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lunedì 18 gennaio 2016

La Chirurgia Plastica Etnica



Da alcuni anni è aumentato in tutto il mondo il ricorso a pratiche di medicina estetica e chirurgia plastica per modificare i tratti esteriori allo scopo di minimizzare gli elementi distintivi e caratterizzanti l’origine etnica. Queste esigenze estetiche, ispirate a modelli occidentali, non sono sentite solo dai ceti sociali più elevati ma anche dalla gente comune, in particolare da persone che intendono inserirsi in un Paese diverso da quello di origine. Una pelle più chiara, e un aspetto che non riveli in modo inequivocabile un’origine legata a paesi ancora poveri o in via di sviluppo, può rappresentare davvero un lasciapassare per un lavoro migliore, un salario più alto, e la via di accesso ad ambienti socialmente più elevati?

Gli interventi più richiesti della chirurgia plastica «etnica» sono la “cantoplastica”, ossia il rimodellamento degli occhi orientali per ottenere una forma più arrotondata e minimizzare quella a mandorla, la rinoplastica (la tecnica denominata “slump implant” mira a rimpicciolire la base del naso e affinare la punta) per i soggetti mediorientali sia donne che uomini ma anche per gli afroamericani che talora la associano alla cheiloplastica (la riduzione del volume delle labbra) e a liposuzioni per il rimodellamento corporeo.

«Un fenomeno tutt’altro che marginale e dalle complesse implicazioni psico-sociali che non possono essere sottovalutate dal medico - spiega il Professore Mario Dini, già Direttore della Scuola di specializzazione in Chirurgia plastica ricostruttiva ed estetica dell’Università di Firenze, intervenendo nel corso di un incontro a Milano dedicato all’argomento - In realtà moltissime pratiche vengono eseguite da soggetti a basso reddito che cercano soluzioni economiche e spesso rischiose. Persone che si affidano a strutture dei loro Paesi dove talora non vigono strette norme di sicurezza e igiene. Per non parlare dell’enorme sottobosco dei trattamenti fai-da-te e dell’uso di prodotti spesso vietati che in molti casi portano a danni molto difficili da risolvere».

Ma, a parere di un esperto, modificare i tratti cercando di minimizzare l’origine geografica o etnica è sempre da evitare? «No, o almeno non in assoluto. Facciamo un esempio: il naso mediorientale è oggettivamente grande e sul volto delicato di una donna può appesantire e indurire i lineamenti. La rinoplastica quindi può migliorare l’aspetto e rendere una donna più bella in assoluto mentre schiarire la pelle con metodi aggressivi è uno stereotipo. Il rischio di assecondare tutte le richieste è di andare incontro ad una delusione e a una insoddisfazione. I media hanno fatto una enorme pressione per trasferire il concetto che la pelle chiara (uno degli stereotipi più comuni) sia legata alla possibilità di avere successo, ma questo è il frutto della necessità del marketing delle aziende di vendere prodotti sbiancanti e creme solari ad altissima protezione».

«Le persone hanno spesso idee fantastiche e attribuiscono ad un intervento sul corpo il potere di cambiare la propria vita - continua il professor Dini - La maggior parte delle volte non è così. È coerente pensare che una donna senza seno sia a più agio dopo averlo fatto ingrandire in modo che la sua immagine interiore corrisponda a quella reale, ma le questioni legate alla “razza”sono molto più delicate, profonde, antiche. Il paziente straniero che desidera assimilare il suo aspetto a quello occidentale, universalmente considerato di successo, spera che il bisturi possa cambiare la cultura e questo non è possibile».

L’analisi è condivisa dalla dottoressa Genevieve Makaping, antropologa, giornalista e scrittrice camerunense: «Il rischio di accettare incondizionatamente di intervenire su questi soggetti rispondendo sempre “si” alle loro richieste è di lasciarle in un limbo culturale. Le persone che cercano di cancellare o minimizzare i propri tratti originari non sono completamente assimilate agli occidentali e si allontanano dal proprio gruppo sociale che spesso critica e stigmatizza questa scelta perché si sente a sua volta discriminato. Questa pressione all’omologazione nasce in parte dalla mancanza di supporto e mediazione sociali nei paesi di origine e in quelli di destinazione. Molto spesso gli emigrati sono lasciati a loro stessi, con poche capacità di sviluppare i propri talenti e schiacciati da uno stigma che parte da loro stessi».



Dietro e oltre la «maschera» del corpo spesso si cela una richiesta di riconoscimento. Osserva il counselor interculturale Ivan Carlot nell’introduzione al testo La follia dei dannati. Franz Fanon e la psichiatria tra potere e dolore, cura e rivoluzione, di Mauro Semenzato (IPOC): «Le questioni coloniali, rispetto a cinquant’anni fa, sono oggi profondamente mutate; trasfigurate e riordinate lungo processi che garantiscono in continuità accumulazione, interessi e poteri. Questioni che si sono parallelamente depositate nelle vicende di popolazioni e di gruppi, nelle rappresentazioni e nelle biografie di molti di coloro che fuggono, che giungono anche in Italia con un’aspettativa, con domande, debolezze e vitalità. Spesso si tratta di una richiesta di riconoscimento: parola centrale e problematica nel discorso di Fanon. Il riconoscimento è in grado di essere ancora la conferma della (relativa) libertà concessa al negro, la ripetizione delle dinamiche di dominio e schiavitù; oppure essere un articolato percorso di rimeditazione e rimedio delle ingiustizie, un conoscere nuovo l’altro attraverso e oltre le maschere, conoscere altro dell’altro».

Ecco che la chirurgia estetica rende il naso negroide (narici larghe) più snello, le palpebre orientali meno pesanti, la bocca eccessivamente carnosa più delicata. La bellezza oggi ha i canoni occidentali. Soprattutto le donne asiatiche, ma anche quelle africane ed afroamericane, si rivolgono alla chirurgia estetica per avere tratti meno etnici. L’idea di bellezza sta diventando sempre più globale. Aumenta sempre più il numero delle donne (ma anche degli uomini) dai lineamenti asiatici e negroidi che si sottopongono alla chirurgia estetica per “occidentalizzare” i tratti somatici caratteristici dell’etnia di appartenenza.  Questo fenomeno iniziato in sordina negli ultimi anni è diventato una e vera e propria tendenza.

Nell’occhio a mandorla, la pelle palpebrale compresa tra il sopracciglio e le ciglia forma un piano quasi verticale, privo della “occidentale” piega palpebrale. L’occhio appare così più piccolo, con un’aria triste ed abbattuta. Per mettere maggiormente in risalto il proprio sguardo, molti asiatici ricorrono alla blefaroplastica “etnica”.

A ricorrere maggiormente a questo intervento sono le donne giapponesi desiderose di modificare i propri occhi a mandorla con uno sguardo più aperto e lineamenti più occidentali.

Le labbra carnose – simbolo di sensualità nella cultura moderna – sono un pregio ricercato dalle donne occidentali. Ma una bocca particolarmente carnosa risulta sproporzionata nell’armonia generale del viso. Molte donne dai lineamenti africani richiedono la cheiloplastica riduttiva per ridimensionare il volume delle labbra. Grazie ad incisioni laser realizzate dal chirurgo estetico all’interno della bocca è possibile ridurre il volume della mucosa senza cicatrici visibili.

L’intervento di chirurgia estetica più richiesto dai soggetti di origine africana riguarda la correzione del naso dalla conformazione tipicamente negroide (schiacciato).

La rinoplastica in questo caso è finalizzata alla riduzione delle strutture cartilaginee ed in particolare la cartilagine alare. Interventi di questo genere devono essere realizzati con particolare attenzione alla coerenza estetica di tutto il volto.

I diversi canoni di bellezza dei vari paesi tendono attualmente ad uniformarsi a quelli occidentali (europei / americani). Questa tendenza è rafforzata dai mezzi di comunicazione (TV, cinema, internet, stampa, ecc) che divulgano un’imagine stereotipata occidentale quale icona di bellezza universale.

Alcune osservazioni statistiche dimostrerebbero che nelle cliniche asiatiche si sta verificando un vero e proprio boom di richieste da parte di donne che si rivolgono ai medici chirurghi per sottoporsi a complesse operazioni facciali.

Sempre secondo le osservazioni di un istituto americano, nel corso dell’ultimo anno sarebbero aumentate del 12 per cento le donne che desiderano “occidentalizzarsi”.

Ancora in merito, l’istituto sottolinea come nei soli Stati Uniti un quarto degli 11 milioni di interventi plastici effettuati ogni anno riguarderebbero persone che desiderano celare i propri tratti etnici, andando in tal modo ad abbracciare gli standard europei e americani.

La percentuale è chiaramente più elevata nel territorio asiatico, dove cresce del 20 per cento la richiesta di interventi di trasformazione della linea degli occhi, con abbandono della forma “a mandorla” e opzione per quella occidentale.




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giovedì 5 novembre 2015

I DANNI DELLA CHIRURGIA ESTETICA



Cresce il numero delle operazioni di chirurgia estetica fatte in luoghi non idonei, secondo l'Associazione italiana chirurgia plastica estetica, Aicpe. Di conseguenza, aumentano anche gli interventi “riparatori” realizzati per rimediare a un danno. Addirittura, la percentuale delle operazioni effettuate per rimediare a un "errore" si attesta ormai al 20% del totale.
Un chirurgo plastico, del consiglio direttivo dell'Aicpe, precisa: "Lo segnaliamo sulla base di ciò che ci riferiscono i nostri associati. Non abbiamo dati certi ma registriamo non più solo casi rari e singoli di complicanze. Le reazioni negative e la chirurgia secondaria effettuata per riparare danni dovuti a infezioni o interventi fatti male sono arrivati al 20% negli ultimi tre anni, prima erano stabili al 10-15%".

I problemi sono dovuti soprattutto a interventi chirurgici veri e propri, oppure punture ringiovanenti e laser usati da medici non specialistici che operano in semplici studi, inclusi gli odontoiatri.

La chirurgia estetica spesso viene presa sotto gamba. In realtà si tratta di interventi chirurgici come tutti gli altri e quindi presentano dei rischi. Bisogna affidarsi a dei medici competenti e professionali. Entrare nel mercato nero della chirurgia plastica può provocare dei disastri ed a pagare il prezzo sarà esclusivamente il corpo che verrà maltrattato ed umiliato. Gli scempi sono tanti, c’è chi ha rovinato le proprie labbra con oltre 100 iniezioni di silicone, oppure chi ha sottoposto il proprio fisico ad uno stress intollerabile per aumentare l’altezza di pochi centimetri o diminuire la circonferenza del busto. .

Nella forma liquida o sottoforma di gel il silicone dà luogo a reazione tissutale infiammatoria da corpo estraneo e a una risposta immune di IV tipo. Con il termine silicone si indica la famiglia di polimeri basati sul silicio.
Le tre forme, nelle quali e’ presente sul mercato, sono: l’ olio (silicone liquido), il gel e l’ elastomero.
L’ uso iniettivo del silicone liquido per finalita’ estetiche risale agli anni ’60.
Nel 1991 la FDA americana (Food and Drug Administration) ne ha vietato l’ impiego.
Anche in Italia e’ proibito l’ utilizzo del silicone liquido per trattamenti estetici (es. riempimento delle rughe, aumento delle labbra), mentre ne e’ consentito l’ impiego in oculistica (trattamento del distacco di retina).
Le principali complicanze dell’ impianto di silicone liquido sono rappresentate dalla sua migrazione, la formazione di granulomi e l’ insorgenza di processi infiammatori cronici.
La rimozione del silicone liquido puo’ avvenire solo attraverso l’ escissione chirurgica dei tessuti nei quali e’ stato iniettato; va comunque tenuto presente che una bonifica completa e’ difficile per la caratteristica del prodotto di infiltrarsi anche nei tessuti sani quindi in caso di grandi quantità iniettate non è possibile intervenire e l’unico rimedio possibile è cortisone a vita con tutti i gravi effetti collaterali che comporta per al salute e l’integrità fisica.
Il silicone appartiene alla famiglia dei polimeri. Sono stati riportati molti effetti collaterali quali ipersensibilità, formazione di granulomi e migrazione, associati all’impurità del materiale. E’ comunemente usato in America Latina e in pochi paesi Europei. Il silicone è iniettato in profondità nella pelle e nel grasso. La correzione sembra essere immediata ma si verifica a seguito di una reazione di ipersensibilità ritardata. L’infiammazione progredisce fino a una reazione locale fibrobastica che conduce al permanente aumento del tessuto. Il silicone dovrebbe essere usato solo in piccole quantità (0.01-0.04 ml) e mai nell’anca, glutei o coscia perché questi punti sono a più alto rischio di migrazione. Il silicone è stato usato per in passato solchi nasolabiali, rughe glabellari, guance e labbra.



Una volta iniettato, il silicone liquido infiltra i tessuti al punto che non è più possibile rimuoverlo in alcun modo (se non, ovviamente, asportando il tessuto stesso, con il danno estetico che è facile immaginare). Le complicanze legate all’ infiltrazione di silicone includono:
Migrazione del silicone in altre sedi corporee (per effetto della gravità)
Infiammazione e depigmentazione dei tessuti circostanti la zona infiltrata.
Formazione di granulomi e masse di tessuto cronicamente infiammatorio. Oltre a questo il silicone purtroppo presenta ulteriori problemi, assai gravi e di difficilissima risoluzione: innanzitutto è una sostanza migratoria e quindi con una stabilità minima, utilizzarlo sia per il viso che per il corpo significa incorrere in rischi frequentissimi di subire dei cambiamenti estetici assolutamente terrificanti: zigomi evidenti e perfetti possono lentamente migrare verso le mascelle, aumentando l’ampiezza del vostro viso, fianchi e fondoschiena scolpiti, non soltanto vi rallenteranno nei movimenti impedendovi parzialmente di intraprendere attività sportive, ma rischieranno di scivolare lungo le cosce (in alcuni casi addirittura fino alle caviglie) o di risalire lungo la colonna vertebrale e vi impediranno per sempre di ricevere qualsiasi tipo di iniezione a livello intramuscolare sul fondoschiena.
Il silicone crea in alcuni casi reazioni infiammatorie croniche e fibrosi terribili, e nel corso degli anni si è frequentemente etichettato questa sostanza come cancerogena, infine è praticamente impossibile rimuoverlo.

Come qualunque altro intervento, anche quello di chirurgia plastica comporta dei rischi per il semplice fatto che si entra in una sala operatoria e si viene sottoposti ad un'anestesia. Ma i rischi aumentano quando le richieste delle pazienti sono eccessive. "Nella maggior parte dei casi, i problemi sono dovuti alla quantità e alla qualità dei materiali utilizzati nell'intervento come è accaduto nel caso della modella brasiliana" spiega il presidente della Società Italiana di Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica (Sicpre) che raccoglie l'80% dei chirurghi plastici nel nostro Paese. Il danno, infatti, è stato causato da iniezioni di idrogel e polimetil-metacrilato che si sono fuse tra loro e con il tessuto muscolare, causando uno choc settico e cicatrici probabilmente permanenti. "Un altro problema nasce dal fatto che spesso per raggiungere un risultato molto lontano dal proprio aspetto è necessario eseguire su una stessa paziente più di 10-15 interventi" prosegue l'esperto.  Alcuni effetti collaterali, comunque, possono essere facilmente evitati. È stato dimostrato che il fumo interferisce con i processi di cicatrizzazione, così come l'assunzione di particolari farmaci.

Chirurghi troppo consenzienti. Ma com'è possibile che un chirurgo serio accetti di fare un intervento così estremo da una donna che vuole passare da una prima ad una quinta misura di reggiseno? "Un chirurgo serio e professionale deve saper fermare le pulsioni eccessive delle pazienti ma purtroppo spesso per accontentarle e non rischiare di perderle, si finisce con assecondarle esponendo così sia la donna che sé stessi ad un rischio" spiega il medico sottolineando come non tutti i chirurghi che operano nel settore abbiano la necessaria competenza e preparazione.
"In Italia per esercitare la chirurgia plastica non è richiesta nessuna specializzazione e qualunque medico può quindi esercitare quest'attività privatamente anche se non ha la formazione e l'esperienza che serve. Si tratta di una grande carenza del nostro sistema sanitario e la Sicpre sta cercando di aprire un tavolo tecnico sulla chirurgia plastica presso il Ministero della Salute in modo da stabilire delle regole precise" spiega Malan. In attesa di queste regole, per evitare di cadere nella trappola di un medico che fa sembrare tutto facile e senza rischi, meglio fare un check up completo del professionista a cui affidarsi. "Se hanno un sito internet, è bene andare a verificare se c'è un curriculum in modo da poter capire qual è la loro formazione ed esperienza" suggerisce l'esperto. Anche sentire più di un parere aiuta così come chiedere le opinioni a donne che hanno già fatto un intervento presso quel chirurgo. "Si intuisce la professionalità del medico anche dopo un primo colloquio che aiuta la donna a capire chi ha di fronte sia dal punto di vista della competenza medica che dell'aspetto psicologico. L'importante è non scegliere solo sulla base della pubblicità più accattivante o del prezzo più basso" prosegue Malan. Per risparmiare, infatti, molte donne si affidano a mani straniere nei Paesi dell'Est o in Tunisia, Brasile, Argentina, Indonesia. Solo così possono permettersi un paio di labbra nuove o un seno più grande ma a volte si paga un prezzo più alto in termini di salute.



Perché le donne, non solo quelle famose, chiedono interventi estremi? Cosa le spinge ad una richiesta del genere? Studi autorevoli, come quello della Ruhr University, rivelano che la decisione di sottoporsi a un intervento di chirurgia plastica nasce dal desiderio di dare una spinta alla propria autostima e gratificare sé stessi. "Le donne che chiedono interventi così estremi sono persone che inconsciamente cercano, migliorando il loro aspetto fisico, di guarire ferite e cicatrici più profonde di quelle che non possono vedersi "a pelle", che hanno sede nell'anima" spiega Maria Malucelli, specialista e docente di psicologia clinica e autrice del libro "Sul lettino del medico estetico (Acta Medica Edizioni). "Si tratta di persone che hanno sempre vissuto con la percezione del non piacersi che non è stata sedata o risolta da una buona vita affettiva. Ricorrono ad un cambiamento estetico a volte eccessivo senza rendersi conto che un danno psicologico non si risolve con un intervento fisico" chiarisce Malucelli. Comportamenti ossessivo-compulsivi, depressioni, disturbi alimentari: la casistica dei disagi psicologici può essere molto ampia. "Per questo abbiamo consigliato alle scuole di medicina estetica e ai professionisti del settore di fare anche uno screening psicologico per capire qual è la condizione psicologica della paziente e le sue motivazioni reali ma purtroppo non sempre c'è disponibilità e collaborazione".
Un altro dato riguarda l'abbassamento dell'età media delle ragazze che si sottopongono ad interventi estetici. "Sono sempre più numerose le adolescenti che chiedono come regalo un intervento estetico e vengono assecondate sia dai genitori che dai chirurghi che non sanno vedere oltre quella richiesta il disagio emotivo" spiega la psicologa. Non a caso, la richiesta di un secondo intervento è molto frequente tra le più giovani: "Accade perché nessun intervento estetico potrà mai soddisfarle in quanto il problema è di natura emotiva e non fisico e l'intervento agisce solo come sedativo momentaneo e succedaneo della felicità ma essendo generato da un vuoto emozionale dopo un po' il disagio ricompare".
L'intervento al naso, alle palpebre e l'aumento del seno saranno i ritocchi più eseguiti nel 2015. Seguono, rispettivamente in quarta e in quinta posizione, l'addominoplastica e la ricostruzione mammaria.

Il lifting del viso si esegue scollando chirurgicamente il piano cutaneo e i piani muscolo-facciali che stanno sotto e che poi vengono riposizionati in modo corretto eliminando anche quell'eccesso di tessuti responsabili dell'aria cadente che può assumere il viso. "Se la dissezione è troppo profonda, il rischio è un danno a carico del nervo facciale con un effetto paralisi e angoli della bocca abbassati" spiega il presidente della Sicpre. Un altro rischio è quello delle asimmetrie nelle misure delle due parti del volto. Un problema questo che in realtà riguarda ogni intervento sugli organi di coppia come anche il seno.

Con la blefaroplastica si tolgono gli eccessi di cute, grasso e muscoli dalle palpebre superiori e inferiori. "È un intervento che non comporta grandi rischi ma quando si lavora sulla palpebra superiore bisogna stare attenti a non danneggiare il muscolo elevatore della palpebra che altrimenti non funziona bene e non consente all'occhio di aprirsi. Nel caso della palpebra inferiore, se si toglie troppa pelle si rischia lagoftalmo, cioè una incompleta chiusura della rima palpebrale che lascia parte della cornea e della congiuntiva scoperte ed esposte all'azione degli agenti esterni" spiega Malan.

C'è chi ha il naso alla Dante Alighieri con una gobba poco gradevole e chi ha quello alla Pinocchio e vuole accorciarlo. "La rinoplastica è un intervento in cui si toglie una parte del naso eliminando un pezzo di ossa e cartilagine, ma se si toglie troppo è un problema perché si rischia di avere punte che cadono verso il basso. Si tratta di un intervento molto tecnico e che richiede molta esperienza perché in caso di errore l'unico modo per correggere è fare degli innesti con pezzi di cartilagine o di ossa".
 
Per aumentare il volume delle labbra si ricorre ai filler riassorbibili o al grasso della paziente con la tecnica del lipofilling. "I problemi possono nascere solo dal tipo di materiale utilizzato. Oggi c'è la rincorsa ai materiali non riassorbibili che consentono di fare l'intervento una volta sola ma il rischio è che queste sostanze possano spostarsi e a volte rimuovere alcuni tipi di filler è impossibile" chiarisce Malan. L'acido ialuronico sembra essere meno rischioso: "Tutt'al più possono formarsi dei piccoli noduli sulle labbra perché magari il prodotto si concentra in qualche punto e crea un'infiammazione ma in questo caso basta aspettare che si riassorba" chiarisce il presidente della Sicpre.

Per il lifting del seno i rischi sono minimi perché è un intervento abbastanza semplice. "Questi interventi hanno il grande vantaggio che si può sempre tornare indietro perché se una protesi si infetta si può sempre togliere" spiega Malan. I rischi insorgono soprattutto quando si richiede una taglia troppo grande per la propria conformazione fisica. "Possono verificarsi dei cedimenti dei tessuti quando la protesi è troppo grande rispetto alla corporatura della paziente. Un altro rischio è quello della contrattura capsulare. In pratica, il nostro organismo produce un tessuto fibroso che isola la sostanza estranea inserita con l'intervento dai tessuti del corpo. Se questo tessuto fibroso si restringe come una maglia di lana lavata in lavatrice la protesi che è morbida si indurisce e potrebbe far male".  
Tra gli interventi più richiesti c'è il "butt lift", ossia il riempimento o la messa in tensione delle natiche. "Sono interventi di per sé un po' a rischio perché riguardano una parte del corpo che è poco protetta perché sui glutei ci sediamo con tutto il peso del corpo" chiarisce Malan. "L'intervento si può fare con l'iniezione di prodotti ma è sconsigliata perché bisognerebbe iniettarne un quantitativo notevole e non conosciamo ancora prodotti che siano abbastanza sicuri. Per questo si ricorre alle protesi il cui impianto richiede una grande esperienza del chirurgo. Un intervento con buoni risultati è il trasferimento di grasso autologo perché non prevede l'inserimento di sostanze estranee".

La liposuzione è uno degli interventi più richiesti ma anche uno di quelli che, se non eseguito da un chirurgo esperto, può dare problemi. Le complicazioni possono derivare da diversi fattori come l'infiltrazione di una quantità eccessiva di anestetico, la rimozione di una quantità eccessiva di grasso o le condizioni di salute della paziente non proprio ideali. Per esempio, ci sono rischi tromboembolici legati alla possibilità di spingere grumi di grasso o coaguli di sangue in grossi vasi facendoli poi arrivare ai polmoni. "I rischi sono aumentati dal fatto che la liposuzione viene percepita come un intervento semplice e si sottovalutano le sue implicazioni, prima tra tutte il rischio settico se l'intervento non viene eseguito in locali adeguati e con le necessarie precauzioni come è successo una decina di anni fa con il caso di una paziente operata a Firenze e poi morta in seguito a un'infezione" avverte Malan.







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lunedì 5 ottobre 2015

PIERCING E SESSO



Il piercing del cappuccio del clitoride verticale è il piercing genitale femminile più conosciuto, perché ha un tempo di guarigione molto veloce e perché si adatta bene alla conformazione anatomica della zona che lo ospita.

Al di là del suo "valore estetico", questo piercing dovrebbe aumentare la stimolazione del clitoride durante i rapporti sessuali e di conseguenza il piacere. Il piercer infila una barra d'acciaio chirurgico sotto il piccolo lembo di pelle che protegge il clitoride, così che una delle due palline alla fine della barra risulti visibile a occhio nudo mentre l'altra vada a posarsi delicatamente sopra il clitoride.

Anche se negli Stati Uniti il 72 percento delle donne ha un orecchino di qualche tipo, solo il 2 percento di queste ce l'ha ai genitali.

Il sesso orale rappresenta una pratica molto intima che è preferibile adottare con il proprio partner del quale si conoscono le proprie abitudini, lo stato di salute generale, la cura e l’igiene personale, anziché con persone sconosciute per evitare rischi di contrarre malattie molto pericolose.
Il piercing alla lingua, se fatto in centri accreditati e nel rispetto delle norme igienico sanitarie non comporta, in soggetti sani, particolari rischi per la salute. Una volta inserito vanno però seguite, per circa un mese, rigide regole di comportamento per favorire il superamento del trauma subito nel corso dell’innesto. Basti pensare, per esempio, al conseguente gonfiore ed ingrossamento della lingua per via della perforazione.

Non vi è dubbio che sconsigliabile praticare sesso orale con il piercing inserito questo, ovviamente vale sia per la donna ma anche per l’uomo. E’ anche vero, però, che spesso, se non nella quasi totalità dei casi, i soggetti che decidono di farsi il piercing lo fanno per incrementare la loro sensualità. Sapere che il proprio partner ha il piercing sulla lingua fa aumentare la nostra eccitazione pensando che le sensazioni provate in caso di sesso orale siano fortemente amplificate. Il sesso orale ed il piercing lingua, tuttavia, non sono di per se incompatibili. Se si seguono piccoli accorgimenti sarà possibile regalare al nostro partner un piacere nuovo, unico e mai provato.



In primo luogo è assolutamente vietato fare sesso orale subito dopo l’impianto del piercing (per almeno uno o due mesi) poiché il buco sulla lingua potrebbe infettarsi. Inoltre, il gonfiore della lingua renderebbe la pratica più difficoltosa e faticosa. Una volta superato questo periodo è necessario iniziare a fare un pò di pratica per adeguare i giusti movimenti della lingua in modo da non creare danni al partner.

Quando sono le donne a praticarlo (FELLATIO) è indispensabile imparare il movimento giusto per evitare abrasioni al glande dell’uomo e più in generale al pene. Ovviamente si deve trattare di piercing di piccole dimensioni (barre piccole) che non presentino forme particolari. Nel caso in cui si estenda questa pratica ai testicoli bisogna fare attenzione affinché il piercing non vada a pizzicare o lacerare la pelle dello scroto che è di per se poco tesa e piena di pieghe.

Nel caso del sesso orale praticato dagli uomini alle donne (CUNNILINGUS) le accortezze sono maggiori. Come noto le piccole e grandi labbra della vagina sono particolarmente sensibili e delicate. In molti casi questa pratica ha causato seri danni all’intero apparato riproduttivo femminile. I movimenti devono essere controllati e calibrati in modo da provocare solo piacere. In caso di movimenti rotatori della lingua bisogna prestare molta attenzione alla reazione della donna qualora dovesse provare dolore o fastidi in modo tale da interrompere il rapporto.

Con po' di pratica e molta attenzione si può arrivare al giusto comportamento che potrà regalare al nostro partner un piacere enorme. Per concludere possiamo riassumere che è assolutamente sconsigliato praticare il sesso orale con il piercing alla lingua:

– Nel periodo immediatamente successivo all’inserimento del piercing (circa due mesi dall’intervento);
– Con partner occasionali;
– Nel caso di piercing trago;
– Nel caso in cui siano stati inseriti sulla lingua due o più piercing;
– Quando il piercing è di particolare forma o dimensione;
– Quando si pratica sesso orale per la prima volta. E’ bene aver già praticato questo rapporto ancor prima della scelta di farsi il piercing lingua;
– Quando il partner prova fastidio a ricevere il sesso orale con il piercing e manifesta la sua negazione.



I piercing genitali maschili:

Dydoes si mette un barbell (o barretta) attraverso il bordo della base del glande. Generalmente, questo tipo di piercing è praticato su uomini circoncisi, spesso doppio.

Il prince Albert è il più praticato. E’ un gioiello messo all’estremità del pene. Entra nell’uretra e riesce accanto al frenulo, sotto il glande. In generale si tratta di un anello, ma si può anche trattare di un barbell curvo.

Nell'Ampallang il barbell che attraversa il glande è in senso orizzontale e che può essere più o meno alto a seconda che si voglia attraversare o meno l’uretra. È molto difficile da mettere a causa dei corpi cavernosi.

Il Frenum generalmente si tratta di un barbell. Può anche trattarsi di un anello, messo in modo da circondare la base del glande.

Nel Guiche si mettono uno o più anelli o barbell sulla parte che si trova tra le borse e l'ano.

L'Hafada è il piercing alla pelle dei testicoli. Si può anche perforare tutta la borsa scrotale.

Con il Foreskin si mettono uno o più anelli lungo il sesso.

L'Apadravya è un barbell che attraversa verticalmente il glande. È molto difficile da mettere a causa dei corpi cavernosi.

I piercing genitali femminili:

Con l'Hood: il cappuccio che copre il clitoride è attraversato orizzontalmente o verticalmente da un anello o un barbell. Provoca un fonte di piacere dovuto all'attrito del piercing sul clitoride.

Il Clitoris è Un anello o una sbarra che attraversa il clitoride. È poco praticato poiché richiede una morfologia particolare e perché, col tempo, può diminuire le sensazioni.

Per l'Inner Labia e Outer Labia si mettono uno o più anelli sulle labbra (piccole e/o grandi). La cicatrizzazione è rapida. Questo piercing aumenta le sensazioni.


La storia del prince Albert è la più conosciuta. Secondo la leggenda, questo piercing fu inventato dal marito della regina Victoria. Il principe Albert avrebbe portato un anello all’estremità del glande per mantenere il suo pene di lato, attaccato alla coscia da un gancio cucito nel pantalone, perché all’epoca andavano di moda dei pantaloni molto aderenti, portati con una redingote aperta.

Il piercing al frenulo era destinato ai monaci. Per vietare ogni tipo di pratica sessuale, veniva messo loro un catenaccio alla base del glande!

Il Foreskin, invece, era praticato agli schiavi romani per costringerli alla castità.

Infine, nella cultura araba, l’Hafada era praticato ai ragazzi durante il rito di passaggio dall’adolescenza all'età adulta, sulla parte sinistra.

Per quanto riguarda il piercing genitale femminile, anche il piercing alle piccole labbra risale all’epoca romana, quando le schiave vi erano sottoposte per evitare che potessero avere rapporti sessuali. Per questo le due labbra venivano attaccate tra di loro. Più di recente, si è cominciato ad associare il piercing genitale femminile alle pratiche sado-masochiste.

Spesso s’invocano le ragioni estetiche ma in realtà, spesso, le donne si fanno un piercing al cappuccio del clitoride in cerca di nuove sensazioni. Come il Dydoes per l'uomo che, messo su una zona erogena, aumenta il piacere nei due partner. Alcune fonti affermano che anche il Kamasutra fa riferimento a questo tipo di gioiello. Il piercing genitale femminile, per certe donne, è come una dichiarazione d'identità, in cui il corpo diventa un mezzo d'espressione della personalità.

Il dolore che si prova nell'inserire il piercing è qualcosa molto di soggettivo e dipende molto dalle persone. E’ molto difficile, quindi, dire se un piercing farà male o no. Secondo i professionisti, il prince Albert è uno dei meno dolorosi e quello che guarisce più rapidamente, mentre il Dydoes sarebbe quello che fa soffrire di più. In ogni caso, non bisogna dimenticare che si tratta sempre di modifiche corporali non prendere alla leggera, perché possono avere conseguenze importanti. Il piercing al clitoride, del resto, è poco praticato poiché, se fatto male, può comportare una perdita di sensibilità.








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mercoledì 30 settembre 2015

IL TRUCCO PERMANENTE




Il desiderio di avere sopracciglia sempre in ordine, un eye liner e contorno labbra perfetto senza perdere ore davanti allo specchio, illuminare lo sguardo o risolvere alcuni inestetismi che ti tormentano, quali vitiligine, alopecia o calvizie trova risposta nel trucco permanente.

Il trucco permanente è un tatuaggio un po' particolare, realizzato con aghi supersottili muniti di un sistema di blocco che non penetra nel derma profondo. Gli aghi iniettano nella parte superficiale della pelle, al di sopra dei piccoli vasi sanguigni, dei pigmenti, minerali o sintetici, testati in laboratorio per non provocare allergie.
Questa tecnica può servire a ridisegnare sopracciglia diradate o labbra troppo sottili e poco definite, a sottolineare il contorno occhi, a nascondere una cicatrice o a farsi aggiungere un neo.

Dopo aver tracciato il segno a matita sulla pelle, l'estetista introduce con un ago i pigmenti millimetro per millimetro, sotto anestesia locale. Questo procedimento fa molto meno male che un tatuaggio tradizionale.
L'intervento dura in media un'ora. E' necessario un ritocco dopo 2 settimane. Dopo l'intervento, la pelle è rossa e leggermente gonfia per 8-10 giorni. In questo periodo bisogna pulire bene le zone trattate con un antisettico.



E' un make up da tutti i giorni e deve quindi restare molto naturale. Questo non ti impedisce di ritoccarlo e renderlo più evidente in modo tradizionale.
Mano a mano che il tempo passa e che l'epidermide si esfolia naturalmente, i pigmenti vengono eliminati e il colore si attenua. La sua tenuta dipende dalla velocità alla quale la pelle si rinnova, dai colori applicati e dallo stile di vita (ad esempio, il sole altera i pigmenti). Il trucco è quindi permanente ma solo per 2 o 3 anni, il che non è necessariamente negativo: la moda cambia e anche le tendenze make up.

Il trucco permanente è sempre a posto, non sbava, non cola ed è impeccabile anche al mattino, dopo la palestra o una giornata al mare;
con le nuove tecniche non si sanguina quasi per niente e si puo' quindi tornare presentabili più in fretta;
il fatto di pungere la pelle stimola la microcircolazione e attiva l'attività delle cellule: le rughette si attenuano, soprattutto intorno alle labbra.

Il trucco permanente, chiamato anche trucco semipermanente, micropigmentazione, tatuaggio estetico correttivo o dermopigmentazione è una partica a cavallo tra innovazione e tradizione.

Parte infatti da elementi di conoscenza estetica legati al tradizionale mondo del make-up e attinge a pratiche quali il tatuaggio artistico, utilizzando novità tecniche per la realizzazione del trattamento in modo perfetto e sicuro anche e soprattutto dal punto di vista dell’igiene e sicurezza.

Il trucco permanente consente di valorizzare il volto, partendo da un’accurata consulenza visagistica, utilizzando competenze legate al tradizionale make-up, creando delle linee molto naturali. Il risultato deve apparire infatti naturale anche a viso struccato.
È un eccellente complemento al make-up d’occasione personalizzato a secondo del gusto soggettivo e del momento della giornata.
L'operatore di trucco permanente è per certi versi un make-up artist tecnologico che al posto di matite e pennelli, usa dermografo e pigmenti.
Al giorno d'oggi il trucco permanente ha raggiunto livelli di realismo tali da far dimenticare i primissimi lavori in cui si notava un tatuaggio alle sopracciglia del tutto innaturale. Oggi il trucco c'è ma non si vede.



Alcune persone temono che il trucco permanente sia doloroso.
Il dolore è un fattore assolutamente soggettivo e individuale. Tuttavia, l’impiego di prodotti e attrezzature all’avanguardia da parte di personale qualificato riduce questa sensazione a un lievissimo fastidio, che si avverte solo durante la seduta.
Altre sostengono che il trattamento di trucco permanente è un trattamento costoso. Facendo una rapida comparazione con la ricostruzione unghie rifatta una volta al mese ci rendiamo conto che è assolutamente un trattamento estetico in linea con i prezzi di mercato.
Il trucco permanente è adatto a donne e uomini di qualsiasi età che desiderano mettere in risalto, definire o correggere alcuni lineamenti del volto per migliorare il proprio aspetto o nascondere lesioni e/o difetti.
È inoltre indicato per chi indossa lenti a contatto, per chi soffre di allergie ai tradizionali prodotti da trucco e per gli atleti di qualsiasi disciplina.








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