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domenica 7 agosto 2016

ZONE del Corpo Dove è Meglio Non TATUARSI



Farsi tatuare un disegno in alcune zone del corpo è "pericoloso" perchè, col passare del tempo, alcune di queste zone tendono a sformarsi e rischiano di sformare anche il tattoo.

Gli uomini tendono a favorire la spalla, l'avambraccio, la parte alta della schiena ed il polpaccio, mentre le donne favoriscono il seno, il fondoschiena, la caviglia ed il basso ventre.

Ma a prescindere da tutte le idee tattoo che si possono avere, è importante fare una considerazione: ci sono zone del corpo che, più di altre - col passare del tempo o a causa di uno scorretto stile di vita - tendono a sformarsi.

Ne consegue che un tatuaggio presente in una di queste zone può danneggiarsi ed aggiungere il danno alla beffa, evidenziando una zona non più tanto bella esteticamente attraverso un disegno "usurato".

Le cosiddette zone a rischio per i tatuaggi sono quelle che possono tendenzialmente accumulare adipe oppure a sformarsi naturalmente col passare del tempo. Ad esempio l'addome (specialmente per le donne a causa della gravidanza), i fianchi, le cosce e per le donne il seno.

Scegliere dunque con molta cura la zona in cui farsi disegnare un tatuaggio, dato che la scelta, col tempo, potrebbe rivelarsi errata anche per la qualità del tattoo stesso.

L’avambraccio è sicuramente uno dei posti più comuni dove farsi tatuaggi: soprattutto prima che esplodesse la moda dei tattoo, l’avambraccio era il luogo preferito per farsi il primo tatuaggio. Tra i grandi pregi di quest’area è sicuramente lo scarso dolore, dato della scarsa sensibilità del nostro corpo in quella parte.
Un tatuaggio sull’avambraccio è facilmente copribile, e non ce l’avremmo tutti i giorni e a tutte le ore davanti agli occhi, rendendo la cosa sicuramente meno stancante. Consigliato per chi vuole un tatuaggio intramontabile, senza sacrificare però partita estremamente visibili del proprio corpo.



La parte bassa del braccio, rispetto quella alta, è sicuramente più visibile e comporta un altro tipo di sacrificio che parte innanzitutto dal dolore stesso. Questa parte infatti molto più sensibile di quella del braccio alto e sarà sicuramente un pizzico più doloroso farsi tatuaggio in questa area del corpo. Sono molto belli, soprattutto se parte di un tatuaggio a manica che parta dalla spalla e finisca proprio sul polso.

L’impegno però è di quelli importanti: ogni volta che saremo a maniche corte il nostro (bellissimo) tatuaggio sarà visibile e bisogna essere sicuri al 100% di voler un tatuaggio del genere prima di pensare di farselo.

Anche le spalle hanno il pregio di far rimanere il nostro tatuaggio lontano dai nostri occhi. Non che questo sia necessariamente un bene o un male, ma le statistiche dicono che i tatuaggi che sono sempre davanti agli occhi finiscono per stancare molto prima degli altri. Il tatuaggio sulle spalle è diventato sempre più popolare, soprattutto negli ultimi anni.
Rispetto al braccio alto è sicuramente più doloroso. In genere si scelgono scapole oppure la parte un po più laterale della spalla, a seconda del disegno scelto e della grandezza dello stesso. In ogni caso consultatevi con il vostro artista preferito per ottenere un risultato adatto e per rendervi conto, almeno a parole, del dolore che proverete.

Petto, seno, e pancia sono anch’essi molto popolari. Tatuaggi che una volta erano destinati solo agli avanzi di galera e che invece oggi sono stati sdoganati da star, calciatori, celebrità. Farseli é sicuramente impegnativo, dato che si tratta di aree del corpo che sono particolarmente elastiche, e che quindi nel giro di pochi anni potrebbero deformare il nostro tatuaggio.

Si tratta di zone piuttosto sensibili, anche se si tratta di come in ogni caso, di dolore sopportabile, o per alcuni addirittura piacevole.

Un altro tatuaggio per gente quadrata. Non è una passeggiata, soprattutto se si tratta di un tatuaggio di dimensioni importanti e che andrà a coprire praticamente dalle spalle all’osso sacro. Bello è bello, ed ha anche l’innegabile vantaggio di poter essere coperto senza troppi problemi e di non essere sempre visibile, soprattutto quando siamo vestiti.

Il dolore è di quelli più importanti, sopratutto se per farcelo dovremo affidarci a lunghe sessioni. 

Mani, collo, e polsi sono anch’essi diventati sempre più popolari, anche se è il caso di sottolineare come generalmente nella società questi siano sicuramente meno accettabili. Tatuaggi sicuramente impegnativi, che saranno visibili anche quando siamo vestiti, e che potrebbero proiettare un’immagine estroversa di noi che sicuramente non fa per tutti.

Prima di pensare di farsi tatuaggi del genere è sicuramente importante rifletterci per diverso tempo. Analizziamo come diventerà la nostra persona una volta fatto un tatuaggio del genere.

Sono tatuaggi estremamente impegnativi, che sono tra le altre cose non adatti ad alcuni tipi di professioni. Scordatevi di ottenere un lavoro in banca o in un istituto pubblico, se il vostro collo o alle vostre mani saranno coperte di tatuaggi.

Lo stigma sociale contro i tatuaggi è ancora molto diffuso, soprattutto per quelli estremamente visibili e fatti in parti inusuali del corpo. In aggiunta i tatuaggi su mani e collo sono da sempre parte prediletta dalla criminalità organizzata d’oltre oceano, e sebbene l’abito non faccia il monaco, saranno in molti a non voler avere a che fare con voi solo perché avete il collo tatuato.



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mercoledì 20 aprile 2016

LA MASTOPESSI



Il rilassamento del seno comporta per la donna un pesante disagio psicologico che può essere risolto con l’intervento di mastopessi.

La mastopessi è il lifting del seno rilassato. Si tratta di una tecnica chirurgica (con alcune varianti) che rimuove la pelle in eccesso ripristinandone la forma.

La mastopessi è un intervento che può essere consigliato solo quando il seno a un grado di ptosi (rilassamento) moderato o severo. Quando è lieve l’ intervento non è consigliato oppure potrà essere consigliabile solo dopo un approfondimento esaustivo dei vantaggi e svantaggi che lo stesso comporta.

Essendo che questa tecnica chirurgia lascia cicatrici importanti, è evidente che la convenienza all’ intervento è netta quando il seno è molto cadente. Fare cicatrici in un seno poco cadente non è normalmente accettabile.

Il cedimento della pelle è un fenomeno di naturale invecchiamento della pelle che comunque viene accelerato / influenzato da fattori esterni come l’eccessiva esposizione al sole (rende la pelle meno elastica), cambiamenti repentini di volume dovuti a sbalzi di peso corporeo. Altri fattori che modificano l’estetica del seno sono la gravidanza, l’allattamento, Successivi eventi del genere potranno aumentare la velocità del naturale cedimento cutaneo.

La mastopessi additiva è una variante della mastopessi che prevede oltre al sollevamento del seno anche l’inserimento di una protesi mammaria. Viene consigliata questa particolare tecnica quando la paziente presenta una moderata o marcata ptosi del seno accompagnata da un ridotto tessuto ghiandolare / adiposo. La realizzazione della sola mastopessi – eliminando il tessuto in eccesso necessario per avvolgere il volume “originale” – comporterebbe la realizzazione di un seno sodo ma con un volume insufficiente.

Se la paziente usando un reggiseno dal volume desiderato verifica che il proprio seno non lo riempie o lo riempie difficoltosamente, allora è probabile che sia consigliabile la mastopessi additiva.

La ptosi può essere classificata in 3 gradi (lieve, moderata e severa). Il passaggio da un grado all’ altro è caratterizzato dall’allungamento della distanza tra capezzolo e clavicola. La pseudoptosi è invece caratterizzata del mantenimento normale di tale distanza ma di una perdita di sostanza del tessuto ghiandolare e adiposo del seno che conferisce al seno un’ aspetto cadente.

Il primo passo per la donna che desidera rimodellare il seno cadente è la visita medica con il chirurgo estetico. Quella è la sede nella quale si verificherà se sussistono le condizioni anatomiche e psicologiche per procedere con l’intervento. Per questo motivo è consigliabile prepararsi bene per la visita specialistica scrivendosi dubbi e domande da esporre al chirurgo.

Durante il consulto verrà descritta la tecnica d’intervento, il post operatorio, i rischi e complicanze e gli esiti cicatriziali. Verrà inoltre illustrato il risultato atteso anche attraverso la visione di foto prima e dopo. Ti dovrai esprimere in relazione alle tue personali aspettative.

Oltre a procedere con un’ accurata anamnesi medica dovrai sottoporti agli esami clinici preoperatori prescritti per valutare la compatibilità del tuo stato di salute con l’intervento chirurgico.
Nel caso in cui la forma del seno lo permetta, ti verranno illustrate procedure chirurgiche alternative come la mastoplastica additiva.

La prima fase dell’ intervento consiste nella convalida da parte dell’anestesista degli esami clinici e della compatibilità dello stato di salute con lo stesso. Successivamente il chirurgo estetico procede con il disegno della tecnica operatoria programmata con misurazioni precise sulla pelle.

L’ anestesia scelta per questa procedura è l’anestesia locale (infiltrazioni d’ anestetico sul seno) con una sedazione profonda. Quest’ ultima rende la paziente non vigile durante l’ atto chirurgico.



La procedura di chirurgia estetica del seno per sollevare la mammella cadente comporta l’asportazione della cute in eccesso secondo lo schema programmato con il conseguente spostamento dell’areola nella sede “naturale” e la sutura dei lembi.
Le cicatrici risultanti  sono posizionate nella piega sottomammaria (cicatrice orizzontale), tra questa e l’areola (cicatrice verticale) e attorno a quest’ultima (cicatrice rotonda).

Normalmente le cicatrici sono sottili e soddisfano le aspettative della paziente informata. Sono disponibili tecniche di micro chirurgia estetica che possono essere attuate dopo qualche mese per migliorare ulteriormente l’ esito cicatriziale.

Dopo la mastopessi, le cicatrici visibili sul seno ricordano la forma di un’àncora, oppure di una T rovesciata. Si trovano infatti intorno all’areola, scendono sotto l’areola e continuano lungo il solco sottomammario. La parte più evidente è quindi quella verticale, mentre le altre sono ottimamente camuffate dalla conformazione del seno. Questo aspetto va valutato nel contesto globale dell’aspetto del seno prima dell’intervento: spesso infatti, le soddisfazioni date dal rimodellamento sono tali da rendere perfettamente accettabili le cicatrici (che comunque sono sottili, piane e destinate a sbiadire nell’arco di alcuni mesi).

Sono da evitare movimenti con le braccia per almeno 7 giorni per permettere una cicatrizzazione senza trazione e quindi più lineare e sottile.

Il dolore dopo la mastopessi è lieve o inesistente. In alcuni casi può rendersi moderato e quindi l’assunzione di antidolorifici potrà essere prescritta.

La procedura chirurgica di mastopessi ha l’ obiettivo di tonificare e sollevare le mammelle, e di posizionare l’ areola nella sede “naturale”. Gli esiti cicatriziali sono di norma sottili e sbiadiscono progressivamente nel tempo.

Il risultato della mastopessi è permanente qualora non si verifichino ulteriori eventi tali da stressare la pelle nuovamente e produrre rilassamento cutaneo. Ovviamente l’invecchiamento del corpo e della pelle continuano ma nella nostra casistica non abbiamo mai verificato la necessità d’intervenire una seconda volta. Successivi aumenti di peso rilevanti e/o gravidanze possono comunque modificare la forma del seno.

La mastopessi ha uno schema di cicatrici abbastanza importante ed è per questo motivo che la decisione di sottoporsi alla mastopessi deve essere matura e serena. La paziente deve valutare vantaggi e svantaggi della mastopessi oltre che rischi e complicanze.

Dopo la mastopessi è normale che si verifichi una riduzione temporanea della sensibilità cutanea per qualche mese. In casi molto rari questo fatto può durare di più e addirittura diventare permanente.

La mastopessi sposta il complesso areola capezzolo. A seconda della specifica tecnica impiegata la capacità d’allattare potrà essere anche totalmente compromessa. Quando il seno è molto cadente il trapianto dell’areola sarà libero e quindi la paziente non potrà più allattare.

La paziente candidata alla mastopessi deve quindi essere consapevole della probabile interferenza con un futuro allattamento ed esprimere quindi un consenso maturo alla chirurgia,

Fortunatamente la maggioranza delle donne che si sottopongono all’ intervento di mastopessi, lo fanno proprio a seguito delle gravidanze e quindi la complicanza “difficoltà nell’ allattamento” non le riguarda.

 Siccome l’intervento di mastopessi interessa i tessuti superficiali e profondi del seno, è normale che nei giorni seguenti si verifichi un certo gonfiore, mentre il dolore si può tranquillamente sedare con gli antidolorifici prescritti al momento della dimissione. Dopo che i bendaggi e il reggiseno postchirurgico vengono rimossi, viene prescritto l’uso di un reggiseno contenitivo elastico, simile a quelli sportivi, fino a che il tessuto si normalizza. Nell’arco di una decina di giorni, vengono rimossi anche i punti di sutura (o le graffette).

Come in ogni tipo di intervento chirurgico, anche per la mastopessi esiste un certo margine di rischio, generalmente connesso ad episodi di reazione avversa all’anestesia o infezioni. Può verificarsi inoltre un eccessivo sanguinamento e la difficoltà a recuperare pienamente la sensibilità cutanea, così come le cicatrici possono risultare evidenti.

Una larga parte di queste complicanze è efficacemente prevenuta con le opportune indagini preoperatorie e con gli accorgimenti igienico-sanitari adeguati.






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sabato 13 febbraio 2016

IL DECOLLETE'



Il décolleté è forse la parte più affascinante delle donne ed incuriosisce moltissimo gli uomini.

É sbagliato pensare che se la natura ci ha aiutate in partenza possiamo fare a meno di curare il nostro seno. Infatti tutte noi andiamo incontro ai segni del tempo, in primis chi ha il seno grande o la pelle grassa.
Le prime nemiche da evitare sono le smagliature, tipiche di chi ha effettuato un intervento di chirurgia estetica o di chi si è sviluppata velocemente tra gli 11 ed i 15 anni. Per questo il massaggio con creme elasticizzati o anche semplicemente con olio di oliva biologico è importantissimo.

Anche l'idratazione e l'attenzione al peso sono importanti perché le smagliature possono formarsi con aumenti e dimagrimenti improvvisi. Dunque a questo punto dobbiamo dedicare la nostra attenzione alla tonificazione dei tessuti: dopo la doccia cerca per almeno 1 minuto di bagnare con acqua fredda il seno.

Se la tua pelle è grassa usa dell'argilla mischiata ad un uovo sbattuto. La maschera si usa senza coprire il capezzolo e si massaggia per bene. Dopo venti minuti lavati con acqua calda e subito dopo con acqua fredda.

La maschera all'olio è per pelli secche: occorrono olio, un tuorlo e un cucchiaio di germe di frumento. Dopo aver mescolato applica e risciacqua dopo 20 minuti.

Per pelli normali possiamo fare una maschera all'arancia: occorre mezza tazza di succo di arancia, mezza buccia di arancia grattugiata, 2 cucchiai di farina di mais e due cucchiai di yogurt. La procedura è identica alle due precedenti.

Per l'applicazione di un tonico puoi usare il rum bianco mescolato al limone e versato sul seno escludendo i capezzoli.

Inoltre non è consigliabile prendere il sole scoprendo il seno, perché in questo modo favoriremo l'invecchiamento della pelle delicata del seno. Sono raccomandabili invece dei buoni sostegni al seno, come reggiseni avvolgenti e che contengono senza comprimere, e l'attività fisica perché aiuta a tenere a bada il peso, favorendo il metabolismo.

Un esercizio importante, specifico per il seno è unire parallelamente le due braccia con i pugni chiusi e combacianti e portarle lentamente su, finché i gomiti non arrivano al mento. Questo esercizio ti aiuterà a tenere il seno alto e sodo accentuando la tua bellezza.



Gli impacchi sono un ottimi sistema per rassodare e tonificare il seno, basta preparare un infuso con 30 g di serpolino, 20 g di rosmarino e 30 g di timo, tutta roba che potete reperire in qualunque erboristeria. Filtrate l’infuso, lasciatelo raffreddare e poi applicatelo sul seno lasciandolo in posa almeno 15 minuti.

La sera, per idratare e massaggiare il senso, con movimenti circolari che vanno dall’esterno all’interno, potete utilizzare il comunissimo olio di argan o quello di jojoba. In alternativa potete utilizzare una vera e propria maschera all’olio da preparare mescolando 3 cucchiai di olio d’oliva e 1 tuorlo d’uovo. Mescolate fino a quando il composto non avrà una consistenza cremosa, applicato sul seno e tenetelo in posa 30 minuti.

L’ultima ricetta è un tonico rivitalizzante che va preparato mescolando due cucchiaini di rum e 2 di succo di limone.

Basta un cubetto di ghiaccio, del succo di limone e piccoli gesti quotidiani per regalare al nostro seno un momento di coccola.

Acqua fredda. È in grado di stimolare la circolazione del sangue e favorisce l’ossigenazione delle cellule. Durante la doccia, passiamo per qualche secondo il getto di acqua fredda per innescare una ginnastica dei vasi e migliorare il microcircolo.
Freddo/caldo. Un altro metodo altrettanto valido è la spugnatura o la doccia con acqua molto fredda, alternata a spruzzi di acqua leggermente tiepida. Oltre all’effetto benefico dell’acqua, si unisce anche quello sferzante della spugna o del getto.
Ghiaccio. Possiamo massaggiare il seno con leggeri movimenti rotatori per qualche minuto, con un cubetto di ghiaccio o del ghiaccio tritato in un panno di cotone. È una  soluzione last minute rassodante prima di infilare un abito dalla scollatura audace! L’effetto è maggiore se al ghiaccio si aggiunge succo di limone, che agisce come astringente.


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giovedì 4 febbraio 2016

LE SMAGLIATURE



Le smagliature, chiamate più propriamente “striae distensae”, sono alterazioni della superficie della pelle generalmente legate allo sviluppo puberale e alla gravidanza.
Il termine scientifico originale, striae distensae, fu coniato da Roderer, che le descrisse nel 1773; tuttavia, fu solo nel 1867 che Koestner le analizzò dal punto di vista istologico e, dopo aver osservato le caratteristiche atrofiche del tessuto colpito, attribuì a queste alterazioni delle cute il termine di  “striae atrofiche”. Nel 1932 Cushing, contribuì, grazie ai suoi studi, a spiegare il processo di formazione delle smagliature.

Le “striae distensae” sono conosciute sin dai tempi antichi e rappresentano uno dei più frequenti inestetismi che colpiscono il sesso femminile. Si presentano come striature longitudinali o solchi leggermente avvallati, paralleli tra di loro e localizzati più frequentemente alla parete laterale dell'addome e/o alla superficie laterale delle cosce, separate da tratti di cute sana. Sono costituite da cute atrofica di colore variabile a seconda della loro fase evolutiva. Inizialmente di colore rosa che vira al violetto (fase infiammatoria), le smagliature assumono in seguito tonalità madreperlacee (fase cicatriziale).
Le smagliature hanno una localizzazione bilaterale e possono comparire in ogni parte del corpo con un orientamento caratteristico che dipende dalla zona colpita. In particolare, seguono precisamente le linee di Langer, linee secondo cui sono disposte le fibre delle fasce muscolari superficiali, da seguire in caso di incisioni chirurgiche, al fine di evitare fenomeni di retrazione cicatriziale. La larghezza delle smagliature varia da pochi millimetri a 1-2 centimetri, mentre la loro lunghezza supera i 15-20 centimetri; le lesioni iatrogene (dovute a terapie cortisoniche topiche e sistemiche) si distinguono spesso per dimensioni maggiori.
L'età di insorgenza e la localizzazione delle smagliature variano in base al sesso. Nelle donne compaiono tra i 12 ed i 16 anni, con picco massimo (60-90%) durante la gravidanza, mentre i maschi presentano la massima incidenza tra i 14 e i 20 anni.
Uno dei fattori responsabili di tale fenomeno è “l'evoluzione ormonale” nella 3° e 4° decade (è nota un'azione negativa degli estrogeni sulla sintesi del collagene) che determina un aumento considerevole dell'incidenza della patologia nel sesso femminile. Sostanziali differenze si evidenziano tra i due sessi anche a livello della localizzazione. Nell'uomo, le strie, si osservano a livello della regione lombo-sacrale, dell'addome, del torace e dei glutei. Nella donna le ritroviamo tipicamente su glutei, sull'esterno ed interno coscia ma soprattutto a livello dell'addome e della mammella.
Diverso il discorso per le smagliature di origine iatrogena, che appaiono solo sul sito di applicazione del trattamento, nel caso di farmaci corticosteroidei, o in corrispondenza di zone cutanee sottoposte a tensione e stress meccanici, come nel caso di suture o interventi estetici specifici (es: mastoplastica additiva).
Nella quasi totalità dei casi, le striae distensae si pongono come problema solo sul piano estetico, ma possono comportare, specie nell'adolescente, un disagio psicologico anche di notevole entità.



La predisposizione famigliare alle smagliature è accertata e la loro presenza è caratteristica in alcune malattie geneticamente determinate, in cui il difetto ereditario interessa il connettivo, come la sindrome di Marfan.

Gli steroidi rappresentano il fattore patogenico determinante nella patogenesi delle striae distensae iatrogene. Tra i numerosi effetti degli steroidi il più importante è l'atrofia, sia dell'epidermide che del derma, con riduzione dell'attività proliferativa dei fibroblasti e conseguente modificazione strutturale delle fibre di collagene e della sostanza fondamentale.
Le caratteristiche principali delle striae risultanti da una terapia cortisonica sistemica, da anabolizzanti o da utilizzo di molecole steroidee per applicazione topica, sono la velocità di insorgenza, la comparsa in sedi insolite e l'aspetto clinico generalmente più marcato. Nel caso del trattamento topico, l'entità della manifestazione è dipendente dalla potenza dello steroide applicato, dal numero delle applicazioni, dalla modalità di utilizzo e dalla sede di applicazione (che è in relazione all'indice di penetrazione transepidermica).

Le smagliature compaiono quando vi è una brusca variazione del pannicolo adiposo o della circonferenza di alcune parti del corpo: a seguito, ad esempio, di una gravidanza, dell'allattamento, di indumenti stretti, di eccessiva attività fisica, di brusche variazioni di peso, dovute a diete drastiche, denutrizione, a malattie debilitanti, o all'anoressia nervosa: in queste condizioni, verosimilmente, l'atrofia del derma è causata principalmente da un'aumentata secrezione steroidea.
L'insorgenza delle striae è strettamente correlata con l'obesità.
Il fattore meccanico agisce però in sinergia con meccanismi ormonali e costituzionali, come è dimostrato dal fatto che le smagliature che si formano nel maggior numero delle gravidanze, sono in relazione non tanto all'aumento della circonferenza dell'addome, quanto all'aumento di peso, alla pre-esistenza di striae puberali e alla predisposizione genetica.

Il derma è un tessuto connettivo composto da una fitta trama di fibre e da una grande quantità di cellule immerse nella sostanza fondamentale.
Le fibre sono principalmente due:
fibre collagene (glicoproteina fibrosa): si organizzano in fasci disposti tra loro secondo un fitto intreccio e molto resistenti alla trazione
fibre elastiche costituite da microfibrille di elastina (anch'essa è una glicoproteina fibrosa) e di fibrillina: sono meno numerose e più sottili delle fibre di collagene, non si organizzano in fasci, ma si ramificano e si riuniscono formando un reticolo. Sono dotate, a differenza del collagene, di notevoli proprietà elastiche, infatti sono in grado di sopportare tensioni e torsioni anche notevoli, deformandosi per poi ritornare allo stato di distensione originario.
La sostanza amorfa (o sostanza fondamentale) è costituita essenzialmente da macromolecole di origine glucidica definite glicosaminoglicani (GAG).
Ciò che sottende alla comparsa delle smagliature è principalmente una modificazione strutturale quali-quantitativa delle fibre di collagene ed elastina.
La cute con striae, rispetto a quella “sana”, presenta una matrice dermica non compatta. Infatti, nel derma non affetto da strie, si può notare la presenza di una ben organizzata matrice extracellulare contenente fibre collagene, fibre di elastina e microfibrille, mentre nel derma affetto da striae, la matrice appare meno compatta, presenta un maggior contenuto di sostanza fondamentale e una ridotta quantità di collagene ed elastina. Nella pelle con striae i componenti delle fibre elastiche sono ridotti e disorganizzati.
Le smagliature si manifestano sottoforma di lesioni lineari e fusiformi, d'aspetto appunto trofico, ricoperte da una cute sottile liscia o lievemente pieghettata, talvolta depressa. Non presentano follicoli piliferi né ghiandole sudoripare. L'esordio è in generale asintomatico, ma può essere accompagnato da una leggera sensazione di prurito o, più raramente, da bruciore e da dolore.
La formazione della stria distensae si determina in tre fasi:
Fase infiammatoria: dura da alcuni mesi a 24 mesi, periodo  in cui le smagliature si estendono in genere lentamente e assumono un colorito che va dal rosa al rosso intenso.. All'esordio può manifestarsi un leggero prurito o bruciore nella sede di localizzazione.  In questa fase iniziale la loro superficie è normalmente liscia e sono caratterizzate da colore rosso causato dall'aumentato flusso di sangue richiamato dai mediatori dell'infiammazione; da qui il nome “striae rubrae”. I fibroblasti, componenti fondamentali del derma, riducono la loro attività proliferativa e ha luogo una modificazione chimico-fisica della sostanza fondamentale con conseguente alterazione delle fibre elastiche e collagene.  All'esame istologico l'epidermide e il derma si presenta assottigliati.
Fase cicatriziale iniziale: comincia un processo atrofico e la stria diviene più sottile, pieghettata e assume un colore rosa pallido.
Fase cicatriziale definitiva: le strie atrofiche assumono un aspetto bianco, madreperlaceo o avorio (striae alba). Le fibre di collagene presentano una trama irregolare e appaiono lasse, deformate, non riunite in fasci e spesso spezzate; le fibre elastiche sono frammentate o assenti al centro della lesione, mentre ai bordi appaiono arricciate e arrotolate. La sede di localizzazione delle striae è priva di  ghiandole sudoripare e sebacee, di follicoli piliferi e  di melanociti (infatti le strie, esposte alle radiazioni UV, non si pigmentano). I fibroblasti riparano l'area lesionata formando un tessuto cicatriziale poco vascolarizzato e costituito esclusivamente da fibre di collagene.
Le strie sono sicuramente più comuni nella razza bianca, questo non elude che anche le donne di razza scura ne siano affette, anzi, le loro smagliature possono a presentarsi, oltre che come striae albae, anche di colore scuro. Mentre nelle striae albae già stabilizzate vi è un danno melanocitico con riduzione sia del numero di melanociti che della melanogenesi, nelle persone di razza scura può anche accadere che la distensione tissutale, conseguente alla diminuzione del numero di melanociti, possa ridurre lo stimolo meccanico-biologico portando ad un inscurimento della stria.

Mentre le striae gravidarum si osservano con elevata frequenza nelle donne gravide di razza bianca, generalmente nel corso del terzo trimestre di gestazione, al contrario, le donne asiatiche o afro-americane più difficilmente ne sono affette. La zona maggiormente colpita è l'addome, seguita dal seno. Dopo il parto le lesioni tendono a diventare più chiare e meno visibili, ma non scompaiono completamente.
Le cause delle smagliature in gravidanza (striae gravidarum) non sono ancora certe. Verosimilmente, i fattori di rischio legati alla comparsa di questo inestetismo sono:
BMI (indice di massa corporea) e l'aumento di peso della donna
Età della madre (più è giovane più è alto il rischio. Alcuni studiosi associano la frequente comparsa di strie gravidarum di grado severo in donne in età giovane per la maggior fragilità, sotto i 20 anni, delle glicoproteine responsabili delle propretà meccaniche di resistenza allo stiramento di cute e tessuti)
predisposizione genetica (ad esempio il tipo di fibre elastiche)
abitudini alimentari
peso del bambino alla nascita
fattori ormonali (presenza di maggior quantità di ormoni corticosurrenali, estrogeni, relaxina nel circolo delle donne gravide).

Prevenire la comparsa delle smagliature significa soprattutto fornire alla pelle sempre la massima idratazione, in modo che questa si mantenga elastica e tonica. In questo senso numerose sono le creme e i trattamenti che si trovano in commercio.
Quando le smagliature sono comparse è difficile debellarle completamente a meno di prendere in considerazione la chirurgia estetica. Vi sono comunque metodi, sia invasivi che più soft, per risolvere o migliorare sensibilmente l’aspetto della pelle colpita da smagliature.

Possono essere prevenute idratando la pelle, applicando creme che migliorano l'elasticità cutanea, praticando esercizio fisico (tra gli sport consigliati ci sono lo step, il pilates e il running) e mantenendo una alimentazione sana.

L'unico trattamento approvato per questa patologia dall'FDA è quello effettuato con il laser Frazionato Non Ablativo. Per ottenere miglioramenti oggi si utilizzano tecniche estetiche basate su micro-asportazioni della cute da trattare, efficaci per la cura degli inestetismi, che in seguito tra l’altro non riportano alcun segno evidente. Queste sedute di micro chirurgia estetica vengono realizzate in anestesia locale infiltrativa, a distanza di 15/20 giorni l'una dall'altra: il numero di terapie dipende dall'avanzamento del difetto cutaneo e dalla sua estensione. Tuttavia queste cure non danno ancora effetti apprezzabili.



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giovedì 21 gennaio 2016

TIPI DI CAPEZZOLI




Tutti i seni sono forniti di capezzoli, deliziose sporgenze. Per molti sono in realtà ciò che vengono chiamate zone erogene secondarie (soprattutto per le donne): il che significa che se li stimolate sono in grado di inviare sensazioni piacevoli fino ai genitali. Ecco cinque cose da sapere sui capezzoli, quei meravigliosi cerchietti con una punta in mezzo.

Non esistono due capezzoli uguali. Ciò significa che i capezzoli sul tuo corpo non possono essere speculari l’uno all’altro. E’ normale, anche se qualcuno si stupisce vedendoli diversi uno dall’altro. L’anello esterno più grande è l'areola,  la zona circolare altamente pigmentata che circonda il capezzolo, di colore differente dal resto della mammella. In alcune donne, l’areola è rosa chiaro. Per altre, può essere più scuro e vanno dal rosso al marrone. In qualche caso, l’areola diventa più scura se si è eccitate sessualmente. Non a caso, in alcune culture primitive, le donne dipingono i capezzoli, li scuriscono, nella speranza di accendere la passione dei loro compagni. All’interno dell’areola ci possono essere piccoli dossi: sono il prodotto delle vostre ghiandole di Montgomery. Queste ghiandole producono una specie di grasso protettivo, bianco, lubrificante, oleoso per la pelle. Anche questo è normale. Non spremere quei piccoli urti: sono lì per un motivo e grattandoli si può causare un’infezione. In alcune donne possono crescere dei peli intorno ai capezzoli e, talvolta, si formano addirittura peli scuri che sembrano piccole ciglia sul bordo esterno dell’areola.



I capezzoli in erezione attirano sempre la nostra attenzione, anche se è un equivoco pensare che i capezzoli eretti indichino che una donna è sessualmente eccitata. I capezzoli diventano eretti per molti motivi, alcuni dei quali non sono di natura sessuale: ad esempio col freddo, o a causa dello sfregamento dei vestiti.

Circa il 2 per cento delle donne ha i capezzoli introflessi. Tale fenomeno è causato da condotte portanti il latte più corte del solito. Così il capezzolo può essere piatto o addirittura dirigersi verso l’interno  piuttosto che proiettarsi al di fuori. I capezzoli introflessi non costituiscono alcun rischio per la salute, anche se possono essere un ostacolo per le neo mamme nell’allattamento al seno. Chi volesse comunque correggere questa caratteristica ha diverse opzioni: trattamenti chirurgici e non chirurgici, più o meno invasivi.  Il modo più semplice per verificare se i capezzoli sono retratti è quello di pizzicarne delicatamente  uno, intorno ai bordi della areola. Se il capezzolo sporge, non è invertito.

Le femmine umane sono gli unici mammiferi che sviluppano seni e capezzoli che restano pieni e prominenti anche quando non sono in fase di allattamento. Ogni altro mammifero sperimenta questo sviluppo evidente solo durante la gravidanza e l’allattamento. Gli scienziati ipotizzano che i seni pieni della femmina umana e i capezzoli eretti siano legati allo sviluppo evolutivo come specie. Per gli altri mammiferi, grandi seni sono un segno evidente che la femmina è in lattazione e non in ovulazione, ed è quindi disponibile alla procreazione. Le donne invece hanno sviluppato modi di mascherare quando sono o non sono fertili per confondere i compagni maschi e sembrare comunque sessualmente desiderabili, anche quando l’ovulazione non è in corso.

I capezzoli “soprannumerari” (molto piccoli, spesso quasi invisibili) sono comuni in molte specie, tra cui primati, roditori e ruminanti. I ragazzi hanno “il terzo capezzolo” più spesso rispetto alle femmine: 1 maschio su 18 e circa una femmina su 50 femmine hanno capezzoli extra. In rarissimi casi, si hanno cinque o sei capezzoli.

L'erezione del capezzolo dipende generalmente da fattori diversi, eventualmente combinati fra loro: nella donna con l'allattamento materno, che comporta una stimolazione diretta del capezzolo e la produzione di ossitocina, che ne provoca l'estensione, nell'uomo e nella donna con la stimolazione diretta della mammella e della zona del capezzolo, che comporta eccitazione sessuale, con una forte emozione e con il freddo. A differenza dell'erezione del clitoride e del pene, l'erezione del capezzolo non dipende da uno stimolo nervoso dovuto a una reazione del sistema nervoso ma solo dall'aumentato afflusso di sangue nella pelle.




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giovedì 31 dicembre 2015

TIPI DI SENO



Le bocce, le zinne, il davanzale, i galleggianti, passando per il politically correct e biologissimo seno, fino all’elegante décolleté: come le vogliate chiamare tra di voi o farle chiamare dal vostro compagno mentre ve le strapazza, sempre di tette si sta parlando.

Da un sondaggio tra uomini, a discapito di tutte le aspettative, la risposta più frequente non è stata “mi piacciono le tette grandi”, ma è stata una non-risposta: “dipende dalla forma”, lo hanno detto l’80% degli interpellati.

Il motivo antropologico dell’attrazione maschile (ed eventualmente anche femminile) verso il seno è che ricorda il sedere e il sedere è il primo a essere visto (ed a essere usato) nell’accoppiamento animale.
Il motivo psicologico dell’attrazione verso il seno è presto spiegato: le tette ricordano l’allattamento materno, quindi il nutrimento, la vita, l’affetto, il calore. In questo caso le forme non è che contino molto, ma quando si cresce si diventa di gusti difficili: ed ecco quindi che non basta avere il cruccio di averle troppo grandi oppure la fissazione di averle inesistenti, la delusione di averle cadenti già a 25 anni, il pallino di farsele ritoccare con la chirurgia, o il più economico espediente di preoccuparsi di comprare sempre reggiseni imbottiti o maglie larghe; ora c’è anche la questione della forma.
E lì, oltre la chirurgia plastica, non esiste rimedio: madre natura regna sovrana e una volta tolti vestiti e reggiseni superaccessoriati, siamo proprio così come la mamma ci ha fatte e la vita ci ha cresciute.
Pesche, limoni, angurie, cachi, manghi, papaie, uva passa, pere, ciliegine, mele verdi?
Oppure trampolini, taschini, vulcani, palloni, bustine?

Le tette si possono dividere in 100 categorie ben definite. E fortunato colui che avrà la possibilità di tastarle tutte. .
Cosa c'è di più provocante, a livello di stimolo sessuale, dell'ampio davanzale che lei ti sbatte in faccia per tutta la serata?

E che dire, infine, dell'orgasmica possibilità di farsi fare una sega con le tette?

In principio fu la coppa di champagne, poi la lobby degli outlet di intimo ridusse tutto a dei codici asettici e ben poco evocativi tipo 90 coppa C. Qualche nostalgico ovviamente non ha mai dimenticato le poppe a pera di nutiana memoria, ma la verità è che la migliore delle tette possibili non esiste, anche perchè ci sarebbe solo l'imbarazzo della scelta, visto che le tette possibili sono sono un bel po'.




VERY BIG BOOBS: vedi anche: maggiorata. Sono veramente delle grosse bocce, dalla quinta in su, di forma tonda e di consistenza un po’ molle e flaccida. Alcune delle massime esponenti della categoria sono infatti obese (in questi soggetti è completamente svalutato l’aggetto del seno rispetto all’addome, che cade a zero, svalutando irrimediabilmente il davanzale), conseguenza o causa, secondo recenti studi, della comodità che queste donne raggiungono stando a tavola, momento in cui trovano sollievo appoggiando i due airbag sulla tovaglia. In generale, assunta per vera la tesi secondo cui la stupidità è direttamente proporzionale alla grandezza del seno, questa classe è rappresentata da donne tremendamente stupide, salvo poche eccezioni che ovviamente confermano la regola. Le altre maggiorate, se non obese, hanno avuto un colpo di culo. Malauguratamente queste donne muoiono giovani: per gravi problemi di ipercifosi della colonna vertebrale, dato il peso insostenibile delle due bocce; per soffocamento durante il sonno in posizione prona; per problemi cardiovascolari (nel caso delle obese).

Piacciono a: calciatori, contadini, spettatori del grande fratello, uomini di bocca buona a cui non serve parlare di relativismo culturale con la propria donna, e in generale all’universo maschile che su youjizz guarda esclusivamente la categoria big tits.

COPPA DI CHAMPAGNE: queste tette sono indubbiamente le vincitrici per forma, eleganza, leggiadria e sostegno. Sobrie, contenute (una seconda abbondante) e mai volgari. Le ritroviamo trasversalmente nel mondo femminile, ma la frequenza è di circa una donna ogni due milioni.

Piacciono a: pochi uomini che capiscono qualcosa di tette oltre alla quantità e ai pervertiti che amano infilare parti del corpo in utensili da cucina (oltre alla coppa di champagne, che non crea problemi, il flute per il pene di lui ha spesso qualche effetto collaterale: sono molteplici, negli ultimi anni, gli episodi di cazzi in cancrena presentatisi in pronto soccorso; il ricavato ha fornito nel 2011 il necessario per il brindisi di fine anno all’ospedale di Trapani).

PICCOLE E INSIGNIFICANTI: queste tette sono una via di mezzo tra le coppe di champagne (per grandezza) e le tette inesistenti delle piatte. Solitamente la taglia ufficiale è una prima, ma spesso la donna è portata a comprare una seconda per autoconvincimento o appagamento personale. A volte la beffa è doppia, in quanto hanno delle madri con una terza circa e sperano così di diventare per ereditarietà genetica come loro, ma non sanno che lo saranno solo dopo aver partorito almeno tre figli o dopo la menopausa, ingrassando circa duecento chili. Di solito le appartenenti a questa classe non vivono troppo male il fatto di avere un seno insignificante. Il percorso però è lungo, e al liceo soffrono molto perché tutti fanno il filo alla tettona. Risolvono il problema in due modi diversi: o diventando amiche dei maschi, per poi farsi quello che non ha mai scopato e ci sta; oppure diventano navi-scuola, vincendo definitivamente contro la tettona della classe, che alla fine si rivela una figa di legno. Il QI è in generale medio-alto: per colmare il deficit anatomico infatti leggono molto o apprendono aneddoti, così da inculare l’uomo con eloquenza sofistica e azzerando irrimediabilmente la sensualità. Il rapporto con il partner diventa frustrante (egli è costretto ad appiattire la concavità del palmo della mano quelle rarissime volte – due o tre l’anno – che è mosso dalla voglia di toccare il seno della compagna, probabilmente per la speranza che qualcosa sia cambiato). Spesso è lui a suggerirle la chirurgia plastica, ma essendo assoggettato alla compagna, l’ipotesi svanisce in un istante (la donna con poche tette sviluppa infatti una forte attitudine al comando, un po’ come i nani quella al potere).

Piacciono a: i depressi, i deboli, chi sostiene che nel punteggio attribuito a una donna valga di più il culo (a proposito dell’eterno scontro tette-culo), chi guarda per prima cosa gli occhi, i gay, i gay non ancora dichiarati.

FORUNCOLI: la situazione è drammatica, la donna distesa sembra un ragazzo glabro, e in piedi un ragazzino che durante la crescita sviluppa per un certo periodo capezzoli leggermente sporgenti. Appartengono alla categoria: le anoressiche, le modelle da passerella (quindi anoressiche), chi ha la sfiga di nascere così e le bambine fino ai 12 anni. Gli esiti sono tra i più vari e interessanti, studiati da molti esperti di sociologia:  l’uso perenne di reggiseni push-up, compreso quello del costume da bagno, riuscendo a prendere per il culo non certo le donne, bensì i cattivi osservatori. Il rischio, però, è di deludere irrimediabilmente la vittima che, caduta nel tranello, cercherà disperatamente di smascherare il trucco.

Piacciono a: praticamente nessuno, se non hipster e fattoni.

RIFATTE: dopo lo stile Pamela Anderson, che segnò l’inizio di una nuova concezione della donna come un infinito di possibilità, la mastoplastica additiva ha fatto passi da gigante, e oggi un seno rifatto può sembrare nature, anche se voci di corridoio dicono che sia comunque freddo al tatto e poco mobile nel movimento di inerzia che compie seguendo quello del resto del corpo (in tanti ripiangono le moviole che romanticamente immortalavano il ballonzolare delle tette nelle partite di tennis o di beachvolley amatoriale). Si rivolgono alla chirurgia plastica: ragazzine yankee che vogliono partecipare a programmi di MTV con le proprie madri (dal titolo non troppo dissimile da: Mom, buy me two new bigger tits cause I want to fuck); ragazze costrette dal fidanzato, che vanno in Tunisia fingendo una vacanza studio in Inghilterra, rubando qualche migliaio di euro dal bancomat del babbo e vendendo qualche gioiello preso dalla borsetta di mammà.

Piacciono a: Papponi, diciassettenni nerd, Tommy Lee.






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giovedì 5 novembre 2015

I DANNI DELLA CHIRURGIA ESTETICA



Cresce il numero delle operazioni di chirurgia estetica fatte in luoghi non idonei, secondo l'Associazione italiana chirurgia plastica estetica, Aicpe. Di conseguenza, aumentano anche gli interventi “riparatori” realizzati per rimediare a un danno. Addirittura, la percentuale delle operazioni effettuate per rimediare a un "errore" si attesta ormai al 20% del totale.
Un chirurgo plastico, del consiglio direttivo dell'Aicpe, precisa: "Lo segnaliamo sulla base di ciò che ci riferiscono i nostri associati. Non abbiamo dati certi ma registriamo non più solo casi rari e singoli di complicanze. Le reazioni negative e la chirurgia secondaria effettuata per riparare danni dovuti a infezioni o interventi fatti male sono arrivati al 20% negli ultimi tre anni, prima erano stabili al 10-15%".

I problemi sono dovuti soprattutto a interventi chirurgici veri e propri, oppure punture ringiovanenti e laser usati da medici non specialistici che operano in semplici studi, inclusi gli odontoiatri.

La chirurgia estetica spesso viene presa sotto gamba. In realtà si tratta di interventi chirurgici come tutti gli altri e quindi presentano dei rischi. Bisogna affidarsi a dei medici competenti e professionali. Entrare nel mercato nero della chirurgia plastica può provocare dei disastri ed a pagare il prezzo sarà esclusivamente il corpo che verrà maltrattato ed umiliato. Gli scempi sono tanti, c’è chi ha rovinato le proprie labbra con oltre 100 iniezioni di silicone, oppure chi ha sottoposto il proprio fisico ad uno stress intollerabile per aumentare l’altezza di pochi centimetri o diminuire la circonferenza del busto. .

Nella forma liquida o sottoforma di gel il silicone dà luogo a reazione tissutale infiammatoria da corpo estraneo e a una risposta immune di IV tipo. Con il termine silicone si indica la famiglia di polimeri basati sul silicio.
Le tre forme, nelle quali e’ presente sul mercato, sono: l’ olio (silicone liquido), il gel e l’ elastomero.
L’ uso iniettivo del silicone liquido per finalita’ estetiche risale agli anni ’60.
Nel 1991 la FDA americana (Food and Drug Administration) ne ha vietato l’ impiego.
Anche in Italia e’ proibito l’ utilizzo del silicone liquido per trattamenti estetici (es. riempimento delle rughe, aumento delle labbra), mentre ne e’ consentito l’ impiego in oculistica (trattamento del distacco di retina).
Le principali complicanze dell’ impianto di silicone liquido sono rappresentate dalla sua migrazione, la formazione di granulomi e l’ insorgenza di processi infiammatori cronici.
La rimozione del silicone liquido puo’ avvenire solo attraverso l’ escissione chirurgica dei tessuti nei quali e’ stato iniettato; va comunque tenuto presente che una bonifica completa e’ difficile per la caratteristica del prodotto di infiltrarsi anche nei tessuti sani quindi in caso di grandi quantità iniettate non è possibile intervenire e l’unico rimedio possibile è cortisone a vita con tutti i gravi effetti collaterali che comporta per al salute e l’integrità fisica.
Il silicone appartiene alla famiglia dei polimeri. Sono stati riportati molti effetti collaterali quali ipersensibilità, formazione di granulomi e migrazione, associati all’impurità del materiale. E’ comunemente usato in America Latina e in pochi paesi Europei. Il silicone è iniettato in profondità nella pelle e nel grasso. La correzione sembra essere immediata ma si verifica a seguito di una reazione di ipersensibilità ritardata. L’infiammazione progredisce fino a una reazione locale fibrobastica che conduce al permanente aumento del tessuto. Il silicone dovrebbe essere usato solo in piccole quantità (0.01-0.04 ml) e mai nell’anca, glutei o coscia perché questi punti sono a più alto rischio di migrazione. Il silicone è stato usato per in passato solchi nasolabiali, rughe glabellari, guance e labbra.



Una volta iniettato, il silicone liquido infiltra i tessuti al punto che non è più possibile rimuoverlo in alcun modo (se non, ovviamente, asportando il tessuto stesso, con il danno estetico che è facile immaginare). Le complicanze legate all’ infiltrazione di silicone includono:
Migrazione del silicone in altre sedi corporee (per effetto della gravità)
Infiammazione e depigmentazione dei tessuti circostanti la zona infiltrata.
Formazione di granulomi e masse di tessuto cronicamente infiammatorio. Oltre a questo il silicone purtroppo presenta ulteriori problemi, assai gravi e di difficilissima risoluzione: innanzitutto è una sostanza migratoria e quindi con una stabilità minima, utilizzarlo sia per il viso che per il corpo significa incorrere in rischi frequentissimi di subire dei cambiamenti estetici assolutamente terrificanti: zigomi evidenti e perfetti possono lentamente migrare verso le mascelle, aumentando l’ampiezza del vostro viso, fianchi e fondoschiena scolpiti, non soltanto vi rallenteranno nei movimenti impedendovi parzialmente di intraprendere attività sportive, ma rischieranno di scivolare lungo le cosce (in alcuni casi addirittura fino alle caviglie) o di risalire lungo la colonna vertebrale e vi impediranno per sempre di ricevere qualsiasi tipo di iniezione a livello intramuscolare sul fondoschiena.
Il silicone crea in alcuni casi reazioni infiammatorie croniche e fibrosi terribili, e nel corso degli anni si è frequentemente etichettato questa sostanza come cancerogena, infine è praticamente impossibile rimuoverlo.

Come qualunque altro intervento, anche quello di chirurgia plastica comporta dei rischi per il semplice fatto che si entra in una sala operatoria e si viene sottoposti ad un'anestesia. Ma i rischi aumentano quando le richieste delle pazienti sono eccessive. "Nella maggior parte dei casi, i problemi sono dovuti alla quantità e alla qualità dei materiali utilizzati nell'intervento come è accaduto nel caso della modella brasiliana" spiega il presidente della Società Italiana di Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica (Sicpre) che raccoglie l'80% dei chirurghi plastici nel nostro Paese. Il danno, infatti, è stato causato da iniezioni di idrogel e polimetil-metacrilato che si sono fuse tra loro e con il tessuto muscolare, causando uno choc settico e cicatrici probabilmente permanenti. "Un altro problema nasce dal fatto che spesso per raggiungere un risultato molto lontano dal proprio aspetto è necessario eseguire su una stessa paziente più di 10-15 interventi" prosegue l'esperto.  Alcuni effetti collaterali, comunque, possono essere facilmente evitati. È stato dimostrato che il fumo interferisce con i processi di cicatrizzazione, così come l'assunzione di particolari farmaci.

Chirurghi troppo consenzienti. Ma com'è possibile che un chirurgo serio accetti di fare un intervento così estremo da una donna che vuole passare da una prima ad una quinta misura di reggiseno? "Un chirurgo serio e professionale deve saper fermare le pulsioni eccessive delle pazienti ma purtroppo spesso per accontentarle e non rischiare di perderle, si finisce con assecondarle esponendo così sia la donna che sé stessi ad un rischio" spiega il medico sottolineando come non tutti i chirurghi che operano nel settore abbiano la necessaria competenza e preparazione.
"In Italia per esercitare la chirurgia plastica non è richiesta nessuna specializzazione e qualunque medico può quindi esercitare quest'attività privatamente anche se non ha la formazione e l'esperienza che serve. Si tratta di una grande carenza del nostro sistema sanitario e la Sicpre sta cercando di aprire un tavolo tecnico sulla chirurgia plastica presso il Ministero della Salute in modo da stabilire delle regole precise" spiega Malan. In attesa di queste regole, per evitare di cadere nella trappola di un medico che fa sembrare tutto facile e senza rischi, meglio fare un check up completo del professionista a cui affidarsi. "Se hanno un sito internet, è bene andare a verificare se c'è un curriculum in modo da poter capire qual è la loro formazione ed esperienza" suggerisce l'esperto. Anche sentire più di un parere aiuta così come chiedere le opinioni a donne che hanno già fatto un intervento presso quel chirurgo. "Si intuisce la professionalità del medico anche dopo un primo colloquio che aiuta la donna a capire chi ha di fronte sia dal punto di vista della competenza medica che dell'aspetto psicologico. L'importante è non scegliere solo sulla base della pubblicità più accattivante o del prezzo più basso" prosegue Malan. Per risparmiare, infatti, molte donne si affidano a mani straniere nei Paesi dell'Est o in Tunisia, Brasile, Argentina, Indonesia. Solo così possono permettersi un paio di labbra nuove o un seno più grande ma a volte si paga un prezzo più alto in termini di salute.



Perché le donne, non solo quelle famose, chiedono interventi estremi? Cosa le spinge ad una richiesta del genere? Studi autorevoli, come quello della Ruhr University, rivelano che la decisione di sottoporsi a un intervento di chirurgia plastica nasce dal desiderio di dare una spinta alla propria autostima e gratificare sé stessi. "Le donne che chiedono interventi così estremi sono persone che inconsciamente cercano, migliorando il loro aspetto fisico, di guarire ferite e cicatrici più profonde di quelle che non possono vedersi "a pelle", che hanno sede nell'anima" spiega Maria Malucelli, specialista e docente di psicologia clinica e autrice del libro "Sul lettino del medico estetico (Acta Medica Edizioni). "Si tratta di persone che hanno sempre vissuto con la percezione del non piacersi che non è stata sedata o risolta da una buona vita affettiva. Ricorrono ad un cambiamento estetico a volte eccessivo senza rendersi conto che un danno psicologico non si risolve con un intervento fisico" chiarisce Malucelli. Comportamenti ossessivo-compulsivi, depressioni, disturbi alimentari: la casistica dei disagi psicologici può essere molto ampia. "Per questo abbiamo consigliato alle scuole di medicina estetica e ai professionisti del settore di fare anche uno screening psicologico per capire qual è la condizione psicologica della paziente e le sue motivazioni reali ma purtroppo non sempre c'è disponibilità e collaborazione".
Un altro dato riguarda l'abbassamento dell'età media delle ragazze che si sottopongono ad interventi estetici. "Sono sempre più numerose le adolescenti che chiedono come regalo un intervento estetico e vengono assecondate sia dai genitori che dai chirurghi che non sanno vedere oltre quella richiesta il disagio emotivo" spiega la psicologa. Non a caso, la richiesta di un secondo intervento è molto frequente tra le più giovani: "Accade perché nessun intervento estetico potrà mai soddisfarle in quanto il problema è di natura emotiva e non fisico e l'intervento agisce solo come sedativo momentaneo e succedaneo della felicità ma essendo generato da un vuoto emozionale dopo un po' il disagio ricompare".
L'intervento al naso, alle palpebre e l'aumento del seno saranno i ritocchi più eseguiti nel 2015. Seguono, rispettivamente in quarta e in quinta posizione, l'addominoplastica e la ricostruzione mammaria.

Il lifting del viso si esegue scollando chirurgicamente il piano cutaneo e i piani muscolo-facciali che stanno sotto e che poi vengono riposizionati in modo corretto eliminando anche quell'eccesso di tessuti responsabili dell'aria cadente che può assumere il viso. "Se la dissezione è troppo profonda, il rischio è un danno a carico del nervo facciale con un effetto paralisi e angoli della bocca abbassati" spiega il presidente della Sicpre. Un altro rischio è quello delle asimmetrie nelle misure delle due parti del volto. Un problema questo che in realtà riguarda ogni intervento sugli organi di coppia come anche il seno.

Con la blefaroplastica si tolgono gli eccessi di cute, grasso e muscoli dalle palpebre superiori e inferiori. "È un intervento che non comporta grandi rischi ma quando si lavora sulla palpebra superiore bisogna stare attenti a non danneggiare il muscolo elevatore della palpebra che altrimenti non funziona bene e non consente all'occhio di aprirsi. Nel caso della palpebra inferiore, se si toglie troppa pelle si rischia lagoftalmo, cioè una incompleta chiusura della rima palpebrale che lascia parte della cornea e della congiuntiva scoperte ed esposte all'azione degli agenti esterni" spiega Malan.

C'è chi ha il naso alla Dante Alighieri con una gobba poco gradevole e chi ha quello alla Pinocchio e vuole accorciarlo. "La rinoplastica è un intervento in cui si toglie una parte del naso eliminando un pezzo di ossa e cartilagine, ma se si toglie troppo è un problema perché si rischia di avere punte che cadono verso il basso. Si tratta di un intervento molto tecnico e che richiede molta esperienza perché in caso di errore l'unico modo per correggere è fare degli innesti con pezzi di cartilagine o di ossa".
 
Per aumentare il volume delle labbra si ricorre ai filler riassorbibili o al grasso della paziente con la tecnica del lipofilling. "I problemi possono nascere solo dal tipo di materiale utilizzato. Oggi c'è la rincorsa ai materiali non riassorbibili che consentono di fare l'intervento una volta sola ma il rischio è che queste sostanze possano spostarsi e a volte rimuovere alcuni tipi di filler è impossibile" chiarisce Malan. L'acido ialuronico sembra essere meno rischioso: "Tutt'al più possono formarsi dei piccoli noduli sulle labbra perché magari il prodotto si concentra in qualche punto e crea un'infiammazione ma in questo caso basta aspettare che si riassorba" chiarisce il presidente della Sicpre.

Per il lifting del seno i rischi sono minimi perché è un intervento abbastanza semplice. "Questi interventi hanno il grande vantaggio che si può sempre tornare indietro perché se una protesi si infetta si può sempre togliere" spiega Malan. I rischi insorgono soprattutto quando si richiede una taglia troppo grande per la propria conformazione fisica. "Possono verificarsi dei cedimenti dei tessuti quando la protesi è troppo grande rispetto alla corporatura della paziente. Un altro rischio è quello della contrattura capsulare. In pratica, il nostro organismo produce un tessuto fibroso che isola la sostanza estranea inserita con l'intervento dai tessuti del corpo. Se questo tessuto fibroso si restringe come una maglia di lana lavata in lavatrice la protesi che è morbida si indurisce e potrebbe far male".  
Tra gli interventi più richiesti c'è il "butt lift", ossia il riempimento o la messa in tensione delle natiche. "Sono interventi di per sé un po' a rischio perché riguardano una parte del corpo che è poco protetta perché sui glutei ci sediamo con tutto il peso del corpo" chiarisce Malan. "L'intervento si può fare con l'iniezione di prodotti ma è sconsigliata perché bisognerebbe iniettarne un quantitativo notevole e non conosciamo ancora prodotti che siano abbastanza sicuri. Per questo si ricorre alle protesi il cui impianto richiede una grande esperienza del chirurgo. Un intervento con buoni risultati è il trasferimento di grasso autologo perché non prevede l'inserimento di sostanze estranee".

La liposuzione è uno degli interventi più richiesti ma anche uno di quelli che, se non eseguito da un chirurgo esperto, può dare problemi. Le complicazioni possono derivare da diversi fattori come l'infiltrazione di una quantità eccessiva di anestetico, la rimozione di una quantità eccessiva di grasso o le condizioni di salute della paziente non proprio ideali. Per esempio, ci sono rischi tromboembolici legati alla possibilità di spingere grumi di grasso o coaguli di sangue in grossi vasi facendoli poi arrivare ai polmoni. "I rischi sono aumentati dal fatto che la liposuzione viene percepita come un intervento semplice e si sottovalutano le sue implicazioni, prima tra tutte il rischio settico se l'intervento non viene eseguito in locali adeguati e con le necessarie precauzioni come è successo una decina di anni fa con il caso di una paziente operata a Firenze e poi morta in seguito a un'infezione" avverte Malan.







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domenica 22 marzo 2015

Protesi al Seno


Dalla Francia arriva un nuovo allarme cancro causato da protesi mammarie.


 Dopo il caso PIP 
(Poly Implant Prothese), legato alla truffa di un industriale che fabbricava impianti difettosi, le autorità sanitarie del Paese hanno denunciato l’aumento di un particolare tumore, il Linfoma anaplasico a grandi cellule, legato a diversi impianti mammari. Gli specialisti dell’Istituto sul cancro, ha reso noto il quotidiano Le Parisien, che si sono riuniti sull’argomento, propongono di classificare la nuova specifica malattia negli annali dell’Organizzazione mondiale della sanità.


PROGRESSIONE FORTE
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SALUTE - BENESSERE: Protesi al Seno : Allarme Tumore: Dalla Francia arriva un nuovo allarme cancro causato da protesi mammarie. Dopo il caso PIP  (Poly Implant Prothese), legato alla tr...

Donne non vi offendete ma la dottoressa K. W. ha recentemente dimostrato che guardare i SENI in movimento per 10 minuti al giorno può allungare la vita dell’uomo anche di 5 anni.
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http://cipiri9.blogspot.it/2015/03/vedere-i-seni-delle-donne-allunga-la.html





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