini di sesso occasionale. Una recente serie di studi  suggerisce che gli uomini considerino anche i tatuaggi come un richiamo sessuale. Il tatuaggio al pari della minigonna, dei tacchi a spillo, del rossetto, delle calze a rete e di tutta “l’artiglieria pesante” di cui può munirsi una donna è anch’esso un forte richiamo sessuale. Negli studi i ricercatori hanno reclutato una decina di donne attraenti chiedendo loro d’indossare identici bikini di colore rosso e di leggere un libro in spiaggia, senza però poter guardare in faccia nessuno. Per la metà del tempo dell’esperimento a queste donne è stata tatuata una farfalla (temporanea) sulla parte bassa della schiena, mentre per l’altra metà del tempo le donne erano “al naturale”. I risultati hanno indicato che le donne tatuate sono state avvicinate più del doppio delle volte di quelle senza tatuaggio, con un tempo medio di attesa prima dell’approccio sensibilmente ridotto. Inoltre, in seguito ad interviste fatte agli uomini, è emerso come le donne tatuate siano state percepite come più disponibili per un appuntamento e maggiormente desiderose di avere un rapporto sessuale. Nel complesso i risultati di questi studi ci dicono che gli uomini sembrano fare inferenze circa l’interesse sessuale delle donne in base al fatto che siano state inchiostrate o meno. Fatto salvo quello che può significare il tatuaggio e le ragioni psicologiche che vi possono essere da parte di chi se lo fa, ciò che risalta da questi studi è il potenziale significato erotico che assume per la psiche maschile.



Come tutte le ricerche anche questo studio presenta però dei limiti: in primis il posizionamento del tatuaggio.

Le donne tatuate sono più autentiche. Non nascondono i propri sentimenti, ma anzi, li espongono anche sulla propria pelle.

Un tatuaggio che porta un significato vuol dire parlare di sé, farsi notare, ed è questo che l’uomo cerca da sempre. E poi, è sexy.



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giovedì 14 luglio 2016

LA CELLULITE



La Cellulite è una manifestazione topografica della pelle associata a depressioni o introflessioni, frequenti nella zona pelvica e addominale, nei fianchi, sui glutei e nelle cosce. Può manifestarsi anche associata a noduli nel tessuto adiposo sottocutaneo e in casi più rari ad un sospetto stato infiammatorio.

Il termine cellulite, ormai globalmente utilizzato, fu introdotto in Francia nel 1922 da Alquier e Paviot descrivendola come inestetismo  creando però una potenziale ambiguità e confusione con il termine cellulitis con cui nella letteratura medica inglese si descrive una infezione cancrenosa dei tessuti sottocutanei. Alquier e Paviot descrivevano una distrofia dei tessuti mesenchimiali senza alcun elemento flogistico.

Circa una decina di anni dopo Laguese la descrisse come una malattia dell'ipoderma caratterizzata da edema interstiziale e aumento del grasso sottocutaneo. Nürnberger e Müller , da una ampia indagine istologica, 150 autopsie e 30 soggetti viventi, non rilevarono alcun fenomeno di edema o di fibrosi associato alla cellulite.

La grande confusione sul nome da dare alla cellulite riflette la difficoltà di comprendere correttamente la natura del fenomeno. "Nonostante il grande interesse nel trattamento di questa condizione e l'enorme mercato per trattamenti topici volti a migliorare il suo aspetto, la cellulite è ancora una condizione enigmatica e un non-argomento di importanza minore, ammesso che ne abbia qualcuna, per i ricercatori medici”. “La grande quantità di nonsensi pseudoscientifici che circolano in relazione alla cellulite rendono il soggetto poco attraente per ogni serio gruppo di studio”.

Una revisione delle ricerche scientifiche pubblicate nel periodo dal 1978 ad aprile 2011 conclude che si tratta di un “fenomeno fisiologico o con basi fisiologiche, caratteristico della donna, di origine multicausale che molti fattori possono scatenare, perpetuare o peggiorare”. L'opinione medica prevalente, specie nel mondo anglosassone, è che nel complesso si tratti di una “condizione normale di molte donne”.

La cellulite è stata considerata un tipico caso di "Disease mongering". Già nel 1978 uno dei primi studi scientifici pubblicato aveva l'emblematico titolo:”La cosiddetta cellulite: una malattia inventata”. Recentemente è stata definita da de Godoy ”la non-malattia più investigata”. L'alta incidenza (80-90%)nella popolazione femminile in età post puberale oltre al fatto che al di là dell'inestetismo si presenta generalmente come asintomatica la fanno considerare una normale condizione fisiologica.

Può essere invece considerata all'interno di un quadro patologico notando che è una condizione normale per moltissime donne ma non per tutte e che nelle sue forme più gravi si manifesta con noduli dolenti alla palpazione che fanno sospettare processi infiammatori, inoltre è generalmente associata ad un eccessivo accumulo di tessuto adiposo sottocutaneo di cui non è chiara la relazione positiva o negativa con il rischio cardiovascolare.

Sono state ipotizzate decine di cause diverse.

Vita sedentaria o dimagrimento eccessivamente rapido: il tessuto muscolare cede e quindi si aggrava la situazione visiva della cellulite. Per avere meno problemi di cellulite bisogna essere sempre in movimento, il moto infatti aiuta a mantenere efficiente muscolatura, circolazione e metabolismo aiutando a bruciare i grassi e a prevenire la stasi circolatoria.
Causa un’alimentazione sbagliata, cioè troppo piena di calorie e di cibi ricchi di grassi e di sale, si forma un accumulo di adipe localizzato, ritenzione dei liquidi.
Postura sbagliata e con gambe accavallate, contribuisce ad aggravare la circolazione sanguigna e quindi la cellulite perché comprime i vasi.
Troppo tempo in piedi immobili causa una cattiva circolazione sanguigna, perché il sangue fa fatica a risalire dagli arti inferiori, con conseguente stasi circolatoria.
L’abbigliamento troppo stretto causa cattiva circolazione perché comprime i vasi.
Scarpe troppo strette o con tacco troppo alto, ostacolano il ritorno venoso e linfatico e impediscono il corretto funzionamento dell'importantissima "pompa venosa”.
Stress e fumo sono altri fattori che aggravano lo stato della cellulite perché: Lo stress aumenta il livello degli ormoni dello stress e invece il fumo ha un’azione vasocostrittrice e aumenta i radicali liberi che peggiorano il microcircolo e aiutano ad accelerare l’invecchiamento cutaneo.
Essere in sovrappeso o affetti da obesità.



Il pannicolo adiposo, tessuto posto anatomicamente sotto la cute, è una riserva attiva di energia, legata al metabolismo individuale, scientificamente definito bilancio calorico:
quando il bilancio calorico diminuisce (maggiore attività fisica o minore introduzione di calorie con il cibo) la riserva adiposa si riduce (lipolisi);
quando il bilancio calorico aumenta (minore attività fisica od eccessiva introduzione di calorie con il cibo) si verifica il deposito dei grassi (liposintesi).
Come tutti i tessuti, anche il pannicolo adiposo ha una sua impalcatura di sostegno (il tessuto reticolare ed il collagene) ed una  vascolarizzazione, denominata microcircolo; attraverso la vascolarizzazione il tessuto adiposo fornice l'energia all'organismo o la accumula, sottoforma di grasso.
Alterazioni ormonali e vascolari, spesso aggravate da vita sedentaria, da stress, da malattie epatiche, alimentazione non corretta o bilanciata, irregolarità della funzione intestinale e ritenzione idrica marcata, variamente combinate tra loro, sono le cause che interferiscono negativamente sul tessuto adiposo ed in particolare sul microcircolo.
In questi casi le cellule adipose si rompono; il loro contenuto, i trigliceridi, si spande nello spazio tra le cellule comprimendo il microcircolo ed impedendone il corretto funzionamento.
La persistenza nel tempo di queste alterazioni anatomico-metaboliche, produce lo sviluppo di ulteriori alterazioni del tessuto adiposo (lipodistrofia); modificazioni che producono sia un aumento di volume e consistenza del tessuto di sostegno che la riduzione del calibro (per compressione) e dell'elasticità dei vasi sanguigni del microcircolo.

La lotta alla cellulite passa soprattutto attraverso la modifica del proprio stile di vita. Un'alimentazione sana, regolare ed equilibrata, con il corretto apporto di frutta e verdura e la limitazione di sale e di tutti gli alimenti che possono provocare ritenzione idrica; la limitazione del sovrappeso, attraverso una dieta povera di grassi e zuccheri;u n’attività fisica costante e regolare (non necessariamente intensa) che aiuti da un lato a migliorare la circolazione e dall’altro a ridurre l’accumulo di grassi e ad accelerare il metabolismo; bere molta acqua durante il giorno, per aiutare l’eliminazione dei liquidi; evitare l’abuso di fumo, alcol, caffè che aumentano la ritenzione idrica e peggiorano la circolazione; evitare indumenti troppo attillati che possono limitare la circolazione, così come il mantenere troppo a lungo posizioni errate come le gambe accavallate.





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giovedì 5 maggio 2016

LE DONNE GIRAFFA



I Kayan sono una etnia della popolazione Karenni, una minoranza di lingua tibeto-birmana. Sono anche chiamati Padaung. Nel 1990 a causa di un conflitto con il regime militare birmano, molte tribù si sono rifugiate in Thailandia. Esse vivono adesso con uno status legale incerto nei villaggi di confine, vivendo soprattutto con il turismo dovuto al tipico costume delle donne Kayan: gli anelli da collo.

Si stima la popolazione kayana in 7000 membri.

In Italia sono conosciute come donne giraffa, dovuto alle modifiche fisiche provocate da una spirale di ottone portata fin dall'infanzia, dall'età di cinque anni; la scelta di portare la spirale è completamente volontaria e viene richiesta dalle bambine alle proprie madri. Successivamente la spirale viene sostituita con altre di dimensioni sempre maggiori fino a che la pressione non provoca uno slittamento della clavicola e una compressione della gabbia toracica.



Diversamente da quanto ritenuto, il collo non è allungato, ma sono invece le spalle che scendono: l'illusione è creata solo dalla deformazione della clavicola. Le donne adulte possono indossare fino a 25 anelli. Alcune di loro oltre al collo li portano anche alle gambe. Un altro soprannome che viene loro attribuito è: "donne cigno".




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martedì 16 febbraio 2016

LE MACCHIE DELL'ETA'



Le macchie dell’età si manifestano prevalentemente su viso, decolleté e mani in quanto zone maggiormente esposte alle radiazioni UV, che ne rappresentano la principale causa.
Colpiscono di più le donne: il primo motivo è che la pelle maschile è naturalmente più protetta dai raggi UV; un’altra ragione risiede nel fatto che le macchie dell’età si formano perché muta la produzione di melanina a causa dall’alterazione dell’attività ormonale associata all’effetto dei raggi solari.

L’insorgenza è più frequente dopo i 50 anni, in quanto si vengono a determinare delle mutazioni morfologiche dell’epidermide, che si assottiglia, e diminuisce la capacità di rinnovamento delle cellule cutanee (i cheratinociti). In questo modo, le macchie sono più evidenti e persistenti. Si formano perché alcuni melanociti aumentano notevolmente la produzione di melanina, la quale viene trasferita a un gruppo di cheratinociti circostanti (detti melanofori) dando così origine a zone di iperpigmentazione.

La prevenzione può essere solo secondaria, in quanto la predisposizione a questo tipo di macchie è su base genetica ed è maggiormente presente nei soggetti di fototipo chiaro. Se ne può diminuire l’entità utilizzando quotidianamente, e soprattutto nei mesi con maggiore esposizione ai raggi UV (da marzo a settembre), prodotti che agiscano sulla rimodulazione della melanogenesi ma che abbiano anche un’adeguata schermatura sia UVB sia UVA: è comunque indispensabile l’utilizzo combinato di alti fattori di protezione durante l’esposizione diretta, che deve essere contenuta evitando le ore centrali del giorno. Per il trattamento, oltre a peeling e dermoabrasione sono inoltre disponibili nuove tecniche laser. Sono comunque tutti interventi che possono solo migliorare la situazione, perché le macchie, a distanza di tempo, tendono a ripresentarsi. Dopo questi trattamenti, sono utili anche creme anti-macchia.

Queste chiazze possono presentarsi di color cioccolato o caffellatte,  a volte chiaramente definite, altre invece un po' attenuate. Sono più comunemente chiamate segni della vecchiaia o senili e possono presentarsi anche sul viso, sul decolletè e sulle gambe. In realtà il più delle volte non sono riconducibili all'avanzare dell'età poichè sono delle macchie solari o meglio accumuli di melanina determinati, nel corso degli anni, da prolungate esposizioni al sole senza protezione adeguata e anche dall’utilizzo, prima di esporsi ai raggi solari, di cosmetici contenenti alcool o di farmaci come antibiotici e antinfiammatori che ipersensibilizzano la pelle. Spesso un'altra causa di questa pigmentazione scura è dovuta ad uno scompenso ormonale una caratteristica primaria della gravidanza, della menopausa e dell'uso contraccettivo della pillola.



Per risolvere il problema delle macchie innanzitutto bisogna distinguere se queste siano nuove o già datate. Nel primo caso è possibile usare prodotti contenenti sostanze  con proprietà scoloranti come ad esempio la soia o la liquirizia che aiutano a  schiarirle oppure si possono scegliere cosmetici a base di tretinoina un principio attivo molto più potente. Qualora le chiazze si fossero presentate già da tempo e si volessero ottenere risultati ancora più definitivi  è possibile rimuovere le anti-estetiche macchie marroncine con peeling chimici o con il laser o addirittura congelarle con spray di azoto liquido. Grazie al Laser ad Alessandrite ad esempio è possibile effettuare un trattamento chirurgico che elimina definitivamente le macchie scure non solo dal dorso delle mani ma anche da altre aree del corpo. Però è necessario sottolineare che questi trattamenti richiedono un decorso un po' lungo perchè le mani necessitano più tempo per guarire rispetto per esempio al viso. In ogni caso è sempre meglio cercare di allontanare il più possibile la loro comparsa utilizzando creme solari con protezioni alte e ad ampio spettro UVA specialmente nei mesi in cui si è maggiormente soggetti all'esposizione solare.

Inoltre sul dorso delle mani possono formarsi,  in aggiunta alle "lentigo" solari le cheratosi che possono avere aspetti diversi: piatte, lisce, ruvide o in rilievo, e con varie gradazioni di colore. In questo caso la soluzione potrebbe essere l'uso di cosmetici contenenti gli acidi della frutta che producono una particolare azione levigante. Nel caso in cui persistessero bisogna ricorrere al dermatologo per trattamenti di peeling chimici. Infatti risulta essere molto efficace la terapia a base di TCA o acido tricloroacetico che in 8 sedute permette di eliminare radicalmente le cheratosi.



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sabato 13 febbraio 2016

IL DECOLLETE'



Il décolleté è forse la parte più affascinante delle donne ed incuriosisce moltissimo gli uomini.

É sbagliato pensare che se la natura ci ha aiutate in partenza possiamo fare a meno di curare il nostro seno. Infatti tutte noi andiamo incontro ai segni del tempo, in primis chi ha il seno grande o la pelle grassa.
Le prime nemiche da evitare sono le smagliature, tipiche di chi ha effettuato un intervento di chirurgia estetica o di chi si è sviluppata velocemente tra gli 11 ed i 15 anni. Per questo il massaggio con creme elasticizzati o anche semplicemente con olio di oliva biologico è importantissimo.

Anche l'idratazione e l'attenzione al peso sono importanti perché le smagliature possono formarsi con aumenti e dimagrimenti improvvisi. Dunque a questo punto dobbiamo dedicare la nostra attenzione alla tonificazione dei tessuti: dopo la doccia cerca per almeno 1 minuto di bagnare con acqua fredda il seno.

Se la tua pelle è grassa usa dell'argilla mischiata ad un uovo sbattuto. La maschera si usa senza coprire il capezzolo e si massaggia per bene. Dopo venti minuti lavati con acqua calda e subito dopo con acqua fredda.

La maschera all'olio è per pelli secche: occorrono olio, un tuorlo e un cucchiaio di germe di frumento. Dopo aver mescolato applica e risciacqua dopo 20 minuti.

Per pelli normali possiamo fare una maschera all'arancia: occorre mezza tazza di succo di arancia, mezza buccia di arancia grattugiata, 2 cucchiai di farina di mais e due cucchiai di yogurt. La procedura è identica alle due precedenti.

Per l'applicazione di un tonico puoi usare il rum bianco mescolato al limone e versato sul seno escludendo i capezzoli.

Inoltre non è consigliabile prendere il sole scoprendo il seno, perché in questo modo favoriremo l'invecchiamento della pelle delicata del seno. Sono raccomandabili invece dei buoni sostegni al seno, come reggiseni avvolgenti e che contengono senza comprimere, e l'attività fisica perché aiuta a tenere a bada il peso, favorendo il metabolismo.

Un esercizio importante, specifico per il seno è unire parallelamente le due braccia con i pugni chiusi e combacianti e portarle lentamente su, finché i gomiti non arrivano al mento. Questo esercizio ti aiuterà a tenere il seno alto e sodo accentuando la tua bellezza.



Gli impacchi sono un ottimi sistema per rassodare e tonificare il seno, basta preparare un infuso con 30 g di serpolino, 20 g di rosmarino e 30 g di timo, tutta roba che potete reperire in qualunque erboristeria. Filtrate l’infuso, lasciatelo raffreddare e poi applicatelo sul seno lasciandolo in posa almeno 15 minuti.

La sera, per idratare e massaggiare il senso, con movimenti circolari che vanno dall’esterno all’interno, potete utilizzare il comunissimo olio di argan o quello di jojoba. In alternativa potete utilizzare una vera e propria maschera all’olio da preparare mescolando 3 cucchiai di olio d’oliva e 1 tuorlo d’uovo. Mescolate fino a quando il composto non avrà una consistenza cremosa, applicato sul seno e tenetelo in posa 30 minuti.

L’ultima ricetta è un tonico rivitalizzante che va preparato mescolando due cucchiaini di rum e 2 di succo di limone.

Basta un cubetto di ghiaccio, del succo di limone e piccoli gesti quotidiani per regalare al nostro seno un momento di coccola.

Acqua fredda. È in grado di stimolare la circolazione del sangue e favorisce l’ossigenazione delle cellule. Durante la doccia, passiamo per qualche secondo il getto di acqua fredda per innescare una ginnastica dei vasi e migliorare il microcircolo.
Freddo/caldo. Un altro metodo altrettanto valido è la spugnatura o la doccia con acqua molto fredda, alternata a spruzzi di acqua leggermente tiepida. Oltre all’effetto benefico dell’acqua, si unisce anche quello sferzante della spugna o del getto.
Ghiaccio. Possiamo massaggiare il seno con leggeri movimenti rotatori per qualche minuto, con un cubetto di ghiaccio o del ghiaccio tritato in un panno di cotone. È una  soluzione last minute rassodante prima di infilare un abito dalla scollatura audace! L’effetto è maggiore se al ghiaccio si aggiunge succo di limone, che agisce come astringente.


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venerdì 1 gennaio 2016

IL PIERCING AL CAPEZZOLO



Il piercing del capezzolo è il piercing sul quale sono state costruite più leggende alle quali è stato dato spesso ampio credito, soprattutto per responsabilità di Richard Simonton, meglio conosciuto nell'ambito delle modificazioni corporee come Doug Malloy. Simonton è autore di una suggestiva "storia del piercing" (Body & Genital Piercing in Brief) che, grazie alla sua pubblicazione su ReSearch 12: Modern Primitives nel 1989, è divenuta col tempo l'unica fonte accreditata per tutte le "storie del piercing" presenti in Internet e pubblicazioni del settore. Tuttavia molte delle presunte notizie storiche presenti nel testo sono state originate dalla sua fantasia e sono state screditate soprattutto grazie alle ricerche svolte dal noto piercer Jim Ward, che ne ha appurato l'infondatezza.

Tra queste sicuramente la leggenda più celebre scaturita dalla fantasia di Simonton, riguarda il piercing al capezzolo presso i centurioni romani: secondo Doug Malloy nell'Antica Roma di epoca imperiale, presso i centurioni sarebbe stato in uso forarsi i capezzoli applicando un anello al fine di assicurarvi la tunica, come segno di virilità e coraggio. Questa affermazione non è né vera né probabile e Jim Ward stesso riferisce che Simonton la trasse vedendo alcune corazze romane sulle quali erano applicati degli anelli su cui veniva effettivamente fissata la tunica.

Raramente diffuso tra le pratiche tribali in epoche antiche, probabilmente anche a causa della difficoltà nella guarigione di questo particolare tipo di piercing, gode in tempi recenti di ampia popolarità, anche grazie alle molte celebrità che lo indossano e lo esibiscono.

Hans Peter Duerr, nel suo libro Dreamtime, racconta come nel XIV secolo, presso la corte della regina Isabella di Baviera, fosse divenuta in uso la moda femminile della "grande scollatura": le scollature degli abiti si erano abbassate tanto da scoprire l'ombelico. I seni così esposti, venivano talvolta decorati, i capezzoli venivano colorati con del rossetto, ornati con anelli tempestati di diamanti o piccoli cappucci, e talvolta forati passandovi attraverso delle catenelle d'oro.

Sembra che anche tra le signore inglesi di tarda epoca vittoriana (attorno agli anni novanta del XIX secolo) fossero divenuti di moda i cosiddetti bosom rings ("anelli da seno"). La pratica di perforazione dei capezzoli con applicazione di anelli o catenelle, avrebbe avuto lo scopo di aumentare la forma degli stessi, come rimedio contro il capezzolo introflesso, ma anche per puro scopo erotico. La pratica sarebbe stata effettuata da alcuni gioiellieri. Pare che un gioielliere di Bond Street affermasse di aver forato i capezzoli di 40 signore londinesi. Nel medesimo periodo pare la pratica fosse diffusa anche a Parigi con il nome di anneaux de sein ("anelli da seno"). Altre fonti si spingono ad affermare che tra le signore vittoriane, ad avere i capezzoli forati, ci fosse anche Lady Randolph Churchill, la madre del primo ministro britannico Winston Churchill.

Alcuni documenti di fine Ottocento attesterebbero le pratiche sopra descritte, tuttavia l'autenticità e la credibilità di tali fonti sono discusse. Tanto Hans Peter Duerr nel suo Dreamtime, quanto Stephen Kern in Anatomy and Destiny, si basano su informazioni provenienti da pubblicazioni di Eduard Fuchs, sulle quali sono stati mossi dubbi di autorevolezza e affidabilità.

Maggiormente dubbie sembrano essere poi le affermazioni apparse in un articolo tratto da un giornale medico e che attesterebbero l'uso della perforazione del capezzolo femminile anche nella Francia del Seicento, presso la corte del re Luigi XIV di Francia, così come accaduto tre secoli prima alla corte della regina Isabella di Baviera, sarebbe infatti divenuta di moda una scollatura tanto ampia da esporre i capezzoli. La moda, una volta attraversata la Manica, avrebbe trovato emuli tra le nobili inglesi che si sarebbero spinte anche a forare i capezzoli inserendovi degli anelli d'oro come ornamento.

La stessa fonte riferisce che il piercing al capezzolo sarebbe stato in uso anche nell'Africa sahariana, presso le donne delle tribù berbere cabile (abitanti la regione algerina della Cabilia). La pratica non solo non ha alcun riscontro documentale, ma risulta al quanto improbabile, visto il tipo di materiali di cui dispongono tali tribù che renderebbe assai difficoltosa la guarigione di un simile tipo di piercing. Tali pratiche si possono quindi considerare a livello di leggenda.

Completamente priva di alcuna fonte documentale è invece la voce che attribuirebbe la pratica di una forma di piercing al capezzolo alla regina Cleopatra. Alcune fonti affermano che la regina Cleopatra avrebbe avuto il capezzolo sinistro introflesso e che per guarire da questa malformazione sarebbe ricorsa ad una forma di piercing, forando il capezzolo e inserendovi uno o più sassolini. Ugualmente priva di alcun supporto documentale è la leggenda che afferma che la pratica sarebbe stata in uso presso le donne della Roma antica al fine di ingrandire e abbellire il seno.

Da diverse fotografie di donne tatuate provenienti dalla Kobel Collection, si evince come invece la pratica fosse in uso durante la prima metà del XX secolo, prima dell'avvento del moderno piercing. Ethel Granger, riconosciuta nel Guinness dei primati come la donna con la vita più stretta, dato l'utilizzo di corsetti al fine di ridurre il giro vita, durante gli anni venti e trenta, con l'aiuto del marito medico, aveva forato lobi, narici, setto e capezzoli, e successivamente aveva allargato i fori con l'inserimento di anelli di maggiore spessore. Charlotte Hoyer, una mangiatrice di spade tedesca degli anni quaranta/cinquanta, aveva svariati piercing, oltre alla lingua, aveva forati entrambi i capezzoli, le piccole e grandi labbra della vulva. Kathy, una celebre spogliarellista inglese degli anni sessanta, aveva entrambi i capezzoli forati ornati con vistosi pendenti.

Al di là della leggenda screditata, che affermava essere in uso il piercing ai capezzoli tra i centurioni romani al seguito di Cesare, la letteratura relativa a tale pratica negli uomini è molto più povera rispetto a quella che riguarda la pratica di tale piercing tra le donne.

Dati certi a tal proposito si hanno sugli uomini Karankawa, una popolazione di nativi americani estinta che abitava il golfo del Nuovo Messico, che usavano dipingersi il corpo, tatuarsi e perforare il labbro inferiore e i capezzoli con piccoli pezzi di canna.

La pratica è inoltre attestata tra i marinai del XX secolo come rito di passaggio al passare di una determinata linea (dell'equatore, dei tropici o la linea internazionale del cambio di data) e varie immagini di marinai tatuati lo confermerebbero. Era inoltre praticata dagli artisti delle fiere, i cosiddetti sideshow, fachiri e uomini tatuati. Tra di essi probabilmente il più celebre artista è Rasmus Nielsen, il cui spettacolo consisteva nel sollevare una incudine appesa ai suoi piercing ai capezzoli.

Tra gli anni sessanta e settanta, la pratica del piercing al capezzolo comincia a diffondersi tra le sottoculture BDSM e gay leather, grazie soprattutto al lavoro svolto da Doug Malloy (Richard Simonton), Mr. Sebastian (Alan Oversby), Fakir Musafar (Roland Loomis) e Jim Ward. Si deve a loro l'impegno nella diffusione della pratica del piercing, alla realizzazione della gioielleria per piercing, alla definizione di metodi e tempi di guarigione per ogni singolo piercing. Tra gli anni ottanta e novanta del XX secolo, il piercing al capezzolo si diffonde anche nelle sottoculture punk, goth e industrial. Tra i musicisti che in quegli anni indossano questo tipo di piercing troviamo Genesis P-Orridge e l'allora moglie Paula P-Orridge (Alaura O'Dell).

La popolarità in ambito underground di questa e di altre pratiche di modificazione corporea, si deve anche e soprattutto alla pubblicazione del libro ReSearch 12: Modern Primitives nel 1989. Nel volume sono presenti numerose interviste, immagini e descrizioni delle pratiche e delle procedure, e tali pratiche vengono così per la prima volta portate all'attenzione di un pubblico più vasto. Ma sarà soprattutto negli anni novanta, che la pratica prenderà a diffondersi anche in ambito mainstream, grazie a celebrità, soprattutto in ambito musicale, che lo indossano ed espongono pubblicamente o che confessano di portarlo.

In ambito pornografico il piercing al capezzolo e ai genitali, diviene un vero e proprio genere, e la pratica del piercing temporaneo (play piercing) parte dei giochi sadomasochisti. Il piercing al capezzolo, unitamente a quello del cappuccio della clitoride, diviene popolare anche tra svariate pornostar.

Anche in ambito cinematografico il piercing al capezzolo inizia a comparire in numerosi lungometraggi mainstream durante gli anni novanta. Tra questi il film Il silenzio degli innocenti (The Silence of the Lambs) del 1991, in cui il serial killer indossa un piercing al capezzolo; Pulp Fiction (1994) di Quentin Tarantino, in cui Jody (Rosanna Arquette), disquisisce a lungo della pratica del piercing e dei suoi pregi, dichiarando di avere svariati body piercing in 18 parti del corpo compreso uno nel capezzolo sinistro; il film indipendente Go Fish del 1994, dove le attrici Migdalia Melendez e Anastasia Sharp che esibiscono piercing ai capezzoli; il lungometraggio Butterfly kiss - Il bacio della farfalla del 1995, in cui la protagonista Eunice (Amanda Plummer) indossa piercing ad entrambi i capezzoli uniti da varie catene.

Negli ultimi anni la pratica, assieme ad altre forme di piercing, al tatuaggio e alla depilazione, si è definitivamente affermata come diffusa pratica di modificazione corporea mainstream. Molte sono attualmente le celebrità che esibiscono spesso piercing ai capezzoli in tutti i campi, dalla musica allo sport. Il piercing al capezzolo è stato inoltre oggetto di attenzione da parte della stampa scandalistica, perché esposto in taluni contesti popolari da parte di personaggi celebri. Il piercing al capezzolo di Janet Jackson, ad esempio ha avuto una considerevole attenzione da parte dei media durante il Super Bowl XXXVIII, quando la cantante statunitense ha scoperto il seno rivelando un nipple shield applicato ad un piercing. L'incidente è stato umoristicamente chiamato Nipplegate.


Le motivazioni che spingono a questa pratica sono principalmente di carattere erotico, più raramente estetico e di moda. Viene riportato che l'eccitazione sessuale creata dalla stimolazione dei capezzoli e dell'areola, viene aumentata dal piercing al capezzolo. Molte donne hanno notato un aumento di sensibilità ed eccitazione sessuale in seguito alla perforazione dei loro capezzoli. Come risultato dell'ondata di informazione sull'accrescimento dell'aspetto sessuale nel piercing al capezzolo, è stato riscontrato un aumento da parte di entrambi i sessi nella richiesta di questa procedura.
Il fascino di questo tipo di piercing, detto genericamente nipple, sta nel fatto che si trova in un posto nascosto, da far vedere solamente “in occasioni speciali” e ovviamente non a tutti, ma solo a chi desideriamo noi.

È un procedimento molto diffuso, piuttosto facile da eseguire se, effettuato unicamente da personale specializzato e qualificato. In genere il foro viene eseguito orizzontalmente e  sempre unicamente con l’ago (la pistola come sempre nei piercing va esclusivamente e tassativamente bandita).


Procedura di un piercing al capezzolo: 1) il tessuto viene stretto dalle pinze; 2) l'ago ipodermico viene infilato; 3) il gioiello (barbell) viene inserito
Il piercing al capezzolo viene eseguito forando il capezzolo da parte a parte alla base, attraverso un ago, e inserendo in seguito un gioiello apposito, che può essere una barretta (barbell) o un anello (captive bead ring). Il foro può venire praticato orizzontalmente, verticalmente o diagonalmente.


Sul capezzolo è talvolta praticato il percing multiplo (multiple piercing), nel qual caso il più comune è quello detto "a croce", combinando un piercing orizzontale con un piercing verticale o due piercing diagonali (a "X" o croce di Sant'Andrea), nei quali vengono inserite due barrette (barbell). In altri casi viene eseguito un secondo piercing parallelamente al primo, dietro di questo, e viene inserito un secondo gioiello. Molto più raramente possono essere presenti fino anche a quattro fori uno dietro l'altro, combinando un doppio piercing a croce con uno a "X".

Talvolta viene anche praticato stretching del foro, allargandolo attraverso l'inserimento di gioielli di dimensione via via maggiore o attraverso una spirale di spessore variabile, che porta ad un graduale allargamento nel foro. In seguito un foro così allargato permette l'inserimento di un plug, di anelli o barrette di grosso spessore o in taluni casi anche di molteplici anelli.

In entrambi i casi per l'esecuzioni di tali pratiche è indispensabile attendere la completa e definitiva guarigione del piercing.
Può essere comunque effettuato anche verticalmente o in orizzontale. Il gioiello applicato può essere una barra con due sfere, oppure un anello, a seconda dei gusti e delle scelte personali. Il dolore è sopportabile, è abbastanza veloce da fare e se curato nel modo giusto non ci dovrebbero essere problemi successivi.

La guarigione è in genere più veloce per gli uomini, dai 2 ai 4 mesi, mentre può durare di più dai 4 ai 6 mesi per le donne. Le regole per la guarigione sono sempre le stesse: attenzione e pulizia. Evitare in ogni modo di giocare con il gioiello, anche se qualche volta ne avremo la tentazione e cerchiamo di disinfettare qualche volta la ferita. Anche l’abbigliamento è importante ed occorre evitare abiti troppo stretti: per le donne meglio evitare reggiseni e magliette troppo attillati, mentre per gli uomini cerchiamo per un po’ di lasciar perdere le magliette super aderenti che scolpiscono i nostri muscoli.

Ovviamente per evitare problemi la scelta del gioiello per il piercing capezzolo è fondamentale. Evitiamo di risparmiare, perché pochi euro per comprare un gioiello scadente possono provocarci seri problemi successivamente. Usiamo sempre materiale anallergico, come titanio, mentre soprattutto per le donne molto indicato è l’oro, che sicuramente non provoca allergie ed è per questo molto gettonato ed elegante.



I problemi possono sorgere nel caso il piercing venga fatto troppo superficialmente e quindi vi possa essere pericolo di rigetto, oppure possono sorgere delle infezioni simili del tutto ad ogni altro tipo di piercing. Quando sentiamo che possono insorger infezioni, rechiamoci senza indugio dal nostro medico che saprà come consigliarci per guarire il prima possibile senza evitare problematiche successive.

Una ricerca dell’Università del Western Australia, ha voluto sottolineare l’importanza di non trascurare l’indagine sui potenziali effetti che il piercing al capezzolo potrebbe causare, poiché non si può affermare con certezza che la sua realizzazione non influisca sul naturale processo di allattamento del bambino.
Le complicazioni legate alla presenza di piercing (lesioni e irritazioni) su uno o entrambi i capezzoli, possono provocare problemi di attaccamento del piccolo al seno materno e ostruzione di uno o più dotti lattiferi, con conseguente rischio di lattazione impari. Dallo studio australiano si evince che esiste la concreta possibilità, per quelle mamme che hanno o mantengono il piercing al capezzolo, di compromettere la corretta produzione di latte da entrambi i seni, ma ovviamente, non è detto che ciò accada; infatti sono numerosi i casi di mamme esenti da complicazioni, anzi pare addirittura che qualche ginecologo abbia consigliato il piercing, in particolare alle donne con i capezzoli introflessi: si tratta di una condizione solitamente congenita, che interessa circa il 2% delle donne e può interferire con la regolare fase di allattamento al seno. Il piercing aiuterebbe il capezzolo ad estroflettersi naturalmente, eliminando così il problema.
Al di là di qualsiasi retorica meramente limitante a questioni di gusto estetico, la procedura migliore da seguire, in questi casi, è la seguente:
mantenere alta la guardia;
non sottovalutare i potenziali rischi e le infezioni imputate alla presenza dell’anellino metallico in una zona così delicata e preziosa come quella del seno;
consultare un professionista del settore (nel caso non vogliate proprio rinunciarvi);
chiedere consiglio al medico, al vostro ginecologo o alla vostra ginecologa di fiducia e se non vi sembra un sacrificio impossibile, magari rimuoverlo temporaneamente, almeno fino a quando non terminate di allattare il vostro amato pargolo.





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martedì 29 dicembre 2015

IL LATO B



Una credenza antica sostiene che gli uomini sono attratti dalle donne che hanno la vita stretta e i fianchi larghi, perché evocano fertilità e giovinezza nella loro mente. Ebbene, questa credenza è stata demolita grazie a uno studio che avrebbe scoperto perché il culo è diventata ossessione di alcuni uomini.
Il motivo sta nella curva naturale, la quale si crea naturalmente. Più di 300 uomini sono stati valutati per capire l’esatta curvatura del culo, la quale farebbe scattare negli uomini eccitazione e desiderio. I profili del culo femminile variavano da una gradazione dai 26 ai 61. Praticamente, la curvatura perfetta è di circa 45,5 gradi, ma non è solo il sedere a farla da padrone. Gli esperti hanno scoperto che è grazie alla struttura della colonna vertebrale è il punto cardine della seduzione, e della formazione delle curve. Non sono quindi le chiappe e la loro struttura fatta di muscoli e grasso a donare ai vari sederi la loro caratteristica forma.

Questa ricerca comunque non ha fatto che confermare una tesi sostenuta da autorevoli antropologi: la curvatura preferita dai maschi è l’ideale per ridistribuire la massa sui fianchi in caso di gravidanza della donna.
Eppure agli uomini piace il culo, il quale è stato classificato in tre categorie importanti:
La prima è quella del culo sporgente, ossia quello aggettante all’indietro. E’ il culetto più diffuso e simpatico, quello dei veri intenditori che se lo spupazzerebbero per ore.
Seconda categoria, il culo largo, perché praticamente lo formano i fianchi larghi: tipico esempio, l’insegnante sexy che scrive alla lavagna.
Terzo e ultimo, il culo grosso, non solo perché grasso, ma la causa può essere lo sviluppo eccessivo dei glutei, i quali sono muscoli.

Un'altra suddivisione del culetto femminile è contraddistinta dalla FORMA. Avremo allora il culo piatto, nel quale la linea della natica è inesistente, il culo tondo, in cui la chiappa è ben visibile e gradevole, ed infine il così detto culo a collina, nel quale le natiche sono molto pronunciate

Teniamo presente che non sempre un culo non perfetto è un brutto culo.... in quanto basta una semplice posizione diversa per renderlo irresistibile. Ad esempio, un culo grosso esposto a 90 gradi diventa un culo eccezionale. E che dire del culo basso tanto bistrattato, che, sempre a 90 gradi, fa impazzire tantissima gente per la sua particolare inclinazione.
La consistenza di un culo ha la sua rilevanza perchè nella passione dell'uomo non è coinvolto solo il senso della vista ma anche quello del tatto......
Secondo uno studio non ben identificato, proveniente dal Brasile, dove i culi si modellano a ritmo di samba, si possono ridurre a 5 tipi fondamentali: disteso e schiacciato, quadrato, a mela, a pera, all’insù.

Ma del culo maschile mai nessuno se ne interessato..... Certamente non tutti i culi sono belli, insomma vederli col jeans stretto sembrano bellissimi, poi, denudati sono mosci, ringrinziti ed inappetibili. Esistono vari tipi di culo maschile:

Culo muscoloso ( solitamente sono di marmo ed al tatto sono impenetrabili anche stringendoli con forza)

Culo ringrinzito (anche detto burroso e la penetrazione è molto facilitata visto che è facile da prendere..le mani si affondano)

Culo moscio (anche detto cadente sono soliti degli anziani)

Culo atletico (il più bello con cui puoi divertirti a fare di tutto senza essere stritolato)



La gluteoplastica , un intervento di chirurgia estetica, consente di raggiungere risultati straordinari, potendo cambiare in modo significativo la silouette delle pazienti, creando delle belle curve evidenti sia con, che senza abiti. Vestiti, jeans, gonne ed ogni altro indumento aderente non farà altro che evidenziare ancora di più le curve del gluteo. Diventerà motivo di orgoglio e non di imbarazzo anche l'effetto bikini.

La gluteoplastica, oggi è eseguita nel mondo da pochissimi chirurghi estetici. Infatti, tanto in italia che in tutta europa si ha poca familiarità con questa procedura per cui, moltissimi professionisti, sbagliando, creano una sorta di terrorismo psicologico verso i pazienti che invece vorrebbero approcciarsi con serenità a questo intervento.

La gluteoplastica è sicura e non è in alcun modo più rischiosa di tutte le altre metodiche di chirurgia estetica, a patto che si adotti la tecnica più appropriata.
L'intervento di gluteoplastica dura circa 1h e 30 min e lo si può eseguire tanto in anestesia locale che in anestesia generale (a seconda delle preferenze della paziente). La cicatrice si trova nella piega interglutea, ovvero tra i due glutei, per cui risulta invisibile sia in piedi che sdraiati.

La gluteoplastica non è un intervento doloroso, e ci si può sedere il giorno stesso dell'intervento. Come unica raccomandazione, dopo una gluteoplastica si deve evitare attività sportiva per almeno 5 settimane e si deve dormire a pancia in su per una settimana.

Sono richiesti controlli post-operatori settimanali e si deve indossare una guaina specifica per 4 settimane. Le protesi attuali utilizzate per la gluteoplastica non vanno sostituite ma nel tempo si consiglia di eseguire dei controlli ecografici.
Importante ricordare che dopo l'intervento di gluteoplastica, eventuali iniezioni dovranno essere praticate nel braccio.

Molto spesso, associo alla gluteoplastica una liposuzione dei fianchi e ad un trasferimento del grasso prelevato in vari punti per ottimizzare ancora di più il risultato ottenuto.
Il cambiamento che possiamo ottenere con le protesi dei glutei è straordinario edi in grado di cambiare in modo significativo la propria immagine.



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venerdì 11 dicembre 2015

IL TAGLIO DEI CAPELLI



“Radersi volontariamente è un’esperienza che ogni donna dovrebbe provare almeno una volta nella vita”, ha pubblicato Catalogue Magazine, una delle testate più seguite in Australia.

La biologia, spezza una lancia a favore: probabilmente, gli uomini e le donne del futuro considereranno i capelli come annessi inutili (quanto i peli). A quanto pare, infatti, motivazioni funzionali di una bella chioma in dotazione alla nostra specie non ce ne sono. Sarà prassi depilarsi in tutte le parti del corpo, testa compresa, fin dall’adolescenza. Siamo avvisate.

Nel 1400 rasate erano le “streghe”, in segno di punizione prima del rogo (perché, nei capelli lunghi, c’era il male). Le monache, prima di entrare in convento. Le bambine povere, che vendevano i capelli per soldi. Poi, il ‘900. Il corto rasato diventa simbolo di tortura, dolore, sopruso, disperazione. Lo scarto a look da “tipa tosta” scatta dagli anni ’70 in poi, con il capitolo rivoluzione sessuale.

E oggi? Niente da fare, appena si taglia, specie se cortissimo, scatta la domanda. “È successo qualcosa?”. Fine di un amore, di un lavoro. Un brutto momento superato. È dai tempi di Sansone, infatti, che tagliare i capelli significa staccarsi da qualcosa di sè, perdere addirittura un pezzo di anima. Sognare di radersi, per la Smorfia, rappresenterebbe la paura di una perdita dolorosa. Il capello lungo, insomma, resta e resterà per sempre – almeno, fino all’avvento delle preannunciate pronipoti cyborg  – il “filo dell’anima”, la proiezione per eccellenza della femminilità dichiarata.

A ben guardare, però, nei rituali d’iniziazione lunghi secoli rasare i capelli accomuna tribù e culture. In un gesto – positivo – che simbolizza il  ricominciare da tabula rasa, il ritorno alla nascita, alla purezza e il superamento del vissuto contingente. Bando alle angosce, quindi.

Radersi riporta un po’ alla condizione infantile, quando, proprio per la mancanza di capelli, gli status maschio-femmina non sono ben differenziati. Il che non significa eliminare la femminilità. Rasarsi vuol dire metterci la faccia. Nel vero senso della parola. Una chioma “annullata” mette in risalto gli occhi, le labbra, la forma del viso, il sorriso. Una sorta di zoom su tutto ciò che è femminile in un viso. E non si escludono scoperte.

Una testa rasata fa di una donna una creatura rara ed esotica che spicca dalla massa, sostiene Catalogue Magazine. Ce lo conferma anche lo psicologo Luca Roussau: “Oggi il corto drastico è un simbolo di forza femminile, e non solo. Una donna che rasa a zero – usanza solita del maschio – cambia le carte in tavola nei canoni di distinzione e identità di genere. Lo scombussolamento inconscio è tale da poter avere un fortissimo richiamo sensuale“. D’altronde, fino a metà 900, amputare la femminilità delle lunghezze era una perversione così voga da definire una categoria di maniaci d’antan, i “tagliatori di trecce”…

Il corto è universale. Non servono lineamenti alla Demi Moore. La vera “conditio sine qua non” del rasato è la giusta predisposizione d’animo. Anche perché, fa e farà sempre parlare.

A chi rasa corto, qualche domanda, appena dopo, viene. Soprattutto se non scatta il pentimento. “Ma se mi sento femminile anche con una testa rasata, perchè dovrei farmi ricrescere i capelli? Perchè dovrei spendere tempo e soldi dal parrucchiere? Ma poi, il capello lungo, è bello davvero o è solo un clichè?”. Non lo sapremo mai.



L'inverno 2016 si sta avvicinando e molte donne sono alla ricerca di un nuovo taglio di capelli da sfoggiare. La nuova tendenza della stagione invernale, saranno i tagli rasati. Si avete proprio capito bene, i tagli rasati saranno molto trendy e saranno scelti da moltissime donne. In questi mesi si sono viste molte star sfoggiare questo taglio di capelli molto particolare e ultimamente alla tv è apparsa skin con la sua chioma. Molte ragazze pensano giustamente, che il taglio rasato non sia femminile, invece è sbagliatissimo, perché anche questo tipo di chioma ha il suo fascino. Questo taglio è molto femminile e per renderlo tale, basta rasare un lato della testa o entrambi, a vostro piacere. La cosa importante è quella di lasciare i capelli sulla parte superiore della nuca, molto voluminosi.In questo modo potete realizzare molti tipi di acconciatura, a seconda dell'occasione che vi si presenta.Se invece volete osare e rasare entrambi i lati, optate per un bel ciuffo lungo, così in questo modo potete acconciare all'indietro i capelli.

Dopo avere scelto questo tipo di taglio, dovete anche scegliere una nuova tonalità sui capelli. Di tendenza ci saranno il rosso e il nero corvino. Se invece volete osare, per voi sono adatti il viola e il biondo platino. In questo modo, la vostra chioma sarà molto curata e super femminile. Invece se non volete utilizzare fin da subito la classica tinta, potete utilizzare quelle colorazioni che vanno via dopo alcuni lavaggi. In questo modo vi abituerete un po' alla volta al nuovo colore e se non vi piace, la volta successiva potete cambiarlo senza problemi. La cosa importante è che vi recate dal vostro parrucchiere di fiducia, ogni dieci giorni, per la lunghezza del rasato e per il colore.





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giovedì 10 dicembre 2015

UOMINI CON L'ORECCHINO



L'orecchino viene indossato sia dalle donne che dagli uomini di tutte le età, anche se, fino a poco tempo fa, l'uso di orecchini costituiva un tratto distintivo culturale tipicamente femminile. Successivamente è invalso l'uso saltuario, per gli uomini, di portare l'orecchino a un solo lobo, ma non sono esattamente rari i casi di uomini che indossano uno o più orecchini su entrambe le orecchie, nelle culture occidentali.

Gli orecchini sono indossati in tutto il mondo, in molte culture differenti; è spesso considerata una pratica comune, a volte quasi un rito di iniziazione sociale (simile, a livello simbolico, alla circoncisione o alla infibulazione), praticare fori alle orecchie delle femmine poco dopo la nascita. Anche se non comuni come per le donne, piercing all'orecchio sono diventati piuttosto comuni nel Nord America e in Europa.

Gli "orecchini da uomo" invece si mettevano all'orecchio sinistro, seguendo una tradizione già presente nel XIX secolo nella marina mercantile inglese, mentre si mettevano nell'orecchio destro nella marina da guerra, sempre in Inghilterra.

I pirati mettevano l'orecchino per "catturare la luce". Nei luoghi con scarsa visibilità, per esempio sotto coperta, l'orecchino d'oro rifletteva la luce di una qualsiasi fonte e il pirata poteva essere localizzato.

Altri dicono che lo mettevano come simbolo di riconoscimento, una specie di uniforme. Altre fonti sostengono invece che l'orecchino d'oro per i marinai aveva una valenza pratica, esso sarebbe servito a pagare le spese funerarie nel caso in cui il marinaio fosse morto lontano da casa.

Nei paesi dell'Alpago (nel bellunese) era tradizione che il figlio maschio che avrebbe portato avanti il cognome della famiglia portasse l'orecchino (ad anello) all'orecchio sinistro.

Gli orecchini venivano indossati sin dall’antichità in quanto simbolo di ricchezza, ma si diffusero anche tra le tribù di molteplici civiltà. In passato venivano considerati talismani propiziatori o con fini pratici e ornamentali. Attualmente l’estremo valore dell’orecchino risiede nella sua bellezza, come nella sua tradizione.



Al tempo dei faraoni l’orecchino era un ornamento principalmente maschile e questa consuetudine rimase in auge per i secoli successivi, sino al Cinquecento e ai giorni nostri, seppure con accezioni differenti. Se attualmente gli uomini indossano l’orecchino come simbolo di appartenenza ad uno stile particolare, in passato l’orecchino maschile aveva significati molto profondi e poteva essere addirittura simbolo d’amore. In un noto ritratto di William Shakespeare, lo scrittore ha un orecchino sull’orecchio sinistro e si ritiene che all’epoca questa usanza fosse legata a speciali credenze, come quella che voleva uniti in un legame inscindibile l’uomo e la donna che indossavano lo stesso orecchino.

Ma non furono solo poeti o nobili ad indossare gli orecchini per la prima volta, bensì personaggi ben più eccentrici e famigerati, da cui probabilmente deriva l’immagine attuale dell’orecchino maschile. I marinai, ad esempio, lo indossavano poiché pensavano che forando l’orecchio avrebbero potuto vedere meglio e di conseguenza ottenere l’incarico di vedetta.

La moda dell'orecchino da uomo ha ormai investito tutti gli strati sociali. Non è più appannaggio di una ristretta cerchia di ribelli. Si è democratizzata insomma. Fino a non molti anni fa, ad avere il lobo adorno fra gli uomini erano gli emarginati, i duri, i sacrileghi, che insieme con il luccicante ornamento - spesso una crocetta, non in omaggio alle tradizioni cattoliche ma come segno blasfemo - esibivano un tatuaggio particolarmente provocatorio. L'orecchino rivelava la presenza di un individuo che rigettava i valori del consorzio umano, autoemarginandosi. All’orecchino erano associate l'idea dell'avventura corsara e zingaresca, l'immagine del falò all'aperto e del guizzo del coltello. Oppure, più spesso l'idea della banda di motociclisti criminali dai teschi disegnati sulle giubbe di cuoio insieme col nome demoniaco del club. L'orecchino parlava e diceva: ecco in che considerazione noi "Fuorilegge", "Rifiuti della società", "Discepoli del diavolo" teniamo le vostre stupide convenzioni estetiche e morali. L'orecchino evocava stupri collettivi, riti satanici, o quanto meno rutti rumorosissimi e bestemmie.


A poco a poco l'orecchino si è diffuso e ha finito di essere un marchio di dannazione. Il cameriere che ci serve con sollecitudine al ristorante, il muratore che si alza di mattina presto al suono della sveglia, l'impiegato dietro lo sportello, lo studente con borsa di studio, l'insegnante elementare, il tassista: tutte queste categorie umane oggi possono portare il bravo orecchino senza tema di subire lazzi o udire lo squassante suono di una pernacchia.
Fino a qualche anno fa, l’orecchino doveva essere uno e uno solo. In più doveva essere portato all'orecchio sinistro. Ma oggi la libertà in materia di orecchini è assoluta.
Forse la moda dell'orecchino da uomo risponde al bisogno, così sentito oggigiorno, di contraddirsi e di confondere i ruoli.



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martedì 1 dicembre 2015

DEPILAZIONE INTIMA




Ultimamente, molte donne sembrano essere accondiscendenti ed entusiaste alla pratica della depilazione dei genitali, tecnica che prevede la completata rimozione dei peli anche nelle parti intime. Ciò che desta meraviglia, anche gli uomini sembrano essere sempre più propensi ad un intimo quasi del tutto depilato. E le motivazioni sono molto "maschiliste". Inizialmente, le donne famose della tv, mostravano un intimo molto castigato, alto in vita, che solitamente tendeva a coprire anche parte della coscia. Adesso, in giro, è possibile vedere slip sempre più striminziti, totalmente diversi da quelli che esistevano qualche anno fa. Se alcune donne preferiscono depilarsi completamente i genitali, vi sono altre che non sono totalmente d'accordo e non compiono una depilazione completa. Più che per un piacere personale, le donne si depilano anche in base ai gusti del proprio partner. Il pelo pubico per alcuni rimane comunque un elemento di attrazione, un elemento mediante il quale sedurre un uomo. Il pelo pubico esprimeva la natura femminile della donna e pertanto non era una vergogna mostrarlo, come capitava in passato quando le donne si recavano al mare. La donna moderna si affaccia su un mondo molto diverso rispetto a quello del passato e per integrarsi, decide di seguire la massa. La donna degli anni novanta è più emancipata, ama stare al centro dell'attenzione e si mette in discussione. In ogni caso, la domanda è questa: si può essere femminili in ugual modo senza depilazione? E' necessario sentire dolore anche se si può essere belle e affascinanti senza la depilazione? La risposta non è così semplice come sembra, poichè le donne si depilano, nella maggior parte dei casi, in relazione ai gusti del proprio partner. E la depilazione diventa sempre più "ampia". Si parte dall'inguine, per poi passare alla rimozione completa dei peli pubici, e divenire lisce come i genitali di un bambino.

Sebbene la tecnica della depilazione è alquanto dolorosa, essa va praticata ormai da chiunque in maniera più o meno ampia. La cosa che desta più meraviglia è che anche gli uomini sono propensi alla depilazione, nonostante i peli sono da sempre un simbolo di virilità. E loro hanno trovato anche il rimedio per non accusare dolore. La depilazione è una pratica richiesta anche dalla gente comune che semplicemente vuole provare a cambiare. La percentuale degli uomini che la richiede è in notevole aumento, forse perchè il business della depilazione è stato esportato ed accettato anche dal mondo maschile. Per ovviare il dolore causato dallo "strappo", gli uomini ricorrono addirittura ad antidolorifici. Gli uomini, differentemente dalle donne, non riescono a gestire il dolore, cioè hanno un grado di sopportazione inferiore a quello delle donne. Basti pensare al dolore provato dalle donne in fase di travaglio.  Secondo alcune indagini, gli uomini credono che i peli nascondano il proprio membro e per questo motivo, non sia effettivamente apprezzato dalle donne. In poche parole, la peluria nasconde le dimensioni. Un'altra percentuale di uomini dichiara l'idea del centro estetico è frutto della propria moglie o fidanzata. Se si depilano le donne per apparire belle ai propri partner, perchè non dovrebbero farlo quest'ultimi? La parità dei sessi si dimostra anche in questo campo.



Rimuovendo completamente i peli nelle parti intime, le donne si sentono più "pulite e in ordine", vale a dire si sentono al proprio agio e hanno meno difficoltà nel relazionarsi con il sesso opposto. La funzionalità dei peli è quella di proteggere a cute da microrganismi esterni ed a tempo stesso di bloccare tutto il materiale sporco. Per cui, la depilazione garantisce un grado di igiene maggiore rispetto alla folta peluria e va rimossa quando si deve compiere un parto naturale. Si è vero, la depilazione all'inizio è molto dolorosa, sopratutto a livello dei genitali, ma nelle sedute successive il pelo cresce più lentamente e diviene così sottile che quasi viene via quasi da solo. La depilazione può creare pruriti, e in qualche caso anche dolore, fa perder tempo e soldi, ma se è motivo di felicità e di benessere psicologico, ben venga, una persona può tranquillamente farlo. La depilazione deve essere pratica in centri estetici professionali e viene sconsigliata vivamente la ceretta casalinga. La depilazione dei genitali prevede anche la rimozione dei peli a livello anale, se richiesta. Se la ceretta viene compiuta in casa, si ha la possibilità che lo strappo venga compiuto scorrettamente per cui si verificheranno infiammazioni ed arrossamenti. Se lo strappo è eccessivamente violento, si può lacerare la pelle al punto tale che comincia a fuoriuscire del sangue. Al termine della seduta, si possono applicare dei prodotti che servono ad attenuare gli arrossamenti. Le creme consigliate sono a base di ossido di zinco e aloe. E' molto importante prendersi cura della propria pelle nella fase post-depilatoria. Se sfortuna vuole, si possono determinare anche delle infezioni da un semplice pelo incarnito. Il primo avvertimento è la presenza di pus all'interno del furuncolo stesso. Sebbene esistano diverse tecniche di depilazione intima, si predilige la ceretta (ch'è anche la tecnica più diffusa) e si sconsiglia vivamente il rasoio e le lamette.

Le professioniste del settore ultimamente stanno effettuando con maggior frequenza lo stile brasiliano, uno stile del tutto occidentale. Chi sceglie questo tipo di depilazione, presenterà un pube quasi completamente denudato. La Brasilian Style lascia sul pube solo un piccolo ciuffo di peluria al centro dei genitali. In ogni caso, ci sono molte possibilità per rimuovere i peli pubici, oltre lo stile brasiliano. La depilazione classica prevede la rimozione dei peli solo dall'inguine, la cosiddetta depilazione di pulizia. Si depila, mediante ceretta, l'intera gamba. E' il tipo di depilazione più tradizionale e non è particolarmente difficile, ne dolorosa. L'importante è distendere bene la zona da depilare, la quale non va piegata al momento dello strappo; si potrebbero presentare, successivamente, degli ematomi o ecchimosi. I peli presenti sul pube possono eventualmente essere tagliati, riducendone così la lunghezza. Infatti, anche quando il pelo è molto lungo può fuoriuscire dallo slip e non non ce ne accorgiamo. Il massimo grado della depilazione oggi esistente è quella all'americana, in cui non viene tralasciato alcun pelo. Le parti intime saranno lisce come la pelle di un bambino. Sicuramente è molto complessa e dolorosa, per cui è consigliato recarsi in centri estetici professionali e qualificati. In alternativa, esiste anche la depilazione laser. Essa si articola in più sedute.

Ma a cosa servono i peli pubici femminili e come venivano considerati nelle epoche passate? Al momento non esiste una teoria unica sulla funzione di questi peli, ma le più accreditate sono quelle che li collegano alla necessità di riscaldare e proteggere l'organo genitale femminile, notoriamente molto sensibile, e alla segnalazione della raggiunta maturità sessuale della donna, sinonimo di fertilità ed erotismo. Già nell'Antico Egitto le donne erano solite depilarsi i peli pubici, e lo facevano con un composto preparato con la resina, che eliminava con uno strappo veloce il pelo. Anche Greci e Romani, avevano una certa preferenza per il pube depilato e si servivano di una pinzetta ad hoc per realizzare la delicata operazione.
Si continuò così, tra stappi e composti, fino al 1500, quando la pratica entrò in una fase di declino e ritornò di moda solo dopo quasi 400 anni! L'evoluzione del gusto, e anche della biancheria intima, impongono alla donna una depilazione sempre più accurata. Finalmente nel dopoguerra fa così la sua comparsa il precursore delle moderne strisce depilatorie: una rivoluzione per la depilazione del pube (soprattutto rispetta ai metodi piuttosto barbari fin allora praticati). Rispetto alle donne dell'Antico Egitto, le donne moderne non hanno che l'imbarazzo della scelta per avere le proprie parti intime lisce e depilate, senza soffrire troppo.



I peli e la depilazione non sono più un argomento che riguarda esclusivamente le donne. Secondo i dati emersi da un sondaggio Ipsos condotto in Francia per conto di Nair, la tendenza è quella di "uomini con pochi peli o addirittura glabri". Il risultato? I signori scelgono la depilazione, a prescindere che si tratti del pube, del torso o della schiena.

Mentre in alcune civiltà e culture viene praticata da sempre (i nobili nell'antichità mostravano corpi completamente glabri; i musulmani si depilano completamente), nella nostra cultura la depilazione maschile è un'acquisizione più recente. Negli anni '60, Sean Connery faceva furore mostrando un torso interamente coperto di peli in James Bond, caratteristica che oggi non verrebbe più propriamente associata a un criterio di seduzione…

Secondo un sondaggio condotto in Francia da Ipsos, il 45% delle donne considera "ripugnante" una pelosità eccessiva. Trionfa quindi l'immagine del metrosessuale, un uomo alla David Beckham, per intenderci, che sfoggia un corpo senza peli e muscoloso, in qualche modo somigliante agli dei greci che tanto sanno accendere le fantasie.

Secondo Nathalie Dessaux, psicologa e sessuologa, sono svariate le cause da cui trae origine il nuovo fenomeno del "senza peli", prima fra tutte, la cultura del porno.

"Ci troviamo in un'area in cui la sessualità è marcata dalla cultura della pornografia. Infatti, mentre nei film a luci rosse degli anni '70, gli uomini erano pelosi, dagli anni '90 la tendenza predilige gli attori depilati", puntualizza la specialista. Si tratta di un'evoluzione sul grande schermo che condiziona e influenza la vita di uomini e donne. Tuttavia, a giudizio della sessuologa, questa non è la sola spiegazione.

L'aspetto estetico è un fattore preponderante, ma non deve trarre in inganno. Se alcuni uomini considerano il pube depilato come un mezzo attraverso cui ricercare l'eterna giovinezza, per Nathalie Dessaux in realtà le cose stanno diversamente. "Anche se è vero che un pube depilato assomiglia ai genitali di un bambino, non è comunque corretto parlare di ricerca della giovinezza. In ogni caso, la depilazione non toglie nulla alla virilità. E quando si chiede agli uomini perché si depilano, i motivi che adducono sono assai diversi. Se l'aspetto estetico e la prestazione sono le motivazioni principali, anche la morbidezza della pelle e la sensualità occupano un posto rilevante. Ormai per gli uomini essere "senza peli" rientra nei codici di seduzione. Una pelle depilata, infatti, non solo è più morbida per gli uomini ma anche per la partner e le sensazioni che si prova sono più interessanti quando gli uomini si depilano".

Anche le donne potrebbero rappresentare un fattore di influenza per gli uomini. "Oggi si associano di più i peli alla bestialità, per cui la morbidezza è più seducente", spiega la professionista. Peraltro, secondo lo stesso sondaggio, il 53% delle donne pensa che potrebbe chiedere al partner di depilarsi se lo considerasse troppo peloso; questa percentuale aumenta tra le più giovani. L'uguaglianza dei sessi passerebbe quindi anche attraverso un'uguaglianza in materia di depilazione intima?

Si adducono spesso anche motivazioni di ordine igienico, dal momento che i peli sono considerati la causa dei cattivi odori, affatto trascurabili nella sfera sessuale. Nathalie Dessaux rammenta che i peli esistono per un motivo specifico e che anch'essi entrano in gioco nei nostri rapporti sessuali. "I peli sono recettori di ferormoni. Gli odori vengono trattenuti dai peli e svolgono un ruolo preciso nell'attrazione fisiologica". Per questo non bisognerebbe privarsene del tutto.
Cosa ne pensano gli uomini dei peli pubici femminili? Ne sono attratti, schifati, indifferenti? Se lo è chiesto AskMen, che dopo un’inchiesta condotta su 5mila uomini ha tratto una serie di conclusioni riportate anche in un’infografica di Huffington Post.



Come preferisci che venga depilato il pube della tua donna? Hai mai lasciato una ragazza per come gestiva la sua depilazione intima? E ti sei mai sentito costretto a depilarti per far piacere alla tua donna? Queste le domande poste agli intervistati.

Per fortuna, i risultati della ricerca fanno ben sperare che gli uomini abbiano di meglio a cui pensare dato che il 91% degli intervistati ha dichiarato di non aver mai pensato di lasciare una donna solo per come si depilava (o NON si depilava) le parti intime.

Se spinti a manifestare comunque una preferenza, il 41% degli intervistati hanno ammesso di preferire un pube completamente depilato. Secondo il 38% di loro, invece, i peli pubici dovrebbero essere presenti ma ben curati, soprattutto nelle donne di una certa età. Il 15% si è detto senza preferenze e solo il 5% ha ammesso di preferire le donne e le loro parti intime… al naturale.

Secondo il 48% degli uomini coinvolti nel sondaggio, inoltre, non esiste alcuna pressione sociale o personale riguardo alla gestione dei propri peli pubici. Della serie: “il pelo è mio e me lo gestisco io!”.

Il monito arriva da ricerche universitarie condotte in Spagna e Stati Uniti: la depilazione totale delle parti intime può causare infezioni. Il rischio è quello della contrazione di cinque tipi di malattie, come herpes, funghi e anche sifilide. I casi sono in aumento negli ultimi anni, a rischio la salute dei giovanissimi a causa delle patologie trasmissibili sessualmente.

L'avviso arriva dall'Accademia spagnola di Dermatologia di Barcellona e dall'Health Center della Western Washington University. Il fenomeno quindi riguarda soprattutto i continenti europeo ed americano, dove questa tendenza è più diffusa; il numero dei casi è segnalato come in forte crescita. La depilazione totale della zona genitale è rischiosa per sé e per gli altri, a causa di infezioni trasmissibili durante il rapporto sessuale. Le infezioni sono causate dalla rimozione totale del pelo, che può portare alla comparsa di verruche genitali e del Papilloma virus (Hpv).

Non depilare totalmente la zona pubica sarebbe quindi una necessità per difendersi da malattie veneree e da infezioni come l'herpes. I ricercatori descrivono infatti come "assurda" questa moda, paragonandola all'eventuale epilazione di palpebre e sopracciglia. Il pericolo è esteso sia agli uomini che alle donne e il preservativo lo limiterebbe solo in parte.

Sono cinque le patologie riconducibili alla depilazione genitale e alle piccole ferite che questa provoca: condilomi (verruche, papillomi), herpes (febbre), forti irritazioni (funghi, tigna) impetigine (stafilococco o streptococco infezioni batteriche) e addirittura sifilide. Lo sfregamento della pelle tra le persone può portare a microrganismi sottocutanei e a conseguenti problemi.





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