Visualizzazione post con etichetta cicatrici. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta cicatrici. Mostra tutti i post

mercoledì 20 aprile 2016

LA MASTOPESSI



Il rilassamento del seno comporta per la donna un pesante disagio psicologico che può essere risolto con l’intervento di mastopessi.

La mastopessi è il lifting del seno rilassato. Si tratta di una tecnica chirurgica (con alcune varianti) che rimuove la pelle in eccesso ripristinandone la forma.

La mastopessi è un intervento che può essere consigliato solo quando il seno a un grado di ptosi (rilassamento) moderato o severo. Quando è lieve l’ intervento non è consigliato oppure potrà essere consigliabile solo dopo un approfondimento esaustivo dei vantaggi e svantaggi che lo stesso comporta.

Essendo che questa tecnica chirurgia lascia cicatrici importanti, è evidente che la convenienza all’ intervento è netta quando il seno è molto cadente. Fare cicatrici in un seno poco cadente non è normalmente accettabile.

Il cedimento della pelle è un fenomeno di naturale invecchiamento della pelle che comunque viene accelerato / influenzato da fattori esterni come l’eccessiva esposizione al sole (rende la pelle meno elastica), cambiamenti repentini di volume dovuti a sbalzi di peso corporeo. Altri fattori che modificano l’estetica del seno sono la gravidanza, l’allattamento, Successivi eventi del genere potranno aumentare la velocità del naturale cedimento cutaneo.

La mastopessi additiva è una variante della mastopessi che prevede oltre al sollevamento del seno anche l’inserimento di una protesi mammaria. Viene consigliata questa particolare tecnica quando la paziente presenta una moderata o marcata ptosi del seno accompagnata da un ridotto tessuto ghiandolare / adiposo. La realizzazione della sola mastopessi – eliminando il tessuto in eccesso necessario per avvolgere il volume “originale” – comporterebbe la realizzazione di un seno sodo ma con un volume insufficiente.

Se la paziente usando un reggiseno dal volume desiderato verifica che il proprio seno non lo riempie o lo riempie difficoltosamente, allora è probabile che sia consigliabile la mastopessi additiva.

La ptosi può essere classificata in 3 gradi (lieve, moderata e severa). Il passaggio da un grado all’ altro è caratterizzato dall’allungamento della distanza tra capezzolo e clavicola. La pseudoptosi è invece caratterizzata del mantenimento normale di tale distanza ma di una perdita di sostanza del tessuto ghiandolare e adiposo del seno che conferisce al seno un’ aspetto cadente.

Il primo passo per la donna che desidera rimodellare il seno cadente è la visita medica con il chirurgo estetico. Quella è la sede nella quale si verificherà se sussistono le condizioni anatomiche e psicologiche per procedere con l’intervento. Per questo motivo è consigliabile prepararsi bene per la visita specialistica scrivendosi dubbi e domande da esporre al chirurgo.

Durante il consulto verrà descritta la tecnica d’intervento, il post operatorio, i rischi e complicanze e gli esiti cicatriziali. Verrà inoltre illustrato il risultato atteso anche attraverso la visione di foto prima e dopo. Ti dovrai esprimere in relazione alle tue personali aspettative.

Oltre a procedere con un’ accurata anamnesi medica dovrai sottoporti agli esami clinici preoperatori prescritti per valutare la compatibilità del tuo stato di salute con l’intervento chirurgico.
Nel caso in cui la forma del seno lo permetta, ti verranno illustrate procedure chirurgiche alternative come la mastoplastica additiva.

La prima fase dell’ intervento consiste nella convalida da parte dell’anestesista degli esami clinici e della compatibilità dello stato di salute con lo stesso. Successivamente il chirurgo estetico procede con il disegno della tecnica operatoria programmata con misurazioni precise sulla pelle.

L’ anestesia scelta per questa procedura è l’anestesia locale (infiltrazioni d’ anestetico sul seno) con una sedazione profonda. Quest’ ultima rende la paziente non vigile durante l’ atto chirurgico.



La procedura di chirurgia estetica del seno per sollevare la mammella cadente comporta l’asportazione della cute in eccesso secondo lo schema programmato con il conseguente spostamento dell’areola nella sede “naturale” e la sutura dei lembi.
Le cicatrici risultanti  sono posizionate nella piega sottomammaria (cicatrice orizzontale), tra questa e l’areola (cicatrice verticale) e attorno a quest’ultima (cicatrice rotonda).

Normalmente le cicatrici sono sottili e soddisfano le aspettative della paziente informata. Sono disponibili tecniche di micro chirurgia estetica che possono essere attuate dopo qualche mese per migliorare ulteriormente l’ esito cicatriziale.

Dopo la mastopessi, le cicatrici visibili sul seno ricordano la forma di un’àncora, oppure di una T rovesciata. Si trovano infatti intorno all’areola, scendono sotto l’areola e continuano lungo il solco sottomammario. La parte più evidente è quindi quella verticale, mentre le altre sono ottimamente camuffate dalla conformazione del seno. Questo aspetto va valutato nel contesto globale dell’aspetto del seno prima dell’intervento: spesso infatti, le soddisfazioni date dal rimodellamento sono tali da rendere perfettamente accettabili le cicatrici (che comunque sono sottili, piane e destinate a sbiadire nell’arco di alcuni mesi).

Sono da evitare movimenti con le braccia per almeno 7 giorni per permettere una cicatrizzazione senza trazione e quindi più lineare e sottile.

Il dolore dopo la mastopessi è lieve o inesistente. In alcuni casi può rendersi moderato e quindi l’assunzione di antidolorifici potrà essere prescritta.

La procedura chirurgica di mastopessi ha l’ obiettivo di tonificare e sollevare le mammelle, e di posizionare l’ areola nella sede “naturale”. Gli esiti cicatriziali sono di norma sottili e sbiadiscono progressivamente nel tempo.

Il risultato della mastopessi è permanente qualora non si verifichino ulteriori eventi tali da stressare la pelle nuovamente e produrre rilassamento cutaneo. Ovviamente l’invecchiamento del corpo e della pelle continuano ma nella nostra casistica non abbiamo mai verificato la necessità d’intervenire una seconda volta. Successivi aumenti di peso rilevanti e/o gravidanze possono comunque modificare la forma del seno.

La mastopessi ha uno schema di cicatrici abbastanza importante ed è per questo motivo che la decisione di sottoporsi alla mastopessi deve essere matura e serena. La paziente deve valutare vantaggi e svantaggi della mastopessi oltre che rischi e complicanze.

Dopo la mastopessi è normale che si verifichi una riduzione temporanea della sensibilità cutanea per qualche mese. In casi molto rari questo fatto può durare di più e addirittura diventare permanente.

La mastopessi sposta il complesso areola capezzolo. A seconda della specifica tecnica impiegata la capacità d’allattare potrà essere anche totalmente compromessa. Quando il seno è molto cadente il trapianto dell’areola sarà libero e quindi la paziente non potrà più allattare.

La paziente candidata alla mastopessi deve quindi essere consapevole della probabile interferenza con un futuro allattamento ed esprimere quindi un consenso maturo alla chirurgia,

Fortunatamente la maggioranza delle donne che si sottopongono all’ intervento di mastopessi, lo fanno proprio a seguito delle gravidanze e quindi la complicanza “difficoltà nell’ allattamento” non le riguarda.

 Siccome l’intervento di mastopessi interessa i tessuti superficiali e profondi del seno, è normale che nei giorni seguenti si verifichi un certo gonfiore, mentre il dolore si può tranquillamente sedare con gli antidolorifici prescritti al momento della dimissione. Dopo che i bendaggi e il reggiseno postchirurgico vengono rimossi, viene prescritto l’uso di un reggiseno contenitivo elastico, simile a quelli sportivi, fino a che il tessuto si normalizza. Nell’arco di una decina di giorni, vengono rimossi anche i punti di sutura (o le graffette).

Come in ogni tipo di intervento chirurgico, anche per la mastopessi esiste un certo margine di rischio, generalmente connesso ad episodi di reazione avversa all’anestesia o infezioni. Può verificarsi inoltre un eccessivo sanguinamento e la difficoltà a recuperare pienamente la sensibilità cutanea, così come le cicatrici possono risultare evidenti.

Una larga parte di queste complicanze è efficacemente prevenuta con le opportune indagini preoperatorie e con gli accorgimenti igienico-sanitari adeguati.






.

lunedì 4 aprile 2016

TATUAGGI SUI PIEDI




I tatuaggi sul piede sono decisamente tra i più in voga, soprattutto per le donne poiché considerati molto sexy e decisamente più femminili; anche se non è raro vedere uomini coi piedi tatuati, in molti casi con disegni tribali, quindi completamente neri e geometrici. 
Farsi un tatuaggio sul piede non è esattamente come farlo sulle braccia o sul petto, i piedi infatti sono una delle parti del corpo più sensibili poiché prive di grasso e fasci muscolari, questo significa che lo spazio tra epidermide e ossa a disposizione del tatuatore è davvero ridotto, e di conseguenza il dolore sarà maggiore. Ovviamente, come sappiamo bene, molto dipende anche dalla soggettiva soglia del dolore di ognuno di noi, ma se fate parte di quelle persone che possiedono una grande sensibilità al dolore forse è il caso di optare per una zona differente.
Un altro fattore che incide particolarmente nel caso del tattoo sul piede è relativo alla guarigione della ferita e alle sue cure post esecuzione. Questo perché dopo aver fatto un tatuaggio sul piede è consigliabile aspettare almeno due settimane prima di utilizzare scarpe chiuse; lo fregamento potrebbe rovinare il tatuaggio, incidere sulla sua guarigione e sulla formazione delle crosticine, oltre che sulla loro spontanea caduta.
Per questo, a meno che non passiate tutta la giornata in casa, è opportuno pianificare l’esecuzione di un tattoo sul piede in estate, in modo da essere certi di poter indossare scarpe comode e aperte che lascino libera la zona appena tatuata. Ovviamente durante il periodo di guarigione dovrete evitare le spiagge e l’acqua di mare e di piscina.
Se poi la vostra idea è quella di farvi tatuare entrambi i piedi, magari con quei bellissimi e molto modaioli tatuaggi gemelli, è assolutamente sconsigliato farlo nello stesso momento, poiché non sarebbe per nulla comodo avere entrambi i piedi “feriti” nello stesso periodo. Tatuate quindi il primo piede e dedicatevi al secondo una volta terminata completamente la guarigione del primo.
La sua forma rettangolare è perfetta per tatuaggi importanti che ricoprono tutta la superficie tra la caviglia e le dita, ad esempio disegni tribali totalmente neri piuttosto che coloratissimi soggetti giapponesi (carpe, rami di ciliegio), oppure disegni appartenenti alla Old School (ancore, rondini).
In molti casi, soprattutto le donne, optano per tattoo di più piccole dimensioni con soggetti delicati e stilizzati, quali fiori, farfalle o piccole scritte; anche questo genere di disegni è perfetto per la zona del piede e inoltre comporterà, rispetto a tattoo più grandi, una minore sofferenza in fase di esecuzione.
Ultimo fattore da considerare in merito ai tatuaggi sul piede è il fatto che si tratta di una zona del corpo che resta nascosta quasi tutto l’anno e quindi perfetta nel caso non vogliate mettere troppo in mostra il vostro tattoo, magari per ragioni lavorative.



Farsi fare un tatuaggio sotto la pianta i piedi, é molto più fastidioso che farlo in altri posti.
Purtroppo bisogna ripassarlo ogni tanto, la pelle della pianta del piede é soggetta a 'maggior usura' di altre parti del corpo e se vogliamo che il disegno rimanga visibile, dobbiamo ripassarlo almeno una volta ogni 2 o 3 anni, poi dipende da persona a persona.

I migliori tattoo sotto la pianta del piede, non sono disegni, ma scritte, che possono essere fatte o nella parte interna del piede o nella parte esterna o sul tallone.
I tatuaggi fatti in questo posto, di solito sono semplici scritte o semplici simboli, monocolore ed hanno un prezzo basso.

I palmi delle mani e le piante dei piedi sono posti cattivi per un tatuaggio. L’arco inferiore del piede è possibile, ma il resto della parte inferiore del piede, insieme al palmo della mano, non può essere tatuato. Ci vogliono più applicazioni, e anche in questo caso, non ci sono garanzie. Con le mani, la pelle si rigenera troppo veloce. La gente  usa sempre le mani, i tatuaggi vanno via prima ancora di poter guarire. In pochissimi casi, i ripetuti tentativi portano un tatuaggio sul palmo della mano a rimanere, ma non funziona affatto sulla punta delle dita. Sulle piante dei piedi, i tatuaggi sono impossibili perché la pelle è troppo spessa e callosa per arrivare a un livello  d’ inchiostro che rimarrà nella vostra pelle senza lasciare cicatrici.





Abbiamo creato un SITO
per Leggere Le Imago
Poni una Domanda
e Premi il Bottone il
Sito Scegliera' una Risposta a Random
Tra le Carte che Compongono il Mazzo
BUON DIVERTIMENTO
gratis

PER TABLET E PC

LE IMAGO
.

 ANCHE

PER CELLULARE


NON SI SCARICA NIENTE
TUTTO GRATIS


DOMANDA
CLIK
E
RISPOSTA

FAI VOLARE LA FANTASIA 
NON FARTI RUBARE IL TEMPO
 I TUOI SOGNI DIVENTANO REALTA'
 OGNI DESIDERIO SARA' REALIZZATO 
IL TUO FUTURO E' ADESSO .
 MUNDIMAGO
http://www.mundimago.org/
.

.

mercoledì 3 febbraio 2016

LE USTIONI



Ogni anno, in Italia, circa 100 mila persone si ustionano. E 10 mila finiscono in ospedale. Soprattutto le donne, perché più a contatto con materiali a rischio.

A seconda della gravità le ustioni vengono classificate in 3 gruppi:
Ustioni di 1° grado: sono le più lievi, con semplice arrossamento, bruciore e dolore per contatto. Non sono presenti vesciche. Guariscono rapidamente e non lasciano cicatrici sulla pelle.
Ustioni di 2° grado: oltre allo strato superficiale della pelle, viene colpito anche lo strato di tessuto immediatamente sottostante. Sono molto dolorose e sono presenti vesciche ripiene di liquido. Le ustioni meno gravi cicatrizzano nel giro di qualche settimana, quelle più profonde richiedono tempi più lunghi, spesso la guarigione è difficile e restano cicatrici permanenti.
Ustioni di 3° grado: sono le più gravi in quanto nell'area colpita la pelle è completamente distrutta in tutto in suo spessore. Il loro aspetto è però spesso meno impressionante delle ustioni di 2° grado. Non è presente dolore per la distruzione dei recettori nervosi e non ci sono vesciche. La guarigione richiede tempi lunghi e lascia cicatrici permanenti (cheloidi) a volte sfiguranti al punto da dover ricorrere ad interventi di chirurgia plastica.
La gravità dell'ustione dipende inoltre dall'estensione, dalla zona colpita e dalla causa che l'ha prodotta. Un'ustione di 3° grado ma di piccole dimensioni non rappresenta un pericolo per la vita. Al contrario, un'ustione di 2° grado molto estesa può avere una prognosi molto grave.
Anche la zona colpita è importante, soprattutto se interessa articolazioni o aree cutanee soggette a stiramento o parti delicate. Le ustioni che interessano il viso, gli occhi, le orecchie e i genitali richiedono sempre una valutazione specialistica.
Altri fattori che condizionano la gravità del danno sono il tipo e il calore specifico dell'agente ustionante. In genere le ustioni da liquidi sono più estese, quelle da solidi (per esempio, la marmitta del motorino) localizzate ma più profonde. Indipendentemente dall'estensione, sono considerate ''importanti'' tutte le lesioni da caustici e da folgorazione che vanno sempre sottoposte a osservazione medica.
È facile intuire l'importanza del tempo di esposizione. Lesioni di uguale intensità (1° grado) sono provocate dal contatto per 6 ore con temperature di 45°C, per 2 minuti a 51°C, per un solo secondo a 60°C. Il contatto di un solo secondo con un corpo alla temperatura di 65°C è sufficiente a determinare una ustione di 2° grado.

L'ustione può infettarsi. Nei casi più gravi può esservi febbre, passaggio di batteri nel sangue e diffusione dell'infezione ad altre parti del corpo. Particolarmente a rischio sono i neonati e gli anziani sopra i 60 anni, soprattutto se portatori di malattie croniche (per esempio, il diabete).

Il primo soccorso ha come obiettivo quello di raffreddare e detergere la zona ustionata. L'immersione prolungata (almeno 10 minuti) in acqua fredda riduce l'arrossamento e il gonfiore, diminuendo l'estensione del danno e alleviando contemporaneamente il dolore. Se la parte ustionata è coperta da indumenti, rimuoverli con estrema attenzione: meglio tagliare la stoffa piuttosto che sfilarli.
Le ustioni più lievi (1° grado) non richiedono particolari interventi. Il più delle volte sono sufficienti a ridurre il dolore impacchi ripetuti con acqua fredda. Se questo non basta, può essere utile l'applicazione di una crema anestetica, tenendo presente il rischio di possibili sensibilizzazioni da contatto. Se il dolore è molto intenso si può far ricorso a un farmaco antiinfiammatorio non steroideo con attività analgesica come l'aspirina, l'ibuprofene o il diclofenac oppure al paracetamolo per via orale. In seguito, per lenire bruciore e prurito residui, può essere impiegata una crema cortisonica a bassa potenza come l'idrocortisone, purché la cute sia integra e solo per un breve periodo di tempo.
Le ustioni più gravi (2° grado superficiali) devono essere deterse e disinfettate con una soluzione antisettica a base di clorexidina, clorossidante elettrolitico o povidone iodio  dopo aver asportato eventuali frammenti di pelle distrutti dall'ustione. Sconsigliate le tinture, le soluzioni di acido borico o l'alcool denaturato.
Qualora si formassero delle bolle, queste vanno aperte forandole con ago sterile (passato alla fiamma), facendo defluire il liquido, senza però togliere la pelle che forma il tetto della bolla. La pelle della vescica potrà essere delicatamente rimossa dopo alcuni giorni tagliandola con forbicine disinfettate con cura.
L'area va medicata con una garza grassa, ricoperta con garza sterile e poi fasciata con una benda, senza mai comprimere troppo la parte colpita.
La medicazione all'inizio andrà rinnovata giornalmente per rilevare l'andamento dei processi riparativi; in seguito ogni 3-4 giorni sino alla guarigione che in genere avviene in 2 settimane, disinfettando sempre accuratamente la parte. L'accurata detersione e disinfezione delle lesioni scongiura il rischio di infezioni e rende inutile l'impiego di antibiotici topici.
E' importante ricordare che:
non si deve cospargere l'ustione di olio, perché impedisce una accurata pulizia della lesione e, ostacolando la dispersione di calore, favorisce la macerazione della pelle e fa aumentare il rischio di infezioni;
non impiegare creme antibiotiche senza aver prima consultato il medico;
non impiegare acido borico, alcool denaturato, sostanze coloranti, tutte tossiche per le cellule.
Nelle ustioni più gravi (2° e 3° grado) il trattamento è di pertinenza medica. Non applicare prodotti di alcun tipo sull'ustione e far bere acqua se il soggetto avverte sete intensa. Trasportare immediatamente il soggetto ad un Pronto Soccorso.



Il ferro da stiro di solito non fa grossi danni, ma è subdolo, perché le pazienti tendono a sottovalutare quella righina rossa e, trascurandone la cura, rischiando di tenersi il “ricordo” dell’incidente. Allora, raffredda bene la zona, detergila con la fisiologica (è quella che si usa per il naso dei bambini) e compra in farmacia una pomata antisettica (per esempio a base di sulfiadiazina argentica), che riduce molto il rischio che la parte si infetti. La crema si applica una volta al giorno e quando la rimuovi usa sempre una soluzione sterile.
La brace della sigaretta è un classico», spiega un medico «Può sembrare un’inezia, per la dimensione del danno, ma più la brace rimane a contatto con la pelle più l’ustione è profonda. La marmitta della moto fa un danno più esteso ma te ne accorgi subito, e quindi
“salvi” la gamba di riflesso. Ma non perdere tempo».
Detergi, anche se sei per strada con la moto, la parte scottata. Piuttosto usa una bottiglia di acqua minerale (meglio fredda), ma fallo bene. Poi vai in farmacia e fatti consigliare una pomata antisettica da stendere sulla parte. Non usare mai l’alcol o altri disinfettanti: l’ideale rimane sempre l’acqua fisiologica. La crema medicata basta per disinfettare. 
A guarigione avvenuta (l’epitelio è rimarginato ma il segno dell’incidente c’è ancora, sta solo “maturando”), può essere necessaria una fisioterapia specifica, cioè massaggi ed esercizi di allungamento (devi distendere la parte) della pelle scottata, che vengono insegnati dal medico e poi farai a casa.
Il décolleté è una zona considerata, soprattutto nella parte dello sterno, una delle più a rischio per la cicatrizzazione. Il danno più temuto è quello del cheloide, cioè una cicatrice rossa e rilevata che sembra quasi un cordoncino, che si nota subito e che poi è difficile da eliminare.
Se sulla parte compaiono delle bolle non bucarle: l’epitelio, anche se gonfio, così rimane compatto e più protetto. Se si rompono la zona va protetta con garze grasse impregnate (per esempio a base di connettivina), in modo che non si appiccichino e danneggino la pelle (vale in tutti i casi in cui ci siano le vescicole, anche nelle altre zone del corpo).

Più la lesione è vicina agli occhi e alla bocca più la situazione è delicata. 
Dopo aver raffreddato la parte evita di metterci sopra creme, unguenti o pomate anestetiche. Se ci sono bolle devi evitare il rischio di infezione: copri la parte con una garza (basta che non rilasci filamenti: per questo motivo non usare il cotone) o un cerotto che sia della grandezza giusta. 
Devi tenere la parte coperta dalle garze e, nei primi giorni dopo la guarigione, con creme anti-UV (occhio anche a quelli più “deboli” di città), perché altrimenti possono rimanere delle macchie scure che poi vanno tolte con peeling o laser.

Le cicatrici da ustioni rientrano senza dubbio tra le cicatrici maggiormente temute ed evidenti: nel caso in cui l'ustione abbia interessato una vasta area cutanea, infatti, la cicatrice può essere molto visibile e coprire così ampie aree del corpo.
Le cicatrici da ustioni inoltre, rispetto alle cicatrici dovute ad operazioni chirurgiche o ad altri eventi traumatici, sono mediamente più fastidiose, e non di rado causano pruriti e fastidi con cui non è semplice convivere.
Oggi i trattamenti contro le cicatrici possono effettivamente offrire degli ottimi risultati, e possono restituire una pelle perfetta, esteticamente impeccabile.

Va specificato che il termine "cicatrici da ustioni" non fa esclusivamente riferimento alle ustioni da calore, ovvero quelle più diffuse, ma può riguardare anche ustioni da elettricità, ustioni da radiazioni, ustioni chimiche, o anche ustioni da congelamento, dovute dunque all'esposizione a temperature molto basse. 

Effettivamente, infatti, nel gergo comune la parola "ustioni" viene ricollegata immediatamente ad una bruciatura, ma come detto dal punto di vista scientifico le modalità con cui un'ustione può verificarsi sono numerose.

Le cicatrici da ustioni possono essere contrastate in maniere molto differenti e variegate, proprio perchè le cicatrici di questo tipo possono essere di differenti tipologie; il parere di un dermatologo, non ci sono dubbi, è determinante, soprattutto nel caso in cui la cicatrice sia particolarmente estesa o si accompagni da arrossamenti ed irritazioni.

Le ustioni epidermiche sono quelle che, fortunatamente, riguardano esclusivamente la parte superficiale della cute, quelle dermiche, superficiali o profonde toccano anche il derma, mentre in quelle a tutto spessore è interessato finanche il tessuto muscolare.

Le cicatrici da ustioni, rispetto alle cicatrici in senso generico, possono essere distinte in un numero maggiore di tipologie, precisamente se ne indicano quattro, e sono le cicatrici atrofiche, le cicatrici retraenti, le cicatrici ipertrofiche ed i cheloidi.

Le cicatrici atrofiche sono piatte o escavate, e sono le meno problematiche per quanto riguarda le possibilità di farle regredire, le cicatrici retraenti limitano le possibilità di movimento nelle zone in cui sono comparse, sono dunque tipiche degli arti e del collo, le cicatrici ipertrofiche superano in grandezza l'ustione che le ha provocate, ed ancor più problematici sono i cheloidi, i quali sono delle masse superiori rispetto al livello della pelle, spesso accompagnate da arrossamenti, le quali richiedono il più delle volte un vero e proprio intervento chirurgico per la loro rimozione.




Abbiamo creato un SITO
per Leggere Le Imago
Poni una Domanda
e Premi il Bottone il
Sito Scegliera' una Risposta a Random
Tra le Carte che Compongono il Mazzo
BUON DIVERTIMENTO
gratis

PER TABLET E PC

LE IMAGO
.

 ANCHE

PER CELLULARE


NON SI SCARICA NIENTE
TUTTO GRATIS


DOMANDA
CLIK
E
RISPOSTA

FAI VOLARE LA FANTASIA 
NON FARTI RUBARE IL TEMPO
 I TUOI SOGNI DIVENTANO REALTA'
 OGNI DESIDERIO SARA' REALIZZATO 
IL TUO FUTURO E' ADESSO .
 MUNDIMAGO
http://www.mundimago.org/
.

.

martedì 20 ottobre 2015

CHIUDERE I BUCHI



Per far richiudere il buco, c’è da tenere presente che tutto dipende da com’è stato dilatato dal principio: se si dilata seguendo tutti i passaggi consigliati dal piercer, ovvero non più di 1 mm al mese e con materiali adatti, l’orecchio mantiene la sua elasticità.
Il piercing si richiude facilmente. Se, d’altro canto, si ha fretta di avere una dilatazione esagerata, magari con gioielli inadeguati, il foro tende ad assumere una forma raggrinzita e a richiudersi poco o male, spesso portando con sé brutte cicatrici.

Riduci la dimensione dei tappi che indossi. Inizia con 'ridurre' la taglia. Ad esempio, se la dimensione del tappo normale è uno 000 (10,4 mm), metti un calibro 00 (9.26 mm) nell'orecchio.
Se hai superato il calibro di 12 mm, è difficile che il lobo si restringa molto. Questo perché il piercing stira il tessuto del lobo e poi devi aspettare che guarisca. Se si verificano strappi o infezioni, il tessuto cicatriziale si accumula e, una volta che sono stati allungati, a volte i lobi delle orecchie non riescono a ritornare alla normalità. Naturalmente, il corpo di ognuno è diverso. L’importante è che tu sia consapevole della possibilità che i tuoi lobi potrebbero non richiudersi senza un intervento chirurgico.

Indossa il calibro più piccolo per una settimana. Si consiglia di indossare il calibro più piccolo finché il lobo si riduce, in modo che questo tappo si adatti bene. Questa fase per alcune persone può richiedere solo un paio di giorni o più di una settimana per altre.

Ripeti questo processo finché indossi il calibro più piccolo. Il calibro più piccolo è un 17 (1,4 mm). La maggior parte dei orecchini a filo sono 0,812 millimetri e le borchie sono 1,02 millimetri.



Il problema e' una lesione a carico del lobo auricolare di natura post traumatica che nel corso del tempo potrebbe evolvere in una vera e propria schisi (ossia la divisione a metà); puo' essere corretto tramite un intervento chirurgico ambulatoriale, che consiste nel rimuovere la porzione di cute che provoca il difetto e risuturare attentamente e precisamente i due "monconi" di pelle rimanenti.
Il lobo allungato, allargato o addirittura strappato o è oggi riparabile con una procedura rapida, un piccolo intervento che dura all'incirca un'ora.

In certi casi il problema può essere che il lobo si sia assottigliato nel tempo e l'orecchino non resti più nella posizione desiderata cadendo invece verso il basso. In questa situazione si può provvedere a un filler dermico per creare un supporto in modo da fermare l'orecchino nella posizione ideale. Se la situazione è un po' più grave, cioè siamo di fronte a un allargamento del foro, dovuto a piercing o dilatatori del lobo, si passa a un tipo di intervento chiamato di otoplastica per ridurre il foro in modo da riportarlo nella condizione precedente. Avvalendosi di un anestetico locale le due metà sono ricollegate e ricucite insieme con dei minuscoli punti di sutura.

Nelle prime settimane si avrà una cicatrice bianca appena visibile che andrà scomparendo con il passare del tempo. Inoltre, se il paziente lo vorrà, dopo circa 6 settimane sarà anche possibile rifarsi i buchi alle orecchie per tornare di nuovo a indossare gli orecchini. Il prezzo può variare dai 270 euro circa ai 1.200, a seconda della complessità dell'operazione.






Abbiamo creato un SITO
per Leggere Le Imago
Poni una Domanda
e Premi il Bottone il
Sito Scegliera' una Risposta a Random
Tra le Carte che Compongono il Mazzo
BUON DIVERTIMENTO
gratis

PER TABLET E PC

LE IMAGO
.

 ANCHE

PER CELLULARE


NON SI SCARICA NIENTE
TUTTO GRATIS


DOMANDA
CLIK
E
RISPOSTA

FAI VOLARE LA FANTASIA 
NON FARTI RUBARE IL TEMPO
 I TUOI SOGNI DIVENTANO REALTA'
 OGNI DESIDERIO SARA' REALIZZATO 
IL TUO FUTURO E' ADESSO .
 MUNDIMAGO
http://www.mundimago.org/
.

.