Visualizzazione post con etichetta Michael Jackson. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Michael Jackson. Mostra tutti i post

domenica 26 giugno 2016

LA VITILIGINE



La vitiligine o leucodermia è una malattia cronica della pelle non contagiosa, ad eziologia forse autoimmune, ma la sua origine è sconosciuta, anche se si sospetta sia ereditaria e genetica, caratterizzata dalla comparsa sulla cute, sui peli o sulle mucose, di chiazze non pigmentate, cioè zone dove manca del tutto la fisiologica colorazione dovuta al pigmento, la melanina, contenuto nei melanociti. I melanociti, forse attaccati dagli anticorpi, resterebbero vitali, ma smetterebbero di produrre melanina.

Le chiazze sono generalmente diffuse su tutto il corpo spesso in modo simmetrico. Gli esordi della vitiligine interessano solitamente le zone del corpo intorno ad aperture (intorno a occhi, ano, glande e genitali) e alle unghie (sulle dita, partendo dalle estremità), e più in generale: viso, collo, mani, avambracci, inguine. In zone dove sono presenti cicatrici si possono formare nuove chiazze.

Le macchie hanno colore decisamente bianco, con margini ben delineati e piuttosto scuri, ma la pelle delle zone colpite a parte la modificazione cromatica è assolutamente normale, meno nelle zone ricoperte da peli, dove sovente se ne nota lo sbiancamento e la parziale caduta o il diradamento (peli della barba). A volte compare anche prurito. Non potendosi proteggere mediante abbronzatura le zone bianche sono facilmente soggette a eritema solare e scottature da esposizione, come la pelle di un neonato o di una persona con albinismo: se ne consiglia la protezione mediante copertura tessile (indumenti coprenti) e/o creme ad altissima protezione (fattore superiore a 40), se si trascorre molto tempo al sole. È completamente infondata la credenza che tale malattia sia contagiosa.

Ben più complessi possono essere invece i risvolti psicologici di chi è affetto di vitiligine, per il senso di isolamento e depressione che a volte segue la comparsa delle macchie. Ciò è tanto più vero quanto la persona affetta da vitiligine si sente diversa dalle altre o addirittura rifiutata, osservata per il problema estetico che le macchie generano. La cosa ha più probabilità di verificarsi quando le macchie sono poste in parti del corpo molto visibili (volto, collo, mani) e la persona è di carnagione scura; chi invece è già di carnagione molto chiara riesce a evitare di evidenziare le macchie con la semplice accortezza di non esporsi al sole e non abbronzandosi dove ancora ha pigmento.

L'origine è sconosciuta (anche se si sospettano fattori autoimmuni e/o predisposizione genetica), né sono noti fattori scatenanti o favorenti anche se è stata documentata un'incidenza maggiore tra componenti della stessa famiglia (la possibilità di contrarre la vitiligine per i famigliari di un paziente - 6 % - è più alta rispetto alla percentuale comune della popolazione mondiale di malati di vitiligine, l'1 %) e legata a fattori di stress (benché tale teoria non sia verificata) che danno il via alla manifestazione primaria della vitiligine o alla sua recrudescenza dopo periodi - anche lunghi - di stasi.

Testimonianza della possibile patogenesi autoimmunitaria è sicuramente la presenza, in circa 20 % di individui affetti, di altre patologie autoimmuni che però non incidono con il decorso della vitiligine; tra esse: gastrite cronica atrofica autoimmune, tiroidite di Hashimoto, ipertiroidismo e ipotiroidismo, psoriasi (l'associazione di vitiligine e psoriasi, quindi con rischio di artrite psoriasica, è più rara di altre comorbilità, ma è possibile specie nelle forme di origine famigliare-genetica), allergie, celiachia, lupus eritematoso sistemico, dermatiti, alopecia areata, anemia perniciosa, diabete mellito di tipo 1 (diabete giovanile), malattia di Addison, miastenia gravis, dermatite atopica, artrite reumatoide e sclerodermia, nonché la presenza di segni come l'eosinofilia.



Un'altra possibile causa o concausa, è nell'ossidamento precoce da radicali liberi dell'ossigeno, come avviene nel normale sbiancamento dei capelli, ossia tramite il perossido di idrogeno (usato in medicina come acqua ossigenata disinfettante) prodotto come scarto del metabolismo organico. Con l’invecchiamento il corpo non è più in grado di neutralizzare gli effetti di questa sostanza perché nelle cellule vecchie la tirosinasi, un enzima che separa il perossido di idrogeno nelle sue due componenti di base (acqua e idrogeno) è presente in minor concentrazione. Esso si accumula nel bulbo pilifero, bloccando la sintesi del pigmento colorante, cioè la melanina.

L’ossidazione provocata dal perossido di idrogeno non interferisce solo con la produzione di melanina, ma blocca anche altri enzimi necessari per riparare le proteine danneggiate. Il risultato è una reazione a catena, fra cui la graduale perdita di pigmentazione del capello, dalla radice alla punta. I pazienti affetti da vitiligine, oltre alla reazione autoimmune, potrebbero soffrire di disturbi metabolici o endocrini dovuti a mancanza di sufficiente tirosinasi, e lo sbiancamento causato o aumentato dal perossido, che ha effetti di questo tipo sulla pelle.

La diagnosi si effettua tramite esame obiettivo e strumentale, e diagnosi differenziale. Rinvenute le tipiche chiazze, è necessario il test tramite lampada di Wood, alla cui luce le chiazze di vitiligine emettono una caratteristica fluorescenza bianca.

Test laboratoristici per le patologie in comorbilità sono invece test di funzionalità tiroidea e pancreatica, nonché la ricerca di anticorpi anti-dsDNA, anti-ANA, anti-ENA, anti-muscolo liscio, anti-tireoglobulina, anti-gliadina, anti-mucosa gastrica.

I trattamenti sono sempre protratti per lunghi periodi, e possono variare a seconda del clima e delle stagioni. Vengono utilizzati con successo trattamenti, topici e non, che vanno ripetuti nel tempo, come l'uso di immunosoppressori come tacrolimus o gli steroidi, i quali tuttavia hanno una minore incidenza ed efficacia che nelle altre malattie autoimmuni. Alternativi sono l'uso di lampade UVA-UVB (fototerapia PUVA o "UVB a banda stretta", associata a sostanze fotosensibilizzanti come gli psoraleni; efficace ma temporanea), il trapianto autologo di melanociti sani (per chiazze poco estese), ecc.

Se le chiazze sono troppo estese, si può ricorrere allo sbiancamento artificiale delle parti pigmentate, per uniformare la pelle. Molti pazienti ricorrono al trucco.

Nessuno conosce esattamente il motivo per cui questo accade, ma sappiamo che colpisce persone di entrambi i sessi e di tutte le razze: solo negli Stati Uniti da 1 a 2 milioni di persone patiscono questa condizione e più della metà è rappresentata da bambini e da ragazzi.

I dermatologi classificano i tipi di vitiligine secondo la quantità e la posizione delle macule:

Localizzata: vitiligine focale quando ci sono solo pochi punti in una sola piccola zona.
vitiligine segmentale è caratterizzata da macchie solo su un lato del corpo e di solito non altrove, presente per esempio solo su una gamba o sul viso. Questo tipo di vitiligine è relativamente rara.
Generalizzata si presenta in molti punti in tutto il corpo, che tendono ad essere simmetrici (interessano cioè il lato destro e sinistro del corpo, come un’immagine a specchio). Questa è la forma più comune.
Universale quando ad essere interessata è quasi tutta la superficie del corpo.
Anche se la vitiligine può verificarsi ovunque sul corpo, è più probabile che si manifesti in:
zone esposte al sole, come il volto o le mani,
pieghe della pelle come i gomiti, le ginocchia o l’inguine,
pelle intorno agli orifizi (le aperture del corpo) come gli occhi, le narici, l’ombelico e la zona dei genitali.
Sebbene tutte le razze siano colpite allo stesso modo, le macchie tendono ad essere più visibili su chi ha la pelle scura; a volte i pazienti con vitiligine sono affetti da altri sintomi, come l’ingrigimento prematuro dei capelli o una perdita di pigmento sulle labbra e dalla pigmentazione delle cellule in queste zone.

Un trattamenti più complesso è invece la fotochemioterapia con raggi ultravioletti di tipo A: viene inizialmente somministrato un medicinale fotosensibilizzante, in seguito la parte colpita viene esposta ai raggi diretti del sole o, più spesso, a specifiche lampade UVA per ricolorare la pelle. Questo tipo di trattamento è tuttavia associato ad effetti collaterali anche gravi.

La più diffusa cura per la vitiligine è la fototerapia con l’uso dei raggi ultravioletti di tipo B: gli UVB hanno un’azione stimolante sui melanociti e sono in grado di ridurre la risposta immunitaria locale. Per ridurre i potenziali effetti collaterali di questo trattamento sono state messe a punto apparecchiature che agiscono solo sulle zone cutanee interessate.

E’ attualmente allo studio un nuovo tipo di terapia per la vitiligine che si basa sul trapianto di melanociti, coltivati in vitro a partire da un piccolo prelievo cutaneo di pelle sana.

Michael Jackson ci provava con una crema chiamata Porcelana, raccontano le cronache. La pop star americana soffriva di vitiligine (confermata dall’autopsia dopo la sua morte, avvenuta nel 2009) e voleva «sbiancarsi» per coprire la malattia (che provoca la comparsa di macchie «ipopigmentate» cioè bianche, particolarmente visibili in chi ha la pelle scura). Adesso alcuni ricercatori americani della Yale University di New Haven (Connecticut) hanno dimostrato che un farmaco, usato per curare l’artrite reumatoide (una malattia delle articolazioni), può fare il contrario: non sbiancare, ma aiutare le macchie bianche a ritrovare il colore naturale. Il farmaco si chiama tofacitinib e la ricerca è pubblicata su Jama Dermatology.

La vitiligine è una patologia rara, non è contagiosa, ma è psicologicamente devastante: mina l’immagine della persona. Finora si può controllare con creme a base di cortisone o con terapie che sfruttano la luce, ma con risultati non sempre soddisfacenti. Ecco perché i ricercatori stanno cercando nuove soluzioni. L’anno scorso Brett King, un dermatologo della Yale University ha dimostrato che il tofacitinib (una molecola che inibisce certi enzimi chiamati Jak - approvato dall’Fda, l’ente americano per il controllo sui farmaci, nell’artrite reumatoide appunto) può funzionare nell’alopecia areata: una malattia che provoca la perdita di capelli in zone circoscritte del cuoio capelluto.

Artrite reumatoide e alopecia hanno un’origine (per la verità ancora non chiara) che si rifà a una predisposizione genetica e all’autoimmunità (questo significa che in certi casi il sistema immunitario dell’organismo produce anticorpi che, invece di difenderlo contro aggressioni esterne, aggrediscono l’organismo stesso). Lo stesso vale per la vitiligine. Allora, si sono chiesti i ricercatori di Yale, perché non provare questo farmaco anche nella vitiligine che ha la stessa origine? Detto, fatto. I ricercatori hanno somministrato la medicina a una paziente di 53 anni con macchie di vitiligine in tutto il corpo.

Dopo due mesi di trattamento la paziente ha mostrato una parziale “ripigmentazione” (cioè le macchie bianche si scurivano) sulla faccia, sulle braccia e sulle mani. Dopo cinque mesi queste macchie erano quasi sparite, ma ne rimanevano alcune sul resto del corpo. Il farmaco non ha provocato effetti collaterali. Il risultato è davvero interessante, ma avvertono gli autori, occorrono altri studi per stabilire la sicurezza e l’efficacia della cura. «Ma questo risultato – ha detto Brett King, uno degli autori dello studio – può davvero rivoluzionare il trattamento di questa malattia».










Abbiamo creato un SITO
per Leggere Le Imago
Poni una Domanda
e Premi il Bottone il
Sito Scegliera' una Risposta a Random
Tra le Carte che Compongono il Mazzo
BUON DIVERTIMENTO
gratis

PER TABLET E PC

LE IMAGO
.

 ANCHE

PER CELLULARE


NON SI SCARICA NIENTE
TUTTO GRATIS


DOMANDA
CLIK
E
RISPOSTA

FAI VOLARE LA FANTASIA 
NON FARTI RUBARE IL TEMPO
 I TUOI SOGNI DIVENTANO REALTA'
 OGNI DESIDERIO SARA' REALIZZATO 
IL TUO FUTURO E' ADESSO .
 MUNDIMAGO
http://www.mundimago.org/
.

.

sabato 16 gennaio 2016

LO SBIANCAMENTO DELLA PELLE



Si potrebbe chiamare la sindrome di Michael Jackson. Tutto nasce, del resto, dalla stessa motivazione: essere accettati. O, se si preferisce, non accettarsi. In Asia come in Africa e in Francia. Ora anche in Italia. Donne che decidono di schiarirsi la pelle. Per sembrare più belle, più giovani, meno «diverse». Talvolta per trovare più facilmente lavoro. Un appartamento in affitto. Una sistemazione in famiglia. Come colf, badante, baby sitter. Nelle Filippine una donna su due usa creme schiarenti sul viso. In Malesia quattro su dieci.  Il dermatologo Fabio Rinaldi conosce il fenomeno. Dice: «Spesso prevale il fai-da-te. Acqua ossigenata, agrumi come il limone. Formule potenzialmente più dannose degli agenti chimici perché quando viene stuzzicato il melanocita, la cellula produttrice della melatonina, si rischia di farlo degenerare e di incorrere in un melanoma. Le poche volte che ho dovuto affrontare il caso in ambulatorio, mi sono accorto che il vero problema dei pazienti non era quello apparente delle macchie sul viso, ma quello più intimo della non accettazione di sé e del colore della propria pelle». E se per molte fosse davvero una questione di sopravvivenza? Maria Jose Mendes Evora, ex presidente dell’ Associazione delle donne capoverdiane in Italia (quasi settemila), è gelida: «Sui giornali ci sono ancora troppe inserzioni di chi cerca una colf o una badante che finiscono con "purché non sia nera". Ho fatto la collaboratrice familiare per 22 anni, nel frattempo mi sono laureata in Scienze sociali e adesso lavoro per un' azienda. Non mi sono mai sognata di cambiar colore di pelle, sono fiera di essere nera. Ma un bel messaggio io lo darei alle signore italiane, a quelle che valutano una persona per il suo colore e non per le sue capacità. Non giustifico le donne che si sbiancano. Cerco di comprenderle. Vogliono sopravvivere». Forse basterebbe creare una maggiore accoglienza. Mettere in contatto tra loro quante arrivano dal Pakistan, dallo Sri Lanka, dall' Africa, dall' India o dall' America Centrale. Per farle sentire più forti, più unite, più belle insieme. È la proposta della psicoterapeuta Maria Rita Parsi, che non nega come il razzismo sia «aumentato. La stessa tensione in Medio Oriente ci fa guardare con sospetto chiunque abbia una carnagione un po' più olivastra rispetto ai canoni europei». La dottoressa, però, non indulge in giustificazioni. «È come se volessero cancellare il proprio passato, oltre al colore della pelle. Ma così non cancellano la rabbia e il dolore dal quale provengono. E noi, purtroppo, ce li ritroviamo nelle nostre case. Mi sembra la sindrome di Michael Jackson: l' uomo dal talento assoluto che per mancanza di identità ha declinato la propria distruzione».
Nelle Filippine una donna su due usa prodotti per schiarire la pelle. La percentuale è del 38% nell' intero continente asiatico. La crema sbiancante è usata dal 45% delle signore di Hong Kong, dal 41% delle malesi, dal 37% delle taiwanesi e dal 28% delle sudcoreane. Le donne asiatiche usano prodotti schiarenti per motivi diversi. Il 61% lo fa con la convinzione di sembrare più giovane; 43 donne su 100 sono certe che la pelle chiara piaccia di più agli uomini mentre il 59% sostiene che il pallore nasconda rughe e occhiaie.

L'attualità ha riportato la vicenda in primo piano: può una persona sbiancare il colore della pelle, proprio come aveva cercato di fare Michael Jackson? L'attice Halle Berry ha denunciato il suo ex compagno, il modello canadese Gabriel asjksvkj che avrebbe cercato di far diventare bianca la loro bambina Naahah di 6 anni. Ma è realmente possibile, se si è di colore, diventare bianchi? La risposta è 'no'.
"Nessun trattamento - sostengono i dermatologi - può cambiare il colore di una persona. Esistono solo tecniche o farmaci che al limite possono essere applicate a specifiche aree parziali."

Nell'ambito dei medicamenti si applica l'idrochinone e con il benzochinone può aiutare a eliminare parti con pigmentazione normale e quindi schiarire porzioni di pelle.



Però se qualcuno si azzardasse ad applicare questo preparato sul proprio corpo, soffrirebbe di devastanti effetti collaterali come la fibrosi polmonare, l'atrofia cutanea, disturbi epatici e aumenterebbero enormemente i rischi di contrarre il cancro della pelle. Ossia solo un pazzo di arrischierebbe.

"Altra tecnica è il laser ma anche in questo caso si applica solo a specifiche aree del corpo. Strano ma vero - sostengono alcuni chirurgi plastici - si va diffondendo la tecnica dello sbancamento genitale." Insomma, se si è di colore meglio restare di colore; se si è bianchi meglio fermarsi ad una sana abbronzatura, senza esagerare.

Il Sudafrica per le sue tante diversità geografiche, etniche e religiose, è definita la nazione arcobaleno di Mandela, dove tutti sono orgogliosi della loro razza e del loro patrimonio culturale.
Recentemente uno studio condotto presso l’Università di Città del Capo, ha evidenziato che per alcuni sudafricani è un problema essere troppo neri, è emerso che una donna su tre schiarisce la pelle. Le ragioni sono varie quanto le culture di questo paese, la maggior parte delle persone ha detto che utilizza prodotti sbiancanti perché vuole la pelle bianca.
La trentenne Nomasonto Mnisi, cantante, in arte “Mshoza”, nella sua nuova pelle si sente più bella e sicura di sé. E’ stata ampiamente criticata dai media locali e siti di social networking per il suo aspetto.

Nomasonto Mnisi, intervistata dalla BBC, candidamente ha detto:
«Lo sbiancamento della pelle è una scelta personale, non è diverso dalla chirurgia estetica al seno o al naso. Sono stata nera di pelle per molti anni, ho voluto provare l’altro aspetto per vedere l’effetto di essere bianca, sono felice. Negli ultimi due anni mi sono sottoposta a diversi trattamenti. Ogni sessione può costare circa 5.000 rand (360 euro). A differenza di molti nel paese, utilizzo prodotti di fascia alta, che si ritiene, essere più sicuro delle creme vendute sul mercato nero, anche se i medici dicono che non sono per niente prive di rischi».

Nomasonto Mnisi non capisce le critiche del suo nuovo aspetto:
«Sì, il mio colore della pelle è un problema di autostima. L’ho affrontato, adesso sono felice. Io non sono bianca dentro, non parlo un inglese fluente, ho figli neri. Sono una ragazza di borgata, ho appena cambiato il mio modo di guardare al di fuori».
Il dottor Lester Davids, ricercatore malattie della pelle presso l’Università di Città del Capo, sulla moda dello sbiancamento della pelle, ha detto:
«I pericoli connessi con l’uso di alcune di queste creme comprendono i tumori del sangue come leucemie e cancri del fegato e reni, nonché una grave condizione della pelle, una forma d’iper-pigmentazione chiamata ocronosi.
In Sudafrica e Africa, pochissime persone conoscono la concentrazione dei composti tossici contenuti nei prodotti in vendita nel mercato nero. Su questi prodotti pericolosi dobbiamo fare di più per educare le persone. Negli ultimi sei anni i mercati locali sono stati inondati da prodotti legali e illegali, per questo si è verificato un aumento indicativo del numero delle persone che  si sono sbiancate la pelle.
I dermatologi locali dicono che stanno vedendo sempre più pazienti con la pelle danneggiata da anni di sbiancamento, il più delle volte in modo irreversibile.
Riceviamo pazienti provenienti da tutta l’Africa, hanno bisogno di aiuto per il trattamento dell’ocronosi. C’è ben poco che possiamo fare per invertire il danno, purtroppo ci sono ancora persone che non si rendono conto degli effetti collaterali di questi prodotti sbiancanti».
In molte parti dell’Africa e dell’Asia, la donna con la pelle chiara è considerata più bella, più portata ad avere successo e sposarsi. L’origine di questa credenza non è chiara, i ricercatori l’hanno collegata alla storia coloniale in Africa, dove la pelle bianca era la quintessenza della bellezza. Alcuni hanno anche suggerito che in tutto il mondo c’è la tendenza a guardare dall’alto in basso le persone di pelle scura.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha rivelato che il 77% dei nigeriani sono i maggiori utilizzatori di prodotti sbiancanti. Seguono quelli del Togo con il 59%, il Sudafrica con il 35%, e il Mali con il 25%.
Il Sudafrica ha bandito i prodotti contenenti più del 2% di idrochinone (il depigmentante più usato, questa sostanza ha un effetto schiarente moderato sulla pelle e agisce riducendo la quantità di melanina), ma sui banchi dei mercati è facile trovare creme e lozioni contenenti la sostanza chimica. Alcune creme contengono anche steroidi nocivi e mercurio.
Le creme per lo sbiancamento della pelle per molti anni sono state utilizzate da alcuni sudafricani. Recentemente sono diventate più comuni grazie all’afflusso di persone provenienti da paesi come la Nigeria e la Repubblica Democratica del Congo, dove i prodotti sbiancanti sono maggiormente diffusi.
In un vivace mercato africano nel centro di Yeoville, un sobborgo di Johannesburg, le creme schiarenti si vendono in abbondanza. E’ facile incontrare molte donne con la pelle del viso insolitamente chiara, mentre il resto del corpo è più scuro, così come altre persone con ustioni crostose sulle guance, causate dai prodotti chimici nocivi utilizzati per cercare di togliere gli strati di pelle pigmentata.
Gli psicologi dicono che un comune filo conduttore come il basso amor proprio e l’odio di se stessi, sono il motivo di base che spinge le persone a schiarire la pelle.
Lo schiarente per la pelle non è solo fascino e ossessione delle donne. Jackson Marcelle, hair stylist del Congo, conosciuto come il Michael Jackson africano, ha detto:
«Negli ultimi dieci anni ho utilizzato iniezioni speciali per schiarire la mia pelle. Ogni iniezione dura sei mesi. Prego ogni giorno e chiedo a Dio perché mi ha fatto nero. Non mi piace essere nero. Non mi piace la pelle nera. Mia madre al fine di farmi apparire meno nero, quando ero giovane mi applicava le creme.
Mi piacciono i bianchi, i neri sono visti come elementi pericolosi. E’ per questo che non mi piace essere nero. Ora le persone mi trattano meglio perché mi guardano come se fossi bianco».
Sin dalla giovane età nella mente di molti africani è radicato l’adagio “Se è bianco, è tutto a posto“, una credenza che ha inciso sull’autostima di milioni di persone. Fino a quando questa situazione non cambia, nessuna quantità di divieti o campagne pubbliche d’informazione riuscirà a fermare le persone, quelle che rischiano gravi danni alla loro salute nel perseguimento di quello che pensano, essere la bellezza.





Abbiamo creato un SITO
per Leggere Le Imago
Poni una Domanda
e Premi il Bottone il
Sito Scegliera' una Risposta a Random
Tra le Carte che Compongono il Mazzo
BUON DIVERTIMENTO
gratis

PER TABLET E PC

LE IMAGO
.

 ANCHE

PER CELLULARE


NON SI SCARICA NIENTE
TUTTO GRATIS


DOMANDA
CLIK
E
RISPOSTA

FAI VOLARE LA FANTASIA 
NON FARTI RUBARE IL TEMPO
 I TUOI SOGNI DIVENTANO REALTA'
 OGNI DESIDERIO SARA' REALIZZATO 
IL TUO FUTURO E' ADESSO .
 MUNDIMAGO
http://www.mundimago.org/
.

.