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lunedì 11 gennaio 2016

IL LUPO



Il lupo ha spesso identificato un animale che agiva in gruppo come fosse un solo essere, dove tutti gli appartenenti al branco si aiutano e accettano di avere un ruolo ben definito nella loro società.

Solo il maschio e la femmina alfa possono accoppiarsi e rimangono in carica finché rappresentano la forza per il gruppo poi vengono cambiati a quel punto e possono decidere se rimanere nel branco oppure lasciarlo per sempre, divenendo lupi solitari.

La forza del lupo è nell'azione coordinata di gruppo con un capo che dirige i giochi per il bene del branco e tutti sanno che avranno solo ciò che gli spetta nulla di più: la vita del lupo solitario invece è molto dura perché non può contare su nessuno nemmeno gli appartenenti al suo vecchio branco quindi corre sempre pericoli e rischi per rimanere in vita in più deve imparare ad approfittare delle occasioni che la vita gli fanno pervenire.

Nella cultura mitologica il lupo aveva simbolicamente poteri legati alla spiritualità ed alla forza interiore tant'è che venne spesso preso a modello da culture molto forti come quella di Roma da cui si faceva discendere i fratelli che la fondarono (Remo e Romolo) che furono nutriti da una lupa che li adottò per non farli morire.

Il Lupo era anche animale sacro a Marte, dio della Guerra.
Il lupo è stato sempre riconosciuto dalle genti antiche come uno degli animali selvatici feroci e intelligenti ma che aveva allo stesso tempo anche carattere leale, fedele e coraggioso. nelle religioni monoteiste per via del fatto che il lupo preferisce attaccare con l'imbrunire per prendere disorpresa le prede, lo fece accomunare con entità negative e demoni dandogli la nomea di animale demoniaco collegato agli spiriti del male.

Nel Mito Norvegese, il Lupo gigante Fenrir ha un ruolo di primo piano nell'apocalisse dove ogni cosa dovrà finire compresa Asgard la città degli dei, ed è il simbolo del Caos che ingoia il sole all'estremità del mondo cosa che attesta la fine dell'energia che creò tutto ciò che esiste. nelle culture dei nativi americani il lupo è collegato alle energie della psiche o visto come spirito guardiano nello sciamanesimo dispensatore di insegnamenti importanti.

Ci sono molte mitologie, storie e credenze sul lupo, in cui viene visto sia in buona che in cattiva luce. Per questo, ci sono vari significati simbolici sul tatuaggio del lupo.
Il lupo, a livello basilare, simboleggia l'appartenenza, il rispetto, la famiglia, il cameratismo e la lealtà. Forse la tradizione culturale in cui il lupo ha il più grande significato è quella relativa alle tradizioni shamaniche dei nativi americani. Come spirito totem, i nativi vedono il lupo come protettore leale, guida, comunicatore e furbo prestigiatore.

Nelle tradizioni shamaniche, il lupo è spesso associato alla luna, che è a sua volta collegata all'intuizione e ai principi femminili. Un'immagine del lupo che ulula alla luna piena rappresenta la natura nascosta di una persona che cerca di essere espressa. Questa associazione ha dato al lupo un significato speciale quando viene tatuato sul corpo di una donna. Implica infatti che ogni donna ha un'interiorità folle, creativa ed istintiva trattenuta però dalle norme sociali. Quando una donna sceglie il tatuaggio di un lupo, può significare che è in contatto con il suo lato interiore, e quindi con la parte istintiva ed impavida della sua natura. Può anche significare che ha un forte desiderio di permettere agli aspetti nascosti della sua persona di rompere tutte le costrizioni.

Sugli uomini, l'immagine singola del lupo può rappresentare il 'lupo solitario', un cucciolo di maschio che ha lasciato il branco alla ricerca della sua compagna e del suo territorio. Simbolicamente rappresenta il desiderio di trovare il proprio posto nel mondo, o semplicemente di voler essere un uomo che vive in base alle proprie regole.



Ci sono molti disegni di lupi e tutti portano a significati diversi. Può essere rappresentato in molti modi e anche accompagnato da vari elementi come la luna (uno dei più frequenti).

I significati sono tutti sulla stessa linea: in alcune culture il lupo è stato associato ad una guida spirituale (sapendo che cosa deve essere fatto durante il corso della vita). Per le altre comunità, è stata legato alla natura e alla sua protezione; è un simbolo della forza del gruppo come contrapposizione all'individualismo. Anche se a volte queste creature sono viste come animali solitari e indipendenti, questo non significa che non possano rappresentare ognuna di queste "forme di vita" (solitari o in gruppi) in modi diversi.

Un elemento comune che sembra congiunto ai lupi e possiamo vedere rappresentato in molte occasioni, è un lupo che ulula alla luna, che ha connotazioni negative: talvolta la morte e i misteri del buio. Tuttavia, è un tipo di disegno che ha risultati spettacolari in termini visivi e con il nero si possono lavorare percorsi e ombre che danno realismo per ottenere un buon risultato finale.

Molti di questi animali sono rappresentati in maniera feroce, cioè, ringhianti. Ciò si traduce nella forza e nella ferocia di questi animali alla pari con il loro istinto per proteggere e difendere. Come già avanti, il lupo è un animale che vive di lotta ed è completamente dedicato alla sua famiglia; pertanto, è un buon simbolo per quelle persone che si sentono molto vicine e attaccate alla famiglia o alcune persone speciali.

Sono stati attribuiti anche altri significati, come: la mascolinità, il mistero, la ferocia, la lealtà e saggezza. La caratteristica più positiva di questi disegni è che si può combinare un bel risultato a parlare in termini visivi (il lupo è un animale esteticamente bellissimo e se adeguatamente tatuato, può dare un ottimo risultato) e, dall'altro, ha molti significati che siamo in grado di rafforzare o da associare con altri, se ci tatuiamo altri elementi come una luna o altro animale, per esempio.

È anche una buona idea presentarlo in un paesaggio, in un particolare contesto in cui il lupo è incorniciato, per dare coesione al disegno. Può sembrare molto semplice, ma molti dei disegni di lupi che vengono utilizzati non hanno un fondo o un paesaggio sullo sfondo, che rafforza il messaggio del lupo stesso. Non è così quando viene mostrata la luna, come in alcune realizzazioni in cui è accompagnata da un paesaggio o un albero.




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domenica 3 gennaio 2016

TATUAGGI DELLA MORTE




La morte può essere raffigurata in moltissimi modi. È un elemento che ha sempre richiamato la nostra attenzione: chi di noi non si è mai domandato come sarebbe morto e cosa ci fosse dopo la morte. Perciò, anche se non è molto popolare, ha un significato di trascendenza notevole. Ci sono individui che si tatuano la morte perché sono attratti dal suo fascino, mentre altri lo fanno per ricordarsi di qualcosa inevitabile che capita a tutti noi; è qualcosa di ossessivo che fa riferimento all'importanza di saper vivere appieno ogni giorno della nostra vita.

Alcuni disegni sono molto ricorrenti, come la figura di uno scheletro con una tunica nera che gli copre anche la testa e con in mano una falce. Un'altra maniera di rappresentarla può essere mediante un teschio, al quale è possibile aggiungere dettagli colorati, come gli occhi rossi. Come possiamo prevedere, i colori predominanti sono il nero ed il grigio, ma ciò non esclude la possibilità di includere dei pezzi colorati, in modo da dare un tocco di originalità al tattoo.

In conclusione, se si desidera avere un disegno abbastanza emblematico, ma che abbia soprattutto un forte impatto e non lasci indifferente l'osservatore, si può scegliere fra quelli menzionati anteriormente. Anche se, come abbiamo già detto, il nero ed il grigio saranno i colori predominanti, è una buona idea inserire delle tonalità che contrastino con questi colori spenti, dando una maggiore creatività e dinamicità alla composizione.

I teschi e altri disegni sono anche tatuati con disegni differenti per rappresentare la morte o il pericolo.

Il simbolo della Santa Muerte tatuato sulla pelle è solitamente collegato ai criminali messicani. Le autorità statunitensi hanno deciso infatti di costringere, una volta giunti alla frontiera, tutti i cittadini messicani a spogliarsi per controllare i loro tatuaggi. Ed in caso di tatuaggi ‘da narcos’, hanno deciso di non consegnare il visto per entrare negli Stati Uniti.

Il “mito della Santa Muerte” è racchiuso fra illusione e realtà: si tramanda di padre in figlio e narra dell’apparizione di una santa, “con il viso della morte”, ad un uomo povero. Con questa immagine nasce il culto “popolare” della Santa Muerte.

Il culto è praticato soprattutto nel quartiere di Tepito, a Città del Messico e fino al 2002 non aveva una sua Chiesa ufficiale.

E’ proprio la ‘clandestinità’ di questo culto ad aver fatto concentrare attorno alla figura della Santa Muerte l’aura di “protettrice dei criminali”. Una credenza che nessuno si è mai preoccupato di  smentire.

E così la santa è diventata la “Santa dei Narcos”.

Al contrario, invece, questa figura, ascoltando le testimonianze e i racconti della gente di Tepito, altro non sarebbe che “una presenza benevola, un angelo di luce che protegge i più deboli”. In origine raffigurata come statua e per mezzo della pittura, oggi la rappresentazione iconografica più frequente della Santa Muerte è sottoforma di tatuaggio, incisa sulla pelle. Come simbolo perenne di devozione.

Generalmente viene rappresentata come una versione femminile del Tristo Mietitore: uno scheletro incappucciato, vestito con un mantello. “La Santissima” può essere raffigurata in due modi: nella versione classica, dove essa tiene in mano una bilancia (simbolo di giustizia e vendetta), una falce (che simboleggia il suo ruolo come mietitrice di anime) e a volte un globo (che indica il dominio del mondo) e nella versione esoterica, dove invece, possiamo trovare nelle sue mani una clessidra ed una marionetta, rispettivamente simboli del tempo e della vita umana. La Corona sulla sua testa ha un significato ben preciso: esplicare il concetto secondo il quale la Morte ha potere su tutto e tutti. Alla Santa vengono anche, più raramente, associati un gufo o una civetta, simboleggianti la saggezza e il potere occulto.

Il mantello con cappuccio con cui viene solitamente raffigurata, può essere di diversi colori: ad esempio, una raffigurazione con il mantello bianco servirà per riti di benedizione e protezione, una con il mantello rosso influirà sulle questioni amorose e una col mantello nero sarà in grado di rimuovere negatività e malocchio. Il mantello multicolore è considerato un feticcio molto potente. Santa Muerte risponde alle preghiere dei seguaci esaudendo i loro desideri e garantendo al fedele una “giusta morte”.

La Santa Muerte è inoltre spesso rappresentata dai tatuatori con un viso di donna, truccato con merletti, tondi, righe, foglie e fiori, cuori, ragnatele e diamanti.



La morte personificata è una figura esistente fin dall'antichità nella mitologia e nella cultura popolare, con una vaga forma umana o come personaggio fittizio. La raffigurazione che più si è diffusa nell'immaginario collettivo è quella di uno scheletro che brandisce una falce, a volte vestito da un saio nero, una tunica o da un mantello di colore nero munito di cappuccio.

La figura della morte è nota a molti con il nome di Tristo Mietitore o Sinistro Mietitore e Cupo Mietitore (in inglese Grim Reaper). La personificazione della morte viene generalmente associata all'idea di un'entità neutra, ossia né buona né cattiva. Suo unico compito sarebbe quello di accompagnare nel trapasso le anime degli esseri umani al regno dei morti.
Nella mitologia greca, Thanatos è la personificazione della morte. Dal suo nome deriva la tanatofobia, la paura della morte. Secondo Esiodo, è figlio di Nyx (la Notte), che l'aveva concepito senza l'aiuto di nessun altro dio. Omero ne fa il fratello gemello di Hypnos, la personificazione del sonno.

Nemico implacabile del genere umano, odioso anche agli immortali, ha fissato il suo soggiorno nel Tartaro o dinanzi alla porta degli inferi. È in questi luoghi che Eracle ha combattuto con Thanatos sconfiggendolo e legandolo con una catena di diamanti per tenerlo prigioniero sino a che non ottenne la restituzione di Alcesti, che ricondusse trionfalmente a casa.

Ateniesi e Spartani lo onoravano di un culto particolare, ma non si sa nulla sul tipo di culto che gli rendevano.

Thanatos aveva un cuore di ferro e delle viscere di bronzo. I greci lo rappresentavano sotto la figura di un bambino nero con piedi torti. A volte i suoi piedi, senza essere difformi, sono soltanto incrociati, simbolo dell'imbarazzo dei corpi che si trovano nella tomba. Altre volte era rappresentato come un giovane o un vecchio barbuto con le ali. Nelle antiche sculture viene rappresentato anche con un viso dimagrito, gli occhi chiusi, coperto da un velo, e mentre tiene una falce in mano. Questo attributo sembra significare che la vita viene raccolta come il grano. Gli attributi comuni tra Thanatos e la madre Nyx (la Notte) sono le ali e una torcia spenta e rovesciata. I Romani lo chiamavano Mors, e se lo raffiguravano come un Genio alato e silenzioso e gli alzarono anche degli altari.

Nell'Induismo Yama è la divinità preposta al controllo e al trapasso delle anime da un mondo all'altro. È figlio di Surya (dio del Sole) e di Saranyu, viene chiamato anche Dharma (Giustizia, poiché ha il compito di giudicare le destinazioni delle anime) e Kala (Tempo, Yama è identificato con il tempo poiché è quest'ultimo a decretare il momento della morte). La sua tradizionale iconografia è quella di un uomo che cavalca un bufalo nero, vestito di rosso con gli occhi di fuoco e la pelle verde.

Nel Buddhismo è rappresentato come un essere irato, dalla pelle di colore nero-blu, vestito di pelli animali e adorno di teschi e ossa. Nella rappresentazione iconografica del Sasara Yama stringe a sé la ruota dell'esistenza. Nel buddhismo Vajrayana la morte viene considerata uno degli otto dharmapada, un difensore del Dharma. Sempre nel buddhismo Vajrayana esiste anche Yamantaka, il Distruttore della morte, che assume su di sé le sembianze di Yama, compreso il volto di bufalo tratto dal suo veicolo nell'iconografia induista, a significare il superamento di ogni dualità.

Nella Bibbia il quarto cavaliere dell'Apocalisse è rappresentato con l'inferno che lo segue. Nell'Antico Testamento il cosiddetto "Angelo del Signore" colpisce 185.000 nell'accampamento Assiro (II Re 19:35), nel libro dell'Esodo 12:23, il Signore "percuote" ogni primogenito d'Egitto ma non fa passare lo "sterminatore" nelle case in cui c'è un segno di sangue sulla porta. Sempre l'Angelo Sterminatore causa una pestilenza in Israele finché il Signore non gli ordina di "ritirare la mano" (II Sam 24:16; I Cronache 21:15). Re Davide vede l'Angelo della Morte descrivendolo "stava tra terra e cielo con la spada sguainata in mano, tesa verso Gerusalemme"(I Cronache 21:16). Nel suo libro, Giobbe usa il termine "distruttore" e in Proverbi si fa riferimento alla morte (Prov. 16:14). Di solito Azrael è riconosciuto come Angelo della Morte. Il "memitim" è un tipo di angelo biblico associato con la mediazione oltre la vita dei morenti (Libro di Giobbe 33:22). Ci sono alcuni dibattiti religiosi tra gli studiosi per quanto riguarda l'esatta natura del memitim.

Secondo il Midrash, l'angelo della Morte fu creato da Dio nel primo giorno. Egli abita nei cieli e possiede dodici ali. È rappresentato come un essere ricoperto da occhi che tiene in mano una spada da cui gocciola fiele. Quando un uomo sta per morire, l'Angelo fa cadere una goccia di fiele in bocca all'uomo e questo ne causa la morte: l'uomo comincia a decomporsi e il suo viso diventa giallo. L'espressione "avere il gusto della morte" è derivata dalla credenza che la morte fosse causata da una goccia di fiele. Dopo la morte dell'uomo l'anima esce dalla bocca (o dalla gola) e la sua voce giunge fino alla fine del mondo.

Proprio per questo l'Angelo sta sulla testa del morente, per impedire all'anima di fuggire. Nella tradizione ebraica, l'angelo è rappresentato come un brutale macellaio che uccide tramite la sua goccia di fiele, usando la sua spada (o un coltello) o con un laccio (che simboleggia la morte per soffocamento). Infatti le pratiche di esecuzione capitale nella cultura ebraica venivano eseguite tramite la combustione (il versare un liquido incandescente nella gola del condannato—pratica che ricorda la goccia di fiele), la macellazione (o decapitazione) e il soffocamento. Inoltre l'Angelo possiede un mantello nero che gli permette di trasformarsi in tutto ciò che vuole per meglio assolvere il suo compito, di solito si trasforma in mendicante o studioso.

Secondo la tradizione vi sono sei angeli della morte:

Gabriele, che ha il compito di prendere le anime dei re.
Kapziel, che prende le anime dei giovani.
Mashbir, che prende le anime degli animali.
Mashhit, che prende le anime dei bambini.
Hemah, che estende il suo potere sull'uomo e sulla bestia.



L'angelo della Morte, a causa delle sue frequenti rappresentazioni di mostro vestito di nero o di impietoso ed iniquo omicida, è stato spesso associato al diavolo. Persino nella genesi quando Eva, durante il suo colloquio col serpente, associa la morte al peccato originale (Gen. 3:3).

Nel Nuovo Testamento la morte è citata solo qualche volta e affrontata con un atteggiamento notevolmente positivo. Basti pensare a Cristo che risorge dai morti, alle numerose allusioni della vittoria sulla morte e alla scomparsa di paura della morte. La morte, quindi, mantiene la sua accezione negativa (Ap.6:8) ma assume il ruolo di vinta e non di vincitrice. Prima, infatti, la condizione umana sia buona che cattiva aveva conclusione nella morte, ora la morte è solo un "periodo transitorio", una sorta di lungo sonno. La morte non è eterna e da essa si può risuscitare.

Nella tradizione ci sono due Angeli della Morte: Michele, che è buono, e Samaele, che è malvagio.

Azrael, uno dei quattro Arcangeli principali nella teologia islamica, appare come la personificazione della Morte nella tradizione islamica.

Nella mitologia giapponese la morte è impersonata da Enma, anche conosciuto come Enma Ou e Enma Daiou. Enma comanda lo Yomi (gli Inferi), il che lo rende simile ad Ade, e decide se i morti devono andare in paradiso o all'inferno.

I testi religiosi, in particolare il Kojiki, parlano del Takama no Hara (Pianura degli Alti Cieli, paragonabile al concetto occidentale di paradiso) e dello Yomi no Kuni (o Terra di Yomo, paragonabile al concetto occidentale di inferno), una terra dei morti in cui regna un Re demoniaco, Enma, che ha il compito di giudicare i morti che sono condotti innanzi a lui. Tuttavia non è così facile giungere al suo cospetto, infatti per accedere alla vita ultraterrena, bisogna superare le varie prove della vita. Il rimpianto per il mancato conseguimento di una o più prove condanna l’anima dell’individuo ad un vagare senza meta sulla terra anche se è stato destinato al Takama no Hara.

Un culto più recente è quello degli shinigami, gli dei della morte.

Le antiche tribù slave vedevano la morte come una bellissima donna vestita di bianco che teneva in mano un ramoscello di sempreverde. Il tocco di questo ramoscello avrebbe significato la morte immediata di una persona. Questa iconografia è sopravvissuta fino al Medio Evo fino a quando non è stata sostituita dallo scheletro con la falce.

I lituani chiamarono la morte Giltinè dalla parola "gilti" (pungere). Giltinè è stata rappresentata come una vecchia donna vestita di blu con una lingua velenosa e mortale. La leggenda vuole che prima Giltinè fosse una bellissima giovane trasformata in un essere mostruoso quando fu chiusa in una bara per sette anni. La dea della Morte era la sorella della dea della Vita, Laima, che rappresenta inoltre il legame tra inizio e fine. Dopo i lituani adottarono come immagine della morte lo scheletro con la falce.

La morte personificata è un soggetto frequente nella cultura popolare, dal teatro al cinema, dai fumetti ai romanzi ai videogiochi. Tra le apparizioni letterarie più consistenti si ricordano quelle nei romanzi comici di Terry Pratchett (specie quelli del Ciclo di Morte).

La Morte è un personaggio secondario della serie televisiva I Griffin.

Nella seconda stagione di American Horror Story, Asylum, compare la Morte come angelo saggio e giusto, interpretato da Frances Conroy.




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