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mercoledì 5 ottobre 2016

DONNE TATUATE



Il tatuaggio è ormai un elemento sdoganato nella nostra cultura ma conserva ancora la sua carica potenziale di comunicazione interpersonale. In campo sessuale il tatuaggio sembra avere un posto d’onore fra gli elementi che fungono da richiamo, a questo viene infatti attribuito, dagli uomini, il significato di indicare la disponibilità delle donne, sopratutto in termini di sesso occasionale. Una recente serie di studi  suggerisce che gli uomini considerino anche i tatuaggi come un richiamo sessuale. Il tatuaggio al pari della minigonna, dei tacchi a spillo, del rossetto, delle calze a rete e di tutta “l’artiglieria pesante” di cui può munirsi una donna è anch’esso un forte richiamo sessuale. Negli studi i ricercatori hanno reclutato una decina di donne attraenti chiedendo loro d’indossare identici bikini di colore rosso e di leggere un libro in spiaggia, senza però poter guardare in faccia nessuno. Per la metà del tempo dell’esperimento a queste donne è stata tatuata una farfalla (temporanea) sulla parte bassa della schiena, mentre per l’altra metà del tempo le donne erano “al naturale”. I risultati hanno indicato che le donne tatuate sono state avvicinate più del doppio delle volte di quelle senza tatuaggio, con un tempo medio di attesa prima dell’approccio sensibilmente ridotto. Inoltre, in seguito ad interviste fatte agli uomini, è emerso come le donne tatuate siano state percepite come più disponibili per un appuntamento e maggiormente desiderose di avere un rapporto sessuale. Nel complesso i risultati di questi studi ci dicono che gli uomini sembrano fare inferenze circa l’interesse sessuale delle donne in base al fatto che siano state inchiostrate o meno. Fatto salvo quello che può significare il tatuaggio e le ragioni psicologiche che vi possono essere da parte di chi se lo fa, ciò che risalta da questi studi è il potenziale significato erotico che assume per la psiche maschile.



Come tutte le ricerche anche questo studio presenta però dei limiti: in primis il posizionamento del tatuaggio.

Le donne tatuate sono più autentiche. Non nascondono i propri sentimenti, ma anzi, li espongono anche sulla propria pelle.

Un tatuaggio che porta un significato vuol dire parlare di sé, farsi notare, ed è questo che l’uomo cerca da sempre. E poi, è sexy.



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martedì 12 luglio 2016

LO SBIANCAMENTO ANALE



La colorazione scura dell’ano era una seria preoccupazione sempre crescente delle pornostar, dei danzatori e poi delle stelle del cinema. Poiché la domanda di sbiancamento anale è cresciuta, la gente ha cominciato a sviluppare prodotti per soddisfare le esigenze dei propri clienti.

Si vive in una società dove si è più “esposti”, le star vogliono esaltare la loro bellezza a riguardo di tutte le aree del loro corpo, per questo le persone si rivolgono allo sbiancamento anale come il prossimo passo nella valorizzazione della loro bellezza. Lo sbiancamento anale permette sia a uomini che donne di apparire al meglio, soprattutto nelle loro zone più intime.

Ognuno è diverso. Alcuni di noi hanno diverse pigmentazioni della pelle. Tuttavia, vi sono molte ragioni per cui la decolorazione dell’ano o della vagina può verificarsi. La colorazione scura dei capezzoli del seno e della vagina possono derivare da cambiamenti ormonali che possono verificarsi dopo la gravidanza. Lo sfintere anale scurisce principalmente a causa dei rifiuti corporei. Tuttavia, l’ano può cambiare il proprio colore anche a causa delle fluttuazioni ormonali, sia negli uomini che nelle donne. Una delle causa di oscuramento dell’ano è anche la rasatura.

Lo sbiancamento anale è una tecnica medico chirurgica che consiste nello schiarimento della cute e mucosa circostante l’orifizio anale, regione ove in alcuni pazienti si accumula, nel corso degli anni, una smisurata quantità di melanina che conferisce un’insolita, sproporzionata e fastidiosa iperpigmentazione rispetto al resto del corpo. Tale colorazione più scura tende a comparire e a peggiorare con l’età, ma spesso è presente anche i giovani.

Non si tratta di un problema, ma è una caratteristica del corpo umano del tutto naturale e pertanto non richiederebbe alcun intervento. Tuttavia, alla maggior parte delle persone, questa diversa colorazione della pelle – che risulta più scura e tendente al marrone – risulta molto sgradevole alla vista e spesso viene erroneamente associata a una scarsa igiene personale. Ciò può determinare ansia nel momento in cui ci si approccia al partner durante i rapporti sessuali.



La procedura di sbiancamento anale comporta l’applicazione di una crema cosmetica nella zona anale. Questa procedura di sbiancamento è vietata in alcuni paesi, in particolare in Francia e nel Regno Unito, a causa dei principi attivi della crema, l’idrochinone, una sostanza che si sospetta sia cancerogena. Il Mercurio e altre sostanze chimiche sono anche essere utilizzati come agenti sbiancanti attivi della pelle.

La melanina, una sostanza chimica prodotta naturalmente dal nostro corpo, scurisce il colore. La melanina svolge un fattore determinante nello sbiancamento anale della pelle e funge da protettore naturale del sole. Più melanina viene prodotta, più scura diventa la pelle. L’idrochinone, (un prodotto chimico usato anche nell’elaborazione delle foto, tinture per capelli e la produzione di gomma), il mercurio e altre sostanze chimiche inibiscono la produzione della pelle di melanina e ne diminuiscono la produzione nella zona cutanea in cui vengono applicate.  Questi agenti sbiancanti schiariscono temporaneamente il colore della pelle, ma l’esposizione ai raggi ultravioletti possono riossidare la pelle, creando un aspetto più scuro rispetto a quello di prima. Questa è una ragione per cui la maggior parte delle volte si consiglia di evitare l’esposizione alla luce solare subito dopo l’applicazione dei prodotti per lo sbiancamento anale.

L’uso prolungato di idrochinone può ispessire le fibre di collagene con un conseguente aspetto della pelle che diverrà a macchie, mentre il Mercurio, utilizzato a lungo termine, è un noto cancerogeno. Di conseguenza, l’esposizione prolungata a entrambi questo prodotti possono causare il cancro, l’avvelenamento da mercurio, insufficienza renale o epatica. Lo sbiancamento anale potrebbe anche causare ustioni chimiche in una zona altamente sensibile come quella anale.

Lo sbiancamento anale è sicuro se si utilizza il prodotto giusto. Occorre trovare un prodotto completamente naturale appositamente formulato per lo sbiancamento anale.

Ci sono un certo numero di prodotti disponibili che sono stati utilizzati per questo scopo, ma molti hanno sostanze chimiche aggressive e potenzialmente pericolose come l’acido cogico o idrochinone come i loro principi attivi e non sono mai stati destinati ad essere utilizzati su aree sensibili come l’ano o la vagina. Molti di questi prodotti sono stati utilizzati dalle donne afro-americane per schiarire la loro pelle. Ma queste sostanze chimiche possono avere alcuni effetti collaterali pericolosi come bruciore anale e cicatrici. Questo, a sua volta, potrebbe portare a incontinenza anale.

Ci sono prodotti sbiancanti, come l’acido azelaico, che sono meno tossici e servono a ridurre la produzione di melanina, aumentando però possibili complicanze cutanee a lungo termine.  Come per qualsiasi intervento di chirurgia estetica, ci sono rischi che possono o non possono superare i potenziali benefici. Si consiglia vivamente di consultare il proprio medico prima di tentare lo sbiancamento anale oppure andare a chiedere una consulenza in un salone che offre questo servizio. Alcuni kit di sbiancamento anale nei saloni ne pubblicizzano la sicurezza, ma ci sono dei rischi connessi con l’esposizione a lungo termine a queste sostanze chimiche, in particolare cancerogeni.




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martedì 8 marzo 2016

LA SPIRALE



Il simbolo della spirale è estremamente complesso ed è usato fin dal Paleolitico; appare nell’Egitto pre-dinastico, a Creta, Micene, in Mesopotamia, India, Cina, Giappone, nell’ America pre-colombiana, in Europa, Scandinavia e Bretagna; appare anche nell’Oceania, ma non nelle isole Hawaii. E’ simbolo di energia e magia. In varie culture è considerata una forza che dà vita. In Cina e in Giappone, le spirali e i vortici sono il centro della forza creativa.
Rappresenta poteri solari e lunari, l’aria, l’acqua, il tuono e il fulmine; è anche un vortice, la grande forza creativa e emanazione. Poiché si espande e contrae, può raffigurare l’intensificarsi e l’indebolirsi della luce del sole, oppure la luna crescente e la luna calante e, per analogia, crescita ed espansione, morte e contrazione, l’avvolgere e lo svolgere; la nascita e la morte. Può anche denotare continuità. Può raffigurare il ruotare della volta celeste, il corso del sole, le stagioni cicliche e la rotazione della terra. Come turbine dell’aria durante le tempeste e movimento delle acque, denota fertilità e l’aspetto dinamico delle cose. Come spira o vortice, viene equiparata alla tromba d’aria e alle grandi forze generative.
Come turbine, è associata al drago ascendente cinese; la spirale e il turbine condividono lo stesso simbolismo soprattutto come manifestazione dell’energia in natura. Spirali, o vortici, sono associati alla tessitura del filo della vita e al velo della Grande Madre, che controlla il destino e tesse il velo dell’illusione. La spirale condivide inoltre il simbolismo del labirinto e del Lusus Troiae. A livello metafisico simboleggia le sfere dell’esistenza, le varie modalità di un essere, il vagare dell’anima nella manifestazione e il suo ritorno finale al Centro.
La doppia spirale raffigura l’aumento e la diminuzione dei poteri solari e lunari oltre che i ritmi alterni di evoluzione e involuzione, vita e morte, ecc. Può anche rappresentare i due emisferi, i due poli, il giorno e la notte, tutti i ritmi naturali, yin e yang, shakta e shakti, il manifesto e il non manifesto, anche la continuità fra i cicli. Simboleggia l’androgino ed è correlata al simbolismo del caduceo, vale a dire l’azione nei due sensi, e al solve et coagula dell’alchimia. In quanto tuono e fulmine e nuvole che portano la pioggia è un simbolo di fertilità. La spirale può anche rappresentare le fiamme e il fuoco, come nel simbolismo celtico.



Nella tradizione Maori denota il principio maschile ed è fallica, anche se e generalmente associata alla vulva femminile in quanto spirale della conchiglia marina. A Creta e a Micene i tentacoli attorcigliati a spirale del polipo sono in relazione alla spirale, al tuono, alla pioggia e all’acqua. In Cina, il Taoismo e il Buddismo talvolta raffigurano la «perla preziosa» o la «sfera del drago» a forma di spirale; la doppia spirale assume il simbolismo yin-yang. La spirale è simboleggiata da tutto quanto ha forma elicoidale: i gusci delle lumache, le conchiglie marine, l’orecchio, i tentacoli del polipo, le corna degli animali, animali come il cane e il gatto che si raggomitolano, il serpente arrotolato, piante che crescono a forma di spirale come l’edera, le pigne delle conifere e le fronde allargate delle felci. E’ anche associata alle orecchie degli dei e dei re, agli animali e ai rettili che portano la pioggia e al serpente Kundalini, arrotolato e addormentato. Déi dei turbini o degli elementi e del movimento, come Rudra e Pushan, hanno i capelli intrecciati in una spirale o a forma di conchiglia. La spirale è anche in relazione con l’ombelico come centro di vita e potere.

Come tatuaggio è molto amato soprattutto dal genere femminile e può essere rappresentato sia nella sua forma più classica sia in modo più articolato con parole e figure posizionate in modo tale da formare una spirale. Simbolicamente richiama il concetto dello Ying e Yang, la ciclicità della vita ed il bilanciamento delle forze opposte.

La spirale nella cultura celtica è un simbolo antichissimo che sta a simboleggiare l'espansione, la crescita e lo sviluppo. Nei suoi molteplici significati la spirale rappresenta l'universo e l'infinito, il sole e il suo movimento e più importante la strada da seguire per andare alla ricerca di se stessi.
Triskel: La spirale della vita che abbraccia la terra. Assume tuttavia altri significati: la triplice manifestazione (forza, conoscenza, amore); dell' unità divina, maschile e femminile; era il simbolo delle tre classi della società celtica (guerrieri, druidi, produttori); rappresentava, anche, l'energia ''in movimento'' di aria, acqua e fuoco, riunite nel centro ''spirituale'' dell'emblema. Nella simbologia più comune celtica esistevano come simbolo la spirale, la tripla spirale (o triskel, tipo la svastica ma con tre braccia arrotondate) e il cerchio, e tutti e tre erano principalmente simboli solari. Per la spirale c'era anche il significato di infinito e rinascita o reincarnazione. Per il triskel c'era anche il significato dell'armonia dei tre mondi (terreno, celeste e aldilà).


Poi i missionari cristiani, o meglio i vescovi inviati soprattutto in Irlanda verso la fine dell'Impero Romano, unificarono i due simboli, creando così la croce celtica, un cerchio con la croce in mezzo, simbolo dell'unione e del compromesso tra il cristianesimo e le tradizioni druidiche celtiche. Peraltro, il triskel come elemento architettonico, simbolico e ornamentale, è presente sulle facciate delle chiese gotiche.
Il simbolo rivela determinati aspetti della realtà - gli aspetti più profondi - che sfuggono a qualsiasi altro mezzo di conoscenza. Secondo Giambico, un mistico siriano del II secolo d.c. fondatore di una scuola neoplatonica, i simboli compiono da sé la loro opera, infatti i simboli parlano direttamente all’uomo, mostrandosi in modo immediato nella loro veste materiale, riportando alla luce il significato essenziale dell’Esistenza, altrimenti nascosto, con l’utilizzo delle semplici parole. I simboli proiettano l’uomo nella dimensione del sacro. Noi siamo abituati a questa esistenza e a questo mondo, non ne sappiamo più vedere le ombre, gli abissi, gli enigmi e ci vogliono ormai degli
spiriti straordinari per scoprire i segreti delle cose ordinarie.




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mercoledì 10 febbraio 2016

IL PUNTO G



Nel XVII secolo il medico olandese Reigner de Graaf scrisse un documento (andato perduto)  su una particolare zona erogena femminile mentre è nel 1950 che Ernst Gräfenberg pubblicò un trattato scientifico molto dettagliato riguardo una zona della vagina in cui pensava avesse origine l’orgasmo femminile. E’ proprio da Gräfenberg che deriva il nome punto G.

Intorno al fantomatico punto G girano tantissime leggende metropolitane: contrariamente a quanto si sente dire, il punto G non è un bottone magico che, se sollecitato, provoca orgasmi multipli nella donna né tantomeno causa sicura dell’eiaculazione femminile.

Il punto G è una piccola protuberanza di tessuto molto ricca di terminazioni nervose che si trova tra la parte anteriore della vagina e la parte posteriore della vescica che, se stimolata correttamente, può generare una forte sensazione di piacere, un orgasmo molto particolare.
C’è da dire che l’organo sessuale femminile differisce da donna a donna: è stato stimato che solo il 40% della popolazione femminile possiede il punto G e molte di quelle che lo possiedono lo conoscono come fonte di piacere in quanto collocato in zone diverse della loro vagina.

Per l’individuazione del punto G è necessario che la donna stia sdraiata sul dorso, che sia completamente rilassata e che il suo partner la metta  a proprio agio: la ricerca deve essere percepita  come un atto di profonda complicità con il partner e non una fredda esplorazione del corpo femminile.
Il partner deve poi procedere all’inserimento di una o due dita all’interno della vagina della donna mantenendo il palmo della mano rivolto verso l’alto. Dopo deve piegare le dita verso l’interno e toccare delicatamente le pareti della vagina fino a trovare una superficie rugosa al tatto che generalmente ha la forma di un bottoncino. Si tratta di una zona molto sensibile che se viene stimolata troppo a lungo può provocare fastidio nella donna: il consiglio è quindi di non prolungare troppo la ricerca e di rimandare nel caso la donna avverta qualche fastidio.

Nella maggior parte dei casi il punto G si trova nella parte anteriore della vagina a circa 6-8 centimetri dall’ingresso del canale vaginale: si tratta quindi di una zona difficile da raggiungere e la sua collocazione può variare da donna a donna.
C’è da dire inoltre che la stimolazione del punto G in alcune donne non provoca alcun effetto o risulta addirittura fastidioso, in altre invece può portare ad un orgasmo molto intenso e in rari casi anche all’eiaculazione femminile.
In ogni caso per effettuare una corretta stimolazione del punto G sono necessari dei lunghi preliminari in cui la donna si rilassa ed è pronta per la stimolazione sessuale che può essere effettuata manualmente oppure adottando particolari posizioni durante l’atto sessuale.
Le posizioni migliori per la stimolazione del punto G sono quelle da dietro, quella dove la donna sta sopra al partner rivolta verso di lui e che quindi può muoversi autonomamente fino a trovare il punto di stimolazione giusto e poi anche la variante di questa posizione con la donna che dà le spalle all’uomo.



La stimolazione prolungata del punto G provoca la contrazione dell’utero e di conseguenza un orgasmo piuttosto intenso che in alcuni casi può causare la produzione di un liquido chiaro vischioso che viene espulso tramite l’uretra (un po’ come succede per la prostata nell’uomo).

Mentre gli esperti ancora discutono sulla sua eventuale esistenza in un centro di Londra i medici effettuano sotto anestesia locale un’iniezione di collagene (guidata da uno speculum appositamente costruito) per aumentare di volume la zona G con le dimensioni di una monetina di 10 centesimi circa, l’area potrà essere raggiunta più facilmente, regalando così una migliore eccitazione sessuale e una più intensa soddisfazione.
Il professor Phanuel Dartey, che lavora presso UK Laser Vaginal Rejuvenation Centre, ha dichiarato che questo servizio è la risposta a una domanda sempre più crescente e, secondo i dati raccolti finora, l’87 per cento delle “pazienti” è soddisfatto e ha finalmente raggiunto l’acme dell’acme, cioè è stata addirittura travolta dall’inafferrabile orgasmo multiplo. Che cos’è questo nirvana dei sensi? Molto semplice: avviene quando il massimo del piacere si ripete a distanza di pochissimo tempo: ogni 30 secondi, 20 secondi, 1 minuto. «Le donne capaci di provare l’orgasmo multiplo non sono affatto rare», spiega la professoressa Alessandra Graziottin, Direttore del Centro di Ginecologia e Sessuologia Medica dell’Ospedale San Raffaele Resnati di Milano. «L’identikit è quello di una donna che innanzitutto sta bene con se stessa. Attenzione però perché non è soltanto una questione psicologica ma anche fisica. Avere i genitali grandi e ben irrorati è sicuramente un vantaggio, che aumenta la probabilità di avere dei buoni orgasmi: proprio come il pene può avere varie dimensioni, anche i genitali femminili infatti possono essere piccoli, infantili con un clitoride poco sviluppato, oppure grandi con un corpo cavernoso che durante l’eccitazione si congestiona al massimo, favorendo così una grande intensità nel piacere». Farsi il punto G, è quindi la soluzione a tutti i problemi? Oppure è l’ennesimo approccio “maschiocentrico” nei confronti di un problema molto più complesso?

Un’indagine americana (National Health and Social Life Survey) ha stimato che circa il 29 per cento delle donne raggiunge sempre l’orgasmo. La percentuale potrebbe essere più alta se non fossimo vittime dei soliti pregiudizi: «Si ritiene che le donne dovrebbero provare il top del piacere solo con l’uso del pene, cioè senza l’”assistenza” per esempio delle mani o di un vibratore, solo per fare un esempio. Questo è un pregiudizio culturale che non ha basi biologiche e va contro tutto ciò che conosciamo su come funziona davvero l’orgasmo femminile. Bisogna accettare il fatto che la maggior parte delle donne non ha orgasmo senza aiuto: soltanto circa l’8-10 per cento ce la fa, quindi si capisce bene da questa piccola percentuale che è più “normale” cercare di raggiungere l’orgasmo con gli aiuti giusti e questo non sminuisce certo la virilità maschile». «Oggi sempre più donne raggiungono la completa soddisfazione», dice Alessandra Graziottin. «Questa evoluzione è avvenuta perché le donne sono più informate, la masturbazione femminile è stata sdoganata, e finalmente è stato accettato il fatto che fare sesso e farlo bene è importante per il benessere psicofisico. Attenzione, però: ogni evoluzione porta con sé nuovi problemi. Per esempio ora esiste l’ansia da prestazione al femminile».





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giovedì 17 dicembre 2015

GLI UOMINI CON IL RIPORTO



Calvo è bello. Calvo è saggio. Calvo è intelligente. Calvo è... Insomma è tutto. Non erano forse pelati (va da sé che inclusi sono gli stempiati) Socrate o Shakespeare? Giulio Cesare o Cezanne? E non si può certo dire che Sean Connery (da agente 007 indossava un toupet), William Hurt e Luca Zingaretti (l’ apoteosi) non siano sexy! E’ che tra «riportini» a sinistra, destra o al centro e lunghezze esagerate su basette e «coppini» per distrarre l’ attenzione dalle piazze cui sopra - per non parlare di improbabili caschetti fuori età. Uno studio sulla calvizie è uno studio sulla natura umana dice uno scrittore. La superficialità e la vanità sono sotto gli occhi di tutti e in ogni dove. L’ illusione di chi è convinto che sia impossibile individuare la sua parrucca o il suo riportino è al tempo stesso esilarante e deprimente». E siccome le statistiche vanno per assonanza (tre trentenni su dieci sono calvi e stanno perdendo i capelli; poi quattro quarantenni sui dieci; cinque cinquantenni su dieci e così via) Baldwin ha deciso che raccontare le storie dei pelati più famosi al mondo, gli aneddoti, gli errori e le leggende fosse il modo migliore per arrivare ai quaranta validi motivi per andare fieri della propria pelata. A cominciare dal fatto che (al contrario di quanto pensano i signori) nessuno riesce mai a capire l’ età dei calvi; che ci si guadagna in sicurezza e accettazione di sé; che è igienicamente più facile curarsi; che la «piazza pulita» incute rispetto; che è più semplice da baciare; che non si perde più tempo dai parrucchieri chiacchieroni; che i malocchi stanno lontani. Trapianti e riporti, però, in politica. E qualche calvo coraggioso (da Churchill a Mitterrand). «Ma non, ahimè, in Usa», dice Baldwin. Oltreoceano vale sempre la legge di Noble («The hirsute tradition in American Politics»): «A pari condizioni, un calvo non potrà mai essere eletto presidente degli Stati Uniti». Tanto è vero che nel ’ 72 George McGovern non riuscì a battere Richard Nixon: si ritirò quando scoprirono che indossava un toupet. E dovettero faticare non poco Carter e Clinton per ricreare l’ immagine giovanile e vigorosa di una chioma alla John F. Kennedy. Fissazione tutta americana quella dei capelli se è vero che fra i divi c’ è persino chi si attaccò la parrucca col mastice (Tony Curtis) o chi, non contento del riporto, si fece ritoccare (Kevin Costner in «Guardia del corpo») al computer le piazze! Ma la «modernità» è Bruce Willis che dichiara in tv: «La calvizie è il modo in cui Dio ti fa vedere che sei solo un essere umano».  Dall’ antichità si è data ogni tipo di colpa alla perdita dei capelli che in realtà ha a che fare con una combinazione fra testosterone ed ereditarietà. Ma nei secoli sono stati accusati: il sesso (il troppo - dicevano - fa cadere le chiome perché toglie calore al bulbo); l’ intelligenza (i cervelli sviluppati o in attività premono e non permettono una buona irrorazione, sempre al bulbo); le dieta (ora troppa carne, ora troppa verdura); l’ empietà (per via del fatto che le guide religiose avessero sempre chiome rigogliose!); gli choc (questo è vero ma si tratta di «alopecie» particolari); il riso (inteso ridere, perché negli anni Cinquanta gli studiosi avevano notato che le scimmie avevano facce statiche sì, ma pelose)! I rimedi? Fra i più terrificanti: dagli sterchi vari, alle leccate di mucca, al latte di pipistrello, alle ragnatele, alla pipì sino al cerume. E poi ortiche, bacche di mirra, denti di cavallo tostati, serpenti, lanolina, fulmini (sì, fulmini) e paraffina. Giusto per ricordarne qualcuno. Oggi?  Ma non era che calvo è bello?

Ardita terza via tricologica fra la calvizie e il trapianto chirurgico, il riporto nell'immaginario lombrosiano è indice di doppiezza sfuggente, di subdola untuosità, di sottile ipocrisia. Falsificazione dell'idea stessa di scriminatura, non sta né di qua, né di là. Chi sceglie il riporto è un pavido, perché non ha il coraggio di rasarsi del tutto i capelli. E un mellifluo, perché vuole convincerti bassamente di averli.
Chi lo porta, il riporto, è un sofista del pelo, un azzeccagarbugli cutaneo, un infido doppiogiochista. Sarà per questo, forse, che l'acconciatura posticcia eccelle tra gli uomini di legge e tra i politici. I quali, a caso, sono famosi per spaccare il capello in quattro. O cercare il proverbiale pelo nell'uovo.
È un magistrato Alfonso Marra, presidente della Corte d'appello di Milano, impresentabile riporto raccomandatizio, tinto di colori oscuri. È un politico di lungo pelo l'onorevole Gerardo Bianco, deputato in nove legislature, esponente di quattro partiti e titolare di un imponente riporto da prima Repubblica, poi azzerato dalle Mani pulite di un colluso barbiere di Montecitorio. Ed è avvocato e politico, sintesi pilifera delle sottigliezze proprie della professione leguleia e dell'arte di governo, il presidente del Senato Renato Schifani. Il cui gattopardesco riporto, di una lunghezza che stava in sezione aurea con il diametro degli occhiali da archivista, divenne a un certo punto un affare di Stato, oltre che una questione di decoro istituzionale. Tanto da costringere pietosamente il Premier ad intimargli, come si disse, di dargli un taglio. In nome del popolo italiano e pure della decenza televisiva. Berlusconi Deus ex forbice.
Per secoli tollerato dalle convenzioni sociali che vedevano nella rasatura totale un atto di arroganza e nella calvizie un sintomo di scarsa virilità, il riporto dei capelli è oggi in caduta libera, vittima di una cultura spietata della perfezione corporea che impone o una nuca cinematograficamente levigata alla Luca Zingaretti, oppure un tupé sportivamente glamour alla Andre Agassi. Anche la semicalvizie, di questi tempi, è in crisi.



Eppure, la Storia riporta celebri e celeberrimi casi. Giulio Cesare, generale, dittatore e divus, non ebbe paura né dei Britanni né dei Galli né degli Elvezi né dei senatori romani, i peggiori di tutti. Ma era terrorizzato dalla calvizie, sovente soggetta alla derisione dei suoi nemici. Anche prima del furore della battaglia, dicunt, Cesare si dedicava a tirarsi sulla fronte, dalla sommità del capo, gli scarsi capelli. E fra tutti gli onori che gli furono conferiti dal Senatus populusque romanus nessuno ricevette e praticò più volentieri del diritto a portare sul capo una (coprente) corona d'alloro. Alopecia iacta est.
Napoleone, orgoglioso e vanitoso com'era, odiava due cose in uguale misura: gli inglesi e l'incipiente calvizie. Per vincere la quale ricorreva, nella toilette quotidiana, al deprecabile riportino, conscio che un taglio o un'acconciatura sbagliata possono trasformarsi in una tragedia. Sia in guerra sia in amore, sia in politica sia in televisione. Dove, peraltro, il riporto o parrucchino catodico ha fatto la fortuna di altrimenti anonimi giornalisti, come il telecronista di 90° minuto Franco Strippoli da Bari, oppure ha rinfoltito quella di sempreverdi capoccia dello schermo, come Aldone Biscardi. Professione riport.
L'inclemenza della natura può colpire democraticamente tutte le teste. Ma tra quelle baciate dalla fortuna epperò abbandonate dai capelli, quelle costrette per obblighi professionali a stare sotto i riflettori, rifulgono di più. Ecco perché il cinema e lo sport, in questo campo, hanno dato tanto. Il riporto col borsello di Lino Banfi nelle scollacciate commedie sexy all'italiana di viscida memoria. L'elegante riporto all'inglese di Bobby Charlton, che prima di ogni partita utilizzava come collante una miscela di the Twinings e lucido per scarpe Queen's Garden. L'incomprensibile riporto all'americana di Dan Peterson, Chattanooga Tennessee. Mmmhmmh, per me Numero uno. Oppure, negli stessi anni televisivi, Dick Van Patten alias Tom Bradford della Famiglia Bradford, che aveva otto figli Bradford e un riporto lungo 112 episodi.
Bislungo modello «Bar sport», spalmato «a mulinello», pomposamente «a turbante», liscio o gonfiato, unto o laccato, il riporto è un modo, come ogni pettinatura, per affermare il proprio carattere, per provocare scandali (o disgusti), per opporsi alle consuetudini sociali o anche soltanto per proclamare la propria filosofia di vita: «Poco è meglio di nulla», afferma cristianamente il riportato; «Nulla è meglio di poco», obietta nietzscheianamente il rasato.
Può essere un insulto alla povertà, come il miliardario Donald Trump che mostra con orgoglio il suo riporto imperiale senza aver pudore nel difenderlo: «Molti criticano la mia pettinatura. Ma io devo piacermi, non piacere». O uno schiaffo alla bellezza, come l'attore hollywoodiano Jude Law che pur con il suo affascinante «ritocco» nel 2004 fu eletto dalla rivista People l'«uomo più sexy del mondo». Chi ha detto che è meglio The Final Cut?
Maledizione geneticamente maschile, insormontabile barriera sociale e ultima spiaggia al di là dell'onore e della farmacologia, il riporto - che non maschera mai abbastanza e copre sempre troppo poco - è, come lo stereotipo teatrale del dubbioso Amleto, la metafora di una inquietante insicurezza. Spaventosa, come quello di Dario Argento. Incomprensibile, come quello di Celentano.

La parrucca, usata per convenzione sociale nel '700, non era assolutamente simile a veri capelli: corrispondeva ai capelli per un codice sociale. Mascheramenti di questo tipo sono le finte bionde diffuse tra i popoli mediterranei e di colore, i tacchi alti, le labbra al silicone e altri artifici che fingiamo di accettare come naturali.

Nel '900, un ruolo di questo tipo lo ha svolto il riporto, vale a dire lo stratagemma di pettinare i capelli laterali o frontali per coprire la calvizie della sommità.

Il riporto si forma nel tempo con l'abitudine di 'riportare' i capelli. Con l'espandersi della calvizie il riporto viene allungato fino ad attraversare la rosea sommità del capo con sottili strisce o con un velo vaporoso.

Il riporto non sostituisce i capelli perduti. Infatti si vede benissimo che il riporto non sono capelli. Non è un falso come la parrucca o il toupet. Il riporto mostra chiaramente che la persona è calva.

La società che offriva al riportato la protezione di una percezione socialmente controllata, nella quale il suo riporto era 'capelli', è scomparsa, vittima di una cultura spietata della perfezione corporea. Viviamo una vera crisi del riporto, che ha spinto molti semicalvi a passare alla rasatura, rinunciando a quel poco di capello che avevano. Prima era il contrario: la rasatura era vista quasi come un atto di arroganza, una ostentazione. Ma come, buttare via i pochi capelli che ci sono per non far vedere che si è un po' calvi?

Il passaggio dal riporto alla rasatura segna quindi una società meno tollerante delle piccole imperfezioni fisiche (al punto che il singolo si amputa dei pochi capelli pur di nascondere il suo handicap, che non può cancellare); oggi un neo peloso sul volto richiede l'immediato intervento chirurgico, ieri si portava per tutta la vita; meno solidale, meno disposta alla copertura collettiva della dignità dell'uomo maturo nascondendo i suoi difetti; più individualista, nella quale la difesa, il presidio e la responsabilità della propria immagine sono a carico solo del singolo. Oggi indossare un corpo rispettoso dei canoni estetici è un obbligo sociale quanto lo era nel '700 portare la parrucca.

La rasatura segna inoltre virilità, perché è nel cliché virile lo sprezzo dei maquillage e delle mascherature.

Di fatto non è così: la rasatura richiede più cura del riporto: togliete al rasato il suo rasoio per una settimana e tornerà ad essere un povero pelatino (se non è totalmente calvo).

Il rasato mostra di trovarsi a suo agio tra gli elementi naturali: la pioggia non gli bagna i capelli, il vento non li scompone; il sole lo abbronza; si lava la testa con una passata di mano. In realtà la mancanza di capelli crea problemi di sudorazione e insolazioni.

Il riportato vive invece nel timore della natura: la pioggia lo riduce a un pulcino bagnato, il sole rivela ancor meglio la sua mascheratura. Ma soprattutto è terrorizzato dal colpo di vento, che senza preavviso scoperchia il riporto sventolando la misera tendina come una bandiera.

La rasatura corrisponde a un'immagine di natura, una naturalità codificata, formalizzata, estetizzata. La stessa visione per cui Tarzan vive nella jungla con un gonnellino di pelle di leopardo e una ragazza di New York naufragata su un atollo se ne va in giro in tanga e scalza, con i capelli sempre puliti, come se fosse da subito in grado di resistere al sole, alle asperità del suolo e alle carenze igieniche.





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lunedì 5 ottobre 2015

PIERCING E SESSO



Il piercing del cappuccio del clitoride verticale è il piercing genitale femminile più conosciuto, perché ha un tempo di guarigione molto veloce e perché si adatta bene alla conformazione anatomica della zona che lo ospita.

Al di là del suo "valore estetico", questo piercing dovrebbe aumentare la stimolazione del clitoride durante i rapporti sessuali e di conseguenza il piacere. Il piercer infila una barra d'acciaio chirurgico sotto il piccolo lembo di pelle che protegge il clitoride, così che una delle due palline alla fine della barra risulti visibile a occhio nudo mentre l'altra vada a posarsi delicatamente sopra il clitoride.

Anche se negli Stati Uniti il 72 percento delle donne ha un orecchino di qualche tipo, solo il 2 percento di queste ce l'ha ai genitali.

Il sesso orale rappresenta una pratica molto intima che è preferibile adottare con il proprio partner del quale si conoscono le proprie abitudini, lo stato di salute generale, la cura e l’igiene personale, anziché con persone sconosciute per evitare rischi di contrarre malattie molto pericolose.
Il piercing alla lingua, se fatto in centri accreditati e nel rispetto delle norme igienico sanitarie non comporta, in soggetti sani, particolari rischi per la salute. Una volta inserito vanno però seguite, per circa un mese, rigide regole di comportamento per favorire il superamento del trauma subito nel corso dell’innesto. Basti pensare, per esempio, al conseguente gonfiore ed ingrossamento della lingua per via della perforazione.

Non vi è dubbio che sconsigliabile praticare sesso orale con il piercing inserito questo, ovviamente vale sia per la donna ma anche per l’uomo. E’ anche vero, però, che spesso, se non nella quasi totalità dei casi, i soggetti che decidono di farsi il piercing lo fanno per incrementare la loro sensualità. Sapere che il proprio partner ha il piercing sulla lingua fa aumentare la nostra eccitazione pensando che le sensazioni provate in caso di sesso orale siano fortemente amplificate. Il sesso orale ed il piercing lingua, tuttavia, non sono di per se incompatibili. Se si seguono piccoli accorgimenti sarà possibile regalare al nostro partner un piacere nuovo, unico e mai provato.



In primo luogo è assolutamente vietato fare sesso orale subito dopo l’impianto del piercing (per almeno uno o due mesi) poiché il buco sulla lingua potrebbe infettarsi. Inoltre, il gonfiore della lingua renderebbe la pratica più difficoltosa e faticosa. Una volta superato questo periodo è necessario iniziare a fare un pò di pratica per adeguare i giusti movimenti della lingua in modo da non creare danni al partner.

Quando sono le donne a praticarlo (FELLATIO) è indispensabile imparare il movimento giusto per evitare abrasioni al glande dell’uomo e più in generale al pene. Ovviamente si deve trattare di piercing di piccole dimensioni (barre piccole) che non presentino forme particolari. Nel caso in cui si estenda questa pratica ai testicoli bisogna fare attenzione affinché il piercing non vada a pizzicare o lacerare la pelle dello scroto che è di per se poco tesa e piena di pieghe.

Nel caso del sesso orale praticato dagli uomini alle donne (CUNNILINGUS) le accortezze sono maggiori. Come noto le piccole e grandi labbra della vagina sono particolarmente sensibili e delicate. In molti casi questa pratica ha causato seri danni all’intero apparato riproduttivo femminile. I movimenti devono essere controllati e calibrati in modo da provocare solo piacere. In caso di movimenti rotatori della lingua bisogna prestare molta attenzione alla reazione della donna qualora dovesse provare dolore o fastidi in modo tale da interrompere il rapporto.

Con po' di pratica e molta attenzione si può arrivare al giusto comportamento che potrà regalare al nostro partner un piacere enorme. Per concludere possiamo riassumere che è assolutamente sconsigliato praticare il sesso orale con il piercing alla lingua:

– Nel periodo immediatamente successivo all’inserimento del piercing (circa due mesi dall’intervento);
– Con partner occasionali;
– Nel caso di piercing trago;
– Nel caso in cui siano stati inseriti sulla lingua due o più piercing;
– Quando il piercing è di particolare forma o dimensione;
– Quando si pratica sesso orale per la prima volta. E’ bene aver già praticato questo rapporto ancor prima della scelta di farsi il piercing lingua;
– Quando il partner prova fastidio a ricevere il sesso orale con il piercing e manifesta la sua negazione.



I piercing genitali maschili:

Dydoes si mette un barbell (o barretta) attraverso il bordo della base del glande. Generalmente, questo tipo di piercing è praticato su uomini circoncisi, spesso doppio.

Il prince Albert è il più praticato. E’ un gioiello messo all’estremità del pene. Entra nell’uretra e riesce accanto al frenulo, sotto il glande. In generale si tratta di un anello, ma si può anche trattare di un barbell curvo.

Nell'Ampallang il barbell che attraversa il glande è in senso orizzontale e che può essere più o meno alto a seconda che si voglia attraversare o meno l’uretra. È molto difficile da mettere a causa dei corpi cavernosi.

Il Frenum generalmente si tratta di un barbell. Può anche trattarsi di un anello, messo in modo da circondare la base del glande.

Nel Guiche si mettono uno o più anelli o barbell sulla parte che si trova tra le borse e l'ano.

L'Hafada è il piercing alla pelle dei testicoli. Si può anche perforare tutta la borsa scrotale.

Con il Foreskin si mettono uno o più anelli lungo il sesso.

L'Apadravya è un barbell che attraversa verticalmente il glande. È molto difficile da mettere a causa dei corpi cavernosi.

I piercing genitali femminili:

Con l'Hood: il cappuccio che copre il clitoride è attraversato orizzontalmente o verticalmente da un anello o un barbell. Provoca un fonte di piacere dovuto all'attrito del piercing sul clitoride.

Il Clitoris è Un anello o una sbarra che attraversa il clitoride. È poco praticato poiché richiede una morfologia particolare e perché, col tempo, può diminuire le sensazioni.

Per l'Inner Labia e Outer Labia si mettono uno o più anelli sulle labbra (piccole e/o grandi). La cicatrizzazione è rapida. Questo piercing aumenta le sensazioni.


La storia del prince Albert è la più conosciuta. Secondo la leggenda, questo piercing fu inventato dal marito della regina Victoria. Il principe Albert avrebbe portato un anello all’estremità del glande per mantenere il suo pene di lato, attaccato alla coscia da un gancio cucito nel pantalone, perché all’epoca andavano di moda dei pantaloni molto aderenti, portati con una redingote aperta.

Il piercing al frenulo era destinato ai monaci. Per vietare ogni tipo di pratica sessuale, veniva messo loro un catenaccio alla base del glande!

Il Foreskin, invece, era praticato agli schiavi romani per costringerli alla castità.

Infine, nella cultura araba, l’Hafada era praticato ai ragazzi durante il rito di passaggio dall’adolescenza all'età adulta, sulla parte sinistra.

Per quanto riguarda il piercing genitale femminile, anche il piercing alle piccole labbra risale all’epoca romana, quando le schiave vi erano sottoposte per evitare che potessero avere rapporti sessuali. Per questo le due labbra venivano attaccate tra di loro. Più di recente, si è cominciato ad associare il piercing genitale femminile alle pratiche sado-masochiste.

Spesso s’invocano le ragioni estetiche ma in realtà, spesso, le donne si fanno un piercing al cappuccio del clitoride in cerca di nuove sensazioni. Come il Dydoes per l'uomo che, messo su una zona erogena, aumenta il piacere nei due partner. Alcune fonti affermano che anche il Kamasutra fa riferimento a questo tipo di gioiello. Il piercing genitale femminile, per certe donne, è come una dichiarazione d'identità, in cui il corpo diventa un mezzo d'espressione della personalità.

Il dolore che si prova nell'inserire il piercing è qualcosa molto di soggettivo e dipende molto dalle persone. E’ molto difficile, quindi, dire se un piercing farà male o no. Secondo i professionisti, il prince Albert è uno dei meno dolorosi e quello che guarisce più rapidamente, mentre il Dydoes sarebbe quello che fa soffrire di più. In ogni caso, non bisogna dimenticare che si tratta sempre di modifiche corporali non prendere alla leggera, perché possono avere conseguenze importanti. Il piercing al clitoride, del resto, è poco praticato poiché, se fatto male, può comportare una perdita di sensibilità.








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sabato 1 agosto 2015

Pene Troppo Grosso per il Preservativo


Sesso : 

ho il Pene troppo grosso 

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giovedì 9 luglio 2015

Barba più lunga del mondo



Barba più lunga del mondo

UNA BARBA DA GUINNESS

Nella foto, Hans Nielsen Langseth (* 14 luglio1846 Eidsvoll , Norvegia; † 10 novembre 1927 Barney, North Dakota, Stati Uniti), l'uomo a cui è attribuito il primato per la barba più lunga del mondo.

Secondo il guiness world records, la misura ufficiale della sua barba, tagliata dalla famiglia al momento della sua sepoltura, è di 5,33 metri (17 piedi e 5 pollici); va comunque precisato che tale taglio lasciò sul volto del defunto circa 12 pollici di barba, la cui lunghezza complessiva reale era quindi nell'ordine dei 18 piedi e 8 pollici (5.67 metri)

LEGGI ANCHE
SESSO E BARBA

http://cipiri8.blogspot.it/2015/07/sesso-e-lunghezza-della-barba.html

NON SERVE UN PENE GRANDE PER FARE SESSO

http://cipiri8.blogspot.it/2011/03/non-serve-un-pene-tanto-grande-per-fare.html




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giovedì 14 maggio 2015

FANTASY: LA PAPA MAMMA




La figura della Papa mamma è tra il mito  e la realtà, tuttavia una cosa è certa: tra i tarocchi spicca la figura della Papessa. Il dubbio viene....

La papessa Giovanna sarebbe stata l'unica figura di papa donna, che avrebbe regnato sulla Chiesa con il nome di Giovanni VIII dall'853 all'855. È considerata dagli storici alla stregua di un mito o di una leggenda medievale, probabilmente originato nel mondo ortodosso antipapale, e poi sicuramente ripresa dal potere temporale francese in conflitto col papato, la leggenda ottenne in Occidente un qualche grado di plausibilità a causa di elementi intriganti contenuti nella storia.

Secondo la narrazione, era una donna inglese, educata a Magonza che, per mezzo dei suoi convincenti e ingannevoli travestimenti in abiti maschili,...continua ...

FANTASY: LA PAPA MAMMA: La figura della Papa mamma è tra il mito  e la realtà, tuttavia una cosa è certa: tra i tarocchi spicca la figura della Papessa. Il dub...



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martedì 21 ottobre 2014