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domenica 27 marzo 2016

I DELFINI



Il delfino è un animale tradizionalmente caro alle civiltà del Mediterraneo, che l’hanno sempre considerato un amico dell’uomo e dei bambini. Per gli antichi Greci era simbolo di divinità e di saggezza, presso i Cretesi, si credeva che, quando un uomo moriva, la sua anima venisse scortata nell'aldilà da un gruppo di delfini.
Questo animale è stato a lungo associato a sirene e creature del mare, anche se non è mai stato considerato un animale pericoloso.

I Celti hanno avuto un rapporto lungo e complicato con il delfino. La consideravano una creatura marina positiva, e credevano che potessero togliere i crimini dai colpevoli o fornire un perdono a chi ne avesse bisogno. Questo simbolo di riscatto, in un senso morale o spirituale, hanno reso il delfino un simbolo di rinascita.

Il delfino è un animale popolare nel mondo dei tatuaggi, con una lunga storia fra le culture costiere e marittime.
Questi animali vivono all’interno di una comunità dove si proteggono a vicenda, in armonia fra di loro. Hanno un proprio modo di comunicare ed hanno un carattere vivace e giocoso.

I delfini hanno dinamiche familiari forti e un senso sviluppato per il gioco. Questo li rende un tatuaggio attraente per le persone che possiedono tali caratteristiche.

Un’altra caratteristica dei delfini è sicuramente la libertà. Questa è un'altra qualità molto ricercata sulle persone alla ricerca di un tatuaggio. Altre qualità molto presenti in questi mammiferi sono la loro giocosità, la lealtà e l’intelligenza.

I marinai di tutto il mondo vedono il delfino come un simbolo di protezione e di guida, considerato che spesso scortano giocosamente le navi in viaggio o hanno difeso dagli squali uomini  caduti in mare.

Spesso il tatuaggio con delfino trasmette la giocosità di chi lo porta, la gioia di vivere e il bisogno del senso di libertà.

Per i Maori, primi abitanti della Nuova Zelanda, il tatuaggio è sempre stato un mezzo di comunicazione con il mondo.



Questo elemento della cultura Maori non è semplicemente un ornamento, ma qualcosa dal significato unico e profondo. Infatti il tatuaggio rappresenta per loro un vero e proprio rito sacro e segna il passaggio dall’infanzia all’età adulta.

Inizialmente non esisteva un tatuaggio di un delfino in stile Maori, ma esisteva semplicemente il tatuaggio di un pesce.

Il pesce simboleggiava la forza e l’energia dell’acqua. Tuttavia, con il passare del tempo, il delfino ha cominciato ad assumere un significato preciso e il suo tatuaggio ha rappresentato la versione moderna e decorativa del tatuaggio pesce.

Il delfino rappresenta per i Maori armonia e gioia, ma è anche simbolo di protezione. Infatti questo mammifero ha più volte dato prova della sua generosità proteggendo e salvando alcuni bagnanti da morte certa o per affogamento o a causa di squali.

Tuttavia il delfino è un animale che ha anche un temperamento vivace e giocoso. Amichevole e dotato di una spiccata intelligenza, il delfino ha da subito affascinato il popolo Maori, diventando così l’emblema dell’armonia e dell’amicizia.

Tatuarsi un delfino in stile Maori vuol dire quindi essere consapevoli del suo significato profondo. Proprio perché rappresenta l’armonia e la vitalità, chi sceglie questo tattoo vuole comunicare un desiderio di equilibrio nella propria vita.

Il tatuaggio delfino in stile maori è uno dei tatuaggi più graditi sia da coloro che sono veri cultori del tattoo Maori, sia da coloro che si avvicinano per la prima volta al mondo del tatuaggio.

Il disegno del delfino in stile Maori può essere realizzato in due modi: il disegno comune viene eseguito con il semplice annerimento delle linee. Tale tecnica consiste nel realizzare il soggetto attraverso onde intricate e sinuose.

Il secondo tipo si chiama puhoro e viene eseguito annerendo lo sfondo in modo da far uscire il disegno in negativo.

La tecnica maori per eseguire il tatuaggio delfino non è così semplice e risulta essere anche alquanto dolorosa. La tecnica è completamente manuale e viene eseguita infilando l’ago piuttosto in profondità.

Ciononostante, una volta terminato il lavoro e rimarginata la ferita, il tatuaggio risulta essere di grande impatto e apparirà in forte rilievo rispetto la parte di pelle non tatuata.




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domenica 6 marzo 2016

LA BUSSOLA



La bussola, proprio come il mondo dei tatuaggi, è legato a doppio filo alla cultura marinara e dei marinai. Si tratta dunque di un simbolo ricorrente nei tattoo, sin dalla notte dei tempi, e c’è un mucchio di buoni motivi per continuare ad utilizzare questo soggetto.

La bussola è uno strumento che poteva fare la differenza tra vita e morte dell’equipaggio di una nave. Soprattutto nei territori più inesplorati, in quelli più difficili da affrontare, è alla bussola che il capitano doveva fare riferimento. Punto fisso, punto fermo, unica guida nei momenti di difficoltà, la bussola occupa un posto tutto speciale nell’immaginario dei marinai e più in generale degli uomini di mare.

La bussola, insieme con la rosa dei venti, è un simbolo dunque molto potente, che significa:

Guida;
Sicurezza;
Punto fermo;
Capacità di affrontare anche il mare più tempestoso.
La bussola riveste dunque un ruolo di punto fisso, che aiuta chiunque sappia usarla a portare a casa la pelle.

La bussola può essere disegnata in modi molto diversi:
lo stile realistico: la bussola è un oggetto bello di per sé, che dunque può offrire un’ottima base per tatuaggi esteticamente importanti, senza dover aggiungere alcun tipo di abbellimento o di fantasia;
lo stile Old School, quello più proprio dei marinai, che si tatuavano questo importantissimo strumento già più di un secolo fa.

Originariamente il tatuaggio della bussola e della rosa dei venti era comune tra i marinai in quanto considerato un porta fortuna, un simbolo di protezione e di guida durante la navigazione in acque insidiose, la stella polare infatti era la fonte più attendibile per orientarsi via mare.

Il simbolo della bussola e della rosa dei venti (o stella polare) può avere diversi significati, uno è quello della libertà, l’essere libero come il vento.
Questi simboli sono visti anche come un promemoria a seguire i propri sogni senza mai perdere di vista il percorso che porterà a loro, oppure che bisogna onorare e imparare dal passato guardando al tempo stesso avanti pensando e focalizzandosi al futuro su tutto ciò che ha da offrire.

La grafica della rosa dei venti segue un progetto base: i quattro punti cardinali sono posizionati nelle loro posizioni appropriate attorno ad una base circolare. L’interno della rosa è tipicamente riempito con una stella che rappresenta la Stella Polare, principale strumento di navigazione usato per secoli dai marinai.



Il Significato della Bussola, oltre a rappresentare la ricerca della via, della direzione da seguire, trova un significato più specifico a seconda del Punto Cardinale su cui è orientato l’ago. I Punti Cardinali hanno un ruolo importante in varie credenze ed usanze e acquistano significati diversi a seconda del contesto in cui compaiono. Quattro sono gli Dei Sumerico-Semitici identificati con i quattro Punti Cardinali. In alcune culture troviamo un quinto Punto Cardinale che identifica l’equilibrio, l’ordine a cui tutti gli esseri umani dovrebbero aspirare. Tra queste l’astronomia cinese e quella Tolteca. Esiste anche una Bussola Massonica, per trovare la nostra Strada nel Labirinto della Vita. Tutto il Mondo è infatti un Labirinto Caotico, ma in esso esiste un Punto Centrale di Equilibrio che va ricercato e compreso.
Il nord indica freddezza, oscurità, la Terra dei Morti, notte, inverno, vecchiaia, tranne che nel simbolismo Indù ed Egiziano in cui è chiarezza è giorno, un potere maschile.
Cinese. Freddo, inverno, acqua, yin, paura, la Tartaruga Nera come caos primordiale.
Cristiano. Oscurità, notte, freddo, la regione di Lucifero e dei poteri del male, barbari. Il Vangelo letto dalla estremità Nord dell’altare rappresenta l’opera della Chiesa per convertire i pagani.
Ebraico. Raffigurato sotto forma di Bue Alato.
Egiziano. La luce, potere maschile, raffigurato come Hopi con la testa di babbuino.
Indù. La luce, il giorno, potere maschile.
Iraniano. Il male, i poteri dell’oscurità e di Ahriman.

Il sud è rappresentato dal Sole di Mezzogiorno, il fuoco, il calore, la gioventù, l’estate, il principio maschile, tranne in Egitto dove è l’oscurità e l’elemento femminile, la regione dell’Inferno e del Dio Amset; e in India, dove il Sud è la regione della notte e l’elemento femminile. In Cina era simboleggiato dalla Fenice dal colore rosso. Nel simbolismo Ebraico è raffigurato dal Leone Alato.

L'est rappesenta il Sole nascente, l’alba, la primavera, la speranza, la vita che nasce la giovinezza. E’ la direzione verso la quale è orientata, soprattutto degli Dei Solari. In Cina è simboleggiato dal Drago Verde, in Egitto da un uomo, in Messico da un coccodrillo, in Tibet da un uomo-drago.

L'ovest rappresenta l'autunno, il sole morente, la mezza età. La direzione occidentale è universalmente associata alla morte.
Amerindiano. La dimora del Dio del Tuono.
Cinese. Autunno, aridità, dolore, l’elemento occidentale è il metallo, il colore è il bianco, l’animale è la Tigre Bianca.
Ebraico. Raffigurato da un uomo alato.
Egiziano. La regione del Dio dalla testa di Falco che simboleggia l’occidente.




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sabato 21 novembre 2015

OCCHI STANCHI



Il contorno occhi è la zona del viso più soggetta alle cosiddette “rughe d’espressione”, zampe di gallina e solchi dell’epidermide davvero antiestetici.L’epidermide attorno agli occhi, quella di palpebre e occhiaie, è molto sottile e delicata, quindi i prodotti idratanti e nutrienti tradizionali per la cura del viso non sono indicati per trattare queste zone.

Quando la vita è una corsa continua, mangiamo male e poco e dormiamo anche meno, i nostri occhi ne risentono più che mai. Trascurare la propria salute non significa solamente rimandare l’appuntamento col medico, ma anche pretendere da noi stesse e dal nostro corpo gesta sovrumane e ritmi massacranti che ci portano all’accumulo di stress e sonno arretrato.

Per contrastare lo stress e agire attivamente per preservare la freschezza del nostro sguardo, dobbiamo innanzitutto, è proprio il caso di dirlo, aprire gli occhi quando ci guardiamo allo specchio e imparare a decifrare i segnali che i nostri occhi ci mandano quando siamo troppo stanche e stressate.

Quando affrontiamo periodi particolarmente stressanti, il nostro corpo produce naturalmente grandi quantità di cortisolo,  una sostanza che mette l’organismo in stato di allerta e ne inibisce la capacità di trattenere acqua. Risultato: l’epidermide si secca facilmente e si assottiglia progressivamente man mano che lo stress diventa cronico.

Il nostro viso così si disidrata e progressivamente perde luminosità, l’elasticità dei tessuti diminuisce e assumiamo il classico colorito spento da “nottata in bianco”.

Ma i danni della eccessiva produzione di cortisolo non si fermano qui: la pelle, privata di buona parte dell’acqua di cui avrebbe bisogno, inizia a disidratarsi, in particolare dove è più fine e delicata, ovvero sul contorno occhi: ecco che appaiono rughette mai viste prima e iniziano a fare capolino le zampe di gallina.

La riduzione delle ore di riposo notturno porta poi alla formazione di rigonfiamenti sotto gli occhi (le cosiddette “borse”) e contribuisce alla formazione di occhiaie sempre più scure man mano che l’insonnia aumenta.

E’ proprio nei periodi più impegnativi, quando lavoro e casa sembrano coalizzarsi per non farci fermare un minuto per prender fiato, che abbiamo più bisogno di distenderci. Il nostro viso ha un modo tutto speciale di manifestare le proprie necessità: improvvisamente assumiamo un’espressione stanca, la pelle perde luminosità e sembriamo invecchiate di due anni nel giro di qualche settimana.

Gli occhi stanchi sono un seccante disturbo oculare, che insorge solitamente quando si fa un uso impegnativo e protratto della vista.
A stancare notevolmente gli occhi sono diverse attività, come per esempio l'uso prolungato del computer, la lettura intensa o il guidare per molte ore consecutive un veicolo.
Le manifestazioni tipiche sono dolore e prurito oculare, occhio secco (o in alternativa occhio che lacrima), problemi di vista, mal di testa, dolore al collo ecc.
Dal punto di vista clinico, gli occhi stanchi non rappresentano un disturbo serio, tuttavia, in alcune circostanze, possono diventare così fastidiosi da richiedere determinati accorgimenti per prevenirne l'insorgenza.



Tra le varie cause, negli ultimi anni ha assunto una notevole importanza l'uso prolungato del computer; il disturbo oculare che ne deriva, infatti, è stato classificato anche come una vera e propria sindrome, nota col termine di sindrome da visione al computer.

L'utente deve posizionare lo schermo di fronte a sé, a una distanza minima di 50 centimetri, e non più in alto dei suoi occhi (pertanto, la vista dev'essere sempre orientata verso il basso). Se si indossano delle lenti bifocali, la posizione dello schermo deve permettere di usare correttamente gli occhiali di cui si fa uso; pertanto, se occorre abbassare ulteriormente lo schermo, è importante farlo.
Per capire se l'illuminazione della stanza è corretta oppure no, bisogna guardare lo schermo a computer spento. Se su di esso si notano i riflessi delle lampade presenti nella stanza o degli altri oggetti situati alle spalle dell'osservatore, bisogna correggere la posizione del computer.
Qualsiasi luce situata sopra o dietro l'utente è sbagliata.
È scorretto posizionare lo schermo davanti a una finestra o a un muro bianco. Inoltre, è altrettanto scorretto che ci sia una sorgente luminosa nelle vicinanze, in quanto la luce emessa da questa crea un riflesso fastidioso e, a lungo andare, controproducente.
La luminosità e la funzione di contrasto proprie del monitor vanno regolate nella maniera più opportuna e confortevole.
Lo schermo va pulito periodicamente, perché lo sporco e la polvere creano dei riflessi minimi, che affaticano la vista.
La posizione corretta della tastiera è circa all'altezza dei gomiti. Se è situata troppo in alto o troppo in basso, chi usa il computer assume delle posture errate, che sforzano la vista e fanno assumere ai polsi e al collo delle flessioni anomale.
I documenti scritti, di cui si potrebbe aver bisogno durante l'attività lavorativa, devono essere posizionati vicino al monitor, a una distanza leggibile. Così facendo, l'occhio è meno impegnato nella messa a fuoco e si stanca più tardi.
È importante distogliere lo sguardo dallo schermo ogni 15-30 minuti e prendere una breve pausa, magari guardando altrove. Inoltre, è altrettanto utile, almeno una volta ogni ora, alzarsi in piedi e fare qualche passo. Infine, se è possibile, è buona cosa chiudere di tanto in tanto gli occhi, per pochi istanti.
Battere sovente le palpebre umidifica e rinfresca l'occhio, prevenendone la secchezza. Coloro che trascorrono molte ore al computer per lavoro tendono a dimenticarsi di battere le palpebre, difatti soffrono spesso di occhio secco.
Le lacrime artificiali prevengono l'occhio secco e rappresentano un valido aiuto se ci si dimentica sovente di battere le palpebre.
È buona norma dotare la stanza in cui si lavora di un umidificatore, in maniera tale che l'aria non si secchi troppo, e non fumare.
I punti critici da massaggiare delicatamente con le dita e con il palmo della mano sono: la parte superiore e la parte inferiore della palpebre, le orbite, le tempie e gli zigomi. Il massaggio delle palpebre stimola la lacrimazione, mentre il massaggio delle orbite e delle altre aree citate rilassa i muscoli oculari.
Il riflesso creato dalla luce del monitor su certi occhiali da vista può affaticare l'occhio. Pertanto, in questi casi, è consigliabile munirsi di occhiali con lenti costruite appositamente per lavorare molte ore al computer.
Un esercizio di rilassamento molto efficace consiste nell'appoggiare i gomiti sul tavolo, coprire gli occhi con i palmi delle mani, chiudere le palpebre e respirare profondamente per 15-30 secondi. Tale esercizio, affinché sia efficace contro gli occhi stanchi, va ripetuto diverse volte al giorno.




Favoriscono la comparsa degli occhi stanchi tutte quelle attività lavorative che richiedono un uso molto intenso degli occhi, ma anche i disturbi della vista (miopia) e dei muscoli oculari, lo stress, la fatica, gli ambienti secchi e l'aria condizionata.

Gli occhi stanchi provocano:
Senso di dolore, di stanchezza, di bruciore e/o di prurito agli occhi
Occhi che lacrimano (epifora)
Occhi secchi
Visione offuscata o visione doppia
Maggiore sensibilità alla luce
Difficoltà nel mettere a fuoco la visione
Inoltre, a questi sintomi possono aggiungersi altri fastidi non propriamente oculari, come: mal di testa, dolore al collo, dolore alla schiena e dolore alle spalle.

Gli occhi stanchi sono solitamente una condizione passeggera. Tuttavia, se chi ne soffre non trae alcun giovamento dal riposo, è spesso soggetto al disturbo o nota che i sintomi peggiorano di volta in volta, è bene che richieda un consulto presso un medico specialista.

Gli occhi stanchi non sono un disturbo particolarmente serio; tuttavia, in alcuni frangenti, possono essere così fastidiosi e seccanti da rendere chi ne soffre incapace di concentrarsi a dovere.
La mancanza di concentrazione, specie tra le persone impegnate in particolari attività (come per esempio guidare), potrebbe avere spiacevoli conseguenze.








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