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domenica 20 dicembre 2015

I TRIBALI



I tribali sono quella categoria di tatuaggi, diffusa dai prima anni novanta del novecento, basati sui tatuaggi tradizionali delle tribù di varie isole del Pacifico, dei Nativi Americani, e dei Maori in Nuova Zelanda.

Lo stile di questi tatuaggi è caratterizzato da disegni astratti, solitamente composti da tratti esclusivamente di colore nero. Questi tatuaggi venivano disegnati in modo tale da poter enfatizzare la muscolatura e le linee naturali del corpo.

Il tatuaggio tribale è la prima forma di tatuaggio che troviamo nella storia, presente nelle culture tribali di varie parti del mondo. Il più antico corpo tatuato di cui si è a conoscenza è quello di un uomo dell’età del bronzo del 5000 a.C., ritrovato su un ghiacciaio italiano. In questo corpo sono stati trovati tatuati entrambi i bracci, le gambe e il tronco con rappresentazioni di creature mitiche.

I tatuaggi venivano praticati da entrambi i sessi, allo scopo di decorare ed abbellire il proprio corpo, oltre che per esprimere la propria personalità. Solitamente venivano utilizzati anche per identificare la persona alla proprie origini, alla propria identità locale e alle proprie credenze religiose.

Si utilizzavano per simboleggiare diverse cose: motivi religiosi, talismani contro i demoni, talismani d’amore e di charme, indicatori di status e di posizione sociale, o semplicemente come adornamento del corpo.
Non era dunque, come oggi, solo un modo per abbellire il corpo, ma principalmente qualcosa dal significato molto profondo, che prevedeva divieti e permessi a seconda della classe sociale di chi andava a tatuarsi, o veri e propri rituali magici per tenere fuori la cattiva salute, i demoni, gli spiriti e l’invidia degli altri consociati.

Anche alcuni guerrieri erano adornati con questi tatuaggi, che ne indicavano l’appartenenza al rango, l’esperienza nel combattimento e anche particolari più truculenti e macabri, come il numero di nemici uccisi.



I tatuaggi che oggi si ritengono tribali appartengono ad un numero quasi sconfinato di culture: partiamo dai Maori, passando per i Samoani, i Filippini, gli abitanti del Borneo, i Nativi Americani, i popoli della Micronesia, gli Egizi, i Maya, gli Aztechi e le altre culture centro e sudamericane, Eschimesi e Hawaiani, Thaithiani e Celti. Una lista particolarmente impressionante, che come avrete capito, include praticamente ogni tipo di cultura tribale e di disegno/tema in circolazione.
I tatuaggi tribali sono spesso davvero appariscenti e in grado di catturare l’attenzione di chi li guarda. Sono in genere composti da linee e disegni astratti, che rappresentano a grandi linee disegni primitivi ma dal significato profondo e intenso.

I tatuaggi tribali, oltre che attirare l’attenzione per i loro disegni particolari, la attraggono grazie alla loro posizione. In alcune civiltà, come quella Maori, si arrivava addirittura a farseli in faccia. Altri luoghi comuni per farsi i tatuaggi tribali sono i bicipiti, il petto, il collo e la schiena, sempre ben in vista per la guerra, che, ricorderà chi è appassionato di storia, si combatteva in quei tempi rigorosamente senza armatura.

Al giorno d’oggi, il tatuaggio tribale è utilizzato come un segno per rimarcare la propria individualità, al di fuori dei ruoli imposti dalla società, che tende ad annullare le identità delle varie persone.

I disegni tribali raffigurano oltre che figure astratte, anche immagini di draghi, uccelli o bracciali, sempre con uno stile particolare. È altrettanto diffuso l'utilizzo di linee molto intricate e con disegni geometrici ripetuti, allo scopo di rappresentare elementi naturali come il fuoco, l'aria e l'acqua.

Uno dei disegni più richiesti dal pubblico femminile è la rosa tribale, un disegno molto elegante e raffinato.




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domenica 1 novembre 2015

LA SCARIFICAZIONE



Una delle mode  più stravaganti e rivoluzionarie degli ultimi anni: la scarificazione, che si è ampiamente propagata tra giovani e meno giovani.  Questa nuova  tendenza consiste nello  scalfire tatuaggi sul corpo, incisioni indelebili che “marchiano” la pelle nuda asportandone dei  lembi .

Questo  fenomeno sta dilagando in tutta Europa. Si tratta di una pratica dolorosissima e molto criticata per le conseguenze e le tracce  che lascia sulla pelle di chi si sottopone a questo tipo di “arte”.

Sono sempre di più,  le persone che si sottopongono a  questo nuovo modo di tatuare la pelle, infatti la scarificazione permette di ottenere dei tatuaggi in 3D.

La scarificazione è una deformazione cutanea a scopi decorativi e protettivi, collegata a molte motivazioni. In passato, era praticata soprattutto da molte etnie africane, e spesso coincideva col rito iniziatico del passaggio dall'infanzia all'età adulta. Determinante era che il soggetto sottoposto a questa pratica molto dolorosa, e che poteva far perdere sangue in abbondanza, sopportasse le incisioni in stoico silenzio. La sofferenza è un elemento fondamentale della cerimonia, in quanto dimostra il coraggio e il valore del ragazzo che entra nell'età adulta: il popolo Nuer (Sudan meridionale e zona occidentale dell'Etiopia) ancora oggi si fa tagliare col rasoio, sei larghe strisce sulla fronte. L'operazione è molto pericolosa, in quanto la recisione di un nervo frontale può portare alla morte, nonostante i tentativi di arginare l’emorragia. Dopo un lungo periodo di convalescenza l'iniziato è ammesso alla tribù con grandi feste.

La scarificazione consiste in incisioni, tagli della pelle (con coltelli, rasoi, conchiglie, pietre affilate, ecc.) bruciature, allo scopo di produrre cicatrici permanenti. Ogni cicatrice viene soffregata varie volte con polveri e prodotti coloranti e lasciata a lungo aperta, finché la particolare pelle cheloide dei popoli africani non si cicatrizzi con forte evidenza plastica. I motivi preferiti sono solitamente di tipo geometrico, ma a volte vengono incisi animali stilizzati. Ogni etnia aveva i propri simboli. Sovente le donne avevano imponenti scarificazioni sul ventre, che ne costituivano anche l'attrazione sessuale. Come il tatuaggio e la mutilazione, la scarificazione era considerata segno di qualificazione sociale, e parecchie donne affermavano che senza quei segni non si sarebbero mai sposate. Nonostante sembrino intollerabili agli occidentali, le scarificazioni femminili erano fortemente attrattive per i gli uomini dei vari clan, che non sopportavano la pelle liscia, ma preferivano accarezzarne le escrescenze.

Impropriamente identificata con il tatuaggio, la scarificazione è diffusa soprattutto in Africa centrale ed in Nuova Guinea, sebbene molti governi locali le abbiano proibite. Questo processo venne utilizzato anche dalle popolazioni nordiche in epoca romana. Ad esempio gli storici romani affermavano che i Goti si incidessero le guance per non far crescere la barba. Questo fine rimane molto dubbio, ma di fatto testimonia la pratica della scarificazione anche in epoca romana.




Il significato delle scarificazioni, come per i tatuaggi è: di tipo estetico; di tipo apotropaico; di tipo onorifico; di tipo religioso (frequente tra gli indigeni convertiti al cristianesimo). In Etiopia molti indigeni abissini possono avere croci marcate a fuoco sulla fronte, o scarificazioni col numero delle messe cui hanno assistito; di tipo informativo, ossia a quale clan si appartiene, lo stato sociale. Ad esempio gli Shilluk dell'Alto Nilo hanno sulle arcate sopraccigliari caratteristiche scarificazioni dette "a grani di rosario" che vengono eseguite sia sugli uomini sia sulle donne e dipinte con terra bianca per evidenziarle. In una tribù musulmana dell'Alta Etiopia era usanza di scarificare sul dorso le pene inflitte ai colpevoli di qualche reato: ho rubato una mucca, ho commesso adulterio, ecc. La scarificazione di tipo totemico era legata ad un animale in cui ci si identificava. I boscimani infatti, praticavano una serie di incisioni sulla fronte dentro a cui cucivano microscopici frammenti di carne di antilope, animale di cui erano convinti di acquisire la velocità.

E’ considerata un nuovo traguardo raggiunto dalla body art, ormai la moda dei tatuaggi comuni non fa più effetto. Attraverso l’uso di uno strumento chirurgico elettrico la pelle viene bruciata e cauterizzata mettendo in risalto lo strato di epidermide  incisa, oppure l’incisione avviene direttamente sul disegno con l’uso di un bisturi.

La tecnica della scarificazione ottenuta con lo strumento chiamato elettrodermografo è meno invasiva rispetto al tatuarsi con l’uso del bisturi.

La pratica della scarificazione e' molto pericolosa e si consiglia vivamente, se proprio si e' intenzionati a praticarla, di affidarsi a mani esperte e di non provare ad eseguire queste tecniche in maniera amatoriale. Le conseguenze potrebbero essere disastrose.

Le principali tecniche sono quattro: Il BRANDING (marchio a fuoco), il CUTTING (incisione), l'ICE KISS (marchio di ghiaccio) e la SCARIFICAZIONE (scaring in inglese) vera e propria.
Ognuna di queste tecniche permette di ottenere risultati differenti e si va dalle sottili cicatrici in rilievo alle profonde ferite.

Per branding si intendono le cicatrici ottenute attraverso delle serie di bruciature provocate da oggetti riscaldati ( di solito acciaio o ceramica ) posti a contatto con la pelle. Il risultato come e' facile immaginare sono delle cicatrici in rilievo di un colore piu' scuro rispetto al tono della pelle.
Questa pratica fu pubblicizzata per la prima volta negli Stati Uniti appena una decina di anni fa dalla rivista "Modem Primitive" e subito esportata in Olanda, Germania e Inghilterra. In Italia gli studi attrezzati sono ancora pochissimi.Un branding non viene eseguito in una volta sola ( come la marchiatura degli animali per intenderci ), ma il disegno viene diviso in piu' parti e vengono creati i vari pezzi che lo comporranno con il metallo (o il materiale scelto).
Solitamente si e' portati a pensare che sia una pratica molto dolorosa perche' prevede delle bruciature. Invece non e' cosi' in quanto le parti roventi bruciano anche le terminazioni nervose facendo scomparire la sensazione di dolore che cosi' dura pochissimo.
La parte piu' noiosa invece e' la guarigione perche' la ferita si irrita facilmente. A volte per ottenere delle cicatrici piu' evidenti questa irritazione e' provocata volontariamente.
Degli effetti molto simili al branding possono essere raggiunti anche grazie alle bruciature da freddo ottenute da materiali ghiacciati (ICE KISS) come l'azoto liquido.

IL CUTTING viene praticato usando strumenti molto affilati come dei bisturi chirurgici, senza andare molto in profondita' (un paio di millimetri) , permettendo cosi' un buon controllo sul disegno. Una volta guarito il cutting si presenta come una sottile cicatrice in rilievo. Per accentuare l'effetto e' possibile eseguire dei tagli perpendicolari nei bordi interni della ferita appena creata, massaggiare con dell'inchiostro da tatuaggio la ferita, forzarne il ritardo della guarigione come per il branding.




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lunedì 21 settembre 2015

TATOO e RELIGIONE



Nell'Antico Testamento, agli israeliti usciti d'Egitto, Dio aveva proibito di praticare incisioni sul corpo e tatuaggi: "Non vi farete incisioni nella carne per un morto, né vi farete dei tatuaggi addosso. Io sono il Signore" (Lev. 19:28). Ai sacerdoti ebrei era vietato farsi "incisioni nella carne" (Lev. 21:5) ed a tutti gli Ebrei veniva altresì ricordato: "Voi siete figli per il Signore vostro Dio; non vi fate incisioni addosso e non vi radete tra gli occhi per un morto" (Deut. 14:1).

Gli Israeliti venivano dall’Egitto, dove la pratica di farsi tagli sul volto, sulle braccia e sulle gambe nel periodo del lutto era comune tra i pagani ed era considerato un segno di rispetto per il morto, ma anche una specie di offerta propiziatoria verso le deità che governavano la morte e la tomba. Altra pratica diffusa nel paese che li aveva resi schiavi, era quella dei tatuaggi rappresentati con figure, fiori, foglie, stelle o altri disegni su varie parti del corpo. Erano realizzati con dei ferri infuocati, talvolta con inchiostro o pittura.

È probabilmente associato secondo Levitico 19:29, al costume di adottare tali segni in onore di qualche idolo, così si spiega chiaramente la proibizione. Perciò, venivano saggiamente vietati perché erano segni di apostasia e inoltre erano indelebili.



Il termine tatuaggio deriva dal taitiano "tatu", che significa "segnare qualcosa". I tatuaggi sono stati praticati, nelle diverse civiltà, per scopi differenti: in alcuni casi, soprattutto in estremo oriente, erano legati a riti religiosi o all'appartenenza ad un determinato clan per indicare maturità e coraggio; i greci usavano i tatuaggi per comunicare nel mondo dello spionaggio; i romani li usavano per segnare criminali e schiavi.

Nella Scrittura i due divieti citati, relativi alla proibizione di deturpare il corpo, erano giustificati perché ritenuti come un'offesa verso il Signore, il Creatore, ed erano considerati come atti di violenza a danno del corpo umano creato da Dio.

Incidersi il corpo era soprattutto una manifestazione violenta del dolore per la perdita dei propri cari, mentre i tatuaggi avevano una funzione di carattere superstizioso e re­ligioso, come dimostrazione di dedizione alla deità. Servivano come segno di riconoscimento di persone devote ad un determinato idolo. Per questa ragione la legge del Signore vietava incisioni e tatuaggi.







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domenica 1 settembre 2013

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