venerdì 30 ottobre 2015

LE FARFALLE



La farfalla è uno dei tatuaggi più richiesti dalle donne nonostante rappresenti la metamorfosi  di tutto ciò che è effimero e incostante, perché ha vita breve e svolazza di fiore in fiore.

Le farfalle sono associate alla femminilità per la sua grazia e leggerezza. Le donne sono estetiche: apprezzano la bellezza che trovano nella vita, così come la farfalla si compiace di ogni fiore su cui si posa in cerca del nettare prediletto. In Giappone la farfalla che spiega le ali dopo il lungo periodo passato nel bozzolo è un’immagine comunemente associata alle giovani donne: indica l’emergere della bellezza e della grazia sottolineando che la trasformazione è un evento gioioso, non traumatico.

Per via del processo di metamorfosi che subiscono, le farfalle simboleggiano la lotta per il cambiamento e per la trasformazione, nonché la bellezza che deriva dal rinnovamento. Sognare una farfalla simboleggia che ci stiamo rinnovando.

La semplice esistenza di una farfalla è un segno di successo proprio perché la creatura ha dovuto sopravvivere a una serie di prove per rimanere in vita. Una farfalla che emerge dal suo bozzolo simboleggia la rinascita (magari dolorosa) dopo lotte e conflitti nella vita di una persona. Si dice anche «leggero come una farfalla»: leggero è lo spirito risvegliato, che si stacca dal passato e spicca il volo verso la libertà e la gioia di essere.

La farfalla è simbolo della spiritualità dell’anima capace di liberarsi dalla materia bruta così come la crisalide si libera dal suo bozzolo. Per molte culture la farfalla è uno spirito vagante e un inatteso messaggero: nelle tradizioni italiane è credenza diffusa che le farfalle siano le anime dei morti che si avvicinano ai luoghi della loro vita; se ne entra una in casa è una persona di famiglia, quindi non si deve disturbare né tanto meno uccidere.



Le farfalle hanno vita breve perciò simboleggiano una bellezza effimera che va colta nell’attimo in cui si manifesta: tatuarsi due ali di farfalla esprime una sorta di “cogli l’attimo” senza l’uso di parole.

Ne “L’Alchimista” di Paulo Coelho la farfalla viene descritta come segno di buona fortuna, così come i grilli, le viole del pensiero, le lucertole e i quadrifogli.

In Germania vedere una farfalla indica nascite in arrivo e spesso le “quasi” mamme se ne fanno tatuare una proprio in occasione della prima maternità.

Invece i Maya credevano che le farfalle fossero gli spiriti dei defunti che tornano sulla terra per salutare i propri cari. Vedere una farfalla che si posa sul tronco di un albero indica l’imminente arrivo delle piogge, senza poi contare che in alcune tradizioni antiche la farfalla è vista come simbolo delle streghe, grazie alla sua capacità di cambiare aspetto.



martedì 27 ottobre 2015

BAMBOLE UMANE




Se qualcuno pensa che sia solo un fenomeno femminile, quello di assomigliare alle bambole famose, ed in particolare alla mitica Barbie della Mattel, ebbene c’è un caso emblematico che arriva dal Brasile.

Celso Santebanes, dall’età di 16 anni, appoggiato dai familiari, si sottopone ad una serie di interventi chirurgici per somigliare a Ken, il fidanzato della biondissima Barbie. Il suo sogno nel cassetto infatti, è di avere occhi azzurri, capelli neri ed un fisico scolpito proprio come Ken. Per ora, come riporta il Daily Mail, questo ragazzo che viene dal Brasile ha già speso 38mila euro ritoccando mento, zigomi, naso, mascella. Inoltre, si è fatto impiantare una buona dose di silicone nel petto, ma non ha ancora finito. Ma pare che il caso di Celso non sia il primo; prima di lui ci sono stati Rodrigo Alves e Justin Jedlic. Quest’ultimo avrebbe persino realizzato il sogno di incontrare la sua Barbie; la differenza è che Celso, in Brasile, sta avendo un discreto successo e sul mercato è stata  immessa la Celso Doll a consacrare l’artificiosa bellezza del modello brasiliano. Il ventenne, su Instagram, dove posta le sue foto e il suo look dichiara: “Non mi sarei mai aspettato di avere un giorno un pupazzo dedicato a me. Ho sempre sognato di essere un pupazzo umano, ma averne uno identico a me è qualcosa di completamente inaspettato”. Celso infatti, sin da piccolo era ossessionato dalle bambole che collezionava nella sua stanzetta e, nonostante i pregiudizi che questo strano hobby sollevava nei coetanei, ha portato avanti il suo sogno, iniziando i ritocchi su se stesso a soli 16 anni. “È tutto così magico. La mia vita è cambiata. – ha dichiarato il giovane ad una rivista brasiliana – È come se l’intero Brasile mi stesse supportando. Le persone a volte sono spaventate dal mio aspetto e mi fermano per dirmi che somiglio ad un pupazzo. Ho sofferto a lungo per i pregiudizi, ma il mondo è pieno di persone che giudicano, perciò non m’importa più. Ora cerco la mia Barbie. Chi vuole essere la mia fidanzata? Dopo tutto nessuno è felice da solo”.



Dakota Rosa è da tutti conosciuta come Kota Koti. I suoi video hanno spopolato su tutto il web, in pochi giorni è stata cliccata più di 430 mila volte. Kota è la versione umana della bambola più conosciuta del mondo: la Barbie. Stessi occhi grandi, azzurri ed espressivi, stesso incarnato rosa e delicato, stessi capelli biondi e fluenti, insomma non sembra neanche un essere umano tanto che somiglia alla famosa bambola.

È anni ormai che va avanti la diatriba se le bambole come la Barbie o le Winks possano essere modelli negativi o meno nello sviluppo psichico delle bambine. È generazioni che si gioca alle bambole, che ci si maschera a carnevale come loro, che si imitano nelle fasi di crescita, ma è solo in questi ultimi anni che si sta diffondendo la moda di diventare come loro.

È molto frequente osservare adolescenti che modificano il proprio corpo o lo modellano con la dieta, lo sport e lo riempiono di tatuaggi e piercing, soprattutto in una fase di crescita e di sperimentazione, alla costante ricerca di se stessi, in una fase di transizione in cui si passa dall’essere bambini al diventare adulti. Capelli colorati, tagli di capelli, trucchi particolari, vestiti che riprendono quelli di un idolo o di un personaggio a cui ci si ispira, voler assomigliare a qualcuno non è patologia, ma è un modo di esprimere, durante il periodo adolescenziale, anche la ricerca della propria identità, ci si sperimenta per trovarsi e capire chi si è. Alcune volte ci si “innamora” magari di una cultura che non è la propria e si decide di voler cambiare identità, ricorrendo anche ad interventi di chirurgia estetica. Spesso vengono seguiti i modelli orientali che portano a tingersi i capelli di nero, a farsi tagli tipicamente orientali e, nei casi più estremi, a modificare la conformazione dei propri occhi attraverso la chirurgia. A volte però si arriva agli eccessi. In questi specifici casi c’è un rifiuto totale della propria identità e della propria fisicità. Si cambiano i connotati, ci si trasforma, non in una persona, ma in una bambola inanimata. La moda delle adolescenti e delle giovani ragazze che si sta espandendo anche al sesso maschile, è quella delle Living Doll o bambole umane. Non bastano più trucchi e vestiti per assomigliare ad una bambola o ad un manga giapponese, ma si ricorre alla chirurgia, a lunghi, ripetuti e dolorosi interventi chirurgici per annullare la propria persona e diventare una bambola, non per ASSOMIGLIARE ma per DIVENTARE. I modelli più ricercati sono Barbie per il femminile e Ken per il maschile. Oltre all’aspetto economico, questi ragazzi, ancora in una fase della crescita o nella prima giovinezza, si sottopongono ad operazioni di allungamento degli arti, di cambiamento delle parti del viso, di modificazioni corporee, iniezioni costanti e continuative di botulino perché la pelle della bambola non manifesta i segni del tempo e della vita. Si rifanno gli occhi per arrivare ad averli come quelli delle bambole, grandi ma con una fissità dello sguardo quasi disarmante, vuoto e inanimato, come se queste operazioni abbiano in qualche modo svuotato anche la persona delle proprie caratteristiche individuali e dei propri tratti di personalità. Si ritoccano la fronte per eliminare ogni forma espressiva a livello visivo, si trapiantano i capelli per essere in tutto e per tutto a livello estetico una bambola. Si vive costantemente a dieta, in palestra per mantenere i fisici statuari e perfetti. I modelli maschili in qualche modo sono anche muscolosi e in carne, ma quelli femminili hanno gambe e vita finissime, rappresentano modelli di estrema magrezza che possono portare anche al rischio di incorrere in disturbi della condotta alimentare quali l’anoressia. Basti pensare che Valeria Lukyanova, la Barbie umana più famosa al mondo, ha una vita di appena 50 cm e dichiara di vivere di luce e aria.

Uno degli aspetti primari è la non accettazione del proprio corpo, altre volte si tratta di traumi psicologici legati alle prese in giro da parte dei coetanei, alla non integrazione con gli altri.

Non è assolutamente colpa dei modelli, o di Barbie e di Ken, ma dell’uso distorto che ne fanno i ragazzi. La non accettazione del proprio corpo e di se stessi in quanto essere umano, un’autostima bassissima, evidenti problemi di immagine corporea, portano ad un rifiuto totale del proprio corpo e sono alla base di queste problematiche. Spesso sono presenti anche traumi infantili, tendenzialmente legati al corpo o alla sessualità.

A livello emotivo c’è un rifiuto di vivere, una paura di vivere, tant’è che si arriva a nascondersi dietro la maschera di una bambola approvata socialmente. In un certo senso si va sul sicuro, si è certi di essere approvati e riconosciuti socialmente e magari si diventa famosi come lei, si sfrutta la scia della sua popolarità. Purtroppo questi ragazzi non si rendono conto che stanno scrivendo la propria condanna e che diventeranno schiavi del proprio corpo e, soprattutto, che le bambole NON invecchiano, ma gli esseri umani si. Il problema sorgerà quando le operazioni chirurgiche non basteranno più per cancellare i segni del tempo e questi ragazzi si distaccheranno dal modello originale, quando verranno spogliati della propria maschera difensiva emergeranno profondi vissuti legati alla sfera emotivo-affettiva come stati ansiosi, insicurezza, depressione e, nei casi più gravi, il suicidio.

Anche la famiglia riveste un ruolo importante nello sviluppo di queste problematiche. I figli attraversano lunghe e dolorose trasformazioni sottoponendosi a numerosi interventi chirurgici che, nei casi di minori, devono essere approvati dai genitori stessi. In questi casi la famiglia spesso è assente, ha favorito l’insorgenza di un problema di non integrazione psiche-soma attraverso tutta una serie di carenze affettive o in altri casi rinforza in termini narcisistici la problematica del figlio.

L’annullare totalmente se stessi, vivere in funzione del modello di riferimento, non magiare, vivere di aria, sono già di per sé forme piuttosto importanti a livello clinico di attacco al corpo e di auto-aggressività. Se poi ci aggiungiamo problemi legati alla personalità e mancanza di confini psichici il quadro clinico è più completo.





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giovedì 22 ottobre 2015

LE ORECCHIE DA ELFO



L’emittente statunitense Abc, seguita da Foxnews, ha mandato in onda un servizio tv parlando di una moda negli Stati Uniti: molti appassionati di fantascienza e fantasy si sottoporrebbero da alcuni anni a operazioni chirurgiche per assomigliare ai protagonisti del Signore degli Anelli di J.R.R. Tolkien, al signor Spock di Star Trek oppure alle creature del popolo na’vi di Avatar, firmato da James Cameron. «Ho pensato che sarebbe stato affascinante», ha risposto una ragazza sulle motivazioni di un simile intervento. «Non posso dire di essere una fan scatenata di Star Trek, ma amo Il Signore degli Anelli da anni. In realtà, amo tutta la fantascienza, fa parte della mia personalità. È qualcosa che fa sempre parte di te.
Una volta fatto è lì per sempre». «Ho aspettato 18 mesi prima di sottopormi all’intervento perché è doloroso», ha detto la ragazza. Avere le orecchie a punta come gli elfi è sicuramente molto doloroso, ma è soprattutto definitivo e irreversibile. L’intervento, praticato da un “artista in body modification”, costa circa 600 dollari per entrambe le orecchie e dura meno di 30 minuti. Ma siccome il body artist non è un medico, non può utilizzare alcun anestetico.

Colpisce è che non si tratta più di un truccarsi, di un vestirsi “come un elfo”, ma si arriva a dire e pensare “io sono un elfo”. Questo significa che si è superato un livello e bisognerebbe, anche sociologicamente,
Probabilmente, la cosa importante da capire è che l’operazione, irreversibile e definitiva, va a rafforzare la convinzione di essere elfi.


L’emulazione è tra l’altro poco probabile, visto che non si può somigliare a una specie che non è mai esistita; se invece la si giustifica come emulazione di attori, cioè di Liv Tyler e Orlando Bloom, appunto di attori si tratta e Bloom e Tyler hanno rilasciato interviste e fatto altri film in cui dimostrano chiaramente di non essere elfi. In quel caso, si rientra nell’emulazione di un’immagine, che tale è e tale rimane, permettendo le forme naturali e “sane” come il truccarsi e travestirsi da elfo, in modo temporaneo e contingente alle situazioni in cui lo si fa. Le orecchie a punta, come quelle a sventola, sono malformazioni con cui si può nascere. La chirurgia estetica è nata proprio per curare le malformazioni, come le cicatrici, le menomazioni o i danni causati da incidenti gravi. Normalmente, si cerca di evitare di avere sul corpo le cicatrici, che non sono belle in senso estetico. In questo caso, si va in senso opposto, si tende a produrre una malformazione sul proprio corpo. Gli esseri umani non hanno le orecchie a punta, non le hanno mai avute, e volersele fare è il classico esempio di “alienazione”, si tratta di un soggetto alienato a un’immagine.
Se si pensa di essere già un elfo e si vuole lo stesso farsi fare le orecchie a punta, in quale campo siamo? Chi si fa le orecchie da elfo non pensa “come se fosse un elfo”, ma “è un elfo”? Le persone che gli stanno intorno possono pensare di lui che si vuole comportare “come se”, ma lui pensa ad altro, tirando le somme, è facile pensare ad una ricostruzione delirante (ricostruzione delle orecchie): non aveva le orecchie a punta, perché gli elfi sono costretti a mimetizzarsi in questo mondo; oppure può aver perso le orecchie precedenti, che cadono alla nascita o da bambini; oppure che gli elfi si sono trasformati in uomini, ma vogliono ora tornare alla loro specie originale, eccetera… Queste persone non sono forse poi diverse da chi si fa innestare i canini da vampiro (intervento in parte reversibile con l’utilizzo di una fresa), o interventi definitivi come chi vuole la faccia da gatto, chi si fa la lingua biforcuta o le corna sulla fronte per somigliare al diavolo.

Rinunciando ad ogni sorta di facili generalizzazioni, resta pur sempre inquietante la richiesta di alcuni esseri, per cui non è sufficiente nascere umani e viene da chiedersi chi siano in realtà questi “body artist” (di cui bisognerebbe capire la professionalità e le specifiche limitazioni sul campo d’intervento). E poi è inevitabile chiedersi se la chirurgia estetica debba essere impiegata per produrre delle malformazioni, anziché porvi rimedio e se non dovrebbe anch’essa essere fermamente limitata . Del resto, sono gli stessi chirurghi estetici a sconsigliare fortemente il taglio della cartilagine dell’orecchio perché può provocare facilmente una forte infezione. «Tra i rischi maggiori c’è soprattutto l’infezione», ha detto il dottor Arthur W. Perry, autore del testo “Straight Talk About Cosmetic Surgery” e professore associato di chirurgia plastica alla University of Medicine and Dentistry del New Jersey. «Se si verifica può distruggere l’orecchio in pochi giorni, con la perdita definitiva dell’udito. L’organo è poi molto difficile e doloroso da ricostruire in maniera completa e piacevole». Quindi, se proprio volete le orecchie da elfo, magari seguite queste istruzioni, che sono molto più sane, indolore e soprattutto, reversibili!

Chissà se gli autori della letteratura fantasy avrebbero mai pensato che i propri lettori si sarebbero così appassionati alle loro storie al punto da modificare il proprio corpo per assomigliare ai personaggi rappresentati.




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Il Numero dei Tatuaggi



Molto spesso si sente dire che i tatuaggi devono essere dispari perché il contrario porterebbe sfortuna.  
Furono i marinai olandesi che, durante i numerosi viaggi commerciali con la Polinesia, si innamorarono di quest' arte del corpo. Incominciarono così a decorare il corpo con i motivi polinesiani, importando queste tecniche in Europa.

Era uso tra i marinai fare un tatuaggio quando partivano per la navigazione, un secondo all'arrivo a destinazione, infine il terzo veniva fatto al rientro a casa. Per un marinaio quindi non poter fare il terzo tatuaggio (disparo) significava non far più ritorno a casa.

I primi storici tatuatori europei erano proprio quei marinai olandesi che contribuirono alla diffusione di questa "tradizione".

Questa naturalmente è solo una credenza popolare, un mito sdoganato dagli stessi tatuatori… ma non dai superstiziosi!


Possederne due o comunque un numero pari, andava a rappresentare il proprio smarrimento, il fatto di non essere riuscito a tornare a casa. Un uomo senza più nido ne famiglia, un uomo sciagurato!

Col passare del tempo quindi, si è andata a gonfiare sempre di più la convinzione, che sia necessario possedere solo un numero dispari di tatuaggi.






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martedì 20 ottobre 2015

CHIUDERE I BUCHI



Per far richiudere il buco, c’è da tenere presente che tutto dipende da com’è stato dilatato dal principio: se si dilata seguendo tutti i passaggi consigliati dal piercer, ovvero non più di 1 mm al mese e con materiali adatti, l’orecchio mantiene la sua elasticità.
Il piercing si richiude facilmente. Se, d’altro canto, si ha fretta di avere una dilatazione esagerata, magari con gioielli inadeguati, il foro tende ad assumere una forma raggrinzita e a richiudersi poco o male, spesso portando con sé brutte cicatrici.

Riduci la dimensione dei tappi che indossi. Inizia con 'ridurre' la taglia. Ad esempio, se la dimensione del tappo normale è uno 000 (10,4 mm), metti un calibro 00 (9.26 mm) nell'orecchio.
Se hai superato il calibro di 12 mm, è difficile che il lobo si restringa molto. Questo perché il piercing stira il tessuto del lobo e poi devi aspettare che guarisca. Se si verificano strappi o infezioni, il tessuto cicatriziale si accumula e, una volta che sono stati allungati, a volte i lobi delle orecchie non riescono a ritornare alla normalità. Naturalmente, il corpo di ognuno è diverso. L’importante è che tu sia consapevole della possibilità che i tuoi lobi potrebbero non richiudersi senza un intervento chirurgico.

Indossa il calibro più piccolo per una settimana. Si consiglia di indossare il calibro più piccolo finché il lobo si riduce, in modo che questo tappo si adatti bene. Questa fase per alcune persone può richiedere solo un paio di giorni o più di una settimana per altre.

Ripeti questo processo finché indossi il calibro più piccolo. Il calibro più piccolo è un 17 (1,4 mm). La maggior parte dei orecchini a filo sono 0,812 millimetri e le borchie sono 1,02 millimetri.



Il problema e' una lesione a carico del lobo auricolare di natura post traumatica che nel corso del tempo potrebbe evolvere in una vera e propria schisi (ossia la divisione a metà); puo' essere corretto tramite un intervento chirurgico ambulatoriale, che consiste nel rimuovere la porzione di cute che provoca il difetto e risuturare attentamente e precisamente i due "monconi" di pelle rimanenti.
Il lobo allungato, allargato o addirittura strappato o è oggi riparabile con una procedura rapida, un piccolo intervento che dura all'incirca un'ora.

In certi casi il problema può essere che il lobo si sia assottigliato nel tempo e l'orecchino non resti più nella posizione desiderata cadendo invece verso il basso. In questa situazione si può provvedere a un filler dermico per creare un supporto in modo da fermare l'orecchino nella posizione ideale. Se la situazione è un po' più grave, cioè siamo di fronte a un allargamento del foro, dovuto a piercing o dilatatori del lobo, si passa a un tipo di intervento chiamato di otoplastica per ridurre il foro in modo da riportarlo nella condizione precedente. Avvalendosi di un anestetico locale le due metà sono ricollegate e ricucite insieme con dei minuscoli punti di sutura.

Nelle prime settimane si avrà una cicatrice bianca appena visibile che andrà scomparendo con il passare del tempo. Inoltre, se il paziente lo vorrà, dopo circa 6 settimane sarà anche possibile rifarsi i buchi alle orecchie per tornare di nuovo a indossare gli orecchini. Il prezzo può variare dai 270 euro circa ai 1.200, a seconda della complessità dell'operazione.






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lunedì 19 ottobre 2015

PIERCING DILATATORI



Lo stretching o dilatazione del piercing indica la pratica, nel contesto del piercing, di aumentare il diametro di un foro successivamente alla perforazione e alla cicatrizzazione, al fine di inserire gioielli di maggiori dimensioni.

La forma più comune di dilatazione è quella al lobo dell'orecchio, ma è possibile dilatare praticamente ogni tipo di piercing, compresi labbra, naso, guance, capezzoli, genitali, ecc.

La pratica della dilatazione del foro di un piercing si attesta nella storia dell'umanità connessa principalmente a pratiche tribali quali ad esempio il disco labiale e il Tembetá, in uso presso molte popolazioni africane e sudamericane, nel qual caso viene dilatatato il foro del labbro con l'inserimento di "dischi" o "tappi" di ampie dimensioni.

In India tale pratica è connessa con la foratura della narice, dove presso alcune popolazioni come ad esempio gli Apatani, prevede la dilatazione con l'inserimento di grossi "tappi".

La procedura della dilatazione di un piercing consta di due fasi:

Dilatazione dei tessuti.
Riposo e rilassamento dei tessuti per permettere una corretta cicatrizzazione.
Questo processo viene ripetuto nel tempo aumentando ciascuna volta il diametro del dilatatore e di conseguenza del foro.

Tra una dilatazione e l'altra è importante attuare un'accurata cura del lobo (o della zona dilatata) per evitare il manifestarsi di complicanze.




Esistono vari metodi per poter dilatare il buco di un piercing:

Pesi: consiste nell'appendere al piercing oggetti sempre più grandi e pesanti, in tal modo il tessuto cutaneo si estende gradualmente. Con tale tecnica la dilatazione è lenta e graduale, ma porta ad una dilatazione spesso irregolare.
Scalpelling: consiste nel taglio del tessuto cutaneo con un bisturi chirurgico quindi l'inserimento della gioielleria con l'aiuto di un cono o spirale. Lo scalpelling è attualmente praticato da un numero limitato di piercer.
Dermal punch: consiste nel rimuovere una porzione circolare di tessuto attraverso un punzone.
Taper: è il metodo più comune utilizzato nella pratica dello stretching e consiste nel dilatare il buco (una volta cicatrizzato) tramite un plug/tunnel, solitamente di acciaio inossidabile chirurgico, o un oggetto comune della medesima forma. Con questa pratica il foro viene dilatato lentamente: 1 mm al mese per il lobo, per cartilagini e altri fori occorre più tempo, nel qual caso si utilizzano flesh tunnel.
Dead stretching: Questo metodo consiste nell'attendere semplicemente che il foro si auto-stretchi, magari utilizzando tunnel in acciaio che hanno un peso maggiore rispetto ai gioielli in altri materiali. Può richiedere tempi d'attesa più lunghi, in quanto il tessuto può impiegare un po' di tempo ad essere pronto ad accogliere il gioiello più largo. È il metodo che espone a meno rischi.
Utilizzo di nastro: consiste nell'aggiungere del nastro (ad esempio da bondage, ma viene utilizzato anche PTFE o nastro isolante) ogni 2-3 giorni sul proprio gioiello, si può giungere gradualmente alla misura desiderata senza però forzare come avverrebbe con un plug/tunnel.
Se il gioiello viene rimosso, il buco si ridurrà di diametro nel corso di giorni, settimane e mesi, e se il lobo rimane senza gioiello la pelle non si riformerà correttamente, ciò è possibile evitarlo indossando gradualmente gioielli di diametro via via inferiore.
Se la pelle attorno al piercing diventa molto sottile bisogna smettere di dilatare. Il modo più semplice per ispessire il tessuto è di rimpicciolire il buco utilizzando gioielli più piccoli per due/tre settimane. Questa pratica è chiamata downsize.
Durante la dilatazione può capitare che il buco si allarghi "da solo", poiché il gioiello è troppo pesante o perché si subiscono troppe sollecitazioni esterne.
Si può verificare una perdita di sensibilità al tessuto per via di danni al sistema nervoso. Tuttavia, la sensibilità ritorna normalmente nel giro di 6-12 mesi.
Nei casi più gravi ci possono anche essere danni ai vasi sanguigni, con una conseguente perdita di circolazione, nel qual caso il tessuto può necrotizzare o indebolirsi.
Un problema che si può presentare se si allarga troppo velocemente il lobo è la formazione di un "labbro" dietro il piercing chiamato blow out, nel qual caso si renderebbe necessario ridimensionare immediatamente il buco, e consentire alla pelle di riassorbire il tessuto deformato.
Si possono verificare piccole abrasioni e pus, a seconda della gravità della ferita, che potrebbe richiedere da una semplice pulizia e un bendaggio, all'applicazione di una crema apposita. Per evitarlo si utilizzano gioielli sterili o gioielli disinfettati e sterilizzati tramite bollitura.

Uno dei consigli principali che un piercer (ovvero chi effettua queste pratiche), solitamente da' ai propri clienti riguarda l'attenzione e la cura: quando si decide di utilizzare un dilatatore, infatti, si deve tenere a mente che il fisico di ogni persona è differente. Oltre ad utilizzare materiali idonei per questo tipo di pratica, infatti, è bene che la persona che intende allargare il suo lobo lo faccia con cognizione di causa: prima di passare da una misura a quella successiva, infatti, è importante aspettare che il lobo sia correttamente cicatrizzato. Solitamente, ci vogliono dalle 4 alle 5 settimane. Tuttavia, se trascorso questo lasso di tempo, notiamo che il lobo non è ancora guarito è importante attendere altre settimane (almeno 4) per completare correttamente il processo. Si tratta di un passo fondamentale, e non deve essere ignorato. Molti, poi, suggeriscono di riposare senza il dilatatore: il mattino successivo sarà sufficiente utilizzare del sapone per aiutarvi a reinserirlo correttamente.






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I DANNI DEI TATUAGGI



Quando decidiamo di fare un tatuaggio, dobbiamo tenere in considerazione i pericoli in cui possiamo incorrere eventualmente. Non va dimenticato che per realizzare un tatuaggio vengono effettuate, mediante un’apposita apparecchiatura, delle punture, che iniettano piccolissime gocce d’inchiostro sottopelle. Tutto questo processo determina un leggero sanguinamento e provoca dolore legato al tatuaggio, che può essere leggero, ma anche molto forte in base alla zona trattata. I tatuaggi creano una lesione della pelle, che rappresenta il punto di partenza per il verificarsi di infezioni cutanee e di altre complicazioni.

In certi casi il farsi un tatuaggio comporta l’insorgenza di problemi cutanei. Il discorso non vale solo per il tatuaggio in estate, ma rappresenta un rischio generalizzato. Si possono ad esempio formare dei piccoli rigonfiamenti, chiamati granulomi. Il tatuaggio provoca un ispessimento della pelle determinato dalla proliferazione del tessuto cicatriziale. Si tratta di un fenomeno che si manifesta intorno all’inchiostro del tatuaggio, specialmente intorno a quello rosso.

Fra i rischi e le malattie legate ai tatuaggi va annoverata anche la trasmissione di patologie infettive, in particolare di quelle che si trasmettono attraverso il sangue, come il tetano, l’epatite B, l’epatite C e l’HIV, il virus che provoca l’AIDS. Questi casi si possono verificare quando l’attrezzatura usata per fare il tatuaggio è contaminata da sangue infetto. Bisogna scegliere con attenzione dove fare un tatuaggio.

Il tatuaggio comporta anche il rischio di incorrere in infezioni della pelle.
Si tratta più che altro di infezioni batteriche locali, che si contraddistinguono per la presenza sulla cute di rossore, gonfiore, dolore e pus.

Fra i rischi di un tatuaggio c’è anche quello collegato al manifestarsi di reazioni allergiche. Queste ultime in genere sono determinate dagli inchiostri utilizzati per realizzare i disegni sulla pelle. In particolare può essere pericoloso da questo punto di vista il ricorso all’inchiostro rosso. Le reazioni allergiche si manifestano come delle eruzioni cutanee nella zona tatuata, con una forte sensazione di prurito. In certi casi le reazioni allergiche si possono manifestare anche molti anni dopo che ci si è fatti un tatuaggio.
I tatuaggi in alcuni casi possono causare gonfiore o bruciore, se ci si sottopone a risonanza magnetica. Può accadere ad esempio che i pigmenti usati per realizzare il tatuaggio interferiscano con la qualità dell’immagine che si ottiene dall’esame.

Tatuaggio e rischio cancro: un argomento spesso sottovalutato, ma che invece dovrebbe essere oggetto di maggiore attenzione. Negli inchiostri usati per i tatuaggi spesso sono contenute delle sostanze tossiche e potenzialmente cancerogene. Si tratta di metalli, idrocarburi, ftalati considerati cancerogeni e pericolosi per il sistema endocrino. Ad esempio il Benzopirene, contenuto nell’inchiostro nero, sarebbe capace di favorire lo sviluppo del tumore alla pelle.



La composizione degli inchiostri per tatuaggi è cambiata – e in genere non troviamo più sostanze tossiche come piombo, cobalto, carbonio eccetera – negli attuali inchiostri vi sono tuttavia ancora coloranti organici azoici utilizzati nell’industria, e potenzialmente pericolosi.

A fare maggiore attenzione, poi, dovrebbero essere le persone che soffrono di psoriasi ed eczema: tra costoro i tatuaggi possono causare una recrudescenza delle malattie croniche della pelle.
La sarcoidosi è una malattia autoimmune caratterizzata da gonfiore e prurito, che può svilupparsi anche decenni dopo che ci si è fatti tatuare. Questa malattia può coinvolgere altri organi, come i polmoni o gli occhi.

Le infezioni possono essere causate non solo dall’uso di attrezzi non sterilizzati, ma anche dall’inchiostro stesso che può essere contaminato. Il tipo di batteri atipici che possono svilupparsi sono più difficili da trattare rispetto a batteri come lo stafilococco non atipico, e possono richiedere cure più prolungate e difficili.

Le norme di sicurezza da seguire:
1. Andate in uno studio di tatuatori con personale preparato. Chiedete all’autorità sanitaria locale tutte le informazioni necessarie sulle licenze e sui requisiti di sicurezza.

2. Controllate se si lava le mani e indossa un paio di guanti nuovo per ciascun cliente.

3. Controllate se estrae l’ago e i tubicini da un pacchetto sigillato prima di iniziare a lavorare. Anche i pigmenti e i contenitori devono essere nuovi.

4. Controllate se usa un’autoclave per sterilizzare le attrezzature non usa e getta prima di usarle su un nuovo cliente. Gli strumenti e i materiali non sterilizzabili nell’autoclave, dovrebbero essere sterilizzati con un disinfettante commerciale o con una soluzione a base di candeggina dopo l’uso.

5. Rimuovere la medicazione dopo 24 ore.  Applicate una crema antibiotica sulla pelle tatuata per facilitare la guarigione.

6. Tenere pulita la zona del tatuaggio. Usate acqua e sapone e procedete con delicatezza. Per asciugare, tamponate la pelle anziché strofinarla.

7. Usare la crema idratante. Applicate una crema idratante non aggressiva sulla pelle tatuata diverse volte al giorno.

8. Evitare di esporvi al sole. Tenete riparato il tatuaggio per alcune settimane.

9. Fare attenzione ai vestiti. Non indossate nulla che possa aderire troppo al tatuaggio.

10.Datevi due settimane di tempo per guarire. Non toccate le croste, diminuirete il rischio di infezioni, non danneggerete il disegno ed eviterete di formare cicatrici.

11.Se pensate che il tatuaggio abbia fatto infezione o temete che il tatuaggio non stia guarendo correttamente, chiedete consiglio al vostro medico.

12.Se volete farvi rimuovere un tatuaggio, chiedete al dermatologo informazioni sulla chirurgia laser o sulle altre possibilità di rimozione.






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mercoledì 14 ottobre 2015

LA PELLE COME UN VESTITO



Ha troppi tatuaggi sul corpo, non può sottoporsi alla risonanza magnetica perché rischierebbe di rimanere ustionata. È successo a una ragazza che si è presentata al reparto di radiologia di un ospedale. «Ci sono rimasta male — racconta la ragazza —. Del resto mi avevano detto soltanto che dovevo togliermi gli orecchini e le eventuali collane». E invece a impedire che potesse sottoporsi a una risonanza magnetica all’addome c’era qualcosa che di certo non si può togliere come se fosse un abito: i suoi colorati tatuaggi su una coscia, sulla schiena e in altre parti del corpo.
Sorpresa e preoccupata, la ragazza ha preso atto di una situazione tutt’altro che episodica. Ossia, chi ha sul corpo tatuaggi grandi e colorati rischia, in caso di ricorso alla risonanza magnetica, ustioni gravi oltreché la possibilità concreta che l’esame non serva a nulla poiché i metalli contenuti negli inchiostri con cui si effettuano i tattoo oltre a surriscaldarsi, stimolano immagini falsate. Una soluzione potrebbe ricercarsi in inchiostri senza metalli ma la relativa certificazione è in pratica assai poco attendibile e, comunque, non accettata dai medici poiché non verrebbe rilasciata da personale sanitario ma, al massimo, dal tatuatore che spesso non può garantire il reale contenuto del materiale impiegato per il tatuaggio. Lo stesso problema, tra l’altro, potrebbe insorgere in caso di presenza di cosmetici, come certi ombretti luminescenti che contengono particelle metalliche. La ragazza che è stata costretta a rinunciare alla risonanza, tra l’altro, avrebbe dovuto effettuare un esame su una parte del corpo dove non sono presenti tattoo, ma il problema resta poiché, quando si tratta dell’addome, tutto il corpo viene immerso nel relativo campo magnetico.

«PURTROPPO questo è un problema che sta diventando assai frequente — commenta il radiologo  —. L’incompatibilità tra i campi magnetici della risonanza e gli elementi metallici è un fatto assodato che, prima dell’invasione della moda dei tatuaggi, non costituiva un problema. Da circa un anno e mezzo, tra l’altro, nel nostro reparto è in uso una macchina più sofisticata e attendibile ma anche a un più alto campo magnetico, cosicché il rischio di ustioni gravi per chi porta tatuaggi ampi è molto alto».
Che fare, dunque, se si ha la necessità di effettuare un esame diagnostico come la risonanza quando il corpo è tatuato? «Si può ricorrere alla Tac, la tomografia assiale computerizzata, oppure, come è sempre consigliabile prima di arrivare a questo livello di diagnostica, sottoporsi ad una ecografia».

Le origini del tatuaggio sono antichissime tanto che anche la “mummia di Similaun”, trovata tra i ghiacci delle Alpi nei primi anni ’90 e datata 5300 anni fa, ne riportava uno sulla schiena. Il termine deriva da “ta-tau”, che in polinesiano significa “segno sulla pelle”, ed è stato introdotto in Europa nel Settecento dall'esploratore inglese James Cook di ritorno da uno dei suoi leggendari viaggi nei Mari del Sud. Nelle popolazioni primitive, tatuarsi non ha nulla di trasgressivo, ma è anzi un segno di integrazione sociale. I maori della Nuova Zelanda usavano tatuarsi il viso in segno di distinzione di rango. Il disegno, chiamato “moko”, rendeva l'individuo unico e inconfondibile, come le impronte digitali. Sono davvero lontani i tempi in cui a tatuarsi erano quasi esclusivamente i malavitosi, i carcerati, le prostitute e i militari.
Oggi il tatuaggio è diventato un fenomeno di massa, senza perdere del tutto il sapore di piccola ed eccitante trasgressione. Gli studiosi del comportamento si sono chiesti perché in una società così mobile come la nostra, dove si cambia casa, lavoro e partner con estrema facilità, sentiamo il bisogno di lasciarci segni indelebili sulla pelle. La risposta che viene offerta dagli studiosi spiega come il tatuaggio oggi assolve le stesse funzioni che aveva nelle società tradizionali, anche se reinterpretate secondo i nostri codici culturali: viene usato per abbellirsi, comunicare, appartenere a un gruppo ed esorcizzare le paure.
Il mondo dei tatuaggi ha radici profonde nella storia dell’umanità e la sua moda, che ha conquistato in Italia non solo i giovanissimi, ma anche insospettabili over trenta e quaranta, fa interrogare sul perché di una scelta tanto particolare e definitiva che coinvolge l'immagine che di noi diamo agli altri. Ciò che oggi colpisce riguardo a quest’arte di decorare il proprio corpo in modo permanente è il suo essere diventato un fenomeno di costume che è uscito dagli ambiti ristretti di una specifica cultura underground per coinvolgere tutti i ceti sociali e tutte le età.
Le motivazioni per una scelta del genere sono in realtà diverse e non è escluso che molte di queste siano di natura strettamente personale. Non è detto però che non si possano riscontrare dei tratti comuni spiegabili con l’aiuto della psicologia.



La molla più potente e profonda che spinge a desiderare un tatuaggio è probabilmente quella di volersi distinguere da tutti gli altri, il bisogno di riaffermare a livello visivo la propria diversità, il proprio essere unici rispetto alla massa. In effetti non bisogna dimenticare che nelle società primitive il tatuaggio aveva la funzione di distinguere i vari gruppi sociali, oltre che quella di essere terapeutico e curativo.
Diventando parte integrante della propria identità personale, il tatuaggio “porta fuori” qualcosa di noi che in genere viene tenuto nascosto o non espresso. In questo senso, può rappresentare un modo per dichiarare la propria posizione rispetto al mondo, esteriorizzare quindi il proprio modo di essere davanti agli altri. In una società in cui le differenze sociali sono diventate meno palpabili, il tatuaggio aiuta sì a riconoscersi come parte di un gruppo o movimento, ma ha forse conservato un significato ancora più potente nel suo essere capace di esprimere sul corpo la propria interiorità.
Una prova di questo appare evidente se consideriamo come le motivazioni possano cambiare con l’età. Gli over 40 che ricorrono al tatuaggio, infatti, lo fanno per motivi completamente diversi rispetto a quelle dei giovanissimi. Per gli adolescenti, il tatuaggio può essere un modo per affermare una personalità ancora in via di costruzione, per un adulto che invece possiede una personalità ben strutturata la scelta risponde al desiderio di fermare il tempo ad un momento della vita in cui è ancora possibile trasgredire.
Se la tecnica del tatuaggio è rimasta immutata da millenni, le motivazioni sono invece cambiate. I ragazzi oggi si tatuano per anticonformismo, rifiuto dell'omologazione, ribellione. Ma il tatuaggio è nato come rispetto della tradizione e segno di appartenenza a un gruppo. Omologazione, quindi. I polinesiani, per esempio, raccontavano con tatuaggi simbolici la loro storia personale (ingresso nell'età adulta, matrimonio, status sociale, tribù...) e si marchiavano il corpo per essere degni di rispetto e più vicini alla divinità. E quando il tatuaggio è stato avvolto da un'aura sulfurea, segnale di immoralità e antisocialità, per certe comunità maschili rappresentava il simbolo di appartenenza, di legame: basti pensare all'Esercito o alla Marina, dove era disapprovato ufficialmente ma, di fatto, non impedito.
È curioso anche il fatto che una volta chi si tatuava dimostrava grande sicurezza in se stesso e disinteresse per il giudizio altrui. I ragazzi di oggi invece spesso scelgono il tatuaggio per esorcizzare la paura, l'insicurezza e la solitudine. Non a caso, in una società dove la famiglia e le comunità tradizionali sono in crisi, i segni tribali sono tra i preferiti.
Anche la scelta della parte del corpo da tatuare nasconde significati interessanti dal punto di vista psicologico. Un tatuaggio studiato per essere collocato in una zona del corpo molto visibile, e quindi costantemente sotto gli occhi di tutti, da al disegno una sorta di dimensione pubblica, tutto il contrario per quello disegnato nelle zone nascoste del corpo, da mostrare solo nei momenti di intimità.
In effetti, tutto questo mette in evidenza il grande valore comunicativo del tatuaggio ed è innegabile che esso susciti in chi lo guarda la curiosità di saperne di più sulla storia personale, sui gusti e sul modo di pensare della persona che lo esibisce. Non si spiegherebbe altrimenti il motivo per il quale i suoi cultori più accaniti vengano costantemente bersagliati di domande sulla loro vita privata nel corso delle manifestazioni del settore.
Dietro i disegni indelebili di questa tecnica si cela insomma il bisogno di uscire fuori dall’omologazione della propria immagine, così come viene dettata da moda e mass media. Per motivi diversi, certo, ma per un unico grande desiderio: poter dire agli altri ciò che si è, senza bisogno di parole e solo grazie alla portata universale del linguaggio delle immagini.
Il tatuaggio, dunque, è un messaggio che porta l'individuo in comunicazione con se stesso e con gli altri, racconta qualcosa della sua vita, delle sue scelte e dei suoi sentimenti. Recentemente è nata anche la “psicologia del tatuaggio” davanti alla sempre maggiore diffusione del fenomeno. La neo disciplina studia il carattere delle persone in base ai segni impressi in modo indelebile sulla loro pelle. Quando si tratta del nostro corpo, il significato dei simboli non può essere interpretato con la semplice intuizione, ma va cercato nell'inconscio. La scelta del disegno e della zona da tatuare non è mai neutra, ma rimanda al mondo dei simboli e fa emergere quello che è nascosto all'interno dell'individuo, il suo vero carattere.
Secondo la psicologia del tatuaggio, ad esempio, tatuarsi sulla parte sinistra del corpo, che per la psicoanalisi rappresenta il passato, è tipico delle persone pessimiste, con poca fiducia in se stesse. La destra, invece, legata al futuro, sempre secondo questi psicologi, denota un carattere solare, aperto ai cambiamenti, ma ben ancorato alla realtà.
Tatuarsi il tronco denota concretezza e capacità decisionali. Se la scelta cade sulle braccia, significa che l'individuo sta attraversando una fase di lenta maturazione. Mentre le persone infantili e poco riflessive preferiranno le gambe. Se il tatuaggio si trova in una parte anatomica normalmente nascosta come l'ombelico, l'interno cosce, la persona è timida e insicura, con forte senso di inferiorità. La caviglia è la zona preferita dalle donne sospettose e gelose, ma anche molto femminili e dagli uomini competitivi e battaglieri. Tatuarsi le zone genitali, infine, assume significati opposti per uomini e donne. Combattive, autonome e sensuali queste ultime. Maldestri e passivi i primi.
La zona da tatuare varia anche a seconda del sesso: gli uomini preferiscono la schiena, la spalla e il braccio destri. Le donne, la caviglia e il polso, adatti ai disegni più piccoli come fiori, rondini o delfini, che sono i prediletti dal sesso femminile. Il soggetto più tatuato in assoluto è il drago. Punto di incontro tra cultura orientale e occidentale, secondo gli psicologi il drago è la metafora della forza originaria e generatrice, testimonia il desiderio di affermazione di chi lo porta. Esiste anche nella sua versione “minimalista”, la lucertola, che rimanda a un'immagine di sé più contenuta e controllata. Sempre in tema di rettili, anche il serpente è molto utilizzato e rappresenterebbe un simbolo fallico.
Non mancano i cultori dei motivi astratti, primi tra tutti i “tribal”: grandi macchie nere, con il tratto spesso e le curve flessuose che ricordano i “moko” maori. È il tipo prediletto dai punk e, in generale, da chi rifiuta la massificazione e sente il bisogno di differenziarsi lasciando segni indelebili e così evidenti sulla propria pelle.
Gli ideogrammi giapponesi rivelano un animo raffinato, gusto estetico e fedeltà in amore.
Eroi guerrieri, vichinghi e motivi celtici costituiscono un'altra categoria molto precisa e sottintendono valori aggressivi. Non a caso sono i simboli scelti dagli skinhead, rimandano a una ipotetica comune matrice etnica e culturale, alla quale i gruppi di estrema destra sostengono di ispirarsi. Opposta e complementare a questa posizione c'è la passione per gli Indiani d'America, popolo identificato con l'oppressione e la privazione della libertà. Secondo gli psicologi del tatuaggio, quindi, la testa di un pellerossa comparirà più facilmente sul braccio di una persona impegnata a favore delle minoranze e molto curiosa nei confronti di altre lingue, storie e religioni.
Le ragioni di un tale successo vanno cercate anche nell’influenza di divi del cinema e delle rockstar nel mostrare i loro tatuaggi al pubblico.
Farsi un tatuaggio comporta tuttavia anche un po' di sofferenza fisica: perciò, seppure marginalmente, conserva per il dolore che infligge anche le caratteristiche di un rituale, di una prova di coraggio. C'è chi si tatua un portafortuna, chi vuole festeggiare così un avvenimento o segnalare un cambiamento: molti ragazzi, per il diciottesimo compleanno, chiedono a mamma e papà il permesso (e i soldi) per un tatuaggio.
C'è chi vuole giurare eterna fedeltà al proprio compagno e chi, viceversa, lo fa per riprendersi dopo un dolore, come la fine di un amore. In fondo, ogni esperienza di vita è indelebile come un tatuaggio. Perciò c'è chi si presenta dal tatuatore con le idee ben chiare, dopo essersi documentato sui significati simbolici. Moltissimi, però, non hanno tali preoccupazioni: il ragazzo alla moda vuole solo un disegno "trendy", per apparire più sexy o più aggressivo. Ed anche in questo caso il tatuaggio è un mezzo per comunicare qualcosa di sè.






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Un tatuaggio sulla fronte: «666». Poi un impianto sottocutaneo per avere le «corna» come Satana. E un piercing con due punte che attraversa il setto nasale. Caius Domitius Veiovis - il nome se l’è fatto cambiare all’anagrafe nel 2008, prima si chiamava Roy Gutfinski - dice di essere un discepolo del diavolo e ha fatto di tutto per assomigliare al Principe delle tenebre.

Uno dei nuovi trend della body modification: oltre i tatuaggi, gli impianti sottocutanei, i piercing in posti "ad esclusiva visione di un pubblico adulto", ci sono gli impianti per diventare magnetici. Migliaia di persone negli Stati Uniti lo hanno fatto, in termini tecnici si dice che i loro polpastrelli sono delle superfici aptiche: grandi come un chicco di riso, i piccoli magneti sono inseriti sulla punta del dito. Dopo un po' di tempo, il magnetismo la punta diverrà il mezzo col quale sondare la realtà con un sesto senso.

Chi l'ha provato dice che è come sfiorare una bolla invisibile. Per esempio se siete in prossimità di un computer portatile, il dito magnetico "sentirà" il campo elettromagnetico emesso dal computer come una morbida, liscia superficie ma con una sua "forza" che dipende dalla distanza e dalla potenza emessa dal computer. Si "sente" anche la rotazione dell'hard disk, il supporto magnetico sul quale il computer conserva i dati memorizzati.

Implants è una pratica che permette di modificare quasi totalmente l' aspetto del proprio corpo attraverso impianti di metallo o silicone sotto la pelle. Comunemente messo in pratica sul viso e sulla schiena, è molto comune nelle sottoculture urbane asiatiche e americane e richiede l' intervento di veri e propri chirurghi plastici.

La modificazione corporale, o body modification come viene comunemente chiamata anche in Italia, è una pratica che racchiude numerose varianti. In comune, queste varianti, hanno di essere indelebili atti compiuti sul proprio corpo, segni che in molti casi non sarà più possibile eliminare.
Dal più classico e controverso tatuaggio, all' incredibile modificazione chirurgica del corpo fino a giungere all'estremo e discutibile atto dell' amputazione, la body modification è oggi un fenomeno che accende l'interesse della tribù giovanile che riscopre, senza averne spesso l'intenzione, riti e culture tribali.

L' atto della modificazione, in qualsiasi modo venga messo in pratica, è sempre e comunque un atto voluto e pianificato anche se spesso non accurato. Come denunciato più volte dalla stessa Associazione di Tatuatori e Piercers Italiani (APTPI), chi pratica la modificazione corporale su un altro individuo si rende colpevole troppo spesso di clamorosi errori e deturpazioni involontarie. Perchè diciamocelo, per limare i denti e farli diventare come quelli di uno squalo, non ci vuole che una mano ferma... ma per eseguire il tongue splitting (la divisione in due della lingua) servono assolutamente nozioni e mano chirurgiche.
Chi si affida a semplici tatuatori per eseguire questi veri e propri interventi, rischia moltissimo e ancor più rischia chi si rende disponibile a praticare atti di bodymod.
Innanzi tutto, deve essere chiaro che esistono, nel mondo e ovviamente anche in Italia, studi appositamente nati per praticare sia la body modification più blanda, quindi tatuaggi, piercing e anche i più complessi scarification e implants, sia per praticare la body modification più estrema come appunto tongue splitting, tongue frenectomy, nipple splitting o foot binding.

In Italia la cultura della body modification non è vasta, nonostante il tatuaggio e il piercing siano ormai entrati nella moda e nella nuova tradizione giovanile. La nostra cultura, così classica e moderata, ci rende piuttosto morigerati in queste forme di espressione così eccessive, definite dagli antropologi di oggi come una rivisitazione di antichi elementi tribali, usati per difendere e proiettare se stessi in una società sempre più caotica, priva di riferimenti e molto spesso, priva di morale anche sul piano estetico (si vedano le spesso tragiche convinzioni sui modelli di bellezza).
Nel nord Europa, in alcuni paesi dell' Asia e in America invece, si conta una notevole adesione alla bodymod e alle sue pratiche più estreme, che nascono proprio in seno a movimenti e sottoculture generate in questi paesi.
Esiste per esempio una forma di modificazione corporale che richiama moltissimo dei canoni estetici resi popolari dalla serie Star Trek.
Impiantarsi sotto la pelle del cranio piccole forme di silicone (agli albori della bodymod si trattava di impianti in metallo chirurgico) fino a trasformare il proprio viso come quello di un Klingon, è per esempio una forma di body modification nata da una sottocultura che ruota intorno al mondo della celebre serie televisiva, fatta di libri, saggi, vere e proprie lingue aliene.
Esiste anche la chirurgia applicata per trasformare il proprio corpo in qualcosa di fantastico come, nei casi più estremi, limare le ossa del proprio viso per dargli una forma diversa, come fece la famosa “Donna Gatto” nel tentativo di assumere i caratteri più sensuali dei felini come gli occhi e il mento appuntito.
Nel 2005, sull' onda di questo discutibile desiderio di cambiamento, è uscito in America il documentario Modify (2005, Greg Jacobson e Jason Gary, Committed Films) che forte di una colonna sonora di tutto rispetto, cerca di spiegare attraverso immagini e interviste abbastanza crude, che cos'è la body modification e cosa spinge i giovani di oggi a rincorrere un cambiamento/ornamento così drastico per se stessi.
Voci del documentario sono professionisti che in base alle loro conoscenze raccontano la scena della modificazione: piercers, tatuatori, artisti del make up, chirurghi, modificati stessi.
Vincitore di numerosi premi e confermato positivamente dalla critica, Modify racconta quindi, senza peli sulla lingua, il mondo di persone che subiscono e compiono amputazioni, tatuaggi, marchi, scarificazioni e anche sospensioni, la forma di modificazione considerata più artistica ed erotica in assoluto.
Vietato ai minori di 18 anni, Modify è quasi impossibile da reperire in Italia.



La Pelle impone la sua presenza solo nel momento in cui si ammala. Quando la Pelle di un volto è sana, di norma non viene notata, mentre si impone immediatamente allo sguardo dell’altro la Pelle che presenta irregolarità e discromie. L’adolescenza è il momento in cui, per eccellenza, si rompono gli equilibri precedenti affinché sia possibile crearne di nuovi: anche la Pelle partecipa a questi massicci sconvolgimenti, mutando la sua forma e passando da Pelle “silenziosa” e inosservata a Pelle che viene guardata, che disturba, che improvvisamente si fa estranea o, addirittura, nemica. L’adolescente può essere molto turbato dalle manifestazioni acneiche che tanto spesso compaiono in questa fase della crescita, fino a vivere con grande ansia il quotidiano confronto con lo specchio e al contempo l’incontro con l’altro.

La Pelle infatti non vuole solo essere toccata: la superficie cutanea è anche la prima parte di noi che viene mostrata agli altri; diventa quindi portatrice dei segnali visibili del nostro modo di stare al mondo, esposta allo sguardo dell’altro. Da sempre perciò la Pelle viene tatuata, perforata, scarificata, sottoposta a trattamenti di chirurgia estetica: la pelle diventa una tela attraverso cui il corpo può narrare il racconto di se stesso. È anche vero che non sono solo corpi tatuati o perforati ad avere una storia da raccontare: ognuno di noi con il semplice camminare, il modo di vestire, portare i capelli o muovere le mani, sta offrendo, volente o nolente, uno “scorcio” sul suo mondo interno. Con la liberalizzazione dei costumi e la progressiva accettazione sempre più ampia dei look più disparati non è raro incontrare nelle nostre città persone che sfoggiano ampi tatuaggi sul volto, che hanno impianti sottocutanei di silicone, o piercing e decorazioni metalliche che occupano gran parte del corpo.

In realtà l’essere umano ha da sempre alterato il proprio corpo: il fenomeno della modificazione corporea pertanto non è una pratica che riguarda solo la nostra epoca e il mondo occidentale, ma un’antica manifestazione del desiderio dell’uomo di intervenire artificialmente sulla propria pelle al fine di mutarne l’aspetto, agli occhi propri e degli altri (e certamente, dovendo scegliere tra Mente e Pelle, la seconda risulta comunemente più accessibile, più controllabile, più manipolabile…)

Tuttavia, le ragioni che generalmente sottendono al comportamento di modificazione corporea in popolazioni non occidentali sono in gran parte legate alla volontà di trasmettere messaggi circa le credenze e i valori del gruppo. In questo caso le decorazioni e alterazioni corporee sono affermazioni simboliche, strettamente connesse con tradizioni e riti di passaggio: i tatuaggi assicurano la protezione della vita dopo la morte, le cicatrici spesso rappresentano una forma di medicina preventiva.

Quindi se da una parte il significato della modificazione corporea praticata nelle culture tradizionali può essere rintracciato nelle istituzioni e all’interno di rituali sociali condivisi, è più difficile individuare le ragioni che spingono un così ampio numero di persone appartenenti al mondo occidentale a tale pratica. A volte il tatuaggio e il piercing sono vissuti dalla persona come un atto tramite cui è possibile assumere il controllo del proprio corpo o, più in generale, della propria vita. È questo spesso il motivo che spinge molti adolescenti alla pratica della modificazione corporea: sembra che attraverso un “cambio di pelle” il ragazzo marchi il territorio di un corpo che può percepire come non appartenente a sé; “questo corpo è mio” sembrano dire i segni sulla superficie cutanea.

Anche il gruppo dei pari gioca un ruolo fondamentale in adolescenza: è facile immaginare che un ragazzo scelga di farsi un piercing o un tatuaggio al fine di assomigliare agli amici, consolidando così la sua appartenenza al gruppo.

Altre volte un segno permanente da portare sulla Pelle può segnalare il desiderio della persona di imprimere sul proprio corpo un ricordo, un elemento da “incorporare” dentro di sé. A questo proposito può essere interessante ricordare che un tempo gli unici a farsi tatuare erano marinai e carcerati, cioè persone che, per diverse ragioni, avrebbero passato lunghissimi anni lontano dagli affetti e dalla casa: il tatuaggio diventava allora un modo per portare con sé una memoria tangibile e concreta di quanto ci si lasciava alle spalle.

La Pelle diventa infine rappresentante del tempo che passa: la nostra pelle mostra per prima i segni dell’invecchiamento, così malvisto nella società di oggi, in cui il corpo deve aderire a canoni di bellezza rigidamente imposti, essere dinamico, veloce. Spesso si cerca di combattere l’invecchiamento e tutti i suoi segni sul corpo eliminando le rughe dal volto, aggrappandosi così all’illusione di giovinezza eterna.

Ovviamente ci sono persone che si limitano a pochi tatuaggi o a qualche “ritocco” estetico sulla soglia della mezza età, ma esistono anche fenomeni estremi di modificazione corporea, in cui l’intera superficie cutanea è stata trasformata fino ad assumere un aspetto completamente differente. In questi casi verrebbe spontaneo formulare facili giudizi, alla ricerca di un’etichetta con cui catalogare individui che volontariamente compiono attraverso la pelle una completa metamorfosi. Sarebbe invece opportuno tenere a mente che le ragioni di questi cambiamenti radicali vanno cercate nell’irriducibile unicità dell’essere umano e delle sue scelte. Tuttavia, può essere utile interrogarsi sul vissuto che accompagna un tale comportamento: che significato ha il tatuaggio per quella persona? Si possono pertanto definire due stati d’animo differenti che accompagnano colui che pratica la modificazione corporea:
da una parte ci sono le persone che, cambiando l’aspetto della propria pelle, rispondono a un desiderio: allora quel segno diventa espressione di libertà e di scelta;
altre volte invece la pratica di modificazione corporea viene messa in atto perché la persona non può fare altrimenti: è un bisogno a cui è impossibile rinunciare, espressione di una problematica identitaria, funzionale al mantenimento dell’integrità del vissuto corporeo; spesso queste persone modificano senza tregua la propria pelle senza mai essere del tutto contente del risultato finale, perché in realtà l’insoddisfazione corporea viene da dentro: a essere sofferente e bisognosa di cambiamento non è la pelle, ma la psiche. E’, di nuovo, il tema del rapporto tra Mente e Pelle.
In quei casi è probabile che la pelle non sia portatrice di messaggi di vita e veicolo di contatto con l’altro, ma il luogo su cui infuria una battaglia che il soggetto compie all’insaputa di se stesso, contro il proprio corpo.





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domenica 11 ottobre 2015

L'ODIO SULLA PELLE



Su tutto il territorio degli Stati Uniti sono state identificate cinque grosse organizzazioni, a cui tutte le bande fanno riferimento: il mai scomparso Ku Klux Klan (una incessante e sanguinosa lotta contro i neri soprattutto, ma anche contro ebrei, omosessuali, immigrati in genere), i neonazisti (il loro nemico numero uno sono gli ebrei, ma condividono con il KKK tutti gli altri obiettivi), gli skinhead (sono considerati la frangia ancora più violenta dei neonazi), il gruppo religioso della Christian Identity (secondo loro sono i bianchi, e non gli ebrei, i figli prediletti di Dio), i neo-confederati (coloro che avrebbero voluto l'autonomia degli Stati del Sud, odiano tutta la gente di colore). Esistono anche i cosiddetti separatisti neri, gruppi di afroamericani che si oppongono a qualsiasi tipo di integrazione nella società bianca e che osteggiano, anche con la violenza, i matrimoni misti. A ciascuno il suo.

Dal saluto al Fuhrer alle croci uncinate, dal triplo 6 alla croce di Malta. Ogni disegno ha un suo preciso significato. Molti, per nasconderli, se li fanno tatuare all'interno della bocca, altri, sprezzanti, li mostrano con orgoglio sul cranio rasato e persino sulla fronte.



Alcuni simboli rappresentano delle vere e proprie medaglie di guerra, distintivi da guadagnarsi sul campo commettendo azioni violente. Il "war bird", per esempio, l'uccello della guerra, è un riconoscimento che un affiliato a gruppi neonazi si può tatuare sul corpo soltanto dopo aver preso parte a un raid contro quelle che sono considerate le razze inferiori (praticamente tutti coloro che non sono bianchi o, meglio, ariani). Stesso discorso per i "bolts", delle specie di saette: una di queste corrisponde a un atto violento nei confronti di un nero, un giallo, un sudamericano, e così via. I teschi, invece, simboleggiano gli anni trascorsi in prigione. Più ce n'è, più era lunga la pena; più grave il reato, più orgogliosi si deve essere. Un detenuto aveva persino disegnata sul corpo la scena del massacro di un uomo di colore, il reato per cui era in carcere.

Solitamente gli skinhead hanno come segno di riconoscimento una ragnatela tatuata sul gomito che indica appartenenza e fedeltà allo stile. La leggenda narra che l'idea sia nata nelle osterie ai disoccupati inglesi tra i quali era diffuso il modo di dire "ci cresceranno le ragnatele addosso" a causa della disoccupazione. Secondo altre fonti, la tesi più improbabile secondo il quale ogni "giro di tela" simboleggerebbe un anno di carcere. Altri tattoo portati sono le rondini: significano libertà e furono ereditate dai galeotti e marinai inglesi. Altri tatuaggi più espressamente skinhead sono: il crucified skinhead (crocifisso raffigurante uno skinhead), i musi di cani di tipo bull e altri tatuaggi della scuola tradizionale (cuori, rose, spade, ecc).

Lo skinhead crocifisso è uno dei simboli più risalenti e più significativi per gli skinhead. Di storie sul suo significato ce ne sono parecchie, anche se tutte riconducono al tema della sofferenza. Sofferenza per l’appartenenza alla classe operaia, sofferenza per essere confusi (è il caso degli SHARP) con i naziskin e sofferenza per una vita nelle classi subalterne.

L’elmo troiano simboleggia gli skinhead non razzisti. Molti lo associano con la Trojan Records, una casa discografica che da sempre è legata a doppio filo con la sottocultura skin.

La rondine è uno dei tatuaggi old-school che sono entrati a pieno diritto nella cultura skinhead. Si tratta di un simbolo di libertà, utilizzato in genere dai marinai del secolo scorso proprio a simboleggiare uno stile di vita dissoluto e privo di punti di riferimento.
I tatuaggi raffiguranti rondini nacquero in ambito marinaresco, molto probabilmente intorno ai primi del Novecento, anche se alcuni sostengono che la comparsa dei primissimi tatuaggi con questo soggetto siano da far risalire addirittura a fine Settecento, ai tempi di James Cook.



Fatto sta, in ogni caso, che presso i marinai si diffuse l’usanza di far tatuare sul proprio corpo, una volta raggiunte 5000 miglia di navigazione, una rondine. E dopo altre 5000 veniva aggiunto un secondo tatuaggio, uguale al primo.

Insomma, un marinaio che sfoggiasse sulla propria pelle addirittura due rondini tatuate (e che, quindi, aveva percorso ben 10000 miglia!) era considerato un vero lupo di mare, un eroe in grado di sfidare e vincere le insidie delle acque.

Secondo un’altra credenza, poiché la rondine torna ogni anno nello stesso luogo per accoppiarsi e per costruire il nido, averne una disegnata sulla pelle aiutava i marinai a tornare a casa sani e salvi.

Una prima rondine, quindi, veniva tatuata prima di partire, in segno di buon auspicio, ed una seconda al termine del viaggio, una volta tornati al porto.

Nel caso in cui il marinaio fosse perito durante la navigazione, invece, la rondine aveva il compito di condurne l’anima in paradiso.

In ogni caso, solitamente le rondini venivano tatuate sul petto e, precisamente, tra il collo e la clavicola. Più raramente venivano scelti altri punti del corpo, come il collo stesso o il dorso delle mani.

Successivamente, la rondine divenne un tatuaggio comune anche presso i carcerati. Molti di loro si facevano tatuare una rondine sul polso o sul dorso della mano e questa stava a simboleggiare la sofferenza per la mancanza di libertà (le mani erano l’unica parte del corpo che poteva sporgere al di là delle sbarre della cella).

Il significato più comunemente attribuito alla rondine è quello di libertà. Non a caso questo soggetto è spesso scelto da coloro che vogliono comunicare il proprio amore per i viaggi e, a volte, anche per la natura e la scoperta del mondo.

Secondo un’altra interpretazione, la rondine, che annuncia l’arrivo della primavera e, quindi, della bella stagione, è messaggera del bene ed emblema di speranza e felicità.

Questo uccello, che, come detto prima, torna nel medesimo luogo ogni anno per accoppiarsi e fare il nido, è concepita anche come simbolo di amicizia, amore e, più nello specifico, di un forte attaccamento alla propria famiglia e alla propria terra.

Poiché la rondine è un animale monogamo (nel senso che fa coppia con lo stesso compagno per tutta la vita), a volerne tatuare una sul proprio corpo sono spesso persone che desiderano comunicare un grande amore verso una persona e, quindi, fedeltà ed estrema sincerità nei suoi confronti.

Soprattutto in Inghilterra, poi, accade spesso che i galeotti che hanno scontato una pena e sono usciti dal carcere decidano di farsi tatuare una rondine, a significare la ritrovata libertà.

Presso i Bambara (principale etnia dello Stato africano del Mali), invece, la rondine è concepita come simbolo di purezza, poiché non poggia mai a terra, che questa popolazione considera impura.

I martelli incrociati è un simbolo legato a doppio filo con la classe operaia, classe di provenienza della sottocultura skinhead. E’ anche il simbolo del West Ham, la squadra di calcio che è sicuramente la più apprezzata dagli skinhead londinesi. West Ham era il quartiere del sottoproletariato, e quartiere di Londra più significativo per questa cultura.






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