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lunedì 28 agosto 2017

LACRIME



La lacrima è uno strano tatuaggio ha di solito un significato particolare, specialmente nel mondo delle gang e della criminalità: l’interpretazione cambia di caso in caso e spesso anche a livello geografico, ma in genere il tatuaggio fa riferimento ad un omicidio commesso. Di solito se la lacrima è piena la persona è stata uccisa, se la lacrima è vuota, la vittima è ancora viva. In altre interpretazioni la lacrima rappresenta il dolore per la perdita di un familiare o di una persona con cui si aveva un grande legame affettivo.

Il rapper Lil Wayne si è tatuato delle lacrime per ricordare la morte di alcuni amici a lui cari, mentre Amy Winehouse aveva una lacrima tatuata nel ricordo dell’ansia provata per il marito Blake Fielder-Civil in attesa di giudizio nel carcere di Pentonville. La stella NBA dei Miami Heat, Amar’e Carsares Stoudemire, ha scelto il tatuaggio a forma di lacrima in memoria del fratello maggiore Hazell Jr., morto in un incidente stradale.

Come il titolo di una nota canzone di Bobby Solo, persone anche famose, hanno scelto di tatuarsi proprio sotto ad un occhio una o più lacrime. Spesso capita di vedere tatuaggi a star celebri e di voler riprodurre questo simbolo anche sul nostro corpo.

Farsi un tatuaggio spesso può metterci dinnanzi a scelte di stile più che di significati profondi. Per questo tipo di tatuaggio, invece, lo stile conta ben poco. Risulta evidente che avere a vita una lacrima che scende dall’occhio ha dietro un significato più profondo.

Quale tristezza maggiore può invadere il nostro animo se non la perdita di una persona amata? Perdere qualcuno può essere un dolore così forte che si può simbolicamente mostrare attraverso questo tipo di tattoo.

Peccato che questo non sia l‘unico significato di questo simbolo. La lacrima sotto all’occhio è uno dei simboli più scelti da sempre dai carcerati. Indica un periodo di permanenza in carcere concluso o addirittura un segno del reato di omicidio o anche l’esser stato testimone all’omicidio di una persona cara.



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martedì 23 agosto 2016

LE Parti Più Dolorose per il Tatuaggio



Farsi un tatuaggio non è sempre una passeggiata di piacere.

Tante persone  vogliono tatuarsi nella zona che circonda gli occhi. Dolore particolarmente acuto, dato che la pelle è sottile, il grasso poco e le terminazioni nervose tante.

L’interno labbra è una zona molto cool per farsi un tatuaggio ma anche parecchio dolorosa.

Il tessuto muscolare dei piedi è poco, il grasso pochissimo, e le terminazioni nervose tante.

In aggiunta al dolore per curare completamente ci vorranno tra le 2 e le 3 settimane.

Il collo è sempre in movimento, rendendo particolarmente difficile guarire la ferita del tatuaggio.

Abbiamo anche sul costato una ricchezza di terminazioni nervose e poco spessore tra la pelle e le ossa, una zona veramente di tutto “rispetto” se guardate bene alla questione del dolore.

Tatuarsi sul ginocchio, o peggio, sul retro del ginocchio, vi causerà un certo dolore.

Il motivo è che siamo di nuovo in una zona del corpo dove la pelle aderisce quasi perfettamente alle ossa, con tutto quello che ne consegue.

Nella zona pubica soprattutto per le donne questa zona è ricca di terminazioni nervose.

Le caviglie non hanno alcun tessuto muscolare, tanto meno grasso.

Andrete a tatuarvi direttamente sulle ossa, con un dolore che in molti hanno descritto come tra i più insopportabili.



I tatuaggi sulla spina dorsale sono tra i più trendy di questi anni. Molte star hanno però dovuto sopportare il discreto dolore che si prova a tatuarsi proprio lì, sulla spina dorsale.

I tatuaggi dietro l’orecchio hanno il pregio di essere piccoli e discreti: a prima vista si potrebbe dire che le loro dimensioni limitate implicano poco dolore da sopportare.
Purtroppo non è così: la parte tra il collo e il retro dell’orecchio è infatti una tra le più dolorose dove si può decidere di farsi un tatuaggio, perché il grasso è nullo, la pelle è sottile e ci sono molte terminazioni nervose.

Il dolore è sempre soggettivo e dunque, ognuno può poi trasmettere la propria esperienza senza che ci possa essere una definizione valida per tutti.

Poi dipende molto anche dal professionista che pratica il tatuaggio, dalla sua mano, dalla sua esperienza.

Sicuramente farsi un tatuaggio significa ricevere diverse punture di ago, dunque grosso modo è come essere punti da un’ape più volte, altri lo collegano al dolore di un epilatore elettrico a pinzette. Alcuni dicono di aver provato una sensazione di bruciore.

Normalmente la sensazione di dolore va diminuendo durante la seduta e il corpo compensa il dolore tramutandolo in un fastidio di media intensità.

Conta tantissimo anche la motivazione per cui si vuole fare il tatuaggio, più forte sarà il “perché”, più si accetterà il “come”.



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martedì 16 agosto 2016

TALLONI SCREPOLATI



Le screpolature che si formano nei piedi sono vere e proprie crepe, fastidiosissimi taglietti (fessurazioni) che si formano preferenzialmente sulla pelle del tallone a causa del perpetuarsi d'insulti fisici locali. Se poi, oltre alla pressione eccessiva e agli sfregamenti dei piedi contro la calzatura, si aggiunge anche una pelle particolarmente arida, secca e callosa, ben si comprende come i talloni tendano a screpolarsi assai facilmente.
Quando i talloni screpolati non ricevono le dovute cure ed attenzioni attraverso l'applicazione costante di creme idratanti e nutrienti, queste fastidiose crepe aride tendono a lacerarsi, fino a sanguinare.
Similmente ai calli, i talloni screpolati non devono essere trascurati perché le fessurazioni aperte e sanguinanti possono infettarsi, dunque creare dolore, difficoltà ad appoggiare il piede e difetti nella camminata.

Spesso e volentieri i talloni screpolati non sono provocati da un'unica causa. Il più delle volte, infatti, la pelle del tallone si spacca in risposta ad un intreccio di fattori che lesionano progressivamente la pelle; pertanto, l'eccessiva aridità della cute (xerosi cutanea), gli sfregamenti continui e l'attrito contro la calzatura non rappresentano gli unici elementi scatenanti.
Il mancato utilizzo di creme idratanti, emollienti e nutrienti, così come il prolungato contatto tra piede e polveri o sostanze irritanti (es. acqua della piscina, acqua del mare, sabbia ecc.), possono inaridire eccessivamente la pelle del piede. Essendo disidratata, la cute del tallone s'indurisce al punto da favorire screpolature via via più profonde.
Camminare a piedi nudi, indossare infradito o zoccoli: queste abitudini, per quanto piacevoli per alcune persone, possono costituire pericolosissimi fattori di rischio per la salute dei piedi. Il contatto con il suolo, dunque con polveri e sporco, può inaridire ed irritare la pianta del piede, dunque predisporre il soggetto a secchezza della pelle, infezioni, calli e naturalmente screpolature al tallone.
L'utilizzo di prodotti cosmetici aggressivi anche sul piede - come ad esempio creme irritanti, detergenti eccessivamente sgrassanti e saponi di scarsa qualità - può favorire la formazione di taglietti e piaghe sulla pianta e sul tallone. Questi cosmetici, infatti, impoveriscono la naturale pellicola protettiva idrolipidica presente sulla superficie della pelle (composta da NMF, componente idrofila, e da una frazione liposolubile, data principalmente dal sebo), predisponendo dunque all'insorgenza di screpolature sul tallone.
Alcune patologie cutanee, come la psoriasi, possono predisporre il soggetto alla formazione di screpolature sui talloni.



Il diabete rappresenta indubbiamente un fattore di rischio per la formazione di piaghe, ragadi e screpolature sui piedi. Infatti, a causa di un'alterata sensibilità al piede (neuropatia) e di un'insoddisfacente circolazione a livello delle estremità inferiori (arteriopatia), il paziente diabetico è pericolosamente esposto a lesioni cutanee di vario genere ed entità a carico dei piedi.
Presenza di calli e duroni sotto ai piedi rendono inflessibile la pelle del tallone, che diviene sempre più fragile, sensibile ed esposta al rischio di taglietti e screpolature.
Obesità e gravidanza sono due elementi predisponenti non sottovalutabili, dato che possono aumentare in modo considerevole la pressione esercitata sotto il piede. Di conseguenza il piede, costretto a sopportare carichi anomali ed esagerati di lavoro, si fessura e si screpola facilmente perché urta pesantemente contro la calzatura.
Piede d'atleta, eczema, infezioni al piede: anche se indirettamente, questi disturbi possono debilitare ed indebolire considerevolmente la zona del piede, esponendo il tallone al rischio di taglietti, piaghe e screpolature.
L'utilizzo di scarpe inadatte (es. scarpe con tacco) ed abitudine a non indossare i calzini possono considerarsi tra i peggiori nemici dei piedi, dato che aumentano il rischio non solo di screpolature, ma anche di calli, duroni, lesioni ai piedi ed infezioni locali.

Al tatto, la pelle dei talloni screpolati è particolarmente secca ed arida; la trama è irregolare a causa dell'evidente stato di desquamazione della pelle e della scarsa quota idrolipidica. Anche il colorito della pelle del tallone è alterato, perché la presenza di screpolature e l'eccessiva secchezza conferiscono un aspetto ingrigito, spento e poco sano alla cute.

La sintomatologia legata alle screpolature nei talloni è correlata essenzialmente alla profondità del danno.
Quando i talloni sono leggermente screpolati, non si avverte dolore perché il danno è minimo. Tuttavia, in simili circostanze, i talloni poco screpolati appaiono comunque piuttosto antiestetici perché appunto la pelle è secca, ingrigita ed irregolare. A tale scopo, sarà dunque necessario ammorbidire le screpolature con generose dosi di creme idratanti e nutrienti per il recupero della salute del piede.
Diversamente, i talloni gravemente screpolati procurano dolore e fastidio che si accentuano puntualmente quando si poggia il piede a terra. In presenza di piaghe aperte, i talloni screpolati tendono a sanguinare: in questi casi, le crepe sul tallone possono rappresentare una facile via d'accesso per virus, batteri e funghi che, approfittando delle scarse difese immunitarie locali, penetrano con facilità infettando il piede.

I talloni screpolati spesso sono considerati come un segno di  scarsa attenzione e igiene per i piedi. Tuttavia, ci sono diversi fattori che possono portare allo sviluppo di crepe o piaghe sui talloni. A volte, crepe nei talloni possono essere un indicatore di alcune carenze nutrizionali. Si possono trovare crepe nei talloni come reazione alla mancanza di ferro, calcio, vitamina E, acidi grassi Omega 3 e zinco.


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domenica 7 agosto 2016

ZONE del Corpo Dove è Meglio Non TATUARSI



Farsi tatuare un disegno in alcune zone del corpo è "pericoloso" perchè, col passare del tempo, alcune di queste zone tendono a sformarsi e rischiano di sformare anche il tattoo.

Gli uomini tendono a favorire la spalla, l'avambraccio, la parte alta della schiena ed il polpaccio, mentre le donne favoriscono il seno, il fondoschiena, la caviglia ed il basso ventre.

Ma a prescindere da tutte le idee tattoo che si possono avere, è importante fare una considerazione: ci sono zone del corpo che, più di altre - col passare del tempo o a causa di uno scorretto stile di vita - tendono a sformarsi.

Ne consegue che un tatuaggio presente in una di queste zone può danneggiarsi ed aggiungere il danno alla beffa, evidenziando una zona non più tanto bella esteticamente attraverso un disegno "usurato".

Le cosiddette zone a rischio per i tatuaggi sono quelle che possono tendenzialmente accumulare adipe oppure a sformarsi naturalmente col passare del tempo. Ad esempio l'addome (specialmente per le donne a causa della gravidanza), i fianchi, le cosce e per le donne il seno.

Scegliere dunque con molta cura la zona in cui farsi disegnare un tatuaggio, dato che la scelta, col tempo, potrebbe rivelarsi errata anche per la qualità del tattoo stesso.

L’avambraccio è sicuramente uno dei posti più comuni dove farsi tatuaggi: soprattutto prima che esplodesse la moda dei tattoo, l’avambraccio era il luogo preferito per farsi il primo tatuaggio. Tra i grandi pregi di quest’area è sicuramente lo scarso dolore, dato della scarsa sensibilità del nostro corpo in quella parte.
Un tatuaggio sull’avambraccio è facilmente copribile, e non ce l’avremmo tutti i giorni e a tutte le ore davanti agli occhi, rendendo la cosa sicuramente meno stancante. Consigliato per chi vuole un tatuaggio intramontabile, senza sacrificare però partita estremamente visibili del proprio corpo.



La parte bassa del braccio, rispetto quella alta, è sicuramente più visibile e comporta un altro tipo di sacrificio che parte innanzitutto dal dolore stesso. Questa parte infatti molto più sensibile di quella del braccio alto e sarà sicuramente un pizzico più doloroso farsi tatuaggio in questa area del corpo. Sono molto belli, soprattutto se parte di un tatuaggio a manica che parta dalla spalla e finisca proprio sul polso.

L’impegno però è di quelli importanti: ogni volta che saremo a maniche corte il nostro (bellissimo) tatuaggio sarà visibile e bisogna essere sicuri al 100% di voler un tatuaggio del genere prima di pensare di farselo.

Anche le spalle hanno il pregio di far rimanere il nostro tatuaggio lontano dai nostri occhi. Non che questo sia necessariamente un bene o un male, ma le statistiche dicono che i tatuaggi che sono sempre davanti agli occhi finiscono per stancare molto prima degli altri. Il tatuaggio sulle spalle è diventato sempre più popolare, soprattutto negli ultimi anni.
Rispetto al braccio alto è sicuramente più doloroso. In genere si scelgono scapole oppure la parte un po più laterale della spalla, a seconda del disegno scelto e della grandezza dello stesso. In ogni caso consultatevi con il vostro artista preferito per ottenere un risultato adatto e per rendervi conto, almeno a parole, del dolore che proverete.

Petto, seno, e pancia sono anch’essi molto popolari. Tatuaggi che una volta erano destinati solo agli avanzi di galera e che invece oggi sono stati sdoganati da star, calciatori, celebrità. Farseli é sicuramente impegnativo, dato che si tratta di aree del corpo che sono particolarmente elastiche, e che quindi nel giro di pochi anni potrebbero deformare il nostro tatuaggio.

Si tratta di zone piuttosto sensibili, anche se si tratta di come in ogni caso, di dolore sopportabile, o per alcuni addirittura piacevole.

Un altro tatuaggio per gente quadrata. Non è una passeggiata, soprattutto se si tratta di un tatuaggio di dimensioni importanti e che andrà a coprire praticamente dalle spalle all’osso sacro. Bello è bello, ed ha anche l’innegabile vantaggio di poter essere coperto senza troppi problemi e di non essere sempre visibile, soprattutto quando siamo vestiti.

Il dolore è di quelli più importanti, sopratutto se per farcelo dovremo affidarci a lunghe sessioni. 

Mani, collo, e polsi sono anch’essi diventati sempre più popolari, anche se è il caso di sottolineare come generalmente nella società questi siano sicuramente meno accettabili. Tatuaggi sicuramente impegnativi, che saranno visibili anche quando siamo vestiti, e che potrebbero proiettare un’immagine estroversa di noi che sicuramente non fa per tutti.

Prima di pensare di farsi tatuaggi del genere è sicuramente importante rifletterci per diverso tempo. Analizziamo come diventerà la nostra persona una volta fatto un tatuaggio del genere.

Sono tatuaggi estremamente impegnativi, che sono tra le altre cose non adatti ad alcuni tipi di professioni. Scordatevi di ottenere un lavoro in banca o in un istituto pubblico, se il vostro collo o alle vostre mani saranno coperte di tatuaggi.

Lo stigma sociale contro i tatuaggi è ancora molto diffuso, soprattutto per quelli estremamente visibili e fatti in parti inusuali del corpo. In aggiunta i tatuaggi su mani e collo sono da sempre parte prediletta dalla criminalità organizzata d’oltre oceano, e sebbene l’abito non faccia il monaco, saranno in molti a non voler avere a che fare con voi solo perché avete il collo tatuato.



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lunedì 4 aprile 2016

TATUAGGI SUI PIEDI




I tatuaggi sul piede sono decisamente tra i più in voga, soprattutto per le donne poiché considerati molto sexy e decisamente più femminili; anche se non è raro vedere uomini coi piedi tatuati, in molti casi con disegni tribali, quindi completamente neri e geometrici. 
Farsi un tatuaggio sul piede non è esattamente come farlo sulle braccia o sul petto, i piedi infatti sono una delle parti del corpo più sensibili poiché prive di grasso e fasci muscolari, questo significa che lo spazio tra epidermide e ossa a disposizione del tatuatore è davvero ridotto, e di conseguenza il dolore sarà maggiore. Ovviamente, come sappiamo bene, molto dipende anche dalla soggettiva soglia del dolore di ognuno di noi, ma se fate parte di quelle persone che possiedono una grande sensibilità al dolore forse è il caso di optare per una zona differente.
Un altro fattore che incide particolarmente nel caso del tattoo sul piede è relativo alla guarigione della ferita e alle sue cure post esecuzione. Questo perché dopo aver fatto un tatuaggio sul piede è consigliabile aspettare almeno due settimane prima di utilizzare scarpe chiuse; lo fregamento potrebbe rovinare il tatuaggio, incidere sulla sua guarigione e sulla formazione delle crosticine, oltre che sulla loro spontanea caduta.
Per questo, a meno che non passiate tutta la giornata in casa, è opportuno pianificare l’esecuzione di un tattoo sul piede in estate, in modo da essere certi di poter indossare scarpe comode e aperte che lascino libera la zona appena tatuata. Ovviamente durante il periodo di guarigione dovrete evitare le spiagge e l’acqua di mare e di piscina.
Se poi la vostra idea è quella di farvi tatuare entrambi i piedi, magari con quei bellissimi e molto modaioli tatuaggi gemelli, è assolutamente sconsigliato farlo nello stesso momento, poiché non sarebbe per nulla comodo avere entrambi i piedi “feriti” nello stesso periodo. Tatuate quindi il primo piede e dedicatevi al secondo una volta terminata completamente la guarigione del primo.
La sua forma rettangolare è perfetta per tatuaggi importanti che ricoprono tutta la superficie tra la caviglia e le dita, ad esempio disegni tribali totalmente neri piuttosto che coloratissimi soggetti giapponesi (carpe, rami di ciliegio), oppure disegni appartenenti alla Old School (ancore, rondini).
In molti casi, soprattutto le donne, optano per tattoo di più piccole dimensioni con soggetti delicati e stilizzati, quali fiori, farfalle o piccole scritte; anche questo genere di disegni è perfetto per la zona del piede e inoltre comporterà, rispetto a tattoo più grandi, una minore sofferenza in fase di esecuzione.
Ultimo fattore da considerare in merito ai tatuaggi sul piede è il fatto che si tratta di una zona del corpo che resta nascosta quasi tutto l’anno e quindi perfetta nel caso non vogliate mettere troppo in mostra il vostro tattoo, magari per ragioni lavorative.



Farsi fare un tatuaggio sotto la pianta i piedi, é molto più fastidioso che farlo in altri posti.
Purtroppo bisogna ripassarlo ogni tanto, la pelle della pianta del piede é soggetta a 'maggior usura' di altre parti del corpo e se vogliamo che il disegno rimanga visibile, dobbiamo ripassarlo almeno una volta ogni 2 o 3 anni, poi dipende da persona a persona.

I migliori tattoo sotto la pianta del piede, non sono disegni, ma scritte, che possono essere fatte o nella parte interna del piede o nella parte esterna o sul tallone.
I tatuaggi fatti in questo posto, di solito sono semplici scritte o semplici simboli, monocolore ed hanno un prezzo basso.

I palmi delle mani e le piante dei piedi sono posti cattivi per un tatuaggio. L’arco inferiore del piede è possibile, ma il resto della parte inferiore del piede, insieme al palmo della mano, non può essere tatuato. Ci vogliono più applicazioni, e anche in questo caso, non ci sono garanzie. Con le mani, la pelle si rigenera troppo veloce. La gente  usa sempre le mani, i tatuaggi vanno via prima ancora di poter guarire. In pochissimi casi, i ripetuti tentativi portano un tatuaggio sul palmo della mano a rimanere, ma non funziona affatto sulla punta delle dita. Sulle piante dei piedi, i tatuaggi sono impossibili perché la pelle è troppo spessa e callosa per arrivare a un livello  d’ inchiostro che rimarrà nella vostra pelle senza lasciare cicatrici.





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lunedì 14 marzo 2016

I CALLI



I calli sono piccole e fastidiosissime lesioni che sorgono prevalentemente sul palmo delle mani, sulla pianta dei piedi e tra le dita. Sebbene la causa sia spesso dovuta ad insulti locali ripetuti, come sfregamenti e pressioni eccessive, i calli possono talvolta dipendere da malattie (es. diabete) od intossicazioni da veleni. Estremamente comuni tra giovani, adulti ed anziani, tali lesioni si presentano come ispessimenti dell'epidermide, spesso tondeggianti, dall'aspetto ceroso e traslucido; al tatto, i calli sono ruvidi, rugosi ed irregolari. Quando crescono in determinate posizioni del piede, essi possono causare fastidio, dolore o compromettere perfino la postura e la camminata.

In genere, un soggetto in piena salute che si accorge della presenza di un callo necessita il trattamento podologico solo quando la lesione diviene dolorosa o crea seri disturbi. Nella maggior parte dei casi, infatti, per far scomparire il callo spontaneamente è sufficiente eliminare la fonte di attrito o pressione.
Discorso differente per i pazienti diabetici e per tutti i soggetti che presentano una scarsa circolazione del sangue ai piedi. In simili circostanze, la presenza di uno o più calli potrebbe procurare serie conseguenze al malcapitato; pertanto, l'assistenza di un medico è indispensabile proprio per prevenire possibili complicanze.

I calli e i duroni si sviluppano a causa della pressione e dell’attrito ripetuti.
Le scarpe troppo strette o con i tacchi alti provocano la compressione di determinate zone dei piedi. Con le scarpe troppo larghe, invece, il piede può scivolare e sfregare contro la scarpa. Il piede può anche fare attrito contro una cucitura o un punto mal posizionati nella scarpa.
Indossare scarpe e sandali senza i calzini può causare sfregamenti e attriti sul piede. Anche i calzini troppo stretti o troppo larghi possono causare problemi.
I calli sulle mani possono essere causati dalla pressione ripetuta dovuta all’uso di utensili, al lavoro, in casa o in giardino.

Il rischio di formazione di calli e duroni può aumentare in presenza di questi fattori:

Borsite dell’alluce, dita a martello o altre malformazioni del piede. La borsite dell’alluce consiste nella formazione di un callo osseo nell’articolazione alla base dell’alluce. Le dita a martello, invece, sono incurvate e assomigliano ad artigli. Questi disturbi e altre malformazioni del piede, ad esempio gli speroni ossei, possono causare attriti continui all’interno delle scarpe.
Se si usano gli utensili senza indossare i guanti, si espone la pelle a un attrito dannoso.

I calli e i duroni spesso vengono confusi, ma in realtà sono due disturbi diversi:
I calli sono più piccoli dei duroni ed hanno un centro duro che si estende in profondità, circondato da una zona di pelle infiammata. I calli tendono a svilupparsi nelle parti dei piedi su cui non si scarica il peso, ad esempio sulla sommità e sui lati delle dita, ma possono anche trovarsi nelle zone su cui si scarica il peso oppure addirittura tra le dita. Se vengono compressi, possono fare male.
I duroni di solito si sviluppano sulla pianta dei piedi, soprattutto sotto il tacco o i polpastrelli, oppure sui palmi delle mani o sulle ginocchia. Di norma non sono dolorosi (danno maggiormente una sensazione di bruciore) e possono essere di forme e dimensioni diverse, ma di solito più grandi dei calli.

Per curare i calli e i duroni di solito è necessario evitare le azioni ripetitive che li hanno provocati. Può essere utile indossare scarpe adeguate, usare plantari e guanti e ricorrere ad altri accorgimenti pratici per prendersi cura della pelle.

Se il callo o il durone non scompare o inizia a far male nonostante questi accorgimenti, si può alleviare il dolore grazie a una terapia adeguata:
Il medico taglia la pelle ispessita o pulisce il callo con il bisturi, di solito in ambulatorio. Non provate a tagliare via il callo da soli, perché potreste provocare un’infezione.
Dopo la pulizia, il medico probabilmente applicherà un cerotto a base di acido salicilico al 40 per cento, in vendita in farmacia senza ricetta. Vi dirà con quale frequenza bisogna cambiare il cerotto e probabilmente vi consiglierà di usare la pietra pomice o un tagliaunghie per rifilare la pelle morta prima di cambiare cerotto. Il medico può anche suggerirvi di usare una pomata antibiotica per diminuire il rischio di infezioni.
Se il callo o il durone è causato da una malformazione del piede, il medico potrebbe prescrivervi un plantare su misura (ortopedico) per prevenire le ricadute.
In rari casi il medico potrebbe consigliarvi l’intervento chirurgico per correggere l’allineamento delle ossa che provocano l’attrito.

Usate i cuscinetti protettivi. Queste protezioni, in vendita in farmacia vanno applicate sulle zone in cui si sviluppano i calli e i duroni.
Fate attenzione a usare i callifughi liquidi o i cerotti medicati a base di acido salicilico, perché sono grado di irritare la pelle sana e causare infezioni, soprattutto nei pazienti affetti da diabete e problemi di circolazione.
Lavate le mani e i piedi in acqua tiepida e sapone per ammorbidire i calli e i duroni e rimuovere più facilmente la pelle ispessita.
Togliete la pelle in eccesso, senza tagliarla. Durante o dopo la doccia, sfregate il callo o il durone con la pietra pomice o un asciugamano per rimuovere il primo strato di pelle. Non usate le forbici o il tagliaunghie per tagliare la pelle. Se soffrite di diabete non usate la pietra pomice, perché siete maggiormente soggetti alle infezioni.
Mettete la crema idratante sulle mani e sui piedi per tenere morbida la pelle.
Indossate scarpe comode con i plantari finché il callo o il durone non guarisce. Scegliete calzini comodi, fatti di poliestere e di cotone, perché lasciano traspirare meglio l’umidità rispetto a quelli di solo cotone.

Per prevenire la formazione di calli e duroni possono essere utili gli accorgimenti seguenti:
Se non riuscite a muovere le dita dei piedi, significa che le scarpe sono troppo strette. Fate modificare le scarpe dal calzolaio nei punti dove c’è attrito o dove vi pungono.
Indossate i plantari in feltro o i cerotti non medicati, oppure bendate le zone che fanno attrito contro le scarpe. Potete provare a indossare i cuscinetti che separano le dita oppure a mettere un po’ di lana tra le dita.
Indossate i guanti imbottiti quando usate gli utensili. In alternativa potete coprire le maniglie o imbottirle con il nastro adesivo di carta.




Everyday Roots suggerisce un rimedio della nonna per calli e duroni a base di pane e aceto. Immergete una fetta di pane in una scodella con aceto di vino o di mele, fino a quando la mollica non si sarà ben imbevuta. Utilizzatela per un impacco da applicare su calli e duroni. Fasciate con una garza e lasciate agire a lungo. Oppure applicate un solo pezzetto di mollica e una fasciatura leggera per attutire il dolore mentre camminate.

In un bicchiere mescolate 2 cucchiai di succo di limone e 2 cucchiai di olio d'oliva. Aggiungete a poco a poco del bicarbonato di sodio e mescolate fino a formare un composto cremoso. Applicate sulle zone interessate al momento del bisogno, con una piccola fascia o con un cerotto. Olio e succo di limone ammorbidiscono la pelle indurita. Il bicarbonato contribuisce ad esfoliare la pelle.

Tra gli oli essenziali adatti per la cura dei calli troviamo l'olio essenziale di lavanda e l'olio essenziale di geranio. Sono adatti da applicare sulla pelle già ammorbidita, dopo un bagno caldo o il pediluvio. Massaggiate poche gocce di oli essenziali sulle zone interessate. Poi potrete strofinare con delicatezza utilizzando la pietra pomice. Potrete anche versare qualche goccia di olio essenziale direttamente nell'acqua del pediluvio.

Per ammorbidire la pelle in caso di calli e duroni dedicatevi un pediluvio al bicarbonato. Questo trattamento contribuisce ad eliminare le cellule morte e facilita la guarigione. Versate in un catino d'acqua calda 3 cucchiai di bicarbonato per il pediluvio, oppure massaggiate su calli e duroni un composto formato da 3 cucchiaini di bicarbonato e 1 cucchiaino d'acqua.

Un rimedio della nonna molto utile per ammorbidire la pelle e per facilitare la guarigione di calli e duroni è il pediluvio alla camomilla. Preparate un normale infuso di camomilla, lasciatelo intiepidire e versatelo in un catino con acqua calda. Si tratta di un rimedio utile anche per la sudorazione eccessiva dei piedi.

L'amido di mais (o maizena) è utile sia per prevenire i calli e i duroni, sia per alleviare i fastidi. Lo potrete applicare come se si trattasse del borotalco, sulle piante dei piedi e tra le dita. L'amido di mais assorbe l'umidità e previene le screpolature della pelle. Potete creare un amido profumato versando la maizena in un barattolo di vetro insieme a qualche goccia di olio essenziale di lavanda o di geranio.

Per dedicare un trattamento notturno a calli e duroni, imbevete un batuffolo di cotone con dell'aceto e fatelo aderire alla zona in cui si presenta il problema, con l'aiuto di un cerotto. Lasciate agire per tutta la notte e al mattino strofinate la pelle con la pietra pomice.

Se calli e duroni sono accompagnati da un forte dolore e da gonfiore, applicate sulla parte interessata un cubetto di ghiaccio avvolto da un fazzoletto, o una piccola borsa del ghiaccio, per un azione antidolorifica che aiuterà ad alleviare i fastidi.

Create un composto spalmabile sulla pelle mescolando 1 o 2 cucchiaini di farina di riso con qualche goccia di succo di limone appena spremuto. Applicate sulla pelle, avvolgete con una garza e lasciate agire per tutta la notte per ammorbidire calli e duroni.

Ecco un rimedio sempre alla portata di tutti per ammorbidire calli e duroni. Si tratta del comune sale grosso presente in ogni cucina. Versate due cucchiai di sale grosso nell'acqua calda per il pediluvio e lasciate i piedi immersi per 15-20 minuti. Anche il sale marino integrale o i Sali di Epsom sono adatti. Quando la pelle si sarà ammorbidita, potrete strofinare con pietra pomice.

I pazienti diabetici devono porre estrema attenzione anche ai danni della pelle, in particolare quando le lesioni sorgono sui piedi. Come sappiamo, le alterazioni metaboliche ed i sintomi del diabete si ripercuotono in modo negativo anche a livello dei vasi sanguigni: un eventuale ispessimento della pelle del piede, come ad esempio un callo, rende ancor più difficoltoso il trasporto delle sostanze nutritive alla cute.
La pelle dei piedi di un diabetico non riceve la dovuta irrorazione sanguigna; pertanto la cute, che diviene assai sottile e fragile, fatica a riparare danni e lesioni come i calli.
I piedi di un paziente diabetico richiedono indubbiamente più attenzioni rispetto a quelli di un soggetto sano: la perdita di sensibilità e la cicatrizzazione più lenta - condizioni tipicamente correlate al diabete - possono favorire la comparsa di lacerazioni, ferite e calli che, protraendosi a lungo, potrebbero peggiorare e causare gravi danni come ad esempio ulcere sanguinanti.
Tra le varie complicanze del diabete non possono mancare le deformazioni ai piedi. Di conseguenza, le dita modulano il loro appoggio al terreno, tendono a piegarsi, costringendo il piede a premere ed urtare contro la calzatura in determinati punti. La pelle, assai fragile, è costretta a sopportare anomali carichi di lavoro; pertanto, si sviluppano piccoli calli da pressione, che possono degenerare in pericolosissime ulcere diabetiche sanguinanti. Il problema più grave è che se il diabetico non si rende conto del callo, questo può degenerare in ulcera senza che il paziente accusi alcun sintomo: il diabete, infatti, provocando una riduzione della capacità sensitiva impedisce al soggetto di accorgersi della lesione.

Le infezioni nei piedi di un diabetico costituiscono la principale causa di amputazione degli arti dovuta al diabete (malcurato e/o in fase avanzata) perché: aumento di pressione ed attrito esercitati in un punto del piede, emorragie interne al callo, formazione dell'ulcera diabetica ai piedi, scarsa ossigenazione del tessuto (a causa della macroangiopatia), difficoltà di cicatrizzazione, aumento del rischio d'infezioni batteriche, infezione e cancrena, amputazione.

Anche le piccole lesioni ai piedi come i calli possono essere l'immediata conseguenza di una scarsa attenzione per la propria igiene personale. Il paziente diabetico deve prestare estrema cura ai propri piedi: è dunque d'obbligo almeno un lavaggio al giorno, il cambio quotidiano dei calzini e l'utilizzo costante di creme idratanti ai piedi. Consigliati i calzini in cotone, di buona qualità e senza cuciture. Per la stessa ragione, il piede diabetico deve rimanere asciutto ed il paziente deve controllare la presenza di eventuali arrossamenti, tumefazioni, vesciche, bolle e quant'altro, ponendo attenzione a controllare anche l'eventuale presenza di piccoli calli tra le dita, sotto le unghie o sopra il quinto dito.
I piedi degli anziani dovrebbero essere sempre adeguatamente controllati da una seconda persona, sia questo un familiare od un medico.
La prevenzione dei calli in un paziente affetto da iperglicemia è la migliore arma contro le ulcere diabetiche ai piedi.





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sabato 21 novembre 2015

OCCHI STANCHI



Il contorno occhi è la zona del viso più soggetta alle cosiddette “rughe d’espressione”, zampe di gallina e solchi dell’epidermide davvero antiestetici.L’epidermide attorno agli occhi, quella di palpebre e occhiaie, è molto sottile e delicata, quindi i prodotti idratanti e nutrienti tradizionali per la cura del viso non sono indicati per trattare queste zone.

Quando la vita è una corsa continua, mangiamo male e poco e dormiamo anche meno, i nostri occhi ne risentono più che mai. Trascurare la propria salute non significa solamente rimandare l’appuntamento col medico, ma anche pretendere da noi stesse e dal nostro corpo gesta sovrumane e ritmi massacranti che ci portano all’accumulo di stress e sonno arretrato.

Per contrastare lo stress e agire attivamente per preservare la freschezza del nostro sguardo, dobbiamo innanzitutto, è proprio il caso di dirlo, aprire gli occhi quando ci guardiamo allo specchio e imparare a decifrare i segnali che i nostri occhi ci mandano quando siamo troppo stanche e stressate.

Quando affrontiamo periodi particolarmente stressanti, il nostro corpo produce naturalmente grandi quantità di cortisolo,  una sostanza che mette l’organismo in stato di allerta e ne inibisce la capacità di trattenere acqua. Risultato: l’epidermide si secca facilmente e si assottiglia progressivamente man mano che lo stress diventa cronico.

Il nostro viso così si disidrata e progressivamente perde luminosità, l’elasticità dei tessuti diminuisce e assumiamo il classico colorito spento da “nottata in bianco”.

Ma i danni della eccessiva produzione di cortisolo non si fermano qui: la pelle, privata di buona parte dell’acqua di cui avrebbe bisogno, inizia a disidratarsi, in particolare dove è più fine e delicata, ovvero sul contorno occhi: ecco che appaiono rughette mai viste prima e iniziano a fare capolino le zampe di gallina.

La riduzione delle ore di riposo notturno porta poi alla formazione di rigonfiamenti sotto gli occhi (le cosiddette “borse”) e contribuisce alla formazione di occhiaie sempre più scure man mano che l’insonnia aumenta.

E’ proprio nei periodi più impegnativi, quando lavoro e casa sembrano coalizzarsi per non farci fermare un minuto per prender fiato, che abbiamo più bisogno di distenderci. Il nostro viso ha un modo tutto speciale di manifestare le proprie necessità: improvvisamente assumiamo un’espressione stanca, la pelle perde luminosità e sembriamo invecchiate di due anni nel giro di qualche settimana.

Gli occhi stanchi sono un seccante disturbo oculare, che insorge solitamente quando si fa un uso impegnativo e protratto della vista.
A stancare notevolmente gli occhi sono diverse attività, come per esempio l'uso prolungato del computer, la lettura intensa o il guidare per molte ore consecutive un veicolo.
Le manifestazioni tipiche sono dolore e prurito oculare, occhio secco (o in alternativa occhio che lacrima), problemi di vista, mal di testa, dolore al collo ecc.
Dal punto di vista clinico, gli occhi stanchi non rappresentano un disturbo serio, tuttavia, in alcune circostanze, possono diventare così fastidiosi da richiedere determinati accorgimenti per prevenirne l'insorgenza.



Tra le varie cause, negli ultimi anni ha assunto una notevole importanza l'uso prolungato del computer; il disturbo oculare che ne deriva, infatti, è stato classificato anche come una vera e propria sindrome, nota col termine di sindrome da visione al computer.

L'utente deve posizionare lo schermo di fronte a sé, a una distanza minima di 50 centimetri, e non più in alto dei suoi occhi (pertanto, la vista dev'essere sempre orientata verso il basso). Se si indossano delle lenti bifocali, la posizione dello schermo deve permettere di usare correttamente gli occhiali di cui si fa uso; pertanto, se occorre abbassare ulteriormente lo schermo, è importante farlo.
Per capire se l'illuminazione della stanza è corretta oppure no, bisogna guardare lo schermo a computer spento. Se su di esso si notano i riflessi delle lampade presenti nella stanza o degli altri oggetti situati alle spalle dell'osservatore, bisogna correggere la posizione del computer.
Qualsiasi luce situata sopra o dietro l'utente è sbagliata.
È scorretto posizionare lo schermo davanti a una finestra o a un muro bianco. Inoltre, è altrettanto scorretto che ci sia una sorgente luminosa nelle vicinanze, in quanto la luce emessa da questa crea un riflesso fastidioso e, a lungo andare, controproducente.
La luminosità e la funzione di contrasto proprie del monitor vanno regolate nella maniera più opportuna e confortevole.
Lo schermo va pulito periodicamente, perché lo sporco e la polvere creano dei riflessi minimi, che affaticano la vista.
La posizione corretta della tastiera è circa all'altezza dei gomiti. Se è situata troppo in alto o troppo in basso, chi usa il computer assume delle posture errate, che sforzano la vista e fanno assumere ai polsi e al collo delle flessioni anomale.
I documenti scritti, di cui si potrebbe aver bisogno durante l'attività lavorativa, devono essere posizionati vicino al monitor, a una distanza leggibile. Così facendo, l'occhio è meno impegnato nella messa a fuoco e si stanca più tardi.
È importante distogliere lo sguardo dallo schermo ogni 15-30 minuti e prendere una breve pausa, magari guardando altrove. Inoltre, è altrettanto utile, almeno una volta ogni ora, alzarsi in piedi e fare qualche passo. Infine, se è possibile, è buona cosa chiudere di tanto in tanto gli occhi, per pochi istanti.
Battere sovente le palpebre umidifica e rinfresca l'occhio, prevenendone la secchezza. Coloro che trascorrono molte ore al computer per lavoro tendono a dimenticarsi di battere le palpebre, difatti soffrono spesso di occhio secco.
Le lacrime artificiali prevengono l'occhio secco e rappresentano un valido aiuto se ci si dimentica sovente di battere le palpebre.
È buona norma dotare la stanza in cui si lavora di un umidificatore, in maniera tale che l'aria non si secchi troppo, e non fumare.
I punti critici da massaggiare delicatamente con le dita e con il palmo della mano sono: la parte superiore e la parte inferiore della palpebre, le orbite, le tempie e gli zigomi. Il massaggio delle palpebre stimola la lacrimazione, mentre il massaggio delle orbite e delle altre aree citate rilassa i muscoli oculari.
Il riflesso creato dalla luce del monitor su certi occhiali da vista può affaticare l'occhio. Pertanto, in questi casi, è consigliabile munirsi di occhiali con lenti costruite appositamente per lavorare molte ore al computer.
Un esercizio di rilassamento molto efficace consiste nell'appoggiare i gomiti sul tavolo, coprire gli occhi con i palmi delle mani, chiudere le palpebre e respirare profondamente per 15-30 secondi. Tale esercizio, affinché sia efficace contro gli occhi stanchi, va ripetuto diverse volte al giorno.




Favoriscono la comparsa degli occhi stanchi tutte quelle attività lavorative che richiedono un uso molto intenso degli occhi, ma anche i disturbi della vista (miopia) e dei muscoli oculari, lo stress, la fatica, gli ambienti secchi e l'aria condizionata.

Gli occhi stanchi provocano:
Senso di dolore, di stanchezza, di bruciore e/o di prurito agli occhi
Occhi che lacrimano (epifora)
Occhi secchi
Visione offuscata o visione doppia
Maggiore sensibilità alla luce
Difficoltà nel mettere a fuoco la visione
Inoltre, a questi sintomi possono aggiungersi altri fastidi non propriamente oculari, come: mal di testa, dolore al collo, dolore alla schiena e dolore alle spalle.

Gli occhi stanchi sono solitamente una condizione passeggera. Tuttavia, se chi ne soffre non trae alcun giovamento dal riposo, è spesso soggetto al disturbo o nota che i sintomi peggiorano di volta in volta, è bene che richieda un consulto presso un medico specialista.

Gli occhi stanchi non sono un disturbo particolarmente serio; tuttavia, in alcuni frangenti, possono essere così fastidiosi e seccanti da rendere chi ne soffre incapace di concentrarsi a dovere.
La mancanza di concentrazione, specie tra le persone impegnate in particolari attività (come per esempio guidare), potrebbe avere spiacevoli conseguenze.








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domenica 1 novembre 2015

SEPTUM



In Bengala lo indossano le donne sposate, in Nepal il septum indica, a seconda della preziosità, il rango sociale, per i nativi americani era un attestato di potenza nei confronti dei nemici. Oggi, soprattutto tra le star, lo indossa chi è estremamente cool.
Complici celeb come Rihanna e FKA Twigs, la fidanzata di Robert Pattinson per intenderci, stilisti come Riccardo Tisci, che ne ha riempito i nasi delle modelle di Givenchy sulla passerella dell'Autunno-Inverno 15/16, il piercing al setto è passato da essere un vezzo da ribelli a diventare il bijoux più alla moda del momento.

Certo, non tutte si sono fatte davvero bucare il setto, tra i piercing più carini in circolazione molti sono finti, si appoggiano solamente e non è necessario avere il buco. Non è la stessa cosa, siamo d'accordo, ma può essere un'alternativa per le meno coraggiose, o un accessorio da mettere solo per una notte. Quel che è certo è che ce ne sono di deliziosi, e anche di preziosissimi, di oro e diamanti.

Su Instagram, poi, la septum mania può contare su quasi tre milioni di post e profili vip come quelli di Ireland Baldwin, Lady Gaga e perfino Madonna, che per una volta non è la più tempestiva nel seguire (o lanciare) un trend, ma segue a ruota la figlia diciottenne Lourdes Maria Ciccone Leon. Un'insospettabile Jessica Biel, poi, il finto piercing al setto lo indossò su un red carpet, al Met Gala del 2013, il cui tema era per l'appunto Punk: Chaos to Couture.

Il Piercing Septum consiste nella perforazione della membrana che collega la parte carnosa cutanea del naso e il setto nasale, con la conseguente applicazione di un anello.
A dispetto del nome, che lascia subito presupporre la perforazione del setto nasale vero e proprio, il Piercing Septum va invece ad inserirsi in una zona di connessione molto sottile e di origine membranosa che risulta molto facile da perforare.
Il setto nasale non viene quindi interessato e il dolore che ne consegue risulta del tutto sopportabile.
Potrebbe sembrare uno dei piercing più delicati e difficili da eseguire, invece gli esperti del campo dichiarano che rientra tra i più semplici tanto da poter addirittura essere effettuato da principianti. Sebbene i professionisti del settore e coloro che lo hanno richiesto assicurano che il  dolore sia accettabile e l’esecuzione abbastanza facile, è sempre opportuno affidarsi a mani consapevoli e professionali per evitare di incorrere in potenziali errori di localizzazione o infezioni.



Essendo paragonabile ad un piccolo intervento chirurgico, il Piercing Septum deve essere eseguito da perforatori o tatuatori con esperienza, in perfette condizioni di sterilità e con l’ausilio di strumenti adeguati e personale qualificato.
Con l’aiuto di una speciale pinza chirurgica viene fermato saldamente la porzione carnosa esterna del naso, mentre con un ago rivestito da un tubo sterile viene perforata la membrana che collega la cartilagine del setto nasale all’epidermide del naso. Successivamente l’ago viene estroflesso ed inserito l’apposito anello anallergico. La procedura è estremamente veloce e non comporta perdita di sangue ma necessita di manualità esperta e di cure successive.

Poiché si tratta di apportare un lieve trauma fisico alla zona, il Piercing Septum potrebbe arrecare qualche fastidio nei giorni immediatamente successivi, infettarsi o comportare gonfiore e dolore locale.
La sua guarigione spontanea è spesso notevolmente veloce e non richiede particolari precauzioni se non quello di mantenere pulita la zona con soluzione fisiologica salina.
In alcuni casi può però infettarsi e gonfiarsi fino a restringere fisicamente le narici, rendendo più difficile la respirazione; questa situazione va controllata con l’applicazione di pomate antibiotiche topiche e disinfezioni quotidiane.

Premesso che un Piercing Septum non può essere eseguito su soggetti minorenni a meno che non abbiano un consenso scritto e firmato da un genitore, è importante sapere che il costo medio si aggira attorno ai 60 euro per la procedura, a cui va sommato il costo del piercing da applicare. Quest’ultimo può variare da un costo di soli 2 euro fino a 20, ed è importante acquistarne uno anallergico scelto tra quelli presenti nello studio del foratore che ha eseguito il Piercing Septum, per avere garanzia di pulizia ed igiene.
Non è però da escludere che grandi nomi del settore, molto conosciuti tra i piercer e celebri per le proprie abilità da foratori e tatuatori, possano far lievitare il costo dell’operazione poiché la loro fama garantisce la correttezza dell’esecuzione e la sicurezza del risultato finale.







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domenica 4 ottobre 2015

I TATUAGGI INTIMI MASCHILI



Forse non tutti sanno che la passione per i tatuaggi porta alcuni a mettere gli amati disegni anche sugli organi genitali, ma non è una una buona idea.
Un uomo  si fatto un tattoo sul pene e seguito ha avuto un problema di priapismo ("Si definisce priapismo un’erezione peniena persistente che si protrae per molto dopo la stimolazione sessuale o non vi è correlata. Frequentemente esita in disfunzione erettile;costituisce così una emergenza urologica).
Il caso di priapismo indotto da tatuaggio è stato esaminato fisicamente, tramite relazione soggettiva e con valutazioni di laboratorio e radiologiche.

Si tratta di un uomo di 21 anni con un'erezione parziale del pene che perdurava da tre mesi. All'esame il pene presentava un tatuaggio sulla parte dorsale ed uno più piccolo sul glande. Il paziente ha inizialmente sostenuto che il tatuaggio era presente da anni, ma in seguito ha ammesso che il priapismo era iniziato appena fatto il tatuaggio tre mesi prima.
Il tatuaggio era stato realizzato da un professionista, con un ago manuale, ed un sanguinamento del tessuto profondo della parte aveva complicato l'operazione.

Al giovane i medici hanno diagnosticato una condizione di priapismo non ischemico e, rispetto ad un priapismo ischemico si tratta di qualcosa di più leggero che consente comunque di avere nuovo afflusso di sangue che continua quindi ad essere fluido. Se il priapismo fosse diventato ischemico il sangue sarebbe stato meno fluido e avrebbe potuto portare alla necrosi dell’area e a problemi più gravi, a volte letali: quando il priapismo è ischemico nel giro di poche ore i corpi cavernosi del pene rischiano di essere irrimediabilmente danneggiati.

Le normali eziologie del priapismo erano state verificate ed escluse, nel dettagli il trauma perineale, la leucemia, il tratto a cellule falciformi, infezione del tratto urinario, cause neoplastiche, tossiche e farmacologiche erano attivamente state ricercate ed escluse.
Il paziente non aveva problemi di alcol o di fumo. Il sangue aspirato dal pene era rosso brillante. Le misure dei gas nei corpi cavernosi confermavano alto ossigeno e bassa anidride carbonica che portavano a diagnosticare priapismo arterioso.

Non essendo possibile curarlo nella città curda dove si trovava, non essendo lo stato doloroso e perdurando una moderata funzione erettile durante i rapporti sessuali, non volendo sottoporsi ad intervento chirurgico il paziente ha preferito rimanere nella condizione data.
Concludendo, i tatuaggi dovrebbero essere aggiunti alle eziologie del priapismo non ischemico. Visto il caso, i medici sconsigliano la pratica del tatuaggio penile.



Il ragazzo che si è fatto tatuare sul pene la scritta “borow be salaamat M” che significa “buon viaggio M”, dove M è l’iniziale della ragazza appena tornato a casa ha iniziato a manifestare i primi dolori e dopo 8 giorni ha iniziato ad avere un’erezione apparentemente inspiegabile.

Il ragazzo si è fatto inserire uno shunt per drenare il sangue in eccesso; purtroppo però questa operazione è fallita e pare che almeno per il momento non voglia più farsi operare perché ora non ha più dolore nonostante le perdite di sangue e ha ancora una buona funzione erettile. Il 21 enne ha anche detto di non essersi pentito di questo tatuaggio; gli esperti invitano comunque a non farsi fare dei tatuaggi sul pene.

Si è fatto tatuare la proboscide di un elefante sul pene. Così un uomo di nazionalità croata ha voluto a tutti i costi “decorare” i propri genitali, noncurante degli avvertimenti sul dolore cui andava incontro.
Il personale di staff del saloon ha tentato di dissuadere il temerario cliente spiegandogli che sarebbe dovuto tornare almeno 10 volte per curare i dolorosi sintomi pruriginosi. Ma lui, imperterrito, ha insistito e ora orgogliosamente porta a spasso nei suoi pantaloni una “proboscide di elefante”.

“Cerchiamo di avvertire i clienti sulle scelte indelebili che stanno per compiere – ha detto uno dei tatuatori – perché i tatuaggi, specie in punti così bizzarri, sono difficili da rimuovere in un secondo momento. Ma spesso decidono di andare fino in fondo noncuranti dei rischi che corrono”.

“Pensandoci adesso, questa è forse la cosa più stupida che io abbia mai fatto“. Con questa eloquente frase un uomo di 34 anni, ha commentato ai tabloid britannici la surreale vicenda che lo ha visto protagonista. L’uomo, che ha 4 figli, ha  pensato bene di aggiungere un nuovo tatuaggio alla sua “collezione personale”. Stavolta, però, ha scelto un disegno decisamente discutibile: un enorme pene, che si è tatuato sulla sua gamba sinistra e che spunta in bella mostra quando indossa dei pantaloncini.

Quando la moglie si è accorta dell’idea geniale del marito, lo ha immediatamente cacciato di casa. “Eravamo a letto e ad un certo punto ho sentito mia moglie urlare“, spiega l'uomo, “evidentemente si era accorta del pene tatuato sulla mia gamba; così mi ha cacciato di casa e tutto sommato penso di essermelo meritato“.

Per la verità, come ha ammesso, i due avevano già qualche problema e il tatuaggio è stata la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso. Tuttavia l’uomo, al quale la moglie ha persino vietato di andare in piscina con la figlia, confessa di aver anche provato a riconquistarla, ma di non essere riuscito a mettere da parte il denaro per cancellare il tatuaggio. E ora ha il morale a terra: “Mi ha lasciato e sono devastato, non avevo idea di come una cosa fatta per gioco potesse rovinarmi la vita“.