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giovedì 20 aprile 2017

IL PIERCING FAI DA TE




Farsi un piercing da soli non è proprio un gioco da ragazzi e molto vasta è la gamma di rischi e gravi conseguenze che indurrebbero gli adolescenti a lasciar perdere a a dedicarsi a progetti domestici molto più alettanti.

Farsi un piercing da soli o farselo fare in casa da un amico o da qualcuno che non è ha le competenze è un grande sbaglio, errore che ci ritroveremmo a pagare – in salute – nei mesi a venire. L’operazione del foro richiede molta professionalità nell’esecuzione, esperienza e non poca meticolosità, senza contare la pulizia degli strumenti da lavoro che devono essere necessariamente sterilizzati e non adoperati su una seconda persona dopo la prima.
I ferri del mestiere vanno sterilizzati prima di essere ri-adoperati altrimenti possono causare infezioni, gonfiori e malattie che in alcuni casi hanno portato l’interessato alla morte. In questo non si esagera: sono, infatti, molteplici i casi di persone che si sono spinte a improvvisare degli “ambulatori fai da te” in casa o in ambiente non conformi alla norme di legge, poi denunciati alle autorità perché hanno causato gravi infezioni fisiche offrendo tatuaggi e piercing a costo zero.

Il rischio principale quando si decide, inconscientemente, di avere un piercing a tutti i costi, contro il parere dei propri genitori o di chi ci sta accanto, è quello delle infezioni, dalle più sciocche e risolvibili con antibiotici nel giro di pochi giorni (o al massimo di un paio di settimane), a quelle più gravi come epatiti, infezioni da HIV, setticemia, sindrome da shock tossico e sepsi.



Un foro è pur sempre una ferita e, come tutte le ferite, attraversa un processo di guarigione e di cicatrizzazione. Chi decide di farsi un piercing da solo il più delle volte esegue male il foro e, come se non bastasse, se ne prende cura pure peggio: ecco come nascono le cicatrici antiestetiche e pericolose.

E' di vitale importanza che qualsiasi persona intenzionata a farsi praticare un piercing si premuri di rivolgersi ad un piercer professionista al fine di ridurre al minimo le possibili complicazioni." Secondo i risultati di una ricerca, nella fascia di età compresa tra i 16 e i 24 anni, il 31 per cento dei piercing é stato causa di problemi collaterali di varia natura. Nel 15 per cento dei casi é stato necessario rivolgersi al medico di fiducia per accertamenti e cure. Un 1 per cento é dovuto, invece, ricorrere al ricovero ospedaliero per cure più specifiche o complicazioni più gravi.

Le conseguenze indesiderate più comuni, soprattutto per i piercing alla lingua, ai capezzoli e ai genitali, sono sanguinamento, infezioni e gonfiore. L'indagine, pubblicata nel 'British Medical Journal', ha rilevato non soltanto che un individuo su dieci in Inghilterra ha dei piercing, ma anche che la metà delle donne intervistate nella fascia di età compresa tra i 16 e i 24 anni si é fatta forare almeno una volta, per fini ornamentali, parti del corpo diverse dalle orecchie.

Tra le ragazze il piercing all'ombelico batte tutti gli altri con un indicativo 33 per cento, seguito da naso (19 per cento), lingua (9 per cento), capezzolo (9 per cento), sopracciglia (8 per cento) e labbra (4 per cento). Il piercing ai genitali é quello meno diffuso, con solo un 2 per cento di coraggiose sperimentatrici. Proprio le ragazze tra i 16 e i 24 anni, essendo più favorevoli al Body Piercing dei maschietti, sarebbero le più esposte ai pericoli che questa pratica può causare.




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martedì 18 ottobre 2016

TATUAGGI E DIVISE



In precedenza i soldati non potevano avere tatuaggi visibili sotto il gomito o il ginocchio e, inoltre, i tatuaggi non potevano essere più grande della dimensione della loro mano.
Con una ordinanza ufficiale è possibile per i componenti dell’ARMY a stelle e strisce andare dal tatuatore e farsi mettere quanto inchiostro vogliono sottopelle.
Per dirla tutta, quasi ovunque: sono ancora vietati i tatuaggi su collo e viso, così come le immagini di stampo razzista, estremista e sessista.
La liberalizzazione dei tatuaggi ha alla base un motivo più che etico numerico: il calo degli arruolamenti. Il limite alla presenza di tatuaggi è stato probabilmente vissuto come una barriera e, anche per questo, è stato probabilmente cambiato.

In Italia è divieto categorico a tatuaggi o piercing ‘in parti visibili del corpo’, proibiti i disegni sulla pelle ‘che abbiano contenuti osceni, con riferimenti sessuali, razzisti, di discriminazione religiosa o che comunque possano portare discredito alle istituzioni della Repubblica italiana e alle forze armate’: è l’Esercito a sottolineare, in una direttiva inviata ai reparti sul territorio in tutta Italia, la necessita’ di procedere ad una ‘regolamentazione’, allo scopo di ‘prevenire e contenere situazioni che possano incidere sul decoro dell’uniforme e sull’immagine dell’Esercito’. Bisogna infatti considerare ‘i riflessi negativi che il ricorso a tatuaggi o piercing possono avere sulla capacita’ del singolo di assolvere determinati incarichi operativi, nonche’ eventuali aspetti sanitari’.
La direttiva dello stato maggiore, che dispone anche una serie di controlli in fase di selezione oltre che verifiche periodiche sul personale, ricorda che i militari dell’Esercito si trovano sempre piu’ spesso ad agire ‘in teatri operativi distanti dalla madrepatria’, zone operative contraddistinte ‘dalla presenza della popolazione civile e contingenti multinazionali con usi, costumi, cultura e religione talvolta molto differenti da quelli che caratterizzano gli italiani ovvero le culture occidentali’. In questo contesto, si legge nel documento diffuso da ‘forzearmate.org’, ‘l’eventuale presenza di segni esteriori dell’individuo appartenente alla forza militare potrebbe ingenerare un senso di diffidenza/discredito da parte di appartenenti ad altri Paesi che per motivazioni religiose o culturali disapprovino la pratica dei tatuaggi’. Oltre a contraddistinguere ‘in maniera inequivocabile l’appartenenza alla forza armata’ ed essere ‘espressione e simbolo di valori fondamentali’, l’uniforme, rileva la circolare dell’Esercito, ‘sta ad indicare ‘uguaglianza’ pertanto l’aspetto esteriore degli appartenenti all’Esercito italiano richiede particolare cura e non puo’ essere trascurato ovvero snaturato da forme di evidenza estetica quali possono essere i tatuaggi o i piercing’. Con l’entrata in vigore della direttiva sono quindi vietati i tatuaggi ‘osceni’, ‘con riferimenti sessuali’, ‘razzisti o di discriminazione religiosa’, quelli ‘che possono portare discredito alle istituzioni dello Stato ed alle forze armate’. Quest’ultima categoria comprende ‘quelli palesemente in opposizione alla Costituzione o alle leggi dello Stato italiano’ ed anche ‘i tatuaggi che fanno riferimento ovvero identificano l’appartenenza a gruppi politici, ad associazioni criminali o a delinquere, incitano alla violenza e all’odio ovvero alla negazione dei diritti individuali o ancora sono in opposizione ai principi cui si ispira la Repubblica italiana’. Il giudizio sulla liceita’ dei tatuaggi ‘e’ competenza del Comandante di corpo per il personale in servizio e della Commissione concorsuale in sede di selezione’. Per ‘definire la gestione della situazione pregressa’ ed ‘evitare la successiva contestazione di tatuaggi gia’ presenti’ all’atto dell’entrata in vigore della circolare, tutto il personale dell’Esercito ‘dovra’ provvedere a sottoscrivere obbligatoriamente una dichiarazione sulla presenza o meno di tatuaggi, che viene conservata nella documentazione personale’.




In sede di selezione, la presenza di tatuaggi puo’ comportare ‘un giudizio di esclusione dal concorso’. All’atto del cosiddetto ‘incorporamento’, il riscontro di un tatuaggio non consentito ‘puo’ essere rilevato direttamente dal relativo comandante (nelle sedi non coperte da uniforme)’ o dal personale medico ‘nelle sedi coperte’. Il personale militare arruolato prima dell’entrata in vigore della direttiva e partecipante ai concorsi interni della forza armata ‘non sara’ escluso per la presenza di tatuaggi poiche’ arruolato con la normativa previgente’.

Non tutti i tatuaggi sono causa di esclusione dalla selezione. Si può chiedere, infatti, l’annullamento del provvedimento che notifica il giudizio di “non idoneità” della giovane leva agli esami clinici generali e a prove strumentali o di laboratorio, relativi al concorso pubblico in oggetto, dovuto alla presenza di un tatuaggio. L'aspirante militare, dunque, qualora reputi errata la valutazione della commissione, può presentare ricorso nel termine di trenta giorni dalla data in cui ha ricevuto la comunicazione.
L’istanza è costituita da un documento sottoscritto dal candidato medesimo, nel quale egli espone le motivazioni che hanno condotto al parere negativo e, contemporaneamente, dichiara che la patologia ritenuta causa di “inidoneità” non è presente. Il ricorrente chiede perciò il riesame e l’ammissione al concorso per il quale ha presentato domanda.
Il ricorso deve essere sempre accompagnato da un certificato medico, ovvero dalla relazione di uno specialista, proveniente da una struttura pubblica o convenzionata, che attesti l’assenza della suddetta patologia.
Il candidato, inoltre, fa richiesta di un nuovo accertamento, da effettuare da parte di una seconda commissione medica, con l’espresso avvertimento che in mancanza adirà l’autorità giudiziaria competente.

Bisogna allegare al modulo per il ricorso la copia:
di un documento d’identità valido;
del codice fiscale;
del modulo di notifica della non idoneità;
della certificazione specialistica.

Il candidato è sottoposto a un nuovo esame psico-fisico da una commissione di seconda istanza, presieduta da un dirigente medico superiore e da altri due dirigenti medici. Stavolta il giudizio che ne scaturisce è in ogni caso definitivo e comporta, se confermata la “non idoneità”, l’esclusione dal concorso, disposta con decreto motivato dal Ministro della Giustizia. Viceversa, se la parte ricorrente dovesse risultare vittoriosa, sarà non solo riammessa alla selezione, ma rimborsata delle spese di lite dal Ministero della Giustizia.


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sabato 2 luglio 2016

LE CICATRICI DEI PIERCING



Una cicatrice ipertrofica è una protuberanza di tessuto cicatriziale che si forma attorno alla fessura del piercing. Le cicatrici ipertrofiche possono verificarsi con qualsiasi piercing, ma sono particolarmente frequenti con piercing alle orecchie e alle narici. I casi più gravi, tuttavia, possono richiedere una visita da un dermatologo per guarire completamente. Tutte le riparazione di ferite portano alla formazione di cicatrici.
Le cicatrici possono avere consistenza e colore diverso. Se il piercing non viene eseguito da un professionista, il rischio di cicatrici visibili è molto più elevato. Se il piercing è vecchio la cicatrice diventa normalmente sempre meno visibile, che praticamente corrisponde alla tonalità della pelle circostante.

Nei primi mesi di gravidanza il piercing all'ombelico non causerà alcun problema. Ma, come la pancia cresce, il piercing si può allungare e ingrandire. I gioielli potrebbero essere imbrigliati negli indumenti con  conseguente infiammazione e possibili traumi. In genere i piercing più vulnerabili sono quelli che sono stati fatti dai 12 ai 18 mesi prima della gravidanza, questo accade perché il piercing impiega almeno 12 mesi per una completa guarigione.

Il Piercing all'ombelico, è diventato sempre più comune negli ultimi decenni ma quando di toglie il risultato potrebbe riservare delle amare sorprese: una antiestetica cicatrice.

Le cicatrici ipertrofiche o cheloidi sono un tipo di cicatrice che è una delle complicazioni più comuni del piercing all’ombelico.

Le cause più comuni sono: una guarigione non corretta, un trauma: ad esempio se si tira o si strappa accidentalmente o la scelta di gioielli e monili non idonei.

Dopo aver fatto un piercing all’ombelico sono richiesti minimo sei mesi per guarire completamente e se qualcosa va storto o non si presta la massima attenzione nel periodo di guarigione della ferita, si possono presentare le suddette complicazioni.

La cicatrizzazione ipertrofica è una complicanza comune del piercing a causa di un trauma che subisce il tessuto in fase guarigione. Questo trauma può essere provocato da:
attività sportiva intensa, indossare degli indumenti non adatti o un'infezione a causa di una terapia impropria.

I movimenti eccessivi possono provocare  dei traumi, aumentando il rischio di formazione di cicatrici da piercing all'ombelico in coloro che svolgono attività sportiva o comunque che sono molto attivi.

Una cicatrice ipertrofica è limitata alla zona lesa e può migliorare nel tempo, ma c'è il rischio che rimarrà per sempre.

Il modo migliore per prevenire le cicatrici, è di seguire meticolosamente le istruzioni e la terapia post-piercing consigliata del piercer.

L'Associazione dei Piercers professionali americani raccomanda di:
inumidire il piercing una o due volte al giorno in una soluzione salina calda, lavare subito dopo l’inserimento con sapone antibatterico e antimicrobico, mantenere le mani lontano dal piercing mentre guarisce, in questo modo si riduce il rischio di trasmissione di batteri che possono portare a infezioni, indossare abiti larghi, in questo modo si aiuta a prevenire il rischio di sbavature e di strappare il tessuto nella zona dove è stato fatto il piercing.

Il trattamento topico può essere fatto usando uno dei tanti trattamenti per cicatrici che sono disponibili sul mercato senza prescrizione medica. Ingredienti come silicone, vitamina E ed estratto di cipolla, sono in genere alla base di queste creme che possono ridurre l'arrossamento delle cicatrici, se usate costantemente. Massaggiare la cicatrice può aiutare ridurre l’ispessimento e correggere una anomala formazione delle fibre di collagene, riducendo al minimo le zone sollevate e lo scolorimento della pelle.



Tuttavia, poiché un piercing crea una vera e propria fessura o fistola, il foro stesso può rimanere visibile per sempre. La visibilità della fessura dipenderà da fattori come:
una corretta guarigione e il tempo di permanenza del piercing.

Si può ricorrere alla chirurgia plastica per le fistole nel caso in cui siano molto evidenti ed imbarazzanti. Un dermatologo qualificato o un chirurgo plastico sono in grado di suggerire la soluzione migliore per il trattamento della fistola.

Anche se si decide di rimuovere il piercing al sopracciglio, può essere rimasta una cicatrice visibile.

L’aloe vera può guarire gradualmente la cicatrice, rendendola più chiara e rimuovendone l’iperpigmentazione. Massaggiate delicatamente il gel con movimenti circolari, prima in senso orario e poi in senso antiorario.

Pulire la zona del taglio ogni giorno. É meno probabile che si formerà la cicatrice se non vi è infezione. Utilizzate acqua e sapone per mantenere pulito il taglio.

Mantenere la pelle idratata. Il taglio guarirà più rapidamente se mantenuto idratato. Applicare una pomata antibiotica sul taglio varie volte al giorno così da velocizzare il processo di guarigione.

Limitare al minimo l’esposizione al sole. Applicare una crema solare a fattore 30 o più alto quando uscite all’aperto per proteggere la cicatrice dall’esposizione al sole.

Applicare fogli di silicone per il trattamento delle cicatrici. Questi fogli renderanno la cicatrice meno visibile e più morbida.

Sul labbro si possono fare diversi tipi di piercing: labret, central labret, morso e medusa.

Prendendo le giuste precauzioni e con l’aiuto di qualche pomata medicinale, si può evitare di rimanere segnati da una cicatrice sul labbro.

Per prima cosa se si presume di dover togliere presto il piercing è bene valutare bene quale scegliere.

In base alle caratteristiche fisiche si può scegliere quello che più facilmente si potrà mascherare.

Ad esempio, se si sceglie di fare quello sul labbro inferiore e avete le labbra carnose la cicatrice potrebbe essere leggermente nascosta dalle vostre labbra, rispetto a quello sul labbro superiore.

Se si pensa di togliersi il piercing in futuro, bisogna cercare di non giocherellarci troppo e non muoverlo costantemente con la lingua.

Giocherellarci e spostare il piercing è un vizio molto diffuso tra coloro che lo portano, ma è bene cercare di limitare quest’abitudine che tende ad allargare il buco del piercing.

Maggiore sarà il buco, più lentamente ci metterà a richiudersi la ferita.



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mercoledì 20 gennaio 2016

DECORAZIONI E MINORI



La legge italiana (Legislatura 14º – Disegno di legge N. 308 “Disciplina dell’ attività di tatuaggio e di piercing) prevede che i piercing possano essere fatti dall’età di 14 anni, fatta eccezione per quelli ai lobi delle orecchie. Non solo, fino alla maggiore età è inoltre prevista un’ulteriore restrizione, ovvero i minorenni devono avere l’autorizzazione dei genitori. Nonostante tali direttive, non tutti i centri si rifiutano di effettuare piercing su minori sprovvisti di autorizzazione, questo è un comportamento del tutto illegale. Se non viene rispettata la legge a proposito dell’età, è altamente probabile che non si tenga conto neanche delle norme igieniche, con il conseguente rischio per la salute. Può anche succedere l’esatto contrario, cioè che un professionista possa non accettare di fare il piercing a minorenni con autorizzazione. Una tale presa di posizione è solitamente dettata da motivi etici e ideologici.



La tattoo mania si è diffusa anche fra le star più giovani e sicuramente guardando i loro tatuaggi vi sarete chiesti a che età è possibile farsi imprimere sulla pelle un disegno permanente. Come per ogni cosa che richiede un po’ di responsabilità e di buon senso occorre avere 18 anni e cioè aver raggiunto, per la legge, l’età necessaria per prendere con la giusta maturità questo tipo di decisione.
Esiste però la possibilità di farlo anche quando si è ancora minorenni, accompagnati da un genitore e recandosi in un centro specializzato che ha ottenuto l’autorizzazione dello Stato a lavorare in quel settore nel pieno rispetto delle regole.




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venerdì 1 gennaio 2016

PIERCING DELLA LINGUA



I piercing alla lingua sono molto popolari. Tuttavia avvicinarsi a questa pratica senza le dovute precauzioni e senza le dovute informazioni potrebbe rivelarsi un pessimo, pessimo affare.

Sono belli, sono sexy, e sono molto, molto difficili.

I piercing alla lingua non sono complicati. Fanno male, ma il tutto è sopportabile, soprattutto se terrete a mente il vostro obiettivo, ovvero quello di mostrarvi tra qualche mese in perfetta salute e con un piercing da far strabuzzare gli occhi.

I piercing alla lingua vengono effettuati con l’utilizzo di un ago, monouso o sterile, tramite il quale il vostro professionista di fiducia procederà a perforare la vostra lingua.

Ci sono due scuole di pensiero a riguardo: la prima vorrebbe il procedere dall’alto verso il basso come pratica migliore, la seconda invece preferisce procedere dal basso verso l’alto.

In genere si applica un piercing a doppia pallina, di lunghezza superiore rispetto all’altezza della vostra lingua. Questo perché la vostra lingua, dopo il piercing, si gonfierà parecchio, ed è necessario lasciarle lo spazio necessario affinché non copra completamente, gonfiandosi, il vostro piercing.

La guarigione dura di solito 4-5 settimane. Durante questo periodo la vostra lingua si gonfierà in modo significativo per poi procedere gradualmente a sgonfiarsi.
Durante il periodo di guarigione è assolutamente proibito fumare: le tossine delle sigarette non fanno bene alla ferita.
Attenzione a medicinali e collutorio: l’igiene orale è importante, ma evitate di utilizzare prodotti troppo concentrati. Fate più risciacqui del solito, ma diluendo i prodotti di questo tipo, che potrebbero bruciare la ferita aperta.
Serrate le palline tutti i giorni: le palline alle estremità del vostro piercing tendono a svitarsi periodicamente. Se non volete farvi uno spuntino a base di metalli ricordatevi di serrarle periodicamente, almeno una volta al giorno.
Una volta finito il periodo di guarigione, sostituite la vostra barbell: la barbell va sostituta con una più corta una volta che la lingua si sarà sgonfiata. Certo, usandone una più lunga avrete più possibilità di giocarci, ma la possibilità che vi finisca sotto i denti mentre mangiate non vale sicuramente la pena.



Per eseguire un piercing alla lingua in totale sicurezza, è fondamentale che il professionista utilizzi solo kit per la perforazione sterili. Infatti, il rischio principale, è l’infezione. Se gli strumenti utilizzati non sono sterilizzati a dovere o monouso, possono trasformarsi nel veicolo di infezioni di vario genere, da dermatiti, nei casi meno seri, a epatiti e Hiv.

Importante, decidere cosa mangiare: per le prime settimane meglio evitare gli alimenti troppo piccati, speziati, salati o caldi. Da bandire anche il fumo e l’alcol, così come le gomme da masticare.

Per evitare ogni rischio di infezione, è meglio non utilizzare bicchieri, cannucce o posate già usati da altri.

Per poter sfoggiare un piercing alla lingua, si devono sborsare, in media, dai 40 ai 150 euro. I costi sono variabili e dipendono da molti fattori, dalla professionalità dell’operatore, fino al gioiello scelto.





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IL PIERCING AL CAPEZZOLO



Il piercing del capezzolo è il piercing sul quale sono state costruite più leggende alle quali è stato dato spesso ampio credito, soprattutto per responsabilità di Richard Simonton, meglio conosciuto nell'ambito delle modificazioni corporee come Doug Malloy. Simonton è autore di una suggestiva "storia del piercing" (Body & Genital Piercing in Brief) che, grazie alla sua pubblicazione su ReSearch 12: Modern Primitives nel 1989, è divenuta col tempo l'unica fonte accreditata per tutte le "storie del piercing" presenti in Internet e pubblicazioni del settore. Tuttavia molte delle presunte notizie storiche presenti nel testo sono state originate dalla sua fantasia e sono state screditate soprattutto grazie alle ricerche svolte dal noto piercer Jim Ward, che ne ha appurato l'infondatezza.

Tra queste sicuramente la leggenda più celebre scaturita dalla fantasia di Simonton, riguarda il piercing al capezzolo presso i centurioni romani: secondo Doug Malloy nell'Antica Roma di epoca imperiale, presso i centurioni sarebbe stato in uso forarsi i capezzoli applicando un anello al fine di assicurarvi la tunica, come segno di virilità e coraggio. Questa affermazione non è né vera né probabile e Jim Ward stesso riferisce che Simonton la trasse vedendo alcune corazze romane sulle quali erano applicati degli anelli su cui veniva effettivamente fissata la tunica.

Raramente diffuso tra le pratiche tribali in epoche antiche, probabilmente anche a causa della difficoltà nella guarigione di questo particolare tipo di piercing, gode in tempi recenti di ampia popolarità, anche grazie alle molte celebrità che lo indossano e lo esibiscono.

Hans Peter Duerr, nel suo libro Dreamtime, racconta come nel XIV secolo, presso la corte della regina Isabella di Baviera, fosse divenuta in uso la moda femminile della "grande scollatura": le scollature degli abiti si erano abbassate tanto da scoprire l'ombelico. I seni così esposti, venivano talvolta decorati, i capezzoli venivano colorati con del rossetto, ornati con anelli tempestati di diamanti o piccoli cappucci, e talvolta forati passandovi attraverso delle catenelle d'oro.

Sembra che anche tra le signore inglesi di tarda epoca vittoriana (attorno agli anni novanta del XIX secolo) fossero divenuti di moda i cosiddetti bosom rings ("anelli da seno"). La pratica di perforazione dei capezzoli con applicazione di anelli o catenelle, avrebbe avuto lo scopo di aumentare la forma degli stessi, come rimedio contro il capezzolo introflesso, ma anche per puro scopo erotico. La pratica sarebbe stata effettuata da alcuni gioiellieri. Pare che un gioielliere di Bond Street affermasse di aver forato i capezzoli di 40 signore londinesi. Nel medesimo periodo pare la pratica fosse diffusa anche a Parigi con il nome di anneaux de sein ("anelli da seno"). Altre fonti si spingono ad affermare che tra le signore vittoriane, ad avere i capezzoli forati, ci fosse anche Lady Randolph Churchill, la madre del primo ministro britannico Winston Churchill.

Alcuni documenti di fine Ottocento attesterebbero le pratiche sopra descritte, tuttavia l'autenticità e la credibilità di tali fonti sono discusse. Tanto Hans Peter Duerr nel suo Dreamtime, quanto Stephen Kern in Anatomy and Destiny, si basano su informazioni provenienti da pubblicazioni di Eduard Fuchs, sulle quali sono stati mossi dubbi di autorevolezza e affidabilità.

Maggiormente dubbie sembrano essere poi le affermazioni apparse in un articolo tratto da un giornale medico e che attesterebbero l'uso della perforazione del capezzolo femminile anche nella Francia del Seicento, presso la corte del re Luigi XIV di Francia, così come accaduto tre secoli prima alla corte della regina Isabella di Baviera, sarebbe infatti divenuta di moda una scollatura tanto ampia da esporre i capezzoli. La moda, una volta attraversata la Manica, avrebbe trovato emuli tra le nobili inglesi che si sarebbero spinte anche a forare i capezzoli inserendovi degli anelli d'oro come ornamento.

La stessa fonte riferisce che il piercing al capezzolo sarebbe stato in uso anche nell'Africa sahariana, presso le donne delle tribù berbere cabile (abitanti la regione algerina della Cabilia). La pratica non solo non ha alcun riscontro documentale, ma risulta al quanto improbabile, visto il tipo di materiali di cui dispongono tali tribù che renderebbe assai difficoltosa la guarigione di un simile tipo di piercing. Tali pratiche si possono quindi considerare a livello di leggenda.

Completamente priva di alcuna fonte documentale è invece la voce che attribuirebbe la pratica di una forma di piercing al capezzolo alla regina Cleopatra. Alcune fonti affermano che la regina Cleopatra avrebbe avuto il capezzolo sinistro introflesso e che per guarire da questa malformazione sarebbe ricorsa ad una forma di piercing, forando il capezzolo e inserendovi uno o più sassolini. Ugualmente priva di alcun supporto documentale è la leggenda che afferma che la pratica sarebbe stata in uso presso le donne della Roma antica al fine di ingrandire e abbellire il seno.

Da diverse fotografie di donne tatuate provenienti dalla Kobel Collection, si evince come invece la pratica fosse in uso durante la prima metà del XX secolo, prima dell'avvento del moderno piercing. Ethel Granger, riconosciuta nel Guinness dei primati come la donna con la vita più stretta, dato l'utilizzo di corsetti al fine di ridurre il giro vita, durante gli anni venti e trenta, con l'aiuto del marito medico, aveva forato lobi, narici, setto e capezzoli, e successivamente aveva allargato i fori con l'inserimento di anelli di maggiore spessore. Charlotte Hoyer, una mangiatrice di spade tedesca degli anni quaranta/cinquanta, aveva svariati piercing, oltre alla lingua, aveva forati entrambi i capezzoli, le piccole e grandi labbra della vulva. Kathy, una celebre spogliarellista inglese degli anni sessanta, aveva entrambi i capezzoli forati ornati con vistosi pendenti.

Al di là della leggenda screditata, che affermava essere in uso il piercing ai capezzoli tra i centurioni romani al seguito di Cesare, la letteratura relativa a tale pratica negli uomini è molto più povera rispetto a quella che riguarda la pratica di tale piercing tra le donne.

Dati certi a tal proposito si hanno sugli uomini Karankawa, una popolazione di nativi americani estinta che abitava il golfo del Nuovo Messico, che usavano dipingersi il corpo, tatuarsi e perforare il labbro inferiore e i capezzoli con piccoli pezzi di canna.

La pratica è inoltre attestata tra i marinai del XX secolo come rito di passaggio al passare di una determinata linea (dell'equatore, dei tropici o la linea internazionale del cambio di data) e varie immagini di marinai tatuati lo confermerebbero. Era inoltre praticata dagli artisti delle fiere, i cosiddetti sideshow, fachiri e uomini tatuati. Tra di essi probabilmente il più celebre artista è Rasmus Nielsen, il cui spettacolo consisteva nel sollevare una incudine appesa ai suoi piercing ai capezzoli.

Tra gli anni sessanta e settanta, la pratica del piercing al capezzolo comincia a diffondersi tra le sottoculture BDSM e gay leather, grazie soprattutto al lavoro svolto da Doug Malloy (Richard Simonton), Mr. Sebastian (Alan Oversby), Fakir Musafar (Roland Loomis) e Jim Ward. Si deve a loro l'impegno nella diffusione della pratica del piercing, alla realizzazione della gioielleria per piercing, alla definizione di metodi e tempi di guarigione per ogni singolo piercing. Tra gli anni ottanta e novanta del XX secolo, il piercing al capezzolo si diffonde anche nelle sottoculture punk, goth e industrial. Tra i musicisti che in quegli anni indossano questo tipo di piercing troviamo Genesis P-Orridge e l'allora moglie Paula P-Orridge (Alaura O'Dell).

La popolarità in ambito underground di questa e di altre pratiche di modificazione corporea, si deve anche e soprattutto alla pubblicazione del libro ReSearch 12: Modern Primitives nel 1989. Nel volume sono presenti numerose interviste, immagini e descrizioni delle pratiche e delle procedure, e tali pratiche vengono così per la prima volta portate all'attenzione di un pubblico più vasto. Ma sarà soprattutto negli anni novanta, che la pratica prenderà a diffondersi anche in ambito mainstream, grazie a celebrità, soprattutto in ambito musicale, che lo indossano ed espongono pubblicamente o che confessano di portarlo.

In ambito pornografico il piercing al capezzolo e ai genitali, diviene un vero e proprio genere, e la pratica del piercing temporaneo (play piercing) parte dei giochi sadomasochisti. Il piercing al capezzolo, unitamente a quello del cappuccio della clitoride, diviene popolare anche tra svariate pornostar.

Anche in ambito cinematografico il piercing al capezzolo inizia a comparire in numerosi lungometraggi mainstream durante gli anni novanta. Tra questi il film Il silenzio degli innocenti (The Silence of the Lambs) del 1991, in cui il serial killer indossa un piercing al capezzolo; Pulp Fiction (1994) di Quentin Tarantino, in cui Jody (Rosanna Arquette), disquisisce a lungo della pratica del piercing e dei suoi pregi, dichiarando di avere svariati body piercing in 18 parti del corpo compreso uno nel capezzolo sinistro; il film indipendente Go Fish del 1994, dove le attrici Migdalia Melendez e Anastasia Sharp che esibiscono piercing ai capezzoli; il lungometraggio Butterfly kiss - Il bacio della farfalla del 1995, in cui la protagonista Eunice (Amanda Plummer) indossa piercing ad entrambi i capezzoli uniti da varie catene.

Negli ultimi anni la pratica, assieme ad altre forme di piercing, al tatuaggio e alla depilazione, si è definitivamente affermata come diffusa pratica di modificazione corporea mainstream. Molte sono attualmente le celebrità che esibiscono spesso piercing ai capezzoli in tutti i campi, dalla musica allo sport. Il piercing al capezzolo è stato inoltre oggetto di attenzione da parte della stampa scandalistica, perché esposto in taluni contesti popolari da parte di personaggi celebri. Il piercing al capezzolo di Janet Jackson, ad esempio ha avuto una considerevole attenzione da parte dei media durante il Super Bowl XXXVIII, quando la cantante statunitense ha scoperto il seno rivelando un nipple shield applicato ad un piercing. L'incidente è stato umoristicamente chiamato Nipplegate.


Le motivazioni che spingono a questa pratica sono principalmente di carattere erotico, più raramente estetico e di moda. Viene riportato che l'eccitazione sessuale creata dalla stimolazione dei capezzoli e dell'areola, viene aumentata dal piercing al capezzolo. Molte donne hanno notato un aumento di sensibilità ed eccitazione sessuale in seguito alla perforazione dei loro capezzoli. Come risultato dell'ondata di informazione sull'accrescimento dell'aspetto sessuale nel piercing al capezzolo, è stato riscontrato un aumento da parte di entrambi i sessi nella richiesta di questa procedura.
Il fascino di questo tipo di piercing, detto genericamente nipple, sta nel fatto che si trova in un posto nascosto, da far vedere solamente “in occasioni speciali” e ovviamente non a tutti, ma solo a chi desideriamo noi.

È un procedimento molto diffuso, piuttosto facile da eseguire se, effettuato unicamente da personale specializzato e qualificato. In genere il foro viene eseguito orizzontalmente e  sempre unicamente con l’ago (la pistola come sempre nei piercing va esclusivamente e tassativamente bandita).


Procedura di un piercing al capezzolo: 1) il tessuto viene stretto dalle pinze; 2) l'ago ipodermico viene infilato; 3) il gioiello (barbell) viene inserito
Il piercing al capezzolo viene eseguito forando il capezzolo da parte a parte alla base, attraverso un ago, e inserendo in seguito un gioiello apposito, che può essere una barretta (barbell) o un anello (captive bead ring). Il foro può venire praticato orizzontalmente, verticalmente o diagonalmente.


Sul capezzolo è talvolta praticato il percing multiplo (multiple piercing), nel qual caso il più comune è quello detto "a croce", combinando un piercing orizzontale con un piercing verticale o due piercing diagonali (a "X" o croce di Sant'Andrea), nei quali vengono inserite due barrette (barbell). In altri casi viene eseguito un secondo piercing parallelamente al primo, dietro di questo, e viene inserito un secondo gioiello. Molto più raramente possono essere presenti fino anche a quattro fori uno dietro l'altro, combinando un doppio piercing a croce con uno a "X".

Talvolta viene anche praticato stretching del foro, allargandolo attraverso l'inserimento di gioielli di dimensione via via maggiore o attraverso una spirale di spessore variabile, che porta ad un graduale allargamento nel foro. In seguito un foro così allargato permette l'inserimento di un plug, di anelli o barrette di grosso spessore o in taluni casi anche di molteplici anelli.

In entrambi i casi per l'esecuzioni di tali pratiche è indispensabile attendere la completa e definitiva guarigione del piercing.
Può essere comunque effettuato anche verticalmente o in orizzontale. Il gioiello applicato può essere una barra con due sfere, oppure un anello, a seconda dei gusti e delle scelte personali. Il dolore è sopportabile, è abbastanza veloce da fare e se curato nel modo giusto non ci dovrebbero essere problemi successivi.

La guarigione è in genere più veloce per gli uomini, dai 2 ai 4 mesi, mentre può durare di più dai 4 ai 6 mesi per le donne. Le regole per la guarigione sono sempre le stesse: attenzione e pulizia. Evitare in ogni modo di giocare con il gioiello, anche se qualche volta ne avremo la tentazione e cerchiamo di disinfettare qualche volta la ferita. Anche l’abbigliamento è importante ed occorre evitare abiti troppo stretti: per le donne meglio evitare reggiseni e magliette troppo attillati, mentre per gli uomini cerchiamo per un po’ di lasciar perdere le magliette super aderenti che scolpiscono i nostri muscoli.

Ovviamente per evitare problemi la scelta del gioiello per il piercing capezzolo è fondamentale. Evitiamo di risparmiare, perché pochi euro per comprare un gioiello scadente possono provocarci seri problemi successivamente. Usiamo sempre materiale anallergico, come titanio, mentre soprattutto per le donne molto indicato è l’oro, che sicuramente non provoca allergie ed è per questo molto gettonato ed elegante.



I problemi possono sorgere nel caso il piercing venga fatto troppo superficialmente e quindi vi possa essere pericolo di rigetto, oppure possono sorgere delle infezioni simili del tutto ad ogni altro tipo di piercing. Quando sentiamo che possono insorger infezioni, rechiamoci senza indugio dal nostro medico che saprà come consigliarci per guarire il prima possibile senza evitare problematiche successive.

Una ricerca dell’Università del Western Australia, ha voluto sottolineare l’importanza di non trascurare l’indagine sui potenziali effetti che il piercing al capezzolo potrebbe causare, poiché non si può affermare con certezza che la sua realizzazione non influisca sul naturale processo di allattamento del bambino.
Le complicazioni legate alla presenza di piercing (lesioni e irritazioni) su uno o entrambi i capezzoli, possono provocare problemi di attaccamento del piccolo al seno materno e ostruzione di uno o più dotti lattiferi, con conseguente rischio di lattazione impari. Dallo studio australiano si evince che esiste la concreta possibilità, per quelle mamme che hanno o mantengono il piercing al capezzolo, di compromettere la corretta produzione di latte da entrambi i seni, ma ovviamente, non è detto che ciò accada; infatti sono numerosi i casi di mamme esenti da complicazioni, anzi pare addirittura che qualche ginecologo abbia consigliato il piercing, in particolare alle donne con i capezzoli introflessi: si tratta di una condizione solitamente congenita, che interessa circa il 2% delle donne e può interferire con la regolare fase di allattamento al seno. Il piercing aiuterebbe il capezzolo ad estroflettersi naturalmente, eliminando così il problema.
Al di là di qualsiasi retorica meramente limitante a questioni di gusto estetico, la procedura migliore da seguire, in questi casi, è la seguente:
mantenere alta la guardia;
non sottovalutare i potenziali rischi e le infezioni imputate alla presenza dell’anellino metallico in una zona così delicata e preziosa come quella del seno;
consultare un professionista del settore (nel caso non vogliate proprio rinunciarvi);
chiedere consiglio al medico, al vostro ginecologo o alla vostra ginecologa di fiducia e se non vi sembra un sacrificio impossibile, magari rimuoverlo temporaneamente, almeno fino a quando non terminate di allattare il vostro amato pargolo.





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mercoledì 30 dicembre 2015

IL PIERCING ANALE



Si tratta di un piercing che, piuttosto inspiegabilmente in realtà, ha una certa popolarità tra le donne statunitensi. Si tratta di un abbellimento, si crede, per il lembo di pelle che copre dalla fine della vagina all’inizio dell’ano e che in genere viene inserito a complemento di altri piercing nell’area genitale.

Per gli specialisti si tratta comunque di uno dei più estremi fori che potreste praticare sul corpo e da valutare bene prima di procedere all’applicazione dello stesso.

Chi si vuole prestare a questo tipo di pratiche ha sicuramente un prezzo da pagare e ovviamente non parliamo di quanto dovrete versare allo specialista che si occuperà dell’operazione.

Il prezzo da pagare è in disagio e igiene, dato che si tratta comunque di una parte del corpo sollecitata molto di frequente e dove il passaggio di feci può creare delle autentiche emergenze di carattere sanitario e igienico.

Con un piercing proprio lì, diventa difficile pulirsi e lavarsi e questo costituisce un altro motivo che porta anche i professionisti più estremi a sconsigliare questa pratica sempre e comunque.

Si tratta di un foro trasversale che si fa da un lato all’altro dell’ano. Tendenzialmente si sceglie di uscire verso il basso, ovvero verso la vagina per le donne e verso lo scroto per gli uomini, per motivi principalmente logistici: lasciare un gioiello tra i glutei non sarebbe né pratico né igienico (anche se su questo punto i due lati sono pressoché identici).

In genere si posiziona un cerchietto, tipo quelli che si usano sul frenulo, sullo scroto o sulle grandi labbra, seguendo nozioni e idee stilistiche che vengono ripetute anche sui genitali.

Il piercing viene praticato con un ago a cannulla ed è relativamente doloroso, perché mentre viene perforato l’ano potrebbe contrarsi, andando a rendere l’intera operazione ancora più difficile.





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domenica 13 dicembre 2015

IL PIERCING SUL LABBRO



Il piercing al labbro inferiore è uno dei più interessanti degli ultimi tempi. Si tratta di un piercing che va ad insistere non sul lato del labbro, come quello più tradizionale, ma che viene in genere posizionato o in mezzo o sul lato inferiore della nostra bocca.

È un piercing, al contrario di quello che si potrebbe pensare, impegnativo da portare.

Il piercing al labbro inferiore, nonostante vada ad insistere su una parte del corpo ricca di terminazioni nervose, non è molto doloroso. Dopo un primo gonfiore, che dovrebbe comunque rientrare entro la prima settimana, il piercing si stabilizzerà e non dovrebbe creare alcun problema.

Mentre invece si applica il foro, non si avvertirà che un piccolo pizzico che non costituisce sicuramente ostacolo per chi voglia posizionare un gioiello sul labbro inferiore.

Rivolgendosi ad professionista affermato, si evitano tutti i rischi correlati al piercing al labbro inferiore. L’operazione in sé non causa in genere problemi, dato che si tratta di un intervento di routine che è bagaglio di chiunque svolga professionalmente il lavoro di piercier.

I rischi sono collegati più al post-foro: si tratta di un piercing, infatti, che si trova in una zona particolarmente esposta del nostro corpo. Chi fa sport, soprattutto se di contatto, dovrebbe rimuovere il gioiello prima dell’attività fisica.

Anche il labbro è una zona più che indicata per procedere ad un piercing. Labret, labret laterale, centrale, anello, chi più ne ha più ne metta. Il motivo di tanta popolarità? La certezza di avere qualcosa di unico, che caratterizzi il nostro volto, che parli di noi attraverso la bellezza del nostro
Il piercing al labbro è in realtà una categoria che include tantissimi piercing, molto diversi tra loro non solo per posizione ma anche per tecnica e gioielli utilizzati.



Il central labret è un foro applicato sul labbro inferiore, al centro dello stesso, in genere applicando come gioiello una piccola staffa ad una uscita, coperta da pallina.

E’ molto popolare, ed è così comune da non presentare più problematicità, almeno per i professionisti più esperti.

Il labret invece viene fatto nell’angolo a sinistra o a destra del labbro inferiore, possibilmente sul punto dove si incontra con il resto della nostra faccia.

L’angolo da scegliere è una scelta personalissima, ed in genere densa di significato per chi vi si sottopone.

Negli ultimi tempi sono diventati molto popolari anche i morsi.

Morso di ragno, morso d’angelo, morso di serpente, tutti con la caratteristica di essere composti da due fori paralleli, o in verticale o in orizzontale.

Il piercing Medusa è il foro che viene applicato sopra le labbra, dove c’è la concavità, subito sotto al punto dove le nostre narici sono divise dal lembo di pelle che copre il setto.

Anche questo foro è diventato molto popolare, e viene ormai applicato dai migliori professionisti con una procedura standardizzata e priva di pericoli.

Snake Bite: quando il piercing viene svolto sia sul lato destro che sinistro del labbro inferiore. Anche qui esistono nella variante con il classico foro orizzontale oppure che attraversa il labbro verticalmente;
Central Labret verticale: simile al central labret solo che attraversa il labbro verticalmente.
Se praticato da un piercer specializzato, il piercing al labbro inferiore può avere un costo che varia tra i 50 ai 100 euro con un gioiello che costa minimo dieci euro. Come per ogni piercing che si rispetti anche per questo al labbro inferiore bisognerà prestare particolare attenzione soprattutto all’igiene e ai tempi di guarigione, così da evitare spiacevoli rischi e infezioni che potrebbero costringere la persona a rimuovere il gioiello.





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domenica 15 novembre 2015

PIERCING ORALI



Negli ultimi anni sono nate tantissime mode riguardanti il sorriso. Negli ultimi anni abbiamo visto di tutto, dai grill dentali popolarizzati da Madonna ed alcuni rapper americani fino ai tatuaggi ai denti, c'è ne di tutti i colori. Più tradizionale è lo swarovski su un dente frontale scelto da tantissime ragazzine e donne. Ecco però che recentemente e esploso il cosiddetto smiley, ovvero il piercing al frenulo.

Questo tipo di piercing è invisibile se non quando sorridiamo mostrando la dentatura; lo smiley viene posto sotto il labbro superiore a livello della gengiva e frenulo. Scelto da molti perché indolore e velocissimo da inserire.

Prima di tutto bisogna sottolineare che non tutti possono ricorrere allo smiley; per chi ha il frenulo poco pronunciato si sconsiglia tale tipo di piercing. Per quanto riguarda i possibili danni alle gengive e denti, questi possono venire evitati facendo molta attenzione alla scelta del gioiello. Va scelto un gioiello di piccole dimensioni e di qualità per evitare infezioni e scheggiamento di denti.
In qualsiasi caso il frenulo risulta un tessuto estremamente delicato ed una sollecitazione esterna come il piercing rischia di danneggiarlo seriamente, anche se prendete tutte le precauzioni necessarie.

Quando il piercing interessa la cavità orale o le zone periorali possono verificarsi problemi a carico dei denti e del parodonto.

Una ragazza di 21 anni lamenta sensibilità al caldo e al freddo nella zona incisale inferiore. All’esame obiettivo si riscontra una recessione gengivale di 6 mm. a carico del 31, la lesione supera la giunzione muco gengivale e si classifica come II Classe di Miller.

L’esame dei tessuti periorali mette in evidenza, nella zona mediana del labbro inferiore, la presenza di un piercing la cui parte interna coincide con la recessione presente sul 31. Verosimilmente la lesione ha una genesi iatrogena dovuta allo sfregamento del piercing contro la gengiva. Si consiglia alla paziente la rimozione del piercing e s’intraprende terapia causale per la risoluzione dell’infiammazione. Dopo la terapia causale permanendo la sensibilità si decide di eseguire la copertura della radice con un innesto sub-epiteliale di tessuto connettivo (CTG).

Fatta l’anestesia, si esegue l’incisione e con una curette di Gracey si opera la levigatura radicolare. Con la tecnica di J.Bruno si preleva il connettivo dal palato. Il tessuto prelevato viene adagiato a copertura della recessione e suturato con filo riassorbibile, al di sopra dell’innesto viene suturato coronalmente il lembo primario. Si prescrive terapia con antibiotici e risciacqui sino alla rimozione della sutura. Rimossa la sutura, si apprezza la completa copertura della radice. I controlli nel tempo hanno mostrato la stabilità del risultato.
Questo caso clinico e la disamina della letteratura, dimostrano che i pazienti con piercing intraorali o periorali hanno un rischio aumentato di andare incontro a problemi parodontali.
I piercing orali sono tutti quei gioielli inseriti attraverso perforazione a livello linguale, delle labbra o delle guance, una moda tanto diffusa quanto rischiosa per i danni che può causare sul breve e lungo periodo.



Sarà anche alla moda, ma il piercing alla lingua non è di certo salutare. Da anni i medici mettono in guardia dai rischi: reazioni allergiche ai metalli, frequenti sanguinamenti, infiammazioni alle gengive e ascessi. Per non parlare delle infezioni, la cui diffusione nel corpo, facilitata dalla forte presenza di vasi sanguigni nella lingua, può essere rapidissima. Infezioni che possono essere anche serie: epatite B e C, ma anche endocardite, un’infezione della parete interna del cuore che, se non adeguatamente trattata, può essere fatale. A mettere il piercing sul banco degli imputati è una ricerca pubblicata sugli Archives of Neurology, che ha analizzato il caso di un ragazzo di 22 anni morto in Israele a causa di molteplici ascessi al cervello provocati da un'infezione partita dal piercing che il giovane aveva sulla lingua. E la lista delle conseguenze del piercing alla lingua non è ancora finita: i denti sono tra le vittime più frequenti, tanto che si stima che quasi la metà di quanti portano questa tipologia di piercing dopo quattro anni ha almeno un dente scheggiato .Una ricerca condotta da un istituto su liceali americani, ha riferito che almeno i tre quarti di essi ha l’abitudine di giocare con il piercing alla lingua. Le conseguenze, allora, sono inevitabili: «È un principio basilare dell’ortodonzia che esercitando una forza, nel lungo periodo, si spostano i denti» ha spiegato Tabbaa. Nel caso del piercing alla lingua la situazione è inoltre aggravata dal fatto che «il piercing non viene mai rimosso, dal momento che la lingua è molto vascolarizzata e quindi toglierlo può comportare la chiusura del foro - ha illustrato Tabbaa -. Perciò non c’è da stupirsi che la costante pressione dell’oggetto metallico contro i denti - tutti i giorni e senza sosta - li possa spostare e allontanare l’uno dall’altro». Intanto, la pratica diventa sempre più comune. Già una decina di anni fa, uno studio condotto da due università americane su circa 450 studenti (tra i 16 e i 25 anni) e pubblicato sui Mayo Clinic Proceedings ne stimava la diffusione al 4 per cento nella popolazione maschile di quell’età e al 16 in quella femminile.

Non esistono invece dati sulla diffusione in Italia del piercing alla lingua. Secondo quanto emerso da una ricerca - la prima su questo argomento in Italia - «si attesta intorno al 20 per cento nella popolazione che abbiamo interpellato. Ma, cosa forse più importante - ha precisato il ricercatore del dipartimento di Medicina ambientale e sanità pubblica dell'Università di Padova - è che la giovane età della popolazione oggetto dello studio consente di prevedere il trend di sviluppo del fenomeno nell’immediato futuro». E pensare fin d’ora a come affrontarlo: la lingua non è infatti l’unica sede dove il piercing può arrecare danni alla salute. Un’ampia indagine realizzata in Gran Bretagna su oltre 10 mila persone con più di 16 anni e pubblicata sul British Medical Journal ha messo in luce come nella fascia di età più giovane (16-24 anni) circa un terzo del campione avesse avuto a che fare con complicanze connesse al piercing che, spesso, avevano richiesto la sua rimozione. Nell’1 per cento dei casi, invece, è stato addirittura necessario ricorrere alle cure ospedaliere.





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I PIERCING ALL'ORECCHIO



L’orecchio è il luogo di elezione per piercing e fori. Ne abbiamo testimonianza infatti da tempi immemori, e anche la più antica mummia mai ritrovata, Ötzi, presenta fori ai lobi di dimensioni consistenti (si parla di fori tra calibro 1 e 000, praticamente 1 centimetro).

Si tratta di una tradizione molto risalente, presente in ogni angolo del mondo, e che è stata conservata anche in occidente fino ai giorni nostri.

Simboli religiosi, simboli di stato o semplici abbellimenti, i piercing all’orecchio sono uno di quei pochi tratti culturali comuni a tutte le civiltà.

Con il tempo le tradizioni si sono fuse, offrendo anche a chi vive dalle parti nostre diversi piercing all’orecchio, che spaziano dal più tradizionale al lobo, fino ad arrivare a trago, elica e parti cartilaginee.

L’orecchio, nonostante sia una parte del nostro corpo di dimensioni non enormi, offre tanti punti per un foro che si rispetti.

Il più comune dei piercing all’orecchio è sicuramente quello ai lobi, che ha una tradizione molto risalente nel tempo.

Sono comunissimi, praticamente ogni ragazza del nostro paese (e tanti ragazzi) lo hanno fatto da giovanissime.

Diffusissimi ed apprezzatissimi, sono tra i piercing più comuni di tutte le generazioni. Davvero facile anche la foratura e l’applicazione.

Una piccola avvertenza: dite no alla pistola.

L’elica è quella parte in alto dell’orecchio, curva e composta prevalentemente di cartilagine.

Il trago è quella piccola sporgenza di cartilagine proprio davanti al nostro condotto uditivo. Anche lì è possibile applicare un foro, anche se bisogna procedere con cautela dato lo spessore della cartilagine che lo compone.



C’è solo l’imbarazzo della scelta, anche se, come nel caso degli altri fori, è importante ricordarvi che nonostante si tratti di una pratica molto comune è sempre necessario prestare la dovuta attenzione: scegliere un professionista con esperienza è di fondamentale importanza per avere un foro pulito, che si curi nel modo giusto, simmetrico e che non crei problemi successivamente.

Quello sui lobi è forse tra i più indolore, mentre le zone cartilaginee fanno vedere le proverbiali stelle.

L'orecchio è una potente zona riflessogena di tutto il corpo e può risentire di una stimolazione inopportuna fino addirittura a causare patologie". Il richiamo all'attenzione è rivolto soprattutto agli amanti del piercing e arriva da  Osvaldo Sponzilli, responsabile di omeopatia, agopuntura e riflessoterapie dell'Ospedale San Pietro Fatebenefratelli, che sottolinea come un'applicazione sbagliata del piercing può provocare disturbi funzionali a breve e lungo termine in organi e apparati distanti dal punto di introduzione. Così possono capitare casi di ansia immotivata ma anche infiammazioni urogenitali, cefalee, scompensi ormonali o nervosi e allergie respiratorie. Il tutto per un improvvido anellino o orecchino inchiodato nel punto sbagliato.
''Non a caso - spiega Sponzilli - i pirati portavano un orecchino d'oro al centro del lobo dell'orecchio destro, a questo livello infatti nel destrimano è rappresentata la funzione visiva e la finalità era appunto di acuire la vista''. ''E se piercing deve essere - conclude Sponzilli - è poi importante puntare sull'oro, perché altri conduttori metallici possono dare effetti negativi, mentre il cosiddetto re dei metalli ha una funzionalità positiva''.

Anche se il Piercing orecchio è molto comune e abbastanza semplice da realizzare, comunque è una ferita, per cui occorrono una serie di precauzioni da seguire sempre: evitare di giocare con il gioiello, disinfettare con cura la ferita, evitando però in qualunque modo l’utilizzo del cotone, che lascia sicuramente dei residui che possono facilmente portare a infezioni o arrossamenti anche molto dolorosi: meglio usare delle garze sterili, che si possono facilmente trovare in qualunque farmacia, imbevute di una soluzione salina. Evitiamo quindi i disinfettanti chimici, in quanto il sale aiuterà la miglior cicatrizzazione della ferita ed è un prodotto naturale ed … economico. Come detto l’igiene è fondamentale, quindi evitiamo di toccare la ferita a mani nude, tanto più se non sono accuratamente lavate ed impariamo ad usare guanti in lattice monouso, oppure laviamo con la massima attenzione le mani prima di toccarlo.

La guarigione avviene solitamente in 6-8 settimane, dopo le quali si può tranquillamente cambiare gioiello. Come per tutti i piercing, meglio usare gioielli in acciaio chirurgico o titanio, oppure in alternativa, se possiamo permettercelo e ci piace, oro o argento. Attenzione alla bigiotteria, soprattutto se da pochi euro! Può contenere delle sostanze dannose che ci possono creare dei veri problemi. Il nemico numero 1 in assoluto è il nichel, quindi usiamo sempre prodotti antiallergici e di qualità, così non avremo problemi. Ricordatevi inoltre di non usare mai e poi mai la pistola, perché non è regolabile e può creare dei danni da contatto anche seri. I veri professionisti non la usano mai, quindi se vi rivolgete a loro non avrete problemi.





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IL PIERCING NELL'OCCHIO



Chi desidera avere occhi, letteralmente, scintillanti ha una nuova opzione, che scatena polemiche tra medici ed esperti: si tratta del piercing che prevede l’applicazione di stelline e cuoricini in platino direttamente sulla cornea.
Per realizzare l’impianto, si pratica con il laser un piccolo taglio nella membrana corneale, facendo scivolare delicatamente il cuore di platino nella piccola «tasca» che si è viene a creare. Il taglio è così poco profondo da non richiedere nemmeno i punti; basta la cicatrizzazione naturale.

L’American Academy of Ophthalmology ha condannato con decisione l’operazione, sostenendo che non ci sono prove a sufficienza della sua sicurezza e dell’assenza di controindicazioni. E ha messo in guardia da possibili complicazioni, che vanno dalla cecità alle infezioni del bulbo, al sanguinamento, fino alla perforazione dell’occhio e della congiuntivite.



Il costo è un po' proibitivo: per applicare il bizzarro gioiello occorrono infatti 500 euro.

Il piercing all’occhio è molto costoso. Deve essere applicato infatti con una operazione di chirurgia, dove con uno specifico bisturi si va a tagliare la membrana che copre il nostro occhio, e successivamente va inserito il gioiello scelto.






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