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sabato 13 febbraio 2016

IL DECOLLETE'



Il décolleté è forse la parte più affascinante delle donne ed incuriosisce moltissimo gli uomini.

É sbagliato pensare che se la natura ci ha aiutate in partenza possiamo fare a meno di curare il nostro seno. Infatti tutte noi andiamo incontro ai segni del tempo, in primis chi ha il seno grande o la pelle grassa.
Le prime nemiche da evitare sono le smagliature, tipiche di chi ha effettuato un intervento di chirurgia estetica o di chi si è sviluppata velocemente tra gli 11 ed i 15 anni. Per questo il massaggio con creme elasticizzati o anche semplicemente con olio di oliva biologico è importantissimo.

Anche l'idratazione e l'attenzione al peso sono importanti perché le smagliature possono formarsi con aumenti e dimagrimenti improvvisi. Dunque a questo punto dobbiamo dedicare la nostra attenzione alla tonificazione dei tessuti: dopo la doccia cerca per almeno 1 minuto di bagnare con acqua fredda il seno.

Se la tua pelle è grassa usa dell'argilla mischiata ad un uovo sbattuto. La maschera si usa senza coprire il capezzolo e si massaggia per bene. Dopo venti minuti lavati con acqua calda e subito dopo con acqua fredda.

La maschera all'olio è per pelli secche: occorrono olio, un tuorlo e un cucchiaio di germe di frumento. Dopo aver mescolato applica e risciacqua dopo 20 minuti.

Per pelli normali possiamo fare una maschera all'arancia: occorre mezza tazza di succo di arancia, mezza buccia di arancia grattugiata, 2 cucchiai di farina di mais e due cucchiai di yogurt. La procedura è identica alle due precedenti.

Per l'applicazione di un tonico puoi usare il rum bianco mescolato al limone e versato sul seno escludendo i capezzoli.

Inoltre non è consigliabile prendere il sole scoprendo il seno, perché in questo modo favoriremo l'invecchiamento della pelle delicata del seno. Sono raccomandabili invece dei buoni sostegni al seno, come reggiseni avvolgenti e che contengono senza comprimere, e l'attività fisica perché aiuta a tenere a bada il peso, favorendo il metabolismo.

Un esercizio importante, specifico per il seno è unire parallelamente le due braccia con i pugni chiusi e combacianti e portarle lentamente su, finché i gomiti non arrivano al mento. Questo esercizio ti aiuterà a tenere il seno alto e sodo accentuando la tua bellezza.



Gli impacchi sono un ottimi sistema per rassodare e tonificare il seno, basta preparare un infuso con 30 g di serpolino, 20 g di rosmarino e 30 g di timo, tutta roba che potete reperire in qualunque erboristeria. Filtrate l’infuso, lasciatelo raffreddare e poi applicatelo sul seno lasciandolo in posa almeno 15 minuti.

La sera, per idratare e massaggiare il senso, con movimenti circolari che vanno dall’esterno all’interno, potete utilizzare il comunissimo olio di argan o quello di jojoba. In alternativa potete utilizzare una vera e propria maschera all’olio da preparare mescolando 3 cucchiai di olio d’oliva e 1 tuorlo d’uovo. Mescolate fino a quando il composto non avrà una consistenza cremosa, applicato sul seno e tenetelo in posa 30 minuti.

L’ultima ricetta è un tonico rivitalizzante che va preparato mescolando due cucchiaini di rum e 2 di succo di limone.

Basta un cubetto di ghiaccio, del succo di limone e piccoli gesti quotidiani per regalare al nostro seno un momento di coccola.

Acqua fredda. È in grado di stimolare la circolazione del sangue e favorisce l’ossigenazione delle cellule. Durante la doccia, passiamo per qualche secondo il getto di acqua fredda per innescare una ginnastica dei vasi e migliorare il microcircolo.
Freddo/caldo. Un altro metodo altrettanto valido è la spugnatura o la doccia con acqua molto fredda, alternata a spruzzi di acqua leggermente tiepida. Oltre all’effetto benefico dell’acqua, si unisce anche quello sferzante della spugna o del getto.
Ghiaccio. Possiamo massaggiare il seno con leggeri movimenti rotatori per qualche minuto, con un cubetto di ghiaccio o del ghiaccio tritato in un panno di cotone. È una  soluzione last minute rassodante prima di infilare un abito dalla scollatura audace! L’effetto è maggiore se al ghiaccio si aggiunge succo di limone, che agisce come astringente.


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giovedì 4 febbraio 2016

LE SMAGLIATURE



Le smagliature, chiamate più propriamente “striae distensae”, sono alterazioni della superficie della pelle generalmente legate allo sviluppo puberale e alla gravidanza.
Il termine scientifico originale, striae distensae, fu coniato da Roderer, che le descrisse nel 1773; tuttavia, fu solo nel 1867 che Koestner le analizzò dal punto di vista istologico e, dopo aver osservato le caratteristiche atrofiche del tessuto colpito, attribuì a queste alterazioni delle cute il termine di  “striae atrofiche”. Nel 1932 Cushing, contribuì, grazie ai suoi studi, a spiegare il processo di formazione delle smagliature.

Le “striae distensae” sono conosciute sin dai tempi antichi e rappresentano uno dei più frequenti inestetismi che colpiscono il sesso femminile. Si presentano come striature longitudinali o solchi leggermente avvallati, paralleli tra di loro e localizzati più frequentemente alla parete laterale dell'addome e/o alla superficie laterale delle cosce, separate da tratti di cute sana. Sono costituite da cute atrofica di colore variabile a seconda della loro fase evolutiva. Inizialmente di colore rosa che vira al violetto (fase infiammatoria), le smagliature assumono in seguito tonalità madreperlacee (fase cicatriziale).
Le smagliature hanno una localizzazione bilaterale e possono comparire in ogni parte del corpo con un orientamento caratteristico che dipende dalla zona colpita. In particolare, seguono precisamente le linee di Langer, linee secondo cui sono disposte le fibre delle fasce muscolari superficiali, da seguire in caso di incisioni chirurgiche, al fine di evitare fenomeni di retrazione cicatriziale. La larghezza delle smagliature varia da pochi millimetri a 1-2 centimetri, mentre la loro lunghezza supera i 15-20 centimetri; le lesioni iatrogene (dovute a terapie cortisoniche topiche e sistemiche) si distinguono spesso per dimensioni maggiori.
L'età di insorgenza e la localizzazione delle smagliature variano in base al sesso. Nelle donne compaiono tra i 12 ed i 16 anni, con picco massimo (60-90%) durante la gravidanza, mentre i maschi presentano la massima incidenza tra i 14 e i 20 anni.
Uno dei fattori responsabili di tale fenomeno è “l'evoluzione ormonale” nella 3° e 4° decade (è nota un'azione negativa degli estrogeni sulla sintesi del collagene) che determina un aumento considerevole dell'incidenza della patologia nel sesso femminile. Sostanziali differenze si evidenziano tra i due sessi anche a livello della localizzazione. Nell'uomo, le strie, si osservano a livello della regione lombo-sacrale, dell'addome, del torace e dei glutei. Nella donna le ritroviamo tipicamente su glutei, sull'esterno ed interno coscia ma soprattutto a livello dell'addome e della mammella.
Diverso il discorso per le smagliature di origine iatrogena, che appaiono solo sul sito di applicazione del trattamento, nel caso di farmaci corticosteroidei, o in corrispondenza di zone cutanee sottoposte a tensione e stress meccanici, come nel caso di suture o interventi estetici specifici (es: mastoplastica additiva).
Nella quasi totalità dei casi, le striae distensae si pongono come problema solo sul piano estetico, ma possono comportare, specie nell'adolescente, un disagio psicologico anche di notevole entità.



La predisposizione famigliare alle smagliature è accertata e la loro presenza è caratteristica in alcune malattie geneticamente determinate, in cui il difetto ereditario interessa il connettivo, come la sindrome di Marfan.

Gli steroidi rappresentano il fattore patogenico determinante nella patogenesi delle striae distensae iatrogene. Tra i numerosi effetti degli steroidi il più importante è l'atrofia, sia dell'epidermide che del derma, con riduzione dell'attività proliferativa dei fibroblasti e conseguente modificazione strutturale delle fibre di collagene e della sostanza fondamentale.
Le caratteristiche principali delle striae risultanti da una terapia cortisonica sistemica, da anabolizzanti o da utilizzo di molecole steroidee per applicazione topica, sono la velocità di insorgenza, la comparsa in sedi insolite e l'aspetto clinico generalmente più marcato. Nel caso del trattamento topico, l'entità della manifestazione è dipendente dalla potenza dello steroide applicato, dal numero delle applicazioni, dalla modalità di utilizzo e dalla sede di applicazione (che è in relazione all'indice di penetrazione transepidermica).

Le smagliature compaiono quando vi è una brusca variazione del pannicolo adiposo o della circonferenza di alcune parti del corpo: a seguito, ad esempio, di una gravidanza, dell'allattamento, di indumenti stretti, di eccessiva attività fisica, di brusche variazioni di peso, dovute a diete drastiche, denutrizione, a malattie debilitanti, o all'anoressia nervosa: in queste condizioni, verosimilmente, l'atrofia del derma è causata principalmente da un'aumentata secrezione steroidea.
L'insorgenza delle striae è strettamente correlata con l'obesità.
Il fattore meccanico agisce però in sinergia con meccanismi ormonali e costituzionali, come è dimostrato dal fatto che le smagliature che si formano nel maggior numero delle gravidanze, sono in relazione non tanto all'aumento della circonferenza dell'addome, quanto all'aumento di peso, alla pre-esistenza di striae puberali e alla predisposizione genetica.

Il derma è un tessuto connettivo composto da una fitta trama di fibre e da una grande quantità di cellule immerse nella sostanza fondamentale.
Le fibre sono principalmente due:
fibre collagene (glicoproteina fibrosa): si organizzano in fasci disposti tra loro secondo un fitto intreccio e molto resistenti alla trazione
fibre elastiche costituite da microfibrille di elastina (anch'essa è una glicoproteina fibrosa) e di fibrillina: sono meno numerose e più sottili delle fibre di collagene, non si organizzano in fasci, ma si ramificano e si riuniscono formando un reticolo. Sono dotate, a differenza del collagene, di notevoli proprietà elastiche, infatti sono in grado di sopportare tensioni e torsioni anche notevoli, deformandosi per poi ritornare allo stato di distensione originario.
La sostanza amorfa (o sostanza fondamentale) è costituita essenzialmente da macromolecole di origine glucidica definite glicosaminoglicani (GAG).
Ciò che sottende alla comparsa delle smagliature è principalmente una modificazione strutturale quali-quantitativa delle fibre di collagene ed elastina.
La cute con striae, rispetto a quella “sana”, presenta una matrice dermica non compatta. Infatti, nel derma non affetto da strie, si può notare la presenza di una ben organizzata matrice extracellulare contenente fibre collagene, fibre di elastina e microfibrille, mentre nel derma affetto da striae, la matrice appare meno compatta, presenta un maggior contenuto di sostanza fondamentale e una ridotta quantità di collagene ed elastina. Nella pelle con striae i componenti delle fibre elastiche sono ridotti e disorganizzati.
Le smagliature si manifestano sottoforma di lesioni lineari e fusiformi, d'aspetto appunto trofico, ricoperte da una cute sottile liscia o lievemente pieghettata, talvolta depressa. Non presentano follicoli piliferi né ghiandole sudoripare. L'esordio è in generale asintomatico, ma può essere accompagnato da una leggera sensazione di prurito o, più raramente, da bruciore e da dolore.
La formazione della stria distensae si determina in tre fasi:
Fase infiammatoria: dura da alcuni mesi a 24 mesi, periodo  in cui le smagliature si estendono in genere lentamente e assumono un colorito che va dal rosa al rosso intenso.. All'esordio può manifestarsi un leggero prurito o bruciore nella sede di localizzazione.  In questa fase iniziale la loro superficie è normalmente liscia e sono caratterizzate da colore rosso causato dall'aumentato flusso di sangue richiamato dai mediatori dell'infiammazione; da qui il nome “striae rubrae”. I fibroblasti, componenti fondamentali del derma, riducono la loro attività proliferativa e ha luogo una modificazione chimico-fisica della sostanza fondamentale con conseguente alterazione delle fibre elastiche e collagene.  All'esame istologico l'epidermide e il derma si presenta assottigliati.
Fase cicatriziale iniziale: comincia un processo atrofico e la stria diviene più sottile, pieghettata e assume un colore rosa pallido.
Fase cicatriziale definitiva: le strie atrofiche assumono un aspetto bianco, madreperlaceo o avorio (striae alba). Le fibre di collagene presentano una trama irregolare e appaiono lasse, deformate, non riunite in fasci e spesso spezzate; le fibre elastiche sono frammentate o assenti al centro della lesione, mentre ai bordi appaiono arricciate e arrotolate. La sede di localizzazione delle striae è priva di  ghiandole sudoripare e sebacee, di follicoli piliferi e  di melanociti (infatti le strie, esposte alle radiazioni UV, non si pigmentano). I fibroblasti riparano l'area lesionata formando un tessuto cicatriziale poco vascolarizzato e costituito esclusivamente da fibre di collagene.
Le strie sono sicuramente più comuni nella razza bianca, questo non elude che anche le donne di razza scura ne siano affette, anzi, le loro smagliature possono a presentarsi, oltre che come striae albae, anche di colore scuro. Mentre nelle striae albae già stabilizzate vi è un danno melanocitico con riduzione sia del numero di melanociti che della melanogenesi, nelle persone di razza scura può anche accadere che la distensione tissutale, conseguente alla diminuzione del numero di melanociti, possa ridurre lo stimolo meccanico-biologico portando ad un inscurimento della stria.

Mentre le striae gravidarum si osservano con elevata frequenza nelle donne gravide di razza bianca, generalmente nel corso del terzo trimestre di gestazione, al contrario, le donne asiatiche o afro-americane più difficilmente ne sono affette. La zona maggiormente colpita è l'addome, seguita dal seno. Dopo il parto le lesioni tendono a diventare più chiare e meno visibili, ma non scompaiono completamente.
Le cause delle smagliature in gravidanza (striae gravidarum) non sono ancora certe. Verosimilmente, i fattori di rischio legati alla comparsa di questo inestetismo sono:
BMI (indice di massa corporea) e l'aumento di peso della donna
Età della madre (più è giovane più è alto il rischio. Alcuni studiosi associano la frequente comparsa di strie gravidarum di grado severo in donne in età giovane per la maggior fragilità, sotto i 20 anni, delle glicoproteine responsabili delle propretà meccaniche di resistenza allo stiramento di cute e tessuti)
predisposizione genetica (ad esempio il tipo di fibre elastiche)
abitudini alimentari
peso del bambino alla nascita
fattori ormonali (presenza di maggior quantità di ormoni corticosurrenali, estrogeni, relaxina nel circolo delle donne gravide).

Prevenire la comparsa delle smagliature significa soprattutto fornire alla pelle sempre la massima idratazione, in modo che questa si mantenga elastica e tonica. In questo senso numerose sono le creme e i trattamenti che si trovano in commercio.
Quando le smagliature sono comparse è difficile debellarle completamente a meno di prendere in considerazione la chirurgia estetica. Vi sono comunque metodi, sia invasivi che più soft, per risolvere o migliorare sensibilmente l’aspetto della pelle colpita da smagliature.

Possono essere prevenute idratando la pelle, applicando creme che migliorano l'elasticità cutanea, praticando esercizio fisico (tra gli sport consigliati ci sono lo step, il pilates e il running) e mantenendo una alimentazione sana.

L'unico trattamento approvato per questa patologia dall'FDA è quello effettuato con il laser Frazionato Non Ablativo. Per ottenere miglioramenti oggi si utilizzano tecniche estetiche basate su micro-asportazioni della cute da trattare, efficaci per la cura degli inestetismi, che in seguito tra l’altro non riportano alcun segno evidente. Queste sedute di micro chirurgia estetica vengono realizzate in anestesia locale infiltrativa, a distanza di 15/20 giorni l'una dall'altra: il numero di terapie dipende dall'avanzamento del difetto cutaneo e dalla sua estensione. Tuttavia queste cure non danno ancora effetti apprezzabili.



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venerdì 22 gennaio 2016

IL GIROVITA......



Il grasso viscerale - noto anche come grasso addominale - è la parte di tessuto adiposo concentrata all'interno della cavità addominale e distribuita tra gli organi interni ed il tronco. Il grasso viscerale si differenzia da quello sottocutaneo - concentrato nell'ipoderma (lo strato più profondo della cute) - e da quello intramuscolare, che è invece distribuito tra le fibre dei muscoli (anche quest'ultimo sembra correlato in misura significativa all'insulino-resistenza).
L'eccesso di grasso addominale è definito dai termini "obesità centrale", "obesità addominale" ed "obesità androide". Con quest'ultimo termine si vuole sottolineare la tipica associazione del grasso viscerale con il sesso maschile ed i suoi ormoni (detti appunto androgeni). La necessità di differenziare questa forma di obesità da quella ginoide - tipica del sesso femminile e caratterizzata da accumuli adiposi concentrati nella metà inferiore dell'addome, nelle regioni glutee ed in quelle femorali - deriva dalla diversa influenza dei due fenotipi sul rischio cardiovascolare. Non si tratta quindi di una semplice differenziazione topografica, bensì di una distinzione dal grande significato fisiopatologico. Tra i due tipi di obesità, quella addominale si è chiaramente dimostrata più pericolosa, tanto da essere considerata uno dei più importanti fattori di rischio di morbidità e mortalità per malattie cardiovascolari, nonché uno dei principali fattori di rischio per il diabete di tipo II. L'esagerato accumulo di grasso centrale è inoltre associato alle complicazioni metaboliche e cardiovascolari tipiche della sindrome metabolica (ipertensione, iperlipidemia, steatosi epatica, aterosclerosi ed il diabete di tipo II).
Le evidenze epidemiologiche sulla pericolosità del grasso viscerale sono state confermate in epoca più recente, grazie alla crescente mole di studi sulla funzione endocrina del tessuto, o meglio dell'organo adiposo. Si è visto, in particolare, che il grasso addominale ha caratteristiche diverse rispetto a quello sottocutaneo, sia sotto il profilo cellulare sia sotto l'aspetto degli effetti che tali cellule espletano sull'equilibrio endocrino-metabolico dell'organismo. E' infatti dimostrato che gli adipociti bianchi del grasso viscerale sono particolarmente attivi nel rilascio di adipochine, sostanze dotate di effetti locali (paracrini), centrali e periferici (endocrini). Attraverso il rilascio diretto o indiretto di queste sostanze, il grasso viscerale controlla l'appetito ed il bilancio energetico, l'immunità, l'angiogenesi, la sensibilità all'insulina ed il metabolismo lipidico.
Una delle adipochine più conosciute, l'adiponectina, migliora la sensibilità insulinica ed è dotata di attività antinfiammatoria; i suoi livelli, a differenza di quelli di molte altre adipochine, sono più bassi nell'obeso rispetto al normopeso. Per contro, l'eccesso di grasso viscerale aumenta il rilascio di sostanze quali l'interleuchina 6 (IL-6), la resistina ed il TNF-a (citochine con attività pro-infiammatoria), il PAI-1 (effetto pro-trombotico) e l'ASP (attività stimolante sulla sintesi di trigliceridi ed inibitoria sull'ossidazione degli acidi grassi).
L'eccessivo aumento volumetrico degli adipociti, causato dal cospicuo accumulo di trigliceridi, ne determina la morte e la conseguente lisi da parte dei macrofagi, che aggrediscono i vacuoli lipidici con ulteriore aumento dello stato infiammatorio dell'organismo (salgono anche i livelli di proteina C reattiva, attualmente considerata un importante fattore di rischio cardiovascolare).
Il numero di macrofagi presenti nel tessuto adiposo è proporzionale al grado di obesità, o meglio all'ipertrofia degli adipociti tipicamente associata all'obesità. Si ha così una sorta di reazione da corpo estraneo, con conseguente infiammazione cronica che, se perpetuata nel tempo, predispone a importanti malattie metaboliche.
La riduzione nella sintesi e nel rilascio di ossido nitrico, un gas dalla potente azione vasodilatatoria, contribuisce ad elevare ulteriormente il rischio aterosclerotico. Questo gas favorisce la lipolisi ed è uno stimolo di proliferazione delle cellule adipose brune, che al contrario di quelle bianche non accumulano i lipidi ma li bruciano, vuoi per mantenere la temperatura corporea negli ambienti freddi, vuoi per sbarazzarsi degli eccessi alimentari che altererebbero l'equilibrio metabolico. La sintesi di ossido nitrico, attivo anche nell'angiogenesi e nella mitocondriogenesi locale (che probabilmente impedirebbe la morte degli adipociti per ipossia da eccessivo accumulo lipidico), è inibita dal TNF-a, un'adipochina rilasciata in grandi quantità dal tessuto adiposo bianco viscerale ipertrofico e dai macrofagi che l'aggrediscono.
La particolare collocazione anatomica del grasso viscerale fa sì che le adipochine e le altre sostanze rilasciate confluiscano direttamente nel sistema venoso portale, che le trasporta al fegato. Il ruolo metabolico di primo piano ricoperto da questa ghiandola contribuisce a spiegare la grande influenza del grasso viscerale sulla salute dell'intero organismo.
Caratteristica tipica del grasso viscerale è la maggiore sensibilità agli stimoli lipolitici, dal momento che l'azione della lipoproteina-lipasi omentale è del 50% maggiore rispetto a quella del grasso sottocutaneo. Ciò significa che in caso di dimagrimento, il primo grasso ad essere "bruciato" è proprio quello viscerale.
L'eccesso di grasso addominale è in diretto rapporto con la circonferenza della vita. In particolare, il rischio cardiovascolare diventa clinicamente rilevante quando si raggiungono i valori soglia di 102 cm di circonferenza a livello ombelicale nell'uomo e 88 cm nella donna.
Per cercare di spiegare la correlazione tra eccesso di grasso omentale e diabete di tipo II, è stato dimostrato che l'elevato flusso di acidi grassi, provenienti dagli adipociti viscerali e diretti al fegato, aumenta la produzione di VLDL (che come sappiamo possono essere successivamente trasformate nelle pericolose LDL - colesterolo cattivo, che predispongono al processo ateromatoso). Promuove inoltre la gluconeogenesi e riduce la clearance epatica dell'insulina, con conseguente aumento dei livelli di quest'ormone in circolo. Oltre agli acidi grassi provenienti dai depositi adiposi viscerali, bisogna anche e comunque tener conto dell'azione delle adipochine stesse. L'interleuchina-6, ad esempio, a livello epatico stimola la gluconeogenesi e la secrezione di trigliceridi, con iperinsulinemia compensatoria.
L'elevata presenza in circolo di acidi grassi liberi fa sì che questi nutrienti si mettano "in concorrenza" con il glucosio per l'entrata nelle cellule, in particolare in quelle muscolari. Di conseguenza si verifica un aumento della glicemia, in risposta alla quale il pancreas aumenta il rilascio di insulina. Il doppio contributo epato-pancreatico all'iperinsulinemia fa sì che nonostante gli alti valori glicemici siano presenti in circolo grandi quantità di insulina; si parla, in questi casi, di insulino-resistenza, cioè di una condizione caratterizzata dalla ridotta risposta biologica dei tessuti all'azione insulinica. Non a caso, la rimozione chirurgica del tessuto adiposo viscerale in ratti moderatamente obesi è in grado di normalizzare l'insulino-resistenza.
L'insulino-resistenza e l'iperinsulinemia sono responsabili di tutte quelle alterazioni del metabolismo del glucosio che spaziano dall'alterata glicemia a digiuno, alla ridotta tolleranza al glucosio, fino al diabete conclamato. Queste alterazioni, unitamente a quelle altrettanto negative sul metabolismo lipidico, rendono ragione del maggior rischio cardiovascolare del soggetto con obesità viscerale rispetto al normopeso.



Il fatto di accumulare il grasso solo sui fianchi corrisponde (anche in donne magre) è dovuto a una infiammazione da cibo dovuta ai cibi salati e fermentati e corrisponde spesso ad un carattere rancoroso, tipico di chi, anche senza essere vendicativo, si ricorda però fino alla fine dei secoli dei torti, piccoli o grandi che siano, subiti nel tempo.
Per usare un detto molto noto, potremmo dire “il grasso parla di te: puoi dirgli di smettere”, perché è anche vero che avendo capito come e perché il grasso sceglie alcune zone per depositarsi.
Lo stato psichico può interferire nel fatto di avere la pancia piatta o all'opposto il cosiddetto “sederone” e così pure abbiamo compreso nel tempo che l'intolleranza alimentare ai lieviti determina facilmente la tipica forma a fiaschetto, con i fianchi allargati.
L'intolleranza ai latticini determina un aumento della pancia, e spesso una diffusione del grasso su tutto il corpo e così via.
L'accumulo di grasso è sempre figlio di una alimentazione che non è in grado di regolarizzare l'insulina e i suoi picchi.
Dal punto di vista metabolico, la tipica forma a mela, con pancia prominente e grasso disposto anche in alto, sotto le ascelle e sul tronco, può trarre giovamento dall'impiego di acido lipoico, che agisce specificamente sugli effetti dannosi indotti dalla iperglicemi, interagendo in modo positivo con regolatori di segnale come l'olio di Perilla e con sostanze termogeniche come il Tè verde.

La forma a pera invece, o a fiaschetto, può giovarsi della attivazione metabolica indotta dall'acido linoleico coniugato (CLA ) un particolare olio che attiva dei recettori cellulari che a loro volta favoriscono il consumo di grasso, riportandoci in modo fisiologico al tipo di alimentazione sana del paleolitico e facilitando la perdita del grasso di troppo.

La forma mista, con deposizione del grasso sia sul giro vita sia sul bacino, la cosiddetta forma a tronchetto, può trarre beneficio, oltre che dal movimento fisico e dal controllo dell'insulina, anche dalla attivazione della adiponectina. Si tratta di una sostanza che probabilmente nell'organismo seguiva il risveglio della primavera, aiutando chi usciva dal lungo inverno a consumare tutto il grasso in eccesso e a tornare un camminatore o un cacciatore veloce, per evitargli di diventare preda. L'adiponectina può essere stimolata naturalmente anche grazie ad un potente antiossidante come l'estratto di mais rosso (ricco di C3G).

Circa 47 milioni di adulti negli Stati Uniti (circa il 15% dell’intera popolazione) presentano la sindrome metabolica ed il numero continua a crescere; il crescente numero di persone affette da questa condizione è collegato all’aumento dei tassi di obesità tra gli adulti, in futuro la sindrome potrebbe superare il fumo come il principale fattore di rischio per le patologie cardiache.

I ricercatori stanno ancora cercando di individuare cosa causi l’ insulino-resistenza. Coinvolge una varietà di fattori genetici e ambientali, si pensa infatti che  alcune persone siano geneticamente predisposte  all’ insulino-resistenza, ereditando questa tendenza dai genitori . Comunque l’ essere sovrappeso ed  inattivi sono i principali fattori.

La prevalenza della sindrome metabolica aumenta con l’età, colpendo meno del 10% delle persone nella terza decade di vita e il 40% delle persone nella settima decade di vita. Alcune ricerche  mostrano che circa uno su otto studenti presenta tre o più componenti della sindrome metabolica, un’altra ricerca ha identificato un’associazione tra la sindrome metabolica dell’infanzia  e patologie cardiovascolari dell’adulto decenni più tardi.
Gli ispanici e gli asiatici sembrano essere maggiormente a rischio di sindrome metabolica rispetto alle altre razze.
Un indice di massa corporea (BMI), una misura della percentuale di grasso corporeo  basata sull’ altezza e sul peso, superiore a 25 aumenta  il rischio di sindrome metabolica.
È molto più probabile avere la sindrome metabolica in caso di familiarità per diabete di tipo 2 o diabete durante la gravidanza (diabete gestazionale).
Anche una diagnosi di ipertensione arteriosa, malattie cardiovascolari o da sindrome dell’ovaio policistico, un problema metabolico che colpisce la donna ed il sistema riproduttivo, aumenta  il rischio di sindrome metabolica.

Trattare uno dei fattori di rischio della sindrome metabolica è già difficile, ma occuparsi di ognuno di essi potrebbe sembrare impossibile; tuttavia un cambiamento drastico dello stile di vita e, in alcuni casi, i farmaci possono migliorare tutti i fattori della sindrome metabolica. Fare più attività fisica, perdere peso e smettere di fumare contribuiscono a ridurre la pressione sanguigna e a migliorare i livelli di colesterolo e zucchero nel sangue. Questi cambiamenti sono fondamentali per ridurre il rischio.
I medici raccomandano di svolgere dai 30 ai 60 minuti di esercizio fisico di intensità moderata, come camminare di buon passo, ogni giorno.
Perdere anche solo dal 5 per cento al 10 per cento del peso corporeo può ridurre i livelli di insulina e la pressione sanguigna.
La dieta mediterranea, come molti regimi alimentari per mangiare sano, limita i grassi non salutari a favore di frutta, verdura, pesce e cereali integrali.
Fumare sigarette aumenta la resistenza all’insulina e peggiora le conseguenze sulla salute della sindrome metabolica. Parlate con il vostro medico se avete bisogno di aiuto per eliminare quest’ abitudine.
Se non siete in grado di raggiungere i vostri obiettivi attraverso i cambiamenti dello stile di vita, il medico può anche prescrivere farmaci per abbassare la pressione sanguigna, per controllare il colesterolo o per favorire la perdita di peso. Si possono prescrivere farmaci insulino-sensibilizzanti per aiutare il corpo a usare l’ insulina in modo più efficace e la terapia con aspirina in alcuni casi può contribuire a ridurre il rischio di infarto e ictus.

Impegnarsi in una dieta sana, mangiare molta frutta e verdura, scegliere tagli magri di carne bianca o pesce invece che carni rosse, evitare alimenti conservati o fritti in abbondante olio, eliminare il sale da tavola e sperimentare altre erbe e spezie.
Muoversi, fare molta attività fisica regolare e moderata.
Programmare regolari visite di controllo, controllare la pressione sanguigna, il colesterolo ed i livelli della glicemia a intervalli regolari. Effettuare ulteriori modifiche dello stile di vita, se i numeri stanno andando nella direzione sbagliata.




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