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sabato 2 luglio 2016

LE CICATRICI DEI PIERCING



Una cicatrice ipertrofica è una protuberanza di tessuto cicatriziale che si forma attorno alla fessura del piercing. Le cicatrici ipertrofiche possono verificarsi con qualsiasi piercing, ma sono particolarmente frequenti con piercing alle orecchie e alle narici. I casi più gravi, tuttavia, possono richiedere una visita da un dermatologo per guarire completamente. Tutte le riparazione di ferite portano alla formazione di cicatrici.
Le cicatrici possono avere consistenza e colore diverso. Se il piercing non viene eseguito da un professionista, il rischio di cicatrici visibili è molto più elevato. Se il piercing è vecchio la cicatrice diventa normalmente sempre meno visibile, che praticamente corrisponde alla tonalità della pelle circostante.

Nei primi mesi di gravidanza il piercing all'ombelico non causerà alcun problema. Ma, come la pancia cresce, il piercing si può allungare e ingrandire. I gioielli potrebbero essere imbrigliati negli indumenti con  conseguente infiammazione e possibili traumi. In genere i piercing più vulnerabili sono quelli che sono stati fatti dai 12 ai 18 mesi prima della gravidanza, questo accade perché il piercing impiega almeno 12 mesi per una completa guarigione.

Il Piercing all'ombelico, è diventato sempre più comune negli ultimi decenni ma quando di toglie il risultato potrebbe riservare delle amare sorprese: una antiestetica cicatrice.

Le cicatrici ipertrofiche o cheloidi sono un tipo di cicatrice che è una delle complicazioni più comuni del piercing all’ombelico.

Le cause più comuni sono: una guarigione non corretta, un trauma: ad esempio se si tira o si strappa accidentalmente o la scelta di gioielli e monili non idonei.

Dopo aver fatto un piercing all’ombelico sono richiesti minimo sei mesi per guarire completamente e se qualcosa va storto o non si presta la massima attenzione nel periodo di guarigione della ferita, si possono presentare le suddette complicazioni.

La cicatrizzazione ipertrofica è una complicanza comune del piercing a causa di un trauma che subisce il tessuto in fase guarigione. Questo trauma può essere provocato da:
attività sportiva intensa, indossare degli indumenti non adatti o un'infezione a causa di una terapia impropria.

I movimenti eccessivi possono provocare  dei traumi, aumentando il rischio di formazione di cicatrici da piercing all'ombelico in coloro che svolgono attività sportiva o comunque che sono molto attivi.

Una cicatrice ipertrofica è limitata alla zona lesa e può migliorare nel tempo, ma c'è il rischio che rimarrà per sempre.

Il modo migliore per prevenire le cicatrici, è di seguire meticolosamente le istruzioni e la terapia post-piercing consigliata del piercer.

L'Associazione dei Piercers professionali americani raccomanda di:
inumidire il piercing una o due volte al giorno in una soluzione salina calda, lavare subito dopo l’inserimento con sapone antibatterico e antimicrobico, mantenere le mani lontano dal piercing mentre guarisce, in questo modo si riduce il rischio di trasmissione di batteri che possono portare a infezioni, indossare abiti larghi, in questo modo si aiuta a prevenire il rischio di sbavature e di strappare il tessuto nella zona dove è stato fatto il piercing.

Il trattamento topico può essere fatto usando uno dei tanti trattamenti per cicatrici che sono disponibili sul mercato senza prescrizione medica. Ingredienti come silicone, vitamina E ed estratto di cipolla, sono in genere alla base di queste creme che possono ridurre l'arrossamento delle cicatrici, se usate costantemente. Massaggiare la cicatrice può aiutare ridurre l’ispessimento e correggere una anomala formazione delle fibre di collagene, riducendo al minimo le zone sollevate e lo scolorimento della pelle.



Tuttavia, poiché un piercing crea una vera e propria fessura o fistola, il foro stesso può rimanere visibile per sempre. La visibilità della fessura dipenderà da fattori come:
una corretta guarigione e il tempo di permanenza del piercing.

Si può ricorrere alla chirurgia plastica per le fistole nel caso in cui siano molto evidenti ed imbarazzanti. Un dermatologo qualificato o un chirurgo plastico sono in grado di suggerire la soluzione migliore per il trattamento della fistola.

Anche se si decide di rimuovere il piercing al sopracciglio, può essere rimasta una cicatrice visibile.

L’aloe vera può guarire gradualmente la cicatrice, rendendola più chiara e rimuovendone l’iperpigmentazione. Massaggiate delicatamente il gel con movimenti circolari, prima in senso orario e poi in senso antiorario.

Pulire la zona del taglio ogni giorno. É meno probabile che si formerà la cicatrice se non vi è infezione. Utilizzate acqua e sapone per mantenere pulito il taglio.

Mantenere la pelle idratata. Il taglio guarirà più rapidamente se mantenuto idratato. Applicare una pomata antibiotica sul taglio varie volte al giorno così da velocizzare il processo di guarigione.

Limitare al minimo l’esposizione al sole. Applicare una crema solare a fattore 30 o più alto quando uscite all’aperto per proteggere la cicatrice dall’esposizione al sole.

Applicare fogli di silicone per il trattamento delle cicatrici. Questi fogli renderanno la cicatrice meno visibile e più morbida.

Sul labbro si possono fare diversi tipi di piercing: labret, central labret, morso e medusa.

Prendendo le giuste precauzioni e con l’aiuto di qualche pomata medicinale, si può evitare di rimanere segnati da una cicatrice sul labbro.

Per prima cosa se si presume di dover togliere presto il piercing è bene valutare bene quale scegliere.

In base alle caratteristiche fisiche si può scegliere quello che più facilmente si potrà mascherare.

Ad esempio, se si sceglie di fare quello sul labbro inferiore e avete le labbra carnose la cicatrice potrebbe essere leggermente nascosta dalle vostre labbra, rispetto a quello sul labbro superiore.

Se si pensa di togliersi il piercing in futuro, bisogna cercare di non giocherellarci troppo e non muoverlo costantemente con la lingua.

Giocherellarci e spostare il piercing è un vizio molto diffuso tra coloro che lo portano, ma è bene cercare di limitare quest’abitudine che tende ad allargare il buco del piercing.

Maggiore sarà il buco, più lentamente ci metterà a richiudersi la ferita.



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domenica 26 giugno 2016

LA VITILIGINE



La vitiligine o leucodermia è una malattia cronica della pelle non contagiosa, ad eziologia forse autoimmune, ma la sua origine è sconosciuta, anche se si sospetta sia ereditaria e genetica, caratterizzata dalla comparsa sulla cute, sui peli o sulle mucose, di chiazze non pigmentate, cioè zone dove manca del tutto la fisiologica colorazione dovuta al pigmento, la melanina, contenuto nei melanociti. I melanociti, forse attaccati dagli anticorpi, resterebbero vitali, ma smetterebbero di produrre melanina.

Le chiazze sono generalmente diffuse su tutto il corpo spesso in modo simmetrico. Gli esordi della vitiligine interessano solitamente le zone del corpo intorno ad aperture (intorno a occhi, ano, glande e genitali) e alle unghie (sulle dita, partendo dalle estremità), e più in generale: viso, collo, mani, avambracci, inguine. In zone dove sono presenti cicatrici si possono formare nuove chiazze.

Le macchie hanno colore decisamente bianco, con margini ben delineati e piuttosto scuri, ma la pelle delle zone colpite a parte la modificazione cromatica è assolutamente normale, meno nelle zone ricoperte da peli, dove sovente se ne nota lo sbiancamento e la parziale caduta o il diradamento (peli della barba). A volte compare anche prurito. Non potendosi proteggere mediante abbronzatura le zone bianche sono facilmente soggette a eritema solare e scottature da esposizione, come la pelle di un neonato o di una persona con albinismo: se ne consiglia la protezione mediante copertura tessile (indumenti coprenti) e/o creme ad altissima protezione (fattore superiore a 40), se si trascorre molto tempo al sole. È completamente infondata la credenza che tale malattia sia contagiosa.

Ben più complessi possono essere invece i risvolti psicologici di chi è affetto di vitiligine, per il senso di isolamento e depressione che a volte segue la comparsa delle macchie. Ciò è tanto più vero quanto la persona affetta da vitiligine si sente diversa dalle altre o addirittura rifiutata, osservata per il problema estetico che le macchie generano. La cosa ha più probabilità di verificarsi quando le macchie sono poste in parti del corpo molto visibili (volto, collo, mani) e la persona è di carnagione scura; chi invece è già di carnagione molto chiara riesce a evitare di evidenziare le macchie con la semplice accortezza di non esporsi al sole e non abbronzandosi dove ancora ha pigmento.

L'origine è sconosciuta (anche se si sospettano fattori autoimmuni e/o predisposizione genetica), né sono noti fattori scatenanti o favorenti anche se è stata documentata un'incidenza maggiore tra componenti della stessa famiglia (la possibilità di contrarre la vitiligine per i famigliari di un paziente - 6 % - è più alta rispetto alla percentuale comune della popolazione mondiale di malati di vitiligine, l'1 %) e legata a fattori di stress (benché tale teoria non sia verificata) che danno il via alla manifestazione primaria della vitiligine o alla sua recrudescenza dopo periodi - anche lunghi - di stasi.

Testimonianza della possibile patogenesi autoimmunitaria è sicuramente la presenza, in circa 20 % di individui affetti, di altre patologie autoimmuni che però non incidono con il decorso della vitiligine; tra esse: gastrite cronica atrofica autoimmune, tiroidite di Hashimoto, ipertiroidismo e ipotiroidismo, psoriasi (l'associazione di vitiligine e psoriasi, quindi con rischio di artrite psoriasica, è più rara di altre comorbilità, ma è possibile specie nelle forme di origine famigliare-genetica), allergie, celiachia, lupus eritematoso sistemico, dermatiti, alopecia areata, anemia perniciosa, diabete mellito di tipo 1 (diabete giovanile), malattia di Addison, miastenia gravis, dermatite atopica, artrite reumatoide e sclerodermia, nonché la presenza di segni come l'eosinofilia.



Un'altra possibile causa o concausa, è nell'ossidamento precoce da radicali liberi dell'ossigeno, come avviene nel normale sbiancamento dei capelli, ossia tramite il perossido di idrogeno (usato in medicina come acqua ossigenata disinfettante) prodotto come scarto del metabolismo organico. Con l’invecchiamento il corpo non è più in grado di neutralizzare gli effetti di questa sostanza perché nelle cellule vecchie la tirosinasi, un enzima che separa il perossido di idrogeno nelle sue due componenti di base (acqua e idrogeno) è presente in minor concentrazione. Esso si accumula nel bulbo pilifero, bloccando la sintesi del pigmento colorante, cioè la melanina.

L’ossidazione provocata dal perossido di idrogeno non interferisce solo con la produzione di melanina, ma blocca anche altri enzimi necessari per riparare le proteine danneggiate. Il risultato è una reazione a catena, fra cui la graduale perdita di pigmentazione del capello, dalla radice alla punta. I pazienti affetti da vitiligine, oltre alla reazione autoimmune, potrebbero soffrire di disturbi metabolici o endocrini dovuti a mancanza di sufficiente tirosinasi, e lo sbiancamento causato o aumentato dal perossido, che ha effetti di questo tipo sulla pelle.

La diagnosi si effettua tramite esame obiettivo e strumentale, e diagnosi differenziale. Rinvenute le tipiche chiazze, è necessario il test tramite lampada di Wood, alla cui luce le chiazze di vitiligine emettono una caratteristica fluorescenza bianca.

Test laboratoristici per le patologie in comorbilità sono invece test di funzionalità tiroidea e pancreatica, nonché la ricerca di anticorpi anti-dsDNA, anti-ANA, anti-ENA, anti-muscolo liscio, anti-tireoglobulina, anti-gliadina, anti-mucosa gastrica.

I trattamenti sono sempre protratti per lunghi periodi, e possono variare a seconda del clima e delle stagioni. Vengono utilizzati con successo trattamenti, topici e non, che vanno ripetuti nel tempo, come l'uso di immunosoppressori come tacrolimus o gli steroidi, i quali tuttavia hanno una minore incidenza ed efficacia che nelle altre malattie autoimmuni. Alternativi sono l'uso di lampade UVA-UVB (fototerapia PUVA o "UVB a banda stretta", associata a sostanze fotosensibilizzanti come gli psoraleni; efficace ma temporanea), il trapianto autologo di melanociti sani (per chiazze poco estese), ecc.

Se le chiazze sono troppo estese, si può ricorrere allo sbiancamento artificiale delle parti pigmentate, per uniformare la pelle. Molti pazienti ricorrono al trucco.

Nessuno conosce esattamente il motivo per cui questo accade, ma sappiamo che colpisce persone di entrambi i sessi e di tutte le razze: solo negli Stati Uniti da 1 a 2 milioni di persone patiscono questa condizione e più della metà è rappresentata da bambini e da ragazzi.

I dermatologi classificano i tipi di vitiligine secondo la quantità e la posizione delle macule:

Localizzata: vitiligine focale quando ci sono solo pochi punti in una sola piccola zona.
vitiligine segmentale è caratterizzata da macchie solo su un lato del corpo e di solito non altrove, presente per esempio solo su una gamba o sul viso. Questo tipo di vitiligine è relativamente rara.
Generalizzata si presenta in molti punti in tutto il corpo, che tendono ad essere simmetrici (interessano cioè il lato destro e sinistro del corpo, come un’immagine a specchio). Questa è la forma più comune.
Universale quando ad essere interessata è quasi tutta la superficie del corpo.
Anche se la vitiligine può verificarsi ovunque sul corpo, è più probabile che si manifesti in:
zone esposte al sole, come il volto o le mani,
pieghe della pelle come i gomiti, le ginocchia o l’inguine,
pelle intorno agli orifizi (le aperture del corpo) come gli occhi, le narici, l’ombelico e la zona dei genitali.
Sebbene tutte le razze siano colpite allo stesso modo, le macchie tendono ad essere più visibili su chi ha la pelle scura; a volte i pazienti con vitiligine sono affetti da altri sintomi, come l’ingrigimento prematuro dei capelli o una perdita di pigmento sulle labbra e dalla pigmentazione delle cellule in queste zone.

Un trattamenti più complesso è invece la fotochemioterapia con raggi ultravioletti di tipo A: viene inizialmente somministrato un medicinale fotosensibilizzante, in seguito la parte colpita viene esposta ai raggi diretti del sole o, più spesso, a specifiche lampade UVA per ricolorare la pelle. Questo tipo di trattamento è tuttavia associato ad effetti collaterali anche gravi.

La più diffusa cura per la vitiligine è la fototerapia con l’uso dei raggi ultravioletti di tipo B: gli UVB hanno un’azione stimolante sui melanociti e sono in grado di ridurre la risposta immunitaria locale. Per ridurre i potenziali effetti collaterali di questo trattamento sono state messe a punto apparecchiature che agiscono solo sulle zone cutanee interessate.

E’ attualmente allo studio un nuovo tipo di terapia per la vitiligine che si basa sul trapianto di melanociti, coltivati in vitro a partire da un piccolo prelievo cutaneo di pelle sana.

Michael Jackson ci provava con una crema chiamata Porcelana, raccontano le cronache. La pop star americana soffriva di vitiligine (confermata dall’autopsia dopo la sua morte, avvenuta nel 2009) e voleva «sbiancarsi» per coprire la malattia (che provoca la comparsa di macchie «ipopigmentate» cioè bianche, particolarmente visibili in chi ha la pelle scura). Adesso alcuni ricercatori americani della Yale University di New Haven (Connecticut) hanno dimostrato che un farmaco, usato per curare l’artrite reumatoide (una malattia delle articolazioni), può fare il contrario: non sbiancare, ma aiutare le macchie bianche a ritrovare il colore naturale. Il farmaco si chiama tofacitinib e la ricerca è pubblicata su Jama Dermatology.

La vitiligine è una patologia rara, non è contagiosa, ma è psicologicamente devastante: mina l’immagine della persona. Finora si può controllare con creme a base di cortisone o con terapie che sfruttano la luce, ma con risultati non sempre soddisfacenti. Ecco perché i ricercatori stanno cercando nuove soluzioni. L’anno scorso Brett King, un dermatologo della Yale University ha dimostrato che il tofacitinib (una molecola che inibisce certi enzimi chiamati Jak - approvato dall’Fda, l’ente americano per il controllo sui farmaci, nell’artrite reumatoide appunto) può funzionare nell’alopecia areata: una malattia che provoca la perdita di capelli in zone circoscritte del cuoio capelluto.

Artrite reumatoide e alopecia hanno un’origine (per la verità ancora non chiara) che si rifà a una predisposizione genetica e all’autoimmunità (questo significa che in certi casi il sistema immunitario dell’organismo produce anticorpi che, invece di difenderlo contro aggressioni esterne, aggrediscono l’organismo stesso). Lo stesso vale per la vitiligine. Allora, si sono chiesti i ricercatori di Yale, perché non provare questo farmaco anche nella vitiligine che ha la stessa origine? Detto, fatto. I ricercatori hanno somministrato la medicina a una paziente di 53 anni con macchie di vitiligine in tutto il corpo.

Dopo due mesi di trattamento la paziente ha mostrato una parziale “ripigmentazione” (cioè le macchie bianche si scurivano) sulla faccia, sulle braccia e sulle mani. Dopo cinque mesi queste macchie erano quasi sparite, ma ne rimanevano alcune sul resto del corpo. Il farmaco non ha provocato effetti collaterali. Il risultato è davvero interessante, ma avvertono gli autori, occorrono altri studi per stabilire la sicurezza e l’efficacia della cura. «Ma questo risultato – ha detto Brett King, uno degli autori dello studio – può davvero rivoluzionare il trattamento di questa malattia».










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domenica 21 febbraio 2016

GLI ANGIOMI



L'angioma è un tumore benigno formato da cellule derivate dall'endotelio o dall'epitelio del sistema circolatorio linfatico o da cellule dei tessuti che circondano tali strutture.

La formazione di angiomi sono eventi frequenti in pazienti anziani, ma potrebbero essere indicatori di problemi sistemici come malattie epatiche. Solitamente essi non sono associati a malignità.

Gli angiomi di solito appaiono in corrispondenza o vicino alla superficie della pelle e ovunque sul corpo e possono essere considerati fastidiosi a seconda della loro posizione. Tuttavia, possono verificarsi come sintomi di un disturbo più grave, come la cirrosi. Generalmente quando vengono rimossi lo si fa per ragioni estetiche.

Gli angiomi della pelle sono neoformazioni per lo più benigne, dovute all'anormale sviluppo cellulare dei vasi sanguinei.o linfatici. La forma più comune di angioma cutaneo è l'emangioma, che consiste in una proliferazione dei vasi sanguinei ed appare solitamente alla nascita o nel corso del primo anno di vita, per poi recedere spontaneamente nel tempo, senza richiedere alcun trattamento. Molto più raro è il linfangioma, che interessa i vasi linfatici e può essere di natura capillare o cistica.

L'emangioma è caratterizzato da una protuberanza anche vistosa e di colore rosso cupo o viola, formata da numerosi vasi sanguinei intrecciati tra di loro. Per il colore e la forma, in passato, queste neoformazioni erano chiamate "voglie di fragola". La grande maggioranza di queste lesioni non comporta alcuna complicazione, nonostante possano, in rari casi, ulcerarsi e sanguinare. È raro che questo tipo di lesione, quando si formi nei primi dodici mesi di vita, sia ancora presente dopo il decimo anno.
Il linfangioma, estremamente più raro, consiste invece in una malformazione del sistema linfatico, e può capitare a qualsiasi età ed in ogni parte del corpo, ma nel 90% dei casi occorre nei bambini di età inferiore ai due anni ed interessa la testa o il collo, con la formazione di una massa sottocutanea. Essa può comportare qualche pericolo se nella crescita va a comprimere organi interni.
Le cause dell'emangioma sono solamente state formulate delle ipotesi, basate sulla correlazione con alcune proteine che si sviluppano nella placenta nel corso della gravidanza.
Il linfangioma può avere cause genetiche, fra le quali la sindrome di Tuner (una anomalia dei cromosomi che può causare diverse malformazioni), ma anche essere acquisito a causa di traumi, infiammazioni o ostruzione dei vasi linfatici.
Gli emangiomi si presentano, nella loro fase iniziale, come macchie di colore rosso scuro che poi evolvono in una massa spugnosa, in rilievo, che cresce piuttosto rapidamente fino ad un diametro di 5-8 centimetri. Possono verificarsi ovunque sulla superficie della pelle. Dal secondo anno di vita, solitamente entra in una fase stabile, per scomparire lentamente. Il 50% di queste neoformazioni è totalmente assorbito entro i cinque anni del bambino, ed entro il decimo anno scompaiono quasi nella totalità dei casi.


Il linfangioma può presentarsi in diverse forme. In ogni caso, i linfangiomi che non derivano da cause esterne, sebbene possano diventare evidenti molti anni dopo, si formano entro il secondo anno di vita. Se il Linfangioma è molto superficiale si formano numerose vescicole, che facilmente si rompono facendo fuoriuscire la linfa. In questi casi si interviene chirurgicamente per bloccare la perdita di linfa.

Solitamente, la diagnosi di queste lesioni si effettua con un semplice esame fisico, nel corso di una visita medica. Per essere certi della natura della lesione, si può talvolta ricorrere ad esami ecografici o all'esame istologico del tessuto interessato.

La maggior parte degli emangiomi non richiede alcun trattamento. In ogni caso, quando l'emangioma si presenta in forme particolarmente severe o la sua presenza può compromettere il corretto sviluppo osseo del bambino è possibile la rimozione chirurgica o il trattamento con farmaci specifici, che mandano in remissione l'emangioma.
I linfangiomi possono invece, in alcuni casi, necessitare la rimozione chirurgica o altri trattamenti, per prevenire i problemi derivanti dalla pressione esercitata sugli organi interni o sulle vie respiratorie.

Non esiste alcun metodo di prevenire la formazione degli angiomi, anche in virtù della loro natura, spesso ereditaria, e del fatto che spessissimo compaiono nelle prime fasi di vita del bambino.

L'angioma non è contagioso ed è improbabile che possa sfociare in forme patologiche.

Se scalfiti o lesionati, gli angiomi possono sanguinare. Tra i sintomi di lieve entità si ricordano: emicrania, mal di testa, e alcuni sporadici casi di crisi epilettiche facilmente controllabili con trattamenti medici.
In alcuni soggetti, in seguito ad un'eventuale emorragia, l'angioma artero-venoso potrebbe provocare conseguenze più gravi a livello cerebrale; se un vaso anomalo si rompe, si potrebbe creare un ematoma nella massa cerebrale, fino a provocare deficit a livello neurologico. Ad ogni modo, se si manifestano in aree non critiche, le emorragie tendono a non lasciare danni permanenti.

In alcuni soggetti, gli angiomi si formano a livello delle palpebre: oltre a rappresentare un problema estetico, l'angioma potrebbe provocare problemi alla vista.
Gli angiomi, come tra l'altro la maggior parte delle manifestazioni patologiche benigne a risvolto estetico, potrebbero creare seri problemi psicologici nel soggetto sofferente per la sua immagine deturpata: sarà dovere del medico consigliare, oltre ad una possibile terapia risolutiva dell'angioma, un trattamento psico-terapico.
Per quanto riguarda i piccoli angiomi asintomatici, limitati in alcune aree, il trattamento più indicato è il solo controllo dell'evoluzione degli stessi.
In base al paziente, i trattamenti risolutivi per gli angiomi soni diversi: laser-terapia, chirurgia plastica, criochirurgia, radioterapia, embolizzazione.
Laser-terapia è un trattamento molto efficace, adatto per i giovani. Più in particolare, si utilizza uno strumento chiamato Dye laser, laser selettivo per l'eliminazione delle chiazze rosse della pelle. Il Dye laser è consigliato per gli angiomi, perché appaiono rossi: questo particolare strumento, infatti, è selettivo solo per il colore rosso (indicato, infatti, anche per il trattamento di couperose, cicatrici, smagliature allo stadio infiammato, e teleangectasie). Durante la seduta, non si avverte dolore, se non un piccolo fastidio. È opportuno ricordare che l'angioma non può essere eliminato con un'unica seduta; dopo alcuni trattamenti, si assiste ad una progressiva depigmentazione della pelle. Prima di sottoporsi alla laserterapia, è assolutamente sconsigliata l'esposizione al sole: è buona regola evitare anche farmaci e sostanze fotosensibilizzanti prima del trattamento.
Criochirurgia è una tecnica atta alla risoluzione di affezioni dermatologiche. La tecnica criochirurgica sfrutta il freddo per trattare i disturbi cutanei, come angiomi, verruche, acne e cicatrici ipertrofiche. Già l'etimologia del termine “crioterapia”, la cui derivazione è greca, rimanda all'utilizzo del freddo a fine terapeutico (crioterapia = cura con il freddo).  La criochirurgia è un trattamento indicato per gli angiomi, poiché è in grado di provocare ustioni da congelamento con possibile formazione di eritemi e bolle. Se effettuata correttamente, questa tecnica non lascia tracce nelle cellule circostanti, poiché si deve intaccare solamente il tessuto interessato dall'angioma.
Radioterapia è consigliata solo per i rari casi in cui la chirurgia non riesce a risanare il tessuto, perché magari gli angiomi sono posizionati in aree critiche e pericolose per il corretto funzionamento degli organi vicini. In genere, la radioterapia va applicata negli angiomi ossei od orbitali. Questa tecnica prevede, in genere, l'applicazione per contatto tramite placchette cariche con isotopi radioattivi.
Embolizzazione (o sclerotizzazione) è una tecnica particolare, utile per la risoluzione degli angiomi che comunicano con il circolo vascolare sistemico o per quelli posti alle estremità o alle radici degli arti. Questa procedura complicata consiste nell'ostruire il flusso sanguigno dell'area interessata in modo selettivo: l'embolizzazione, come suggerisce già la parola stessa, crea un embolo, che permette di ridurre temporaneamente l'emissione sanguigna affinché il chirurgo possa rimuovere l'angioma evitando il sanguinamento eccessivo.
Chirurgia plastica dev'essere “l'ultima spiaggia” ed il soggetto dovrebbe sottoporsi ad un'operazione chirurgica solo se assolutamente necessario. Se l'angioma è pericoloso, di elevate dimensioni, sanguina facilmente e non regredisce in modo spontaneo, lo specialista può suggerire un trattamento chirurgico invasivo.
I trattamenti analizzati sono drastici, poiché eradicano l'angioma in modo invasivo. Se l'inestetismo è ritenuto accettabile, si può ricorrere a cosmetici coprenti, che celano il disturbo senza eliminare effettivamente l'angioma. Il make-up dev'essere scelto con cura, prediligendo prodotti di qualità e non irritanti: non si deve dimenticare, infatti, che la cute interessata dall'angioma è più sensibile e delicata; di conseguenza, l'utilizzo di cosmetici aggressivi o irritanti potrebbe accentuare il disturbo.

Non esistono rimedi naturali (fitoterapici) utili nel risanamento dell'angioma.



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