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giovedì 25 febbraio 2016

ALI DI PIPISTRELLO



Braccia ad ali di pipistrello, braccia a bingo, braccia a gelatina. Qualunque sia la definizione, trattasi nella sostanza di quelle antiestetiche braccia flaccide che "ballonzolano" ad ogni movimento facendoci vergognare quando capita di indossare canottiere o nel sollevarle per qualsivoglia motivo.

E non pensiate che le braccia orrende – flaccide anche quando sono troppo magre – siano un problema riservato alle comuni mortali.

Per tonificare possiamo usare anziché pesetti o bilanceri, bottiglie piene d’acqua o di sabbia. E si può usare come appoggio, in mancanza di panche piane o inclinate, una scalinata.

Basta sedersi tenendo distese le gambe, appoggiare le mani sullo scalino con i palmi rivolti verso il basso e le braccia perpendicolari al corpo, gomiti paralleli. Alzarsi facendo leva sulla forza delle braccia e sollevare la gamba, in modo da restare appoggiate esclusivamente sul tallone e sul palmo delle mani.

Stando in piedi, con una mano appoggiata su un fianco,  prendere nell’altra una bottiglia piena  e sollevarlalo sopra la testa. Mantenerela schiena dritta e il gomito del braccio sollevato nella medesima posizione e far scendere l’avambraccio con il peso dietro la testa.

Con le mani lungo i fianchi, afferrare due bottiglie da 2 kg circa ognuna. Con i palmi verso l’alto e la schiena dritta, sollevare prima il peso destro e poi il sinistro fino al petto, tenendo i gomiti attaccati al corpo.

Prendere un peso da 1 o 2 kg e posizionarlo sopra la testa, sostenendolo con entrambe le braccia. Piegando i gomiti, fai scendere lentamente il peso vicino la nuca, sempre tenendolo con tutte e due le mani. Ripeti l’esercizio 10 volte, fai una breve pausa e ricomincia.

I lifting e la brachioplastica sono interventi che servono a rimodellare le braccia riducendone la circonferenza, l’accumulo di tessuto adiposo e la pelle in eccesso attraverso l’associazione di liposcultura e resezione di pelle in eccesso.



L’intervento di lifting ascellare e delle braccia è finalizzato alla riduzione degli accumuli adiposi eccedenti e della flaccidità cutanea più o meno marcata che, a seconda del caso in questione, può interessare la regione ascellare e prossimale delle braccia o estendersi a interessare il braccio in tutta la sua superficie, determinando un effetto di braccia a bandiera o ad ali di pipistrello.

La brachioplastica è volta invece all'asportazione di cute e adipe in eccesso, in corrispondenza della regione interna delle braccia nelle forme di disrtrofia cutaneo-adiposa più estese, tramite intervento chirurgico.

Una condizione di ridondanza cutanea o di lassità con distrofia cutanea della faccia interna e antero-mediale delle braccia può essere trattata con brachioplastica.

Nei casi di lipodistrofia lieve e di flaccidità limitata all’ascella e della radice delle braccia può esser praticata una resezione di cute ascellare con conseguente lifting ascellare e miglioramento esclusivamente dell’inestetismo ascellare.

L'intervento porterà cicatrici estese nel cavo ascellare e nelle forme di distrofia marcata potranno estendersi longitudinalmente lungo la faccia mediale del braccio con lunghezza variabile a seconda del grado di flaccidità cutanea presente.

Questo intervento, nella sua forma più estesa, viene spesso richiesto da pazienti che hanno avuto un cospicuo calo di peso, che non praticano attività sportiva regolare o che sono più avanti con l’età.

La metodica chirurgica utilizzata è quella dell’associazione, se vi è indicazione chirurgica, nello stesso tempo operatorio della tecnica di lipoaspirazione, viene aspirato il grasso in eccesso per ridurre la circonferenza del braccio, alla tecnica di resezione dell’eccesso cutaneo ascellare tramite un’incisione nel solco ascellare che riduce la flaccidità del cavo ascellare e solo indirettamente della radice mediale del braccio.

Se vi è una flaccidità accentuata che interessa oltre l’ascella anche la regione mediale del braccio, si pratica un’incisione longitudinale nella parte interna del braccio stesso che può estendersi fino al gomito, praticando la resezione cutaneo adiposa necessaria a migliorare il difetto.

L’intervento di lifting ascellare e delle braccia necessita di un ricovero in day hospital per la correzione delle forme lievi di flaccidità ascellare e di un ricovero di uno/due giorni per il trattamento delle flaccidità e adiposità marcate delle braccia.

Per circa due settimane si dovrà indossare una guaina elastica lievemente compressiva e procedere con sedute di linfodrenaggio manuale per accellerare la risoluzione dell’edema postoperatorio di braccio, avambraccio e mano. La sutura viene generalmente rimossa tra la nona e la dodicesima giornata.

È possibile tornare alla propria attività lavorativa dopo circa due settimane nel caso in cui l’intervento sia più esteso e comprenda sia la fase di lipoaspirazione che di incisione longitudinale che potrà estendersi dal cavo ascellare sino al condilo mediale del gomito. Per l’attività sportiva sarà necessario attendere almeno tre mesi per permettere i normali processi di consolidazione della cicatrice e di stabilizzazione del risultato.

L’intervento di lifting delle braccia consente di correggere la rilassatezza dei tessuti molli delle braccia, che conseguono alla diminuzione dell’elasticità della pelle, particolarmente sottile in corrispondenza della faccia interna, dove può rendersi particolarmente visibile l’accumulo di tessuto incisione breveadiposo cicatrici nel lifting delle braccia(deformità denominata: “braccia ad ali di pipistrello”). Tale evenienza può realizzarsi a causa dell’avanzare dell’età oppure a seguito di gravidanze, cospicui e repentini dimagrimenti od interventi di lipoaspirazione eseguiti in modo incongruo. Con questa operazione è quindi possibile migliorare il profilo delle braccia conferendo un aspetto di maggior tonicità ed eliminando il fastidio che talora occorre a causa dello sfregamento della superficie interna delle braccia durante i movimenti.



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giovedì 4 febbraio 2016

LE SMAGLIATURE



Le smagliature, chiamate più propriamente “striae distensae”, sono alterazioni della superficie della pelle generalmente legate allo sviluppo puberale e alla gravidanza.
Il termine scientifico originale, striae distensae, fu coniato da Roderer, che le descrisse nel 1773; tuttavia, fu solo nel 1867 che Koestner le analizzò dal punto di vista istologico e, dopo aver osservato le caratteristiche atrofiche del tessuto colpito, attribuì a queste alterazioni delle cute il termine di  “striae atrofiche”. Nel 1932 Cushing, contribuì, grazie ai suoi studi, a spiegare il processo di formazione delle smagliature.

Le “striae distensae” sono conosciute sin dai tempi antichi e rappresentano uno dei più frequenti inestetismi che colpiscono il sesso femminile. Si presentano come striature longitudinali o solchi leggermente avvallati, paralleli tra di loro e localizzati più frequentemente alla parete laterale dell'addome e/o alla superficie laterale delle cosce, separate da tratti di cute sana. Sono costituite da cute atrofica di colore variabile a seconda della loro fase evolutiva. Inizialmente di colore rosa che vira al violetto (fase infiammatoria), le smagliature assumono in seguito tonalità madreperlacee (fase cicatriziale).
Le smagliature hanno una localizzazione bilaterale e possono comparire in ogni parte del corpo con un orientamento caratteristico che dipende dalla zona colpita. In particolare, seguono precisamente le linee di Langer, linee secondo cui sono disposte le fibre delle fasce muscolari superficiali, da seguire in caso di incisioni chirurgiche, al fine di evitare fenomeni di retrazione cicatriziale. La larghezza delle smagliature varia da pochi millimetri a 1-2 centimetri, mentre la loro lunghezza supera i 15-20 centimetri; le lesioni iatrogene (dovute a terapie cortisoniche topiche e sistemiche) si distinguono spesso per dimensioni maggiori.
L'età di insorgenza e la localizzazione delle smagliature variano in base al sesso. Nelle donne compaiono tra i 12 ed i 16 anni, con picco massimo (60-90%) durante la gravidanza, mentre i maschi presentano la massima incidenza tra i 14 e i 20 anni.
Uno dei fattori responsabili di tale fenomeno è “l'evoluzione ormonale” nella 3° e 4° decade (è nota un'azione negativa degli estrogeni sulla sintesi del collagene) che determina un aumento considerevole dell'incidenza della patologia nel sesso femminile. Sostanziali differenze si evidenziano tra i due sessi anche a livello della localizzazione. Nell'uomo, le strie, si osservano a livello della regione lombo-sacrale, dell'addome, del torace e dei glutei. Nella donna le ritroviamo tipicamente su glutei, sull'esterno ed interno coscia ma soprattutto a livello dell'addome e della mammella.
Diverso il discorso per le smagliature di origine iatrogena, che appaiono solo sul sito di applicazione del trattamento, nel caso di farmaci corticosteroidei, o in corrispondenza di zone cutanee sottoposte a tensione e stress meccanici, come nel caso di suture o interventi estetici specifici (es: mastoplastica additiva).
Nella quasi totalità dei casi, le striae distensae si pongono come problema solo sul piano estetico, ma possono comportare, specie nell'adolescente, un disagio psicologico anche di notevole entità.



La predisposizione famigliare alle smagliature è accertata e la loro presenza è caratteristica in alcune malattie geneticamente determinate, in cui il difetto ereditario interessa il connettivo, come la sindrome di Marfan.

Gli steroidi rappresentano il fattore patogenico determinante nella patogenesi delle striae distensae iatrogene. Tra i numerosi effetti degli steroidi il più importante è l'atrofia, sia dell'epidermide che del derma, con riduzione dell'attività proliferativa dei fibroblasti e conseguente modificazione strutturale delle fibre di collagene e della sostanza fondamentale.
Le caratteristiche principali delle striae risultanti da una terapia cortisonica sistemica, da anabolizzanti o da utilizzo di molecole steroidee per applicazione topica, sono la velocità di insorgenza, la comparsa in sedi insolite e l'aspetto clinico generalmente più marcato. Nel caso del trattamento topico, l'entità della manifestazione è dipendente dalla potenza dello steroide applicato, dal numero delle applicazioni, dalla modalità di utilizzo e dalla sede di applicazione (che è in relazione all'indice di penetrazione transepidermica).

Le smagliature compaiono quando vi è una brusca variazione del pannicolo adiposo o della circonferenza di alcune parti del corpo: a seguito, ad esempio, di una gravidanza, dell'allattamento, di indumenti stretti, di eccessiva attività fisica, di brusche variazioni di peso, dovute a diete drastiche, denutrizione, a malattie debilitanti, o all'anoressia nervosa: in queste condizioni, verosimilmente, l'atrofia del derma è causata principalmente da un'aumentata secrezione steroidea.
L'insorgenza delle striae è strettamente correlata con l'obesità.
Il fattore meccanico agisce però in sinergia con meccanismi ormonali e costituzionali, come è dimostrato dal fatto che le smagliature che si formano nel maggior numero delle gravidanze, sono in relazione non tanto all'aumento della circonferenza dell'addome, quanto all'aumento di peso, alla pre-esistenza di striae puberali e alla predisposizione genetica.

Il derma è un tessuto connettivo composto da una fitta trama di fibre e da una grande quantità di cellule immerse nella sostanza fondamentale.
Le fibre sono principalmente due:
fibre collagene (glicoproteina fibrosa): si organizzano in fasci disposti tra loro secondo un fitto intreccio e molto resistenti alla trazione
fibre elastiche costituite da microfibrille di elastina (anch'essa è una glicoproteina fibrosa) e di fibrillina: sono meno numerose e più sottili delle fibre di collagene, non si organizzano in fasci, ma si ramificano e si riuniscono formando un reticolo. Sono dotate, a differenza del collagene, di notevoli proprietà elastiche, infatti sono in grado di sopportare tensioni e torsioni anche notevoli, deformandosi per poi ritornare allo stato di distensione originario.
La sostanza amorfa (o sostanza fondamentale) è costituita essenzialmente da macromolecole di origine glucidica definite glicosaminoglicani (GAG).
Ciò che sottende alla comparsa delle smagliature è principalmente una modificazione strutturale quali-quantitativa delle fibre di collagene ed elastina.
La cute con striae, rispetto a quella “sana”, presenta una matrice dermica non compatta. Infatti, nel derma non affetto da strie, si può notare la presenza di una ben organizzata matrice extracellulare contenente fibre collagene, fibre di elastina e microfibrille, mentre nel derma affetto da striae, la matrice appare meno compatta, presenta un maggior contenuto di sostanza fondamentale e una ridotta quantità di collagene ed elastina. Nella pelle con striae i componenti delle fibre elastiche sono ridotti e disorganizzati.
Le smagliature si manifestano sottoforma di lesioni lineari e fusiformi, d'aspetto appunto trofico, ricoperte da una cute sottile liscia o lievemente pieghettata, talvolta depressa. Non presentano follicoli piliferi né ghiandole sudoripare. L'esordio è in generale asintomatico, ma può essere accompagnato da una leggera sensazione di prurito o, più raramente, da bruciore e da dolore.
La formazione della stria distensae si determina in tre fasi:
Fase infiammatoria: dura da alcuni mesi a 24 mesi, periodo  in cui le smagliature si estendono in genere lentamente e assumono un colorito che va dal rosa al rosso intenso.. All'esordio può manifestarsi un leggero prurito o bruciore nella sede di localizzazione.  In questa fase iniziale la loro superficie è normalmente liscia e sono caratterizzate da colore rosso causato dall'aumentato flusso di sangue richiamato dai mediatori dell'infiammazione; da qui il nome “striae rubrae”. I fibroblasti, componenti fondamentali del derma, riducono la loro attività proliferativa e ha luogo una modificazione chimico-fisica della sostanza fondamentale con conseguente alterazione delle fibre elastiche e collagene.  All'esame istologico l'epidermide e il derma si presenta assottigliati.
Fase cicatriziale iniziale: comincia un processo atrofico e la stria diviene più sottile, pieghettata e assume un colore rosa pallido.
Fase cicatriziale definitiva: le strie atrofiche assumono un aspetto bianco, madreperlaceo o avorio (striae alba). Le fibre di collagene presentano una trama irregolare e appaiono lasse, deformate, non riunite in fasci e spesso spezzate; le fibre elastiche sono frammentate o assenti al centro della lesione, mentre ai bordi appaiono arricciate e arrotolate. La sede di localizzazione delle striae è priva di  ghiandole sudoripare e sebacee, di follicoli piliferi e  di melanociti (infatti le strie, esposte alle radiazioni UV, non si pigmentano). I fibroblasti riparano l'area lesionata formando un tessuto cicatriziale poco vascolarizzato e costituito esclusivamente da fibre di collagene.
Le strie sono sicuramente più comuni nella razza bianca, questo non elude che anche le donne di razza scura ne siano affette, anzi, le loro smagliature possono a presentarsi, oltre che come striae albae, anche di colore scuro. Mentre nelle striae albae già stabilizzate vi è un danno melanocitico con riduzione sia del numero di melanociti che della melanogenesi, nelle persone di razza scura può anche accadere che la distensione tissutale, conseguente alla diminuzione del numero di melanociti, possa ridurre lo stimolo meccanico-biologico portando ad un inscurimento della stria.

Mentre le striae gravidarum si osservano con elevata frequenza nelle donne gravide di razza bianca, generalmente nel corso del terzo trimestre di gestazione, al contrario, le donne asiatiche o afro-americane più difficilmente ne sono affette. La zona maggiormente colpita è l'addome, seguita dal seno. Dopo il parto le lesioni tendono a diventare più chiare e meno visibili, ma non scompaiono completamente.
Le cause delle smagliature in gravidanza (striae gravidarum) non sono ancora certe. Verosimilmente, i fattori di rischio legati alla comparsa di questo inestetismo sono:
BMI (indice di massa corporea) e l'aumento di peso della donna
Età della madre (più è giovane più è alto il rischio. Alcuni studiosi associano la frequente comparsa di strie gravidarum di grado severo in donne in età giovane per la maggior fragilità, sotto i 20 anni, delle glicoproteine responsabili delle propretà meccaniche di resistenza allo stiramento di cute e tessuti)
predisposizione genetica (ad esempio il tipo di fibre elastiche)
abitudini alimentari
peso del bambino alla nascita
fattori ormonali (presenza di maggior quantità di ormoni corticosurrenali, estrogeni, relaxina nel circolo delle donne gravide).

Prevenire la comparsa delle smagliature significa soprattutto fornire alla pelle sempre la massima idratazione, in modo che questa si mantenga elastica e tonica. In questo senso numerose sono le creme e i trattamenti che si trovano in commercio.
Quando le smagliature sono comparse è difficile debellarle completamente a meno di prendere in considerazione la chirurgia estetica. Vi sono comunque metodi, sia invasivi che più soft, per risolvere o migliorare sensibilmente l’aspetto della pelle colpita da smagliature.

Possono essere prevenute idratando la pelle, applicando creme che migliorano l'elasticità cutanea, praticando esercizio fisico (tra gli sport consigliati ci sono lo step, il pilates e il running) e mantenendo una alimentazione sana.

L'unico trattamento approvato per questa patologia dall'FDA è quello effettuato con il laser Frazionato Non Ablativo. Per ottenere miglioramenti oggi si utilizzano tecniche estetiche basate su micro-asportazioni della cute da trattare, efficaci per la cura degli inestetismi, che in seguito tra l’altro non riportano alcun segno evidente. Queste sedute di micro chirurgia estetica vengono realizzate in anestesia locale infiltrativa, a distanza di 15/20 giorni l'una dall'altra: il numero di terapie dipende dall'avanzamento del difetto cutaneo e dalla sua estensione. Tuttavia queste cure non danno ancora effetti apprezzabili.



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sabato 12 dicembre 2015

LE ORECCHIE A SVENTOLA



Le orecchie a sventola sono uno degli inestetismi più diffusi sin dalla nascita. Non comporta alcun problema di udito nel bambino nè qualche disfunzione fisica ma certamente, soprattutto se le orecchie sono parecchio pronunciate, può causare qualche disagio psicologico.

D'altronde ogni individuo ha una sua forma dell'orecchio, qualcuno ha orecchie con padiglioni grandi, qualcun altro le ha a forma allungata oppure appuntita.
L'importante è accettare il proprio aspetto esteriore e conviverci serenamente.

In realtà si tratta di una caratteristica fisica che si sviluppa sin nel grembo materno (intorno al sesto mese di gravidanza) ed ha un'origine ereditaria. Quindi è difficile riuscire a prevenire le orecchie a sventola.

Nelle passate generazioni se un bambino nasceva con le orecchie a sventola si usava mettere delle fasce strette sule orecchie per cercare di risolvere il problema, ma in realtà non si tratta di un modo efficace: la forma dell'orecchio ha un'origine genetica e si sviluppa già nella vita intrauterina, poi nel corso di tutta la vita la cartilagine cresce, aumenta e la forma delle orecchie può modificarsi anche in età adulta.

Ciò che è utile è prestare attenzione, quando il bambino ha poche settimane di vita, a sistemare le orecchie nel modo giusto, ben distese, quando dorme nella culla o sta sul passeggino. Questo per evitare che la cartilagine, ancora così morbida e malleabile, possa deformarsi nel tempo a causa di una posizione scorretta e "accartocciata".

L'unico modo per risolvere il problema drasticamente è l'intervento chirurgico.
E' importante, prima di decidere di correggere le orecchie chirurgicamente, interrogare il bambino, approfondire in che modo questo difetto estetico ha ripercussioni sulla sua vita sociale, sul suo stato psicologico. Si tratta pur sempre di un'operazione e quindi è molto importante che il bambino sia consapevole di ciò che fa e sia perfettamente d'accordo sulla decisione presa.

D'altronde molti personaggi celebri riescono a convivere perfettamente con le loro orecchie non proprio perfette.

Buone notizie per chi ha le orecchie a sventola e non le hai mai sopportate. Secondo uno studio condotto da Ralph Litschel, chirurgo plastico dell'Ospedale cantonale di San Gallo in Svizzera, i bambini con le orecchie sporgenti sono considerati piu' carini, intelligenti e simpatici. I risultati, pubblicati sulla rivista JAMA Facial Plastic Surgery, dimostrano che le orecchie a sventola non sono assolutamente uno stigma sociale. "Le orecchie sporgenti catturano lo sguardo, ma non necessariamente l'immaginazione in modo negativo", ha detto Litschel. In un esperimento, gli scienziati hanno fotografato le orecchie di 20 bambini e ragazzi, dai 5 ai 19 anni d'eta', che sono stati valutati per un intervento chirurgico contro le orecchie a sventola.

Facendo una copia di ogni fotografia e usando Photoshop per far vedere ai bambini e ai ragazzi come sarebbero state le orecchie dopo l'intervento chirurgico, le coppie di immagini (quelle originali e quelle modificate) sono state sottoposte alla valutazione di 20 volontari. Gli esperti hanno utilizzando un dispositivo di tracciamento dei movimenti oculari per misurare quali caratteristiche facciali hanno catturato l'attenzione dei volontari e hanno chiesto loro di indovinare la personalita' di ogni bambino. I risultati hanno rivelato che gli osservatori hanno speso una media di sette secondi, guardando il viso di ogni bambino. In particolare, hanno trascorso una media del 10 per cento di quei 7 secondi a guardare le orecchie a sventola, rispetto al sei per cento delle orecchie delle immagini Photoshoppate. Tuttavia, Litschel ha sorprendentemente scoperto che i volontari non hanno valutato le orecchie a sventola come una caratteristica indesiderabile. Anzi, le orecchie sporgenti sono stati associati a giudizi positivi, come intelligenza e simpatia.



I bambini che soffrono dell’ inestetismo delle orecchie a sventola vengono costantemente derisi dai compagni e amichetti subendo quindi pesanti conseguenze sotto il profilo psicologico. Ciò può determinare danni permanenti alla loro personalità. L’ intervento di otoplastica permette al piccolo paziente di svilupparsi serenamente evitando da subito ogni disagio psicologico.

Un ricerca medica sull’ otoplastica pediatrica ha dimostrato inoltre che il successivo sviluppo fisico non disturba la formo dell’ orecchio per cui non ci sono motivi per posticipare l’ intervento. Va chiarito inoltre che non esiste la possibilità che con il tempo le orecchie si “sistemino” spontaneamente.

L’otoplastica è un tipo di procedura di chirurgia estetica molto comune per i bambini e per gli adulti. La maggior parte dei pazienti di otoplastica ha un’età compresa tra i 4 e 14 anni, ma anche un certo numero di adolescenti e di adulti si sottopone a questa procedura. L’otoplastica può correggere dimensione del padiglione auricolare e la sua forma, cioè il difetto comunemente noto come “orecchie a sventola”. Inoltre è possibile correggere altri particolari dei padiglioni e dei lobi, ed eventuali asimmetrie dovute sia a difetti congeniti (la maggior parte dei casi), che a problemi acquisiti in seguito a traumi.

Il primo requisito per sottoporre il paziente a questo (o a qualunque intervento di chirurgia estetica) è che l’inestetismo comporti un disagio psicologico tale da compromettere la qualità della vita. Solo gli inestetismi che disturbano l’ equilibrio psico – sociale del paziente meritano l’attenzione del chirurgo estetico.

Il paziente deve avere uno stato di salute buono. Tale circostanza sarà verificata da esami clinici che dovranno attestare la compatibilità del paziente con l’atto chirurgico. L’ otoplastica è un intervento minore con una invasività limitata.

L’ intervento è consigliabile già in eta pediatrica perché comporta evidenti vantaggi per l’interazione sociale ed i risultati nel lungo periodo non risultano compromessi dall’ operazione precoce.

La procedura viene eseguita in anestesia locale e sedazione. L’ anestesista di provata esperienza – dopo aver riconvalidato gli esami clinici di routine – procede con la sedazione del paziente e la successiva infiltrazione del farmaco anestetico. Lo specialista in anestesia – presente durante tutto l’intervento chirurgico – procede quindi con il monitoraggio continuo dei parametri vitali fino alla ripresa completa del paziente.

Il chirurgo estetico procede con l’incisione – come da illustrazione – in maniera tale da poter accedere alla cartilagine auricolare dalla zona posteriore dell’ orecchio. Alla Pallaoro Medical Laser si attua l’incisione con l’ausilio della tecnologia laser.

La cartilagine viene segnata con il bisturi e poi piegata per formare la piega assente o insufficiente. Di norma la piega chiamata antelice va formata per consentire all’ orecchio di ridurre la sua sporgenza.

La nuova piega cartilaginea viene poi suturata con speciali fili di sutura che dovranno garantire una prolungata stabilità statica. Successivamente si procede con la sutura della cute.

Infine viene bendata la parte superiore della testa con la finalità di supportare la nuova forma auricolare e di proteggere la zona operata.

L ‘ intervento di otoplastica non richiede il ricovero ed il paziente dopo qualche ora potrà tornare a casa.

La procedura di otoplastica viene eseguita in anestesia locale con sedazione modulata. Questo protocollo d’ anestesia consente al paziente di non sentire dolore, non essere vigile durante l’atto chirurgico e beneficiare di una ripresa post operatoria immediata.

L’ anestesia locale, essendo molto meno invasiva dell’ anestesia generale, garantisce livelli di sicurezza elevati per quanto riguarda complicanze specifiche. Ciò nonostante il paziente dovrà sottoporsi ai necessari test clinici prima di procedere con l’ intervento.

La tecnica anestesiologica (locale+sedazione) è adatta anche per i pazienti in età pediatrica.

Al termine della procedura chirurgica, la testa viene fasciata con un bendaggio elastico che tiene controllato il gonfiore e protegge per i primi giorni la zona dagli urti, favorendo la cicatrizzazione dei padiglioni secondo la forma ottimale.

Il chirurgo consiglia una serie di comportamenti da tenere per favorire la guarigione, che in genere comporta disagi minimi e un dolore leggero controllabile con antidolorifici. Quando i pazienti tornano per il controllo dopo alcuni giorni, il bendaggio viene sostituito e alleggerito.

Il lavoro può essere ripreso già dopo una settimana, mentre è bene che i bambini si astengano dalla scuola per un paio di settimane o anche più, in modo da evitare colpi accidentali che possono compromettere l’esito estetico dell’otoplastica.

L’ otoplastica comporta la correzione delle orecchie a sventola e cioè l’ eccessiva sporgenza delle orecchie viene ridotta avvicinando i padiglioni auricolari alla testa. Questo risultato è da ritenersi permanente dopo le prime settimane dall’ intervento durante le quali è possibile che si verifiche la complicanza della riformazione del difetto estetico. Per evitare questo rischio i punti chirurgici che modellano la cartilagine vengono tolti solo dopo 21 giorni.

Il risultato dal punto di vista psicologico – principalmente nei bambini – è sorprendente perché così come le orecchie a sventola sono un inestetismo che rende il viso buffo, le orecchie filanti rendono il viso snello e dinamico.

Le complicanze sono possibili e comuni in tutti gli interventi chirurgici, sebbene l’otoplastica sia uno dei più sicuri. Rare sono le eventualità di ecchimosi o infezioni cartilaginee, comunque risolvibili piuttosto semplicemente. La possibilità non frequente che si formi tessuto ipertrofico sulla cicatrice è comunque una complicanza che non porta gravi danni estetici, poiché l’incisione viene realizzata dietro l’orecchio, quindi in una zona non visibile.




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