Visualizzazione post con etichetta virilità. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta virilità. Mostra tutti i post

mercoledì 22 febbraio 2017

ALLE DONNE PIACE L'UOMO TATUATO?




Il tatuaggio è ormai sdoganato e diffuso ad ogni livello e, forse, non ha più quell’alone di mistero e pericolo che aveva in passato, quando era segno distintivo di chi aveva passato qualche tempo nelle patrie galere. Eppure, i tatuaggi continuano ad affascinare le donne, catturano il loro sguardo e un caffè offerto da un bel ragazzo tatuato raramente viene rifiutato.

Le donne sono attratte dagli uomini che hanno grandi tatuaggi sulle braccia, sul collo, sul petto o sulla schiena che non sia facilmente decifrabili. Cercare di capire che tipo di enigma si cela dietro al disegno che un uomo ha scelto di portare sulla pelle diventa quasi una missione.
Il tatuaggio dà un’idea di uomo rude, ribelle, ma anche romantico e avventuroso, e di certo queste caratteristiche attraggono molto, in un primo momento. Il bad boy che spaventa tutte le mamme e fa innamorare tutte le figlie resta un mito intramontabile e l’uomo tatuaggio di oggi ha raccolto quell’eredità.

Chi si tatua ha solitamente una personalità forte e decisa, in un certo senso carismatica, e sono atteggiamenti che le donne amano molto. Un uomo tatuato trasmette un'idea di virilità.



In qualche modo, il tatuaggio conferisce del fascino aggiuntivo a chi ne ha già da vendere e ne fornisce una buona dose a chi, senza tattoo, magari risulterebbe un po’ anonimo. Quello che è certo è che le donne amano molto i tatuaggi e cresce il numero di donne che decide di avere sulla proprio pelle un’immagine che l’accompagni per sempre, magari piccoli tatuaggi molto femminili e poco appariscenti ma che abbiano un significato simbolico importante.

Il tatuaggio non è solo un vezzo, documenta frammenti importanti della vita di ognuno.  Ogni tatuaggio rivela tanto della personalità, tratti nascosti e inaspettati.

Piccoli o grandi che siano, i tatuaggi trasmettono immediatamente un’idea di forza e vigore, riportandoci inconsciamente con la mente agli eroi della storia antica.




Abbiamo creato un SITO
per Leggere Le Imago
Poni una Domanda
e Premi il Bottone il
Sito Scegliera' una Risposta a Random
Tra le Carte che Compongono il Mazzo
BUON DIVERTIMENTO
gratis

PER TABLET E PC

LE IMAGO
.

 ANCHE

PER CELLULARE


NON SI SCARICA NIENTE
TUTTO GRATIS


DOMANDA
CLIK
E
RISPOSTA

FAI VOLARE LA FANTASIA 
NON FARTI RUBARE IL TEMPO
 I TUOI SOGNI DIVENTANO REALTA'
 OGNI DESIDERIO SARA' REALIZZATO 
IL TUO FUTURO E' ADESSO .
 MUNDIMAGO
http://www.mundimago.org/
.

.

giovedì 19 maggio 2016

LA RASATURA DEI CAPELLI



L’acconciatura è da sempre uno dei modi principali di espressione personale. Fin dai tempi antichi, ogni foggia di capigliatura veicola dei significati più o meno espliciti.
Nel passato, ad esempio, portare i capelli sciolti era normalmente un segno di lutto, o di sottomissione. Eppure, in altri contesti come ad esempio quelli rituali, lasciare liberi i capelli costituiva un elemento fondamentale di certe danze sciamaniche, irruzione del sacro che selvaggiamente spazza via convenzioni e limitazioni sociali.
Se pensiamo alle donne, per le quali i capelli costituiscono una delle principali armi di seduzione, il fatto che essi fossero nascosti o esibiti, raccolti o sciolti, era frequentemente inteso come segno della disponibilità o delle riserve della femmina; su questa scia, si è arrivati in alcune culture a proibire alle donne sposate di mostrare i capelli (ad esempio in Russia, dove il proverbio recita “una ragazza si diverte solo finché ha il capo scoperto“), o a imporre di nasconderli all’entrata in Chiesa (occidente cristiano), per inibirne la funzione di provocazione sensuale.

I capelli sono associati a certi poteri – come la forza e la virilità, si pensi a Sansone – ma soprattutto al concetto di identità.

Nei secoli passati una chioma fluente era indizio di potenza e nobiltà. Così, il privilegio aristocratico di portare i capelli lunghi in Francia era appannaggio esclusivo di Re e Principi, mentre in Cina vigeva addirittura l’interdizione a certi pubblici uffici per chiunque portasse i capelli corti, che erano visti come una vera e propria mutilazione. E mutilazione definitiva, segno di sommo disprezzo, era per i nativi americani tagliare lo scalpo dei nemici in guerra. Parallelamente, in alcune civiltà vigeva il tabù del taglio di capelli per i neonati durante i primi anni di vita, per non rischiare che perdessero l’anima. Innumerevoli popoli fanno del primo taglio di capelli di un bambino un vero e proprio rito di passaggio, con tanto di feste e operazioni propiziatorie per allontanare gli spiriti malefici – dato che il piccolo, privato assieme ai capelli anche di una parte della sua forza vitale, è più esposto ai pericoli. È il caso degli indiani Hopi dell’Arizona, che procedevano al taglio soltanto collettivamente, una volta all’anno, durante i festeggiamenti per il solstizio d’inverno. Altrove, il taglio dei capelli è sospeso durante una guerra, o in conseguenza a un voto: gli Egizi non si radevano quando erano in viaggio, e in tempi più recenti i barbudos di Fidel Castro avevano giurato di non toccare né barba né capelli fino a che Cuba non fosse liberata dalla tirannia.



Rasate erano le “streghe”, in segno di punizione prima del rogo (perché, nei capelli lunghi, c’era il male). Le monache, prima di entrare in convento. Le bambine povere, che vendevano i capelli per soldi. Poi, il ‘900. Il corto rasato diventa simbolo di tortura, dolore, sopruso, disperazione.
Nel 1944, dopo la liberazione della Francia, le donne Francesi colpevoli di aver cooperato, fatto amicizia o aiutato i Nazisti, sia in maniera volontaria o forzata, ricevettero una punizione che consisteva nella rasatura della testa in modo da rendere pubblico il loro “tradimento”.
Si presume che le vittime di questo atroce fenomeno di tipo sessista furono oltre 20000 ed agli orrendi spettacoli che si svolgevano in piazze pubbliche assistettero anche i bambini.

Ecco dunque perché il taglio forzato dei capelli del nemico è una punizione terribile fin dall’antichità, utilizzata talvolta come pena ancora più bruciante della morte. Ogni minimo aspetto della realtà, per l’uomo, si riveste sempre di significati profondi, e anche oggi una semplice cattiveria fra ragazzi che potrebbe sembrare tutto sommato innocua (i capelli comunque ricresceranno in breve tempo) indigna particolarmente l’opinione pubblica; forse perché vi si può riconoscere, fatte le dovute proporzioni, l’eco di riti e pratiche crudeli di ancestrale portata simbolica.


Abbiamo creato un SITO
per Leggere Le Imago
Poni una Domanda
e Premi il Bottone il
Sito Scegliera' una Risposta a Random
Tra le Carte che Compongono il Mazzo
BUON DIVERTIMENTO
gratis

PER TABLET E PC

LE IMAGO
.

 ANCHE

PER CELLULARE


NON SI SCARICA NIENTE
TUTTO GRATIS


DOMANDA
CLIK
E
RISPOSTA

FAI VOLARE LA FANTASIA 
NON FARTI RUBARE IL TEMPO
 I TUOI SOGNI DIVENTANO REALTA'
 OGNI DESIDERIO SARA' REALIZZATO 
IL TUO FUTURO E' ADESSO .
 MUNDIMAGO
http://www.mundimago.org/
.

.

lunedì 25 gennaio 2016

LA LUNGHEZZA DEI PIEDI E IL SESSO



Grandi piedi, grande pene. Secondo una credenza popolare la lunghezza dell'apparato sessuale maschile si poteva ipotizzare osservando la forma della lunghezza dei piedi. Niente di più falso. A sfatare questa comune leggenda tra il sesso maschile, sono due urologi inglesi: la lunghezza del pene non si misura a partire da quella dei piedi. «Non ci sono legami tra le due "variabili" - spiega Jyoti Shah, del St. Mary Hospital di Londra, dalle pagine del British Journal of Urology International - e non è possibile risalire alla lunghezza del pene guardando i piedi dell'uomo che si ha davanti».

Numerosi studi in un recente passato avevano cercato di stabilire la veridicità di questa credenza popolare, basata su una "corrispondenza di centimetri". Per scrivere la parola fine su questa curiosa e annosa questione, i due urologi inglesi hanno effettuato personalmente la misurazione dei piedi e del pene di 104 uomini. Il risultato di questa ricerca ha tolto ogni dubbio: che non esiste nessun tipo di corrispondenza tra le due misurazioni, nessuna base scientifica. Ma i due ricercatori non si accontentano di aver fatto un po' di chiarezza e siccome le credenze popolari non si fermano all'associazione tra piedi e virilità, ma c'è anche la tesi che il pene sia proporzionabile anche la lunghezza delle dita, del palmo della mano o del naso, i due ricercatori vogliono proseguire nella loro opera di demolizione delle credenze popolari.

La credenza però ha alcune radici scientifiche. Un gene chiamato gene Hox svolge un ruolo nello sviluppo delle dita dei piedi e delle dita e anche su quelle del pene e il clitoride. Se lo stesso gene controlla la crescita delle dita dei piedi è responsabile anche delle misure del pene.
In realtà, non c'è alcuna prova che gli uomini con i piedi grandi hanno organi sessuali più grandi. I risultati sono sempre contrastanti.

Un recente studio sud coreano ha infatti preso in esame la lunghezza del pene di alcuni uomini e le loro dita e ha dimostrato che i due elementi non hanno nulla a che vedere tra di loro.

I dati analizzati dagli autori di una ricerca, del King's College London, sono stati estratti da 17 diversi studi scientifici su misurazioni delle dimensioni del pene effettuate da operatori professionisti (quasi sempre andrologi). Per standardizzare le informazioni raccolte, gli scienziati hanno messo a punto un nomogramma, cioè un grafico in cui è riportata la dimensione dell'organo (flaccido, in stretching e in erezione) in funzione del percentile di appartenenza. Quest'analisi ha permesso ai ricercatori, guidati da David Veale, coordinatore dell'équipe, di calcolare la distribuzione delle dimensioni del pene per tutto il genere maschile. Ne è venuto fuori che gli uomini sono, almeno dentro i pantaloni, molto più "normali" di quanto  temano.



"Le persone", spiega Veale, "tendono a sottostimarsi o sovrastimarsi". Gli outsider sono, in realtà, estremamente rari. Un pene in erezione lungo 16 centimetri, per esempio, cade nel 95° percentile, il che vuol dire che solo cinque uomini su cento avranno un organo di dimensione maggiore. Lo stesso discorso, ma all'inverso, vale per organi di dimensione inferiore a 10 centimetri. Lo studio, tra l'altro, ha permesso di sfatare una volta per tutte diversi luoghi comuni estremamente diffusi sia tra gli uomini sia tra le donne: non è emersa alcuna correlazione, per esempio, tra dimensioni del pene e altre caratteristiche fisiche (altezza, indice di massa corporea, dimensione dei piedi). Sorprendentemente, lo studio non ha evidenziato neanche collegamenti con il gruppo etnico di appartenenza, anche se su questo punto Veale specifica che la maggior parte dei dati analizzati erano relativi a uomini di razza caucasica.

Prima di mettere mano al righello, comunque, è bene ricordare ai maschietti che, per ottenere una misura da confrontare con il nomogramma dello studio, bisogna attenersi scrupolosamente alla metodologia standard: si parte dall'osso pubico e si termina sul glande, alla fine del pene, comprimendo l'eventuale grasso addominale che sporge in avanti. La circonferenza, invece, può essere misurata indifferentemente alla base o alla metà dell'organo. "Speriamo che il nostro studio", conclude Veale, "possa aiutare gli uomini a correggere la visione distorta che hanno del proprio pene - spesso tendono a sottostimarne le dimensioni - e di quello degli altri, per cui commettono l'errore opposto". Ora correte pure a misurarvi, se proprio non riuscite a farne a meno.





Abbiamo creato un SITO
per Leggere Le Imago
Poni una Domanda
e Premi il Bottone il
Sito Scegliera' una Risposta a Random
Tra le Carte che Compongono il Mazzo
BUON DIVERTIMENTO
gratis

PER TABLET E PC

LE IMAGO
.

 ANCHE

PER CELLULARE


NON SI SCARICA NIENTE
TUTTO GRATIS


DOMANDA
CLIK
E
RISPOSTA

FAI VOLARE LA FANTASIA 
NON FARTI RUBARE IL TEMPO
 I TUOI SOGNI DIVENTANO REALTA'
 OGNI DESIDERIO SARA' REALIZZATO 
IL TUO FUTURO E' ADESSO .
 MUNDIMAGO
http://www.mundimago.org/
.

.

giovedì 24 dicembre 2015

LA BARBA



La cute dei giovani che si apprestano per la prima volta a radersi - spiega Corinna Rigoni, dermatologa all' Università degli Studi di Milano - è spesso caratterizzata da foruncoli o produzione eccessiva di grasso. Si tratta, in genere, di disturbi lievi che si manifestano intorno ai 14 anni e tendono a scomparire o a ridursi durante la crescita. «Di tutt’ altro genere - prosegue la dottoressa Rigoni - sono gli inconvenienti causati proprio dalle prime rasature: tagli, arrossamenti, irritazioni, allergie da contatto, eritemi, desquamazione. In genere dovuti all’ inesperienza nella scelta e nell’ impiego degli "strumenti da lavoro""». «Se sono presenti acne, foruncoli, ipersebborrea si consiglia di utilizzare anche come dopo barba sostanze dermo-purificanti, come, per esempio, quelle che contengono l' olio dell' albero del tè, per ridurre sia l' eccessiva produzione di sebo sia il rischio di infezioni batteriche» dice l' esperta. «In caso le infezioni ci siano già: usare rasoi usa e getta». Ci sono, poi, regole valide per tutti. Quando la barba cresce lentamente, in modo non omogeneo e basta una rasatura settimanale, è preferibile usare il rasoio manuale, da passare nel senso del pelo, poi in senso contrario solo dove occorre. Utile applicare una lozione prebarba, in crema o fluida, conforme alla tipologia della cute (anti-arrossamento, lenitiva e così via). Successivamente, applicare un prodotto da barba di buona qualità (le formulazioni in gel sono tra le più delicate), in grado di produrre una schiuma densa e di facile assorbimento. Ottimi anche i lubrificanti (in sapone o crema), a base di oli vegetali e glicerina. Per le pelli più sensibili: schiume a base di aloe. Il dopobarba sarà a base di sostanze calmanti (camomilla) per pelli che si arrossano, a base di allantoina per proteggere dalle irritazioni, specifico per chi soffre di acne.

Per i nostri padri la barba era il simbolo della ribellione, della trasandatezza ostentata per dispetto. Oggi è diventata un’arma di seduzione, un vezzo che si concede anche l’uomo meno attento alle mode e che fa gioire i pigri del rasoio. Vero e proprio must, il viso irsuto è in grado di cambiare completamente l’aspetto di un uomo, rendendolo più attraente e sensuale. Tutto sta nell’individuare i tipi di barba che meglio si adattano al proprio volto.

La Mutton chops o Friendly mutton chops è la barba che cresce in corrispondenza delle basette, delle guance e dei baffi, ad eccezione del mento. Un effetto-Wolverine, per intenderci, che dona equilibrio a chi ha la fronte e il mento allungati.

Chin Curtain è ottimo per un viso rettangolare, questo taglio è quello che ci vuole per ammorbidire le spigolosità e mettere in risalto lo sguardo. Da provare anche le varianti Short Boxed beard, Ducktail e French Fork, più folte e con pizzetto incluso.

Chin Puff, insieme alle varianti Van Dyke, Balbao, Sparrow, Pizzetto, Zappa e Mosca, aggiunge un po’ di durezza ad un viso rotondo. Se avete un viso da ragazzino o paffuto anche a 30 anni suonati e volete darvi un tono, è quello che fa per voi. Vi basterà modellare la peluria su mento e baffi, scegliendo la lunghezza che preferite.

Petit Goatee insieme ai modelli Anchor e Hollywoodian è quello che ci vuole per ammorbidire i visi quadrati. Fate crescere la barba sul mento, con o senza baffi e basette, e mantenete la lunghezza per acquistare profondità.

Fu Manchu dona a chi ha gli zigomi pronunciati ed il mento piccolo. Basterà modellare la lunghezza di mosca e baffi che vanno ad incorniciare la bocca e lasciare il mento sbarbato per ottenere maggiore simmetria.

Pizzetto è la scelta ideale per chi ha il viso triangolare e a diamante. Fatevi crescere la barba sul mento e regolatene con cura la lunghezza. Valide alternative sono anche gli stili Anchor e Van Dyke.

Gli uomini dal viso ovale sono i più fortunati perché qualsiasi tipo di barba sceglieranno gli starà a pennello, avranno solo l’imbarazzo della scelta..



Ma se (ancora) non avete ben chiaro che forma abbia il vostro viso e volete andare a colpo sicuro, optate per la barba incolta. Sta bene praticamente a tutti e dona quell’aspetto un po’ selvaggio che piace tanto alle donne. Occhio però alla lunghezza, che va mantenuta sui 2-3 millimetri al massimo per evitare l’effetto-clochard.

Che la virilità corra sul filo del pelo che ammanta viso e corpo di uomini maturi è elemento di difficile sorpasso per i sensi femminili, che potranno anche lasciarsi influenzare dalle mode che vogliono il maschio liscio come una pesca, ma che, alla fine, tornano sempre all’ancestrale attrazione della selvaggia orsaggine.

L’uomo con la barba piace. Punto. C’è poco da fare.
Ma il fascinoso dettaglio, oltre ad essere un apprezzato orpello che attira le estimatrici e apportare benefici salutari al soggetto che se ne fregia, può essere anche utilizzato come indicatore caratteriale della sua personalità, stando a quanto sostenuto dall’esperto in psicologia Dr. Allan Peterkin che ha stilato una sorta di ‘prontuario psicologico del barbuto’ a seconda del taglio di barba che usa portare.

1- La barba folta è tipica dell’uomo maturo: "Penso che molti la associno a una barba da accademico. Hanno anche delle connotazioni religiose (basti pensare a Mosé e Gesù). È un po' ‘old-fashioned’, ma sono in molti i giovani che la portano oggi".

2- Il pizzetto a punta è per un uomo bloccato nel passato: "Andava di moda negli anni '90, quando era un gesto dimostrativo. Alcuni uomini ancora lo portano, ma qualcuno che ho intervistato mi ha detto: 'se tuo padre o il tuo dentista la portano, forse è ora di cambiarla".

3- Barba corta per un uomo alla moda: "Se dai un'occhiata ai magazine per uomo quasi tutte le pubblicità hanno un uomo con la barba tenuta corta. Ogni tanto la si vede completa di baffi. La gente pensa sia semplice, che basti uscire così come si è dal letto e invece richiede cura".

4- ‘Alla Elvis’: si tratta di un uomo autoironico. "Tutti pensano ad Elvis, io invece ho in mente gli hipster di Brooklyn e i campus delle università dove gli uomini sperimentano molto con il proprio look. È un look giocoso".

5- Barba ‘sottogola’ è di un uomo che richiede attenzione che vuole che gli vengano fatte domande a proposito della sua barba. Per chi vuole sentirsi speciale e avere un look che non trova in ufficio o per strada".

6- Baffi sono tipici dell’uomo un po' presuntuoso. "Storicamente, è sempre stato il più chiacchierato dei tipi di barba. Negli anni '70, ha preso una connotazione sessuale, c'era il baffo da scambista, da attore porno e quello gay/bisex. Recentemente ha perso un po' questa connotazione. Credo che i giovani che portano i baffi siano abbastanza sicuri da sé da non interessarsi al giudizio altrui".

7- A forma di ferro di cavallo. Un uomo che si sente ribelle: “È sempre stato il baffo dei motociclisti e poi dei pugili".

8- ‘A manubrio’ è per un uomo piacevole e affascinante. "Viene in mente un barbiere, un gentiluomo di altri tempi... un uomo un po' vecchio stampo che beve tè sul portico".

9- Il pizzetto è per un uomo un po' anticonvenzionale. "Durante le guerre mondiali in America andava di moda il look pulito. Poi, ogni decina d'anni si aggiungeva un po' di barba. Negli anni '50 è diventato il pizzetto e negli ani '60 è stato adottato dagli hippies".

10- Il "Mutton chop" è del gentiluomo dal cuore grande. "Quello che viene in mente è un gentiluomo vittoriano con un monocolo o un generale d'altri tempi. È molto vittoriano come stile".



Abbiamo creato un SITO
per Leggere Le Imago
Poni una Domanda
e Premi il Bottone il
Sito Scegliera' una Risposta a Random
Tra le Carte che Compongono il Mazzo
BUON DIVERTIMENTO
gratis

PER TABLET E PC

LE IMAGO
.

 ANCHE

PER CELLULARE


NON SI SCARICA NIENTE
TUTTO GRATIS


DOMANDA
CLIK
E
RISPOSTA

FAI VOLARE LA FANTASIA 
NON FARTI RUBARE IL TEMPO
 I TUOI SOGNI DIVENTANO REALTA'
 OGNI DESIDERIO SARA' REALIZZATO 
IL TUO FUTURO E' ADESSO .
 MUNDIMAGO
http://www.mundimago.org/
.

.

giovedì 17 dicembre 2015

GLI UOMINI CON IL RIPORTO



Calvo è bello. Calvo è saggio. Calvo è intelligente. Calvo è... Insomma è tutto. Non erano forse pelati (va da sé che inclusi sono gli stempiati) Socrate o Shakespeare? Giulio Cesare o Cezanne? E non si può certo dire che Sean Connery (da agente 007 indossava un toupet), William Hurt e Luca Zingaretti (l’ apoteosi) non siano sexy! E’ che tra «riportini» a sinistra, destra o al centro e lunghezze esagerate su basette e «coppini» per distrarre l’ attenzione dalle piazze cui sopra - per non parlare di improbabili caschetti fuori età. Uno studio sulla calvizie è uno studio sulla natura umana dice uno scrittore. La superficialità e la vanità sono sotto gli occhi di tutti e in ogni dove. L’ illusione di chi è convinto che sia impossibile individuare la sua parrucca o il suo riportino è al tempo stesso esilarante e deprimente». E siccome le statistiche vanno per assonanza (tre trentenni su dieci sono calvi e stanno perdendo i capelli; poi quattro quarantenni sui dieci; cinque cinquantenni su dieci e così via) Baldwin ha deciso che raccontare le storie dei pelati più famosi al mondo, gli aneddoti, gli errori e le leggende fosse il modo migliore per arrivare ai quaranta validi motivi per andare fieri della propria pelata. A cominciare dal fatto che (al contrario di quanto pensano i signori) nessuno riesce mai a capire l’ età dei calvi; che ci si guadagna in sicurezza e accettazione di sé; che è igienicamente più facile curarsi; che la «piazza pulita» incute rispetto; che è più semplice da baciare; che non si perde più tempo dai parrucchieri chiacchieroni; che i malocchi stanno lontani. Trapianti e riporti, però, in politica. E qualche calvo coraggioso (da Churchill a Mitterrand). «Ma non, ahimè, in Usa», dice Baldwin. Oltreoceano vale sempre la legge di Noble («The hirsute tradition in American Politics»): «A pari condizioni, un calvo non potrà mai essere eletto presidente degli Stati Uniti». Tanto è vero che nel ’ 72 George McGovern non riuscì a battere Richard Nixon: si ritirò quando scoprirono che indossava un toupet. E dovettero faticare non poco Carter e Clinton per ricreare l’ immagine giovanile e vigorosa di una chioma alla John F. Kennedy. Fissazione tutta americana quella dei capelli se è vero che fra i divi c’ è persino chi si attaccò la parrucca col mastice (Tony Curtis) o chi, non contento del riporto, si fece ritoccare (Kevin Costner in «Guardia del corpo») al computer le piazze! Ma la «modernità» è Bruce Willis che dichiara in tv: «La calvizie è il modo in cui Dio ti fa vedere che sei solo un essere umano».  Dall’ antichità si è data ogni tipo di colpa alla perdita dei capelli che in realtà ha a che fare con una combinazione fra testosterone ed ereditarietà. Ma nei secoli sono stati accusati: il sesso (il troppo - dicevano - fa cadere le chiome perché toglie calore al bulbo); l’ intelligenza (i cervelli sviluppati o in attività premono e non permettono una buona irrorazione, sempre al bulbo); le dieta (ora troppa carne, ora troppa verdura); l’ empietà (per via del fatto che le guide religiose avessero sempre chiome rigogliose!); gli choc (questo è vero ma si tratta di «alopecie» particolari); il riso (inteso ridere, perché negli anni Cinquanta gli studiosi avevano notato che le scimmie avevano facce statiche sì, ma pelose)! I rimedi? Fra i più terrificanti: dagli sterchi vari, alle leccate di mucca, al latte di pipistrello, alle ragnatele, alla pipì sino al cerume. E poi ortiche, bacche di mirra, denti di cavallo tostati, serpenti, lanolina, fulmini (sì, fulmini) e paraffina. Giusto per ricordarne qualcuno. Oggi?  Ma non era che calvo è bello?

Ardita terza via tricologica fra la calvizie e il trapianto chirurgico, il riporto nell'immaginario lombrosiano è indice di doppiezza sfuggente, di subdola untuosità, di sottile ipocrisia. Falsificazione dell'idea stessa di scriminatura, non sta né di qua, né di là. Chi sceglie il riporto è un pavido, perché non ha il coraggio di rasarsi del tutto i capelli. E un mellifluo, perché vuole convincerti bassamente di averli.
Chi lo porta, il riporto, è un sofista del pelo, un azzeccagarbugli cutaneo, un infido doppiogiochista. Sarà per questo, forse, che l'acconciatura posticcia eccelle tra gli uomini di legge e tra i politici. I quali, a caso, sono famosi per spaccare il capello in quattro. O cercare il proverbiale pelo nell'uovo.
È un magistrato Alfonso Marra, presidente della Corte d'appello di Milano, impresentabile riporto raccomandatizio, tinto di colori oscuri. È un politico di lungo pelo l'onorevole Gerardo Bianco, deputato in nove legislature, esponente di quattro partiti e titolare di un imponente riporto da prima Repubblica, poi azzerato dalle Mani pulite di un colluso barbiere di Montecitorio. Ed è avvocato e politico, sintesi pilifera delle sottigliezze proprie della professione leguleia e dell'arte di governo, il presidente del Senato Renato Schifani. Il cui gattopardesco riporto, di una lunghezza che stava in sezione aurea con il diametro degli occhiali da archivista, divenne a un certo punto un affare di Stato, oltre che una questione di decoro istituzionale. Tanto da costringere pietosamente il Premier ad intimargli, come si disse, di dargli un taglio. In nome del popolo italiano e pure della decenza televisiva. Berlusconi Deus ex forbice.
Per secoli tollerato dalle convenzioni sociali che vedevano nella rasatura totale un atto di arroganza e nella calvizie un sintomo di scarsa virilità, il riporto dei capelli è oggi in caduta libera, vittima di una cultura spietata della perfezione corporea che impone o una nuca cinematograficamente levigata alla Luca Zingaretti, oppure un tupé sportivamente glamour alla Andre Agassi. Anche la semicalvizie, di questi tempi, è in crisi.



Eppure, la Storia riporta celebri e celeberrimi casi. Giulio Cesare, generale, dittatore e divus, non ebbe paura né dei Britanni né dei Galli né degli Elvezi né dei senatori romani, i peggiori di tutti. Ma era terrorizzato dalla calvizie, sovente soggetta alla derisione dei suoi nemici. Anche prima del furore della battaglia, dicunt, Cesare si dedicava a tirarsi sulla fronte, dalla sommità del capo, gli scarsi capelli. E fra tutti gli onori che gli furono conferiti dal Senatus populusque romanus nessuno ricevette e praticò più volentieri del diritto a portare sul capo una (coprente) corona d'alloro. Alopecia iacta est.
Napoleone, orgoglioso e vanitoso com'era, odiava due cose in uguale misura: gli inglesi e l'incipiente calvizie. Per vincere la quale ricorreva, nella toilette quotidiana, al deprecabile riportino, conscio che un taglio o un'acconciatura sbagliata possono trasformarsi in una tragedia. Sia in guerra sia in amore, sia in politica sia in televisione. Dove, peraltro, il riporto o parrucchino catodico ha fatto la fortuna di altrimenti anonimi giornalisti, come il telecronista di 90° minuto Franco Strippoli da Bari, oppure ha rinfoltito quella di sempreverdi capoccia dello schermo, come Aldone Biscardi. Professione riport.
L'inclemenza della natura può colpire democraticamente tutte le teste. Ma tra quelle baciate dalla fortuna epperò abbandonate dai capelli, quelle costrette per obblighi professionali a stare sotto i riflettori, rifulgono di più. Ecco perché il cinema e lo sport, in questo campo, hanno dato tanto. Il riporto col borsello di Lino Banfi nelle scollacciate commedie sexy all'italiana di viscida memoria. L'elegante riporto all'inglese di Bobby Charlton, che prima di ogni partita utilizzava come collante una miscela di the Twinings e lucido per scarpe Queen's Garden. L'incomprensibile riporto all'americana di Dan Peterson, Chattanooga Tennessee. Mmmhmmh, per me Numero uno. Oppure, negli stessi anni televisivi, Dick Van Patten alias Tom Bradford della Famiglia Bradford, che aveva otto figli Bradford e un riporto lungo 112 episodi.
Bislungo modello «Bar sport», spalmato «a mulinello», pomposamente «a turbante», liscio o gonfiato, unto o laccato, il riporto è un modo, come ogni pettinatura, per affermare il proprio carattere, per provocare scandali (o disgusti), per opporsi alle consuetudini sociali o anche soltanto per proclamare la propria filosofia di vita: «Poco è meglio di nulla», afferma cristianamente il riportato; «Nulla è meglio di poco», obietta nietzscheianamente il rasato.
Può essere un insulto alla povertà, come il miliardario Donald Trump che mostra con orgoglio il suo riporto imperiale senza aver pudore nel difenderlo: «Molti criticano la mia pettinatura. Ma io devo piacermi, non piacere». O uno schiaffo alla bellezza, come l'attore hollywoodiano Jude Law che pur con il suo affascinante «ritocco» nel 2004 fu eletto dalla rivista People l'«uomo più sexy del mondo». Chi ha detto che è meglio The Final Cut?
Maledizione geneticamente maschile, insormontabile barriera sociale e ultima spiaggia al di là dell'onore e della farmacologia, il riporto - che non maschera mai abbastanza e copre sempre troppo poco - è, come lo stereotipo teatrale del dubbioso Amleto, la metafora di una inquietante insicurezza. Spaventosa, come quello di Dario Argento. Incomprensibile, come quello di Celentano.

La parrucca, usata per convenzione sociale nel '700, non era assolutamente simile a veri capelli: corrispondeva ai capelli per un codice sociale. Mascheramenti di questo tipo sono le finte bionde diffuse tra i popoli mediterranei e di colore, i tacchi alti, le labbra al silicone e altri artifici che fingiamo di accettare come naturali.

Nel '900, un ruolo di questo tipo lo ha svolto il riporto, vale a dire lo stratagemma di pettinare i capelli laterali o frontali per coprire la calvizie della sommità.

Il riporto si forma nel tempo con l'abitudine di 'riportare' i capelli. Con l'espandersi della calvizie il riporto viene allungato fino ad attraversare la rosea sommità del capo con sottili strisce o con un velo vaporoso.

Il riporto non sostituisce i capelli perduti. Infatti si vede benissimo che il riporto non sono capelli. Non è un falso come la parrucca o il toupet. Il riporto mostra chiaramente che la persona è calva.

La società che offriva al riportato la protezione di una percezione socialmente controllata, nella quale il suo riporto era 'capelli', è scomparsa, vittima di una cultura spietata della perfezione corporea. Viviamo una vera crisi del riporto, che ha spinto molti semicalvi a passare alla rasatura, rinunciando a quel poco di capello che avevano. Prima era il contrario: la rasatura era vista quasi come un atto di arroganza, una ostentazione. Ma come, buttare via i pochi capelli che ci sono per non far vedere che si è un po' calvi?

Il passaggio dal riporto alla rasatura segna quindi una società meno tollerante delle piccole imperfezioni fisiche (al punto che il singolo si amputa dei pochi capelli pur di nascondere il suo handicap, che non può cancellare); oggi un neo peloso sul volto richiede l'immediato intervento chirurgico, ieri si portava per tutta la vita; meno solidale, meno disposta alla copertura collettiva della dignità dell'uomo maturo nascondendo i suoi difetti; più individualista, nella quale la difesa, il presidio e la responsabilità della propria immagine sono a carico solo del singolo. Oggi indossare un corpo rispettoso dei canoni estetici è un obbligo sociale quanto lo era nel '700 portare la parrucca.

La rasatura segna inoltre virilità, perché è nel cliché virile lo sprezzo dei maquillage e delle mascherature.

Di fatto non è così: la rasatura richiede più cura del riporto: togliete al rasato il suo rasoio per una settimana e tornerà ad essere un povero pelatino (se non è totalmente calvo).

Il rasato mostra di trovarsi a suo agio tra gli elementi naturali: la pioggia non gli bagna i capelli, il vento non li scompone; il sole lo abbronza; si lava la testa con una passata di mano. In realtà la mancanza di capelli crea problemi di sudorazione e insolazioni.

Il riportato vive invece nel timore della natura: la pioggia lo riduce a un pulcino bagnato, il sole rivela ancor meglio la sua mascheratura. Ma soprattutto è terrorizzato dal colpo di vento, che senza preavviso scoperchia il riporto sventolando la misera tendina come una bandiera.

La rasatura corrisponde a un'immagine di natura, una naturalità codificata, formalizzata, estetizzata. La stessa visione per cui Tarzan vive nella jungla con un gonnellino di pelle di leopardo e una ragazza di New York naufragata su un atollo se ne va in giro in tanga e scalza, con i capelli sempre puliti, come se fosse da subito in grado di resistere al sole, alle asperità del suolo e alle carenze igieniche.





Abbiamo creato un SITO
per Leggere Le Imago
Poni una Domanda
e Premi il Bottone il
Sito Scegliera' una Risposta a Random
Tra le Carte che Compongono il Mazzo
BUON DIVERTIMENTO
gratis

PER TABLET E PC

LE IMAGO
.

 ANCHE

PER CELLULARE


NON SI SCARICA NIENTE
TUTTO GRATIS


DOMANDA
CLIK
E
RISPOSTA

FAI VOLARE LA FANTASIA 
NON FARTI RUBARE IL TEMPO
 I TUOI SOGNI DIVENTANO REALTA'
 OGNI DESIDERIO SARA' REALIZZATO 
IL TUO FUTURO E' ADESSO .
 MUNDIMAGO
http://www.mundimago.org/
.

.

martedì 1 dicembre 2015

DEPILAZIONE INTIMA




Ultimamente, molte donne sembrano essere accondiscendenti ed entusiaste alla pratica della depilazione dei genitali, tecnica che prevede la completata rimozione dei peli anche nelle parti intime. Ciò che desta meraviglia, anche gli uomini sembrano essere sempre più propensi ad un intimo quasi del tutto depilato. E le motivazioni sono molto "maschiliste". Inizialmente, le donne famose della tv, mostravano un intimo molto castigato, alto in vita, che solitamente tendeva a coprire anche parte della coscia. Adesso, in giro, è possibile vedere slip sempre più striminziti, totalmente diversi da quelli che esistevano qualche anno fa. Se alcune donne preferiscono depilarsi completamente i genitali, vi sono altre che non sono totalmente d'accordo e non compiono una depilazione completa. Più che per un piacere personale, le donne si depilano anche in base ai gusti del proprio partner. Il pelo pubico per alcuni rimane comunque un elemento di attrazione, un elemento mediante il quale sedurre un uomo. Il pelo pubico esprimeva la natura femminile della donna e pertanto non era una vergogna mostrarlo, come capitava in passato quando le donne si recavano al mare. La donna moderna si affaccia su un mondo molto diverso rispetto a quello del passato e per integrarsi, decide di seguire la massa. La donna degli anni novanta è più emancipata, ama stare al centro dell'attenzione e si mette in discussione. In ogni caso, la domanda è questa: si può essere femminili in ugual modo senza depilazione? E' necessario sentire dolore anche se si può essere belle e affascinanti senza la depilazione? La risposta non è così semplice come sembra, poichè le donne si depilano, nella maggior parte dei casi, in relazione ai gusti del proprio partner. E la depilazione diventa sempre più "ampia". Si parte dall'inguine, per poi passare alla rimozione completa dei peli pubici, e divenire lisce come i genitali di un bambino.

Sebbene la tecnica della depilazione è alquanto dolorosa, essa va praticata ormai da chiunque in maniera più o meno ampia. La cosa che desta più meraviglia è che anche gli uomini sono propensi alla depilazione, nonostante i peli sono da sempre un simbolo di virilità. E loro hanno trovato anche il rimedio per non accusare dolore. La depilazione è una pratica richiesta anche dalla gente comune che semplicemente vuole provare a cambiare. La percentuale degli uomini che la richiede è in notevole aumento, forse perchè il business della depilazione è stato esportato ed accettato anche dal mondo maschile. Per ovviare il dolore causato dallo "strappo", gli uomini ricorrono addirittura ad antidolorifici. Gli uomini, differentemente dalle donne, non riescono a gestire il dolore, cioè hanno un grado di sopportazione inferiore a quello delle donne. Basti pensare al dolore provato dalle donne in fase di travaglio.  Secondo alcune indagini, gli uomini credono che i peli nascondano il proprio membro e per questo motivo, non sia effettivamente apprezzato dalle donne. In poche parole, la peluria nasconde le dimensioni. Un'altra percentuale di uomini dichiara l'idea del centro estetico è frutto della propria moglie o fidanzata. Se si depilano le donne per apparire belle ai propri partner, perchè non dovrebbero farlo quest'ultimi? La parità dei sessi si dimostra anche in questo campo.



Rimuovendo completamente i peli nelle parti intime, le donne si sentono più "pulite e in ordine", vale a dire si sentono al proprio agio e hanno meno difficoltà nel relazionarsi con il sesso opposto. La funzionalità dei peli è quella di proteggere a cute da microrganismi esterni ed a tempo stesso di bloccare tutto il materiale sporco. Per cui, la depilazione garantisce un grado di igiene maggiore rispetto alla folta peluria e va rimossa quando si deve compiere un parto naturale. Si è vero, la depilazione all'inizio è molto dolorosa, sopratutto a livello dei genitali, ma nelle sedute successive il pelo cresce più lentamente e diviene così sottile che quasi viene via quasi da solo. La depilazione può creare pruriti, e in qualche caso anche dolore, fa perder tempo e soldi, ma se è motivo di felicità e di benessere psicologico, ben venga, una persona può tranquillamente farlo. La depilazione deve essere pratica in centri estetici professionali e viene sconsigliata vivamente la ceretta casalinga. La depilazione dei genitali prevede anche la rimozione dei peli a livello anale, se richiesta. Se la ceretta viene compiuta in casa, si ha la possibilità che lo strappo venga compiuto scorrettamente per cui si verificheranno infiammazioni ed arrossamenti. Se lo strappo è eccessivamente violento, si può lacerare la pelle al punto tale che comincia a fuoriuscire del sangue. Al termine della seduta, si possono applicare dei prodotti che servono ad attenuare gli arrossamenti. Le creme consigliate sono a base di ossido di zinco e aloe. E' molto importante prendersi cura della propria pelle nella fase post-depilatoria. Se sfortuna vuole, si possono determinare anche delle infezioni da un semplice pelo incarnito. Il primo avvertimento è la presenza di pus all'interno del furuncolo stesso. Sebbene esistano diverse tecniche di depilazione intima, si predilige la ceretta (ch'è anche la tecnica più diffusa) e si sconsiglia vivamente il rasoio e le lamette.

Le professioniste del settore ultimamente stanno effettuando con maggior frequenza lo stile brasiliano, uno stile del tutto occidentale. Chi sceglie questo tipo di depilazione, presenterà un pube quasi completamente denudato. La Brasilian Style lascia sul pube solo un piccolo ciuffo di peluria al centro dei genitali. In ogni caso, ci sono molte possibilità per rimuovere i peli pubici, oltre lo stile brasiliano. La depilazione classica prevede la rimozione dei peli solo dall'inguine, la cosiddetta depilazione di pulizia. Si depila, mediante ceretta, l'intera gamba. E' il tipo di depilazione più tradizionale e non è particolarmente difficile, ne dolorosa. L'importante è distendere bene la zona da depilare, la quale non va piegata al momento dello strappo; si potrebbero presentare, successivamente, degli ematomi o ecchimosi. I peli presenti sul pube possono eventualmente essere tagliati, riducendone così la lunghezza. Infatti, anche quando il pelo è molto lungo può fuoriuscire dallo slip e non non ce ne accorgiamo. Il massimo grado della depilazione oggi esistente è quella all'americana, in cui non viene tralasciato alcun pelo. Le parti intime saranno lisce come la pelle di un bambino. Sicuramente è molto complessa e dolorosa, per cui è consigliato recarsi in centri estetici professionali e qualificati. In alternativa, esiste anche la depilazione laser. Essa si articola in più sedute.

Ma a cosa servono i peli pubici femminili e come venivano considerati nelle epoche passate? Al momento non esiste una teoria unica sulla funzione di questi peli, ma le più accreditate sono quelle che li collegano alla necessità di riscaldare e proteggere l'organo genitale femminile, notoriamente molto sensibile, e alla segnalazione della raggiunta maturità sessuale della donna, sinonimo di fertilità ed erotismo. Già nell'Antico Egitto le donne erano solite depilarsi i peli pubici, e lo facevano con un composto preparato con la resina, che eliminava con uno strappo veloce il pelo. Anche Greci e Romani, avevano una certa preferenza per il pube depilato e si servivano di una pinzetta ad hoc per realizzare la delicata operazione.
Si continuò così, tra stappi e composti, fino al 1500, quando la pratica entrò in una fase di declino e ritornò di moda solo dopo quasi 400 anni! L'evoluzione del gusto, e anche della biancheria intima, impongono alla donna una depilazione sempre più accurata. Finalmente nel dopoguerra fa così la sua comparsa il precursore delle moderne strisce depilatorie: una rivoluzione per la depilazione del pube (soprattutto rispetta ai metodi piuttosto barbari fin allora praticati). Rispetto alle donne dell'Antico Egitto, le donne moderne non hanno che l'imbarazzo della scelta per avere le proprie parti intime lisce e depilate, senza soffrire troppo.



I peli e la depilazione non sono più un argomento che riguarda esclusivamente le donne. Secondo i dati emersi da un sondaggio Ipsos condotto in Francia per conto di Nair, la tendenza è quella di "uomini con pochi peli o addirittura glabri". Il risultato? I signori scelgono la depilazione, a prescindere che si tratti del pube, del torso o della schiena.

Mentre in alcune civiltà e culture viene praticata da sempre (i nobili nell'antichità mostravano corpi completamente glabri; i musulmani si depilano completamente), nella nostra cultura la depilazione maschile è un'acquisizione più recente. Negli anni '60, Sean Connery faceva furore mostrando un torso interamente coperto di peli in James Bond, caratteristica che oggi non verrebbe più propriamente associata a un criterio di seduzione…

Secondo un sondaggio condotto in Francia da Ipsos, il 45% delle donne considera "ripugnante" una pelosità eccessiva. Trionfa quindi l'immagine del metrosessuale, un uomo alla David Beckham, per intenderci, che sfoggia un corpo senza peli e muscoloso, in qualche modo somigliante agli dei greci che tanto sanno accendere le fantasie.

Secondo Nathalie Dessaux, psicologa e sessuologa, sono svariate le cause da cui trae origine il nuovo fenomeno del "senza peli", prima fra tutte, la cultura del porno.

"Ci troviamo in un'area in cui la sessualità è marcata dalla cultura della pornografia. Infatti, mentre nei film a luci rosse degli anni '70, gli uomini erano pelosi, dagli anni '90 la tendenza predilige gli attori depilati", puntualizza la specialista. Si tratta di un'evoluzione sul grande schermo che condiziona e influenza la vita di uomini e donne. Tuttavia, a giudizio della sessuologa, questa non è la sola spiegazione.

L'aspetto estetico è un fattore preponderante, ma non deve trarre in inganno. Se alcuni uomini considerano il pube depilato come un mezzo attraverso cui ricercare l'eterna giovinezza, per Nathalie Dessaux in realtà le cose stanno diversamente. "Anche se è vero che un pube depilato assomiglia ai genitali di un bambino, non è comunque corretto parlare di ricerca della giovinezza. In ogni caso, la depilazione non toglie nulla alla virilità. E quando si chiede agli uomini perché si depilano, i motivi che adducono sono assai diversi. Se l'aspetto estetico e la prestazione sono le motivazioni principali, anche la morbidezza della pelle e la sensualità occupano un posto rilevante. Ormai per gli uomini essere "senza peli" rientra nei codici di seduzione. Una pelle depilata, infatti, non solo è più morbida per gli uomini ma anche per la partner e le sensazioni che si prova sono più interessanti quando gli uomini si depilano".

Anche le donne potrebbero rappresentare un fattore di influenza per gli uomini. "Oggi si associano di più i peli alla bestialità, per cui la morbidezza è più seducente", spiega la professionista. Peraltro, secondo lo stesso sondaggio, il 53% delle donne pensa che potrebbe chiedere al partner di depilarsi se lo considerasse troppo peloso; questa percentuale aumenta tra le più giovani. L'uguaglianza dei sessi passerebbe quindi anche attraverso un'uguaglianza in materia di depilazione intima?

Si adducono spesso anche motivazioni di ordine igienico, dal momento che i peli sono considerati la causa dei cattivi odori, affatto trascurabili nella sfera sessuale. Nathalie Dessaux rammenta che i peli esistono per un motivo specifico e che anch'essi entrano in gioco nei nostri rapporti sessuali. "I peli sono recettori di ferormoni. Gli odori vengono trattenuti dai peli e svolgono un ruolo preciso nell'attrazione fisiologica". Per questo non bisognerebbe privarsene del tutto.
Cosa ne pensano gli uomini dei peli pubici femminili? Ne sono attratti, schifati, indifferenti? Se lo è chiesto AskMen, che dopo un’inchiesta condotta su 5mila uomini ha tratto una serie di conclusioni riportate anche in un’infografica di Huffington Post.



Come preferisci che venga depilato il pube della tua donna? Hai mai lasciato una ragazza per come gestiva la sua depilazione intima? E ti sei mai sentito costretto a depilarti per far piacere alla tua donna? Queste le domande poste agli intervistati.

Per fortuna, i risultati della ricerca fanno ben sperare che gli uomini abbiano di meglio a cui pensare dato che il 91% degli intervistati ha dichiarato di non aver mai pensato di lasciare una donna solo per come si depilava (o NON si depilava) le parti intime.

Se spinti a manifestare comunque una preferenza, il 41% degli intervistati hanno ammesso di preferire un pube completamente depilato. Secondo il 38% di loro, invece, i peli pubici dovrebbero essere presenti ma ben curati, soprattutto nelle donne di una certa età. Il 15% si è detto senza preferenze e solo il 5% ha ammesso di preferire le donne e le loro parti intime… al naturale.

Secondo il 48% degli uomini coinvolti nel sondaggio, inoltre, non esiste alcuna pressione sociale o personale riguardo alla gestione dei propri peli pubici. Della serie: “il pelo è mio e me lo gestisco io!”.

Il monito arriva da ricerche universitarie condotte in Spagna e Stati Uniti: la depilazione totale delle parti intime può causare infezioni. Il rischio è quello della contrazione di cinque tipi di malattie, come herpes, funghi e anche sifilide. I casi sono in aumento negli ultimi anni, a rischio la salute dei giovanissimi a causa delle patologie trasmissibili sessualmente.

L'avviso arriva dall'Accademia spagnola di Dermatologia di Barcellona e dall'Health Center della Western Washington University. Il fenomeno quindi riguarda soprattutto i continenti europeo ed americano, dove questa tendenza è più diffusa; il numero dei casi è segnalato come in forte crescita. La depilazione totale della zona genitale è rischiosa per sé e per gli altri, a causa di infezioni trasmissibili durante il rapporto sessuale. Le infezioni sono causate dalla rimozione totale del pelo, che può portare alla comparsa di verruche genitali e del Papilloma virus (Hpv).

Non depilare totalmente la zona pubica sarebbe quindi una necessità per difendersi da malattie veneree e da infezioni come l'herpes. I ricercatori descrivono infatti come "assurda" questa moda, paragonandola all'eventuale epilazione di palpebre e sopracciglia. Il pericolo è esteso sia agli uomini che alle donne e il preservativo lo limiterebbe solo in parte.

Sono cinque le patologie riconducibili alla depilazione genitale e alle piccole ferite che questa provoca: condilomi (verruche, papillomi), herpes (febbre), forti irritazioni (funghi, tigna) impetigine (stafilococco o streptococco infezioni batteriche) e addirittura sifilide. Lo sfregamento della pelle tra le persone può portare a microrganismi sottocutanei e a conseguenti problemi.





Abbiamo creato un SITO
per Leggere Le Imago
Poni una Domanda
e Premi il Bottone il
Sito Scegliera' una Risposta a Random
Tra le Carte che Compongono il Mazzo
BUON DIVERTIMENTO
gratis

PER TABLET E PC

LE IMAGO
.

 ANCHE

PER CELLULARE


NON SI SCARICA NIENTE
TUTTO GRATIS


DOMANDA
CLIK
E
RISPOSTA

FAI VOLARE LA FANTASIA 
NON FARTI RUBARE IL TEMPO
 I TUOI SOGNI DIVENTANO REALTA'
 OGNI DESIDERIO SARA' REALIZZATO 
IL TUO FUTURO E' ADESSO .
 MUNDIMAGO
http://www.mundimago.org/
.

.