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lunedì 2 maggio 2016

LA BIGOREXIA



In campo medico, per anoressia riversa, dismorfia muscolare, vigoressia o bigoressia, si intende un disturbo dell'alimentazione differente dall'anoressia nervosa; infatti, l'immagine finale della persona disfunzionale è opposta a quella del soggetto affetto da anoressia. Caratteristica peculiare di tale disturbo è la continua e ossessiva preoccupazione per quanto riguarda la propria massa muscolare, anche a discapito della propria salute.

L'ossessione non trova mai realizzazione, non importano i risultati ottenuti perché, in ogni caso, per la persona appariranno sempre inferiori a quanto voleva ottenere; il soggetto dedica la maggior parte del tempo a soddisfare questo suo desiderio, non dando importanza al resto della propria vita; può arrivare a fare uso di farmaci che aumentano la tonicità muscolare, che possono rivelarsi tossici per l'organismo. A causa di tali sollecitazioni innaturali, il soggetto corre maggiori rischi di complicanze fisiche.

I soggetti affetti da Anoressia riversa sono soliti commettere più di una tra queste azioni:

Osservarsi costantemente e ossessivamente allo specchio
Paragonare di sovente il proprio fisico con quello di altri
Provare stress se saltano una sessione d'allenamento in palestra o uno dei loro numerosi pasti
Domandarsi costantemente se hanno assunto abbastanza proteine ogni giorno
Assumere anabolizzanti potenzialmente pericolosi
Trascurare il lavoro, gli studi, la famiglia, e le relazioni sociali pensando solo ad allenarsi
Avere il presentimento di avere una muscolatura debole o sotto la media nonostante tutti i propri sforzi
Per venire diagnosticato con tale sindrome, il soggetto in esame deve mostrare i sintomi delineati per tipo e categoria dal Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders per il disordine dell'Anoressia Riversa, e non semplicemente apparire come eccessivamente interessato al culturismo o predisposto a comportamenti che altri definirebbero esagerati. L'Anoressia Riversa sta diventando sempre più comune per via delle pressioni socio-culturali sul fisico maschile, che possono indurre complessi di inferiorità soprattutto nei giovani.

L'Anoressia riversa è infatti particolarmente diffusa nei maschi, e solitamente appare sul finire dell'adolescenza o all'inizio dell'età adulta. I soggetti predisposti di solito sono già considerati dagli altri come dotati di un buon fisico, e spesso il disturbo è accompagnato da depressione.

Le cause sono essenzialmente di origine sociologica, in quanto i mass-media e la cultura di massa diffondono un'immagine pubblica degli uomini (così come per le donne) che, fisiologicamente parlando, è irreale e soprattutto artificiosa. Le persone possono così essere indotte a copiare questi modelli a costo della propria salute. Questo comportamento evolve spesso in un disturbo ossessivo-compulsivo appartenente alla categoria delle dismorfofobie.

Secondo una recente indagine, il numero di soggetti affetti da vigoressia in Italia sarebbe nell'ordine di 60.000 casi. Il medesimo studio ha consentito di verificare come la classe di età maggiormente colpita da tale disordine clinico, non sia più soltanto quella tipica della tarda adolescenza, ma sia perfino maggiore negli individui di sesso maschile di età compresa tra i 25 e i 35 anni, e al contempo si presentano con sempre maggiore frequenza casi di vigoressia anche tra persone adulte, spesso over 40, affascinate dall'idea di poter tornare nuovamente giovani in quanto possono esibire un fisico scultoreo. Situazione analoga a quanto già riscontrato in passato per altre discipline sportive, la cui pratica ossessiva venne definita come Sindrome di Highlander.



A soffrirne della Sindrome di Highlander sono diversi over 40 che conservano una spiccata tendenza di  competizione, autostima e sensazione di benessere. Colpisce più facilmente gli atleti che continuano l'attività dopo l'agonismo giovanile, o che - interrotta la pratica sportiva - la riprendono in età avanzata, oppure sedentari che pretendono di diventare atleti in età matura o avanzata. 
Negli individui colpiti da questa sindrome si creano sia la convinzione che l'esercizio fisico possa preservare da qualsiasi stato patologico, sia la tendenza a minimizzare sintomi e fattori di rischio pregressi o attuali. In pratica è l'eccesso di stima delle proprie capacità fisiche e mentali che porta a questa sindrome: spesso, infatti, i soggetti, siano essi sedentari o ex-atleti professionisti o semi-professionisti, tornano all'attività sportiva dopo un lungo periodo di inattività o di attività fisica saltuaria, spinti dal forte desiderio di tornare ad una miglior performance fisica o di eguagliare le prestazioni sportive espresse in età giovanile. 
Il fisico di un over 40 non può essere paragonato a quello di un ventenne o trentenne: per quanto in forma il primo non potrà mai competere con il secondo. Il consiglio degli scienziati, rivolto agli highlander, è dunque quello di lasciar perdere innanzitutto gli sport di “contatto” come il calcio ed il calcetto, e prediligere discipline individuali come il nuoto, la corsa e la bicicletta. In ogni caso, da evitare categoricamente sono gli scatti improvvisi. Simili sforzi, infatti, sono quasi sempre compiuti in condizioni di anaerobiosi, cioè senza consumo di ossigeno, e possono provocare repentini innalzamenti di pressione e del numero dei battiti cardiaci, mettendo a repentaglio la salute del cuore e dei vasi sanguigni. Va poi tenuto presente che è sempre meglio iniziare uno sport gradualmente e mai di colpo. Allo stesso modo è indispensabile tener presente che dopo una certa età muscoli, tendini e articolazioni necessitano di un tempo maggiore di recupero. 
Troppo spesso gli atleti sono convinti, a torto, che l'esercizio fisico possa preservare da qualsiasi malattia, e hanno la tendenza a minimizzare sintomi e fattori di rischio di ogni genere.  
Il troppo, come in tutte le cose, guasta, e anche se l'“accanimento” forzato alla gioventù si rivela talora una tentazione irresistibile, credendo che lo sforzo fisico dia un'opportunità in più, bisogna innanzitutto essere consapevoli dei propri limiti.

Ci sono persone che fanno colazione con una dozzina di albumi d’uovo o che prestano un’attenzione ossessiva al cibo, o di coloro che frequentano la palestra in modo compulsivo, magari anche con più sedute al giorno o di ultra quarantenni convinti di poter ritornare giovani praticando attività fisica come fossero dei ragazzini.

Secondo L’Istituto di Medicina dello Sport (FMSI) di Torino queste persone rappresentano il 20 / 30% degli abituali frequentatori delle palestre italiane sono affette dalla sindrome di Highlander e di Adone, tra le patologie che cominciano con una passione per l' attività fisica e sfociano in una maniacale attenzione per il cibo, costringendo il corpo a consumare più di ciò che assimila. In Italia il problema è diffuso ma non ci sono ancora dati chiari. «Si stima che tra il 20 e il 30% di chi va regolarmente in palestra abbia un atteggiamento ossessivo nei confronti del proprio aspetto», spiega Gian Pasquale Ganzit, vicedirettore dell' Istituto di Medicina dello Sport FMSI di Torino. 



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domenica 13 marzo 2016

GUANCE ROSSE


L'arrossamento del viso può essere causato da una malattia, un disturbo o una condizione sottostanti gravi, come shock anafilattico, alcolismo e infezioni. Le complicazioni correlate ad una malattia, un disturbo o una condizione non trattati o mal gestiti possono essere gravi. Inoltre, la presenza persistente di un viso arrossato può avere un notevole impatto sull'autostima e sull'immagine di sé dell'individuo.

I rossori sulle guance sono un problema piuttosto imbarazzante e antiestetico che solitamente interessa solo le pelli molto chiare e delicate. In genere questi rossori compaiono all'improvviso e alla radice possono esserci diverse cause (malattie cutanee, forti emozioni, “intolleranza” al sole...).

Fra le prime cause di arrossamento alle guance sono da menzionare alcuni disturbi e malattie cutanee.
Nei suoi stadi iniziali la couperose (un'infiammazione della pelle dovuta alla perdita di elasticità dei capillari), si manifesta spesso con improvvisi rossori alle guance (allo stadio finale il rossore è permanente e le venuzze, molto evidenti, formano una specie di reticolo).
L'eritrosi, malattia per certi versi simile alla couperose (è causata da capillari deboli e poco elastici), può far arrossare le guance.
La dermatite seborroica è un disturbo che esordisce con arrossamenti alle guance e progredisce con desquamazione della pelle.
La rosacea (o acne rosacea) è un disturbo cutaneo di tipo infiammatorio (è provocato da un’infiammazione delle ghiandole sebacee) che comporta arrossamenti alle guance e acne.

Le persone particolarmente emotive, sensibili e con la pelle chiara sono più predisposte agli arrossamenti delle guance: le emozioni infatti fanno attivare il sistema nervoso simpatico e questo provoca una dilatazione dei vasi capillari e un aumento del flusso sanguigno, con conseguente rossore alle guance. Sono spesso situazioni imbarazzanti o ansiogene (un esame, un colloquio di lavoro...) a causare rossore, ma alle volte anche emozioni positive e piacevoli possono far arrossare le guance.

Le pelli delicate e chiare possono essere interessate da arrossamenti alle guance anche a seguito di un'eccessiva esposizione al sole. I raggi solari infatti fanno emergere i piccoli capillari, che oltretutto vanno incontro a dilatazione.

Alcune medicine (determinati farmaci per il cuore, per la pressione e per il diabete) possono far arrossare le guance perché provocano dilatazione dei vasi sanguigni. Come temporanea conseguenza dell'assunzione di questi farmaci può quindi esserci una tendenza all'arrossamento delle guance. Tuttavia il sintomo di solito scompare dopo un certo periodo, una volta che l'organismo si è assestato e abituato alla medicina.



In alcune persone predisposte l'assunzione di determinati cibi che fanno dilatare i vasi sanguigni può rendere le guance paonazze! Si tratta dei cibi piccanti, di quelli troppo caldi, delle uova, dei formaggi, del cioccolato. Fra le bevande, le sostanze alcoliche fanno spesso arrossare le guance. Possono provocare quest'effetto anche alcuni tipi di conservanti alimentari.

Durante la menopausa le donne possono avere guance rosse perché si verifica un aumento del sangue in tutto il corpo. La causa è dovuta a un momentaneo aumento di alcuni ormoni prodotti da una ghiandola del cervello.

A volte, avere le guance rosse è indice di malattie più o meno serie, come nel caso del lupus eritematoso, malattia che interessa non solo la pelle, ma tutto il corpo, il quale reagisce a una sostanza ritenuta nemica mettendo in atto meccanismi di difesa.
Un’altra malattia è la policitemia, cioè un aumento del numero dei globuli rossi. Se a volte il disturbo è dovuto a una forma di leucemia, spesso la policitemia interessa i forti fumatori con malattie all’apparato respiratorio, come bronchite cronica o enfisema polmonare. In questi casi, l’organismo produce un maggior numero di globuli rossi per avere la giusta quantità di ossigeno di cui ha bisogno.
Anche chi ha la malattia di Cushing è a rischio di guance rosse. Questa malattia modifica l’attività del surrene, una piccola ghiandola poste sopra ogni rene, facendo produrre una maggiore quantità di alcuni ormoni.

In altri casi, le condizioni della pelle che causano l'arrossamento del viso possono essere ereditarie o svilupparsi in considerazione di fattori genetici o dell'avanzare dell'età.

Alcune cause di rossore persistente sono prevenibili mentre altre no. In alcuni casi, l'arrossamento del viso può essere prevenuto praticando una adeguata routine di igiene e protezione della pelle, come l'impiego di detergenti per il viso non irritanti o ipoallergenici e di creme solari.

In alcuni casi, il rossore del viso può essere un sintomo di una condizione grave, come ipertensione o alcolismo. In presenza di rossore inspiegabile, persistente o ricorrente, si consiglia di rivolgersi immediatamente al medico. La diagnosi precoce e il conseguente trattamento della causa sottostante possono ridurre il rischio di insorgenza di complicazioni gravi, come deturpazione o diffusione dell'infezione.




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sabato 21 novembre 2015

OCCHI STANCHI



Il contorno occhi è la zona del viso più soggetta alle cosiddette “rughe d’espressione”, zampe di gallina e solchi dell’epidermide davvero antiestetici.L’epidermide attorno agli occhi, quella di palpebre e occhiaie, è molto sottile e delicata, quindi i prodotti idratanti e nutrienti tradizionali per la cura del viso non sono indicati per trattare queste zone.

Quando la vita è una corsa continua, mangiamo male e poco e dormiamo anche meno, i nostri occhi ne risentono più che mai. Trascurare la propria salute non significa solamente rimandare l’appuntamento col medico, ma anche pretendere da noi stesse e dal nostro corpo gesta sovrumane e ritmi massacranti che ci portano all’accumulo di stress e sonno arretrato.

Per contrastare lo stress e agire attivamente per preservare la freschezza del nostro sguardo, dobbiamo innanzitutto, è proprio il caso di dirlo, aprire gli occhi quando ci guardiamo allo specchio e imparare a decifrare i segnali che i nostri occhi ci mandano quando siamo troppo stanche e stressate.

Quando affrontiamo periodi particolarmente stressanti, il nostro corpo produce naturalmente grandi quantità di cortisolo,  una sostanza che mette l’organismo in stato di allerta e ne inibisce la capacità di trattenere acqua. Risultato: l’epidermide si secca facilmente e si assottiglia progressivamente man mano che lo stress diventa cronico.

Il nostro viso così si disidrata e progressivamente perde luminosità, l’elasticità dei tessuti diminuisce e assumiamo il classico colorito spento da “nottata in bianco”.

Ma i danni della eccessiva produzione di cortisolo non si fermano qui: la pelle, privata di buona parte dell’acqua di cui avrebbe bisogno, inizia a disidratarsi, in particolare dove è più fine e delicata, ovvero sul contorno occhi: ecco che appaiono rughette mai viste prima e iniziano a fare capolino le zampe di gallina.

La riduzione delle ore di riposo notturno porta poi alla formazione di rigonfiamenti sotto gli occhi (le cosiddette “borse”) e contribuisce alla formazione di occhiaie sempre più scure man mano che l’insonnia aumenta.

E’ proprio nei periodi più impegnativi, quando lavoro e casa sembrano coalizzarsi per non farci fermare un minuto per prender fiato, che abbiamo più bisogno di distenderci. Il nostro viso ha un modo tutto speciale di manifestare le proprie necessità: improvvisamente assumiamo un’espressione stanca, la pelle perde luminosità e sembriamo invecchiate di due anni nel giro di qualche settimana.

Gli occhi stanchi sono un seccante disturbo oculare, che insorge solitamente quando si fa un uso impegnativo e protratto della vista.
A stancare notevolmente gli occhi sono diverse attività, come per esempio l'uso prolungato del computer, la lettura intensa o il guidare per molte ore consecutive un veicolo.
Le manifestazioni tipiche sono dolore e prurito oculare, occhio secco (o in alternativa occhio che lacrima), problemi di vista, mal di testa, dolore al collo ecc.
Dal punto di vista clinico, gli occhi stanchi non rappresentano un disturbo serio, tuttavia, in alcune circostanze, possono diventare così fastidiosi da richiedere determinati accorgimenti per prevenirne l'insorgenza.



Tra le varie cause, negli ultimi anni ha assunto una notevole importanza l'uso prolungato del computer; il disturbo oculare che ne deriva, infatti, è stato classificato anche come una vera e propria sindrome, nota col termine di sindrome da visione al computer.

L'utente deve posizionare lo schermo di fronte a sé, a una distanza minima di 50 centimetri, e non più in alto dei suoi occhi (pertanto, la vista dev'essere sempre orientata verso il basso). Se si indossano delle lenti bifocali, la posizione dello schermo deve permettere di usare correttamente gli occhiali di cui si fa uso; pertanto, se occorre abbassare ulteriormente lo schermo, è importante farlo.
Per capire se l'illuminazione della stanza è corretta oppure no, bisogna guardare lo schermo a computer spento. Se su di esso si notano i riflessi delle lampade presenti nella stanza o degli altri oggetti situati alle spalle dell'osservatore, bisogna correggere la posizione del computer.
Qualsiasi luce situata sopra o dietro l'utente è sbagliata.
È scorretto posizionare lo schermo davanti a una finestra o a un muro bianco. Inoltre, è altrettanto scorretto che ci sia una sorgente luminosa nelle vicinanze, in quanto la luce emessa da questa crea un riflesso fastidioso e, a lungo andare, controproducente.
La luminosità e la funzione di contrasto proprie del monitor vanno regolate nella maniera più opportuna e confortevole.
Lo schermo va pulito periodicamente, perché lo sporco e la polvere creano dei riflessi minimi, che affaticano la vista.
La posizione corretta della tastiera è circa all'altezza dei gomiti. Se è situata troppo in alto o troppo in basso, chi usa il computer assume delle posture errate, che sforzano la vista e fanno assumere ai polsi e al collo delle flessioni anomale.
I documenti scritti, di cui si potrebbe aver bisogno durante l'attività lavorativa, devono essere posizionati vicino al monitor, a una distanza leggibile. Così facendo, l'occhio è meno impegnato nella messa a fuoco e si stanca più tardi.
È importante distogliere lo sguardo dallo schermo ogni 15-30 minuti e prendere una breve pausa, magari guardando altrove. Inoltre, è altrettanto utile, almeno una volta ogni ora, alzarsi in piedi e fare qualche passo. Infine, se è possibile, è buona cosa chiudere di tanto in tanto gli occhi, per pochi istanti.
Battere sovente le palpebre umidifica e rinfresca l'occhio, prevenendone la secchezza. Coloro che trascorrono molte ore al computer per lavoro tendono a dimenticarsi di battere le palpebre, difatti soffrono spesso di occhio secco.
Le lacrime artificiali prevengono l'occhio secco e rappresentano un valido aiuto se ci si dimentica sovente di battere le palpebre.
È buona norma dotare la stanza in cui si lavora di un umidificatore, in maniera tale che l'aria non si secchi troppo, e non fumare.
I punti critici da massaggiare delicatamente con le dita e con il palmo della mano sono: la parte superiore e la parte inferiore della palpebre, le orbite, le tempie e gli zigomi. Il massaggio delle palpebre stimola la lacrimazione, mentre il massaggio delle orbite e delle altre aree citate rilassa i muscoli oculari.
Il riflesso creato dalla luce del monitor su certi occhiali da vista può affaticare l'occhio. Pertanto, in questi casi, è consigliabile munirsi di occhiali con lenti costruite appositamente per lavorare molte ore al computer.
Un esercizio di rilassamento molto efficace consiste nell'appoggiare i gomiti sul tavolo, coprire gli occhi con i palmi delle mani, chiudere le palpebre e respirare profondamente per 15-30 secondi. Tale esercizio, affinché sia efficace contro gli occhi stanchi, va ripetuto diverse volte al giorno.




Favoriscono la comparsa degli occhi stanchi tutte quelle attività lavorative che richiedono un uso molto intenso degli occhi, ma anche i disturbi della vista (miopia) e dei muscoli oculari, lo stress, la fatica, gli ambienti secchi e l'aria condizionata.

Gli occhi stanchi provocano:
Senso di dolore, di stanchezza, di bruciore e/o di prurito agli occhi
Occhi che lacrimano (epifora)
Occhi secchi
Visione offuscata o visione doppia
Maggiore sensibilità alla luce
Difficoltà nel mettere a fuoco la visione
Inoltre, a questi sintomi possono aggiungersi altri fastidi non propriamente oculari, come: mal di testa, dolore al collo, dolore alla schiena e dolore alle spalle.

Gli occhi stanchi sono solitamente una condizione passeggera. Tuttavia, se chi ne soffre non trae alcun giovamento dal riposo, è spesso soggetto al disturbo o nota che i sintomi peggiorano di volta in volta, è bene che richieda un consulto presso un medico specialista.

Gli occhi stanchi non sono un disturbo particolarmente serio; tuttavia, in alcuni frangenti, possono essere così fastidiosi e seccanti da rendere chi ne soffre incapace di concentrarsi a dovere.
La mancanza di concentrazione, specie tra le persone impegnate in particolari attività (come per esempio guidare), potrebbe avere spiacevoli conseguenze.








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domenica 5 luglio 2015

PRIAPO



Priapo è un’antica divinità greca e romana. Veniva rappresentata come un piccolo uomo barbuto dotato di un fallo enorme. Secondo i Romani era nato dall’amore illegittimo tra Afrodite e Zeus (per i Greci il padre era invece Dioniso) e fu trasformato in un personaggio osceno da Era, moglie gelosa del re dell’Olimpo. Priapo era simbolo dell’istinto sessuale e della fecondità maschile ed era protettore della natura e custode di orti e giardini. 
Abbondante, ma inutile. Nelle case romane le statuette che lo raffiguravano venivano usate come spaventapasseri e amuleti contro il malocchio. Il gigantesco fallo di Priapo non viene però utilizzato a dovere: il dio, un personaggio ridicolo che colleziona insuccessi, è infatti impotente. Si chiama priapismo la malattia nella quale il pene resta sempre dolorosamente eretto, 
senza che si provi piacere.




Priapismo: cosa è?
Il priapismo è un disturbo andrologico che provoca una erezione anomala, anche in assenza di desiderio sessuale. Questa erezione patologica tende a scomparire solo alcune ore dopo aver raggiunto l'orgasmo che può provocare anche un forte dolore.

Quali sono i sintomi del priapismo?

Il priapismo può essere classificato in due tipologie:

- priapismo ischemico a basso flusso
- priapismo non ischemico ad alto flusso

Nel primo caso, detto anche priapismo venoso, l'asta del pene si presenta rigida e il glande più morbido e dolente.

 Nel secondo caso, priapismo arterioso, il pene si presenta caldo e non troppo eretto

Chi sono i soggetti colpiti da priapismo?
Questa condizione patologica può colpire soggetti di tutte le età, seppure si verifichi soprattutto nei pazienti di età compresa tra i 5 e i 10 anni, i 20 e i 50 anni. I bambini con priapismo, manifestano questo disturbo in relazione ad altre patologie, come l'anemia falciforme o neoplasie. Negli adulti, il priapismo può verificarsi a seguito di anemia falciforme, leucemia, prolungata attività sessuale, lesioni del midollo spinale, tumore della prostata, traumi del perineo e dei genitali, o per l'assunzione di psicofarmaci, ormoni maschili, anticoagulati, alcool e droghe come la cocaina.


Priapismo: qual è la cura?

La terapia per il priapismo mira a svuotare il pene dal sangue per riattivare la normale circolazione. Lo specialista inietta dei farmaci che servono ad interrompere l'erezione. Se la terapia farmacologica non è sufficiente, si ricorrere ad un intervento chirurgico per effettuare uno scarico artificiale del sangue venoso contenuto nel pene.

Nel caso di priapismo ad alto flusso si agisce chiudendo l'arteria cavernosa rotta attraverso l'inserimento di una sottilissima sonda che, attraverso l'albero arterioso, rilascia sostanze dense che provocano la chiusura dell'arteria rotta.

Quali sono le possibili complicazioni del priapismo?
A volte, se non si agisce in tempo, il sangue intrappolato nei corpi cavernosi del pene si coagula, provocando danni ischemico necrotici delle strutture dell'organo. La conseguenza, nei casi più gravi in cui non si è intervenuto è una impotenza definitiva, da trattare solo con l'applicazione di protesi peniene.


Priapismo

Il priapismo è un'erezione patologica del pene, non spontaneamente riducibile, spesso dolorosa, prolungata oltre le 4-6 ore, persistente anche dopo l'eventuale orgasmo e comunque non necessariamente correlata a stimoli sessuali.
Se non viene trattato in tempi utili, il priapismo - oltre a risultare piuttosto fastidioso ed imbarazzante - determina lesioni permanenti ai tessuti del pene, esitando in disfunzione erettile (impotenza). priapismoE' quindi importante che ogni uomo sappia riconoscere quest'emergenza urologica, soprattutto alla luce del sempre più diffuso ed indiscriminato utilizzo, a scopo ricreativo, di farmaci contro la disfunzione erettile (viagra, levitra, cialis, papaverina, alprostadil ecc.).
Il termine priapismo deriva da Priapo, dio greco della fertilità, figlio di Afrodite, dotato di un membro mostruosamente pronunciato in lunghezza e rigidità.
Sintomi e classificazione

Le varie forme di priapismo vengono suddivise in due grandi categorie: quelle ischemiche o a basso flusso (priapismo venoso) e quelle non ischemiche o ad alto flusso (priapismo arterioso). Le prime, assai più frequenti, si caratterizzano per la particolare rigidità dell'asta del pene (il glande, al contrario, è tipicamente morbido), che si presenta dolente. Nel priapismo arterioso, invece, il pene appare caldo, eretto ma non troppo rigido, quindi comprimibile e generalmente indolore.
Pazienti con priapismo ischemico possono sviluppare anche delle forme intermittenti, sperimentando nel tempo ripetuti episodi erettivi intervallati da altri di detumescenza. Questo tipo di priapismo colpisce soprattutto i pazienti con patologie ematologiche.

Cause e conseguenze del priapismo

Il priapismo è una condizione abbastanza rara, che più che veri e propri fattori causali riconosce numerosi, possibili, elementi predisponenti. Nella maggior parte dei casi si osserva tra i 5 ed i 10 anni e tra la seconda e la quinta decade di vita; nell'infanzia, la causa principale è rappresentata dall'anemia falciforme, mentre nell'età adulta il priapismo è più spesso correlato a cause farmacologiche. Nella maggior parte dei casi, inoltre, il fenomeno si presenta nella forma a basso flusso; come anticipato, in simili circostanze si parla di priapismo venoso. In questi casi, infatti, l'erezione prolungata è dovuta al mancato deflusso di sangue venoso dal pene, con conseguente ristagno ematico all'interno dei corpi cavernosi. Dopo qualche ora, in assenza di un ricambio ematico, le cellule muscolari lisce iniziano a soffrire per la carenza di ossigeno; lo stato di acidosi locale, con aumento della viscosità ematica, ed edema delle trabecole, favorisce il mantenimento dello stato di priapismo, ostacolando il drenaggio ematico. Quando l'anossia diviene particolarmente prolungata, la carenza di ossigeno provoca necrosi e fibrosi delle cellule muscolari, esitando in deficit erettile permanente. Per questo motivo il priapismo a basso flusso - a differenza di quello arterioso - costituisce un'emergenza urologica, con un rischio di complicanze che cresce progressivamente nel tempo.

Il priapismo venoso può essere causato da numerose malattie sistemiche del sangue, quali leucemie, anemia drepanocitica (o falciforme), talassemie, policitemie, coagulopatie, emofilia, diseritropoiesi e tromboacitoastenia. Altre volte entrano in gioco fattori neuromuscolari con alterazione dei meccanismi regolatori dell'erezione, malattie sistemiche (come il diabete), ma anche cause neoplastiche, infettive, allergiche, tossicologiche (avvelenamento da morso della vedova nera o puntura di scorpioni) e farmacologiche. Riguardo a queste ultime, una delle cause più comuni di priapismo nell'adulto è legata all'iniezione intracavernosa di farmaci inducenti l'erezione, come la papaverina, la fentolamina o la PGE1 (alprostadil). Più rari appaiono invece gli episodi di priapismo legati all'abuso di farmaci di nuova generazione, come sildenafil, tadalafil e vardenafil. Tra gli altri medicinali che possono favorire l'insorgenza di priapismo ricordiamo gli antidepressivi fluoxetina e bupropione; farmaci impiegati contro i disturbi psicotici, come il risperidone e l'olanzapina; principi attivi contro l'ansia, come il diazepam; anticoagulanti come il warfarin (Coumadin) e l'eparina. Infine, non dobbiamo dimenticare che il priapismo può essere scatenato anche dall'alcolismo e dall'abuso di droghe come la cocaina, la marijuana e l'ecstasi.

Il priapismo ad alto flusso è meno comune di quello ischemico ed è legato ad un aumento del flusso arterioso nei corpi cavernosi, non sufficientemente smaltito dalle normali vie di deflusso venoso. Nella maggior parte dei casi è provocato da un trauma genito-perineale, che può danneggiare un ramo dell'arteria cavernosa creando una fistola artero-venosa (comunicazione patologica diretta tra vene ed arterie). In virtù della ricca ossigenazione del sangue arterioso, in questi casi non vi è alcuna ripercussione sulla capacità erettile del pene.

Cosa fare in presenza di priapismo

In presenza di priapismo a basso flusso dev'essere istituito un rapido intervento terapeutico per tenere sotto controllo il dolore e prevenire la disfunzione erettile secondaria a fibrosi dei corpi cavernosi. Uno step importantissimo è dato dalla diagnosi e dalla corretta identificazione delle cause d'origine, per poi prevenire la comparsa di recidive. In caso di priapismo a basso flusso, comunque, è bene concentrarsi innanzitutto sulla correzione del drenaggio venoso.
Le strategie terapeutiche meno aggressive risolvono la maggior parte dei casi di priapismo; è quindi raccomandato iniziare da queste. Il trattamento d'urgenza del priapismo venoso, pertanto, prevede innanzitutto l'aspirazione di sangue dai corpi cavernosi con o senza irrigazione di fisiologica non eparinata. In caso di fallimento del precedente intervento, si procede ad iniezione intracavernosa di simpaticomimetici, effettuata iniettando sostanze vasocostrittrici nei corpi cavernosi del pene, come fenilefrina, norepinefrina, etilefrina, epinefrina e metaraminolo. A tal proposito, bisogna fare attenzione agli effetti sistemici legati all'eventuale entrata in circolo di queste sostanze. Anche il ghiaccio, applicato su un panno per evitare ustioni, esplica un'azione vasocostrittrice aumentando il tono simpatico, quindi stimolando la contrazione delle cellule muscolari lisce vasali; tuttavia, per quanto illustrato nell'articolo, dinanzi ad un episodio di priapismo è bene recarsi immediatamente al pronto soccorso per scongiurare lesioni permanenti.
Per il trattamento del dolore è indicata la graduale transizione dai FANS agli oppiacei.
Prima di optare per una soluzione chirurgica, è bene ripetere più volte la procedura di iniezione intracavernosa di simpaticomimetici. Nei pazienti in cui il quadro priapico non si risolve con la terapia medica, per determinare la detumescenza penina si può eseguire uno shunt artificiale veno-cavernoso o caverno-spongioso allo scopo di bypassare l'occlusione venosa, drenando il sangue in un'altra vena tramite una fistola artificiale.
Nei casi di priapismo a basso flusso, l'embolizzazione selettiva delle arterie responsabili del tramite fistoloso (occluso mediante utilizzo di sostanze di varia natura) è ormai diventata il trattamento di prima scelta. Le procedure descritte per il trattamento del priapismo venoso non sono invece indicate, sia perché prive di efficacia, sia perché l'elevato drenaggio venoso comporterebbe la diffusione sistemica dei farmaci iniettati localmente, con possibili effetti collaterali rilevanti. Inoltre, il priapismo arterioso non rappresenta un'emergenza medica ed è quindi bene attendere i risultati degli esami diagnostici.






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