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mercoledì 17 febbraio 2016

IL GATTO



Il gatto è da sempre considerato un animale magico, capace di penetrare nell’animo di chi ha davanti.

Riesce a leggere i più intimi pensieri, custodendo gelosamente quelli del suo protetto. Questo meraviglioso animale popola l’immaginario collettivo e negli anni ha assunto caratteristiche via via diverse.

Sono tante le persone che scelgono di tatuarsi un gatto e i motivi sono molteplici.

Il gatto è simbolo per eccellenza della grazia, del bel portamento, della bellezza regale e della seduzione. Non a caso si usa dire “la grazia di un gatto” o “hai occhi di gatta” quando si vuol fare un complimento e dire che la persona davanti a noi ha degli occhi bellissimi.
Le antiche leggende vedono il gatto come il guardiano dell’oltretomba. Lui vigila da solo sulle anime. Una visione poco allegra, ma che rimanda al significato molto più generico del mistero, della libertà e della transizione.
Se cerchi un simbolo che rimandi al tuo cambiamento e la tua voglia di distaccarti dalle regole comuni, il gatto è perfetto. Rappresenta inoltre intelligenza viva, la voglia di rinnovarsi e di godersi pienamente la vita.



La maggior parte delle persone sceglie di immortalare sulla propria pelle un animale perché, molto probabilmente, vogliono onorare la memoria del loro animale domestico ormai defunto.
Il gatto è visto da tante persone come un vero simbolo di protezione. Chi sente l’esigenza di aver vicino un amico invisibile e una protezione, questo è il tattoo adatto.
Alcune idee per farsi il tatuaggio di un gatto

E’ un animale forte e sicuro di sé, intelligente e senza regole, il simbolo di chi desidera nella vita una piena autonomia.

Un gatto particolare è quello che nella cultura giapponese viene chiamato “Maneki neko”, un gatto della fortuna o gatto del denaro, ha la particolarità di richiamare con la zampa ed è proprio questo gesto a portare fortuna al proprietario. Il gatto può essere raffigurato in moltissimi stili, in base ai gusti personali, realistico come se si trattasse di una foto del proprio animale domestico, in stile cartoon, old school, stilizzato o di profilo.


LEGGI ANCHE : http://popovina.blogspot.it/2016/02/simbologia-del-gatto.html



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mercoledì 6 gennaio 2016

IL GUFO



La maggior parte dei gufi cacciano di notte, anche se alcune specie preferiscono dare la caccia al tramonto e all’alba. Grazie al colore opaco delle loro piume, i gufi possono mimetizzarsi incredibilmente bene e aspettare in silenzio la preda, mimetizzandosi nelle forme e ombre di alberi e case. Proprio per queste lunghe attese delle prede, i gufi  sono associati alla pazienza, uno dei valori fondamentali della saggezza. I tatuaggi dei gufi sono spesso un segno per chi li “indossa”, che è disposto ad aspettare per quello che vuole.

I tatuaggi dei gufi sono spesso scelti come simbolo di misticismo e magia. Ci sono storie da tutto il mondo che ritraggono il gufo come un messaggero tra il mondo dei vivi e il regno dei morti. In molti libri di fiabe e di magia, i gufi sono descritti come compagni di streghe e maghi.

La maggior parte delle percezioni che abbiamo del Gufo sono alquanto confuse e non è affatto insolito trovare nei suoi confronti opinioni diametralmente opposte. L’alone enigmatico che lo circonda risale a un tempo remoto, ed è dovuto in parte al fatto che si tratta un uccello notturno: la notte è sempre sembrata misteriosa agli esseri umani.
Un gufo è un simbolo del femminile, della luna e della notte. E’ stato perfino definito ‘gatto con le ali’, adorato come idolo e odiato come reincarnazione del diavolo. Si è ritenuto fosse dotato di grandi poteri terapeutici,sia in Nord America che in altri continenti. Per la sua associazione con la luna, è legato alla fertilità e alla seduzione, perché la luna eccita uomini e gufi. E’ l’uccello della magia e delle tenebre, della profezia e della sapienza. “La medicina del gufo è simbolicamente associata con la chiaroveggenza, con la proiezione astrale e con la magia, sia bianca che nera”. Sono molte le superstizioni e le credenze che lo riguardano. Si è ritenuto che i gufi siano la reincarnazione dei morti.



Il gufo è uno di quegli animali che hanno cominciato a fare capolino soltanto recentemente nella cultura dei tatuaggi. Un volatile particolare, che riveste in moltissime culture significati interessanti e ricchi di fascino, anche se non amato molto, fino a tempi molto recenti, dai tatuati.

Questo animale fa parte dell’immaginario delle culture più antiche del mondo. I sumeri ritraevano alcune loro divinità con una coppia di gufi, che rappresentavano la morte. Gli egizi lo utilizzavano come simbolo dell‘aldilà, mentre la civetta rappresentava proprio l’anima che lasciava il corpo dopo il trapasso.

Per i persiani invece, il gufo era il vero e proprio angelo della morte, quello che arrivava tra gli umani a distribuire sentenze e a portare le anime nell’altro mondo.

Storie particolarmente intriganti e spaventose, soprattutto se associamo queste note culturali con la vera essenza di questo animale: vive di notte, emette suoni piuttosto sinistri, difficilmente si avvicina ai consessi umani, anche se è possibile percepirne la presenza anche a centinaia di metri di distanza.

Anche nell’Africa nera il gufo veniva associato alla morte: era omicida preferito dai maghi e dagli stregoni, e il suo potere era fondamentale per i più potenti maestri di magia nera.

Questo rapace è anche un potentissimo simbolo alchemico: rappresenta la possibilità di vedere di notte, nelle tenebre e quindi nel futuro che non si è ancora palesato.

Per questo motivo è facile vederne statue e rappresentazioni in praticamente tutti i circoli di alchimia dell’Europa medievale, ed è per questo motivo che erano in molti ad ordinare statue che rappresentassero l’animale, soprattutto per posizionarle nei laboratori dove si cercava di trasformare metalli comuni in oro.

Anche nella cultura europea il gufo è simbolo di saggezza: animale che non conosce il giorno, vive nella notte come se questa fosse illuminata dal sole. Riesce a sopravvivere in ambienti particolarmente ostili grazie alle sue conoscenze e non grazie, come nel caso degli altri rapaci, alla prevaricazione fisica nei confronti degli altri appartenenti al regno animale.

Nei tatuaggi moderni il gufo è in genere rappresentato a simboleggiare la volontà e la capacità di poter vedere mentre gli altri non possono. Serve da amuleto, da talismano per farsi accompagnare nelle tenebre, vere o figurate, e per avere una guida impressa sulla pelle, che ci aiuti a superare i momenti difficili.

Il gufo è associato all’oscurità e alla notte. In molti tatuaggi il gufo è accompagnato da una luna o da stelle, ognuna delle quali aggiunge il proprio significato al tatuaggio. Il gufo è a volte indicato come il re della notte perché si aggira nei cieli notturni, portando una morte silenziosa dall’alto, senza preavviso. I gufi possono vedere nella notte, una caratteristica che le popolazioni tribali un tempo credevano fosse una capacità magica. Nei tatuaggi, un gufo che guarda nel buio è simbolo di coraggio, la capacità di esaminare gli aspetti più oscuri della vita e di non avere paura.
Nei tatuaggi europei il gufo è spesso raffigurato con libri, occhiali da lettura o con citazioni famose per enfatizzare i simboli della sapienza e della conoscenza.

I Gufi possono girare la testa per vedere dietro di loro, permettendogli  di vedere pericoli provenienti da tutte le angolazioni. Insieme ai loro grandi occhi, questa capacità di vedere dietro di loro simboleggia la consapevolezza e la vista. Il gufo è descritto in alcune favole come il veggente di anime – niente può essere nascosto da questo uccello vigile.

Il gufo nel tatuaggio ha spesso un significato spirituale. Tatuarsi questo animale può essere un modo per onorare una persona cara defunta, come i gufi dei miti antichi, sono accompagnatori di anime. Un tatuaggio gufo può avere anche il significato spirituale della conoscenza segreta, saggezza misteriosa imparata nel buio della notte e nella terra dei morti.





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giovedì 24 dicembre 2015

LA BARBA



La cute dei giovani che si apprestano per la prima volta a radersi - spiega Corinna Rigoni, dermatologa all' Università degli Studi di Milano - è spesso caratterizzata da foruncoli o produzione eccessiva di grasso. Si tratta, in genere, di disturbi lievi che si manifestano intorno ai 14 anni e tendono a scomparire o a ridursi durante la crescita. «Di tutt’ altro genere - prosegue la dottoressa Rigoni - sono gli inconvenienti causati proprio dalle prime rasature: tagli, arrossamenti, irritazioni, allergie da contatto, eritemi, desquamazione. In genere dovuti all’ inesperienza nella scelta e nell’ impiego degli "strumenti da lavoro""». «Se sono presenti acne, foruncoli, ipersebborrea si consiglia di utilizzare anche come dopo barba sostanze dermo-purificanti, come, per esempio, quelle che contengono l' olio dell' albero del tè, per ridurre sia l' eccessiva produzione di sebo sia il rischio di infezioni batteriche» dice l' esperta. «In caso le infezioni ci siano già: usare rasoi usa e getta». Ci sono, poi, regole valide per tutti. Quando la barba cresce lentamente, in modo non omogeneo e basta una rasatura settimanale, è preferibile usare il rasoio manuale, da passare nel senso del pelo, poi in senso contrario solo dove occorre. Utile applicare una lozione prebarba, in crema o fluida, conforme alla tipologia della cute (anti-arrossamento, lenitiva e così via). Successivamente, applicare un prodotto da barba di buona qualità (le formulazioni in gel sono tra le più delicate), in grado di produrre una schiuma densa e di facile assorbimento. Ottimi anche i lubrificanti (in sapone o crema), a base di oli vegetali e glicerina. Per le pelli più sensibili: schiume a base di aloe. Il dopobarba sarà a base di sostanze calmanti (camomilla) per pelli che si arrossano, a base di allantoina per proteggere dalle irritazioni, specifico per chi soffre di acne.

Per i nostri padri la barba era il simbolo della ribellione, della trasandatezza ostentata per dispetto. Oggi è diventata un’arma di seduzione, un vezzo che si concede anche l’uomo meno attento alle mode e che fa gioire i pigri del rasoio. Vero e proprio must, il viso irsuto è in grado di cambiare completamente l’aspetto di un uomo, rendendolo più attraente e sensuale. Tutto sta nell’individuare i tipi di barba che meglio si adattano al proprio volto.

La Mutton chops o Friendly mutton chops è la barba che cresce in corrispondenza delle basette, delle guance e dei baffi, ad eccezione del mento. Un effetto-Wolverine, per intenderci, che dona equilibrio a chi ha la fronte e il mento allungati.

Chin Curtain è ottimo per un viso rettangolare, questo taglio è quello che ci vuole per ammorbidire le spigolosità e mettere in risalto lo sguardo. Da provare anche le varianti Short Boxed beard, Ducktail e French Fork, più folte e con pizzetto incluso.

Chin Puff, insieme alle varianti Van Dyke, Balbao, Sparrow, Pizzetto, Zappa e Mosca, aggiunge un po’ di durezza ad un viso rotondo. Se avete un viso da ragazzino o paffuto anche a 30 anni suonati e volete darvi un tono, è quello che fa per voi. Vi basterà modellare la peluria su mento e baffi, scegliendo la lunghezza che preferite.

Petit Goatee insieme ai modelli Anchor e Hollywoodian è quello che ci vuole per ammorbidire i visi quadrati. Fate crescere la barba sul mento, con o senza baffi e basette, e mantenete la lunghezza per acquistare profondità.

Fu Manchu dona a chi ha gli zigomi pronunciati ed il mento piccolo. Basterà modellare la lunghezza di mosca e baffi che vanno ad incorniciare la bocca e lasciare il mento sbarbato per ottenere maggiore simmetria.

Pizzetto è la scelta ideale per chi ha il viso triangolare e a diamante. Fatevi crescere la barba sul mento e regolatene con cura la lunghezza. Valide alternative sono anche gli stili Anchor e Van Dyke.

Gli uomini dal viso ovale sono i più fortunati perché qualsiasi tipo di barba sceglieranno gli starà a pennello, avranno solo l’imbarazzo della scelta..



Ma se (ancora) non avete ben chiaro che forma abbia il vostro viso e volete andare a colpo sicuro, optate per la barba incolta. Sta bene praticamente a tutti e dona quell’aspetto un po’ selvaggio che piace tanto alle donne. Occhio però alla lunghezza, che va mantenuta sui 2-3 millimetri al massimo per evitare l’effetto-clochard.

Che la virilità corra sul filo del pelo che ammanta viso e corpo di uomini maturi è elemento di difficile sorpasso per i sensi femminili, che potranno anche lasciarsi influenzare dalle mode che vogliono il maschio liscio come una pesca, ma che, alla fine, tornano sempre all’ancestrale attrazione della selvaggia orsaggine.

L’uomo con la barba piace. Punto. C’è poco da fare.
Ma il fascinoso dettaglio, oltre ad essere un apprezzato orpello che attira le estimatrici e apportare benefici salutari al soggetto che se ne fregia, può essere anche utilizzato come indicatore caratteriale della sua personalità, stando a quanto sostenuto dall’esperto in psicologia Dr. Allan Peterkin che ha stilato una sorta di ‘prontuario psicologico del barbuto’ a seconda del taglio di barba che usa portare.

1- La barba folta è tipica dell’uomo maturo: "Penso che molti la associno a una barba da accademico. Hanno anche delle connotazioni religiose (basti pensare a Mosé e Gesù). È un po' ‘old-fashioned’, ma sono in molti i giovani che la portano oggi".

2- Il pizzetto a punta è per un uomo bloccato nel passato: "Andava di moda negli anni '90, quando era un gesto dimostrativo. Alcuni uomini ancora lo portano, ma qualcuno che ho intervistato mi ha detto: 'se tuo padre o il tuo dentista la portano, forse è ora di cambiarla".

3- Barba corta per un uomo alla moda: "Se dai un'occhiata ai magazine per uomo quasi tutte le pubblicità hanno un uomo con la barba tenuta corta. Ogni tanto la si vede completa di baffi. La gente pensa sia semplice, che basti uscire così come si è dal letto e invece richiede cura".

4- ‘Alla Elvis’: si tratta di un uomo autoironico. "Tutti pensano ad Elvis, io invece ho in mente gli hipster di Brooklyn e i campus delle università dove gli uomini sperimentano molto con il proprio look. È un look giocoso".

5- Barba ‘sottogola’ è di un uomo che richiede attenzione che vuole che gli vengano fatte domande a proposito della sua barba. Per chi vuole sentirsi speciale e avere un look che non trova in ufficio o per strada".

6- Baffi sono tipici dell’uomo un po' presuntuoso. "Storicamente, è sempre stato il più chiacchierato dei tipi di barba. Negli anni '70, ha preso una connotazione sessuale, c'era il baffo da scambista, da attore porno e quello gay/bisex. Recentemente ha perso un po' questa connotazione. Credo che i giovani che portano i baffi siano abbastanza sicuri da sé da non interessarsi al giudizio altrui".

7- A forma di ferro di cavallo. Un uomo che si sente ribelle: “È sempre stato il baffo dei motociclisti e poi dei pugili".

8- ‘A manubrio’ è per un uomo piacevole e affascinante. "Viene in mente un barbiere, un gentiluomo di altri tempi... un uomo un po' vecchio stampo che beve tè sul portico".

9- Il pizzetto è per un uomo un po' anticonvenzionale. "Durante le guerre mondiali in America andava di moda il look pulito. Poi, ogni decina d'anni si aggiungeva un po' di barba. Negli anni '50 è diventato il pizzetto e negli ani '60 è stato adottato dagli hippies".

10- Il "Mutton chop" è del gentiluomo dal cuore grande. "Quello che viene in mente è un gentiluomo vittoriano con un monocolo o un generale d'altri tempi. È molto vittoriano come stile".



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martedì 8 giugno 2010

Disegno di seduzione






Inizialmente si pensava che dipingersi il volto fosse un'arma per terrorizzare il nemico. Oggi l'antropologia propende per una tesi tutt'altro che "belligerante". Secondo Geoffrey Miller, uno psicologo evolutivo dello University College di Londra, "in molte società tribali tuttora le persone cominciano a dipingersi i corpi una volta raggiunta l'adolescenza". La pratica si abbandona quando si superano i bollori dello sviluppo e l'adulto mette su famiglia. Chi è dunque il miglior seduttore? Quello che mostra i disegni più belli e non solo. L'ocra infatti è di difficile reperimento: chi la sfoggia dimostra destrezza e abilità, doti apprezzate in un potenziale compagno. Nella foto, ragazze con un trucco prematrimoniale in Costa d'Avorio.




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