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lunedì 23 maggio 2016

TATUAGGI DOPO LA MORTE



Nel giro di 48 dalla morte, il tatuaggio verrà rimosso chirurgicamente e poi verrà trattato con una soluzione di formaldeide e silicone, che mischiandosi offriranno una crema viscosa da mettere sul lembo di pelle, e che una volta seccata garantirà la conservazione perfetta del tatuaggio.

Si tratta di una procedura un tantino costosa (si parla del doppio, in media, del costo del tatuaggio stesso) ma che permetterà di lasciare nel testamento qualcosa di decisamente originale.



Sembra un ricordo piuttosto macabro da lasciare ai propri figli, ma stando a quanto dice Peter van der Helm, che è l’inventore della procedura, c’è già la fila fuori dal suo studio per acquistare il pacchetto imbalsamazione del tatuaggio.

Queste opere poi diventeranno proprietà della Fondazione e “prestate” alla famiglia del deceduto.

Perché dovresti voler conservare il tatuaggio tuo o di un tuo caro? Le ragioni sono tante: sul sito della Fondazione si citano il “valore sentimentale, la volontà di contribuire alla storia del tatuaggio, quella di voler preservare un'opera d'arte, oppure semplicemente quella di voler lasciare un pezzetto di te alla tua famiglia”.


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martedì 8 marzo 2016

LA SPIRALE



Il simbolo della spirale è estremamente complesso ed è usato fin dal Paleolitico; appare nell’Egitto pre-dinastico, a Creta, Micene, in Mesopotamia, India, Cina, Giappone, nell’ America pre-colombiana, in Europa, Scandinavia e Bretagna; appare anche nell’Oceania, ma non nelle isole Hawaii. E’ simbolo di energia e magia. In varie culture è considerata una forza che dà vita. In Cina e in Giappone, le spirali e i vortici sono il centro della forza creativa.
Rappresenta poteri solari e lunari, l’aria, l’acqua, il tuono e il fulmine; è anche un vortice, la grande forza creativa e emanazione. Poiché si espande e contrae, può raffigurare l’intensificarsi e l’indebolirsi della luce del sole, oppure la luna crescente e la luna calante e, per analogia, crescita ed espansione, morte e contrazione, l’avvolgere e lo svolgere; la nascita e la morte. Può anche denotare continuità. Può raffigurare il ruotare della volta celeste, il corso del sole, le stagioni cicliche e la rotazione della terra. Come turbine dell’aria durante le tempeste e movimento delle acque, denota fertilità e l’aspetto dinamico delle cose. Come spira o vortice, viene equiparata alla tromba d’aria e alle grandi forze generative.
Come turbine, è associata al drago ascendente cinese; la spirale e il turbine condividono lo stesso simbolismo soprattutto come manifestazione dell’energia in natura. Spirali, o vortici, sono associati alla tessitura del filo della vita e al velo della Grande Madre, che controlla il destino e tesse il velo dell’illusione. La spirale condivide inoltre il simbolismo del labirinto e del Lusus Troiae. A livello metafisico simboleggia le sfere dell’esistenza, le varie modalità di un essere, il vagare dell’anima nella manifestazione e il suo ritorno finale al Centro.
La doppia spirale raffigura l’aumento e la diminuzione dei poteri solari e lunari oltre che i ritmi alterni di evoluzione e involuzione, vita e morte, ecc. Può anche rappresentare i due emisferi, i due poli, il giorno e la notte, tutti i ritmi naturali, yin e yang, shakta e shakti, il manifesto e il non manifesto, anche la continuità fra i cicli. Simboleggia l’androgino ed è correlata al simbolismo del caduceo, vale a dire l’azione nei due sensi, e al solve et coagula dell’alchimia. In quanto tuono e fulmine e nuvole che portano la pioggia è un simbolo di fertilità. La spirale può anche rappresentare le fiamme e il fuoco, come nel simbolismo celtico.



Nella tradizione Maori denota il principio maschile ed è fallica, anche se e generalmente associata alla vulva femminile in quanto spirale della conchiglia marina. A Creta e a Micene i tentacoli attorcigliati a spirale del polipo sono in relazione alla spirale, al tuono, alla pioggia e all’acqua. In Cina, il Taoismo e il Buddismo talvolta raffigurano la «perla preziosa» o la «sfera del drago» a forma di spirale; la doppia spirale assume il simbolismo yin-yang. La spirale è simboleggiata da tutto quanto ha forma elicoidale: i gusci delle lumache, le conchiglie marine, l’orecchio, i tentacoli del polipo, le corna degli animali, animali come il cane e il gatto che si raggomitolano, il serpente arrotolato, piante che crescono a forma di spirale come l’edera, le pigne delle conifere e le fronde allargate delle felci. E’ anche associata alle orecchie degli dei e dei re, agli animali e ai rettili che portano la pioggia e al serpente Kundalini, arrotolato e addormentato. Déi dei turbini o degli elementi e del movimento, come Rudra e Pushan, hanno i capelli intrecciati in una spirale o a forma di conchiglia. La spirale è anche in relazione con l’ombelico come centro di vita e potere.

Come tatuaggio è molto amato soprattutto dal genere femminile e può essere rappresentato sia nella sua forma più classica sia in modo più articolato con parole e figure posizionate in modo tale da formare una spirale. Simbolicamente richiama il concetto dello Ying e Yang, la ciclicità della vita ed il bilanciamento delle forze opposte.

La spirale nella cultura celtica è un simbolo antichissimo che sta a simboleggiare l'espansione, la crescita e lo sviluppo. Nei suoi molteplici significati la spirale rappresenta l'universo e l'infinito, il sole e il suo movimento e più importante la strada da seguire per andare alla ricerca di se stessi.
Triskel: La spirale della vita che abbraccia la terra. Assume tuttavia altri significati: la triplice manifestazione (forza, conoscenza, amore); dell' unità divina, maschile e femminile; era il simbolo delle tre classi della società celtica (guerrieri, druidi, produttori); rappresentava, anche, l'energia ''in movimento'' di aria, acqua e fuoco, riunite nel centro ''spirituale'' dell'emblema. Nella simbologia più comune celtica esistevano come simbolo la spirale, la tripla spirale (o triskel, tipo la svastica ma con tre braccia arrotondate) e il cerchio, e tutti e tre erano principalmente simboli solari. Per la spirale c'era anche il significato di infinito e rinascita o reincarnazione. Per il triskel c'era anche il significato dell'armonia dei tre mondi (terreno, celeste e aldilà).


Poi i missionari cristiani, o meglio i vescovi inviati soprattutto in Irlanda verso la fine dell'Impero Romano, unificarono i due simboli, creando così la croce celtica, un cerchio con la croce in mezzo, simbolo dell'unione e del compromesso tra il cristianesimo e le tradizioni druidiche celtiche. Peraltro, il triskel come elemento architettonico, simbolico e ornamentale, è presente sulle facciate delle chiese gotiche.
Il simbolo rivela determinati aspetti della realtà - gli aspetti più profondi - che sfuggono a qualsiasi altro mezzo di conoscenza. Secondo Giambico, un mistico siriano del II secolo d.c. fondatore di una scuola neoplatonica, i simboli compiono da sé la loro opera, infatti i simboli parlano direttamente all’uomo, mostrandosi in modo immediato nella loro veste materiale, riportando alla luce il significato essenziale dell’Esistenza, altrimenti nascosto, con l’utilizzo delle semplici parole. I simboli proiettano l’uomo nella dimensione del sacro. Noi siamo abituati a questa esistenza e a questo mondo, non ne sappiamo più vedere le ombre, gli abissi, gli enigmi e ci vogliono ormai degli
spiriti straordinari per scoprire i segreti delle cose ordinarie.




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venerdì 26 febbraio 2016

IL CAVALLO



Sia per i celti che per i greci e i romani, il cavallo era associato fortemente al concetto di guerra e al concetto di vittoria. Animale estremamente nobile, era lui a portare sulla sua sella i generali durante le battaglie, e a riportarli in trionfo a casa dopo aver vinto.

I romani e i greci collegavano questo splendido animale a Plutone, dio dell’aldilà, e a Marte, dio della guerra, in un binomio che però stava a significare anche la continuità della vita rappresentata dal cavallo e la sua predilezione come animale sacrificale durante le cerimonie del Marzo.

Per i celti invece il cavallo apparteneva al dio Sole, ed aveva lo stesso rango della dea Epona. Anche in questa cultura, dunque, un animale estremamente importante e degno di rispetto e adorazione.

In oriente, nella cultura Indu, Buddista e Cinese, il cavallo ha significati che lo distanziano dalla sua versione europea. È infatti innanzitutto simbolo di amore, di durevolezza, di resistenza, di devozione e di stabilità. Un cavallo è per sempre, vi direbbero i nostri amici cinesi, e fu proprio un cavallo ad accompagnare il Buddha durante il suo ultimo viaggio.

Anche Vishnu ha un legame speciale con questo animale, e la sua ultima incarnazione è proprio quella nel cavallo.

Anche per i nativi americani il cavallo era estremamente importante. Sebbene non cavalcassero, almeno fino all’arrivo degli europei, il cavallo rappresentava saggezza e i messaggi dello spirito dei venti. Il cavallo era letteralmente venerato come aiutante, messaggero e simbolo della conoscenza del campo spirituale.

Il cavallo era e continua essere anche simbolo di libertà e di nobiltà, soprattutto per una cultura che aveva sempre rinunciato ad ammaestrarlo e ad addomesticarlo.

Il cavallo nero si distingue dagli altri perché in talune sottoculture ha assunto significati specifici: rappresenta infatti il mistero, la morte, il segreto, la notte e il portatore di messaggi di tipo trascendentale ed esoterico, con un certo legame con la magia nera e con il mondo dei morti.



Il cavallo nero è un ottimo tatuaggio per chi sente di avere legami speciali con il lato oscuro della luna, e per chi vuole mostrare su di sé il suo lato più nascosto.

Il cavallo è ambivalente: è potere solare quando cavalli bianchi, dorati o di fuoco appaiono con gli dei del sole, tirandone i carri, ma è lunare quando simboleggia l’elemento umido, il mare e il caos e i destrieri degli dei dell’oceano; perciò il cavallo è allo stesso tempo un simbolo di vita e di morte, solare e lunare. Simboleggia anche l’intelletto, la saggezza, la mente, la ragione, la nobiltà, la luce, il potere dinamico, la velocità, la rapidità del pensiero, il rapido scorrere della vita, è anche la natura istintuale animale; poteri magici di divinazione, il vento e le onde del mare. Il cavallo appare anche con gli dei della fertilità e il Vanir. Può essere cavalcato dal Diavolo e allora diventa fallico, oppure dal Cacciatore Selvaggio o dall’Eri-Re, e allora diventa la morte.
Il cavallo alato, come il cavallo bianco, è il sole o il Cavallo Cosmico, e rappresenta il puro intelletto, l’essere immacolato, l’innocenza, la vita e la luce, ed è cavalcato da eroi. In un’epoca successiva il cavallo sostituì il toro come animale sacrificate; entrambi rappresentavano il cielo e gli dei della fertilità, la virilità e fertilità maschili così come i poteri ctonii e umidi. Il cavallo bianco dell’oceano è anch’esso in relazione sia al principio umido sia a quello del fuoco. Il leone che uccide il cavallo o il toro raffigura il sole che asciuga l’umidità e le nebbie. Il cavallo nero è funerario, annuncia la morte e simboleggia il caos; appare nei dodici giorni di caos fra il vecchio e il nuovo anno. Il sacrificio del cavallo d’ottobre simboleggiava la morte della morte.

In oriente, nelle varie culture, assume dei significati differenti rispetto a quelli assunti fra le popolazioni europee. Per le culture Buddhiste, Induiste e Cinesi, il cavallo è simbolo di amore e di devozione, un po’ come per la concezione europea del cane. I nativi americani, nonostante non domassero inizialmente il cavallo, lo consideravano una fonte di saggezza e di spiritualità. L’animale, veniva ulteriormente visto come messaggero dello spirito dei venti. Il tatuaggio del cavallo può assumere tantissimi significati anche in base al colore dell’animale stesso, ad esempio il cavallo nero, in alcune culture rappresenta la notte, il mistero ed il segreto.




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martedì 12 gennaio 2016

LA ROSA



Secondo gli antichi persiani, l’usignolo era così innamorato della rosa bianca che la cinse in un abbraccio di passione a tal punto che le spine gli trafissero il cuore e il suo sangue tinse il fiore di rosso. Nell’iconografia cristiana, inizialmente la rosa era associata ai romani, i loro persecutori, quindi era disprezzata, ma in seguito divenne il simbolo della sopravvivenza all’oppressione. Nel Rinascimento viene associata all’amore e agli amanti, inoltre viene rinforzato il significato cristiano con la devozione al rosario.

Sembra che il primo rosario fosse costituito da questi fiori, poi in si seguito si utilizzarono grani fatti con il legno della pianta. Simbolo evergreen nel mondo dei tatuaggi, viene spesso personalizzata con altri simboli come: cuori, farfalle, tribali o scritte. Il suo significato cambia anche a seconda del colore. Il tatuaggio con la rosa rossa indica l’amore eterno e la passione. Ma anche simbolo di rinascita. La rosa bianca l’innocenza, la purezza, la reverenza, l’umiltà e la pace. Se appassisce, diventa simbolo di morte.

Il significato della raffigurazione della rosa gialla è l’amicizia ma anche la gelosia, l’altezzosità e la perdita dell’amore. La rosa rosa invece indica il matrimonio. Simboleggia ammirazione, gentilezza, dolcezza, serenità, bellezza e vanità. Il tattoo con la rosa pesca simboleggia la gratitudine e l’apprezzamento. La rosa canina simboleggia piacere nel guardarla e dolore nel cercare di farla propria. Significato diverso per la rosa nera che indica la morte o la fine di un periodo e l’inizio di un altro. Il tatuaggio raffigurante la rosa blu fa per noi se siamo persone misteriose ed alla ricerca dell’impossibile. Inoltre, alcune leggende narrano che doni gioventù ed esaudisca i desideri. Più in generale indica fede, fiducia, onestà e la devozione.

Il simbolismo della rosa è forse il più conosciuto, almeno fino a un certo livello, collegato a San Valentino: la rosa è simbolo di alcuni elementi molto potenti e non c'è da meravigliarsi. Le rose fanno parte della bellezza mozzafiato e che emanano l'aroma legato all'amore per eccellenza che si ricollega a antichi simboli inerenti a tutta la storia umana.



Nei testi alchemici e artistici, una rosa con sette petali è un simbolo di inclusione, di comprensione universale e ordine, presumibilmente, perché nella numerologia pitagorica il numero sette è simbolo della perfezione nello specifico dispiegarsi dell'universo così come la comprensione umana.

Nella mitologia, il significato della rosa è associato ad Afrodite (in greco) dea dell'amore che è stato spesso raffigurata adornata con rose intorno alla testa, i piedi e al collo. Nella tradizione, possiamo trovare il detto che all'interno della pozza di sangue di un amante ucciso crescano rose come accadde all'amante di Afrodite (Adone). L'interpretazione più comune è che la rosa simboleggia l'amore immortale o un amore che non tramonterà mai - anche attraverso il tempo o la morte.

Allo stesso modo nella tradizione cristiana, un cespuglio di rose si dice che crebbe nel luogo della morte di Cristo.

La qualità del rosso della rosa che si ricollega al sangue è spesso associata alla rosa rossa, combinata con le sue spine è quindi simboleggiante il sacrificio estremo come il cuore del Cristo che viene raffigurato sormontato da una fiamma indicante lo spirito e la luce da esso sprigionata ma attorniato da steli di rose spinate per raffigurare il dolore del Cristo in croce.

Oltre ad essere un simbolo di amore, la rosa è anche vettore simbolico di segreti o di tacita intesa. Il termine "sub rosa" significa sotto la rosa e deriva dalla pratica dei Romani di disporre rose sopra i tavoli durante ritrovi dove si impiccava qualcuno, detto che riportava il fatto che qualsiasi cosa si dicesse a questo tavolo o ritrovo doveva restare segreto e non essere divulgato a chiunque altro.

Nell'antichità sia i romani che i greci relazionavano la rosa all'amore e la bellezza. Senza dimenticare che nell'antico Egitto utilizzavano le rose per adorare la dea Iside concepita come la madre e la moglie perfetta. Così seguendo la stessa linea in seguito in epoca cristiana la rosa comincia a rappresentare la Vergine Maria, chiamata "Rosa Mystica". Non dimenticando di citare la Rosa di Santa Teresa di Lisieux e Santa Teresa delle Rose, tra le altre. Tuttavia l'interpretazione che è sopravvissuta è che la rosa simboleggia soprattutto l'immortale amore e bellezza allo stesso tempo possiedono un lato oscuro contenendo spine che simboleggiano la perdita e il dolore.

Ma il suo significato può anche variare se le aggiungiamo un elemento in più come la farfalla, uno striscione di una persona cara, un pugnale, un filo spinato, una croce o un teschio tra gli altri. Come nella maggior parte del tempo, questi motivi popolari sono diventati di moda grazie ai marinai che utilizzavano tatuarsi una rosa indicando il nome della persona amata e per tutta la durata sull'imbarcazione lo tenevano presente.

Tenendo presente, inoltre, che la forma femminile della rosa simboleggia la donna in qualche modo, in qualche modo si personifica a una fidanzata, moglie o anche madre. D'altra parte deve la sua popolarità anche al fatto che è uno dei disegni che può essere incorporati più facilmente in qualsiasi parte del corpo ad esso modificando la forma o dimensione.




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domenica 3 gennaio 2016

TATUAGGI DELLA MORTE




La morte può essere raffigurata in moltissimi modi. È un elemento che ha sempre richiamato la nostra attenzione: chi di noi non si è mai domandato come sarebbe morto e cosa ci fosse dopo la morte. Perciò, anche se non è molto popolare, ha un significato di trascendenza notevole. Ci sono individui che si tatuano la morte perché sono attratti dal suo fascino, mentre altri lo fanno per ricordarsi di qualcosa inevitabile che capita a tutti noi; è qualcosa di ossessivo che fa riferimento all'importanza di saper vivere appieno ogni giorno della nostra vita.

Alcuni disegni sono molto ricorrenti, come la figura di uno scheletro con una tunica nera che gli copre anche la testa e con in mano una falce. Un'altra maniera di rappresentarla può essere mediante un teschio, al quale è possibile aggiungere dettagli colorati, come gli occhi rossi. Come possiamo prevedere, i colori predominanti sono il nero ed il grigio, ma ciò non esclude la possibilità di includere dei pezzi colorati, in modo da dare un tocco di originalità al tattoo.

In conclusione, se si desidera avere un disegno abbastanza emblematico, ma che abbia soprattutto un forte impatto e non lasci indifferente l'osservatore, si può scegliere fra quelli menzionati anteriormente. Anche se, come abbiamo già detto, il nero ed il grigio saranno i colori predominanti, è una buona idea inserire delle tonalità che contrastino con questi colori spenti, dando una maggiore creatività e dinamicità alla composizione.

I teschi e altri disegni sono anche tatuati con disegni differenti per rappresentare la morte o il pericolo.

Il simbolo della Santa Muerte tatuato sulla pelle è solitamente collegato ai criminali messicani. Le autorità statunitensi hanno deciso infatti di costringere, una volta giunti alla frontiera, tutti i cittadini messicani a spogliarsi per controllare i loro tatuaggi. Ed in caso di tatuaggi ‘da narcos’, hanno deciso di non consegnare il visto per entrare negli Stati Uniti.

Il “mito della Santa Muerte” è racchiuso fra illusione e realtà: si tramanda di padre in figlio e narra dell’apparizione di una santa, “con il viso della morte”, ad un uomo povero. Con questa immagine nasce il culto “popolare” della Santa Muerte.

Il culto è praticato soprattutto nel quartiere di Tepito, a Città del Messico e fino al 2002 non aveva una sua Chiesa ufficiale.

E’ proprio la ‘clandestinità’ di questo culto ad aver fatto concentrare attorno alla figura della Santa Muerte l’aura di “protettrice dei criminali”. Una credenza che nessuno si è mai preoccupato di  smentire.

E così la santa è diventata la “Santa dei Narcos”.

Al contrario, invece, questa figura, ascoltando le testimonianze e i racconti della gente di Tepito, altro non sarebbe che “una presenza benevola, un angelo di luce che protegge i più deboli”. In origine raffigurata come statua e per mezzo della pittura, oggi la rappresentazione iconografica più frequente della Santa Muerte è sottoforma di tatuaggio, incisa sulla pelle. Come simbolo perenne di devozione.

Generalmente viene rappresentata come una versione femminile del Tristo Mietitore: uno scheletro incappucciato, vestito con un mantello. “La Santissima” può essere raffigurata in due modi: nella versione classica, dove essa tiene in mano una bilancia (simbolo di giustizia e vendetta), una falce (che simboleggia il suo ruolo come mietitrice di anime) e a volte un globo (che indica il dominio del mondo) e nella versione esoterica, dove invece, possiamo trovare nelle sue mani una clessidra ed una marionetta, rispettivamente simboli del tempo e della vita umana. La Corona sulla sua testa ha un significato ben preciso: esplicare il concetto secondo il quale la Morte ha potere su tutto e tutti. Alla Santa vengono anche, più raramente, associati un gufo o una civetta, simboleggianti la saggezza e il potere occulto.

Il mantello con cappuccio con cui viene solitamente raffigurata, può essere di diversi colori: ad esempio, una raffigurazione con il mantello bianco servirà per riti di benedizione e protezione, una con il mantello rosso influirà sulle questioni amorose e una col mantello nero sarà in grado di rimuovere negatività e malocchio. Il mantello multicolore è considerato un feticcio molto potente. Santa Muerte risponde alle preghiere dei seguaci esaudendo i loro desideri e garantendo al fedele una “giusta morte”.

La Santa Muerte è inoltre spesso rappresentata dai tatuatori con un viso di donna, truccato con merletti, tondi, righe, foglie e fiori, cuori, ragnatele e diamanti.



La morte personificata è una figura esistente fin dall'antichità nella mitologia e nella cultura popolare, con una vaga forma umana o come personaggio fittizio. La raffigurazione che più si è diffusa nell'immaginario collettivo è quella di uno scheletro che brandisce una falce, a volte vestito da un saio nero, una tunica o da un mantello di colore nero munito di cappuccio.

La figura della morte è nota a molti con il nome di Tristo Mietitore o Sinistro Mietitore e Cupo Mietitore (in inglese Grim Reaper). La personificazione della morte viene generalmente associata all'idea di un'entità neutra, ossia né buona né cattiva. Suo unico compito sarebbe quello di accompagnare nel trapasso le anime degli esseri umani al regno dei morti.
Nella mitologia greca, Thanatos è la personificazione della morte. Dal suo nome deriva la tanatofobia, la paura della morte. Secondo Esiodo, è figlio di Nyx (la Notte), che l'aveva concepito senza l'aiuto di nessun altro dio. Omero ne fa il fratello gemello di Hypnos, la personificazione del sonno.

Nemico implacabile del genere umano, odioso anche agli immortali, ha fissato il suo soggiorno nel Tartaro o dinanzi alla porta degli inferi. È in questi luoghi che Eracle ha combattuto con Thanatos sconfiggendolo e legandolo con una catena di diamanti per tenerlo prigioniero sino a che non ottenne la restituzione di Alcesti, che ricondusse trionfalmente a casa.

Ateniesi e Spartani lo onoravano di un culto particolare, ma non si sa nulla sul tipo di culto che gli rendevano.

Thanatos aveva un cuore di ferro e delle viscere di bronzo. I greci lo rappresentavano sotto la figura di un bambino nero con piedi torti. A volte i suoi piedi, senza essere difformi, sono soltanto incrociati, simbolo dell'imbarazzo dei corpi che si trovano nella tomba. Altre volte era rappresentato come un giovane o un vecchio barbuto con le ali. Nelle antiche sculture viene rappresentato anche con un viso dimagrito, gli occhi chiusi, coperto da un velo, e mentre tiene una falce in mano. Questo attributo sembra significare che la vita viene raccolta come il grano. Gli attributi comuni tra Thanatos e la madre Nyx (la Notte) sono le ali e una torcia spenta e rovesciata. I Romani lo chiamavano Mors, e se lo raffiguravano come un Genio alato e silenzioso e gli alzarono anche degli altari.

Nell'Induismo Yama è la divinità preposta al controllo e al trapasso delle anime da un mondo all'altro. È figlio di Surya (dio del Sole) e di Saranyu, viene chiamato anche Dharma (Giustizia, poiché ha il compito di giudicare le destinazioni delle anime) e Kala (Tempo, Yama è identificato con il tempo poiché è quest'ultimo a decretare il momento della morte). La sua tradizionale iconografia è quella di un uomo che cavalca un bufalo nero, vestito di rosso con gli occhi di fuoco e la pelle verde.

Nel Buddhismo è rappresentato come un essere irato, dalla pelle di colore nero-blu, vestito di pelli animali e adorno di teschi e ossa. Nella rappresentazione iconografica del Sasara Yama stringe a sé la ruota dell'esistenza. Nel buddhismo Vajrayana la morte viene considerata uno degli otto dharmapada, un difensore del Dharma. Sempre nel buddhismo Vajrayana esiste anche Yamantaka, il Distruttore della morte, che assume su di sé le sembianze di Yama, compreso il volto di bufalo tratto dal suo veicolo nell'iconografia induista, a significare il superamento di ogni dualità.

Nella Bibbia il quarto cavaliere dell'Apocalisse è rappresentato con l'inferno che lo segue. Nell'Antico Testamento il cosiddetto "Angelo del Signore" colpisce 185.000 nell'accampamento Assiro (II Re 19:35), nel libro dell'Esodo 12:23, il Signore "percuote" ogni primogenito d'Egitto ma non fa passare lo "sterminatore" nelle case in cui c'è un segno di sangue sulla porta. Sempre l'Angelo Sterminatore causa una pestilenza in Israele finché il Signore non gli ordina di "ritirare la mano" (II Sam 24:16; I Cronache 21:15). Re Davide vede l'Angelo della Morte descrivendolo "stava tra terra e cielo con la spada sguainata in mano, tesa verso Gerusalemme"(I Cronache 21:16). Nel suo libro, Giobbe usa il termine "distruttore" e in Proverbi si fa riferimento alla morte (Prov. 16:14). Di solito Azrael è riconosciuto come Angelo della Morte. Il "memitim" è un tipo di angelo biblico associato con la mediazione oltre la vita dei morenti (Libro di Giobbe 33:22). Ci sono alcuni dibattiti religiosi tra gli studiosi per quanto riguarda l'esatta natura del memitim.

Secondo il Midrash, l'angelo della Morte fu creato da Dio nel primo giorno. Egli abita nei cieli e possiede dodici ali. È rappresentato come un essere ricoperto da occhi che tiene in mano una spada da cui gocciola fiele. Quando un uomo sta per morire, l'Angelo fa cadere una goccia di fiele in bocca all'uomo e questo ne causa la morte: l'uomo comincia a decomporsi e il suo viso diventa giallo. L'espressione "avere il gusto della morte" è derivata dalla credenza che la morte fosse causata da una goccia di fiele. Dopo la morte dell'uomo l'anima esce dalla bocca (o dalla gola) e la sua voce giunge fino alla fine del mondo.

Proprio per questo l'Angelo sta sulla testa del morente, per impedire all'anima di fuggire. Nella tradizione ebraica, l'angelo è rappresentato come un brutale macellaio che uccide tramite la sua goccia di fiele, usando la sua spada (o un coltello) o con un laccio (che simboleggia la morte per soffocamento). Infatti le pratiche di esecuzione capitale nella cultura ebraica venivano eseguite tramite la combustione (il versare un liquido incandescente nella gola del condannato—pratica che ricorda la goccia di fiele), la macellazione (o decapitazione) e il soffocamento. Inoltre l'Angelo possiede un mantello nero che gli permette di trasformarsi in tutto ciò che vuole per meglio assolvere il suo compito, di solito si trasforma in mendicante o studioso.

Secondo la tradizione vi sono sei angeli della morte:

Gabriele, che ha il compito di prendere le anime dei re.
Kapziel, che prende le anime dei giovani.
Mashbir, che prende le anime degli animali.
Mashhit, che prende le anime dei bambini.
Hemah, che estende il suo potere sull'uomo e sulla bestia.



L'angelo della Morte, a causa delle sue frequenti rappresentazioni di mostro vestito di nero o di impietoso ed iniquo omicida, è stato spesso associato al diavolo. Persino nella genesi quando Eva, durante il suo colloquio col serpente, associa la morte al peccato originale (Gen. 3:3).

Nel Nuovo Testamento la morte è citata solo qualche volta e affrontata con un atteggiamento notevolmente positivo. Basti pensare a Cristo che risorge dai morti, alle numerose allusioni della vittoria sulla morte e alla scomparsa di paura della morte. La morte, quindi, mantiene la sua accezione negativa (Ap.6:8) ma assume il ruolo di vinta e non di vincitrice. Prima, infatti, la condizione umana sia buona che cattiva aveva conclusione nella morte, ora la morte è solo un "periodo transitorio", una sorta di lungo sonno. La morte non è eterna e da essa si può risuscitare.

Nella tradizione ci sono due Angeli della Morte: Michele, che è buono, e Samaele, che è malvagio.

Azrael, uno dei quattro Arcangeli principali nella teologia islamica, appare come la personificazione della Morte nella tradizione islamica.

Nella mitologia giapponese la morte è impersonata da Enma, anche conosciuto come Enma Ou e Enma Daiou. Enma comanda lo Yomi (gli Inferi), il che lo rende simile ad Ade, e decide se i morti devono andare in paradiso o all'inferno.

I testi religiosi, in particolare il Kojiki, parlano del Takama no Hara (Pianura degli Alti Cieli, paragonabile al concetto occidentale di paradiso) e dello Yomi no Kuni (o Terra di Yomo, paragonabile al concetto occidentale di inferno), una terra dei morti in cui regna un Re demoniaco, Enma, che ha il compito di giudicare i morti che sono condotti innanzi a lui. Tuttavia non è così facile giungere al suo cospetto, infatti per accedere alla vita ultraterrena, bisogna superare le varie prove della vita. Il rimpianto per il mancato conseguimento di una o più prove condanna l’anima dell’individuo ad un vagare senza meta sulla terra anche se è stato destinato al Takama no Hara.

Un culto più recente è quello degli shinigami, gli dei della morte.

Le antiche tribù slave vedevano la morte come una bellissima donna vestita di bianco che teneva in mano un ramoscello di sempreverde. Il tocco di questo ramoscello avrebbe significato la morte immediata di una persona. Questa iconografia è sopravvissuta fino al Medio Evo fino a quando non è stata sostituita dallo scheletro con la falce.

I lituani chiamarono la morte Giltinè dalla parola "gilti" (pungere). Giltinè è stata rappresentata come una vecchia donna vestita di blu con una lingua velenosa e mortale. La leggenda vuole che prima Giltinè fosse una bellissima giovane trasformata in un essere mostruoso quando fu chiusa in una bara per sette anni. La dea della Morte era la sorella della dea della Vita, Laima, che rappresenta inoltre il legame tra inizio e fine. Dopo i lituani adottarono come immagine della morte lo scheletro con la falce.

La morte personificata è un soggetto frequente nella cultura popolare, dal teatro al cinema, dai fumetti ai romanzi ai videogiochi. Tra le apparizioni letterarie più consistenti si ricordano quelle nei romanzi comici di Terry Pratchett (specie quelli del Ciclo di Morte).

La Morte è un personaggio secondario della serie televisiva I Griffin.

Nella seconda stagione di American Horror Story, Asylum, compare la Morte come angelo saggio e giusto, interpretato da Frances Conroy.




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domenica 1 novembre 2015

IL TESCHIO



Il teschio può rappresentare la vittoria della Morte sulla Vita e la fugacità dell'esistenza, ma l'impatto negativo del messaggio può essere temperato dalla fede nella Vita oltre la Morte. Nella cultura cristiana per esempio, il teschio è simbolo di eternità,  e pentimento,  un sollecito a percorrere la retta via.

Nei dipinti medievali veniva dipinto il teschio di Adamo alla base della croce di Cristo simboleggiando la redenzione dell’uomo. Un antico simbolo che vede un serpente avvinghiarsi al teschio indica conoscenza e immortalità, mentre il serpente dentro il teschio simboleggia la conoscenza che sopravvive alla morte.

Storicamente il teschio era un simbolo popolare di trionfo su un nemico e un avvertimento per gli sconfitti in battaglia. Il teschio  era anche l’insegna dei nazisti durante la seconda guerra mondiale.

Molto popolari, soprattutto nel mondo dei bikers, il “Jolly Roger” ovvero la bandiera nera dei pirati con , al centro, il teschio e le ossa incrociate, classico dei tatuaggi in stile “old schools”.

In Nuova Guinea i teschi venivano posizionati fuori dalla capanna del medico per ricordare che la morte è sempre presente nella vita.

Ma il teschio può anche diventare un simbolo ironico e divertente. In Messico per esempio ci sono i cosiddetti "Calaveras": teschi decorati e colorati con i colori più vivaci e sgargianti. Sono i teschi della festa dei morti, la festa in cui in Messico si usa andare al cimitero e pranzare sulle tombe dei propri defunti. E’ un modo per celebrare la Morte, ma soprattutto la vita. Ridere di ciò che più temi è l’unico modo per esorcizzare una paura e vivere al meglio.

Si ritiene che il cielo apre le sue porte alla mezzanotte del 31 ottobre e le anime dei bambini “angelitos“, tornano a riunirsi con la propria famiglia per 24 ore, mentre le anime degli adulti, i giorni successivi. Tradizionalmente, questi teschi messicani sono conosciuti come Calavera. A differenza della percezione che si può avere riguardo ai teschi, i teschi di zucchero messicani sono un mezzo per onorare, ricordare e celebrare coloro che non sono più con noi. In Messico, il termine ‘teschio di zucchero‘ deriva dalla tradizione di preparare delle caramelle a base di zucchero a forma di teschio. Mentre un teschio è solitamente di colore bianco, i messicani aggiungono vivacità aggiungendo elementi decorativi come: fiori, candele, foglie dai colori vivaci come, giallo, blu, verde e arancione, che danno al teschio un aspetto più vivace. Sostanzialmente, ciò che riflette da questa usanza è, che i morti non sono realmente morti e che sono felici nella loro vita ultraterrena.Un teschio messicano tattoo viene fatto esclusivamente per onorare i morti. Spesso questi teschi messicani tattoo vengono tatuati con a fianco il nome della persona da onorare e ricordare.



Questi teschi tattoo vengono raffigurati con rose e disegni sul viso, rappresentando la nostra lotta interiore, tra la bellezza (la vita) e la bruttezza (il decadimento). Simboleggia che, dopo una bella vita arriva la morte.

In questi tatuaggi vengono utilizzati vari elementi per abbellire il disegno del teschio, e questi elementi sono ciò che rendono questi disegni, un teschio di zucchero tattoo. Questi disegni di teschi messicani  vengono decorati anche con fiori di marigold, che simboleggiano la vita. Mentre le ragnatele, altro elemento facile da trovare in questi disegno tattoo, fungono da elemento di contrasto e rappresentano la morte. Inoltre, molte volte, in questi disegni è presente una candela accesa all’interno dell’occhio a simboleggiare il ricordo.

Un teschio messicano tattoo o teschio di zucchero, è un disegno tattoo profondamente spirituale, se si pensa al suo significato. Tuttavia, è anche una scelta libera per coloro che sono amanti di questo genere artistico pieno di colori, di farsi tatuare questo tatuaggio intrigante.

Quando si vede qualcuno che riporta sulla pelle un tatuaggio di un teschio, non si dovrebbero avere pensieri superstiziosi ma pensare che il teschio in questione è portatore di un infinità di significati esoterici, e non solo, molto profondi e potenti per la psiche e l'immaginario umano. Solitamente i tatuaggi con teschi sono molto grandi in special modo nelle tribù africane, in quelle aborigene australiane e perfino in quelle dei nativi americani: i teschi di morti, come i teschi messicani rappresentano simbolicamente, spesso venivano (e vengono) conservati e tenuti ben visibili alle entrate dei villaggi o della propria abitazione a guardia dell'entrata, per scongiurare che il male potesse entrare, così che gli spiriti dei defunti e degli Avi, ai quali appartenevano i teschi, facessero la guardia ai loro cari anche se non più fisicamente presenti nella nostra realtà, oppure erano tatuati sul corpo per onorare la vita e quindi la morte che ne rappresenta una faccia della stessa medaglia.

Per di più i teschi racchiudono significati di collegamento con gli avi venuti al mondo e trapassati prima di noi quindi con loro si crea un contatto con le generazioni precedenti, così come anche collegamenti con il significato di caducità come descritto nell'opera letteraria dell'Amleto dove, Amleto appunto, parla con il teschio di un servitore morto che giace all'interno della tomba.

I teschi sono stati utilizzati anche come strumenti di intimidazione nella storia, spietati dittatori e governanti raccoglievano teschi e li appendevano come trofei esattamente come i teschi degli animali (anche se ancora con la parte esterna dell'animale integra solo imbalsamata) vengono esposti come fregio di bravura come cacciatore.

Dracula era famoso (nel soggetto storico non quello letterario) per usare le teste dei nemici infilzate lungo le strade e lasciate come monito achi avrebbe voluto non obbedire al suo potere politico. Se l'idea del teschio non vi spaventa e magari volete tatuarvelo, potete tenere presente la cultura celtica che vedevano nel teschio il luogo di permanenza dello spirito, il simbolo dell'anima e della scintilla divina.

Il teschio ospitava il potere germinativo e del viaggiatore del cavallo totem ovvero la mente, infatti quando si parla nella meditazione ma anche in altri ambiti, di tenere a freno i cavalli si sta parlando dei pensieri inconsci o involontari che la mente produce autonomamente senza volontà del praticante.
Nel simbolismo alchemico il cranio è considerato il trono dell'intelligenza superiore, simbolo della coscienza, la razionalità e la prudenza. Il teschio è un simbolo iconografico che distingue l'uomo dalla bestia. Il cranio è anche l'ultimo delle ossa che si arrende al trascorrere del tempo disgregandosi poiché ha una durezza incredibile, permanendo più a lungo di qualsiasi altro osso del corpo cosa che gli fa ereditare il significato di ingegno umano che passa attraverso i secoli.




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