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mercoledì 15 giugno 2016

TATUAGGI E SOLE



I raggi ultravioletti, mentre regalano alla pelle un bel colore dorato, tolgono vita ai  tatuaggi. Più ci si abbronzati, più l’ inchiostro si scolorirà e il colore da brillante diventerà “noioso”.

L’abbronzatura artificiale è dannosa tanto quanto quella naturale, se non addirittura di più. I raggi ultravioletti sono molto più concentrati, e le persone tendono a sovraesporsi nei lettini abbronzanti, senza tener conto della pericolosità e dei danni che ciò implica.

Bruciare la propria pelle danneggerà un tatuaggio più di quanto lo farà un’ abbronzatura lenta.

La zona del tatuaggio è più sensibile e più soggetta alle scottature. Questo è un fattore da tenere in considerazione, se vogliamo prestare attenzione alla cura della nostra pelle e al benessere in generale.

I rischi dell’abbronzatura possono essere tanti, specialmente se ci esponiamo al sole nelle ore più calde della giornata e troppo a lungo. E’ logico che l’esposizione ai raggi solari è capace di regalare alla nostra pelle un bel colore dorato. Tuttavia l’abbronzatura rischia di rendere i colori del tatuaggio più opachi, perché l’inchiostro si può scolorire e il colore può diventare meno brillante.
Questo non vuol dire che bisogna rinunciare completamente all’abbronzatura, se si ha un tatuaggio. Significa semplicemente che bisogna seguire le corrette indicazioni, che valgono anche per chi decide di andare al mare, anche se non ha un disegno sulla cute.
E’ importante, specialmente nel caso della prima abbronzatura, cercare un fattore di protezione molto alto, in grado di proteggere la pelle e il tatuaggio. Una crema solare può risolvere il problema. In questo modo il tatuaggio non correrà il rischio di rovinarsi.
Il rimedio della crema solare può essere applicato circa dopo 2 o 3 settimane da quando ci si è fatti il tatuaggio. Nei momenti che precedono questo periodo è meglio tenere il tatuaggio coperto e non esporlo al sole.
Soltanto quando il tatuaggio non si spellerà più, si può utilizzare la protezione solare, perché il corpo sarà riuscito a ricreare il suo primo strato protettivo di pelle nell’area interessata.



C’è poi chi utilizza le lozioni autoabbronzanti, per ottenere velocemente un colorito dorato. In questo caso le conseguenze possono dipendere dal tipo di autoabbronzante che si utilizza. Alcuni prodotti, infatti, potrebbero creare degli effetti insoliti sul tatuaggio. Per evitare ciò, è sempre meglio non applicare la lozione direttamente sul disegno.i

D’estate, il sole non ci risparmia solo perché non stiamo stese per ore in spiaggia per ottenere un’abbronzatura da fare invidia. Perciò quando stiamo all’aperto sotto il sole – per una passeggiata, lavori in giardino, un giro in centro –, e in particolare nelle ore più calde, proteggiamo i nostri tatuaggi. Nessun problema se sono coperti dai vestiti; altrimenti è buona regola applicare una protezione prima di uscire. O, semplicemente, stare all’ombra.

Non è una buona idea fare un tatuaggio la settimana prima di partire per il mare. E probabilmente il vostro tatuatore vi avrà chiesto se sarete molto esposte al sole e vi avrà spiegato come fare per proteggere il vostro nuovo, amatissimo tattoo, con lavaggi e apposite lozioni after care. Queste regole sono da rispettare scrupolosamente: nessuna esposizione prolungata al sole e nessuna protezione solare aggiuntiva finché il tattoo avrà completato la sua prima fase di guarigione – insomma, finché avrà smesso di spellarsi. Dunque, per due o tre settimane.



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giovedì 7 aprile 2016

TATUARSI DA SE....



Il predecessore della macchina per tatuaggi è stata la penna elettrica inventata da Thomas Edison e brevettata nel 1876. Questa era stata progettata per duplicazione di documenti, ma nel 1891 Samuel O'Reilly scoprì che l'invenzione di Edison poteva essere modificata e usata per introdurre inchiostro nella pelle. Questa macchina per tatuaggi si basava su una tecnologia a movimenti rotatori, diversamente da quelle moderne. La prima macchina per tatuaggi a elettromagneti venne brevettata da Thomas Riley in inghilterra, a distanza di soli venti giorni dal brevetto di Samuel O'Reilly.

Un'ulteriore modifica venne attuata da Alfred Charles South che aggiunse una seconda bobina al meccanismo. Lo strumento così ottenuto era estremamente pesante e per renderlo più maneggevole veniva spesso applicata una molla che lo collegava al soffitto, scaricandovi parte del peso. Le macchine per tatuaggi più moderne rendono possibile controllare la profondità della penetrazione dell'ago, la velocità e la forza di applicazione permettendo grande precisione.



Quello dei tatuaggi in casa è purtroppo un fenomeno che, nonostante campagne e pubblicità, continua ad essere estremamente diffuso nel nostro paese. Si tratta di un fenomeno decisamente deleterio per il movimento dei tatuaggi, dato che siamo di fronte a qualcosa che dovrebbe essere sicuramente evitato in quanto nelle abitazioni non ci sono le condizioni per effettuare un tatuaggio a regola d’arte.

Si tratta di qualcosa che era estremamente comune fino a qualche decennio fa, e che ha causato più di qualche problema agli impavidi solitari del tatuaggio. Si trattava di, a modalità di carcerato, utilizzare un comune ago e un po’ di china per farsi un tatuaggio da soli.

Bastava riscaldare un po’ con un accendino l'ago per sentirci completamente al sicuro da ogni tipo di infezione. Cosa che ovviamente non era vera, in quanto non tutti i batteri e gli agenti virali che sono pericolosi in queste circostanze possono essere eliminati semplicemente riscaldando un ago.

Serve infatti un’autoclave per garantirci che la strumentazione che stiamo utilizzando sia davvero adatta al tatuaggio e non bastano accendini e simili. Un grande errore da non commettere, costi quel che costi.

Tuttavia è anche il modo migliore per rovinarsi a vita la pelle. Un tatuaggio fatto male non si può buttare e nel 90% dei casi non si può nemmeno coprire o cancellare col laser.



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lunedì 19 ottobre 2015

I DANNI DEI TATUAGGI



Quando decidiamo di fare un tatuaggio, dobbiamo tenere in considerazione i pericoli in cui possiamo incorrere eventualmente. Non va dimenticato che per realizzare un tatuaggio vengono effettuate, mediante un’apposita apparecchiatura, delle punture, che iniettano piccolissime gocce d’inchiostro sottopelle. Tutto questo processo determina un leggero sanguinamento e provoca dolore legato al tatuaggio, che può essere leggero, ma anche molto forte in base alla zona trattata. I tatuaggi creano una lesione della pelle, che rappresenta il punto di partenza per il verificarsi di infezioni cutanee e di altre complicazioni.

In certi casi il farsi un tatuaggio comporta l’insorgenza di problemi cutanei. Il discorso non vale solo per il tatuaggio in estate, ma rappresenta un rischio generalizzato. Si possono ad esempio formare dei piccoli rigonfiamenti, chiamati granulomi. Il tatuaggio provoca un ispessimento della pelle determinato dalla proliferazione del tessuto cicatriziale. Si tratta di un fenomeno che si manifesta intorno all’inchiostro del tatuaggio, specialmente intorno a quello rosso.

Fra i rischi e le malattie legate ai tatuaggi va annoverata anche la trasmissione di patologie infettive, in particolare di quelle che si trasmettono attraverso il sangue, come il tetano, l’epatite B, l’epatite C e l’HIV, il virus che provoca l’AIDS. Questi casi si possono verificare quando l’attrezzatura usata per fare il tatuaggio è contaminata da sangue infetto. Bisogna scegliere con attenzione dove fare un tatuaggio.

Il tatuaggio comporta anche il rischio di incorrere in infezioni della pelle.
Si tratta più che altro di infezioni batteriche locali, che si contraddistinguono per la presenza sulla cute di rossore, gonfiore, dolore e pus.

Fra i rischi di un tatuaggio c’è anche quello collegato al manifestarsi di reazioni allergiche. Queste ultime in genere sono determinate dagli inchiostri utilizzati per realizzare i disegni sulla pelle. In particolare può essere pericoloso da questo punto di vista il ricorso all’inchiostro rosso. Le reazioni allergiche si manifestano come delle eruzioni cutanee nella zona tatuata, con una forte sensazione di prurito. In certi casi le reazioni allergiche si possono manifestare anche molti anni dopo che ci si è fatti un tatuaggio.
I tatuaggi in alcuni casi possono causare gonfiore o bruciore, se ci si sottopone a risonanza magnetica. Può accadere ad esempio che i pigmenti usati per realizzare il tatuaggio interferiscano con la qualità dell’immagine che si ottiene dall’esame.

Tatuaggio e rischio cancro: un argomento spesso sottovalutato, ma che invece dovrebbe essere oggetto di maggiore attenzione. Negli inchiostri usati per i tatuaggi spesso sono contenute delle sostanze tossiche e potenzialmente cancerogene. Si tratta di metalli, idrocarburi, ftalati considerati cancerogeni e pericolosi per il sistema endocrino. Ad esempio il Benzopirene, contenuto nell’inchiostro nero, sarebbe capace di favorire lo sviluppo del tumore alla pelle.



La composizione degli inchiostri per tatuaggi è cambiata – e in genere non troviamo più sostanze tossiche come piombo, cobalto, carbonio eccetera – negli attuali inchiostri vi sono tuttavia ancora coloranti organici azoici utilizzati nell’industria, e potenzialmente pericolosi.

A fare maggiore attenzione, poi, dovrebbero essere le persone che soffrono di psoriasi ed eczema: tra costoro i tatuaggi possono causare una recrudescenza delle malattie croniche della pelle.
La sarcoidosi è una malattia autoimmune caratterizzata da gonfiore e prurito, che può svilupparsi anche decenni dopo che ci si è fatti tatuare. Questa malattia può coinvolgere altri organi, come i polmoni o gli occhi.

Le infezioni possono essere causate non solo dall’uso di attrezzi non sterilizzati, ma anche dall’inchiostro stesso che può essere contaminato. Il tipo di batteri atipici che possono svilupparsi sono più difficili da trattare rispetto a batteri come lo stafilococco non atipico, e possono richiedere cure più prolungate e difficili.

Le norme di sicurezza da seguire:
1. Andate in uno studio di tatuatori con personale preparato. Chiedete all’autorità sanitaria locale tutte le informazioni necessarie sulle licenze e sui requisiti di sicurezza.

2. Controllate se si lava le mani e indossa un paio di guanti nuovo per ciascun cliente.

3. Controllate se estrae l’ago e i tubicini da un pacchetto sigillato prima di iniziare a lavorare. Anche i pigmenti e i contenitori devono essere nuovi.

4. Controllate se usa un’autoclave per sterilizzare le attrezzature non usa e getta prima di usarle su un nuovo cliente. Gli strumenti e i materiali non sterilizzabili nell’autoclave, dovrebbero essere sterilizzati con un disinfettante commerciale o con una soluzione a base di candeggina dopo l’uso.

5. Rimuovere la medicazione dopo 24 ore.  Applicate una crema antibiotica sulla pelle tatuata per facilitare la guarigione.

6. Tenere pulita la zona del tatuaggio. Usate acqua e sapone e procedete con delicatezza. Per asciugare, tamponate la pelle anziché strofinarla.

7. Usare la crema idratante. Applicate una crema idratante non aggressiva sulla pelle tatuata diverse volte al giorno.

8. Evitare di esporvi al sole. Tenete riparato il tatuaggio per alcune settimane.

9. Fare attenzione ai vestiti. Non indossate nulla che possa aderire troppo al tatuaggio.

10.Datevi due settimane di tempo per guarire. Non toccate le croste, diminuirete il rischio di infezioni, non danneggerete il disegno ed eviterete di formare cicatrici.

11.Se pensate che il tatuaggio abbia fatto infezione o temete che il tatuaggio non stia guarendo correttamente, chiedete consiglio al vostro medico.

12.Se volete farvi rimuovere un tatuaggio, chiedete al dermatologo informazioni sulla chirurgia laser o sulle altre possibilità di rimozione.






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mercoledì 14 ottobre 2015

LA PELLE COME UN VESTITO



Ha troppi tatuaggi sul corpo, non può sottoporsi alla risonanza magnetica perché rischierebbe di rimanere ustionata. È successo a una ragazza che si è presentata al reparto di radiologia di un ospedale. «Ci sono rimasta male — racconta la ragazza —. Del resto mi avevano detto soltanto che dovevo togliermi gli orecchini e le eventuali collane». E invece a impedire che potesse sottoporsi a una risonanza magnetica all’addome c’era qualcosa che di certo non si può togliere come se fosse un abito: i suoi colorati tatuaggi su una coscia, sulla schiena e in altre parti del corpo.
Sorpresa e preoccupata, la ragazza ha preso atto di una situazione tutt’altro che episodica. Ossia, chi ha sul corpo tatuaggi grandi e colorati rischia, in caso di ricorso alla risonanza magnetica, ustioni gravi oltreché la possibilità concreta che l’esame non serva a nulla poiché i metalli contenuti negli inchiostri con cui si effettuano i tattoo oltre a surriscaldarsi, stimolano immagini falsate. Una soluzione potrebbe ricercarsi in inchiostri senza metalli ma la relativa certificazione è in pratica assai poco attendibile e, comunque, non accettata dai medici poiché non verrebbe rilasciata da personale sanitario ma, al massimo, dal tatuatore che spesso non può garantire il reale contenuto del materiale impiegato per il tatuaggio. Lo stesso problema, tra l’altro, potrebbe insorgere in caso di presenza di cosmetici, come certi ombretti luminescenti che contengono particelle metalliche. La ragazza che è stata costretta a rinunciare alla risonanza, tra l’altro, avrebbe dovuto effettuare un esame su una parte del corpo dove non sono presenti tattoo, ma il problema resta poiché, quando si tratta dell’addome, tutto il corpo viene immerso nel relativo campo magnetico.

«PURTROPPO questo è un problema che sta diventando assai frequente — commenta il radiologo  —. L’incompatibilità tra i campi magnetici della risonanza e gli elementi metallici è un fatto assodato che, prima dell’invasione della moda dei tatuaggi, non costituiva un problema. Da circa un anno e mezzo, tra l’altro, nel nostro reparto è in uso una macchina più sofisticata e attendibile ma anche a un più alto campo magnetico, cosicché il rischio di ustioni gravi per chi porta tatuaggi ampi è molto alto».
Che fare, dunque, se si ha la necessità di effettuare un esame diagnostico come la risonanza quando il corpo è tatuato? «Si può ricorrere alla Tac, la tomografia assiale computerizzata, oppure, come è sempre consigliabile prima di arrivare a questo livello di diagnostica, sottoporsi ad una ecografia».

Le origini del tatuaggio sono antichissime tanto che anche la “mummia di Similaun”, trovata tra i ghiacci delle Alpi nei primi anni ’90 e datata 5300 anni fa, ne riportava uno sulla schiena. Il termine deriva da “ta-tau”, che in polinesiano significa “segno sulla pelle”, ed è stato introdotto in Europa nel Settecento dall'esploratore inglese James Cook di ritorno da uno dei suoi leggendari viaggi nei Mari del Sud. Nelle popolazioni primitive, tatuarsi non ha nulla di trasgressivo, ma è anzi un segno di integrazione sociale. I maori della Nuova Zelanda usavano tatuarsi il viso in segno di distinzione di rango. Il disegno, chiamato “moko”, rendeva l'individuo unico e inconfondibile, come le impronte digitali. Sono davvero lontani i tempi in cui a tatuarsi erano quasi esclusivamente i malavitosi, i carcerati, le prostitute e i militari.
Oggi il tatuaggio è diventato un fenomeno di massa, senza perdere del tutto il sapore di piccola ed eccitante trasgressione. Gli studiosi del comportamento si sono chiesti perché in una società così mobile come la nostra, dove si cambia casa, lavoro e partner con estrema facilità, sentiamo il bisogno di lasciarci segni indelebili sulla pelle. La risposta che viene offerta dagli studiosi spiega come il tatuaggio oggi assolve le stesse funzioni che aveva nelle società tradizionali, anche se reinterpretate secondo i nostri codici culturali: viene usato per abbellirsi, comunicare, appartenere a un gruppo ed esorcizzare le paure.
Il mondo dei tatuaggi ha radici profonde nella storia dell’umanità e la sua moda, che ha conquistato in Italia non solo i giovanissimi, ma anche insospettabili over trenta e quaranta, fa interrogare sul perché di una scelta tanto particolare e definitiva che coinvolge l'immagine che di noi diamo agli altri. Ciò che oggi colpisce riguardo a quest’arte di decorare il proprio corpo in modo permanente è il suo essere diventato un fenomeno di costume che è uscito dagli ambiti ristretti di una specifica cultura underground per coinvolgere tutti i ceti sociali e tutte le età.
Le motivazioni per una scelta del genere sono in realtà diverse e non è escluso che molte di queste siano di natura strettamente personale. Non è detto però che non si possano riscontrare dei tratti comuni spiegabili con l’aiuto della psicologia.



La molla più potente e profonda che spinge a desiderare un tatuaggio è probabilmente quella di volersi distinguere da tutti gli altri, il bisogno di riaffermare a livello visivo la propria diversità, il proprio essere unici rispetto alla massa. In effetti non bisogna dimenticare che nelle società primitive il tatuaggio aveva la funzione di distinguere i vari gruppi sociali, oltre che quella di essere terapeutico e curativo.
Diventando parte integrante della propria identità personale, il tatuaggio “porta fuori” qualcosa di noi che in genere viene tenuto nascosto o non espresso. In questo senso, può rappresentare un modo per dichiarare la propria posizione rispetto al mondo, esteriorizzare quindi il proprio modo di essere davanti agli altri. In una società in cui le differenze sociali sono diventate meno palpabili, il tatuaggio aiuta sì a riconoscersi come parte di un gruppo o movimento, ma ha forse conservato un significato ancora più potente nel suo essere capace di esprimere sul corpo la propria interiorità.
Una prova di questo appare evidente se consideriamo come le motivazioni possano cambiare con l’età. Gli over 40 che ricorrono al tatuaggio, infatti, lo fanno per motivi completamente diversi rispetto a quelle dei giovanissimi. Per gli adolescenti, il tatuaggio può essere un modo per affermare una personalità ancora in via di costruzione, per un adulto che invece possiede una personalità ben strutturata la scelta risponde al desiderio di fermare il tempo ad un momento della vita in cui è ancora possibile trasgredire.
Se la tecnica del tatuaggio è rimasta immutata da millenni, le motivazioni sono invece cambiate. I ragazzi oggi si tatuano per anticonformismo, rifiuto dell'omologazione, ribellione. Ma il tatuaggio è nato come rispetto della tradizione e segno di appartenenza a un gruppo. Omologazione, quindi. I polinesiani, per esempio, raccontavano con tatuaggi simbolici la loro storia personale (ingresso nell'età adulta, matrimonio, status sociale, tribù...) e si marchiavano il corpo per essere degni di rispetto e più vicini alla divinità. E quando il tatuaggio è stato avvolto da un'aura sulfurea, segnale di immoralità e antisocialità, per certe comunità maschili rappresentava il simbolo di appartenenza, di legame: basti pensare all'Esercito o alla Marina, dove era disapprovato ufficialmente ma, di fatto, non impedito.
È curioso anche il fatto che una volta chi si tatuava dimostrava grande sicurezza in se stesso e disinteresse per il giudizio altrui. I ragazzi di oggi invece spesso scelgono il tatuaggio per esorcizzare la paura, l'insicurezza e la solitudine. Non a caso, in una società dove la famiglia e le comunità tradizionali sono in crisi, i segni tribali sono tra i preferiti.
Anche la scelta della parte del corpo da tatuare nasconde significati interessanti dal punto di vista psicologico. Un tatuaggio studiato per essere collocato in una zona del corpo molto visibile, e quindi costantemente sotto gli occhi di tutti, da al disegno una sorta di dimensione pubblica, tutto il contrario per quello disegnato nelle zone nascoste del corpo, da mostrare solo nei momenti di intimità.
In effetti, tutto questo mette in evidenza il grande valore comunicativo del tatuaggio ed è innegabile che esso susciti in chi lo guarda la curiosità di saperne di più sulla storia personale, sui gusti e sul modo di pensare della persona che lo esibisce. Non si spiegherebbe altrimenti il motivo per il quale i suoi cultori più accaniti vengano costantemente bersagliati di domande sulla loro vita privata nel corso delle manifestazioni del settore.
Dietro i disegni indelebili di questa tecnica si cela insomma il bisogno di uscire fuori dall’omologazione della propria immagine, così come viene dettata da moda e mass media. Per motivi diversi, certo, ma per un unico grande desiderio: poter dire agli altri ciò che si è, senza bisogno di parole e solo grazie alla portata universale del linguaggio delle immagini.
Il tatuaggio, dunque, è un messaggio che porta l'individuo in comunicazione con se stesso e con gli altri, racconta qualcosa della sua vita, delle sue scelte e dei suoi sentimenti. Recentemente è nata anche la “psicologia del tatuaggio” davanti alla sempre maggiore diffusione del fenomeno. La neo disciplina studia il carattere delle persone in base ai segni impressi in modo indelebile sulla loro pelle. Quando si tratta del nostro corpo, il significato dei simboli non può essere interpretato con la semplice intuizione, ma va cercato nell'inconscio. La scelta del disegno e della zona da tatuare non è mai neutra, ma rimanda al mondo dei simboli e fa emergere quello che è nascosto all'interno dell'individuo, il suo vero carattere.
Secondo la psicologia del tatuaggio, ad esempio, tatuarsi sulla parte sinistra del corpo, che per la psicoanalisi rappresenta il passato, è tipico delle persone pessimiste, con poca fiducia in se stesse. La destra, invece, legata al futuro, sempre secondo questi psicologi, denota un carattere solare, aperto ai cambiamenti, ma ben ancorato alla realtà.
Tatuarsi il tronco denota concretezza e capacità decisionali. Se la scelta cade sulle braccia, significa che l'individuo sta attraversando una fase di lenta maturazione. Mentre le persone infantili e poco riflessive preferiranno le gambe. Se il tatuaggio si trova in una parte anatomica normalmente nascosta come l'ombelico, l'interno cosce, la persona è timida e insicura, con forte senso di inferiorità. La caviglia è la zona preferita dalle donne sospettose e gelose, ma anche molto femminili e dagli uomini competitivi e battaglieri. Tatuarsi le zone genitali, infine, assume significati opposti per uomini e donne. Combattive, autonome e sensuali queste ultime. Maldestri e passivi i primi.
La zona da tatuare varia anche a seconda del sesso: gli uomini preferiscono la schiena, la spalla e il braccio destri. Le donne, la caviglia e il polso, adatti ai disegni più piccoli come fiori, rondini o delfini, che sono i prediletti dal sesso femminile. Il soggetto più tatuato in assoluto è il drago. Punto di incontro tra cultura orientale e occidentale, secondo gli psicologi il drago è la metafora della forza originaria e generatrice, testimonia il desiderio di affermazione di chi lo porta. Esiste anche nella sua versione “minimalista”, la lucertola, che rimanda a un'immagine di sé più contenuta e controllata. Sempre in tema di rettili, anche il serpente è molto utilizzato e rappresenterebbe un simbolo fallico.
Non mancano i cultori dei motivi astratti, primi tra tutti i “tribal”: grandi macchie nere, con il tratto spesso e le curve flessuose che ricordano i “moko” maori. È il tipo prediletto dai punk e, in generale, da chi rifiuta la massificazione e sente il bisogno di differenziarsi lasciando segni indelebili e così evidenti sulla propria pelle.
Gli ideogrammi giapponesi rivelano un animo raffinato, gusto estetico e fedeltà in amore.
Eroi guerrieri, vichinghi e motivi celtici costituiscono un'altra categoria molto precisa e sottintendono valori aggressivi. Non a caso sono i simboli scelti dagli skinhead, rimandano a una ipotetica comune matrice etnica e culturale, alla quale i gruppi di estrema destra sostengono di ispirarsi. Opposta e complementare a questa posizione c'è la passione per gli Indiani d'America, popolo identificato con l'oppressione e la privazione della libertà. Secondo gli psicologi del tatuaggio, quindi, la testa di un pellerossa comparirà più facilmente sul braccio di una persona impegnata a favore delle minoranze e molto curiosa nei confronti di altre lingue, storie e religioni.
Le ragioni di un tale successo vanno cercate anche nell’influenza di divi del cinema e delle rockstar nel mostrare i loro tatuaggi al pubblico.
Farsi un tatuaggio comporta tuttavia anche un po' di sofferenza fisica: perciò, seppure marginalmente, conserva per il dolore che infligge anche le caratteristiche di un rituale, di una prova di coraggio. C'è chi si tatua un portafortuna, chi vuole festeggiare così un avvenimento o segnalare un cambiamento: molti ragazzi, per il diciottesimo compleanno, chiedono a mamma e papà il permesso (e i soldi) per un tatuaggio.
C'è chi vuole giurare eterna fedeltà al proprio compagno e chi, viceversa, lo fa per riprendersi dopo un dolore, come la fine di un amore. In fondo, ogni esperienza di vita è indelebile come un tatuaggio. Perciò c'è chi si presenta dal tatuatore con le idee ben chiare, dopo essersi documentato sui significati simbolici. Moltissimi, però, non hanno tali preoccupazioni: il ragazzo alla moda vuole solo un disegno "trendy", per apparire più sexy o più aggressivo. Ed anche in questo caso il tatuaggio è un mezzo per comunicare qualcosa di sè.






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lunedì 28 settembre 2015

I Tatoo Con la CHINA



La china è tossica quando viene inserita sotto la cute. Se i tatuatori non utilizzano la classica china per il loro lavoro, c’è un motivo. Per non creare problemi ai loro clienti utilizzano colori atossici, i quali non possono essere acquistati da persone non addette ai lavori.

Rischi un infezione. Anche se hai sterilizzato l’ago, rimane pur sempre il rischio di infettare la cute. Pensa che queste cose possono capitare anche affidandosi a tatuatori esperti che utilizzano i migliori strumenti. Se ti dai all’arte del tatuaggio ago e china il rischio e nettamente superiore.

La dermatite è un’altra possibile controindicazione del tatuaggio fatto con ago e china. Entrambi gli strumenti che hai utilizzato possono scatenare questa reazione sulla tua pelle.

L’ago non raggiunge una profondità sufficiente per mantenere vivo il colore nel tempo. Ben presto il tuo tatuaggio tenderà a sbiadire fino a quando lo vedrai solo leggermente. Da un punto di vista estetico quindi, il tatuaggio ago e china non ha da regalarti niente.

La china è un tipo di inchiostro nero generalmente a base acquosa. Quest'inchiostro penetra profondamente nelle fibre della carta, risultando quasi indelebile. Per la facilità di produzione ed il suo costo ridotto è stato utilizzato sino all'inizio del XX secolo.

La colorazione dell’inchiostro è dovuta al suo principale componente, il gallato di ferro, ottenuto dalla reazione di un generico tannino con un sale ferroso. Quando la reazione avviene con le componenti di tannini e sale metallico nel rapporto molare di 4:1 tutto il ferro viene complessato dal tannino producendo così un inchiostro chimicamente stabile dove il gallato di ferro si comporta come un pigmento. In queste condizioni tuttavia la reazione avviene con una certa lentezza ed occorre tempo perché la reazione si svolga completamente. Quindi se l’inchiostro era usato subito dopo la sua preparazione si comportava in realtà da colorante divenendo così indelebile. Inoltre, a quelle proporzioni occorreva qualche secondo di esposizione all’aria per ottenere la completa ossidazione (e relativo annerimento) del ferro nel composto. Per questa ragione si tendeva ad aggiungere un eccesso di sale metallico che, se da una parte rendeva immediato l’annerimento dell’inchiostro, dall’altra parte rendeva instabile il composto facendogli acquistare spiccate proprietà ossidanti. Bisogna inoltre ricordare che mentre il colore dell’inchiostro si manteneva nero per periodi di svariati anni, in seguito, avvenuta l’ossidazione di tutto il ferro in eccesso del composto si verificava un viraggio di colore verso il marrone più o meno scuro. Infine si accenna al fatto che le reazioni sopra descritte, sinergicamente alle proprietà acide dell’inchiostro ferrogallico possono portare anche al deterioramento della cellulosa della carta del supporto.



Storicamente si otteneva mescolando, in varie proporzioni, un infuso di "galle", escrescenze ricche di tannini che si sviluppano su alcuni alberi (per esempio la gallozza della quercia), vetriolo verde (solfato ferroso) e gomma arabica (quest’ultima era usata come addensante per mantenere in sospensione il gallato di ferro).

Esistono cenni dell'utilizzo della china fin dall’età romana. Nel papiro di Leida e nel papiro di Stoccolma sono conservate le più antiche ricette greche per la sua preparazione. Nel Medio Evo ebbe una grande diffusione anche se la prima ricetta latina nota è contenuta nel trattato di Teofilo. Il suo uso in Occidente fu quasi universale e infatti esistono moltissime ricette a partire dal XV secolo. L’inchiostro ferrogallico è stato utilizzato per la scrittura di un'enorme quantità di documenti manoscritti. Nella sua formulazione a base acquosa è stato usato anche per la stampa di xilografie.
Con l’introduzione della stampa tipografica si ebbero problemi di applicazione in quanto, essendo a base acquosa, non si depositava uniformemente sulle matrici metalliche. Johannes Gutenberg dovette quindi ricorrerere all’uso di oli che inizialmente erano addizionati alla china.

Le sue proprietà di relativa indelebilità lo resero di uso universale anche come “inchiostro di sicurezza” a causa della oggettiva difficoltà di eliminarlo totalmente dal supporto scrittorio anche tramite abrasione. La scoperta del potere sbiancante del cloro nel XVIII secolo permise di intervenire (seppure solo temporaneamente) sugli inchiostri ferrogallici che diventavano trasparenti a causa dell’azione riducente sul ferro del composto.

Per ovviare a quest’inconveniente la ditta Lehonardi mise a punto una formulazione per un inchiostro di sicurezza che accoppiava le proprietà del gallato di ferro a quelle di coloranti attivi in ambiente acido.
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