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giovedì 23 marzo 2017

PANTALONI ALLA ZUAVA



I pantaloni alla zuava sono pantaloni ampi, arricciati, e rimboccati sotto le ginocchia.

Prendono nome dagli zuavi, che indossavano una divisa i cui pantaloni erano ampi e a sbuffo.

Entrano a far parte della moda maschile sin dal diciottesimo secolo, ed in seguito (alla fine del diciannovesimo secolo) di quella femminile. Vengono rilanciati nella scena dell'alta moda dallo stilista israeliano Alber Elbaz, che nel 2000 li fa diventare parte della nuova collezione di Yves Saint Laurent.

I pantaloni alla zuava sono sinonimo di knickerbockers.

Gli Zuavi erano reggimenti di fanteria in diversi eserciti e in diverse epoche, tra il 1830 e il 1962. I più conosciuti furono gli zuavi dell'esercito francese, che presero il nome da quello di alcune unità ottomane in Algeria. In seguito, tale nome venne dato anche ad unità militari simili nell'esercito pontificio e in quello degli Stati Uniti.



Il nome viene da quello di un gruppo di tribù berbere dell'Algeria, che in arabo erano denominate zwawa. Questo era il nome delle tribù della "Grande Cabilia" (la Cabilia occidentale, con capoluogo Tizi Ouzou), che nella propria lingua si chiamano igawawen. Tale nome in berbero è un plurale (formato con un prefisso e un suffisso: i-GAWAW-en), e gli arabi resero il plurale con la sola desinenza -a. Dal momento che l'arabo non possiede il suono /g/, pronunciarono al suo posto il suono palatale /dž/ (la g dolce di Gigi), che poi passò, nei dialetti locali, a /ž/ e infine a /z/. Da cui ZWAW-a. Queste tribù fornivano soldati alle milizie ottomane, e dopo la presa di Algeri nel 1830 entrarono al servizio dei francesi. Qualche tempo dopo, con la creazione dei Tirailleurs ("fucilieri", i cosiddetti Turcos), formati solo da indigeni, il corpo degli zuavi si trasformò ben presto in un'unità completamente francese.

Il motto degli zuavi francesi è: Être zouave est un honneur. Le rester est un devoir (Essere zuavo è un onore. Continuare ad esserlo (in senso morale) è un dovere.

Gli zuavi portavano come copricapo un fez (o una shashia) con una nappa colorata (generalmente gialla, rossa, blu o verde) e un turbante, una giacca corta e allacciata senza bottoni, una larga cintura di tela lunga tre metri avvolta intorno alla vita, calzoni a sbuffo, ghette bianche e gambali. La cintura era l'accessorio più difficile da indossare, lo zuavo doveva spesso chiedere aiuto a un suo compagno. Ciononostante, l'uniforme zuava era particolarmente adatta ai climi caldi ed aspri della montagna algerina.

I calzoni a sbuffo permettevano una migliore circolazione dell'aria rispetto ai normali pantaloni, la giacca corta era più fresca delle lunghe camicie di lana della maggior parte degli eserciti dell'epoca. Una delle ragioni del ristretto numero di unità zuave era anche il costo supplementare di questa uniforme particolare, superiore a quello delle uniformi delle altre unità, di taglio semplice e prodotte in grandi serie.

La tipica foggia dei calzoni a sbuffo dei reggimenti Zuavi è entrata nel gergo popolare denominando un particolare modello di calzoni come "pantaloni alla zuava".



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giovedì 16 giugno 2016

ABBRONZATURA INTEGRALE



Da stile di vita a moda, l’abbronzatura integrale è il desiderio di un numero sempre maggiore di persone, ma non è per tutti.

Le zone del corpo coperte dal costume sono molto delicate e chi ha la pelle chiara, non è abituato o si scotta facilmente deve fare particolare attenzione.

Prendere il sole senza costume sul lettino non è consentito, ma potete ottenere una tintarella (quasi) senza segni comunque.

Un vecchio trucco consiste nell’alternare costumi diversi per forma, sgambatura e scollatura, preferendo – se possibile – i modelli con reggiseno a fascia e con slip a vita bassa e di tipo brasiliana. L'”effetto negativo” è ridotto ai minimi termini, ma l’abbronzatura integrale è un’altra cosa.

Se volete un’abbronzatura integrale, ma il naturismo non fa per voi, la soluzione di ultima generazione è rappresentata dai costumi “tan-trough”.

Come dice il nome stesso, si tratta di costumi realizzati in uno speciale materiale microforato che lascia passare i raggi del sole, permettendo di “abbronzarsi attraverso” il tessuto, senza segni.

A seconda del tipo, i costumi “tan-trough” lasciano passare dal 50% all’80% dei raggi solari e richiedono l’applicazione di un fattore di protezione medio o basso.

I benefici dell’abbronzatura integrale sono gli stessi della tintarella con il costume.

Un giusta quantità di sole fa bene al fisico e allo spirito, perché stimola la produzione di serotonina e Vitamina D.

Troppo invece, oltre a causare eritemi e scottature, accelera il processo di invecchiamento dei tessuti ed espone al rischio di tumore della pelle.



In particolare, l’abbronzatura integrale può avere effetti spiacevoli sulle zone più delicate – il seno per le donne e l’area genitale – che oltre a presentare una cute molto sensibile non sono “abituate” al sole e dunque vanno protette con ancora maggiore attenzione.

Sia che si prende il sole nudi sia che si è coperti da un costume ci sono alcune regole sempre valide che riguardano la protezione della pelle con creme solari adeguate al proprio fototipo: ne esistono 6 tipi, dalla pelle più chiara fino ad arrivare a quella più scura, ognuna con una diversa sensibilità all’esposizione solare.

Una volta individuato il proprio fototipo e scelta una crema solare adeguata quando si prende il sole nudi bisogna ricordare che le parti intime sono sempre più delicate perchè meno abituate ad essere esposte al sole essendo ben coperte per tutto l’anno; è quindi necessaria una protezione maggiore con l’applicazione di una protezione solare più alta, soprattutto i primi giorni, evitando sempre le ore più calde e cercando di avere la teste sempre coperta, ad esempio con una bandana o un cappello.

L‘abbronzatura, oltre ad essere un ruolo dal punto di vista estetico e psichico perchè la pelle abbronzata ci fa sentire e apparire più belli e più sani, ha anche una certa importanza per la salute perchè i raggi solari aiutano a sintetizzare la vitamina D che ha un ruolo importante per fissare il calcio nell’organismo e, di conseguenza, per il benessere delle ossa; inoltre grazie al sole si rinforzano le difese immunitarie.

Stare in spiaggia “come mamma ci ha fatti” solleva alcuni dubbi sul maggior rischio di contrarre infezioni rispetto a quando si indossa il costume. In realtà non sembra esserci poi tanta differenza se si seguono alcune regole base come utilizzare sempre un telo mare personale ed evitare di sedere su sdraio e lettini a contatto diretto del corpo.

Passando alla sabbia, sottile e impalpabile, sappiamo bene che non si lascia bloccare da un costume e facilmente supera questa “barriera”; lo stesso vale per tutti gli agenti esterni che si trovano in acqua per cui indossare o meno il costume può non essere una grande differenza; anzi  dopo aver fatto bagno può trasformarsi in un vantaggio essere nudi perchè così non si crea l’ambiente umido di quando il costume si asciuga e che spesso favorisce irritazioni e altri fastidi intimi che richiedono delle attenzioni in più nell’igiene intima estiva.



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mercoledì 20 aprile 2016

CHIRURGIA PLASTICA : SI O NO?



Una delle cose che oggi si riscontra maggiormente nelle persone è un certo “affanno” di sentirsi “up”, al top. Come se ci fossero delle pressioni anche interne, che non permettono di vivere comodi col proprio corpo.
Questo a volte genera una certa “ansia da prestazione estetica”, che si alterna a momenti in cui  invece ci si nega quella parte, si fa finta che il copro non esista oppure che non sia qualcosa di cui occuparsi.
O si rincorre la perfezione oppure l’immagine e l’apprezzamento proprio e altrui vengono messi in secondo piano, a volte proprio “chiusi in uno sgabuzzino”. A volte questi differenti approcci mentali si alternano in diverse fasi della vita.
Certo è che in entrami i casi si rischia di provare grande frustrazione, o per essersi posti obiettivi troppo distanti e quindi irraggiungibili) o per aver messo da parte l’interesse per il proprio aspetto, per fingere di non curarsi del proprio corpo, fino a giungere a una mortificazione, esterna ed interna.
La negazione non è mai una buona strada da percorrere, anche se al momento sembra la più rapida e la più facile. Certamente più complesso, ma alla lunga efficace e, direi, unico modo possibile di affrontare la questione…è appunto, affrontarla, con gli altri che ci stanno vicino e con se stessi in primis.
Osservarsi: “quando esco dalla doccia mi metto velocemente l’accappatoio e scappo in camera dove non ci sono specchi” “non so quanto peso…ho buttato la bilancia” “non mi trucco più…troppo tempo sprecato”
Forse, quando ci si ritrova a dire o pensare rasi di questo tipo, è giunto il momento di fermarsi e guardarsi un po' di più…per prendere confidenza col proprio corpo, così com’è o come si è trasformato negli anni. Il corpo a volte è vissuto come una gabbia ma non dimentichiamo che parla di noi, dice chi siamo.

Tutto ciò riguarda la motivazione al piacersi da un punto di vista fisico, puramente estetico: è interna o esterna? Ovvero, viene da se stessi ed è per se stessi, per il femminile (o maschile) tramandato a cui si appartiene, o per tirarsi su, come compensazione quando altro nella propria vita non gira, è “down”?
Oppure viene da fuori, cioè, ci si occupa del proprio aspetto solo per il partner o per uno potenziale da incontrare, per figli o per uno status sociale? Per mantenere una certa “posizione” nella società o nell’ambiente che frequento?
Occorre comprendere quali sono le spinte che ci muovono, anche in questo senso. Che cosa gratifica maggiormente e di cosa necessita realmente per stare bene.

E’ importante riuscire a mettere a fuoco quale valore attribuire all’aspetto, per poter poi muoversi liberamente, in un senso o nell’altro. Con la consapevolezza di scegliere qualcosa in modo congruente e legittimandosi, eventualmente anche il ritocco chirurgico.
Ecco perchè, prima di affrontare un intervento estetico sarebbe sempre opinabile fare chiarezza dentro se stessi rispetto ai motivi che portano alla scelta, per vivere il tutto in modo più sereno e libero, appunto, da paure e aspettative.
Passando obbligatoriamente da un’accettazione di sè, anche dei difetti fisici. Per potersi cambiare è necessario prima comprendersi e accettarsi così come si è.
La decisione in questo caso assume tutto un altro significato e gusto.



Altro fattore che si può definire importante contro la chirurgia estetica e' dato dagli eccessi: assistiamo a esempi di persone che vogliono assomigliare al Kent della Barbie, seni di 1500 cc. E, piu' in generale, desideri di forme in cui non vi e' la ricerca delle proporzioni.

E’ un tema cruciale, trasversale a tutte le fasce d’età, per motivi diversi: riguarda gli adolescenti alle prese con un corpo che si trasforma e diventa qualcosa di nuovo, gli adulti che cercano e non sempre trovano compromessi con le loro forme e fisionomia e poi l’età matura, con i segni del tempo che passa….
La questione ha che fare con tanti aspetti psicologici importanti, come il prendersi cura di sé, il guardarsi (non solo allo specchio), l’accettarsi. Insomma, non si può prescindere dal corpo e dall’aspetto che ciascuno possiede. Sicuramente si tratta di qualcosa che ha a che fare molto col fuori, gli altri, i canoni, la moda, le aspettative (piano sociale) ma ancor di più con se stessi/e e con i propri tabù (quindi un piano intimo, personale)

Non possiamo ignorare il crescente interesse accordato all’aspetto fisico ed all’equilibrio psichico, a quella che può essere definita come “presentabilità sociale”. La gratificazione psicologica ed il peso pubblico di un aspetto piacevole e di una personalità sana ed armonica risultano importantissimi: per avere successo, nelle relazioni, al lavoro, anche all’interno della famiglia talvolta.
Per vivere oggi bisogna sentirsi bene con sé stessi a qualsiasi età e la medicina è sempre più sollecitata da pazienti che chiedono di migliorare il proprio aspetto e l’armonia complessiva per una ricerca di sicurezza personale, a volte per necessità professionale ed una profonda esigenza psicologica.
La medicina estetica, che si occupa della correzione degli inestetismi del viso e del corpo, nasce proprio dall’intuizione che l’uomo è sano quando è in armonia con le differenti fasi della vita, con il proprio inserimento sociale ed ambientale.
Gli altri, come ci vedono, come ci pensano, come ci vogliono, hanno un ruolo chiave.
Non solo in termini di aspettative da assecondare, ma talvolta diventano quasi degli imperativi, inevitabili e imprescindibili. Richieste esterne che non si possono ignorare o deludere, perchè la posta in gioco sarebbe troppo alta. Occorre fermarsi e chiedersi, sempre, qual’è la propria.

L'importanza della chirurgia estetica è rilevante anche per altri problemi e deformazioni estetiche, che possono influire psicologicamente nei rapporti umani di un individuo; infatti, ad esempio un seno troppo grande o piccolo, un labbro leporino o il setto nasale deviato con relativo stato gibboso, possono spesso causare dei problemi emotivi al paziente, a tal punto che un piccolo "ritocco" migliora decisamente la vita, quindi in questo caso, vale la pena rivolgersi per un consulto, presso uno specialista. Tuttavia, c'è chi abusa di questa pratica e spesso ricorre al chirurgo estetico, per farsi un maquillage completo al corpo, che però a volte assume aspetti grotteschi, se si pensa che una persona anziana ritoccata, assume le sembianze di una trentenne/quarantenne, e ciò indubbiamente potrebbe provocare una reazione psicologia contraria, soprattutto quando subentrano le critiche negative di amici, parenti, ma anche di sconosciuti.

La chirurgia estetica può decisamente migliorare la vita, ma può anche distruggerla; infatti, nel mondo dello spettacolo e del gossip, sono evidenti e famosi i danni che un eccesso di botulino, collagene o qualsivoglia altra azione invasiva, hanno provocato in molti attori e attrici. La chirurgia estetica è pertanto una pratica curativa, e non esclusivamente un modo per diventare ad ogni costo, ciò che in realtà non siamo. È pertanto sensato, prima di prendere talvolta delle decisioni affrettate, mettersi nelle mani di chi è competente, quindi consultarsi con esperti e professionisti provvisti dei dovuti titoli di studio, e soprattutto capire se ne valga davvero la pena.

Gli interventi di chirurgia estetica possono risolvere in modo relativamente semplice dei complessi che tendono ad accumulare stress e tensione anche per anni incidendo sulla qualita' vita ed anche sulla vita di relazione delle persone. E' innegabile: tutto questo non ha prezzo.

Interventi come la liposcultura consentono di ridurre la quantita' di grasso corporeo migliorando non solo l'estetica delle persone ma anche il loro stile di vita.
Con la liposcultura il grasso e' eliminato senza prima passare dal fegato. Il Professor Veronesi ha dichiarato che molti fattori cancerogeni si accumulano nei tessuti grassi. L'eliminazione di questi tessuti senza passare dal fegato noi si reput un "pro "importante e possiamo chiaramente definire che una liposcultura può eliminare molecole cancerogene accumulate nei tessuti.

La rinoplastica oltre un indubbio impatto psicologico, migliora anche la respirazione. Un chirurgo professionale ed attento si prende sempre cura di tutti gli aspetti collegati alla respirazione ed al setto nasale.

Operarsi non per se stessi ma credendo di piacere più agli altri non piacendosi mai. Si tratta delle cosiddetta dismorfofobia che consiste nell'avere sempre e comunque una visione non corretta del proprio aspetto fisico.


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sabato 2 aprile 2016

I PANTALONI A CAVALLO BASSO



Già da diverso tempo le passerelle hanno mostrato un nuovo trend che, in breve tempo, è riuscito a conquistare il cuore delle amanti della moda più attente alle ultime tendenze. Si tratta dei pantaloni con cavallo basso, scelti non solo dalle donne che amano la comodità, ma anche dagli uomini che vogliono arricchire il loro guardaroba con qualcosa di unico.

A cavallo basso, harem, alla turca o sarouel. Il motivo di tanti nomi è dovuto al taglio del cavallo e a diverse traduzioni che però vanno ad identificare lo stesso tipo di pantaloni. In generale, i pantaloni con cavallo basso hanno appunto il cavallo medio-basso, sono ampi sulle gambe e caratterizzati da una cinta a vita alta. Possono essere lunghi o corti e sono generalmente più stretti alla caviglia o al polpaccio.

Alcuni modelli si differenziano per il cavallo che arriva a metà coscia fino a toccare terra. Si tratta in generale di un modello davvero particolare, che si differenzia da un pantalone tradizionale per la morbidezza del tessuto utilizzato e dalla intrinseca comodità. Lo stile di questi modelli deriva dai tradizionali pantaloni turchi, chiamati salvar e indossati da uomini e donne dell'Impero Ottomano.

Per chi ama i pantaloni a cavallo basso, la scelta tra i modelli è ampia e variegata ed è possibile avere un guardaroba unico, capace di adattarsi a ogni occasione: lunghi fino alla caviglia o corti al ginocchio; ampi fino all'orlo o resi a sbuffo dal progressivo restringimento della gamba; elegantissimi in tessuti dall'effetto lucido o disimpegnati grazie a tele variopinte e fantasia.

L'abbinamento ideale per il pantalone con cavallo basso è semplice e sportivo. Una canottiera bianca ben sagomata o una t-shirt colorata saranno il modo migliore per completare l'outfit. Ai piedi, sarà opportuno calzare sandali o infradito in cuoio. Se vuoi optare per un look elegante, puoi abbinarli a scarpe con il tacco, una canottiera gioiello e un blazer avvitato.



I pantaloni con il cavallo basso sono molto comodi e la tentazione di indossarli con le scarpe basse è alta; fai attenzione: il loro taglio particolare dona a chi ha gambe lunghe e slanciate, ma rischia di appensantire la figura di chi è più formosa: se è il tuo caso, cerca di evitare i modelli con stampe sgargianti e con il cavallo particolarmente basso, prediligi le tinte unite (il nero su tutti) e abbinali a scarpe con il tacco.

Ci sono giornate in cui si predilige essere comode magari perché si è fuori tutto il giorno. In questo caso il pantalone cavallo basso in tessuto tuta è quello che ci occorre, anche perché è una variante al solito leggins.

Indossare una tuta non è sinonimo di sciatto o trasandato perchè alcune sono davvero stupende e perché, anche un semplice pantalone di tuta nero, abbinato nel modo giusto, può creare un look unico.
Per la sera, i cui abbinamenti sono sempre più belli perché esigono di solito una scarpa alta, un pantalone cavallo basso nero in tessuto elegante, camicia bianca in cotone con le maniche risvoltate e bretelle nere. Abbinare il tutto ad un décolleté a punta con il tacco alto a spillo. Giacca lunga e una pochette.

Un altro look carino potrebbe essere con pantalone nero, top crop nero o bianco, giacca nera lunga dal taglio maschile e décolleté di pelle a punta.



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INDOSSARE I LEGGINGS



Fino alla seconda guerra mondiale i leggings erano indossati come protezione sotto i pantaloni, dai soldati in guerra.

Negli anni '50 del XX secolo, lo stilista Emilio Pucci riscopre questo elemento e crea un pantalone affusolato che chiama fuseaux (da "fuso" per la forma che regala alla figura femminile). Vengono subito lanciati nel mondo della moda grazie a Audrey Hepburn, che li indossa nei film Sabrina e Cenerentola a Parigi.

Nel 1960 Pucci lancia i pantaloni Viva dotati di uno speciale passante elastico che rimane sotto la pianta del piede mantenendo tesa la stoffa.

Venne poi creata una variante dei fuseaux più corta, che prese il nome di "Capri", com'è tuttora chiamata, dall'omonima isola di Capri meta in quegli anni dello star system hollywoodiano che qui passava molto tempo, e che come Audrey Hepburn e Sophia Loren indossava questi capi che coprivano dal bacino fino subito sotto le ginocchia, lasciando così il resto della gamba libero.

Con l'avvento delle fibre elasticizzate, il modello con passante elastico sotto la pianta del piede (detto anche "staffa") si diffuse in ambito sportivo soprattutto nello sci, nella danza e nella ginnastica.

È solo negli anni '70 che nascono i leggings come li conosciamo ora, ispirati ai pantaloni Capri proposti da Pucci ma presentati in una variante molto aderente e senza piede, su invenzione della stilista Patricia Field.

Ma è grazie a Madonna, che li indossò nel film Cercasi Susan disperatamente nel 1985, che si ebbe il vero boom di vendite e l'elevazione dei leggings a vero cool degli anni '80.

Sulle passerelle iniziarono a comparire altri tipi di leggings, come quelli della stilista inglese Liza Bruce che nel 1987 lanciò la moda anni '90 dei pantaloncini da ciclista per il guardaroba femminile, e dei fuseaux fluorescenti.

Tramontati nel corso degli anni '90, la griffe Max Mara presentò nel 2006 una collezione di miniabiti abbinati a tacchi alti e leggings neri. Da lì in poi tutte le case di moda e vari designer li hanno inseriti nelle collezioni, variandone la decorazione: jeans, tinta unita, righe o fiori, black & white, animalier maculati o zebrati, liquid in lattice aderentissimi, glitter con paillettes o colori fluo.

Solitamente sono realizzati in elastam, o in filati misti di nylon e cotone o poliestere, ma esistono anche modelli realizzati in lana o seta.

Negli ultimi anni ne sono stati prodotti di diversi modelli anche con tessuti particolari che risultano molto lucidi (tipo latex).

I leggings mettono d’accordo tutte. Formose e magre. Romantiche e rock. Ragazze e donne di ogni età. 



La loro peculiarità infatti, è quella di essere versatili. Di giorno si possono portare con ballerine e la sera si possono accompagnare con un paio di stivali da biker. Quando però un indumento è così amato, il rischio di inciampare in cadute di stile è molto alto. 

Il tessuto deve essere corposo e non lasciar intravedere la pelle o gli slip in controluce. E non pensare che sia un problema solo per quelli chiari, anche il nero può rivelare più di quanto tu voglia far vedere. Lo slip fa parte della categoria intimo e tale deve restare, meglio se poi è senza cuciture, ti aiuterà ad evitare l’effetto muffin che fa capolino dalla stoffa.

I leggings non sono dei pantaloni e anche se la tentazione di svelare i risultati raggiunti dopo sedute estenuanti di Gag, Squat e Zumba è tanta, il sedere deve rimanere coperto. Cosi come tutte le altre parti intime. 
I colori scuri e opachi slanciano e snelliscono. Le fantasie sono ammesse quando hanno una base scura e naturalmente le righe non sono ben accette.

Se le gambe sono lunghe e magre vannp bene colori sgargianti, fantasie particolari e tinte chiare.  Occhio comunque ai modelli in eco pelle, perché avere le gambe lunghe non è sempre sinonimo di tonicità e i leggings in pelle permettono ai muscoli poco allenati di mostrarsi in tutto il loro vibrare.

Indossali con maglie, maglioni, felpe e camicie, basta che siano abbastanza lunghi da coprire i glutei. Sì ai cappotti dal taglio lineare, al parka ma anche al blazer.

Si possono scegliere sneakers, biker boots, ballerine, tronchetti, stivali, sleepers e stringate maschili. I leggings amano tutte le scarpe con una piccola eccezione: i tacchi molto alti accompagnati dal plateau. Diciamo che l’effetto sarebbe troppo da dominatrice!







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sabato 5 marzo 2016

LE FEDI NUZIALI



Qualche miglior modo di dire “per sempre” se non farsi tatuare una fede sull’anulare? Il consiglio comunque è quello di optare sempre per dei disegni abbastanza piccoli che possano essere facilmente coperti dall’anello vero in oro o in platino. Un disegno troppo grande o colorato infatti vi potrebbe stufare e, se lo trovate decisamente adatto e alla moda a 20 anni, lo stesso potrebbe non essere quando raggiungerete i 30 anni di matrimonio. Cercate sempre quindi un disegno di una dimensione discreta, un piccolo segno che solo voi potrete vedere e che vi ricorderà per sempre il giorno più bello della vostra vita.
Piccoli disegni, da incidere sulle dita al posto degli anelli da fidanzamento o delle fedi da matrimonio. E’ questa la tendenza in voga tra molte coppie, che sempre più spesso decidono di dichiararsi amore eterno, non con il tradizionale anello, ma con un più originale e decisamente più cheap, tattoo di coppia. Tatuaggi come fedi, da fare rigorosamente (salvo poche eccezioni) al dito anulare. Fedi low cost quindi, ma anche un simbolo personalizzato e condiviso esclusivamente dai due innamorati. Un’ulteriore dichiarazione di complicità certamente più discreta dei grandi disegni di cui, passata la moda del momento o, ahimè, passato l'amore, spesso ci si pente di aver fatto. Detto addio (o quasi) a brillanti e vere nuziali tra i tatuaggi più scelti dagli innamorati non mancano di certo i classici cuori, uno per lui e uno per lei, e il tradizionale simbolo dell'infinito.

Alcuni preferiscono la classica, ma le fedi tatuate sono un’ottima idea soprattutto per gli uomini, che generalmente non amano indossare gioielli.



Le fedi nuziali tatuate rappresentano una vera e propria moda molto in voga tra i giovanissimi sposi. C’è chi li preferisce al più classico simbolo matrimoniale e chi invece ama nasconderlo sotto l’anello, sia esso d’oro o di platino.

La scelta più diffusa è quella di farsi tatuare il nome del proprio partner, scegliendo solitamente un carattere molto sottile ma dai lineamenti netti per poter così essere facilmente letto ad occhio nudo. La diffusione di Internet e delle chat spinge, i futuri sposi, ad optare anche per la scelta del nickname del proprio amato. In alternativa ci sono i tatuaggi di coppia.

Molto gettonate sono anche le date che non sono necessariamente quelle di nascita del futuro consorte o quella del matrimonio, ma più semplicemente una data importante come quella del fidanzamento o del primo appuntamento.

Il disegno rappresenta anch’esso un’alternativa assai diffusa. Si parte dal più semplice calco della propria fede nuziale a piccoli disegni tribali che inneggiano alla fecondità ed alla prosperità fino al più classico cuore. Diversamente da parole e numeri, i disegni vengono spesso colorati con tinte più o meno appariscenti.

Le fedi tatuate da prendere come spunto sono davvero tantissime. Sempre molto di moda quelle con i nomi degli sposi, da farsi tatuare in corsivo molto sottile, in modo che anche molti anni dopo le vostre nozze non vi stufino. Potrete poi decidere di scegliere semplicemente i numeri che formano la data delle nozze o anche un disegno pensato proprio da voi sposi. Bellissime anche le piccole greche, con tantissimi stili diversi da scegliere in base al vostro gusto. Molto di moda anche una semplice linea, che ricorda proprio la forma della fede nuziale: in questo caso potrete farvi tatuare il nome dell’amato all’interno del palmo, in modo che sia un dettaglio visibile solo a voi. Tatuarsi una fede nuziale è un gesto bellissimo, ricco di significato.

Attenzione però: se amate i tatuaggi, cercate di pensarci bene e di non farvi trasportare dell’entusiasmo. Sapete bene che eliminare un tatuaggio, soprattutto sul dito, non è semplicissimo: la vostra fede incisa sulla pelle vi dovrà accompagnare per tutta la vita e non dovrà essere un gesto dettato solo dalla moda del momento.


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sabato 9 gennaio 2016

TIPI DI BAFFI



La barba ed i baffi sono da sempre motivo di sensualità, bellezza, fascino, saggezza. L’uomo, palesava attraverso queste modaiole appendici del viso la propria forza, la propria mascolinità. La moda, con le sue diverse parabole ascendenti e discendenti, ha soffiato nuove tendenze e nuovi stili, che hanno apportato cambiamenti diversi, ma non hanno mai lasciato posto al glabro, fresco e vellutato. Suddette appendici, hanno scritto la storia del fascino maschile, della sua autorevolezza, della sua forza, disegnando nell’immaginario collettivo un’idea precisa di maschio, che esprime la sua massima esponenza mascolina mediante un volto assolutamente barbuto, coperto da una peluria composta, attraente, elegante. La mitologia, presenta volti perennemente baffuti e barbuti: le divinità maschili, conservavano questa magnificente caratteristica comune. Gli dei dell’Olimpo adorati dai Greci, erano coperti in volto da barbe e baffi folti, che variavano dalle tonalità del rossastro a quelle del bruno, per finire nel candore del bianco. Le appendici baffute e barbute degli dei, richiamavano la mascolinità, la potenza, la superiorità, la forza, la saggezza. Allo stesso modo, le divinità maschili egizie, associavano la loro stessa sacralità al loro essere barbuti, e quindi virili. L’altisonanza divina, riecheggiava nell’immagine, nell’apparire. La barba e i baffi, hanno mantenuto nel corso del tempo una strettissima correlazione con la figura maschile. La mascolinità veniva espressa dalla barba, come la saggezza dai baffi. I più grandi pensatori, pittori, scultori, religiosi, scienziati, musicisti, di ogni tempo, portavano la barba o i baffi o possedevano appendici di peluria ben curate.

I baffi normali, basta farli crescere e regolarli un po’ per ottenere provocanti avances da parte di focosi esemplari di femmina. Adatti a chi si vuole approcciare al mondo dei baffi con cautela, senza esagerare.

Baffetti puberali sono quegli orripilanti peletti senza vigore e senza dignità che compaiono sotto il naso di esseri post-puberali o di adulti con disfunzioni ormonali. E’ il baffo decisamente più brutto che esista. Nonostante ciò molti adolescenti perseverano nel farseli crescere aiutando moltissimo i sostenitori dell’universo dei baffi: anche se inguardabili, pur di averli si fanno crescere anche questi.

Il baffo a spazzola è un tipo di baffo molto molto raro a causa delle persone che lo hanno portato nel corso della storia e che ne hanno influenzato il significato. Sfoggiato da due dei più importanti attori comici della storia, Oliver Hardy e Charlie Chaplin, è stato però anche portato da due pericolosi egoici criminali di quest’ultimo secolo, Adolf Hitler e Morgan, che hanno influenzato in negativo la popolarità di questo baffo.

Il chevron è un baffo decisamente difficile da portare. Se non avete la mascolinità intrinseca di Tom Selleck o Tom Burgundy vi avviso che passerete per omosessuali. Se siete omosessuali passerete per omosessuali, ma è quello che volete no?

A penne è un baffo sobrio, elegante, affascinante. Perfetto per un dongiovanni di mezza età. Ridicolo per un giovane. Immensamente splendente come mille soli azzurri se sfoggiato da un pimpante e aristocratico vecchietto dal pelo bianco, uno dei più meravigliosi esempi di decadenza che la natura ci può offrire.

Il ferro di cavallo sono baffi molto tosti, da biker, da duro che non si tira mai indietro. Viene portato tendenzialmente da persone molto muscolose e corpulente. In una persona magra e rachitica può sembrare ridicolo, perciò evitate di farveli crescere se non pesate almeno 108 Kg.



Il tricheco sono baffi decisamente importanti, leggendari quasi. Portati alla notorietà internazionale dal beneamato Federico Nietzsche, colui che ha fatto si che Vattimo ci suggerisse il nome del blog. Sono baffi molto rari, difficilmente si incontrano per la strada, anche perché crescono solamente alle persone molto intelligenti.

I Fu Manchu sono baffi molto interessanti, lunghissimi alle estremità, ideali se avete la faccia tonda e volete allungarla. Tipici dell’asia orientale sono diventati stereotipi ricorrenti in qualsiasi film occidentale di questo secolo.

Il Manubrio sono baffi molto, molto, molto belli ma difficili da portare. Ci vuole un costante arricciamento del baffo durante il processo di crescita. Insomma, se li porta l’Oltreuomo, sono i migliori.

Alla Depp sono baffi in verità abbastanza ridicoli e senza ragion d’essere, ma diventati famosi per essere sfoggiati da Johnny Depp, che starebbe bene anche con un sacchetto di feci spalmato sulla faccia. La cosa divertente è che, pur essendo un baffo che sta bene a pochi, molti emuli dell’attore americano se li fanno crescere pensando di essere fighi uguali, anche perché non si fanno mancare il cappellino e l’occhialetto, sempre alla Depp. Il risultato non è sempre fantastico.

Se vedete in giro dei baffi monarchici significa che avete di fronte un vecchio che ha votato Savoia nel ’46. Baffi molto belli, curati, e maestosi. Ma se trovate uno che li porta vi sconsiglio di prenderlo in giro: vi sfiderà ad un duello con pistola.

Non più legata ad un approccio ribelle, la barba segue adesso una questione di gusto personale, un’arma in più per mostrare la propria personalità e stile. In accordo alle nuove tendenze d’ambiente hipster, lo stile di barba più alla moda per il 2015 è sicuramente la barba lunga e piena. In alternativa è sempre più trend la 5 o’clock shadow, mentre alcuni stilisti un po’ in controtendenza hanno rilanciato la rasatura perfetta e completa. Spazio anche per l’eccentricità, esprimibile tramite un originale baffo a manubrio, in pieno stile Salvador Dalì.

Antiquati i baffi? Assolutamente no! Il vintage occupa una posizione di primo piano e ci permette di riscoprire le tendenze un tempo portate dai nostri genitori o i nostri nonni. È così che, dopo la barba di 3 giorni, sono i baffi ad essere sfoggiati ogni giorno. Ovviamente la scelta del tipo di baffi non si fa a caso.

Nella moda si assiste a continui ritorni. Lo stesso vale per le tendenze beauty, anche per l’uomo. Non avevi più visto i baffi oltre alle foto di tuo padre negli anni ’70, ed ecco che ritornano. Niente di  meno sorprendente. Le tendenze vanno e vengono regolarmente. Oggi, con l’avvento della tendenza «hipster», ispirata agli anni ’60 e ’70, i baffi non sono più antiquati ma simbolo di una virilità affermata.

Quali baffi per essere di tendenza? Dire «baffi » non significa dire «qualunque tipo di baffi». La tendenza li vuole piuttosto corti e ben definiti. Non devono superare le labbra e seguirne i contorni. Gli uomini che decidono di portare i baffi dovranno porvi particolare attenzione. Fini e delicati, non sono folti e sono curati ogni giorno. Rischiano di darti un look più severo del solito, aggiungi quindi dei dettagli divertenti alla tua mise per sdrammatizzare questo nuovo accessorio moda costituito dai tuoi baffi.
I baffi assumono veramente un bell’aspetto dopo 4-6 settimane. Possono avere peli ribelli o che partono nella direzione sbagliata. In questi casi, opta per una spazzola e delle forbicine.



La barba ed i baffi corti: è uno stile giovanile, trasandato, dalla sensualità sottile e rude. E’ questo lo stile dell’uomo ancora giovane, composto, tendenzialmente elegante, che si lascia crescere la barba ed i baffi in maniera leggera e appena pungente. Sul viso, si forma una peluria appena pronunciata. Le labbra stesse, assumono un riflesso più scuro, nell’ombra della linea baffuta e dura che copre la parte superiore del labbro. E’ questo uno stile tendenzialmente uniforme, dove baffi e barba sono praticamente un tutt’uno, un’insieme che dona al maschio un’eroticità folle. Doppi, e folti sono certamente meno attraenti. Questi ultimi si adattano perfettamente a visi maggiormente maturi, a uomini che attraverso i loro sorrisi baffuti nascondono uno stile, un tempo, una moda, un pensiero. Ogni forma e tipologia , chiaramente si adatta ad una tipologia di uomo. I baffi possono essere portati anche lunghi e arricciati alla coda. E’ questo lo stile retrò di mode ormai tramontate, che richiamano polverose immagini di uomini d’affari, o di uomini rudi, pistoleri, divi del cinema. Altro modo di coniugare baffi e barba, assolutamente in voga, è il pizzetto. Questo disegno preciso e raso della peluria, lascia spazio ad un’eleganza e ad una bellezza rare. Il pizzetto, non è per tutti i visi. Si abbina preferibilmente a delle linee gentili: nella sua squadratura, esso tende a firmare una marcatura esatta di quella zona del volto.




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sabato 14 settembre 2013

Moda critica, etica e indipendente


Tre giorni di moda 

critica, etica e indipendente



20 / 21 / 22 settembre 2013

IV edizione

so critical so fashion, nato nel 2010 e  giunto alla 4^ edizione, dopo il successo del 2012 (5000 visitatori, 51 espositori e più di 100 giornalisti accreditati) è il primo evento in Italia interamente dedicato ad un’ “altra moda”, fatta di saperi e principi etici, di tessuti biologici e tagli sartoriali, di prodotti a basso impatto ambientale, creati da  designer all’avanguardia e stilisti indipendenti. Giunto alla su
a quarta edizione, organizzato da Terre di mezzo Eventi, si conferma come l’appuntamento di riferimento della moda critica all’interno della Milano Fashion Week.
so critical so fashion presenta stilisti, artigiani e produttori che lavorano seguendo parametri di responsabilità etica, sociale e ambientale. I loro capi e i loro accessori
sono il risultato di una precisa ricerca di materiali (riciclati o di riuso, filati biologici o naturali,
materie prime organiche, tinture vegetali, ecc.), di una commistione di artigianalità innovativa e recupero di antiche tradizioni e di un processo produttivo, una scelta di packaging e una distribuzione attenta all’impatto ambientale.Una produzione che rispetta i diritti dei lavoratori, siano essi impiegati in laboratori
di confezione italiana, in aziende del commercio equo o in progetti sociali all’estero.
Tre giorni di moda critica che si propone di rispondere alle esigenze del consumatore contemporaneo sempre più attento alla storia del prodotto e alla ricerca di acquisti che esprimano la sua identità e individualità, che orienta le scelte verso capi e accessori che rispettino valori e buone pratiche.
Questo insieme di valori, che caratterizzano la produzione della moda critica, dà vita a prodotti di alto livello qualitativo, spesso pezzi unici o realizzati in serie limitata.
L’evento, che ritorna nella capitale della moda italiana e nei prestigiosi locali di Frigoriferi Milanesi sarà composto da:
  • un salone espositivo con oltre 60 realtà selezionate, che avranno a disposizione un corner per la vendita della collezione in corso e per la presentazione della collezione P/E 2014;
  • uno spazio laboratori in cui esprimersi e imparare partecipando a workshop creativi, ludici e professionali, per riflettere sull’importanza del saper fare. Guidati da esperti, si potrà mettere alla prova la propria creatività e manualità, apprendendo pratiche di riuso e riciclo e di creazione sartoriale;
  • un luogo di incontro in cui intrecciare relazioni, attivare contatti e partecipare alle iniziative culturali e di approfondimento. Un’opportunità di scambio tra addetti ai lavori, esperti, consumatori critici, giornalisti di settore e istituzioni, maanche semplici cittadini che vogliono confrontarsi e informarsi in modo informale sul made in Italy e sulle prospettive del mondo della moda critica in Italia, ma con uno sguardo al panorama internazionale;
  • un spazio in cui rilassarsi ascoltando musica live, visitando una mostra e gustando del buon cibo. La musica sarà proposta da diversi DJ set e il concerto del sabato sera con la Plastic Band ft. Elise Hall Sax 4te, band acustica che usa archi, pianoforte e voce.
Orari di apertura:
venerdì 20 settembre ore 15-22
sabato 21 settembre ore 10-22
domenica 22 settembre ore 10-20
c/o Frigoriferi Milanesi
via Piranesi, 10 Milano


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