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domenica 4 ottobre 2015

I TATUAGGI INTIMI MASCHILI



Forse non tutti sanno che la passione per i tatuaggi porta alcuni a mettere gli amati disegni anche sugli organi genitali, ma non è una una buona idea.
Un uomo  si fatto un tattoo sul pene e seguito ha avuto un problema di priapismo ("Si definisce priapismo un’erezione peniena persistente che si protrae per molto dopo la stimolazione sessuale o non vi è correlata. Frequentemente esita in disfunzione erettile;costituisce così una emergenza urologica).
Il caso di priapismo indotto da tatuaggio è stato esaminato fisicamente, tramite relazione soggettiva e con valutazioni di laboratorio e radiologiche.

Si tratta di un uomo di 21 anni con un'erezione parziale del pene che perdurava da tre mesi. All'esame il pene presentava un tatuaggio sulla parte dorsale ed uno più piccolo sul glande. Il paziente ha inizialmente sostenuto che il tatuaggio era presente da anni, ma in seguito ha ammesso che il priapismo era iniziato appena fatto il tatuaggio tre mesi prima.
Il tatuaggio era stato realizzato da un professionista, con un ago manuale, ed un sanguinamento del tessuto profondo della parte aveva complicato l'operazione.

Al giovane i medici hanno diagnosticato una condizione di priapismo non ischemico e, rispetto ad un priapismo ischemico si tratta di qualcosa di più leggero che consente comunque di avere nuovo afflusso di sangue che continua quindi ad essere fluido. Se il priapismo fosse diventato ischemico il sangue sarebbe stato meno fluido e avrebbe potuto portare alla necrosi dell’area e a problemi più gravi, a volte letali: quando il priapismo è ischemico nel giro di poche ore i corpi cavernosi del pene rischiano di essere irrimediabilmente danneggiati.

Le normali eziologie del priapismo erano state verificate ed escluse, nel dettagli il trauma perineale, la leucemia, il tratto a cellule falciformi, infezione del tratto urinario, cause neoplastiche, tossiche e farmacologiche erano attivamente state ricercate ed escluse.
Il paziente non aveva problemi di alcol o di fumo. Il sangue aspirato dal pene era rosso brillante. Le misure dei gas nei corpi cavernosi confermavano alto ossigeno e bassa anidride carbonica che portavano a diagnosticare priapismo arterioso.

Non essendo possibile curarlo nella città curda dove si trovava, non essendo lo stato doloroso e perdurando una moderata funzione erettile durante i rapporti sessuali, non volendo sottoporsi ad intervento chirurgico il paziente ha preferito rimanere nella condizione data.
Concludendo, i tatuaggi dovrebbero essere aggiunti alle eziologie del priapismo non ischemico. Visto il caso, i medici sconsigliano la pratica del tatuaggio penile.



Il ragazzo che si è fatto tatuare sul pene la scritta “borow be salaamat M” che significa “buon viaggio M”, dove M è l’iniziale della ragazza appena tornato a casa ha iniziato a manifestare i primi dolori e dopo 8 giorni ha iniziato ad avere un’erezione apparentemente inspiegabile.

Il ragazzo si è fatto inserire uno shunt per drenare il sangue in eccesso; purtroppo però questa operazione è fallita e pare che almeno per il momento non voglia più farsi operare perché ora non ha più dolore nonostante le perdite di sangue e ha ancora una buona funzione erettile. Il 21 enne ha anche detto di non essersi pentito di questo tatuaggio; gli esperti invitano comunque a non farsi fare dei tatuaggi sul pene.

Si è fatto tatuare la proboscide di un elefante sul pene. Così un uomo di nazionalità croata ha voluto a tutti i costi “decorare” i propri genitali, noncurante degli avvertimenti sul dolore cui andava incontro.
Il personale di staff del saloon ha tentato di dissuadere il temerario cliente spiegandogli che sarebbe dovuto tornare almeno 10 volte per curare i dolorosi sintomi pruriginosi. Ma lui, imperterrito, ha insistito e ora orgogliosamente porta a spasso nei suoi pantaloni una “proboscide di elefante”.

“Cerchiamo di avvertire i clienti sulle scelte indelebili che stanno per compiere – ha detto uno dei tatuatori – perché i tatuaggi, specie in punti così bizzarri, sono difficili da rimuovere in un secondo momento. Ma spesso decidono di andare fino in fondo noncuranti dei rischi che corrono”.

“Pensandoci adesso, questa è forse la cosa più stupida che io abbia mai fatto“. Con questa eloquente frase un uomo di 34 anni, ha commentato ai tabloid britannici la surreale vicenda che lo ha visto protagonista. L’uomo, che ha 4 figli, ha  pensato bene di aggiungere un nuovo tatuaggio alla sua “collezione personale”. Stavolta, però, ha scelto un disegno decisamente discutibile: un enorme pene, che si è tatuato sulla sua gamba sinistra e che spunta in bella mostra quando indossa dei pantaloncini.

Quando la moglie si è accorta dell’idea geniale del marito, lo ha immediatamente cacciato di casa. “Eravamo a letto e ad un certo punto ho sentito mia moglie urlare“, spiega l'uomo, “evidentemente si era accorta del pene tatuato sulla mia gamba; così mi ha cacciato di casa e tutto sommato penso di essermelo meritato“.

Per la verità, come ha ammesso, i due avevano già qualche problema e il tatuaggio è stata la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso. Tuttavia l’uomo, al quale la moglie ha persino vietato di andare in piscina con la figlia, confessa di aver anche provato a riconquistarla, ma di non essere riuscito a mettere da parte il denaro per cancellare il tatuaggio. E ora ha il morale a terra: “Mi ha lasciato e sono devastato, non avevo idea di come una cosa fatta per gioco potesse rovinarmi la vita“.





domenica 5 luglio 2015

PRIAPO



Priapo è un’antica divinità greca e romana. Veniva rappresentata come un piccolo uomo barbuto dotato di un fallo enorme. Secondo i Romani era nato dall’amore illegittimo tra Afrodite e Zeus (per i Greci il padre era invece Dioniso) e fu trasformato in un personaggio osceno da Era, moglie gelosa del re dell’Olimpo. Priapo era simbolo dell’istinto sessuale e della fecondità maschile ed era protettore della natura e custode di orti e giardini. 
Abbondante, ma inutile. Nelle case romane le statuette che lo raffiguravano venivano usate come spaventapasseri e amuleti contro il malocchio. Il gigantesco fallo di Priapo non viene però utilizzato a dovere: il dio, un personaggio ridicolo che colleziona insuccessi, è infatti impotente. Si chiama priapismo la malattia nella quale il pene resta sempre dolorosamente eretto, 
senza che si provi piacere.




Priapismo: cosa è?
Il priapismo è un disturbo andrologico che provoca una erezione anomala, anche in assenza di desiderio sessuale. Questa erezione patologica tende a scomparire solo alcune ore dopo aver raggiunto l'orgasmo che può provocare anche un forte dolore.

Quali sono i sintomi del priapismo?

Il priapismo può essere classificato in due tipologie:

- priapismo ischemico a basso flusso
- priapismo non ischemico ad alto flusso

Nel primo caso, detto anche priapismo venoso, l'asta del pene si presenta rigida e il glande più morbido e dolente.

 Nel secondo caso, priapismo arterioso, il pene si presenta caldo e non troppo eretto

Chi sono i soggetti colpiti da priapismo?
Questa condizione patologica può colpire soggetti di tutte le età, seppure si verifichi soprattutto nei pazienti di età compresa tra i 5 e i 10 anni, i 20 e i 50 anni. I bambini con priapismo, manifestano questo disturbo in relazione ad altre patologie, come l'anemia falciforme o neoplasie. Negli adulti, il priapismo può verificarsi a seguito di anemia falciforme, leucemia, prolungata attività sessuale, lesioni del midollo spinale, tumore della prostata, traumi del perineo e dei genitali, o per l'assunzione di psicofarmaci, ormoni maschili, anticoagulati, alcool e droghe come la cocaina.


Priapismo: qual è la cura?

La terapia per il priapismo mira a svuotare il pene dal sangue per riattivare la normale circolazione. Lo specialista inietta dei farmaci che servono ad interrompere l'erezione. Se la terapia farmacologica non è sufficiente, si ricorrere ad un intervento chirurgico per effettuare uno scarico artificiale del sangue venoso contenuto nel pene.

Nel caso di priapismo ad alto flusso si agisce chiudendo l'arteria cavernosa rotta attraverso l'inserimento di una sottilissima sonda che, attraverso l'albero arterioso, rilascia sostanze dense che provocano la chiusura dell'arteria rotta.

Quali sono le possibili complicazioni del priapismo?
A volte, se non si agisce in tempo, il sangue intrappolato nei corpi cavernosi del pene si coagula, provocando danni ischemico necrotici delle strutture dell'organo. La conseguenza, nei casi più gravi in cui non si è intervenuto è una impotenza definitiva, da trattare solo con l'applicazione di protesi peniene.


Priapismo

Il priapismo è un'erezione patologica del pene, non spontaneamente riducibile, spesso dolorosa, prolungata oltre le 4-6 ore, persistente anche dopo l'eventuale orgasmo e comunque non necessariamente correlata a stimoli sessuali.
Se non viene trattato in tempi utili, il priapismo - oltre a risultare piuttosto fastidioso ed imbarazzante - determina lesioni permanenti ai tessuti del pene, esitando in disfunzione erettile (impotenza). priapismoE' quindi importante che ogni uomo sappia riconoscere quest'emergenza urologica, soprattutto alla luce del sempre più diffuso ed indiscriminato utilizzo, a scopo ricreativo, di farmaci contro la disfunzione erettile (viagra, levitra, cialis, papaverina, alprostadil ecc.).
Il termine priapismo deriva da Priapo, dio greco della fertilità, figlio di Afrodite, dotato di un membro mostruosamente pronunciato in lunghezza e rigidità.
Sintomi e classificazione

Le varie forme di priapismo vengono suddivise in due grandi categorie: quelle ischemiche o a basso flusso (priapismo venoso) e quelle non ischemiche o ad alto flusso (priapismo arterioso). Le prime, assai più frequenti, si caratterizzano per la particolare rigidità dell'asta del pene (il glande, al contrario, è tipicamente morbido), che si presenta dolente. Nel priapismo arterioso, invece, il pene appare caldo, eretto ma non troppo rigido, quindi comprimibile e generalmente indolore.
Pazienti con priapismo ischemico possono sviluppare anche delle forme intermittenti, sperimentando nel tempo ripetuti episodi erettivi intervallati da altri di detumescenza. Questo tipo di priapismo colpisce soprattutto i pazienti con patologie ematologiche.

Cause e conseguenze del priapismo

Il priapismo è una condizione abbastanza rara, che più che veri e propri fattori causali riconosce numerosi, possibili, elementi predisponenti. Nella maggior parte dei casi si osserva tra i 5 ed i 10 anni e tra la seconda e la quinta decade di vita; nell'infanzia, la causa principale è rappresentata dall'anemia falciforme, mentre nell'età adulta il priapismo è più spesso correlato a cause farmacologiche. Nella maggior parte dei casi, inoltre, il fenomeno si presenta nella forma a basso flusso; come anticipato, in simili circostanze si parla di priapismo venoso. In questi casi, infatti, l'erezione prolungata è dovuta al mancato deflusso di sangue venoso dal pene, con conseguente ristagno ematico all'interno dei corpi cavernosi. Dopo qualche ora, in assenza di un ricambio ematico, le cellule muscolari lisce iniziano a soffrire per la carenza di ossigeno; lo stato di acidosi locale, con aumento della viscosità ematica, ed edema delle trabecole, favorisce il mantenimento dello stato di priapismo, ostacolando il drenaggio ematico. Quando l'anossia diviene particolarmente prolungata, la carenza di ossigeno provoca necrosi e fibrosi delle cellule muscolari, esitando in deficit erettile permanente. Per questo motivo il priapismo a basso flusso - a differenza di quello arterioso - costituisce un'emergenza urologica, con un rischio di complicanze che cresce progressivamente nel tempo.

Il priapismo venoso può essere causato da numerose malattie sistemiche del sangue, quali leucemie, anemia drepanocitica (o falciforme), talassemie, policitemie, coagulopatie, emofilia, diseritropoiesi e tromboacitoastenia. Altre volte entrano in gioco fattori neuromuscolari con alterazione dei meccanismi regolatori dell'erezione, malattie sistemiche (come il diabete), ma anche cause neoplastiche, infettive, allergiche, tossicologiche (avvelenamento da morso della vedova nera o puntura di scorpioni) e farmacologiche. Riguardo a queste ultime, una delle cause più comuni di priapismo nell'adulto è legata all'iniezione intracavernosa di farmaci inducenti l'erezione, come la papaverina, la fentolamina o la PGE1 (alprostadil). Più rari appaiono invece gli episodi di priapismo legati all'abuso di farmaci di nuova generazione, come sildenafil, tadalafil e vardenafil. Tra gli altri medicinali che possono favorire l'insorgenza di priapismo ricordiamo gli antidepressivi fluoxetina e bupropione; farmaci impiegati contro i disturbi psicotici, come il risperidone e l'olanzapina; principi attivi contro l'ansia, come il diazepam; anticoagulanti come il warfarin (Coumadin) e l'eparina. Infine, non dobbiamo dimenticare che il priapismo può essere scatenato anche dall'alcolismo e dall'abuso di droghe come la cocaina, la marijuana e l'ecstasi.

Il priapismo ad alto flusso è meno comune di quello ischemico ed è legato ad un aumento del flusso arterioso nei corpi cavernosi, non sufficientemente smaltito dalle normali vie di deflusso venoso. Nella maggior parte dei casi è provocato da un trauma genito-perineale, che può danneggiare un ramo dell'arteria cavernosa creando una fistola artero-venosa (comunicazione patologica diretta tra vene ed arterie). In virtù della ricca ossigenazione del sangue arterioso, in questi casi non vi è alcuna ripercussione sulla capacità erettile del pene.

Cosa fare in presenza di priapismo

In presenza di priapismo a basso flusso dev'essere istituito un rapido intervento terapeutico per tenere sotto controllo il dolore e prevenire la disfunzione erettile secondaria a fibrosi dei corpi cavernosi. Uno step importantissimo è dato dalla diagnosi e dalla corretta identificazione delle cause d'origine, per poi prevenire la comparsa di recidive. In caso di priapismo a basso flusso, comunque, è bene concentrarsi innanzitutto sulla correzione del drenaggio venoso.
Le strategie terapeutiche meno aggressive risolvono la maggior parte dei casi di priapismo; è quindi raccomandato iniziare da queste. Il trattamento d'urgenza del priapismo venoso, pertanto, prevede innanzitutto l'aspirazione di sangue dai corpi cavernosi con o senza irrigazione di fisiologica non eparinata. In caso di fallimento del precedente intervento, si procede ad iniezione intracavernosa di simpaticomimetici, effettuata iniettando sostanze vasocostrittrici nei corpi cavernosi del pene, come fenilefrina, norepinefrina, etilefrina, epinefrina e metaraminolo. A tal proposito, bisogna fare attenzione agli effetti sistemici legati all'eventuale entrata in circolo di queste sostanze. Anche il ghiaccio, applicato su un panno per evitare ustioni, esplica un'azione vasocostrittrice aumentando il tono simpatico, quindi stimolando la contrazione delle cellule muscolari lisce vasali; tuttavia, per quanto illustrato nell'articolo, dinanzi ad un episodio di priapismo è bene recarsi immediatamente al pronto soccorso per scongiurare lesioni permanenti.
Per il trattamento del dolore è indicata la graduale transizione dai FANS agli oppiacei.
Prima di optare per una soluzione chirurgica, è bene ripetere più volte la procedura di iniezione intracavernosa di simpaticomimetici. Nei pazienti in cui il quadro priapico non si risolve con la terapia medica, per determinare la detumescenza penina si può eseguire uno shunt artificiale veno-cavernoso o caverno-spongioso allo scopo di bypassare l'occlusione venosa, drenando il sangue in un'altra vena tramite una fistola artificiale.
Nei casi di priapismo a basso flusso, l'embolizzazione selettiva delle arterie responsabili del tramite fistoloso (occluso mediante utilizzo di sostanze di varia natura) è ormai diventata il trattamento di prima scelta. Le procedure descritte per il trattamento del priapismo venoso non sono invece indicate, sia perché prive di efficacia, sia perché l'elevato drenaggio venoso comporterebbe la diffusione sistemica dei farmaci iniettati localmente, con possibili effetti collaterali rilevanti. Inoltre, il priapismo arterioso non rappresenta un'emergenza medica ed è quindi bene attendere i risultati degli esami diagnostici.






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