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giovedì 10 agosto 2017

LE PETTINATURE



Se si cambia spesso pettinatura e colore vuol dire che si è alla ricerca della propria identità.   

Se la pettinatura è la stessa da sempre si hanno diverse interpretazioni: si esprime sicurezza perché si ha raggiunto un certo equilibrio e, almeno per ora, non si intende cambiare oppure perché ha paura di osare, meglio allora mantenere sempre lo stesso look rassicurante. 

Nella cultura occidentale il colore dei capelli ha significati diversi. 
Le bionde dominano il mondo del cinema o almeno nell'immaginario collettivo. Perciò scegliendo il biondo ci si sente un po' diva, volubile e sexy. E se si ha l'idea che il biondo sia sinonimo di superficialità si è donne molto molto intelligenti.
Il nero si usa se si vuole essere prese sul serio. ci si mostra autentiche, ma anche profonde e passionali. Le more sembrano più algide, in realtà sono dolcissime, ma preferiscono proteggere il loro lato intimo. 

La donna castana esprime equilibrio, né troppo estrosa come le bionde, né troppo misteriosa come le more. Se scegli il castano si ama affascinare ma in modo discreto e mostrare le proprie carte un po' alla volta.

Il rosso è il colore associato al fuoco perciò è facile pensare alla passione. Se il colore è naturale può esprimere un carattere spontaneo e dolce. Se invece li si tinge di rosso ci si vuole farsi notare ma esprimi anche un carattere allegro, solare.  Il rosso poi richiama la magia. 

Se ha la frangia si è legate all'infanzia. Le acconciature con la frangia sono quelle tipicamente da bambine, scegliere la frangia da grande significa giocare con il lato più infantile. Vuol dire anche essere un po' civettuole. C'è, poi, chi porta la frangia per coprire qualche difetto del viso.

Se scegli un taglio di capelli corti indubbiamente si ama la praticità. I capelli corti però esprimono anche un carattere grintoso e vivace. Facile accostarli a una personalità che cerca di portare alla luce il proprio lato più maschile.



I capelli raccolti significano che si ama la disciplina e l'ordine. Se l'acconciatura è elaborata c'è ricerca nel look e voglia di eleganza. 

In genere il taglio lungo e scalato o comunque voluminoso è segno di una personalità libera e spontanea. 

Per la maggior parte delle persone, cambiare stile alla chioma ha un significato non solo estetico, ma anche psicologico, da ricondurre spesso a un desiderio di cambiamento che si manifesta nel cambio di acconciatura.

Alcuni psicologi hanno ricercato il significato dei diversi tipi di cambiamenti: il tagliare i capelli significherebbe il desiderio di chiudere un periodo infelice mentre lasciare i capelli lunghi una personalità dolce; il fare la permanente indicherebbe un desiderio di gioia e spensieratezza, tingersi i capelli di scuro rappresenterebbe un animo istintivo mentre colorarli di chiaro un carattere seducente.

Questi risultati derivano dal significato psicologico dei cambi di immagine, e il cambiare stile ai capelli assume soprattutto nelle donne un significato di cambiamento emotivo evidente e visibile a tutti.

Per gli uomini il taglio di capelli ha una valenza psicologica minore rispetto alle donne, ma anche nel sesso maschile i cambiamenti hanno un significato, per esempio il rasare a zero o il far crescere i capelli indicano spesso anche in loro un desiderio di cambiamento o di ringiovanimento.

A volte, si ricorre a un taglio (netto) a causa di un’esperienza poco felice, come una rottura sentimentale, la perdita di un oggetto, di una persona amata o altro. Ci si può deprimere a tal punto che si decide cambiare completamente taglio. Qualora ci sia un passato doloroso, i capelli possono ricordare quell’esperienza collegata alla sofferenza.



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domenica 26 giugno 2016

LA VITILIGINE



La vitiligine o leucodermia è una malattia cronica della pelle non contagiosa, ad eziologia forse autoimmune, ma la sua origine è sconosciuta, anche se si sospetta sia ereditaria e genetica, caratterizzata dalla comparsa sulla cute, sui peli o sulle mucose, di chiazze non pigmentate, cioè zone dove manca del tutto la fisiologica colorazione dovuta al pigmento, la melanina, contenuto nei melanociti. I melanociti, forse attaccati dagli anticorpi, resterebbero vitali, ma smetterebbero di produrre melanina.

Le chiazze sono generalmente diffuse su tutto il corpo spesso in modo simmetrico. Gli esordi della vitiligine interessano solitamente le zone del corpo intorno ad aperture (intorno a occhi, ano, glande e genitali) e alle unghie (sulle dita, partendo dalle estremità), e più in generale: viso, collo, mani, avambracci, inguine. In zone dove sono presenti cicatrici si possono formare nuove chiazze.

Le macchie hanno colore decisamente bianco, con margini ben delineati e piuttosto scuri, ma la pelle delle zone colpite a parte la modificazione cromatica è assolutamente normale, meno nelle zone ricoperte da peli, dove sovente se ne nota lo sbiancamento e la parziale caduta o il diradamento (peli della barba). A volte compare anche prurito. Non potendosi proteggere mediante abbronzatura le zone bianche sono facilmente soggette a eritema solare e scottature da esposizione, come la pelle di un neonato o di una persona con albinismo: se ne consiglia la protezione mediante copertura tessile (indumenti coprenti) e/o creme ad altissima protezione (fattore superiore a 40), se si trascorre molto tempo al sole. È completamente infondata la credenza che tale malattia sia contagiosa.

Ben più complessi possono essere invece i risvolti psicologici di chi è affetto di vitiligine, per il senso di isolamento e depressione che a volte segue la comparsa delle macchie. Ciò è tanto più vero quanto la persona affetta da vitiligine si sente diversa dalle altre o addirittura rifiutata, osservata per il problema estetico che le macchie generano. La cosa ha più probabilità di verificarsi quando le macchie sono poste in parti del corpo molto visibili (volto, collo, mani) e la persona è di carnagione scura; chi invece è già di carnagione molto chiara riesce a evitare di evidenziare le macchie con la semplice accortezza di non esporsi al sole e non abbronzandosi dove ancora ha pigmento.

L'origine è sconosciuta (anche se si sospettano fattori autoimmuni e/o predisposizione genetica), né sono noti fattori scatenanti o favorenti anche se è stata documentata un'incidenza maggiore tra componenti della stessa famiglia (la possibilità di contrarre la vitiligine per i famigliari di un paziente - 6 % - è più alta rispetto alla percentuale comune della popolazione mondiale di malati di vitiligine, l'1 %) e legata a fattori di stress (benché tale teoria non sia verificata) che danno il via alla manifestazione primaria della vitiligine o alla sua recrudescenza dopo periodi - anche lunghi - di stasi.

Testimonianza della possibile patogenesi autoimmunitaria è sicuramente la presenza, in circa 20 % di individui affetti, di altre patologie autoimmuni che però non incidono con il decorso della vitiligine; tra esse: gastrite cronica atrofica autoimmune, tiroidite di Hashimoto, ipertiroidismo e ipotiroidismo, psoriasi (l'associazione di vitiligine e psoriasi, quindi con rischio di artrite psoriasica, è più rara di altre comorbilità, ma è possibile specie nelle forme di origine famigliare-genetica), allergie, celiachia, lupus eritematoso sistemico, dermatiti, alopecia areata, anemia perniciosa, diabete mellito di tipo 1 (diabete giovanile), malattia di Addison, miastenia gravis, dermatite atopica, artrite reumatoide e sclerodermia, nonché la presenza di segni come l'eosinofilia.



Un'altra possibile causa o concausa, è nell'ossidamento precoce da radicali liberi dell'ossigeno, come avviene nel normale sbiancamento dei capelli, ossia tramite il perossido di idrogeno (usato in medicina come acqua ossigenata disinfettante) prodotto come scarto del metabolismo organico. Con l’invecchiamento il corpo non è più in grado di neutralizzare gli effetti di questa sostanza perché nelle cellule vecchie la tirosinasi, un enzima che separa il perossido di idrogeno nelle sue due componenti di base (acqua e idrogeno) è presente in minor concentrazione. Esso si accumula nel bulbo pilifero, bloccando la sintesi del pigmento colorante, cioè la melanina.

L’ossidazione provocata dal perossido di idrogeno non interferisce solo con la produzione di melanina, ma blocca anche altri enzimi necessari per riparare le proteine danneggiate. Il risultato è una reazione a catena, fra cui la graduale perdita di pigmentazione del capello, dalla radice alla punta. I pazienti affetti da vitiligine, oltre alla reazione autoimmune, potrebbero soffrire di disturbi metabolici o endocrini dovuti a mancanza di sufficiente tirosinasi, e lo sbiancamento causato o aumentato dal perossido, che ha effetti di questo tipo sulla pelle.

La diagnosi si effettua tramite esame obiettivo e strumentale, e diagnosi differenziale. Rinvenute le tipiche chiazze, è necessario il test tramite lampada di Wood, alla cui luce le chiazze di vitiligine emettono una caratteristica fluorescenza bianca.

Test laboratoristici per le patologie in comorbilità sono invece test di funzionalità tiroidea e pancreatica, nonché la ricerca di anticorpi anti-dsDNA, anti-ANA, anti-ENA, anti-muscolo liscio, anti-tireoglobulina, anti-gliadina, anti-mucosa gastrica.

I trattamenti sono sempre protratti per lunghi periodi, e possono variare a seconda del clima e delle stagioni. Vengono utilizzati con successo trattamenti, topici e non, che vanno ripetuti nel tempo, come l'uso di immunosoppressori come tacrolimus o gli steroidi, i quali tuttavia hanno una minore incidenza ed efficacia che nelle altre malattie autoimmuni. Alternativi sono l'uso di lampade UVA-UVB (fototerapia PUVA o "UVB a banda stretta", associata a sostanze fotosensibilizzanti come gli psoraleni; efficace ma temporanea), il trapianto autologo di melanociti sani (per chiazze poco estese), ecc.

Se le chiazze sono troppo estese, si può ricorrere allo sbiancamento artificiale delle parti pigmentate, per uniformare la pelle. Molti pazienti ricorrono al trucco.

Nessuno conosce esattamente il motivo per cui questo accade, ma sappiamo che colpisce persone di entrambi i sessi e di tutte le razze: solo negli Stati Uniti da 1 a 2 milioni di persone patiscono questa condizione e più della metà è rappresentata da bambini e da ragazzi.

I dermatologi classificano i tipi di vitiligine secondo la quantità e la posizione delle macule:

Localizzata: vitiligine focale quando ci sono solo pochi punti in una sola piccola zona.
vitiligine segmentale è caratterizzata da macchie solo su un lato del corpo e di solito non altrove, presente per esempio solo su una gamba o sul viso. Questo tipo di vitiligine è relativamente rara.
Generalizzata si presenta in molti punti in tutto il corpo, che tendono ad essere simmetrici (interessano cioè il lato destro e sinistro del corpo, come un’immagine a specchio). Questa è la forma più comune.
Universale quando ad essere interessata è quasi tutta la superficie del corpo.
Anche se la vitiligine può verificarsi ovunque sul corpo, è più probabile che si manifesti in:
zone esposte al sole, come il volto o le mani,
pieghe della pelle come i gomiti, le ginocchia o l’inguine,
pelle intorno agli orifizi (le aperture del corpo) come gli occhi, le narici, l’ombelico e la zona dei genitali.
Sebbene tutte le razze siano colpite allo stesso modo, le macchie tendono ad essere più visibili su chi ha la pelle scura; a volte i pazienti con vitiligine sono affetti da altri sintomi, come l’ingrigimento prematuro dei capelli o una perdita di pigmento sulle labbra e dalla pigmentazione delle cellule in queste zone.

Un trattamenti più complesso è invece la fotochemioterapia con raggi ultravioletti di tipo A: viene inizialmente somministrato un medicinale fotosensibilizzante, in seguito la parte colpita viene esposta ai raggi diretti del sole o, più spesso, a specifiche lampade UVA per ricolorare la pelle. Questo tipo di trattamento è tuttavia associato ad effetti collaterali anche gravi.

La più diffusa cura per la vitiligine è la fototerapia con l’uso dei raggi ultravioletti di tipo B: gli UVB hanno un’azione stimolante sui melanociti e sono in grado di ridurre la risposta immunitaria locale. Per ridurre i potenziali effetti collaterali di questo trattamento sono state messe a punto apparecchiature che agiscono solo sulle zone cutanee interessate.

E’ attualmente allo studio un nuovo tipo di terapia per la vitiligine che si basa sul trapianto di melanociti, coltivati in vitro a partire da un piccolo prelievo cutaneo di pelle sana.

Michael Jackson ci provava con una crema chiamata Porcelana, raccontano le cronache. La pop star americana soffriva di vitiligine (confermata dall’autopsia dopo la sua morte, avvenuta nel 2009) e voleva «sbiancarsi» per coprire la malattia (che provoca la comparsa di macchie «ipopigmentate» cioè bianche, particolarmente visibili in chi ha la pelle scura). Adesso alcuni ricercatori americani della Yale University di New Haven (Connecticut) hanno dimostrato che un farmaco, usato per curare l’artrite reumatoide (una malattia delle articolazioni), può fare il contrario: non sbiancare, ma aiutare le macchie bianche a ritrovare il colore naturale. Il farmaco si chiama tofacitinib e la ricerca è pubblicata su Jama Dermatology.

La vitiligine è una patologia rara, non è contagiosa, ma è psicologicamente devastante: mina l’immagine della persona. Finora si può controllare con creme a base di cortisone o con terapie che sfruttano la luce, ma con risultati non sempre soddisfacenti. Ecco perché i ricercatori stanno cercando nuove soluzioni. L’anno scorso Brett King, un dermatologo della Yale University ha dimostrato che il tofacitinib (una molecola che inibisce certi enzimi chiamati Jak - approvato dall’Fda, l’ente americano per il controllo sui farmaci, nell’artrite reumatoide appunto) può funzionare nell’alopecia areata: una malattia che provoca la perdita di capelli in zone circoscritte del cuoio capelluto.

Artrite reumatoide e alopecia hanno un’origine (per la verità ancora non chiara) che si rifà a una predisposizione genetica e all’autoimmunità (questo significa che in certi casi il sistema immunitario dell’organismo produce anticorpi che, invece di difenderlo contro aggressioni esterne, aggrediscono l’organismo stesso). Lo stesso vale per la vitiligine. Allora, si sono chiesti i ricercatori di Yale, perché non provare questo farmaco anche nella vitiligine che ha la stessa origine? Detto, fatto. I ricercatori hanno somministrato la medicina a una paziente di 53 anni con macchie di vitiligine in tutto il corpo.

Dopo due mesi di trattamento la paziente ha mostrato una parziale “ripigmentazione” (cioè le macchie bianche si scurivano) sulla faccia, sulle braccia e sulle mani. Dopo cinque mesi queste macchie erano quasi sparite, ma ne rimanevano alcune sul resto del corpo. Il farmaco non ha provocato effetti collaterali. Il risultato è davvero interessante, ma avvertono gli autori, occorrono altri studi per stabilire la sicurezza e l’efficacia della cura. «Ma questo risultato – ha detto Brett King, uno degli autori dello studio – può davvero rivoluzionare il trattamento di questa malattia».










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mercoledì 20 aprile 2016

CHIRURGIA PLASTICA : SI O NO?



Una delle cose che oggi si riscontra maggiormente nelle persone è un certo “affanno” di sentirsi “up”, al top. Come se ci fossero delle pressioni anche interne, che non permettono di vivere comodi col proprio corpo.
Questo a volte genera una certa “ansia da prestazione estetica”, che si alterna a momenti in cui  invece ci si nega quella parte, si fa finta che il copro non esista oppure che non sia qualcosa di cui occuparsi.
O si rincorre la perfezione oppure l’immagine e l’apprezzamento proprio e altrui vengono messi in secondo piano, a volte proprio “chiusi in uno sgabuzzino”. A volte questi differenti approcci mentali si alternano in diverse fasi della vita.
Certo è che in entrami i casi si rischia di provare grande frustrazione, o per essersi posti obiettivi troppo distanti e quindi irraggiungibili) o per aver messo da parte l’interesse per il proprio aspetto, per fingere di non curarsi del proprio corpo, fino a giungere a una mortificazione, esterna ed interna.
La negazione non è mai una buona strada da percorrere, anche se al momento sembra la più rapida e la più facile. Certamente più complesso, ma alla lunga efficace e, direi, unico modo possibile di affrontare la questione…è appunto, affrontarla, con gli altri che ci stanno vicino e con se stessi in primis.
Osservarsi: “quando esco dalla doccia mi metto velocemente l’accappatoio e scappo in camera dove non ci sono specchi” “non so quanto peso…ho buttato la bilancia” “non mi trucco più…troppo tempo sprecato”
Forse, quando ci si ritrova a dire o pensare rasi di questo tipo, è giunto il momento di fermarsi e guardarsi un po' di più…per prendere confidenza col proprio corpo, così com’è o come si è trasformato negli anni. Il corpo a volte è vissuto come una gabbia ma non dimentichiamo che parla di noi, dice chi siamo.

Tutto ciò riguarda la motivazione al piacersi da un punto di vista fisico, puramente estetico: è interna o esterna? Ovvero, viene da se stessi ed è per se stessi, per il femminile (o maschile) tramandato a cui si appartiene, o per tirarsi su, come compensazione quando altro nella propria vita non gira, è “down”?
Oppure viene da fuori, cioè, ci si occupa del proprio aspetto solo per il partner o per uno potenziale da incontrare, per figli o per uno status sociale? Per mantenere una certa “posizione” nella società o nell’ambiente che frequento?
Occorre comprendere quali sono le spinte che ci muovono, anche in questo senso. Che cosa gratifica maggiormente e di cosa necessita realmente per stare bene.

E’ importante riuscire a mettere a fuoco quale valore attribuire all’aspetto, per poter poi muoversi liberamente, in un senso o nell’altro. Con la consapevolezza di scegliere qualcosa in modo congruente e legittimandosi, eventualmente anche il ritocco chirurgico.
Ecco perchè, prima di affrontare un intervento estetico sarebbe sempre opinabile fare chiarezza dentro se stessi rispetto ai motivi che portano alla scelta, per vivere il tutto in modo più sereno e libero, appunto, da paure e aspettative.
Passando obbligatoriamente da un’accettazione di sè, anche dei difetti fisici. Per potersi cambiare è necessario prima comprendersi e accettarsi così come si è.
La decisione in questo caso assume tutto un altro significato e gusto.



Altro fattore che si può definire importante contro la chirurgia estetica e' dato dagli eccessi: assistiamo a esempi di persone che vogliono assomigliare al Kent della Barbie, seni di 1500 cc. E, piu' in generale, desideri di forme in cui non vi e' la ricerca delle proporzioni.

E’ un tema cruciale, trasversale a tutte le fasce d’età, per motivi diversi: riguarda gli adolescenti alle prese con un corpo che si trasforma e diventa qualcosa di nuovo, gli adulti che cercano e non sempre trovano compromessi con le loro forme e fisionomia e poi l’età matura, con i segni del tempo che passa….
La questione ha che fare con tanti aspetti psicologici importanti, come il prendersi cura di sé, il guardarsi (non solo allo specchio), l’accettarsi. Insomma, non si può prescindere dal corpo e dall’aspetto che ciascuno possiede. Sicuramente si tratta di qualcosa che ha a che fare molto col fuori, gli altri, i canoni, la moda, le aspettative (piano sociale) ma ancor di più con se stessi/e e con i propri tabù (quindi un piano intimo, personale)

Non possiamo ignorare il crescente interesse accordato all’aspetto fisico ed all’equilibrio psichico, a quella che può essere definita come “presentabilità sociale”. La gratificazione psicologica ed il peso pubblico di un aspetto piacevole e di una personalità sana ed armonica risultano importantissimi: per avere successo, nelle relazioni, al lavoro, anche all’interno della famiglia talvolta.
Per vivere oggi bisogna sentirsi bene con sé stessi a qualsiasi età e la medicina è sempre più sollecitata da pazienti che chiedono di migliorare il proprio aspetto e l’armonia complessiva per una ricerca di sicurezza personale, a volte per necessità professionale ed una profonda esigenza psicologica.
La medicina estetica, che si occupa della correzione degli inestetismi del viso e del corpo, nasce proprio dall’intuizione che l’uomo è sano quando è in armonia con le differenti fasi della vita, con il proprio inserimento sociale ed ambientale.
Gli altri, come ci vedono, come ci pensano, come ci vogliono, hanno un ruolo chiave.
Non solo in termini di aspettative da assecondare, ma talvolta diventano quasi degli imperativi, inevitabili e imprescindibili. Richieste esterne che non si possono ignorare o deludere, perchè la posta in gioco sarebbe troppo alta. Occorre fermarsi e chiedersi, sempre, qual’è la propria.

L'importanza della chirurgia estetica è rilevante anche per altri problemi e deformazioni estetiche, che possono influire psicologicamente nei rapporti umani di un individuo; infatti, ad esempio un seno troppo grande o piccolo, un labbro leporino o il setto nasale deviato con relativo stato gibboso, possono spesso causare dei problemi emotivi al paziente, a tal punto che un piccolo "ritocco" migliora decisamente la vita, quindi in questo caso, vale la pena rivolgersi per un consulto, presso uno specialista. Tuttavia, c'è chi abusa di questa pratica e spesso ricorre al chirurgo estetico, per farsi un maquillage completo al corpo, che però a volte assume aspetti grotteschi, se si pensa che una persona anziana ritoccata, assume le sembianze di una trentenne/quarantenne, e ciò indubbiamente potrebbe provocare una reazione psicologia contraria, soprattutto quando subentrano le critiche negative di amici, parenti, ma anche di sconosciuti.

La chirurgia estetica può decisamente migliorare la vita, ma può anche distruggerla; infatti, nel mondo dello spettacolo e del gossip, sono evidenti e famosi i danni che un eccesso di botulino, collagene o qualsivoglia altra azione invasiva, hanno provocato in molti attori e attrici. La chirurgia estetica è pertanto una pratica curativa, e non esclusivamente un modo per diventare ad ogni costo, ciò che in realtà non siamo. È pertanto sensato, prima di prendere talvolta delle decisioni affrettate, mettersi nelle mani di chi è competente, quindi consultarsi con esperti e professionisti provvisti dei dovuti titoli di studio, e soprattutto capire se ne valga davvero la pena.

Gli interventi di chirurgia estetica possono risolvere in modo relativamente semplice dei complessi che tendono ad accumulare stress e tensione anche per anni incidendo sulla qualita' vita ed anche sulla vita di relazione delle persone. E' innegabile: tutto questo non ha prezzo.

Interventi come la liposcultura consentono di ridurre la quantita' di grasso corporeo migliorando non solo l'estetica delle persone ma anche il loro stile di vita.
Con la liposcultura il grasso e' eliminato senza prima passare dal fegato. Il Professor Veronesi ha dichiarato che molti fattori cancerogeni si accumulano nei tessuti grassi. L'eliminazione di questi tessuti senza passare dal fegato noi si reput un "pro "importante e possiamo chiaramente definire che una liposcultura può eliminare molecole cancerogene accumulate nei tessuti.

La rinoplastica oltre un indubbio impatto psicologico, migliora anche la respirazione. Un chirurgo professionale ed attento si prende sempre cura di tutti gli aspetti collegati alla respirazione ed al setto nasale.

Operarsi non per se stessi ma credendo di piacere più agli altri non piacendosi mai. Si tratta delle cosiddetta dismorfofobia che consiste nell'avere sempre e comunque una visione non corretta del proprio aspetto fisico.


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sabato 16 gennaio 2016

LO SBIANCAMENTO DELLA PELLE



Si potrebbe chiamare la sindrome di Michael Jackson. Tutto nasce, del resto, dalla stessa motivazione: essere accettati. O, se si preferisce, non accettarsi. In Asia come in Africa e in Francia. Ora anche in Italia. Donne che decidono di schiarirsi la pelle. Per sembrare più belle, più giovani, meno «diverse». Talvolta per trovare più facilmente lavoro. Un appartamento in affitto. Una sistemazione in famiglia. Come colf, badante, baby sitter. Nelle Filippine una donna su due usa creme schiarenti sul viso. In Malesia quattro su dieci.  Il dermatologo Fabio Rinaldi conosce il fenomeno. Dice: «Spesso prevale il fai-da-te. Acqua ossigenata, agrumi come il limone. Formule potenzialmente più dannose degli agenti chimici perché quando viene stuzzicato il melanocita, la cellula produttrice della melatonina, si rischia di farlo degenerare e di incorrere in un melanoma. Le poche volte che ho dovuto affrontare il caso in ambulatorio, mi sono accorto che il vero problema dei pazienti non era quello apparente delle macchie sul viso, ma quello più intimo della non accettazione di sé e del colore della propria pelle». E se per molte fosse davvero una questione di sopravvivenza? Maria Jose Mendes Evora, ex presidente dell’ Associazione delle donne capoverdiane in Italia (quasi settemila), è gelida: «Sui giornali ci sono ancora troppe inserzioni di chi cerca una colf o una badante che finiscono con "purché non sia nera". Ho fatto la collaboratrice familiare per 22 anni, nel frattempo mi sono laureata in Scienze sociali e adesso lavoro per un' azienda. Non mi sono mai sognata di cambiar colore di pelle, sono fiera di essere nera. Ma un bel messaggio io lo darei alle signore italiane, a quelle che valutano una persona per il suo colore e non per le sue capacità. Non giustifico le donne che si sbiancano. Cerco di comprenderle. Vogliono sopravvivere». Forse basterebbe creare una maggiore accoglienza. Mettere in contatto tra loro quante arrivano dal Pakistan, dallo Sri Lanka, dall' Africa, dall' India o dall' America Centrale. Per farle sentire più forti, più unite, più belle insieme. È la proposta della psicoterapeuta Maria Rita Parsi, che non nega come il razzismo sia «aumentato. La stessa tensione in Medio Oriente ci fa guardare con sospetto chiunque abbia una carnagione un po' più olivastra rispetto ai canoni europei». La dottoressa, però, non indulge in giustificazioni. «È come se volessero cancellare il proprio passato, oltre al colore della pelle. Ma così non cancellano la rabbia e il dolore dal quale provengono. E noi, purtroppo, ce li ritroviamo nelle nostre case. Mi sembra la sindrome di Michael Jackson: l' uomo dal talento assoluto che per mancanza di identità ha declinato la propria distruzione».
Nelle Filippine una donna su due usa prodotti per schiarire la pelle. La percentuale è del 38% nell' intero continente asiatico. La crema sbiancante è usata dal 45% delle signore di Hong Kong, dal 41% delle malesi, dal 37% delle taiwanesi e dal 28% delle sudcoreane. Le donne asiatiche usano prodotti schiarenti per motivi diversi. Il 61% lo fa con la convinzione di sembrare più giovane; 43 donne su 100 sono certe che la pelle chiara piaccia di più agli uomini mentre il 59% sostiene che il pallore nasconda rughe e occhiaie.

L'attualità ha riportato la vicenda in primo piano: può una persona sbiancare il colore della pelle, proprio come aveva cercato di fare Michael Jackson? L'attice Halle Berry ha denunciato il suo ex compagno, il modello canadese Gabriel asjksvkj che avrebbe cercato di far diventare bianca la loro bambina Naahah di 6 anni. Ma è realmente possibile, se si è di colore, diventare bianchi? La risposta è 'no'.
"Nessun trattamento - sostengono i dermatologi - può cambiare il colore di una persona. Esistono solo tecniche o farmaci che al limite possono essere applicate a specifiche aree parziali."

Nell'ambito dei medicamenti si applica l'idrochinone e con il benzochinone può aiutare a eliminare parti con pigmentazione normale e quindi schiarire porzioni di pelle.



Però se qualcuno si azzardasse ad applicare questo preparato sul proprio corpo, soffrirebbe di devastanti effetti collaterali come la fibrosi polmonare, l'atrofia cutanea, disturbi epatici e aumenterebbero enormemente i rischi di contrarre il cancro della pelle. Ossia solo un pazzo di arrischierebbe.

"Altra tecnica è il laser ma anche in questo caso si applica solo a specifiche aree del corpo. Strano ma vero - sostengono alcuni chirurgi plastici - si va diffondendo la tecnica dello sbancamento genitale." Insomma, se si è di colore meglio restare di colore; se si è bianchi meglio fermarsi ad una sana abbronzatura, senza esagerare.

Il Sudafrica per le sue tante diversità geografiche, etniche e religiose, è definita la nazione arcobaleno di Mandela, dove tutti sono orgogliosi della loro razza e del loro patrimonio culturale.
Recentemente uno studio condotto presso l’Università di Città del Capo, ha evidenziato che per alcuni sudafricani è un problema essere troppo neri, è emerso che una donna su tre schiarisce la pelle. Le ragioni sono varie quanto le culture di questo paese, la maggior parte delle persone ha detto che utilizza prodotti sbiancanti perché vuole la pelle bianca.
La trentenne Nomasonto Mnisi, cantante, in arte “Mshoza”, nella sua nuova pelle si sente più bella e sicura di sé. E’ stata ampiamente criticata dai media locali e siti di social networking per il suo aspetto.

Nomasonto Mnisi, intervistata dalla BBC, candidamente ha detto:
«Lo sbiancamento della pelle è una scelta personale, non è diverso dalla chirurgia estetica al seno o al naso. Sono stata nera di pelle per molti anni, ho voluto provare l’altro aspetto per vedere l’effetto di essere bianca, sono felice. Negli ultimi due anni mi sono sottoposta a diversi trattamenti. Ogni sessione può costare circa 5.000 rand (360 euro). A differenza di molti nel paese, utilizzo prodotti di fascia alta, che si ritiene, essere più sicuro delle creme vendute sul mercato nero, anche se i medici dicono che non sono per niente prive di rischi».

Nomasonto Mnisi non capisce le critiche del suo nuovo aspetto:
«Sì, il mio colore della pelle è un problema di autostima. L’ho affrontato, adesso sono felice. Io non sono bianca dentro, non parlo un inglese fluente, ho figli neri. Sono una ragazza di borgata, ho appena cambiato il mio modo di guardare al di fuori».
Il dottor Lester Davids, ricercatore malattie della pelle presso l’Università di Città del Capo, sulla moda dello sbiancamento della pelle, ha detto:
«I pericoli connessi con l’uso di alcune di queste creme comprendono i tumori del sangue come leucemie e cancri del fegato e reni, nonché una grave condizione della pelle, una forma d’iper-pigmentazione chiamata ocronosi.
In Sudafrica e Africa, pochissime persone conoscono la concentrazione dei composti tossici contenuti nei prodotti in vendita nel mercato nero. Su questi prodotti pericolosi dobbiamo fare di più per educare le persone. Negli ultimi sei anni i mercati locali sono stati inondati da prodotti legali e illegali, per questo si è verificato un aumento indicativo del numero delle persone che  si sono sbiancate la pelle.
I dermatologi locali dicono che stanno vedendo sempre più pazienti con la pelle danneggiata da anni di sbiancamento, il più delle volte in modo irreversibile.
Riceviamo pazienti provenienti da tutta l’Africa, hanno bisogno di aiuto per il trattamento dell’ocronosi. C’è ben poco che possiamo fare per invertire il danno, purtroppo ci sono ancora persone che non si rendono conto degli effetti collaterali di questi prodotti sbiancanti».
In molte parti dell’Africa e dell’Asia, la donna con la pelle chiara è considerata più bella, più portata ad avere successo e sposarsi. L’origine di questa credenza non è chiara, i ricercatori l’hanno collegata alla storia coloniale in Africa, dove la pelle bianca era la quintessenza della bellezza. Alcuni hanno anche suggerito che in tutto il mondo c’è la tendenza a guardare dall’alto in basso le persone di pelle scura.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha rivelato che il 77% dei nigeriani sono i maggiori utilizzatori di prodotti sbiancanti. Seguono quelli del Togo con il 59%, il Sudafrica con il 35%, e il Mali con il 25%.
Il Sudafrica ha bandito i prodotti contenenti più del 2% di idrochinone (il depigmentante più usato, questa sostanza ha un effetto schiarente moderato sulla pelle e agisce riducendo la quantità di melanina), ma sui banchi dei mercati è facile trovare creme e lozioni contenenti la sostanza chimica. Alcune creme contengono anche steroidi nocivi e mercurio.
Le creme per lo sbiancamento della pelle per molti anni sono state utilizzate da alcuni sudafricani. Recentemente sono diventate più comuni grazie all’afflusso di persone provenienti da paesi come la Nigeria e la Repubblica Democratica del Congo, dove i prodotti sbiancanti sono maggiormente diffusi.
In un vivace mercato africano nel centro di Yeoville, un sobborgo di Johannesburg, le creme schiarenti si vendono in abbondanza. E’ facile incontrare molte donne con la pelle del viso insolitamente chiara, mentre il resto del corpo è più scuro, così come altre persone con ustioni crostose sulle guance, causate dai prodotti chimici nocivi utilizzati per cercare di togliere gli strati di pelle pigmentata.
Gli psicologi dicono che un comune filo conduttore come il basso amor proprio e l’odio di se stessi, sono il motivo di base che spinge le persone a schiarire la pelle.
Lo schiarente per la pelle non è solo fascino e ossessione delle donne. Jackson Marcelle, hair stylist del Congo, conosciuto come il Michael Jackson africano, ha detto:
«Negli ultimi dieci anni ho utilizzato iniezioni speciali per schiarire la mia pelle. Ogni iniezione dura sei mesi. Prego ogni giorno e chiedo a Dio perché mi ha fatto nero. Non mi piace essere nero. Non mi piace la pelle nera. Mia madre al fine di farmi apparire meno nero, quando ero giovane mi applicava le creme.
Mi piacciono i bianchi, i neri sono visti come elementi pericolosi. E’ per questo che non mi piace essere nero. Ora le persone mi trattano meglio perché mi guardano come se fossi bianco».
Sin dalla giovane età nella mente di molti africani è radicato l’adagio “Se è bianco, è tutto a posto“, una credenza che ha inciso sull’autostima di milioni di persone. Fino a quando questa situazione non cambia, nessuna quantità di divieti o campagne pubbliche d’informazione riuscirà a fermare le persone, quelle che rischiano gravi danni alla loro salute nel perseguimento di quello che pensano, essere la bellezza.





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giovedì 5 novembre 2015

I DANNI DELLA CHIRURGIA ESTETICA



Cresce il numero delle operazioni di chirurgia estetica fatte in luoghi non idonei, secondo l'Associazione italiana chirurgia plastica estetica, Aicpe. Di conseguenza, aumentano anche gli interventi “riparatori” realizzati per rimediare a un danno. Addirittura, la percentuale delle operazioni effettuate per rimediare a un "errore" si attesta ormai al 20% del totale.
Un chirurgo plastico, del consiglio direttivo dell'Aicpe, precisa: "Lo segnaliamo sulla base di ciò che ci riferiscono i nostri associati. Non abbiamo dati certi ma registriamo non più solo casi rari e singoli di complicanze. Le reazioni negative e la chirurgia secondaria effettuata per riparare danni dovuti a infezioni o interventi fatti male sono arrivati al 20% negli ultimi tre anni, prima erano stabili al 10-15%".

I problemi sono dovuti soprattutto a interventi chirurgici veri e propri, oppure punture ringiovanenti e laser usati da medici non specialistici che operano in semplici studi, inclusi gli odontoiatri.

La chirurgia estetica spesso viene presa sotto gamba. In realtà si tratta di interventi chirurgici come tutti gli altri e quindi presentano dei rischi. Bisogna affidarsi a dei medici competenti e professionali. Entrare nel mercato nero della chirurgia plastica può provocare dei disastri ed a pagare il prezzo sarà esclusivamente il corpo che verrà maltrattato ed umiliato. Gli scempi sono tanti, c’è chi ha rovinato le proprie labbra con oltre 100 iniezioni di silicone, oppure chi ha sottoposto il proprio fisico ad uno stress intollerabile per aumentare l’altezza di pochi centimetri o diminuire la circonferenza del busto. .

Nella forma liquida o sottoforma di gel il silicone dà luogo a reazione tissutale infiammatoria da corpo estraneo e a una risposta immune di IV tipo. Con il termine silicone si indica la famiglia di polimeri basati sul silicio.
Le tre forme, nelle quali e’ presente sul mercato, sono: l’ olio (silicone liquido), il gel e l’ elastomero.
L’ uso iniettivo del silicone liquido per finalita’ estetiche risale agli anni ’60.
Nel 1991 la FDA americana (Food and Drug Administration) ne ha vietato l’ impiego.
Anche in Italia e’ proibito l’ utilizzo del silicone liquido per trattamenti estetici (es. riempimento delle rughe, aumento delle labbra), mentre ne e’ consentito l’ impiego in oculistica (trattamento del distacco di retina).
Le principali complicanze dell’ impianto di silicone liquido sono rappresentate dalla sua migrazione, la formazione di granulomi e l’ insorgenza di processi infiammatori cronici.
La rimozione del silicone liquido puo’ avvenire solo attraverso l’ escissione chirurgica dei tessuti nei quali e’ stato iniettato; va comunque tenuto presente che una bonifica completa e’ difficile per la caratteristica del prodotto di infiltrarsi anche nei tessuti sani quindi in caso di grandi quantità iniettate non è possibile intervenire e l’unico rimedio possibile è cortisone a vita con tutti i gravi effetti collaterali che comporta per al salute e l’integrità fisica.
Il silicone appartiene alla famiglia dei polimeri. Sono stati riportati molti effetti collaterali quali ipersensibilità, formazione di granulomi e migrazione, associati all’impurità del materiale. E’ comunemente usato in America Latina e in pochi paesi Europei. Il silicone è iniettato in profondità nella pelle e nel grasso. La correzione sembra essere immediata ma si verifica a seguito di una reazione di ipersensibilità ritardata. L’infiammazione progredisce fino a una reazione locale fibrobastica che conduce al permanente aumento del tessuto. Il silicone dovrebbe essere usato solo in piccole quantità (0.01-0.04 ml) e mai nell’anca, glutei o coscia perché questi punti sono a più alto rischio di migrazione. Il silicone è stato usato per in passato solchi nasolabiali, rughe glabellari, guance e labbra.



Una volta iniettato, il silicone liquido infiltra i tessuti al punto che non è più possibile rimuoverlo in alcun modo (se non, ovviamente, asportando il tessuto stesso, con il danno estetico che è facile immaginare). Le complicanze legate all’ infiltrazione di silicone includono:
Migrazione del silicone in altre sedi corporee (per effetto della gravità)
Infiammazione e depigmentazione dei tessuti circostanti la zona infiltrata.
Formazione di granulomi e masse di tessuto cronicamente infiammatorio. Oltre a questo il silicone purtroppo presenta ulteriori problemi, assai gravi e di difficilissima risoluzione: innanzitutto è una sostanza migratoria e quindi con una stabilità minima, utilizzarlo sia per il viso che per il corpo significa incorrere in rischi frequentissimi di subire dei cambiamenti estetici assolutamente terrificanti: zigomi evidenti e perfetti possono lentamente migrare verso le mascelle, aumentando l’ampiezza del vostro viso, fianchi e fondoschiena scolpiti, non soltanto vi rallenteranno nei movimenti impedendovi parzialmente di intraprendere attività sportive, ma rischieranno di scivolare lungo le cosce (in alcuni casi addirittura fino alle caviglie) o di risalire lungo la colonna vertebrale e vi impediranno per sempre di ricevere qualsiasi tipo di iniezione a livello intramuscolare sul fondoschiena.
Il silicone crea in alcuni casi reazioni infiammatorie croniche e fibrosi terribili, e nel corso degli anni si è frequentemente etichettato questa sostanza come cancerogena, infine è praticamente impossibile rimuoverlo.

Come qualunque altro intervento, anche quello di chirurgia plastica comporta dei rischi per il semplice fatto che si entra in una sala operatoria e si viene sottoposti ad un'anestesia. Ma i rischi aumentano quando le richieste delle pazienti sono eccessive. "Nella maggior parte dei casi, i problemi sono dovuti alla quantità e alla qualità dei materiali utilizzati nell'intervento come è accaduto nel caso della modella brasiliana" spiega il presidente della Società Italiana di Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica (Sicpre) che raccoglie l'80% dei chirurghi plastici nel nostro Paese. Il danno, infatti, è stato causato da iniezioni di idrogel e polimetil-metacrilato che si sono fuse tra loro e con il tessuto muscolare, causando uno choc settico e cicatrici probabilmente permanenti. "Un altro problema nasce dal fatto che spesso per raggiungere un risultato molto lontano dal proprio aspetto è necessario eseguire su una stessa paziente più di 10-15 interventi" prosegue l'esperto.  Alcuni effetti collaterali, comunque, possono essere facilmente evitati. È stato dimostrato che il fumo interferisce con i processi di cicatrizzazione, così come l'assunzione di particolari farmaci.

Chirurghi troppo consenzienti. Ma com'è possibile che un chirurgo serio accetti di fare un intervento così estremo da una donna che vuole passare da una prima ad una quinta misura di reggiseno? "Un chirurgo serio e professionale deve saper fermare le pulsioni eccessive delle pazienti ma purtroppo spesso per accontentarle e non rischiare di perderle, si finisce con assecondarle esponendo così sia la donna che sé stessi ad un rischio" spiega il medico sottolineando come non tutti i chirurghi che operano nel settore abbiano la necessaria competenza e preparazione.
"In Italia per esercitare la chirurgia plastica non è richiesta nessuna specializzazione e qualunque medico può quindi esercitare quest'attività privatamente anche se non ha la formazione e l'esperienza che serve. Si tratta di una grande carenza del nostro sistema sanitario e la Sicpre sta cercando di aprire un tavolo tecnico sulla chirurgia plastica presso il Ministero della Salute in modo da stabilire delle regole precise" spiega Malan. In attesa di queste regole, per evitare di cadere nella trappola di un medico che fa sembrare tutto facile e senza rischi, meglio fare un check up completo del professionista a cui affidarsi. "Se hanno un sito internet, è bene andare a verificare se c'è un curriculum in modo da poter capire qual è la loro formazione ed esperienza" suggerisce l'esperto. Anche sentire più di un parere aiuta così come chiedere le opinioni a donne che hanno già fatto un intervento presso quel chirurgo. "Si intuisce la professionalità del medico anche dopo un primo colloquio che aiuta la donna a capire chi ha di fronte sia dal punto di vista della competenza medica che dell'aspetto psicologico. L'importante è non scegliere solo sulla base della pubblicità più accattivante o del prezzo più basso" prosegue Malan. Per risparmiare, infatti, molte donne si affidano a mani straniere nei Paesi dell'Est o in Tunisia, Brasile, Argentina, Indonesia. Solo così possono permettersi un paio di labbra nuove o un seno più grande ma a volte si paga un prezzo più alto in termini di salute.



Perché le donne, non solo quelle famose, chiedono interventi estremi? Cosa le spinge ad una richiesta del genere? Studi autorevoli, come quello della Ruhr University, rivelano che la decisione di sottoporsi a un intervento di chirurgia plastica nasce dal desiderio di dare una spinta alla propria autostima e gratificare sé stessi. "Le donne che chiedono interventi così estremi sono persone che inconsciamente cercano, migliorando il loro aspetto fisico, di guarire ferite e cicatrici più profonde di quelle che non possono vedersi "a pelle", che hanno sede nell'anima" spiega Maria Malucelli, specialista e docente di psicologia clinica e autrice del libro "Sul lettino del medico estetico (Acta Medica Edizioni). "Si tratta di persone che hanno sempre vissuto con la percezione del non piacersi che non è stata sedata o risolta da una buona vita affettiva. Ricorrono ad un cambiamento estetico a volte eccessivo senza rendersi conto che un danno psicologico non si risolve con un intervento fisico" chiarisce Malucelli. Comportamenti ossessivo-compulsivi, depressioni, disturbi alimentari: la casistica dei disagi psicologici può essere molto ampia. "Per questo abbiamo consigliato alle scuole di medicina estetica e ai professionisti del settore di fare anche uno screening psicologico per capire qual è la condizione psicologica della paziente e le sue motivazioni reali ma purtroppo non sempre c'è disponibilità e collaborazione".
Un altro dato riguarda l'abbassamento dell'età media delle ragazze che si sottopongono ad interventi estetici. "Sono sempre più numerose le adolescenti che chiedono come regalo un intervento estetico e vengono assecondate sia dai genitori che dai chirurghi che non sanno vedere oltre quella richiesta il disagio emotivo" spiega la psicologa. Non a caso, la richiesta di un secondo intervento è molto frequente tra le più giovani: "Accade perché nessun intervento estetico potrà mai soddisfarle in quanto il problema è di natura emotiva e non fisico e l'intervento agisce solo come sedativo momentaneo e succedaneo della felicità ma essendo generato da un vuoto emozionale dopo un po' il disagio ricompare".
L'intervento al naso, alle palpebre e l'aumento del seno saranno i ritocchi più eseguiti nel 2015. Seguono, rispettivamente in quarta e in quinta posizione, l'addominoplastica e la ricostruzione mammaria.

Il lifting del viso si esegue scollando chirurgicamente il piano cutaneo e i piani muscolo-facciali che stanno sotto e che poi vengono riposizionati in modo corretto eliminando anche quell'eccesso di tessuti responsabili dell'aria cadente che può assumere il viso. "Se la dissezione è troppo profonda, il rischio è un danno a carico del nervo facciale con un effetto paralisi e angoli della bocca abbassati" spiega il presidente della Sicpre. Un altro rischio è quello delle asimmetrie nelle misure delle due parti del volto. Un problema questo che in realtà riguarda ogni intervento sugli organi di coppia come anche il seno.

Con la blefaroplastica si tolgono gli eccessi di cute, grasso e muscoli dalle palpebre superiori e inferiori. "È un intervento che non comporta grandi rischi ma quando si lavora sulla palpebra superiore bisogna stare attenti a non danneggiare il muscolo elevatore della palpebra che altrimenti non funziona bene e non consente all'occhio di aprirsi. Nel caso della palpebra inferiore, se si toglie troppa pelle si rischia lagoftalmo, cioè una incompleta chiusura della rima palpebrale che lascia parte della cornea e della congiuntiva scoperte ed esposte all'azione degli agenti esterni" spiega Malan.

C'è chi ha il naso alla Dante Alighieri con una gobba poco gradevole e chi ha quello alla Pinocchio e vuole accorciarlo. "La rinoplastica è un intervento in cui si toglie una parte del naso eliminando un pezzo di ossa e cartilagine, ma se si toglie troppo è un problema perché si rischia di avere punte che cadono verso il basso. Si tratta di un intervento molto tecnico e che richiede molta esperienza perché in caso di errore l'unico modo per correggere è fare degli innesti con pezzi di cartilagine o di ossa".
 
Per aumentare il volume delle labbra si ricorre ai filler riassorbibili o al grasso della paziente con la tecnica del lipofilling. "I problemi possono nascere solo dal tipo di materiale utilizzato. Oggi c'è la rincorsa ai materiali non riassorbibili che consentono di fare l'intervento una volta sola ma il rischio è che queste sostanze possano spostarsi e a volte rimuovere alcuni tipi di filler è impossibile" chiarisce Malan. L'acido ialuronico sembra essere meno rischioso: "Tutt'al più possono formarsi dei piccoli noduli sulle labbra perché magari il prodotto si concentra in qualche punto e crea un'infiammazione ma in questo caso basta aspettare che si riassorba" chiarisce il presidente della Sicpre.

Per il lifting del seno i rischi sono minimi perché è un intervento abbastanza semplice. "Questi interventi hanno il grande vantaggio che si può sempre tornare indietro perché se una protesi si infetta si può sempre togliere" spiega Malan. I rischi insorgono soprattutto quando si richiede una taglia troppo grande per la propria conformazione fisica. "Possono verificarsi dei cedimenti dei tessuti quando la protesi è troppo grande rispetto alla corporatura della paziente. Un altro rischio è quello della contrattura capsulare. In pratica, il nostro organismo produce un tessuto fibroso che isola la sostanza estranea inserita con l'intervento dai tessuti del corpo. Se questo tessuto fibroso si restringe come una maglia di lana lavata in lavatrice la protesi che è morbida si indurisce e potrebbe far male".  
Tra gli interventi più richiesti c'è il "butt lift", ossia il riempimento o la messa in tensione delle natiche. "Sono interventi di per sé un po' a rischio perché riguardano una parte del corpo che è poco protetta perché sui glutei ci sediamo con tutto il peso del corpo" chiarisce Malan. "L'intervento si può fare con l'iniezione di prodotti ma è sconsigliata perché bisognerebbe iniettarne un quantitativo notevole e non conosciamo ancora prodotti che siano abbastanza sicuri. Per questo si ricorre alle protesi il cui impianto richiede una grande esperienza del chirurgo. Un intervento con buoni risultati è il trasferimento di grasso autologo perché non prevede l'inserimento di sostanze estranee".

La liposuzione è uno degli interventi più richiesti ma anche uno di quelli che, se non eseguito da un chirurgo esperto, può dare problemi. Le complicazioni possono derivare da diversi fattori come l'infiltrazione di una quantità eccessiva di anestetico, la rimozione di una quantità eccessiva di grasso o le condizioni di salute della paziente non proprio ideali. Per esempio, ci sono rischi tromboembolici legati alla possibilità di spingere grumi di grasso o coaguli di sangue in grossi vasi facendoli poi arrivare ai polmoni. "I rischi sono aumentati dal fatto che la liposuzione viene percepita come un intervento semplice e si sottovalutano le sue implicazioni, prima tra tutte il rischio settico se l'intervento non viene eseguito in locali adeguati e con le necessarie precauzioni come è successo una decina di anni fa con il caso di una paziente operata a Firenze e poi morta in seguito a un'infezione" avverte Malan.







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martedì 27 ottobre 2015

BAMBOLE UMANE




Se qualcuno pensa che sia solo un fenomeno femminile, quello di assomigliare alle bambole famose, ed in particolare alla mitica Barbie della Mattel, ebbene c’è un caso emblematico che arriva dal Brasile.

Celso Santebanes, dall’età di 16 anni, appoggiato dai familiari, si sottopone ad una serie di interventi chirurgici per somigliare a Ken, il fidanzato della biondissima Barbie. Il suo sogno nel cassetto infatti, è di avere occhi azzurri, capelli neri ed un fisico scolpito proprio come Ken. Per ora, come riporta il Daily Mail, questo ragazzo che viene dal Brasile ha già speso 38mila euro ritoccando mento, zigomi, naso, mascella. Inoltre, si è fatto impiantare una buona dose di silicone nel petto, ma non ha ancora finito. Ma pare che il caso di Celso non sia il primo; prima di lui ci sono stati Rodrigo Alves e Justin Jedlic. Quest’ultimo avrebbe persino realizzato il sogno di incontrare la sua Barbie; la differenza è che Celso, in Brasile, sta avendo un discreto successo e sul mercato è stata  immessa la Celso Doll a consacrare l’artificiosa bellezza del modello brasiliano. Il ventenne, su Instagram, dove posta le sue foto e il suo look dichiara: “Non mi sarei mai aspettato di avere un giorno un pupazzo dedicato a me. Ho sempre sognato di essere un pupazzo umano, ma averne uno identico a me è qualcosa di completamente inaspettato”. Celso infatti, sin da piccolo era ossessionato dalle bambole che collezionava nella sua stanzetta e, nonostante i pregiudizi che questo strano hobby sollevava nei coetanei, ha portato avanti il suo sogno, iniziando i ritocchi su se stesso a soli 16 anni. “È tutto così magico. La mia vita è cambiata. – ha dichiarato il giovane ad una rivista brasiliana – È come se l’intero Brasile mi stesse supportando. Le persone a volte sono spaventate dal mio aspetto e mi fermano per dirmi che somiglio ad un pupazzo. Ho sofferto a lungo per i pregiudizi, ma il mondo è pieno di persone che giudicano, perciò non m’importa più. Ora cerco la mia Barbie. Chi vuole essere la mia fidanzata? Dopo tutto nessuno è felice da solo”.



Dakota Rosa è da tutti conosciuta come Kota Koti. I suoi video hanno spopolato su tutto il web, in pochi giorni è stata cliccata più di 430 mila volte. Kota è la versione umana della bambola più conosciuta del mondo: la Barbie. Stessi occhi grandi, azzurri ed espressivi, stesso incarnato rosa e delicato, stessi capelli biondi e fluenti, insomma non sembra neanche un essere umano tanto che somiglia alla famosa bambola.

È anni ormai che va avanti la diatriba se le bambole come la Barbie o le Winks possano essere modelli negativi o meno nello sviluppo psichico delle bambine. È generazioni che si gioca alle bambole, che ci si maschera a carnevale come loro, che si imitano nelle fasi di crescita, ma è solo in questi ultimi anni che si sta diffondendo la moda di diventare come loro.

È molto frequente osservare adolescenti che modificano il proprio corpo o lo modellano con la dieta, lo sport e lo riempiono di tatuaggi e piercing, soprattutto in una fase di crescita e di sperimentazione, alla costante ricerca di se stessi, in una fase di transizione in cui si passa dall’essere bambini al diventare adulti. Capelli colorati, tagli di capelli, trucchi particolari, vestiti che riprendono quelli di un idolo o di un personaggio a cui ci si ispira, voler assomigliare a qualcuno non è patologia, ma è un modo di esprimere, durante il periodo adolescenziale, anche la ricerca della propria identità, ci si sperimenta per trovarsi e capire chi si è. Alcune volte ci si “innamora” magari di una cultura che non è la propria e si decide di voler cambiare identità, ricorrendo anche ad interventi di chirurgia estetica. Spesso vengono seguiti i modelli orientali che portano a tingersi i capelli di nero, a farsi tagli tipicamente orientali e, nei casi più estremi, a modificare la conformazione dei propri occhi attraverso la chirurgia. A volte però si arriva agli eccessi. In questi specifici casi c’è un rifiuto totale della propria identità e della propria fisicità. Si cambiano i connotati, ci si trasforma, non in una persona, ma in una bambola inanimata. La moda delle adolescenti e delle giovani ragazze che si sta espandendo anche al sesso maschile, è quella delle Living Doll o bambole umane. Non bastano più trucchi e vestiti per assomigliare ad una bambola o ad un manga giapponese, ma si ricorre alla chirurgia, a lunghi, ripetuti e dolorosi interventi chirurgici per annullare la propria persona e diventare una bambola, non per ASSOMIGLIARE ma per DIVENTARE. I modelli più ricercati sono Barbie per il femminile e Ken per il maschile. Oltre all’aspetto economico, questi ragazzi, ancora in una fase della crescita o nella prima giovinezza, si sottopongono ad operazioni di allungamento degli arti, di cambiamento delle parti del viso, di modificazioni corporee, iniezioni costanti e continuative di botulino perché la pelle della bambola non manifesta i segni del tempo e della vita. Si rifanno gli occhi per arrivare ad averli come quelli delle bambole, grandi ma con una fissità dello sguardo quasi disarmante, vuoto e inanimato, come se queste operazioni abbiano in qualche modo svuotato anche la persona delle proprie caratteristiche individuali e dei propri tratti di personalità. Si ritoccano la fronte per eliminare ogni forma espressiva a livello visivo, si trapiantano i capelli per essere in tutto e per tutto a livello estetico una bambola. Si vive costantemente a dieta, in palestra per mantenere i fisici statuari e perfetti. I modelli maschili in qualche modo sono anche muscolosi e in carne, ma quelli femminili hanno gambe e vita finissime, rappresentano modelli di estrema magrezza che possono portare anche al rischio di incorrere in disturbi della condotta alimentare quali l’anoressia. Basti pensare che Valeria Lukyanova, la Barbie umana più famosa al mondo, ha una vita di appena 50 cm e dichiara di vivere di luce e aria.

Uno degli aspetti primari è la non accettazione del proprio corpo, altre volte si tratta di traumi psicologici legati alle prese in giro da parte dei coetanei, alla non integrazione con gli altri.

Non è assolutamente colpa dei modelli, o di Barbie e di Ken, ma dell’uso distorto che ne fanno i ragazzi. La non accettazione del proprio corpo e di se stessi in quanto essere umano, un’autostima bassissima, evidenti problemi di immagine corporea, portano ad un rifiuto totale del proprio corpo e sono alla base di queste problematiche. Spesso sono presenti anche traumi infantili, tendenzialmente legati al corpo o alla sessualità.

A livello emotivo c’è un rifiuto di vivere, una paura di vivere, tant’è che si arriva a nascondersi dietro la maschera di una bambola approvata socialmente. In un certo senso si va sul sicuro, si è certi di essere approvati e riconosciuti socialmente e magari si diventa famosi come lei, si sfrutta la scia della sua popolarità. Purtroppo questi ragazzi non si rendono conto che stanno scrivendo la propria condanna e che diventeranno schiavi del proprio corpo e, soprattutto, che le bambole NON invecchiano, ma gli esseri umani si. Il problema sorgerà quando le operazioni chirurgiche non basteranno più per cancellare i segni del tempo e questi ragazzi si distaccheranno dal modello originale, quando verranno spogliati della propria maschera difensiva emergeranno profondi vissuti legati alla sfera emotivo-affettiva come stati ansiosi, insicurezza, depressione e, nei casi più gravi, il suicidio.

Anche la famiglia riveste un ruolo importante nello sviluppo di queste problematiche. I figli attraversano lunghe e dolorose trasformazioni sottoponendosi a numerosi interventi chirurgici che, nei casi di minori, devono essere approvati dai genitori stessi. In questi casi la famiglia spesso è assente, ha favorito l’insorgenza di un problema di non integrazione psiche-soma attraverso tutta una serie di carenze affettive o in altri casi rinforza in termini narcisistici la problematica del figlio.

L’annullare totalmente se stessi, vivere in funzione del modello di riferimento, non magiare, vivere di aria, sono già di per sé forme piuttosto importanti a livello clinico di attacco al corpo e di auto-aggressività. Se poi ci aggiungiamo problemi legati alla personalità e mancanza di confini psichici il quadro clinico è più completo.





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mercoledì 14 ottobre 2015

LA PELLE COME UN VESTITO



Ha troppi tatuaggi sul corpo, non può sottoporsi alla risonanza magnetica perché rischierebbe di rimanere ustionata. È successo a una ragazza che si è presentata al reparto di radiologia di un ospedale. «Ci sono rimasta male — racconta la ragazza —. Del resto mi avevano detto soltanto che dovevo togliermi gli orecchini e le eventuali collane». E invece a impedire che potesse sottoporsi a una risonanza magnetica all’addome c’era qualcosa che di certo non si può togliere come se fosse un abito: i suoi colorati tatuaggi su una coscia, sulla schiena e in altre parti del corpo.
Sorpresa e preoccupata, la ragazza ha preso atto di una situazione tutt’altro che episodica. Ossia, chi ha sul corpo tatuaggi grandi e colorati rischia, in caso di ricorso alla risonanza magnetica, ustioni gravi oltreché la possibilità concreta che l’esame non serva a nulla poiché i metalli contenuti negli inchiostri con cui si effettuano i tattoo oltre a surriscaldarsi, stimolano immagini falsate. Una soluzione potrebbe ricercarsi in inchiostri senza metalli ma la relativa certificazione è in pratica assai poco attendibile e, comunque, non accettata dai medici poiché non verrebbe rilasciata da personale sanitario ma, al massimo, dal tatuatore che spesso non può garantire il reale contenuto del materiale impiegato per il tatuaggio. Lo stesso problema, tra l’altro, potrebbe insorgere in caso di presenza di cosmetici, come certi ombretti luminescenti che contengono particelle metalliche. La ragazza che è stata costretta a rinunciare alla risonanza, tra l’altro, avrebbe dovuto effettuare un esame su una parte del corpo dove non sono presenti tattoo, ma il problema resta poiché, quando si tratta dell’addome, tutto il corpo viene immerso nel relativo campo magnetico.

«PURTROPPO questo è un problema che sta diventando assai frequente — commenta il radiologo  —. L’incompatibilità tra i campi magnetici della risonanza e gli elementi metallici è un fatto assodato che, prima dell’invasione della moda dei tatuaggi, non costituiva un problema. Da circa un anno e mezzo, tra l’altro, nel nostro reparto è in uso una macchina più sofisticata e attendibile ma anche a un più alto campo magnetico, cosicché il rischio di ustioni gravi per chi porta tatuaggi ampi è molto alto».
Che fare, dunque, se si ha la necessità di effettuare un esame diagnostico come la risonanza quando il corpo è tatuato? «Si può ricorrere alla Tac, la tomografia assiale computerizzata, oppure, come è sempre consigliabile prima di arrivare a questo livello di diagnostica, sottoporsi ad una ecografia».

Le origini del tatuaggio sono antichissime tanto che anche la “mummia di Similaun”, trovata tra i ghiacci delle Alpi nei primi anni ’90 e datata 5300 anni fa, ne riportava uno sulla schiena. Il termine deriva da “ta-tau”, che in polinesiano significa “segno sulla pelle”, ed è stato introdotto in Europa nel Settecento dall'esploratore inglese James Cook di ritorno da uno dei suoi leggendari viaggi nei Mari del Sud. Nelle popolazioni primitive, tatuarsi non ha nulla di trasgressivo, ma è anzi un segno di integrazione sociale. I maori della Nuova Zelanda usavano tatuarsi il viso in segno di distinzione di rango. Il disegno, chiamato “moko”, rendeva l'individuo unico e inconfondibile, come le impronte digitali. Sono davvero lontani i tempi in cui a tatuarsi erano quasi esclusivamente i malavitosi, i carcerati, le prostitute e i militari.
Oggi il tatuaggio è diventato un fenomeno di massa, senza perdere del tutto il sapore di piccola ed eccitante trasgressione. Gli studiosi del comportamento si sono chiesti perché in una società così mobile come la nostra, dove si cambia casa, lavoro e partner con estrema facilità, sentiamo il bisogno di lasciarci segni indelebili sulla pelle. La risposta che viene offerta dagli studiosi spiega come il tatuaggio oggi assolve le stesse funzioni che aveva nelle società tradizionali, anche se reinterpretate secondo i nostri codici culturali: viene usato per abbellirsi, comunicare, appartenere a un gruppo ed esorcizzare le paure.
Il mondo dei tatuaggi ha radici profonde nella storia dell’umanità e la sua moda, che ha conquistato in Italia non solo i giovanissimi, ma anche insospettabili over trenta e quaranta, fa interrogare sul perché di una scelta tanto particolare e definitiva che coinvolge l'immagine che di noi diamo agli altri. Ciò che oggi colpisce riguardo a quest’arte di decorare il proprio corpo in modo permanente è il suo essere diventato un fenomeno di costume che è uscito dagli ambiti ristretti di una specifica cultura underground per coinvolgere tutti i ceti sociali e tutte le età.
Le motivazioni per una scelta del genere sono in realtà diverse e non è escluso che molte di queste siano di natura strettamente personale. Non è detto però che non si possano riscontrare dei tratti comuni spiegabili con l’aiuto della psicologia.



La molla più potente e profonda che spinge a desiderare un tatuaggio è probabilmente quella di volersi distinguere da tutti gli altri, il bisogno di riaffermare a livello visivo la propria diversità, il proprio essere unici rispetto alla massa. In effetti non bisogna dimenticare che nelle società primitive il tatuaggio aveva la funzione di distinguere i vari gruppi sociali, oltre che quella di essere terapeutico e curativo.
Diventando parte integrante della propria identità personale, il tatuaggio “porta fuori” qualcosa di noi che in genere viene tenuto nascosto o non espresso. In questo senso, può rappresentare un modo per dichiarare la propria posizione rispetto al mondo, esteriorizzare quindi il proprio modo di essere davanti agli altri. In una società in cui le differenze sociali sono diventate meno palpabili, il tatuaggio aiuta sì a riconoscersi come parte di un gruppo o movimento, ma ha forse conservato un significato ancora più potente nel suo essere capace di esprimere sul corpo la propria interiorità.
Una prova di questo appare evidente se consideriamo come le motivazioni possano cambiare con l’età. Gli over 40 che ricorrono al tatuaggio, infatti, lo fanno per motivi completamente diversi rispetto a quelle dei giovanissimi. Per gli adolescenti, il tatuaggio può essere un modo per affermare una personalità ancora in via di costruzione, per un adulto che invece possiede una personalità ben strutturata la scelta risponde al desiderio di fermare il tempo ad un momento della vita in cui è ancora possibile trasgredire.
Se la tecnica del tatuaggio è rimasta immutata da millenni, le motivazioni sono invece cambiate. I ragazzi oggi si tatuano per anticonformismo, rifiuto dell'omologazione, ribellione. Ma il tatuaggio è nato come rispetto della tradizione e segno di appartenenza a un gruppo. Omologazione, quindi. I polinesiani, per esempio, raccontavano con tatuaggi simbolici la loro storia personale (ingresso nell'età adulta, matrimonio, status sociale, tribù...) e si marchiavano il corpo per essere degni di rispetto e più vicini alla divinità. E quando il tatuaggio è stato avvolto da un'aura sulfurea, segnale di immoralità e antisocialità, per certe comunità maschili rappresentava il simbolo di appartenenza, di legame: basti pensare all'Esercito o alla Marina, dove era disapprovato ufficialmente ma, di fatto, non impedito.
È curioso anche il fatto che una volta chi si tatuava dimostrava grande sicurezza in se stesso e disinteresse per il giudizio altrui. I ragazzi di oggi invece spesso scelgono il tatuaggio per esorcizzare la paura, l'insicurezza e la solitudine. Non a caso, in una società dove la famiglia e le comunità tradizionali sono in crisi, i segni tribali sono tra i preferiti.
Anche la scelta della parte del corpo da tatuare nasconde significati interessanti dal punto di vista psicologico. Un tatuaggio studiato per essere collocato in una zona del corpo molto visibile, e quindi costantemente sotto gli occhi di tutti, da al disegno una sorta di dimensione pubblica, tutto il contrario per quello disegnato nelle zone nascoste del corpo, da mostrare solo nei momenti di intimità.
In effetti, tutto questo mette in evidenza il grande valore comunicativo del tatuaggio ed è innegabile che esso susciti in chi lo guarda la curiosità di saperne di più sulla storia personale, sui gusti e sul modo di pensare della persona che lo esibisce. Non si spiegherebbe altrimenti il motivo per il quale i suoi cultori più accaniti vengano costantemente bersagliati di domande sulla loro vita privata nel corso delle manifestazioni del settore.
Dietro i disegni indelebili di questa tecnica si cela insomma il bisogno di uscire fuori dall’omologazione della propria immagine, così come viene dettata da moda e mass media. Per motivi diversi, certo, ma per un unico grande desiderio: poter dire agli altri ciò che si è, senza bisogno di parole e solo grazie alla portata universale del linguaggio delle immagini.
Il tatuaggio, dunque, è un messaggio che porta l'individuo in comunicazione con se stesso e con gli altri, racconta qualcosa della sua vita, delle sue scelte e dei suoi sentimenti. Recentemente è nata anche la “psicologia del tatuaggio” davanti alla sempre maggiore diffusione del fenomeno. La neo disciplina studia il carattere delle persone in base ai segni impressi in modo indelebile sulla loro pelle. Quando si tratta del nostro corpo, il significato dei simboli non può essere interpretato con la semplice intuizione, ma va cercato nell'inconscio. La scelta del disegno e della zona da tatuare non è mai neutra, ma rimanda al mondo dei simboli e fa emergere quello che è nascosto all'interno dell'individuo, il suo vero carattere.
Secondo la psicologia del tatuaggio, ad esempio, tatuarsi sulla parte sinistra del corpo, che per la psicoanalisi rappresenta il passato, è tipico delle persone pessimiste, con poca fiducia in se stesse. La destra, invece, legata al futuro, sempre secondo questi psicologi, denota un carattere solare, aperto ai cambiamenti, ma ben ancorato alla realtà.
Tatuarsi il tronco denota concretezza e capacità decisionali. Se la scelta cade sulle braccia, significa che l'individuo sta attraversando una fase di lenta maturazione. Mentre le persone infantili e poco riflessive preferiranno le gambe. Se il tatuaggio si trova in una parte anatomica normalmente nascosta come l'ombelico, l'interno cosce, la persona è timida e insicura, con forte senso di inferiorità. La caviglia è la zona preferita dalle donne sospettose e gelose, ma anche molto femminili e dagli uomini competitivi e battaglieri. Tatuarsi le zone genitali, infine, assume significati opposti per uomini e donne. Combattive, autonome e sensuali queste ultime. Maldestri e passivi i primi.
La zona da tatuare varia anche a seconda del sesso: gli uomini preferiscono la schiena, la spalla e il braccio destri. Le donne, la caviglia e il polso, adatti ai disegni più piccoli come fiori, rondini o delfini, che sono i prediletti dal sesso femminile. Il soggetto più tatuato in assoluto è il drago. Punto di incontro tra cultura orientale e occidentale, secondo gli psicologi il drago è la metafora della forza originaria e generatrice, testimonia il desiderio di affermazione di chi lo porta. Esiste anche nella sua versione “minimalista”, la lucertola, che rimanda a un'immagine di sé più contenuta e controllata. Sempre in tema di rettili, anche il serpente è molto utilizzato e rappresenterebbe un simbolo fallico.
Non mancano i cultori dei motivi astratti, primi tra tutti i “tribal”: grandi macchie nere, con il tratto spesso e le curve flessuose che ricordano i “moko” maori. È il tipo prediletto dai punk e, in generale, da chi rifiuta la massificazione e sente il bisogno di differenziarsi lasciando segni indelebili e così evidenti sulla propria pelle.
Gli ideogrammi giapponesi rivelano un animo raffinato, gusto estetico e fedeltà in amore.
Eroi guerrieri, vichinghi e motivi celtici costituiscono un'altra categoria molto precisa e sottintendono valori aggressivi. Non a caso sono i simboli scelti dagli skinhead, rimandano a una ipotetica comune matrice etnica e culturale, alla quale i gruppi di estrema destra sostengono di ispirarsi. Opposta e complementare a questa posizione c'è la passione per gli Indiani d'America, popolo identificato con l'oppressione e la privazione della libertà. Secondo gli psicologi del tatuaggio, quindi, la testa di un pellerossa comparirà più facilmente sul braccio di una persona impegnata a favore delle minoranze e molto curiosa nei confronti di altre lingue, storie e religioni.
Le ragioni di un tale successo vanno cercate anche nell’influenza di divi del cinema e delle rockstar nel mostrare i loro tatuaggi al pubblico.
Farsi un tatuaggio comporta tuttavia anche un po' di sofferenza fisica: perciò, seppure marginalmente, conserva per il dolore che infligge anche le caratteristiche di un rituale, di una prova di coraggio. C'è chi si tatua un portafortuna, chi vuole festeggiare così un avvenimento o segnalare un cambiamento: molti ragazzi, per il diciottesimo compleanno, chiedono a mamma e papà il permesso (e i soldi) per un tatuaggio.
C'è chi vuole giurare eterna fedeltà al proprio compagno e chi, viceversa, lo fa per riprendersi dopo un dolore, come la fine di un amore. In fondo, ogni esperienza di vita è indelebile come un tatuaggio. Perciò c'è chi si presenta dal tatuatore con le idee ben chiare, dopo essersi documentato sui significati simbolici. Moltissimi, però, non hanno tali preoccupazioni: il ragazzo alla moda vuole solo un disegno "trendy", per apparire più sexy o più aggressivo. Ed anche in questo caso il tatuaggio è un mezzo per comunicare qualcosa di sè.






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