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lunedì 25 gennaio 2016

LA LUNGHEZZA DEI PIEDI E IL SESSO



Grandi piedi, grande pene. Secondo una credenza popolare la lunghezza dell'apparato sessuale maschile si poteva ipotizzare osservando la forma della lunghezza dei piedi. Niente di più falso. A sfatare questa comune leggenda tra il sesso maschile, sono due urologi inglesi: la lunghezza del pene non si misura a partire da quella dei piedi. «Non ci sono legami tra le due "variabili" - spiega Jyoti Shah, del St. Mary Hospital di Londra, dalle pagine del British Journal of Urology International - e non è possibile risalire alla lunghezza del pene guardando i piedi dell'uomo che si ha davanti».

Numerosi studi in un recente passato avevano cercato di stabilire la veridicità di questa credenza popolare, basata su una "corrispondenza di centimetri". Per scrivere la parola fine su questa curiosa e annosa questione, i due urologi inglesi hanno effettuato personalmente la misurazione dei piedi e del pene di 104 uomini. Il risultato di questa ricerca ha tolto ogni dubbio: che non esiste nessun tipo di corrispondenza tra le due misurazioni, nessuna base scientifica. Ma i due ricercatori non si accontentano di aver fatto un po' di chiarezza e siccome le credenze popolari non si fermano all'associazione tra piedi e virilità, ma c'è anche la tesi che il pene sia proporzionabile anche la lunghezza delle dita, del palmo della mano o del naso, i due ricercatori vogliono proseguire nella loro opera di demolizione delle credenze popolari.

La credenza però ha alcune radici scientifiche. Un gene chiamato gene Hox svolge un ruolo nello sviluppo delle dita dei piedi e delle dita e anche su quelle del pene e il clitoride. Se lo stesso gene controlla la crescita delle dita dei piedi è responsabile anche delle misure del pene.
In realtà, non c'è alcuna prova che gli uomini con i piedi grandi hanno organi sessuali più grandi. I risultati sono sempre contrastanti.

Un recente studio sud coreano ha infatti preso in esame la lunghezza del pene di alcuni uomini e le loro dita e ha dimostrato che i due elementi non hanno nulla a che vedere tra di loro.

I dati analizzati dagli autori di una ricerca, del King's College London, sono stati estratti da 17 diversi studi scientifici su misurazioni delle dimensioni del pene effettuate da operatori professionisti (quasi sempre andrologi). Per standardizzare le informazioni raccolte, gli scienziati hanno messo a punto un nomogramma, cioè un grafico in cui è riportata la dimensione dell'organo (flaccido, in stretching e in erezione) in funzione del percentile di appartenenza. Quest'analisi ha permesso ai ricercatori, guidati da David Veale, coordinatore dell'équipe, di calcolare la distribuzione delle dimensioni del pene per tutto il genere maschile. Ne è venuto fuori che gli uomini sono, almeno dentro i pantaloni, molto più "normali" di quanto  temano.



"Le persone", spiega Veale, "tendono a sottostimarsi o sovrastimarsi". Gli outsider sono, in realtà, estremamente rari. Un pene in erezione lungo 16 centimetri, per esempio, cade nel 95° percentile, il che vuol dire che solo cinque uomini su cento avranno un organo di dimensione maggiore. Lo stesso discorso, ma all'inverso, vale per organi di dimensione inferiore a 10 centimetri. Lo studio, tra l'altro, ha permesso di sfatare una volta per tutte diversi luoghi comuni estremamente diffusi sia tra gli uomini sia tra le donne: non è emersa alcuna correlazione, per esempio, tra dimensioni del pene e altre caratteristiche fisiche (altezza, indice di massa corporea, dimensione dei piedi). Sorprendentemente, lo studio non ha evidenziato neanche collegamenti con il gruppo etnico di appartenenza, anche se su questo punto Veale specifica che la maggior parte dei dati analizzati erano relativi a uomini di razza caucasica.

Prima di mettere mano al righello, comunque, è bene ricordare ai maschietti che, per ottenere una misura da confrontare con il nomogramma dello studio, bisogna attenersi scrupolosamente alla metodologia standard: si parte dall'osso pubico e si termina sul glande, alla fine del pene, comprimendo l'eventuale grasso addominale che sporge in avanti. La circonferenza, invece, può essere misurata indifferentemente alla base o alla metà dell'organo. "Speriamo che il nostro studio", conclude Veale, "possa aiutare gli uomini a correggere la visione distorta che hanno del proprio pene - spesso tendono a sottostimarne le dimensioni - e di quello degli altri, per cui commettono l'errore opposto". Ora correte pure a misurarvi, se proprio non riuscite a farne a meno.





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martedì 19 gennaio 2016

L'UOMO PERFETTO



Niente muscoli o esibizioni di forza, l’uomo ideale in realtà deve essere dolce e premuroso.

Deve saperti conquistare a tavola. Sappiamo che il sogno di ogni donna è avere al proprio fianco un uomo che sappia coccolarla con squisiti piatti che accendano il desiderio. Non c’è niente di più sensuale, infatti, di un uomo che sappia muoversi con destrezza tra pentole e fornelli.

Deve essere divertente. Qualità imprescindibile che non deve mancare. Bellezza e muscoli passano in secondo piano quando c’è un buon senso dell’umorismo. La casa, il lavoro, gli impegni sono importanti, ma ogni uomo che si rispetti deve saper far divertire la propria donna.

Deve essere premuroso. Un vero uomo deve essere capace di attenzioni particolari per la propria donna, protettivo, sensibile e capace di affrontare problemi ed emergenze in modo calmo e riflessivo.

Deve essere responsabile. Deve essere il buon esempio, dimostrare di poter essere anche un buon padre, di essere capace di insegnargli l’autostima ed essere presente nei momenti difficili. Nessun uomo e un buon compagno se non è anche un buon padre di famiglia.

Deve essere comprensivo. Il vero uomo dei sogni è quello che riesce a leggere e interpretare i pensieri e i desideri della donna che ama. La mente è l’arma più importante in amore, le donne apprezzano i maschi che sanno decidere, hanno spirito d’iniziativa e personalità.

Le donne vogliono un uomo con i capelli folti e mossi, di colore scuro. Crolla perciò il mito del cavaliere biondo. L’esempio che sembra andare per la maggiore è Harry Styles o Harry Potter, quello degli One Direction per intenderci, preso come modello per questa caratteristica da molte intervistate(no bimbeminchia). Insomma, per le ragazze italiane l’ideale tricologico sembra essere rappresentato da una checca minorenne.

Vincono invece come prevedibile gli occhi blu, considerati l’ideale se accompagnati dal capello moro, per questione di contrasto o forse perché le donne italiane tifano inconsciamente Inter.

Per quanto riguarda la carnagione il campione di intervistate ha sostanzialmente presentato due punti di vista diversi: da un lato le fan della carnagione tendente al mulatto, dall’altro le sostenitrici del pallido alla Twilight.

Per quanto riguarda il pene crolla il mito dell’importante è come lo si usa, o perlomeno permane grazie all’ignoranza delle ragazze in merito alle statistiche sulle dimensioni medie. La maggior parte delle intervistate ha infatti risposto più o meno allo stesso modo, ovvero “le dimensioni non contano, un normale 22 centimetri va benissimo se usato bene”.

La corporatura è gradita se muscolosa ma non troppo. Come se non fosse già abbastanza noto le donne non apprezzano un’eccessiva esplosività muscolare. Il modello ideale di riferimento per questa caratteristica sembra essere, per le intervistate, il fisico di Brad Pitt in Fight Club.

L’uomo ideale deve essere simpatico, socievole, dolce, sensibile, empatico, nostalgico, caritatevole, autorevole, forte, coraggioso, misericordioso, ironico, gentile, comprensivo, paziente, calmo, pacato, deciso, ambizioso, sagace, estroverso.

Il ragazzo perfetto delle italiane deve essere molto colto, accompagnarle per musei e palazzi storici, discorrendo con lei di semiotica, fisiocrazia ed ex concorrenti del grande fratello. Una cultura a trecentosessanta gradi insomma.

Per quanto riguarda la materia grigia le diverse risposte si possono parafrasare in una frase: “l’uomo perfetto deve essere molto intelligente ma non abbastanza da non riuscire a sopportare di accompagnarmi a vedere il prequel di Sex & The City”.



Un sondaggio condotto in Inghilterra ha coinvolto più di 2000 donne, a ognuna è stato chiesto di elencare le caratteristiche che dovrebbe avere il suo uomo ideale. Dall’unione di tutte le risposte è uscito un prototipo di uomo con tutti i requisiti fisici e comportamentali propri di quello perfetto, quello che farebbe felice ogni donna, o almeno quelle di nazionalità inglese. Per quanto riguarda l’aspetto fisico, l’uomo perfetto deve essere alto circa 1.85, con i capelli scuri e corti, occhi castani e fisico atletico. Deve essere laureato e deve star bene economicamente, molto gradito un reddito medio alto. Deve inoltre aver gusto nel modo di vestire, meglio se su uno stile elegante piuttosto che troppo sportivo. Anche la macchina non deve essere una qualsiasi ma preferibilmente un Audi, deve bere birra invece che vino, mangiare carne e non essere vegetariano, scelta non vista di buon occhio dalla maggior parte delle intervistate. Serio ma non troppo, deve anche saper scherzare, essere divertente, saper parlare di tutto e non intavolare solo discussioni profonde. Deve essere sensibile ma non sdolcinato, meglio un Ti amo ogni tanto ma sentito, piuttosto che mille al giorno detti così tanto per dire con l’obbiettivo di “far contenta” la fidanzata. Sul tema shopping, va bene farlo in coppia ogni tanto, ma non le intervistate non disdegnano andare a fare acquisti da sole per conservare la loro libertà. No all’uomo che rimane a casa a vedere la soap opera con la compagna, sì a quello che va a vedere la partita di calcio con gli amici, questo è considerato un atteggiamento più mascolino e quindi apprezzato. Se gli capita di guardare altre donne, e viene colto in flagrante, deve ammetterlo senza cercare di nasconderlo inventando le scuse più strampalate. Infine, il rapporto con la madre. Niente telefonate tutti i giorni perché sarebbe un “mammone”, l’ideale consisterebbe in due chiamate a settimana.





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domenica 4 ottobre 2015

I TATUAGGI INTIMI MASCHILI



Forse non tutti sanno che la passione per i tatuaggi porta alcuni a mettere gli amati disegni anche sugli organi genitali, ma non è una una buona idea.
Un uomo  si fatto un tattoo sul pene e seguito ha avuto un problema di priapismo ("Si definisce priapismo un’erezione peniena persistente che si protrae per molto dopo la stimolazione sessuale o non vi è correlata. Frequentemente esita in disfunzione erettile;costituisce così una emergenza urologica).
Il caso di priapismo indotto da tatuaggio è stato esaminato fisicamente, tramite relazione soggettiva e con valutazioni di laboratorio e radiologiche.

Si tratta di un uomo di 21 anni con un'erezione parziale del pene che perdurava da tre mesi. All'esame il pene presentava un tatuaggio sulla parte dorsale ed uno più piccolo sul glande. Il paziente ha inizialmente sostenuto che il tatuaggio era presente da anni, ma in seguito ha ammesso che il priapismo era iniziato appena fatto il tatuaggio tre mesi prima.
Il tatuaggio era stato realizzato da un professionista, con un ago manuale, ed un sanguinamento del tessuto profondo della parte aveva complicato l'operazione.

Al giovane i medici hanno diagnosticato una condizione di priapismo non ischemico e, rispetto ad un priapismo ischemico si tratta di qualcosa di più leggero che consente comunque di avere nuovo afflusso di sangue che continua quindi ad essere fluido. Se il priapismo fosse diventato ischemico il sangue sarebbe stato meno fluido e avrebbe potuto portare alla necrosi dell’area e a problemi più gravi, a volte letali: quando il priapismo è ischemico nel giro di poche ore i corpi cavernosi del pene rischiano di essere irrimediabilmente danneggiati.

Le normali eziologie del priapismo erano state verificate ed escluse, nel dettagli il trauma perineale, la leucemia, il tratto a cellule falciformi, infezione del tratto urinario, cause neoplastiche, tossiche e farmacologiche erano attivamente state ricercate ed escluse.
Il paziente non aveva problemi di alcol o di fumo. Il sangue aspirato dal pene era rosso brillante. Le misure dei gas nei corpi cavernosi confermavano alto ossigeno e bassa anidride carbonica che portavano a diagnosticare priapismo arterioso.

Non essendo possibile curarlo nella città curda dove si trovava, non essendo lo stato doloroso e perdurando una moderata funzione erettile durante i rapporti sessuali, non volendo sottoporsi ad intervento chirurgico il paziente ha preferito rimanere nella condizione data.
Concludendo, i tatuaggi dovrebbero essere aggiunti alle eziologie del priapismo non ischemico. Visto il caso, i medici sconsigliano la pratica del tatuaggio penile.



Il ragazzo che si è fatto tatuare sul pene la scritta “borow be salaamat M” che significa “buon viaggio M”, dove M è l’iniziale della ragazza appena tornato a casa ha iniziato a manifestare i primi dolori e dopo 8 giorni ha iniziato ad avere un’erezione apparentemente inspiegabile.

Il ragazzo si è fatto inserire uno shunt per drenare il sangue in eccesso; purtroppo però questa operazione è fallita e pare che almeno per il momento non voglia più farsi operare perché ora non ha più dolore nonostante le perdite di sangue e ha ancora una buona funzione erettile. Il 21 enne ha anche detto di non essersi pentito di questo tatuaggio; gli esperti invitano comunque a non farsi fare dei tatuaggi sul pene.

Si è fatto tatuare la proboscide di un elefante sul pene. Così un uomo di nazionalità croata ha voluto a tutti i costi “decorare” i propri genitali, noncurante degli avvertimenti sul dolore cui andava incontro.
Il personale di staff del saloon ha tentato di dissuadere il temerario cliente spiegandogli che sarebbe dovuto tornare almeno 10 volte per curare i dolorosi sintomi pruriginosi. Ma lui, imperterrito, ha insistito e ora orgogliosamente porta a spasso nei suoi pantaloni una “proboscide di elefante”.

“Cerchiamo di avvertire i clienti sulle scelte indelebili che stanno per compiere – ha detto uno dei tatuatori – perché i tatuaggi, specie in punti così bizzarri, sono difficili da rimuovere in un secondo momento. Ma spesso decidono di andare fino in fondo noncuranti dei rischi che corrono”.

“Pensandoci adesso, questa è forse la cosa più stupida che io abbia mai fatto“. Con questa eloquente frase un uomo di 34 anni, ha commentato ai tabloid britannici la surreale vicenda che lo ha visto protagonista. L’uomo, che ha 4 figli, ha  pensato bene di aggiungere un nuovo tatuaggio alla sua “collezione personale”. Stavolta, però, ha scelto un disegno decisamente discutibile: un enorme pene, che si è tatuato sulla sua gamba sinistra e che spunta in bella mostra quando indossa dei pantaloncini.

Quando la moglie si è accorta dell’idea geniale del marito, lo ha immediatamente cacciato di casa. “Eravamo a letto e ad un certo punto ho sentito mia moglie urlare“, spiega l'uomo, “evidentemente si era accorta del pene tatuato sulla mia gamba; così mi ha cacciato di casa e tutto sommato penso di essermelo meritato“.

Per la verità, come ha ammesso, i due avevano già qualche problema e il tatuaggio è stata la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso. Tuttavia l’uomo, al quale la moglie ha persino vietato di andare in piscina con la figlia, confessa di aver anche provato a riconquistarla, ma di non essere riuscito a mettere da parte il denaro per cancellare il tatuaggio. E ora ha il morale a terra: “Mi ha lasciato e sono devastato, non avevo idea di come una cosa fatta per gioco potesse rovinarmi la vita“.





sabato 1 agosto 2015

Pene Troppo Grosso per il Preservativo


Sesso : 

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domenica 5 luglio 2015

PRIAPO



Priapo è un’antica divinità greca e romana. Veniva rappresentata come un piccolo uomo barbuto dotato di un fallo enorme. Secondo i Romani era nato dall’amore illegittimo tra Afrodite e Zeus (per i Greci il padre era invece Dioniso) e fu trasformato in un personaggio osceno da Era, moglie gelosa del re dell’Olimpo. Priapo era simbolo dell’istinto sessuale e della fecondità maschile ed era protettore della natura e custode di orti e giardini. 
Abbondante, ma inutile. Nelle case romane le statuette che lo raffiguravano venivano usate come spaventapasseri e amuleti contro il malocchio. Il gigantesco fallo di Priapo non viene però utilizzato a dovere: il dio, un personaggio ridicolo che colleziona insuccessi, è infatti impotente. Si chiama priapismo la malattia nella quale il pene resta sempre dolorosamente eretto, 
senza che si provi piacere.




Priapismo: cosa è?
Il priapismo è un disturbo andrologico che provoca una erezione anomala, anche in assenza di desiderio sessuale. Questa erezione patologica tende a scomparire solo alcune ore dopo aver raggiunto l'orgasmo che può provocare anche un forte dolore.

Quali sono i sintomi del priapismo?

Il priapismo può essere classificato in due tipologie:

- priapismo ischemico a basso flusso
- priapismo non ischemico ad alto flusso

Nel primo caso, detto anche priapismo venoso, l'asta del pene si presenta rigida e il glande più morbido e dolente.

 Nel secondo caso, priapismo arterioso, il pene si presenta caldo e non troppo eretto

Chi sono i soggetti colpiti da priapismo?
Questa condizione patologica può colpire soggetti di tutte le età, seppure si verifichi soprattutto nei pazienti di età compresa tra i 5 e i 10 anni, i 20 e i 50 anni. I bambini con priapismo, manifestano questo disturbo in relazione ad altre patologie, come l'anemia falciforme o neoplasie. Negli adulti, il priapismo può verificarsi a seguito di anemia falciforme, leucemia, prolungata attività sessuale, lesioni del midollo spinale, tumore della prostata, traumi del perineo e dei genitali, o per l'assunzione di psicofarmaci, ormoni maschili, anticoagulati, alcool e droghe come la cocaina.


Priapismo: qual è la cura?

La terapia per il priapismo mira a svuotare il pene dal sangue per riattivare la normale circolazione. Lo specialista inietta dei farmaci che servono ad interrompere l'erezione. Se la terapia farmacologica non è sufficiente, si ricorrere ad un intervento chirurgico per effettuare uno scarico artificiale del sangue venoso contenuto nel pene.

Nel caso di priapismo ad alto flusso si agisce chiudendo l'arteria cavernosa rotta attraverso l'inserimento di una sottilissima sonda che, attraverso l'albero arterioso, rilascia sostanze dense che provocano la chiusura dell'arteria rotta.

Quali sono le possibili complicazioni del priapismo?
A volte, se non si agisce in tempo, il sangue intrappolato nei corpi cavernosi del pene si coagula, provocando danni ischemico necrotici delle strutture dell'organo. La conseguenza, nei casi più gravi in cui non si è intervenuto è una impotenza definitiva, da trattare solo con l'applicazione di protesi peniene.


Priapismo

Il priapismo è un'erezione patologica del pene, non spontaneamente riducibile, spesso dolorosa, prolungata oltre le 4-6 ore, persistente anche dopo l'eventuale orgasmo e comunque non necessariamente correlata a stimoli sessuali.
Se non viene trattato in tempi utili, il priapismo - oltre a risultare piuttosto fastidioso ed imbarazzante - determina lesioni permanenti ai tessuti del pene, esitando in disfunzione erettile (impotenza). priapismoE' quindi importante che ogni uomo sappia riconoscere quest'emergenza urologica, soprattutto alla luce del sempre più diffuso ed indiscriminato utilizzo, a scopo ricreativo, di farmaci contro la disfunzione erettile (viagra, levitra, cialis, papaverina, alprostadil ecc.).
Il termine priapismo deriva da Priapo, dio greco della fertilità, figlio di Afrodite, dotato di un membro mostruosamente pronunciato in lunghezza e rigidità.
Sintomi e classificazione

Le varie forme di priapismo vengono suddivise in due grandi categorie: quelle ischemiche o a basso flusso (priapismo venoso) e quelle non ischemiche o ad alto flusso (priapismo arterioso). Le prime, assai più frequenti, si caratterizzano per la particolare rigidità dell'asta del pene (il glande, al contrario, è tipicamente morbido), che si presenta dolente. Nel priapismo arterioso, invece, il pene appare caldo, eretto ma non troppo rigido, quindi comprimibile e generalmente indolore.
Pazienti con priapismo ischemico possono sviluppare anche delle forme intermittenti, sperimentando nel tempo ripetuti episodi erettivi intervallati da altri di detumescenza. Questo tipo di priapismo colpisce soprattutto i pazienti con patologie ematologiche.

Cause e conseguenze del priapismo

Il priapismo è una condizione abbastanza rara, che più che veri e propri fattori causali riconosce numerosi, possibili, elementi predisponenti. Nella maggior parte dei casi si osserva tra i 5 ed i 10 anni e tra la seconda e la quinta decade di vita; nell'infanzia, la causa principale è rappresentata dall'anemia falciforme, mentre nell'età adulta il priapismo è più spesso correlato a cause farmacologiche. Nella maggior parte dei casi, inoltre, il fenomeno si presenta nella forma a basso flusso; come anticipato, in simili circostanze si parla di priapismo venoso. In questi casi, infatti, l'erezione prolungata è dovuta al mancato deflusso di sangue venoso dal pene, con conseguente ristagno ematico all'interno dei corpi cavernosi. Dopo qualche ora, in assenza di un ricambio ematico, le cellule muscolari lisce iniziano a soffrire per la carenza di ossigeno; lo stato di acidosi locale, con aumento della viscosità ematica, ed edema delle trabecole, favorisce il mantenimento dello stato di priapismo, ostacolando il drenaggio ematico. Quando l'anossia diviene particolarmente prolungata, la carenza di ossigeno provoca necrosi e fibrosi delle cellule muscolari, esitando in deficit erettile permanente. Per questo motivo il priapismo a basso flusso - a differenza di quello arterioso - costituisce un'emergenza urologica, con un rischio di complicanze che cresce progressivamente nel tempo.

Il priapismo venoso può essere causato da numerose malattie sistemiche del sangue, quali leucemie, anemia drepanocitica (o falciforme), talassemie, policitemie, coagulopatie, emofilia, diseritropoiesi e tromboacitoastenia. Altre volte entrano in gioco fattori neuromuscolari con alterazione dei meccanismi regolatori dell'erezione, malattie sistemiche (come il diabete), ma anche cause neoplastiche, infettive, allergiche, tossicologiche (avvelenamento da morso della vedova nera o puntura di scorpioni) e farmacologiche. Riguardo a queste ultime, una delle cause più comuni di priapismo nell'adulto è legata all'iniezione intracavernosa di farmaci inducenti l'erezione, come la papaverina, la fentolamina o la PGE1 (alprostadil). Più rari appaiono invece gli episodi di priapismo legati all'abuso di farmaci di nuova generazione, come sildenafil, tadalafil e vardenafil. Tra gli altri medicinali che possono favorire l'insorgenza di priapismo ricordiamo gli antidepressivi fluoxetina e bupropione; farmaci impiegati contro i disturbi psicotici, come il risperidone e l'olanzapina; principi attivi contro l'ansia, come il diazepam; anticoagulanti come il warfarin (Coumadin) e l'eparina. Infine, non dobbiamo dimenticare che il priapismo può essere scatenato anche dall'alcolismo e dall'abuso di droghe come la cocaina, la marijuana e l'ecstasi.

Il priapismo ad alto flusso è meno comune di quello ischemico ed è legato ad un aumento del flusso arterioso nei corpi cavernosi, non sufficientemente smaltito dalle normali vie di deflusso venoso. Nella maggior parte dei casi è provocato da un trauma genito-perineale, che può danneggiare un ramo dell'arteria cavernosa creando una fistola artero-venosa (comunicazione patologica diretta tra vene ed arterie). In virtù della ricca ossigenazione del sangue arterioso, in questi casi non vi è alcuna ripercussione sulla capacità erettile del pene.

Cosa fare in presenza di priapismo

In presenza di priapismo a basso flusso dev'essere istituito un rapido intervento terapeutico per tenere sotto controllo il dolore e prevenire la disfunzione erettile secondaria a fibrosi dei corpi cavernosi. Uno step importantissimo è dato dalla diagnosi e dalla corretta identificazione delle cause d'origine, per poi prevenire la comparsa di recidive. In caso di priapismo a basso flusso, comunque, è bene concentrarsi innanzitutto sulla correzione del drenaggio venoso.
Le strategie terapeutiche meno aggressive risolvono la maggior parte dei casi di priapismo; è quindi raccomandato iniziare da queste. Il trattamento d'urgenza del priapismo venoso, pertanto, prevede innanzitutto l'aspirazione di sangue dai corpi cavernosi con o senza irrigazione di fisiologica non eparinata. In caso di fallimento del precedente intervento, si procede ad iniezione intracavernosa di simpaticomimetici, effettuata iniettando sostanze vasocostrittrici nei corpi cavernosi del pene, come fenilefrina, norepinefrina, etilefrina, epinefrina e metaraminolo. A tal proposito, bisogna fare attenzione agli effetti sistemici legati all'eventuale entrata in circolo di queste sostanze. Anche il ghiaccio, applicato su un panno per evitare ustioni, esplica un'azione vasocostrittrice aumentando il tono simpatico, quindi stimolando la contrazione delle cellule muscolari lisce vasali; tuttavia, per quanto illustrato nell'articolo, dinanzi ad un episodio di priapismo è bene recarsi immediatamente al pronto soccorso per scongiurare lesioni permanenti.
Per il trattamento del dolore è indicata la graduale transizione dai FANS agli oppiacei.
Prima di optare per una soluzione chirurgica, è bene ripetere più volte la procedura di iniezione intracavernosa di simpaticomimetici. Nei pazienti in cui il quadro priapico non si risolve con la terapia medica, per determinare la detumescenza penina si può eseguire uno shunt artificiale veno-cavernoso o caverno-spongioso allo scopo di bypassare l'occlusione venosa, drenando il sangue in un'altra vena tramite una fistola artificiale.
Nei casi di priapismo a basso flusso, l'embolizzazione selettiva delle arterie responsabili del tramite fistoloso (occluso mediante utilizzo di sostanze di varia natura) è ormai diventata il trattamento di prima scelta. Le procedure descritte per il trattamento del priapismo venoso non sono invece indicate, sia perché prive di efficacia, sia perché l'elevato drenaggio venoso comporterebbe la diffusione sistemica dei farmaci iniettati localmente, con possibili effetti collaterali rilevanti. Inoltre, il priapismo arterioso non rappresenta un'emergenza medica ed è quindi bene attendere i risultati degli esami diagnostici.






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